Posts made in maggio, 2011

Let’s Movie LXXII

Let’s Movie LXXII

GRANDI SPERANZE
di Massimo d’Anolfi e Martina Parenti
Italia, 2009, 77’
e LOGORAMA
di François Alaux
Francia 2009, 16′
Venerdì 3/ Friday 3

21:00/ 9:00 pm
Palazzo Calepini – Sala Fondazione Caritro
Via Calepina 1
Ingresso libero – Free entry

Ma-mi-faccia-il-piacere-Malick-mi-faccia Moviers,

Lasciatemi accogliere in fretta e furia Lorenzo, il Fellow Pischellow (no Müller Mat, non potrei essergli madre nemmeno in Cambogia!), imberbe dotto/edotto che si occuperà della sede distaccata di Let’s Movie in Liguria quando farà ritorno a Lerici-caput-mundi ― sì, Pischellow, ti occuperai della sede distaccata di Let’s Movie in Liguria, gioisci pure…

Ora parto in quarta con “The Tree of Life“… Ci sono voluti cinque giorni per smaltire l’indigestione lasciata a noi poveri Moviers dai palati delicati… Ringrazio lo stomaco doppiostrato della Fellow Shrilanka-Forever Flavia, del Fellow Prof. Fabio EffeBikappa e della sua guest foreigner il cui nome (chiedo perdono) mi sfugge, e del Fellow Name-of-the-Year Florian per essersi presentati, e sciroppati, “The Tree of Life”.

Ringrazio anche l’Anarcozumi, che è andata a vedere il film in anteprima, e ha cercato di mettermi in guardia ― metto in guardia a mia volta il Fellow Companero Gab (epitome della marchigianità) e tutti quelli che lo vedranno a breve. Zu, non posso che concordare con te: dopo 3 ore uno pensa che QUELLA sia la scena finale ― la agogna, QUELLA maledetta scena finale ― invece no! Danghete n’antra scena campale, e poi aridanghete n’antra, e poi ‘nantra ancora…. E quella scena finale (quella agognata, la maledetta) non arriva mai… MAI! Mamma Mister Malick, che supplizio…

Avete mai visto il docu-film “Supersize me”, in cui il protagonista-regista trangugia Big Mac per un mese? “The Tree of Life” è così ― un mese di Big Mac. E provoca un senso di fatica, di torpore… E un fiorire di elucubrazioni mentali sull’ergonomia delle poltrone dell’Astra (“ma farle un po’ più larghe, no?”, “ma pensare a dei braccioli regolabili, no?”). Quando si arriva a elucubrare sull’ergonomia delle poltrone di una sala cinematografica, allora vuol dire che forse il film non è proprio prioprio i “Goonies” (=riconosciuto all’unanimità dai Moviers come il film paradigma, il capolavoro dei capolavori).

Non ho capito bene l’obbiettivo di Malick ― Mister Malick voglia perdonare i di noi limiti. Cioè lui prende una storia abbastanza trita ma pur sempre dignitosa (il dramma nobilita, si sa) ― famiglia della piccola borghesia americana con marito/padre-padrone, moglie sensibile-un-po’-svampa, 50% sottomessa, 50% in adorazione per i figli, tre figlioletti splendidi che odiano il padre-orco, morte accidentale di un figlioletto splendido, dolore devastante e conseguenze che questo ripercuote sui sopravvissuti, soprattutto il figlioletto splendido maggiore (interpretato straordinariamente da Hunter McCracken, diciamolo). E intorno a questa storia, che Malick avrebbe potuto raccontare in ennemila modi, Malick ci aggiunge tutt’un armamentario cosmogonico sull’origine della vita e dell’universo, sull’evoluzione, su Dio, la religione, il Big Ben, tanto che, per farvi un esempio, a un certo punto vi ritrovate a guardare un paio di dinosauri sitting-on-the-dock-of-the-bay giurassico. E tu pensi “But what the hell… mi son perso qualcosa?”.

Mister Malick dev’essersi fatto prendere un sacco da quest’armamentario da Ocean Geographic: inanella scene su scene campali (sì, quelle di prima), grandiloquenti e documentaristiche di canyon, oceani, foreste, che di sicuro fanno la felicità di Piero e Alberto Angela father&son, ma che obbiettivamente risultano molto spesso gratuite, fini a sé stesse. Io ho trovato profondo (e fastidioso) lo scollamento tra la storia della famiglia e questo contorno pesantissimo a base di filosofeggiamenti che non ha nulla di collegato alla storia: siamo TUTTI esseri umani originanti dal brodo mesozoico, siamo tutti riconducibili a quelle macro-digressioni universali. Al posto di QUELLA storia famigliare avrebbe potutto tranquillamente essercene un’ALTRA, ed è proprio questo a rendere l’armamentario pippamentaleggiante così avulso, così a sé stante. Insomma, la storia non è né strumentale alla riflessione filosofico-religioso-scientifica in cui Mister Malick sguazza come un baby t-rex nel citato brodo mesozoico, né la riflessione filosofico-religioso-scientifica è strumentale alla storia. Si assiste quindi alla compresenza di due film separati che non solo non dialogano fra loro e non dialogano col pubblico ma, quel che più inquieta, non INTENDONO dialogore con nessuno! Qui si cerca deliberatamente la torre d’avorio, il No-pasaràn del senso…

