Let’s Movie LXXII

Let’s Movie LXXII

GRANDI SPERANZE
di Massimo d’Anolfi e Martina Parenti
Italia, 2009, 77’
e LOGORAMA
di François Alaux
Francia 2009, 16′
Venerdì 3/ Friday 3

21:00/ 9:00 pm
Palazzo Calepini – Sala Fondazione Caritro
Via Calepina 1
Ingresso libero – Free entry

Ma-mi-faccia-il-piacere-Malick-mi-faccia Moviers,

Lasciatemi accogliere in fretta e furia Lorenzo, il Fellow Pischellow (no Müller Mat, non potrei essergli madre nemmeno in Cambogia!), imberbe dotto/edotto che si occuperà della sede distaccata di Let’s Movie in Liguria quando farà ritorno a Lerici-caput-mundi ― sì, Pischellow, ti occuperai della sede distaccata di Let’s Movie in Liguria, gioisci pure…

Ora parto in quarta con “The Tree of Life“… Ci sono voluti cinque giorni per smaltire l’indigestione lasciata a noi poveri Moviers dai palati delicati… Ringrazio lo stomaco doppiostrato della Fellow Shrilanka-Forever Flavia, del Fellow Prof. Fabio EffeBikappa e della sua guest foreigner il cui nome (chiedo perdono) mi sfugge, e del Fellow Name-of-the-Year Florian per essersi presentati, e sciroppati, “The Tree of Life”.

Ringrazio anche l’Anarcozumi, che è andata a vedere il film in anteprima, e ha cercato di mettermi in guardia ― metto in guardia a mia volta il Fellow Companero Gab (epitome della marchigianità) e tutti quelli che lo vedranno a breve. Zu, non posso che concordare con te: dopo 3 ore uno pensa che QUELLA sia la scena finale ― la agogna, QUELLA maledetta scena finale ― invece no! Danghete n’antra scena campale, e poi aridanghete n’antra, e poi ‘nantra ancora…. E quella scena finale (quella agognata, la maledetta) non arriva mai… MAI! Mamma Mister Malick, che supplizio…

Avete mai visto il docu-film “Supersize me”, in cui il protagonista-regista trangugia Big Mac per un mese? “The Tree of Life” è così ― un mese di Big Mac. E provoca un senso di fatica, di torpore… E un fiorire di elucubrazioni mentali sull’ergonomia delle poltrone dell’Astra (“ma farle un po’ più larghe, no?”, “ma pensare a dei braccioli regolabili, no?”). Quando si arriva a elucubrare sull’ergonomia delle poltrone di una sala cinematografica, allora vuol dire che forse il film non è proprio prioprio i “Goonies” (=riconosciuto all’unanimità dai Moviers come il film paradigma, il capolavoro dei capolavori).

Non ho capito bene l’obbiettivo di Malick ― Mister Malick voglia perdonare i di noi limiti. Cioè lui prende una storia abbastanza trita ma pur sempre dignitosa (il dramma nobilita, si sa) ― famiglia della piccola borghesia americana con marito/padre-padrone, moglie sensibile-un-po’-svampa, 50% sottomessa, 50% in adorazione per i figli, tre figlioletti splendidi che odiano il padre-orco, morte accidentale di un figlioletto splendido, dolore devastante e conseguenze che questo ripercuote sui sopravvissuti, soprattutto il figlioletto splendido maggiore (interpretato straordinariamente da Hunter McCracken, diciamolo). E intorno a questa storia, che Malick avrebbe potuto raccontare in ennemila modi, Malick ci aggiunge tutt’un armamentario cosmogonico sull’origine della vita e dell’universo, sull’evoluzione, su Dio, la religione, il Big Ben, tanto che, per farvi un esempio, a un certo punto vi ritrovate a guardare un paio di dinosauri sitting-on-the-dock-of-the-bay giurassico. E tu pensi “But what the hell… mi son perso qualcosa?”.

Mister Malick dev’essersi fatto prendere un sacco da quest’armamentario da Ocean Geographic: inanella scene su scene campali (sì, quelle di prima), grandiloquenti e documentaristiche di canyon, oceani, foreste, che di sicuro fanno la felicità di Piero e Alberto Angela father&son, ma che obbiettivamente risultano molto spesso gratuite, fini a sé stesse. Io ho trovato profondo (e fastidioso) lo scollamento tra la storia della famiglia e questo contorno pesantissimo a base di filosofeggiamenti che non ha nulla di collegato alla storia: siamo TUTTI esseri umani originanti dal brodo mesozoico, siamo tutti riconducibili a quelle macro-digressioni universali. Al posto di QUELLA storia famigliare avrebbe potutto tranquillamente essercene un’ALTRA, ed è proprio questo a rendere l’armamentario pippamentaleggiante così avulso, così a sé stante. Insomma, la storia non è né strumentale alla riflessione filosofico-religioso-scientifica in cui Mister Malick sguazza come un baby t-rex nel citato brodo mesozoico, né la riflessione filosofico-religioso-scientifica è strumentale alla storia. Si assiste quindi alla compresenza di due film separati che non solo non dialogano fra loro e non dialogano col pubblico ma, quel che più inquieta, non INTENDONO dialogore con nessuno! Qui si cerca deliberatamente la torre d’avorio, il No-pasaràn del senso…

