Let’s Movie LXVII

Let’s Movie LXVII

ERRI DE LUCA in “LA DIFFICILE ARTE DELLA FUGA”
Giovedì 28/Thursday 28
21:00/9:00 pm
Cinema Teatro Nuovo Roma Corso III Novembre n. 35
Ingresso libero
Chi tardi arriva male alloggia

My Easter(N) ma-naturalmente-anche-WesterN Moviers,

Let’s Movie Breaking News: Apriamo l’appuntamento pasquale con un aggiornamento  giuntoci dalla sede distaccata di Bari. La Fellow Sky-Blue (al secolo Azzurra) riporta che la succursale Let’s Movie da lei supervisionata non solo ha approvato la scelta di “Habemus Papam” (Let’s Movie LXVI), ma ha addirittura visionato il film sabato, prevenendo il Board!

Ora, potete immaginarvi la soddisfazione nel vedere tanto commitment giù nel barese, e tanta prontezza nell’updating (ts, ma chi è l’ANSA?!!). Ringrazio la Fellow Sky-Blue per avermi avvertito e la incoraggio a proseguire con i “Let’s Movie to Bari” nonché a tornare a trovarci presso i nostri Headquarters di Trento (macché Santa Monica L.A., macché Google…).

Mi domando come se la stia cavando la sede distaccata di Venezia… Fellow Leda, come si comportano le sale lagunari? Il  Giorgione D’essai è Let’s Movie-friendly oppure fa l’ostile? E le sedi distaccate di Treviso, Lodi, Siena/Roma? Halloooo?!!

Apriremo l’appuntamento domenicale con delle Let’s Movie Breaking News ogni volta che ci perverranno aggiornamenti dall’Italia (sul resto del mondo ci stiamo lavorando). Perché Let’s Movie è sempre sul pezzo, Fellows!

Per amor di cronaca, anche il Fellow D ha visto il film in anteprima, e gliene diamo merito. Ricordiamo tuttavia che lui non gestisce alcuna sede distaccata, e quindi non guadagna punti preziosi per il BOE, il Best Of Ever Award.  C’est la vie…. 🙂

“Habemus Papam” mercoledì ha visto il battesimo ufficiale del Fellow Fra(nz), che ringrazio tanto tanto ―ringrazio indirettamente anche la Fellow Sara sua compagna per essere stata a casa coi bimbi (Let’s Movie sostiene la politica famigliare del “Sit-a-Baby-to-See-a-Movie”  alternato, quindi la prossima volta tocca a Sara). Per inciso, il Movier Fra(nz) è stato più fortunato del Fellow Iak-the-Mate ― battezzato a suon di “Animal Kingdom” e “La bellezza del somaro” ― e conferma di aver  trascorso una gran bell’ora e mezza in una sala Astra sold-out (Mate, io fossi in te tornerei per un terzo battesimo riparatore…Del resto, Never-Stop-Baptizing…).

“Habemus Papam”:  un’ora e mezza di inaspettata comicità. Quando hai a che fare con Moretti, non sai bene cosa aspettarti. Lo spauracchio dell’opera impegnata, dei silenzi, dell’intellettual-sciccheria coi suoi temi intellettual-sciccosi, della soda-caustica da riversarsi sull’attualità politica… E fate conto che io non sono una conoscitrice/cultrice della cinematografia morettina: mi arrangio con i film che ho visto.
Temevo “Habemus Papam” per il cancan che ha sollevato ―i cancan fanno sempre male… vogliamo ricordare per l’ennesima volta gli spilunghi cianotici di “Avatar”? Ricordiamo, ricordiamo…
Temevo i 4 anni di gestazione dell’opera (le lunghe gestazioni possono partorire prodigi ― vedi “Eyes Wide Shut” ― ma anche mostruosità ― vedi “Waterworld”). Temevo anche la querelle che sarebbe scoppiata con la Chiesa ― e il conseguente codazzo di special televisivi di matrice brunovespiana che avrebbe portato con sé… Insomma non mi piaceva l’idea d’imbattermi in “Il caso ‘Habemus Papam’”. Ora, dopo aver visto il film, alzo le mani in segno di resa e  acconsento a “Il caso ‘Habemus Papam’”.
Vi spiego perché.
Dunque, prendete un paese qualsiasi ― l’Italia. Prendete un potere costituito che da sempre esercita un’influenza pressante sul paese qualsiasi ― la Chiesa. Prendete un regista italiano che vuole fare un film sul Papa (incarnazione massima del potere costituito), cogliendone il lato umano, anzi, cogliendone il lato fragile e fallace ― Moretti. E prendete un Papa che non è mica un Papa Buono qualsiasi. Prendete un Papa dallo psicanalista. Un Papa in depression. Insomma, un Papa da Prozak. Prendete tutto questo e aggiungete l’ingrediente fondamentale: la critica non-critica che il film riesce a fare della Chiesa. E della psicoanalisi. E dell’uomo. Lo chef Moretti ci prepara tutto questo, e ce lo serve su un piatto d’argento.
Potete ben capire quindi perché acconsento all’espressione (brunovespiana, me ne rammarico) di “Il caso ‘Habemus Papam’”.