E a questo punto io le chiedo, Mister Malick, se proprio proprio voleva volare così alto e filosofeggiare a tutti i costi, non poteva farsi un bel documentario ad hoc senza scomodare la narratologia? No, no, non s’arrabbi, per carità…. Il cinema è il regno della libertà espressiva, e la potenza visiva di certe sue immagini della natura è burkeianamente/friedrichianamente sublime, questo glielo riconosco. Ma figlio mio, poi non ci rimanga male se ennemila copie del dvd del suo film finiranno a riempire i cestoni negli ipermercati, il bollo “Euro 4,99” molto poco intellettual-sciccosamente stampato sopra il piedino del neonato in copertina…
Mi permetta di ricordarle che “Less is More”…. Che non occorre buttare tutto quello che le viene in mente in un unico film… Che di film se ne possono fare anche più spesso…. Che l’autoreferenzialità è un po’ sterile, e anche i No-pasaràn, e pure l’elogiarsi-crogiolarsi nel proprio talento… Che Kubrick era Kubrick, e “2001 Odissea nello Spazio”, “2001 Odissea nello Spazio”… No, no, adesso non mi pianga, Mister Malick, si faccia un po’ d’aria con quella palma d’oro lì… Il Board in fondo è di gusti semplici, non può apprezzare l’eau-très-chic-de-Malick… Voglia scusarlo…

E dopo le lacrime di un regista, passo a ricordarvi che questa settimana ― giovedì 2 giugno per la precisione ― si apre la sesta edizione del Festival dell’Economia! Non serve certo Let’s Movie a ricordarvelo ­― la città è tutta uno zompettar di scoiattoli neri su prati arancioni…. Ma Let’s Movie tiene in modo particolare a promuovere il lavoro-lavoraccio svolto dalla nostra Fellow Fausta Irrequieta 1 all’interno dell’Ufficio Stampa del Festival. Fausta, sei troppo il nostro orgoglio! Sei troppo la Donna-Ufficio-Stampa del Millennio!

Let’s Movie patrocina il Festival (ma sentitemi!) scegliendo un film in programmazione

GRANDI SPERANZE
di Massimo d’Anolfi e Martina Parenti
e LOGORAMA
di François Alaux

Non ne sono molto del film, che è una piccola produzioncina di valore presentata al festival di Locarno dell’anno scorso. Ma diamo fiducia ai giovani registi e alle piccole produzioncine…
A seguire LOGORAMA di François Alaux, il corto animato (16 minuti) vincitore del Premio Oscar come miglior cortometraggio d’animazione nel 2010.
Come vi pare come piatto unico? Juicy eh? Io ho già l’acquolina in bocca… 🙂

Ah, il ponte del 2 giugno potrebbe proiettarvi lontano, Fellows, lo so. Quindi se ce la fate ad esserci, bene, altrimenti capiremo… (Board versione Zen). 🙂

Ora i due riassunti calcificati e i saluti, a-cosmogonicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

P.S. Ah, per me Malik è e rimarrà sempre lui… http://www.youtube.com/watch?v=u9YNbKvRTbE … Beccatevi ‘sto capolavoro trash straightaway from the 90s… 🙂 🙂

GRANDI SPERANZE: Antonio Ambrosetti è un consulente aziendale che ha fatto fortuna con l’ideazione di un esclusivo corso di formazione: “Leader del futuro” in cui insegna a giovani privilegiati come mantenere l’equilibrio nei difficili giochi di potere economici. Federico Morgantini è un imprenditore rampante. Si è trasferito in Cina, A Shanghai per realizzare il suo sogno: aprire una fabbrica di acqua minerale gassata. Infine Matteo Storchi porta avanti con i suoi fratelli l’azienda di famiglia, leader in Italia nel settore degli ingranaggi per le macchine agricole. E’ convinto che i processi produttivi debbano essere portati avanti in Oriente e cerca di imporre ai suoi nuovi dipendenti cinesi una visione lavorativa tipicamente occidentale. Sono tre imprenditori, tre esempi della futura classe dirigente italiana, tre uomini assetati di successo fotografati nell’istante in cui non hanno ancora la garanzia di aver scommesso “sul cavallo vincente”.

LOGORAMA: Nel mondo odierno i loghi e i brand sono diventati parte integrante dell’universo che ci circonda. La polizia insegue un criminale pericoloso e armato in una Los Angeles completamente ricostruita mediante loghi.

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Let’s Movie LXXI

Let’s Movie LXXI

THE TREE OF LIFE
di Terence Malick
UK 2011, 131’
Martedì 24/Tuesday 24
21:30/9:30 pm
Astra

Fit-oh-sooooo-fit Fellows,

Prima di passare al Let’s Movie bisnèss, lasciatemi spendere duemila parole per aggiornarvi su Mission-to-VENUS (VENice with US) di cui avevamo dato notizia la settimanan scorsa. Ebbene, da Cape Canaveral vi confermeranno che, ieri, sabato 21 maggio 2011, il Fellow Iak-theMate, il Fellow D, il Fellow Pantografo e il Board, altrimenti detti “I Venusiani/The Venusians”, hanno raggiunto Venezia in bicicletta, portando a termine la missione “Trento-Venezia one way” (173 km) sani e salvi! Sul “sani”, il Fellow Pantografo avrebbe qualcosa da ridire, viste le due cadute DUE che l’hanno visto protagonista, ma nonostante tutto ― nonostante la gomma forata, nonostante il caldo, nonostante le piane infinite del padovano, nonostante un mal di sedere mai concepito prima e nonostante uno sciopero dei treni selvaggio che ha costretto i Venusiani ad abbandonare il treno a Bassano e passare al pulman ― nonostante tutto, i Moviers Venusians vostri compagni ce l’hanno fatta!

