Let’s Movie LXIX

Let’s Movie LXIX

IL FIGLIO
di Luc e Jean Dardenne
Belgio 2002, 103’
Martedì 10/Tuesday 10
20:30/8:30 pm
Astra
Ingresso gratuito/Free entry

My mommy Moviers,

Allora, prima che mi dimentichi, do il benvenuto al Fellow Paolo detto l’Avvopaolo, che ci legge dal Baby Blog e che è un patito di film svedesi d’essai. Paolo, adesso che sei ufficialmente un Movier perdi tutti i diritti di cittadino libero ma acquisti la cittadinanza di Letsmovieland, terra dell’improbabile, del sogno e dell’unheimlich (e facciamo felice Freud, dai). E vuoi mettere?! The trade is worth it, no doubts… 🙂

Il “Tribute to Workers” lanciato da Let’s Movie la settimana scorsa è stato accolto e condiviso dall’Honorary Member Mic, che ha partecipato alla proiezione di “Tempi Moderni” (stavolta è stata lei a farci venire due mammuth così con il film, eh Mic?!?), e dal Fellow Avvopaolo di cui sopra, che ha partecipato alla proiezione di “Uomini della luce”. Li ringrazio entrambi della presenza ― Paolo ha insistito tanto per fare il bohemien e adagiarsi mollemente sui gradini del cinema, che il buon Board l’ha lasciato fare, mentre lui/lei/loro (=il Board uno e trino) guadagnava i velluti della sua poltrona non-prenotata… 🙂

E ringrazio ovviamente la Fellow Katia, la nostra splendidda soon-to-be-mommy film-maker, che ha pazientemente cucito “Gli uomini della luce” e l’ha introdotto al pubblico.

“Tempi moderni”. 1936. Muto. Nessuna meraviglia che ve la siete data a gambe levate, Fellows… Come promesse non eraono delle più invitanti, lo riconosco. Ma il CdA di Let’s Movie (Board+Honorary Member Mic x altezza : 2), che come sempre lavora per voi, è andato oltre l’anno di realizzazione e il sonoro  non-sonoro, e si è riunito in sala, come si suol johnlennonianamente dire, per dargli una possibilità ― approccio “give-peace-a-chance”.

Le conclusioni tirate al termine del film ci impongono di costringervi all’acquisto/noleggio (ma meglio l’acquisto) del dvd. Perché ragazzi miei, “Tempi moderni” contiene tutto! Ha detto tutto, previsto tutto, analizzato, drammatizzato, ironizzato, demolito, ricostruito TUTTO. TUTTOTUTTO! Nel 1936!!! Per farvi prendere un po’ le misure… Nel 1936 Walt Disney aveva ancora da concepire “Biancaneve e i sette nani” (l’originale, non le rivisitazioni red-lighted, veh…), Cinecittà doveva ancora aprire i battenti (**) e Molotov e Ribettronp non erano che un russo e un tedesco con una gran passione per gli affati esteri…

Insomma TUTTOTUTTO, dicevamo. La prima cosa che viene in mente, i danni e l’effetto alienante del lavoro alla catena di montaggio e la de-umanizzazione dell’essere umano, ridotto a mero robot. Anche il robot ― l’esasperazione della meccanizzazione! ― è rappresentato nel film: dall’inquietantissima “macchina da auto-nutrizione Billos”, finalizzata a nutrire l’operaio per ottimizzare al massimo i tempi uomo-ore, ma in realtà congegno infernale che finisce per soffocare ― metaforicamente e non ― il povero operaio Charlie. (Una delle scene davvero più inquietanti del fim, giacché mostra come il concetto di  “ottimizzazione” possa sconfinare con estrema facilità nella prassi dello “sfruttamento” selvaggio, dell’abuso incondizionato… La cosa altrettanto inquitente è che tutti in sala ridevano ― tutti tranne io e la Mic, naturalmente…).

E poi c’è senz’altro la parabola discendente affrontata dal lavoratore privato del lavoro, ovvero l’assoluta mancanza di alternative che fa dire a un innocente, struggente, adorabile Charlie Chaplin galeotto ma sul punto di essere scarcerato, “Devo proprio uscire? Io sono felice qui”…

E poi c’è senz’altro la compassione, il rapporto di candida solidarietà che lega Charlie alla monella (bella la traduzione dal gusto veneto e retrò di “the gamin”…), anche lei vittima degli eventi e della società.

Ma come vi dicevo c’è molto, molto, MOLTO, di più. Il film parla di quello che sarà, del futoro (che è il nostro presente), e ne parla con una chiarezza e una precisione di cui solo noi, posteri muniti d’ardua sentenza, possiamo riconoscerne l’esattezza. Ci sono gli assistenti sociali che smembrano famiglie e dividono fratelli. C’è la cocaina, come sostanza-stampella per tirare avanti in situazioni avverse. Ci sono persino le veline! ― la monella sceglie la strada dell’intrattenimento per guadagnare in fretta, non va a fare la cameriera… E tenete a mente, siamo nel 1936. Nel 1936. Non nel 2010 da Lele Mora…