E a questo punto io le chiedo, Mister Malick, se proprio proprio voleva volare così alto e filosofeggiare a tutti i costi, non poteva farsi un bel documentario ad hoc senza scomodare la narratologia? No, no, non s’arrabbi, per carità…. Il cinema è il regno della libertà espressiva, e la potenza visiva di certe sue immagini della natura è burkeianamente/friedrichianamente sublime, questo glielo riconosco. Ma figlio mio, poi non ci rimanga male se ennemila copie del dvd del suo film finiranno a riempire i cestoni negli ipermercati, il bollo “Euro 4,99” molto poco intellettual-sciccosamente stampato sopra il piedino del neonato in copertina…
Mi permetta di ricordarle che “Less is More”…. Che non occorre buttare tutto quello che le viene in mente in un unico film… Che di film se ne possono fare anche più spesso…. Che l’autoreferenzialità è un po’ sterile, e anche i No-pasaràn, e pure l’elogiarsi-crogiolarsi nel proprio talento… Che Kubrick era Kubrick, e “2001 Odissea nello Spazio”, “2001 Odissea nello Spazio”… No, no, adesso non mi pianga, Mister Malick, si faccia un po’ d’aria con quella palma d’oro lì… Il Board in fondo è di gusti semplici, non può apprezzare l’eau-très-chic-de-Malick… Voglia scusarlo…

E dopo le lacrime di un regista, passo a ricordarvi che questa settimana ― giovedì 2 giugno per la precisione ― si apre la sesta edizione del Festival dell’Economia! Non serve certo Let’s Movie a ricordarvelo ­― la città è tutta uno zompettar di scoiattoli neri su prati arancioni…. Ma Let’s Movie tiene in modo particolare a promuovere il lavoro-lavoraccio svolto dalla nostra Fellow Fausta Irrequieta 1 all’interno dell’Ufficio Stampa del Festival. Fausta, sei troppo il nostro orgoglio! Sei troppo la Donna-Ufficio-Stampa del Millennio!

Let’s Movie patrocina il Festival (ma sentitemi!) scegliendo un film in programmazione

GRANDI SPERANZE
di Massimo d’Anolfi e Martina Parenti
e LOGORAMA
di François Alaux

Non ne sono molto del film, che è una piccola produzioncina di valore presentata al festival di Locarno dell’anno scorso. Ma diamo fiducia ai giovani registi e alle piccole produzioncine…
A seguire LOGORAMA di François Alaux, il corto animato (16 minuti) vincitore del Premio Oscar come miglior cortometraggio d’animazione nel 2010.
Come vi pare come piatto unico? Juicy eh? Io ho già l’acquolina in bocca… 🙂

Ah, il ponte del 2 giugno potrebbe proiettarvi lontano, Fellows, lo so. Quindi se ce la fate ad esserci, bene, altrimenti capiremo… (Board versione Zen). 🙂

Ora i due riassunti calcificati e i saluti, a-cosmogonicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

P.S. Ah, per me Malik è e rimarrà sempre lui… http://www.youtube.com/watch?v=u9YNbKvRTbE … Beccatevi ‘sto capolavoro trash straightaway from the 90s… 🙂 🙂

GRANDI SPERANZE: Antonio Ambrosetti è un consulente aziendale che ha fatto fortuna con l’ideazione di un esclusivo corso di formazione: “Leader del futuro” in cui insegna a giovani privilegiati come mantenere l’equilibrio nei difficili giochi di potere economici. Federico Morgantini è un imprenditore rampante. Si è trasferito in Cina, A Shanghai per realizzare il suo sogno: aprire una fabbrica di acqua minerale gassata. Infine Matteo Storchi porta avanti con i suoi fratelli l’azienda di famiglia, leader in Italia nel settore degli ingranaggi per le macchine agricole. E’ convinto che i processi produttivi debbano essere portati avanti in Oriente e cerca di imporre ai suoi nuovi dipendenti cinesi una visione lavorativa tipicamente occidentale. Sono tre imprenditori, tre esempi della futura classe dirigente italiana, tre uomini assetati di successo fotografati nell’istante in cui non hanno ancora la garanzia di aver scommesso “sul cavallo vincente”.

LOGORAMA: Nel mondo odierno i loghi e i brand sono diventati parte integrante dell’universo che ci circonda. La polizia insegue un criminale pericoloso e armato in una Los Angeles completamente ricostruita mediante loghi.

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