Se i primi 145 km sono andati via relativamente in scioltezza, a 15 km dal Ponte della Libertà le gambe del Board hanno lasciato i pedali e al loro posto sono intervenute le meningi. Solo così il Board ha superato gli ultimi 15 km. Solo con la testa, mentre il Fellow D dispensava generosamente destrosio, il Fellow Pantografo lottava sulla sua bici ermafrodita e il Fellow Iak-the-Mate sfrecciava come un pazzo verso un treno tiranno.

Confidiamo che la prossima Mission-to-VENUS veda anche la partecipazione del Fellow Pilo (grimpeur d’eccezione), del Fellow Doc (passista senior nonché miglior Bike Outfit durante MUKKE 2010 – Trento-Torbole and back), del Fellow Gerri (che ha ufficialmente tutto il tempo per allenarsi), del Fellow Friz Vogue (istruttore e biker provetto che vi invita a partecipare ai suoi tours, www.tridentumbike.it), della Honorary Member Mic (che ormai mi padroneggia la ciclabile Roncabronx-Trento Sud come pochi), della Felllow Cap (che inforca la sua bici senza temere le gang di Los Gardolos), dell’Anarcozumi e della Fellow Giuly Jules (che si sono girate Cuba in bici, e scusate se è poco), del WG Mat (che adesso s’è fatto la mountain-bike nuova e non ha più scuse), del Fellow Andy the Situation Phelbs (che è un ciclista categoria “Prestige”, quando non impegnato in vasca), del Fellow Companero Gab (che ha imparato a proprie spese che manubrio e gelato non vanno d’accordo), degli Avvofellows (che baikano da anni e anni), e di tutti gli altri Moviers magari poco usi alle due ruote…

Insomma 173 km si fanno! Il sedere fa un male cane, ma si fanno!

Perché vi racconto di VENUS 2011? Be’, sia perché questa è pur sempre una (amabile) dittatura  :-), sia perché i partecipanti sono tutti dei Moviers, sia perché torno a ribadire quanto detto a febbraio, quando s’era corsa la mezza maratona di Verona con il Fellow Iak-the-Mate e Fra(nz). Vi avevo parlato di come Let’s Movie basi la sua ragion d’essere sul movimento e la compartecipazione oltre che sul cinema. VENUS 2011 è stato movimento condiviso insieme a Moviers ― il massimo che il Board possa desiderare. Per me queste esperienze sportive condivise sono come precipitarsi al cinema insieme a un paio di Fellows, oppure trovarli là che mi aspettano. Tutto sta lì, nel fare insieme. E mi piace che Let’s Movie sia foriero di questo modus condividendi (mamma mia, liberi di non parlarmi più dopo questo sbrodolata finto-latineggiante… :-)).

Ma veniamo al cine-bisnèss, Fellas…. Dunque, ringrazio il Fellow D e le Fellows Vaniglia&Cioccolato per essere venuti a “Generazione 1000 Euro” ― ringrazio in modo speciale la Fellow Vaniglia (Roberta all’anagrafe) che ha postato un messaggio sul Baby Blog in tempo zero, mostrando così a TUTTI i lazy-lazy-superlazy Moviers quanto sia facile concretizzare la politica del FTBB ― Feed The Baby Blog….

Avendo speso duemila parole su VENUS 2011, risparmio un po’ sul commento dell’opera di Venier. Come vi avevo già anticipato la settimana scorsa, il film è dignitoso. Racconta una storia abbastanza qualunque (be’, “qualunque” è un parolone…sfido chiunque a trovare una direttrice marketing come Carolina Crescentini che rispettivamente ti fa avere un contratto a tempo indeterminato, ti si vuole fare e portare a Barcellona, e tu, precario COCOCO-COCOPRO con prospettive zero, rifiuti…), e la racconta in maniera leggera, divertente. Ma il quadro che ne esce è disarmante (giovani piEgati/piAgati dal diktat del COCOCO-COCOPRO, sogni rimpiazzati da posizioni markettare insulse, stipendi da fame…); e il fastidiosissimo lieto fine improbabile e fuori luogo ― con quel sorriso-smorfia artificiale del protagonista (che è un tipo meravigliosamente imbronciato/inkazzoso per tutto il film) ― in realtà nega quel quadro disarmante. Ma si sa, il film rientra nel filone “mettete-fiori-nei-vostri-cannoni” ― dove “fiori” sta per speranza, non per altra roba verde, Fellows… Un po’ come “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì, uscito un anno prima del film di Venier ― i due film mi risultano molto gemellieterozigotici: alcuni dettagli sono diversi, ma la carne di fondo è la stessa…

Ci sono comunque delle chicche che meritano, come l’interpretazione di Francesco Mandelli, spalla-molto-più-che-spalla del protagonista, che trasforma ogni cosa in un film (e fa il proiezionista, come Alfredo/Philippe Noiret in “Nuovo Cinema Paradiso”!) e regala battute molto done (“Questa è l’unica epoca nella storia dell’umanità, in cui c’è gente che torna in Molise!”).