Ci sarebbero tutta una serie di scene che vorrei riportarvi perché sono davvero, DAVVERO, indimenticabili. Vi dico solo che il film si apre sulla sala vaticana in cui i cardinali sono impegnati nel conclave. A un certo punto, black-out, va via la luce. Tonfo di quelli busterkeatoniani . Il Cardinale Brummer ― quello che nessun bookmaker inglese avrebbe dato come “vincitore”… ― ci capitombola per terra!  Ora, l’idea di aprire un film che parla di psicoanalisi in questo modo, con una scena da slapstick al sapore freudiano (e sveviano), la dice lunga sul volpone Moretti… E anche l’idea di scegliere la crisi esistenziale di un papa, colui che primo fra tutti dovrebbe rinsaldare le certezze in un mondo d’incertezze…

Ma dicevo della critica non-critica. Un esempio. Sempre all’inizio tre cardinali manifestano l’intenzione di andare a fare colazione a Borgo Pio, perché, e li cito, “A Borgo Pio fanno delle bombe alla crema che sono una meraviglia”…Capirete che  l’uscita dei tre cardinali (“uscita” come battuta e come trasferta) è tanto comica quanto fuori luogo ― la gola è pur sempre uno dei sette peccati capitali… Vedete quant’è sottile la critica? Talmente sottile che pare quasi non esserlo, però lo è…

Ma Fellows, la trovata surreale di organizzare i campionati di pallavolo fra Cardinali??! Con Moretti che propone: “Facciamo andata e ritorno” e un Cardinale: “ No, andata e ritorno no. Moriamo”!
Vi prego, vi prego, andate a vederlo anche solo per delle battute che rimarranno nella storia del cinema ― intaseremo di Movie lines il Parking-lot di Let’s Movie, questo è certo.
E tutto quest’humour astuto, smart, e indiscutibilmente noir, va a braccetto con istanti filosofici in cui Moretti cita Nietzsche ― “La terribile bellezza del darwinismo: nessun senso nella vita”. Oppure attimi di sospensione tra tragedia e commedia (noir, anche lei), come la scena del saluto mancato del neo-eletto papa ai fedeli, con il suo urlo di disperazione/impotenza/sgomento  che spacca il silenzio assenso del credente assumendo la forma disarticolata e dirompente del grido…

Sì, sì, ora la pianto, ora la pianto… Solo per dirvi che ne vale davvero la pena (persino per i personaggi minori ― il giornalista di Rai 2 è da scompisciarsi)… E che questa volta, Cannes DEVE smetterla di snobbarci!

Questa settimana non è una settimana qualunque, Fellows. Questa settimana si apre la 59esima Edizione del Trento Film Festival (www.trentofestival.it)! Standing ovation alla nostra Signora del TFF, l’Anarco-zumi, che tanto si è spesa per l’organizzazione dell’evento e che non vediamo l’ora di riaccogliere nel mondo trentino dopo la due-settimane di delirio festivaliero che la fagociterà. Zu, siamo cine-tutti con te! E voi Fellows, mi raccomando, studiatevi bene il programma http://www.trentofestival.it/it/film_festival/Programma-Calendario.htm e partecipate!

L’anno scorso Let’s Movie aveva proposto un evento letterario la prima settimana del Festival ―la maratona di lettura ― e un evento cinematografico la seconda ― il film “Tandoori Love”, introdotto, ci teniamo a ricordarlo, dal WG Mat. Ormai il connubio [email protected]” è diventato  tradizione, quindi partiamo con un incontro letterario che sta molto a cuore al Board

ERRI DE LUCA in “LA DIFFICILE ARTE DELLA FUGA”
Giovedì 28/Thursday 28

Per chi non lo conoscesse (ma chi non lo conosce?!), Erri de Luca è uno degli scrittori (e traduttori!) più in gamba  che abbiamo in Italia. Ha scritto molto, e molto bene ― e lì sta tutto.
Vi chiedo di leggere con attenzione la biografia in calce, e soprattutto  la descrizione dell’evento. I Moviers patiti di climbing ― e ne abbiamo numerosi, vero Ispirati?? ― NON POSSONO mancare! Ma nemmeno quelli patiti di letteratura, di parole, di storie ― e anche di questa categoria ne abbiamo tanti in Let’s Movie, fortunatamente.

Allora vi aspetto tutti, TUTTI TUTTI, giovedì sera (Fellow Gerri, niente calcetto il giovedì, vero?!?). Un consiglio suggerito dall’Anarco-zumi: cercate di arrivare al cinema un po’ prima, per evitare di rimanere senza posto. Sapete com’è, Erri de Luca è Erri de Luca…
Quindi per giovedì sostituiamo la pratica letsmovieana che vede l’ultimo Movier arrivato come il più figo del gruppo ― “The last, the coolest” ― con la pratica letsmovieana che lo vede come il più pirla ― “The last, the foolest” 🙂

Ah un’ultima cosa, Easter(N)&WesterN Moviers. Dato che gli Umpa Lumpa avevano terminato le uova di cioccolato virtuali, vi auguro buona Pasqua solo con la sorpresa… http://www.youtube.com/watch?v=d-diB65scQU

