Posts made in giugno, 2011

Let’s Movie LXXVI

Let’s Movie LXXVI

HEREAFTER
di Clint Eastwood, USA, 2010, 129’
Giovedì 30/Thursday 30
21:00/9:00 pm
Supercinema Victor Victoria

Feste-Vigiliane-ma-anche-no Fellows,

Sopravvissuti alle trentatremila stranezze che popolano Trento in questi giorni, fra cui donzelle con tacco dodici e messeri in Nike, lotte feudali combattute per vincere una polenta e un diluvio universale di noiosissimi fuochi d’artificio, eccoci qui ad accogliere l’ennesima schiera di appassionati che sgomitano per entrare in Let’s Movie.

Nota a parte per i Moviers non trentini: si narra che le Feste Vigiliane perseguitino i cittadini della città da generazioni e generazioni. I Moviers trentini, splendidamente cinici per loro natura e conformazione, hanno guardato alle celebrazioni di questi giorni con un atteggiamento di sufficienza che il Board ha splendidamente adorato… Unico evento done, la notte bianca, conclusasi dappertutto verso le 2:30 am ― dappertutto tranne che nella piazza dietro casa del Board, in cui s’è sparato musica tunz-tunz-tresh fino a orari improbabili…. Lucky Board….

Oggi si sancisce ufficialmente la cine-friendship di Let’s Movie con il Festival Schermi d’Amore di Verona, nella fattispecie con la Fellow Cecilia detta Pasta&Ceci e il Fellow Alessandro detto Pony Pizza, conosciuti grazie al veronissimo WG Mat ― che per una volta si è reso utile con un’iniziativa molto prestige.
Schermi d’Amore, festival cinematografico del cinema sentimentale e melò, quest’anno sarebbe giunto alla sua 15esima edizione se la mancanza di fondi non ne avesse determinto la soppressione. A questo proposito visitate “ScherNi d’Amore”, il blog troppo avanti che il Fellow Pony Pizza ha realizzato per esprimere il dissenso verso questa decisione del direttivo culturale veneto.
Il Board, sempre pronto a sfoderare l’amato kalashnikov per difendere cultura e cinema, esprime tutta la solidarietà del caso ai neo-Fellows veronesi: guardate, il clan dei Perbellini&co. si sentano pure fortunati che Verona è fuori dalla giurisdizione letsmovieana, altrimenti avremmo mobilitato tutti i nostri antamilamilioni di Fellows ― con antamilioni di amati kalashnikov. E ricordate Fellows-from-Verona, Let’s Movie è con voi nella lotta! 😉

Do il benvenuto, e con grande piacere, al Fellow Filippo detto Fiiiiiiiii, reggiocalabrese entusiastissimo della vita, trapiantato a Pisa, trasferito a Los Angeles e rimbalzato poi a Malta, che abbiamo conosciuto quando lavoravamo in quell’universo di follia ministeriale che era l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles… Fiii, lov, qui sono il Board, ma mantengo pur sempre la carica di Direttore e Coordinatore d’Area (nonché Jennifer). 🙂

Lasciatemi dare il bentornato all’Anarco-zumi, che dopo aver steso Morgan Freeman a Los Angeles, ha fatto pure breccia nel cuore di Jimmy Capland a New York― Come dite? Chi è Jimmy Kaplan?! Chi è Jimmy Kaplan??!!
Zu, ma chi è Jimmy Kaplan??!!

Mercoledì arrivare allo spettacolo delle 9:30 pm è stato un miracolo. Tutta colpa del ritardatarissimo WG Mat, e del suo scatto ancora molto molto brocco ― ah quanto deve imparare dallo scattante Andy-the-Situation-Phelbs… (Ovviamente il ritardatarissimo Board non è perseguibile di cazziatoni, in quanto Board).

Fortunatamente qualcuno di più disciplinato in Let’s Movie c’è: l’Honorary Member Mic, con tutta la sua honorarymembermicness, era bell’e pronta in platea ― bell’e pronta sia per cazziare i due ritardatari sia per spararsi la pennica al 56esimo minuto…. In pole-position anche la Fellow Claudia The Critic, che siamo lietissimi smaltisca gli effetti indigesti del teatro trentino seguendo la dieta 100% fat free di Let’s Movie.

“Le donne del sesto piano” ci voleva proprio, Moviers ― veniamo da settimane di kili malickiani e litri di varechina finlandese… Il film di Le Guay è una delizia. Una vera DE-LI-ZIA. È una commedia ― ma non una commediola ― che si scarta come un cioccolatino e sa di buono fino alla fine.