And thank be to God and heavens, l’ending non è happy. L’ending è esistenzialista! La scena di chiusura, passata ingiustamente alla storia come cartolina di buon augurio per il futuro, in realtà apre a una meditazione ben più ampia e più profonda. Predentevi questo minuto e 53 secondi e guardatela http://video.libero.it/app/play?id=ae6ff14fb915d3d65308baf7b2773745 .
Il “A che serve?” della monella, riferito a tutte le tribolazioni del vivere e al senso che questa lotta quotidiana dovrebbe avere, è la domanda che ossessionerà Camus&al. per anni… E nel “Non ti dare per vinta. Ce la caveremo” di Charlie, seguito dal suo “Smile” c’è sì il genuino ottimismo degli americani, ma anche la tendenza tutta italiana al sopportare e all’andare avanti nonostante tutto ― o come piace dire a me, no matter what. Con un sorriso, anche ― in fondo la commedia italiana è questo (Monicelli, Sordi, etc. docent).
Ma guardate un po’ dove camminano i due! Una strada in mezzo al deserto (non so voi, ma io ho pensato immediatamente al capolavoro letterario di Cormac McCarthy, “La strada”…). Due figurette gracili e sparute, un omino e una donnina in mezzo al nulla. C’è il destino dell’uomo in quell’immagine finale! C’è la sua impotenza, ma anche la sua potenza. C’è il pericolo, la precarietà, ma anche la possibilità.

Vedere “Tempi moderni” è come attraversare una galleria di metafore, come sfogliare un album allegorico in cui le immagini sono vere e proprie icone che mostrano l’universalità attraverso due baffetti e un bastone…. E quanto ai baffetti e al bastone, be’, Charlie va oltre la recitazione. Charlie danza lungo il film con la grazia e la leggiadria e la forza e la determinatezza di un Nijinsky del cinema ― si Mat, Nijinsky….
Capite quanto grande è stato Chaplin? Capite perché siete troppo costretti a procurarvi il dvd??!

Certo, una volta visto un film così, la ditta Moccia, Muccini&Co. della nostra contemporaneità può pure chiudere i battenti seduta stante, ma alla fin fine sta a noi decidere da chi comprare, giusto? Non so voi, ma io (e la Mic) abbiamo il conto aperto alla Chaplin S.p.A…. 🙂

E anche questa settimana approviamo la scelta della rassegna “Lavoro di martedì. La sicurezza del/sul lavoro racconata dal cinema” e proponiamo

IL FIGLIO
di Luc e Jean Dardenne

Premessa. Il film non è un “Sapore di mare. Un anno dopo”, diciamo così… Però io conto sulla tempra dei miei Moviers e spero di vedere qualche coraggioso martedì… Almeno uno, please…
E comunque, Palma d’Oro a Cannes nel 2002 per il miglior attore protagonista, Olivier Gourmet.
E comunque, beccatevi ‘sto po’ po’ di critica: “ “Il figlio” parte alla maniera dei film d’impegno del miglior Ken Loach,si trasforma in un semi-thriller, diventa un’ analisi psicologia, somiglia in seguito ad un road-movie introspettivo, dove vengono svelati i nodi del passato e delle azioni presenti. Si conclude,dopo il confronto più diretto,con una pacatezza vitale dreyeriana…. Un cinema raro dunque, unico, a l di là di ogni moda e tendenza. Ma chi riesce ad apprezzare “Il figlio” può dire di aver assistito ad una lezione di cinema…e di vita. Cinema allo stato puro. Cinema anno zero. Capolavoro”.

Ora per par condicio dovrei riportare una critica criticona, ma naturalmente sapete tutti che Let’s Movie non si appoggia a questi sistemucoli democraticheggianti…

In realtà proponiamo “Il figlio”, anche per un sano rispetto nei confronti della Dardenne Bros…. e anche perché il panorama cinematografico trentino non offre grandi alternative (“Fast&Furious 5” ha bisogno di un seminario a parte per essere debitamente apprezzato in tutta la sua fast&furiousness…)

Allora Mommy Moviers, sperando che vi siate ricordati gli auguri a mammà  perché le ricorrenze, checché bacioperuginiane, sconfiggono l’oblio― e anoi piacciono in modo particolare perché ri-corrono 🙂 ― conto sulla vostra forza d’animo per martedì, e nel frattempo vi auguro buona cine-serata.

E dove potrebbe essere il riassunto, se non murato vivi in calce?
E come potrebbero essere i saluti oggi, se non matriarcatamente cinematografici?
Love ya all, magic Moviers…

Let’s Movie
The Board

(**) Cinecitta nasce ufficialmente nel 1937. Proprio la settimana scorsa, per festeggiarne i 74 anni, si è aperta a Roma, “Cinecittà si Mostra”, mostra che spalanca le porte de “la fabbrica dei sogni” ai visitatori, e che tutti noi Moviers dovremmo visitare ― specie chi vive con un cortile cinematografico al Pigneto, vero Fellow Davide Testone&Cloaca?? E altroché Studios losangelini, ts… Se siete dalle parti di Via Tuscola 1055, fateci un salto… 🙂 Per maggiori info, http://www.cinecittastudios.it/news/2011/cinecitta-si-mostra

IL FIGLIO: Olivier, un falegname che insegna in un centro di formazione professionale per ragazzi disadattati, accoglie tra i suoi allievi Francis, un giovane di sedici anni appena uscito dal riformatorio: è questo il ragazzo che sei anni prima, per rubare un’autoradio, ha ucciso il figlio del falegname.

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