Let’s Movie XIX

Let’s Movie XIX

Cari i miei Moviers,

Ringraziamo un’ennesima volta Mat per aver accompagnato il Board alla proiezione di A SERIOUS MAN. Fellow Mat, se Let’s Movie indisse un Let’s Movie Best-of-Ever Award (BOE), tu saresti un papabile… Tuttavia il Board non ama questo genere di competion interne, considerandole possibili foriere di malcontento fra i Moviers. Inoltre, se indisse un Let’s Movie BOE, per coerenza, dovrebbe anche indire un Let’s Movie WOE ? Worst-of-Ever… E viste le numerose assenze della maggior parte dei Fellows, il Board avrebbe davvero l’imbarazzo della scelta nell’annunciare il vincitore di questa seconda, abbietta, categoria… Chi ha orecchie per intendere, intenda, naughty Fellows…

Quanto al film dei Coen, si è rivelato una rivelazione. Ammettiamo che non sia un film semplice o immediato. Ma non siamo nemmeno difronte a un caso di iper-cinefilismo estremo… Rubo a Mat l’espressione che ha sapientemente utilizzato per definire il finale, e be’, metonimicamente, tutto il film: un coitus interruptus (!). Ma un coitus interruptus che non deriva da uno sviluppo teleologico, progressivo, della storia, bensì dall’insensatezza della vita, che è proprio così, imprevedibile e illogica, e che spesso, proprio per questo, ti lascia con un sussulto smorzato in gola…Coitus interruptus, appunto.
La particolarità di questo film, my Fellows, è il fatto che finisce iniziando, o finendo inizia, as you like it… Come dicevamo, non c’è lo scioglimento dell’intrico che contraddistingue il percorso canonico degli eroi classici delle narrazioni mitologiche, cinematografiche o letterarie. In A SERIOUS MAN il finale si riavvolge su se stesso ? la linea si riaggroviglia…. All’orizzonte del protagonista spunta un brutto male, spunta un tornado ? si torna al punto di partenza, anzi, peggio del punto di partenza!
Che la complicazione non preveda una risoluzione ? che la linea ridinventi spirale ? è dura da digerire, per noi umani cercatori-di-perché… E lo spettatore è costretto a prendere atto di questa assoluta, dolorosa, fatale mancanza di senso della vita e delle magagne che la scandiscono (Camus docet).
In realtà gli spunti sarebbero innumerevoli ? l’incomunicabilità tra gli individui (ma i dialoghi fra lui e la moglie? Fra lui e il figlio?!), la maledizione che sembra perseguitare il protagonista dopo una vita passata in una mediocrità ancor più straziante delle rogne che gli capitano…
Consiglio ai miei Moviers: accompagnare SEMPRE il Board alle proiezioni per evitarvi le analisi iper-verbose ipo-funzionali di cui sopra…

Ma veniamo alla programmazione di questa settimana.
Siamo particolarmente lieti di proporre:

LA NOSTRA VITA
di Daniele Lucchetti
Italia, 2010, 95’
Astra
Mercoledì
Ore 21:30

..e di riproporre:

L’UOMO CHE VERRA’
di Giorgio Diritti
Italia, 2009, 117’
Supercinema Vittoria
Giovedì
Ore 21:00

Il Board presenzierà senz’altro al film di Lucchetti, che ci ha rappresentato al Festival di Cannes 2010, e cercherà di esserci anche al film di Diritti.
Moviers, vi aspetto, dai… Non mi costringete a istituire il WOE Award…
Riassunti in calce e ringraziamenti di cuore.

Saluti cinematografici,

Let’s Movie
The Board

LA NOSTRA VITA: Claudio è un operaio edile di trentanni che lavora in uno dei tanti cantieri della periferia romana. E sposato, ha due figli, ed è in attesa del terzo. Il rapporto con sua moglie Elena è fatto di grande complicità, vitalità, sensualità. All’improvviso, però, questa esistenza felice viene sconvolta: Elena muore e Claudio non è preparato a vivere da solo. Rimuove il dolore e sposta il suo lutto nella direzione sbagliata: pensa solo a sfidare il destino, e a dare ai figli e a se stesso quello che non hanno avuto finora: il benessere, i soldi, i capricci, le vacanze, in una parola le cose. Per risarcire la sua famiglia, si caccia in un affare più grosso di lui e quando capisce che da solo non può farcela, si vede costretto a rivolgersi agli unici di cui si fida: la sorella troppo materna, il fratello timido e imbranato, il pusher vicino di casa.

L’UOMO CHE VERRA’: Inverno, 1943. Martina, unica figlia di una povera famiglia di contadini, ha 8 anni e vive alle pendici di Monte Sole. Anni prima ha perso un fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare. La mamma rimane nuovamente incinta e Martina vive nell’attesa del bambino che nascerà, mentre la guerra man mano si avvicina e la vita diventa sempre più difficile, stretti fra le brigate partigiane del comandante Lupo e l’avanzare dei nazisti. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1944 il bambino viene finalmente alla luce. Quasi contemporaneamente le SS scatenano nella zona un rastrellamento senza precedenti, che passerà alla storia come la strage di Marzabotto.

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