Il film osserva i meccanismi tra una comunità di donne delle pulizie spagnole che abita il sesto piano del palazzo della famiglia Joubert ― fenotipo perfetto della borghesia francese dei primi anni ’50. Questa comunità di spagnole ― e la sua incarnazione diretta, la bella, ragazzi bellissimissima, Maria ― romperà l’equilibrio di cartapesta della famiglia Joubert e porterà il capofamiglia Jean-Louis a rivedere un po’ tutta la sua vita casa-ufficio-ufficio-casa. Non c’è nulla di volgare o morboso in questo film. Non è la solita trametta del padrone che si invaghisce della serva esotica ― anche se una lettura in chiave postcolonialista di questo film sarebbe estremamente interessante, ne convengo con voi… E non è nemmeno il romanticume buonista di “Jane Eyre”, o il torbidume un po’ razzista di “Jefferson in Paris”… Il sentimento che sboccia tra Jean-Luois e Maria è delicato, fatto di piccoli gesti, di sguardi. Intensissima la scena in cui Maria, per spiegargli come si pronuncia il suono aspirato CH in spagnolo, gli prende la mano, se la porta al collo e gli fa sentire il suono  fuoriscire fisicamente dalla gola… Il modo in cui Jean-Louis la tiene per il collo è estrememante sensuale e presagisce un bacio, ma senza mostrare nulla. È soltanto un accenno, un desiderio non detto, ma manifesto. Questa è la delicatezza. Alludere a un desiderio, ma senza manifestarlo “pornograficamente”… La doccia di Maria, poi, non ha nulla di edwidgefenechiano, né lo sguardo rapito di Lean-Louis ha nulla di Alvaro Vitali dietro il buc(i)o della serratura… L’istantanea è un piccolo tableu vivant di poesia fisica…

Il film apre tante porte su tanti argomenti. La discriminazione nei confronti dell’immigrato, senza il quale tuttavia le vite della middle-class non andrebbero avanti…  Per caso tutto ciò vi suona famigliare? Visualizzate badanti slovene, raccogli-melinde africani e inservienti polacche? L’oggi non è tanto diverso, eh…  Basta solo ascoltare le scale di un ufficio dopo le sei, o i campi maturi a settembre, o anche solo usare lo spogliatoio di una piscina trentina: le lingue che senti sono tutte straniere ― immigrate. In “Le donne del sesto piano” siamo in Francia, gli anni sono i 50 e le filippine cui siamo abituati noi sono spagnole, ma la dinamica è la stessa. Servi vs padroni. Soffitte vs piani nobili. Quello che mi piace di questo film è la possibilità dell’avvicinamento fra servi e padroni, soffitte e piani nobili ― dopo tutto questa è una favola, e ogni tanto è bello favoleggiare…. Jubert inverte/sovverte un ordine. Lascia lo spazio del controllo e dell’inquadramento borghese (godendo dei mille agi ivi annessi) e si dirige verso lo spazio della spontaneità e del contatto umano (accettando i mille disagi ivi annessi). Sarà proprio in quel luogo, tra comari spagnole, pettegolezzi e paeille in compagnia,  che Jean-Louis “si sentirà a casa per la prima volta”. Questo ci fa vedere il ruolo di Suzanne ― moglie di Jean-Louis e fenitipo della sposa borghese perfetta ― con occhi ora critici, ora tristi. All’inizio, noi spettatrici del 2011 la guardiamo con la superiorità delle donne del 2011 ― lei che si fa servire e riverire, lei che passa la giornata tra bridge e nulla, lei che ci fa vergognare perché, cavolo, ci siamo fatte un mazzo tanto per infrangere l’immagine della donna soprammobile (e il mazzo , se permettete, ce lo stiamo facendo ancora oggi). Poi però anche lei, la “scopa” Suzanne ―alta, bionda e segaligna ― sbatte contro la vacuità della propria vita e apre gli occhi davanti alla cartapesta borghese che ha avvolto lei e il marito per tutti quegli anni. È un personaggio triste, ma è utile che sia stato ritratto.

Forse in certi momenti la spagnolità delle cameriere è un po’ troppo calcata ― calcolate inoltre che il mood è leggero, da favola. È stato senz’altro questo eccesso di buon umore e positività a far nascere alla nostra Honorary Member Mic (regina assoluta della spietatezza veneta) il seguente, lecitissimo dubbio retorico: “Ma tutta ‘sta gioisità per fare un lavoro di m_  _ da???”. Come le ho sussurrato in risposta, tutto sta nei livelli di m_ _da, Mic… 🙂

Infine lasciatemi firmare un elogio all’attrice che interpreta Maria, un faccino tra Bambi e Audrey Hepburn che spero di rivedere presto in altri ruoli. She is simply adorable.