Non fosse stato per quel sorriso-rictus alla fine… Ah, mannaggia! Le sirene dell’ottimismo ammaliano tutti…
MANNAGGIA!

Ringrazio il WG Mat per aver ingannato l’attesa con un gelato e per essere venuto  allo Special “Let’s Movie to Nanni” mercoledì scorso all’Astra ― il Fellow Companero Gab elimini le talpe mal informate, please.

Vi dirò. Credo di essere rimasta più impressionata dall’idea di avere Moretti in Corso Buonarroti a Trento più che dal suo intervento in sé. L’ho trovato opaco. Nel senso di poco brillante. Un po’ sottotono ― la mente ancora croisettante, chissà…  Forse ha detto cose che mi aspettavo dicesse, tipo che non ha fatto un film sul Vaticano. Si è immaginato il suo papa, il suo Vaticano, il suo conclave. L’enfasi sul possessivo è cruciale per capire che “Habemus Papam” non è e non vuole essere un film cronachistico o di denuncia. È un’opera d’immaginazione. Nonno Nanni ha parlato di “realismo grottesco” ― io personalmente tengo ben volentieri “grottesco” e rimango perplessa su “realismo” ― ma questo è un chiaro messaggio rivolto a chi vuole trovare a tutti i costi nei film delle intenzioni che sono più nella mente dei critici che dei registi…

Questa settimana vi propongo un film verso il quale provo mixed feelings

THE TREE OF LIFE
di Terence Malick

Il film è stato accolto da applausi e fischi al Festival del Cinema di Cannes 2011, dove è un palmabile (=papabile per la Palma :-)). C’è chi lo considera una noia e chi un capolavoro assoluto… Quale tribunale migliore di Let’s Movie LXXI per deciderne le sorti? Ecco perché vi convoco tutti, Fellows Giudici della Corte Suprema di Letsmovielandia, per redigere il verdetto… (Girl Moviers:  il teste Brad Pitt vi aspetta in tutta la sua insopportabile bellezza al banco degli imputati, e se proprio proprio “The Tree of Life” in sé non vi ispira, fatelo almeno per lui…per quell’insopportabile bellezza…).

Sì sì ho finito… Mi manca solo il riassunto in calce(struzzo), i grazie-grazie-grazie sempre circostanziati ma mai di circostanza, e i saluti, ciclicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

P.S. http://www.youtube.com/watch?v=77nD3pJZWi8, se volete una colonna sonora per questo messaggio… 🙂

THE TREE OF LIFE: Da piccolo, Jack aveva una concezione idilliaca del mondo, conosciuto soprattutto attraverso gli occhi di sua madre, una donna che credeva nel rispetto e nell’amore verso il prossimo. Tuttavia, crescendo Jack si è trovato ad affrontare la dura realtà della vita, che di idilliaco ha ben poco, come gli ha invece sempre insegnato suo padre. Da adulto, Jack diventerà consapevole che ogni esperienza vissuta fa parte di un grande miracolo, prezioso e incomparabile, messo in atto per renderci parte di uno schema che si perpetua nel mondo da millenni…

Un affascinante romanzo di formazione che esplora le vicende di una famiglia americana, gli O’Brien (Brad Pitt e Jessica Chastain) e del loro figlio maggiore Jack (Sean Penn da adulto) dall’innocenza dell’infanzia alle disillusioni dell’età adulta raccontate attraverso lo sguardo potente, visionario e simbolico di Malick.

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Special – Let’s Movie to Nanni

Special – Let’s Movie to Nanni

Nanni Moretti a Trento
Mercoledì/Wednesday 18
21:45/8:45 pm e 22:45/10:45 pm
Astra

Martedì notte Moviers,

HABEMUS NANNI!

I potenti mezzi investigativi di cui Let’s Movie dispone ci hanno permesso di scoprire che domani, mercoledì 18 maggio Anno Domini 2011, il buon (M)Astrantonio ospiterà nientepopodimenoché Nanni Moretti al cinema Astra!

(M)Astrantonio ha così organizzato la serata: prima proiezione di “Habemus Papam” alle 19:00 seguita dall’ incontro con il Nanni Nostrano Nostromo alle 20:45; seconda proiezione del film alle 21:00 seguita da un secondo incontro con il Reverendissimo alle 22:45.

Considerando l’eco del film e la popolarità del personaggio (Moretti è Moretti, lo si ami o lo si odi), vi consiglio o di prenotare (0461-829002) o di arrivare con un po’ d’anticipo — io bazzicherò in quel dell’Astra alle 22:30, dato che ho già visto il film.

Domandina… come interpreterà il Nanni Nostrano Nostromo il passaggio “Croisette (Cannes) – Corso Buonarrotti (Cristoré)”? Bah, magari Lungadige è diventato la nouvelle Cote Azure e noi manco lo sappiamo (ma allora Caldonazzo Caraibi??!?! Novaledo New York?!?!)

Bah…
Bah…
Vabbbbe’…

🙂

Anyway, questa è un’occasione anche per rivedervi, my Tuesday-to-Wednesday Fellows… ‘Cause I just can’t get enough of you…
Mercie mes Moretti Moviers, je vous attends avec trépidation domain,

Let’s Movie
The Board

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Let’s Movie LXX

Let’s Movie LXX

GENERAZIONE MILLE EURO
di Massimo Venier
Italia, 2008, 101’
Martedì 17/Tuesday 17
20:30/8:30 pm
Astra
Ingresso libero/Free entry

 

Mercy Mercy Mercy Moviers,

Mammamia questa settimana “Welcome-on-board” come se piovesse!