Strano quest’inno alla take-it-easiness proprio dal Board, eh?!? Be’, in fondo anche il granito cambia colore…

Ok, la calce l’ho già data sopra, my Fellows. Ora, dopo avervi ringraziato, mancano solo i saluti, che stasera sono sorprendentemente cinematografici…

Let’s Movie
The Board

LA DIFFICILE ARTE DELLA FUGA: “Praticante di alpinismo” di Erri de Luca.
Sono un praticante di alpinismo, scalo pareti di montagne, strapiombi sul mare, scogli, grottoni, monoliti. Non salgo per bisogno di avvicinarmi a qualche presenza, per un’intimità col cielo. Non sono credente, il cielo per me non ha gradini per essere avvicinato. Da ogni quota raggiunta l’ho visto lontanissimo e vuoto. Vado in montagna invece per allontanarmi dal suolo, dal resto di noi,vado nei paraggi dove la nostra specie scarseggia. Salgo per procurarmi un poco di deserto,salgo per guadagnarmi il vuoto sotto i piedi. Il vuoto mi accompagna, si fa largo nel corpo, mi pulisce il fiato, gli occhi, il sangue. In una pagina per mia madre le scrissi che uscendo dal suo grembo non l’avevo lasciato vuoto, perché il vuoto l’avevo portato con me. Lo ritrovo in montagna, residuo di un distacco materno. Scalo cercando di non fare rumore, di non lasciare tracce. Non adopero la polverina bianca della magnesite per migliorare l’aderenza, non firmo il libro di vetta. Sgombero il campo alla svelta, mi tolgo volentieri dal poligono di tiro dei fulmini, dai calcinculo del vento. La cima non è per me un traguardo,solo il punto oltre il quale non posso proseguire in alto. La cima è l’arrivo in fondo al vicolo cieco del cielo, da dove tornare indietro? In montagna so con più certezza di essere un ospite del mondo, uno di passaggio, non garantito da nessun invito. Lassù dove ogni animale è il prodotto rifinito di un adattamento alle avversità, la nostra specie si aggira goffa, lenta, intrusa. Non riconosco altro movente all’alpinismo al di fuori della ricerca della bellezza. Siamo esseri affascinati dalla meraviglia. La più progredita scienza dell’antichità fu perciò l’astronomia, il desiderio di spiegarsi la notte con le sue carovane di stelle. Chi ha dormito una notte in montagna, bivaccando in parete, su una cima, sa che quel punto conteneva il perfetto centro di un compasso, il cui secondo braccio arrivava all’infinito. Chi ha pratica di alpinismo ha perduto amici che scalavano. Ognuno di noi è un resto di altri appassionati, spesso di molto più capaci, che hanno consumato all’improvviso la dote di fortuna necessaria. Ognuno di noi sa,iniziando il suo giorno in parete, che nessuna esperienza accumulata, nessun equipaggiamento, garantisce l’incolumità. La bellezza lassù ha un costo messo in conto. La borraccia di ognuno deve contenere un pizzico di sale di fortuna, benedetto, che si ringrazia a sera a mani stanche.

Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950 in una famiglia della media-borghesia. Ha diciotto anni nel 1968 e frequenta il liceo francese di Roma. E’ a partire da quest’epoca che abbraccia l’azione politica, respingendo la carriera diplomatica alla quale era avviato. Negli anni ’70, è dirigente attivo nel movimento d’estrema sinistra Lotta Continua diretto da Adriano Sofri. Sarà in seguito operaio qualificato alla FIAT, magazziniere all’aeroporto di Catania, camionista, poi muratore, e come tale lavorerà in diversi cantieri francesi, africani o italiani. Benché non avesse smesso di scrivere dall’età di vent’anni, il suo primo libro, Non ora, non qui, è pubblicato in Italia soltanto nel 1989. Ha imparato numerose lingue da autodidatta, tra cui lo yiddish e l’ebraico per tradurre la Bibbia, alla quale dedica ogni giorno un’ora di lettura, anche se si dichiara non credente. Collabora a diversi giornali (La Repubblica, Il Manifesto…) e oltre i suoi articoli d’opinione, scrive anche sulla montagna. E’ ugualmente un alpinista ed un arrampicatore emerito. Ha pubblicato numerosi saggi e romanzi di successo tra cui vale la pena di ricordare: Tre cavalli (1999), Montedidio (2001), Il contrario di uno (2003), In nome della madre (2006), Sulla traccia di Nives (2006), Il giorno prima della felicità (2009), Il peso della farfalla (2009), E disse (2011).

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2 Comments

  1. Grande FRu, stasera ti sei superata! Rientro ora da Habemus Papam, condivido tutto! E ti cito su Don’t worry be happy! Smack vi aspetto al Festival! 

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  2. Dear Board,
    per tua informazione io adoro WATERWORLD (ho un blue-ray edizione limitata…), se tu non ne puoi capire la sottile poetica e non sogni adorante il trimarano usato nel film, non e’ colpa di kevin, evidentemente hai dei limiti!

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