Let’s Movie LXX

Let’s Movie LXX

GENERAZIONE MILLE EURO
di Massimo Venier
Italia, 2008, 101’
Martedì 17/Tuesday 17
20:30/8:30 pm
Astra
Ingresso libero/Free entry

 

Mercy Mercy Mercy Moviers,

Mammamia questa settimana “Welcome-on-board” come se piovesse!

Spogliamo Gabriele della sua identità arcangelica e gli facciamo indossare i panni letsmovieani del Fellow Companero Gab ― identità cucitagli addosso dopo lunghe trattative che hanno tuttavia soddisfatto il Fellow simonbolivariano, vero Gab? Mamma, il Board sa essere uno zuccherino quando vuole…

Diamo anche il benvenuto ad Andrea, detto il Fellow Avvoabo. Adesso che anche lui leggerà il Baby Blog insieme all’Avvopaolo, abbiamo l’avvoduo al completo ― perché due avvocats is megl che one (Lex Maxi Bon).

Ma Let’s Movie non si fa mancare nulla, ed oltre ai companeros e ai legali, si butta sul goloso e accoglie le Fellows Vaniglia&Cioccolato, alias Roberta (Vaniglia) ed Elisabetta (Cioccolato), due cinefile dal palato fino-e-sopraffino conosciute alla proiezione di “Il figlio”. Con loro speriamo di non sfigurare in quanto degustatrici di cine-prelibatezze da Chez Maxime, non di blockbuster-sbobba che vi scodellerebbero da Vanzinas’…

Le due Fellows Vaniglia&Cioccolato ci sono state presentate dalla Fellow Claudia the Critic, la nostra Movier grande esperta di teatro che abbiamo visto con immenso piacere martedì a “Il figlio”. Data l’assenza giustificata dell’Honorary Member Mic ― finalmente impegnata sul fronte piscina ― ero convintissima che ci saremo ritrovati in sala io e (M)astrantonio ― (M)astrantonio per dovere, dacché lo sa persino lui che la Dardenne Bros. non si discosta molto dalla Kiarostami s.n.c. quanto a impatto-zero sullo spettatore medio…

Invece toh, eccotela lì, la Fellow Claudia the Critic, circondata da una bionda vaniglia e da una bruna cioccolato, papabilissime neo-Moviers… 🙂 Mi scuso di nuovo con loro per il mio ingresso in sala da invasata, ahimé ben noto ai Fellows più senior ― mi hanno diagnosticato un’insufficienza calcolare cronica, disturbo che m’impedisce di far armonizzare i tempi sportivi con i tempi cinematografici (il fascino del “the-last-the-coolest”, ve lo confesso, non c’entra una beata).

Comunque tengo a precisare che non eravamo solo noi quattro e (M)astrantonio. Ora, non so se la quarantina di spettatori in sala fosse lì per le poltrone gratuitamente comode e l’ingresso comodamente gratuito… Sta di fatto che 44 gatti di martedì sera son pur sempre 44 gatti….

In effetti. In effetti “Il figlio” è uno di quei film che rientra nella categoria “film cenone”: per affrontarli e sopravvivere serve un plan pregresso digiuno-purificazione-preparazione alla Marc Messegué. Insomma, devi arrivare lì con la mente sgombra e il fisico riposato (magari anche una buona dose di caffeina ― o destrosio, mi dicono dalla regia…). Noi 4 Moviers eravamo sprovviste di tutto ciò (e anche gli altri 40 gatti, sospetto) ma ce la siamo cavata comunque… 🙂

La trama è una fucilata, brevissima e intensa. I personaggi in scena pochissimi. Le parole, circa 243, folletti come me. Tutto è ridotto all’osso, in un intento di scarnificazione che a parer mio sfocia in una forma estrema di anoressia espressiva. Dico espressiva, non comunicativa. C’è differenza, eh. Il mezzo di espressione ― l’agire e le parole, centellinati ― non intacca il tasso di comunicabilità ― e forse è questo che distingue un film cucinato da Vanzinas’ e un film cucinato da Chez Dardennes… Il film è UN SACCO comunicativo. Soltanto che comunica attraverso mezzi che troviamo irritanti. Come la ripetizione di gesti insignificanti ― la routine all’interno di una segheria, tra assi, sottoassi e controassi. Come i silenzi ― mamma mia, in confronto il muto “Tempi moderni” era il carnevale di Rio. Come la nullità del paesaggio ― nullità nel senso che è volutamente nullo, neutro, privo di alcun tipo di sfumatura cromatica caratterizzante. Questi mezzi, malgrado tutto e malgrado la nostra capacità di sopportazione, comunicano UN SACCO. Come negarlo? L’espressione più sentita a fine film è stata “che angoscia”. Certo. Che angoscia, che claustrofobia. Che voglia di liberarsi da quel meccanismo fatto di quotidiano e colpa in cui i due registi ci hanno incastrato…
Quindi per forza di cose, questo film non può essere UN SACCO bello. Ce lo sentiamo premere addosso come un busto raddrizzaschiena (presente?). E non c’è niente di bello/piacevole in questo.