Spogliamo Gabriele della sua identità arcangelica e gli facciamo indossare i panni letsmovieani del Fellow Companero Gab ― identità cucitagli addosso dopo lunghe trattative che hanno tuttavia soddisfatto il Fellow simonbolivariano, vero Gab? Mamma, il Board sa essere uno zuccherino quando vuole…

Diamo anche il benvenuto ad Andrea, detto il Fellow Avvoabo. Adesso che anche lui leggerà il Baby Blog insieme all’Avvopaolo, abbiamo l’avvoduo al completo ― perché due avvocats is megl che one (Lex Maxi Bon).

Ma Let’s Movie non si fa mancare nulla, ed oltre ai companeros e ai legali, si butta sul goloso e accoglie le Fellows Vaniglia&Cioccolato, alias Roberta (Vaniglia) ed Elisabetta (Cioccolato), due cinefile dal palato fino-e-sopraffino conosciute alla proiezione di “Il figlio”. Con loro speriamo di non sfigurare in quanto degustatrici di cine-prelibatezze da Chez Maxime, non di blockbuster-sbobba che vi scodellerebbero da Vanzinas’…

Le due Fellows Vaniglia&Cioccolato ci sono state presentate dalla Fellow Claudia the Critic, la nostra Movier grande esperta di teatro che abbiamo visto con immenso piacere martedì a “Il figlio”. Data l’assenza giustificata dell’Honorary Member Mic ― finalmente impegnata sul fronte piscina ― ero convintissima che ci saremo ritrovati in sala io e (M)astrantonio ― (M)astrantonio per dovere, dacché lo sa persino lui che la Dardenne Bros. non si discosta molto dalla Kiarostami s.n.c. quanto a impatto-zero sullo spettatore medio…

Invece toh, eccotela lì, la Fellow Claudia the Critic, circondata da una bionda vaniglia e da una bruna cioccolato, papabilissime neo-Moviers… 🙂 Mi scuso di nuovo con loro per il mio ingresso in sala da invasata, ahimé ben noto ai Fellows più senior ― mi hanno diagnosticato un’insufficienza calcolare cronica, disturbo che m’impedisce di far armonizzare i tempi sportivi con i tempi cinematografici (il fascino del “the-last-the-coolest”, ve lo confesso, non c’entra una beata).

Comunque tengo a precisare che non eravamo solo noi quattro e (M)astrantonio. Ora, non so se la quarantina di spettatori in sala fosse lì per le poltrone gratuitamente comode e l’ingresso comodamente gratuito… Sta di fatto che 44 gatti di martedì sera son pur sempre 44 gatti….

In effetti. In effetti “Il figlio” è uno di quei film che rientra nella categoria “film cenone”: per affrontarli e sopravvivere serve un plan pregresso digiuno-purificazione-preparazione alla Marc Messegué. Insomma, devi arrivare lì con la mente sgombra e il fisico riposato (magari anche una buona dose di caffeina ― o destrosio, mi dicono dalla regia…). Noi 4 Moviers eravamo sprovviste di tutto ciò (e anche gli altri 40 gatti, sospetto) ma ce la siamo cavata comunque… 🙂

La trama è una fucilata, brevissima e intensa. I personaggi in scena pochissimi. Le parole, circa 243, folletti come me. Tutto è ridotto all’osso, in un intento di scarnificazione che a parer mio sfocia in una forma estrema di anoressia espressiva. Dico espressiva, non comunicativa. C’è differenza, eh. Il mezzo di espressione ― l’agire e le parole, centellinati ― non intacca il tasso di comunicabilità ― e forse è questo che distingue un film cucinato da Vanzinas’ e un film cucinato da Chez Dardennes… Il film è UN SACCO comunicativo. Soltanto che comunica attraverso mezzi che troviamo irritanti. Come la ripetizione di gesti insignificanti ― la routine all’interno di una segheria, tra assi, sottoassi e controassi. Come i silenzi ― mamma mia, in confronto il muto “Tempi moderni” era il carnevale di Rio. Come la nullità del paesaggio ― nullità nel senso che è volutamente nullo, neutro, privo di alcun tipo di sfumatura cromatica caratterizzante. Questi mezzi, malgrado tutto e malgrado la nostra capacità di sopportazione, comunicano UN SACCO. Come negarlo? L’espressione più sentita a fine film è stata “che angoscia”. Certo. Che angoscia, che claustrofobia. Che voglia di liberarsi da quel meccanismo fatto di quotidiano e colpa in cui i due registi ci hanno incastrato…
Quindi per forza di cose, questo film non può essere UN SACCO bello. Ce lo sentiamo premere addosso come un busto raddrizzaschiena (presente?). E non c’è niente di bello/piacevole in questo.

Però. Però secondo me il film è fondamentalmente un piccolo, composito studio sul perdono. Io m’immagino i fratelli Dardenne, po’ scienziati matti un po’ macellai, che prendono il materiale di cui sopra e tagliano, squartano, spolpano, fino ad arrivare all’osso di cui sopra…. Il perdono si può. Per quanto il torto incommensurabile, incomprensibile, inimmaginabile, il perdono si può. Il peso di questo messaggio lo sentite tutti, o soltanto io? (Che guarda caso mi sono imbattuta in questo argomento proprio in questi giorni, forgetfulness vs. forgiveness…). È un messaggio che non voglio definire cristiano: la grandezza del perdono non si confina dentro una scatoletta religiosa ― il perdono esula da crocifissi e corani. Parlerei più di mercy shakespeariana e di riflessione psico-filosofica; il perdono come affrancazione individuale che permette all’esistenza di un individuo bloccata da qualche evento doloroso, di tornare a scorrere, a fluire. Perdono come soluzione, nel senso letterale di “soluzione”, qualcosa che scioglie ― un groppo, un cumulo ― e dis-solve. Dopo lo stordimento post-film (il film rientra comunque nella categoria pacco-contropacco-e-contropaccotto), non ho potuto fare a meno di confrontare questo messaggio con un pensiero ERRante di tre settimane fa “Sono incapace di perdono…. Non c’è nulla che possa ricostruire l’integrità precedente”…

Voi che ne pensate, Mercy Moviers? Perdonare vuol dire incamminarsi verso una strada di liberazione esistenziale oppure vuol dire illudersi che “l’integrità precedente” possa essere ripristinata? Apriamo un referendum?

Va be’, quando volete far due chiacchiere, sapete dove trovarmi….

Per la terza settimana di fila, proponiamo un film all’interno della rassegna “Lavoro di Martedì. La sicurezza del/sul lavoro raccontata dal cinema”.

GENERAZIONE MILLE EURO
di Massimo Venier

È un gran peccato che il Fellow Gerri abbia fatto dell’umorismo sulla Mission-to-VENUS (VENice with US) che vedrà impegnati il Board, il Fellow Doc, il Fellow Iak-the-Mate, il Fellow D e il Fellow Pantografo in una biciclettata fino a Venezia il prossimo weekend. È un gran peccato perché avremo sostenuto volentieri  con voi la sua premurosa segnalazione,“Machete”, esempio di meta-cinematografia allo stato puro… E invece…

Peccato anche che il Fellow Cristoforocolombo sia già andato a vedere “Thor”…proprio una disdetta…

Propongo “Generazione mille euro” sostanzialmente per due motivi:

  1. per controbilanciare le atmosfere gloomy-broody de “Il figlio” (avrò anche fatto tanto la penna sostenuta, ma il film, ricordiamolo, rientra indiscutibilmente nella categoria pacco-contropacco-e-contropaccotto);
  2. per rivederlo, dato che il CdA di Let’s Movie l’ha già vsito.  “Generazione mille euro” fotografa il nostro presente di precarietà professionale e sentimentale (“fotografa” non si può sentire, scusate!) senza tante pretese e altisonanti ambizioni…  Insomma, un filmetto dignitoso e DIVERTENTE… Be’, dignitoso fino a ché…fino a ché…  Well, venite a vederlo e lo scoprirete (tecnica stuzzica-la-voglia) 🙂

Prima di passare ai saluti volevo comunicarvi che la Fellow Leda, responsabile della sede distaccata di Let’s Movie in laguna, sta riscontrando notevoli difficoltà a seguire la nostra programmazione. Pare che Venezia si appoggi solo al Giorgione D’Essai, il cinema che tanti ricordi evoca nella mente del Board (e della Fellow Archibugia Katrin!), ma che è giustamente soprannominato il cinema-bus ― gambe accartocciate a spregio… E poi noi ci lamentiamo dello Smelly Modena e delle stranezze di (M)astrantonio…  Leda, hai tutta la nostra solidarietà. Proveremo ad attivarci, anche se manchiamo di agganci da quando il Doge s’è dato.

Un’ultima cosa. In questi giorni mi è capitato di ricevere molti complimenti per il Baby Blog. Ebbene, li inoltro tuttitutti ai due fantasisti grafici di Let’s Movie, il Fellow Andy The Situation Phelbs e il WG Mat, che hanno creato il Baby Blog e hanno rincarato il prestige con le Movie business-card… Ultimamente sono un po’ latitanti, ma alive&kicking, per fortuna. Li ringrazio con un abbraccio FRUTTato 😉

Prima di iniziare a lapidarmi, lasciatemi  mandare anche un augurio ad “Habemus Papam” di Nanni Moretti e a “This Must Be The Place” di Paolo Sorrentino, sfilanti e sfavillanti sulla Croisette. Que Cannes donne a l’Italie ce qui revient a l’Italie… Par bleu et mon Dieu.
Cavolo.

Ok, mi par di aver detto tutto… 🙂 Ora riassunto calcificato e saluti, clementemente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

P.S. La colonna sonora di questo messaggio è http://www.youtube.com/watch?v=pyHkutiTYoQ … Enjoy…

GENERAZIONE MILLE EURO: La vita del trentenne Matteo, brillante matematico di belle speranze, dopo la laurea si è trasformata in una sequela di delusioni. Ha un lavoro precario con cui a stento riesce a pagare l’affitto di una casa – che condivide con il suo migliore amico Francesco – da cui potrebbe essere sfrattato e anche la sua fidanzata sembra non volerne più sapere di lui. L’arrivo di una nuova coinquilina, Beatrice, e l’incontro con Angelica, dirigente del settore marketing nell’ufficio in cui lavora, segneranno delle svolte decisive nella sua esistenza.