Però. Però secondo me il film è fondamentalmente un piccolo, composito studio sul perdono. Io m’immagino i fratelli Dardenne, po’ scienziati matti un po’ macellai, che prendono il materiale di cui sopra e tagliano, squartano, spolpano, fino ad arrivare all’osso di cui sopra…. Il perdono si può. Per quanto il torto incommensurabile, incomprensibile, inimmaginabile, il perdono si può. Il peso di questo messaggio lo sentite tutti, o soltanto io? (Che guarda caso mi sono imbattuta in questo argomento proprio in questi giorni, forgetfulness vs. forgiveness…). È un messaggio che non voglio definire cristiano: la grandezza del perdono non si confina dentro una scatoletta religiosa ― il perdono esula da crocifissi e corani. Parlerei più di mercy shakespeariana e di riflessione psico-filosofica; il perdono come affrancazione individuale che permette all’esistenza di un individuo bloccata da qualche evento doloroso, di tornare a scorrere, a fluire. Perdono come soluzione, nel senso letterale di “soluzione”, qualcosa che scioglie ― un groppo, un cumulo ― e dis-solve. Dopo lo stordimento post-film (il film rientra comunque nella categoria pacco-contropacco-e-contropaccotto), non ho potuto fare a meno di confrontare questo messaggio con un pensiero ERRante di tre settimane fa “Sono incapace di perdono…. Non c’è nulla che possa ricostruire l’integrità precedente”…

Voi che ne pensate, Mercy Moviers? Perdonare vuol dire incamminarsi verso una strada di liberazione esistenziale oppure vuol dire illudersi che “l’integrità precedente” possa essere ripristinata? Apriamo un referendum?

Va be’, quando volete far due chiacchiere, sapete dove trovarmi….

Per la terza settimana di fila, proponiamo un film all’interno della rassegna “Lavoro di Martedì. La sicurezza del/sul lavoro raccontata dal cinema”.

GENERAZIONE MILLE EURO
di Massimo Venier

È un gran peccato che il Fellow Gerri abbia fatto dell’umorismo sulla Mission-to-VENUS (VENice with US) che vedrà impegnati il Board, il Fellow Doc, il Fellow Iak-the-Mate, il Fellow D e il Fellow Pantografo in una biciclettata fino a Venezia il prossimo weekend. È un gran peccato perché avremo sostenuto volentieri  con voi la sua premurosa segnalazione,“Machete”, esempio di meta-cinematografia allo stato puro… E invece…

Peccato anche che il Fellow Cristoforocolombo sia già andato a vedere “Thor”…proprio una disdetta…

Propongo “Generazione mille euro” sostanzialmente per due motivi:

  1. per controbilanciare le atmosfere gloomy-broody de “Il figlio” (avrò anche fatto tanto la penna sostenuta, ma il film, ricordiamolo, rientra indiscutibilmente nella categoria pacco-contropacco-e-contropaccotto);
  2. per rivederlo, dato che il CdA di Let’s Movie l’ha già vsito.  “Generazione mille euro” fotografa il nostro presente di precarietà professionale e sentimentale (“fotografa” non si può sentire, scusate!) senza tante pretese e altisonanti ambizioni…  Insomma, un filmetto dignitoso e DIVERTENTE… Be’, dignitoso fino a ché…fino a ché…  Well, venite a vederlo e lo scoprirete (tecnica stuzzica-la-voglia) 🙂

Prima di passare ai saluti volevo comunicarvi che la Fellow Leda, responsabile della sede distaccata di Let’s Movie in laguna, sta riscontrando notevoli difficoltà a seguire la nostra programmazione. Pare che Venezia si appoggi solo al Giorgione D’Essai, il cinema che tanti ricordi evoca nella mente del Board (e della Fellow Archibugia Katrin!), ma che è giustamente soprannominato il cinema-bus ― gambe accartocciate a spregio… E poi noi ci lamentiamo dello Smelly Modena e delle stranezze di (M)astrantonio…  Leda, hai tutta la nostra solidarietà. Proveremo ad attivarci, anche se manchiamo di agganci da quando il Doge s’è dato.

Un’ultima cosa. In questi giorni mi è capitato di ricevere molti complimenti per il Baby Blog. Ebbene, li inoltro tuttitutti ai due fantasisti grafici di Let’s Movie, il Fellow Andy The Situation Phelbs e il WG Mat, che hanno creato il Baby Blog e hanno rincarato il prestige con le Movie business-card… Ultimamente sono un po’ latitanti, ma alive&kicking, per fortuna. Li ringrazio con un abbraccio FRUTTato 😉

Prima di iniziare a lapidarmi, lasciatemi  mandare anche un augurio ad “Habemus Papam” di Nanni Moretti e a “This Must Be The Place” di Paolo Sorrentino, sfilanti e sfavillanti sulla Croisette. Que Cannes donne a l’Italie ce qui revient a l’Italie… Par bleu et mon Dieu.
Cavolo.

Ok, mi par di aver detto tutto… 🙂 Ora riassunto calcificato e saluti, clementemente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

P.S. La colonna sonora di questo messaggio è http://www.youtube.com/watch?v=pyHkutiTYoQ … Enjoy…

GENERAZIONE MILLE EURO: La vita del trentenne Matteo, brillante matematico di belle speranze, dopo la laurea si è trasformata in una sequela di delusioni. Ha un lavoro precario con cui a stento riesce a pagare l’affitto di una casa – che condivide con il suo migliore amico Francesco – da cui potrebbe essere sfrattato e anche la sua fidanzata sembra non volerne più sapere di lui. L’arrivo di una nuova coinquilina, Beatrice, e l’incontro con Angelica, dirigente del settore marketing nell’ufficio in cui lavora, segneranno delle svolte decisive nella sua esistenza.

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1 Comment

  1. Se il referendum è anche qui… allora opterei per “incamminarsi verso una strada di liberazione esistenziale”, gravità del caso permettendo (e comunque sempre auspicabile!).
    Non ti scusare cara “The Board” per il tuo ingresso in sala concitato, una sferzata di energia positiva che personalmente mi è piaciuto tanto.
    Complimenti ancora per l’iniziativa 😉
    Roby
    P.S. con una presentazione come la tua sarò un pò timorosa questa sera…

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