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Let’s Movie LXIX

Let’s Movie LXIX

IL FIGLIO
di Luc e Jean Dardenne
Belgio 2002, 103’
Martedì 10/Tuesday 10
20:30/8:30 pm
Astra
Ingresso gratuito/Free entry

My mommy Moviers,

Allora, prima che mi dimentichi, do il benvenuto al Fellow Paolo detto l’Avvopaolo, che ci legge dal Baby Blog e che è un patito di film svedesi d’essai. Paolo, adesso che sei ufficialmente un Movier perdi tutti i diritti di cittadino libero ma acquisti la cittadinanza di Letsmovieland, terra dell’improbabile, del sogno e dell’unheimlich (e facciamo felice Freud, dai). E vuoi mettere?! The trade is worth it, no doubts… 🙂

Il “Tribute to Workers” lanciato da Let’s Movie la settimana scorsa è stato accolto e condiviso dall’Honorary Member Mic, che ha partecipato alla proiezione di “Tempi Moderni” (stavolta è stata lei a farci venire due mammuth così con il film, eh Mic?!?), e dal Fellow Avvopaolo di cui sopra, che ha partecipato alla proiezione di “Uomini della luce”. Li ringrazio entrambi della presenza ― Paolo ha insistito tanto per fare il bohemien e adagiarsi mollemente sui gradini del cinema, che il buon Board l’ha lasciato fare, mentre lui/lei/loro (=il Board uno e trino) guadagnava i velluti della sua poltrona non-prenotata… 🙂

E ringrazio ovviamente la Fellow Katia, la nostra splendidda soon-to-be-mommy film-maker, che ha pazientemente cucito “Gli uomini della luce” e l’ha introdotto al pubblico.

“Tempi moderni”. 1936. Muto. Nessuna meraviglia che ve la siete data a gambe levate, Fellows… Come promesse non eraono delle più invitanti, lo riconosco. Ma il CdA di Let’s Movie (Board+Honorary Member Mic x altezza : 2), che come sempre lavora per voi, è andato oltre l’anno di realizzazione e il sonoro  non-sonoro, e si è riunito in sala, come si suol johnlennonianamente dire, per dargli una possibilità ― approccio “give-peace-a-chance”.

Le conclusioni tirate al termine del film ci impongono di costringervi all’acquisto/noleggio (ma meglio l’acquisto) del dvd. Perché ragazzi miei, “Tempi moderni” contiene tutto! Ha detto tutto, previsto tutto, analizzato, drammatizzato, ironizzato, demolito, ricostruito TUTTO. TUTTOTUTTO! Nel 1936!!! Per farvi prendere un po’ le misure… Nel 1936 Walt Disney aveva ancora da concepire “Biancaneve e i sette nani” (l’originale, non le rivisitazioni red-lighted, veh…), Cinecittà doveva ancora aprire i battenti (**) e Molotov e Ribettronp non erano che un russo e un tedesco con una gran passione per gli affati esteri…

Insomma TUTTOTUTTO, dicevamo. La prima cosa che viene in mente, i danni e l’effetto alienante del lavoro alla catena di montaggio e la de-umanizzazione dell’essere umano, ridotto a mero robot. Anche il robot ― l’esasperazione della meccanizzazione! ― è rappresentato nel film: dall’inquietantissima “macchina da auto-nutrizione Billos”, finalizzata a nutrire l’operaio per ottimizzare al massimo i tempi uomo-ore, ma in realtà congegno infernale che finisce per soffocare ― metaforicamente e non ― il povero operaio Charlie. (Una delle scene davvero più inquietanti del fim, giacché mostra come il concetto di  “ottimizzazione” possa sconfinare con estrema facilità nella prassi dello “sfruttamento” selvaggio, dell’abuso incondizionato… La cosa altrettanto inquitente è che tutti in sala ridevano ― tutti tranne io e la Mic, naturalmente…).

E poi c’è senz’altro la parabola discendente affrontata dal lavoratore privato del lavoro, ovvero l’assoluta mancanza di alternative che fa dire a un innocente, struggente, adorabile Charlie Chaplin galeotto ma sul punto di essere scarcerato, “Devo proprio uscire? Io sono felice qui”…

E poi c’è senz’altro la compassione, il rapporto di candida solidarietà che lega Charlie alla monella (bella la traduzione dal gusto veneto e retrò di “the gamin”…), anche lei vittima degli eventi e della società.

Ma come vi dicevo c’è molto, molto, MOLTO, di più. Il film parla di quello che sarà, del futoro (che è il nostro presente), e ne parla con una chiarezza e una precisione di cui solo noi, posteri muniti d’ardua sentenza, possiamo riconoscerne l’esattezza. Ci sono gli assistenti sociali che smembrano famiglie e dividono fratelli. C’è la cocaina, come sostanza-stampella per tirare avanti in situazioni avverse. Ci sono persino le veline! ― la monella sceglie la strada dell’intrattenimento per guadagnare in fretta, non va a fare la cameriera… E tenete a mente, siamo nel 1936. Nel 1936. Non nel 2010 da Lele Mora…

And thank be to God and heavens, l’ending non è happy. L’ending è esistenzialista! La scena di chiusura, passata ingiustamente alla storia come cartolina di buon augurio per il futuro, in realtà apre a una meditazione ben più ampia e più profonda. Predentevi questo minuto e 53 secondi e guardatela http://video.libero.it/app/play?id=ae6ff14fb915d3d65308baf7b2773745 .
Il “A che serve?” della monella, riferito a tutte le tribolazioni del vivere e al senso che questa lotta quotidiana dovrebbe avere, è la domanda che ossessionerà Camus&al. per anni… E nel “Non ti dare per vinta. Ce la caveremo” di Charlie, seguito dal suo “Smile” c’è sì il genuino ottimismo degli americani, ma anche la tendenza tutta italiana al sopportare e all’andare avanti nonostante tutto ― o come piace dire a me, no matter what. Con un sorriso, anche ― in fondo la commedia italiana è questo (Monicelli, Sordi, etc. docent).
Ma guardate un po’ dove camminano i due! Una strada in mezzo al deserto (non so voi, ma io ho pensato immediatamente al capolavoro letterario di Cormac McCarthy, “La strada”…). Due figurette gracili e sparute, un omino e una donnina in mezzo al nulla. C’è il destino dell’uomo in quell’immagine finale! C’è la sua impotenza, ma anche la sua potenza. C’è il pericolo, la precarietà, ma anche la possibilità.

Vedere “Tempi moderni” è come attraversare una galleria di metafore, come sfogliare un album allegorico in cui le immagini sono vere e proprie icone che mostrano l’universalità attraverso due baffetti e un bastone…. E quanto ai baffetti e al bastone, be’, Charlie va oltre la recitazione. Charlie danza lungo il film con la grazia e la leggiadria e la forza e la determinatezza di un Nijinsky del cinema ― si Mat, Nijinsky….
Capite quanto grande è stato Chaplin? Capite perché siete troppo costretti a procurarvi il dvd??!

Certo, una volta visto un film così, la ditta Moccia, Muccini&Co. della nostra contemporaneità può pure chiudere i battenti seduta stante, ma alla fin fine sta a noi decidere da chi comprare, giusto? Non so voi, ma io (e la Mic) abbiamo il conto aperto alla Chaplin S.p.A…. 🙂

E anche questa settimana approviamo la scelta della rassegna “Lavoro di martedì. La sicurezza del/sul lavoro racconata dal cinema” e proponiamo

IL FIGLIO
di Luc e Jean Dardenne

Premessa. Il film non è un “Sapore di mare. Un anno dopo”, diciamo così… Però io conto sulla tempra dei miei Moviers e spero di vedere qualche coraggioso martedì… Almeno uno, please…
E comunque, Palma d’Oro a Cannes nel 2002 per il miglior attore protagonista, Olivier Gourmet.
E comunque, beccatevi ‘sto po’ po’ di critica: “ “Il figlio” parte alla maniera dei film d’impegno del miglior Ken Loach,si trasforma in un semi-thriller, diventa un’ analisi psicologia, somiglia in seguito ad un road-movie introspettivo, dove vengono svelati i nodi del passato e delle azioni presenti. Si conclude,dopo il confronto più diretto,con una pacatezza vitale dreyeriana…. Un cinema raro dunque, unico, a l di là di ogni moda e tendenza. Ma chi riesce ad apprezzare “Il figlio” può dire di aver assistito ad una lezione di cinema…e di vita. Cinema allo stato puro. Cinema anno zero. Capolavoro”.

Ora per par condicio dovrei riportare una critica criticona, ma naturalmente sapete tutti che Let’s Movie non si appoggia a questi sistemucoli democraticheggianti…

In realtà proponiamo “Il figlio”, anche per un sano rispetto nei confronti della Dardenne Bros…. e anche perché il panorama cinematografico trentino non offre grandi alternative (“Fast&Furious 5” ha bisogno di un seminario a parte per essere debitamente apprezzato in tutta la sua fast&furiousness…)

Allora Mommy Moviers, sperando che vi siate ricordati gli auguri a mammà  perché le ricorrenze, checché bacioperuginiane, sconfiggono l’oblio― e anoi piacciono in modo particolare perché ri-corrono 🙂 ― conto sulla vostra forza d’animo per martedì, e nel frattempo vi auguro buona cine-serata.

E dove potrebbe essere il riassunto, se non murato vivi in calce?
E come potrebbero essere i saluti oggi, se non matriarcatamente cinematografici?
Love ya all, magic Moviers…

Let’s Movie
The Board

(**) Cinecitta nasce ufficialmente nel 1937. Proprio la settimana scorsa, per festeggiarne i 74 anni, si è aperta a Roma, “Cinecittà si Mostra”, mostra che spalanca le porte de “la fabbrica dei sogni” ai visitatori, e che tutti noi Moviers dovremmo visitare ― specie chi vive con un cortile cinematografico al Pigneto, vero Fellow Davide Testone&Cloaca?? E altroché Studios losangelini, ts… Se siete dalle parti di Via Tuscola 1055, fateci un salto… 🙂 Per maggiori info, http://www.cinecittastudios.it/news/2011/cinecitta-si-mostra

IL FIGLIO: Olivier, un falegname che insegna in un centro di formazione professionale per ragazzi disadattati, accoglie tra i suoi allievi Francis, un giovane di sedici anni appena uscito dal riformatorio: è questo il ragazzo che sei anni prima, per rubare un’autoradio, ha ucciso il figlio del falegname.

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