E su questo, passiamo al sofferto film della settimana

HEREAFTER
di Clint Eastwood, USA, 2010, 129’

Il Board schifò letteralmente il film quando uscì l’anno scorso, quindi si parte già prevenuti…. Ma la stiticissima, scarsissima, tristissima programmazione trentina ha ordito una bella congiura ai danni letsmovieani e ci ha costretto a scegliere il male minore… Purtroppo non sapevo scegliermi tra “13 assassini” e “L’ultimo dei templari”, così ho virato su “Hereafter”, perché si sa, tra i due litiganti il terzo gode.

Confido in Clint Eastwood… Clint, mi raccomando, mi raccomando eh…

 

So che questa è stata una domenica molto attiva per molti Moviers, e me ne compiaccio una cifra ― il WG Mat, la Honorary Member Mic, il Fellow Fed FFF e la Dissident Ben per esempio hanno reinscenato “The River Wild”, sfidando le rapide trentine in una giornata tutta rafting; Il Fellow Doc, il Fellow Iak-the-Mate, il Fellow D e il Board hanno conquistato Malcesine e il Monte Baldo in bici e hanno imparato che talvolta si verifica questo strano fenomeno per cui Trento si allontana mano a mano che ci si avvicina; il Fellow Lore e la Fellow Patata hanno dato un party molto poco sportivo ma molto molto maggiore a Spor(t)maggiore 🙂

Quindi non voglio sottrarre altro tempo al letto. Quindi x due, eccovi i calcinacci di un riassunto là sotto, e dei saluti anticelebrativamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

HEREAFTER: Una giornalista parigina, un operaio di San Francisco e uno ragazzino londinese vengono toccati dalla morte con differenti modalità. Marie, dopo essere stata trascinata in acqua dallo tsunami in Indonesia, si trova a vivere un’esperienza tra la vita e la morte. Da quel momento la sua vita cambierà per sempre e cercherà di raccontare questa esperienza, ma pochi saranno disposti a crederle. George ha la facoltà di mettersi in contatto con i morti e per lungo tempo si è guadagnato da vivere come sensitivo. Tuttavia, convinto che “vivere a contatto con la morte non è vivere”, ha abbandonato tutto e ha cambiato vita, ma convivere con un ‘dono’ come il suo e soprattutto riuscire a vivere un sereno rapporto con gli altri si dimostra complicato. Marcus ha perso il fratello gemello Jason in un incidente stradale ed è alla disperata ricerca di alcune risposte. Nel frattempo, i servizi sociali si occupano del suo caso che si rivela più complicato del previsto. Ognuno dei protagonisti cercherà di riuscire a rispondere alle domande che da sempre assillano l’essere umano: cosa c’è oltre la morte? Come può una persona scomparire per sempre? Chi rimane come può continuare a vivere?

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Let’s Movie LXXV

Let’s Movie LXXV

LE DONNE DEL SESTO PIANO
di Philippe Le Guay
Francia, 2011, 106’
Mercoledì 22/Wednesday 22
21:30/9:30 pm
Astra

Finland-Forever Fellows,

Allora qui urge una lista di quelle classiche, punto-dopo-punto pam-pam-pam, per accogliere e arginare la calca di Moviers che preme per guadagnare l’isola felice di Letsmovieland, dove, ricordiamo, l’improbabilità regna sovrana.

Non spingete, che c’è posto per tutti…

  • La Fellow Ekatarina detta Katarì ― lei forse non coglierà la citazione pizzaiola molto 80s, ma noi Moviers molto 80s, sì; spero che la Fellow riesca a organizzare delle proiezioni di film in lingua inglese che saremo ben felici di prendere in considerazione per la programmazione letsmovieana 🙂
  • La Fellow Elisa detta Patata, Duchessa non sportiva del Ducato di Spor(T)maggiore, che per pigrizia e sonno facile non verrà mai a Let’s Movie ma che sa benissimo che “le donne sono una COSA importante” 🙂
  • Il Fellow Lorenzo detto Lore, Duca del Ducato di Spor(T)maggiore, che non verrà mai a Let’s Movie, e non per pigrizia o sonno facile, ma perché sarà impegnato a ingozzare di junkerie varie la sezione discarica “Let’s B Movie”, iniziata qualche tempo addietro dai nostri tre(sh) Piccoli Porcellin, il Fellow Andy The Situation Prestige Phelbs, il WG Mat e l’Anarco-zumi. Un Board atterrito teme possibili tresh-summit fra i quattro summonnezzati, ehm, summenzionati…
  • La Fellow Margherita del Clan CREATE-NET, che non ne potrà più di M’ama-non-m’ama e Riccardi (S)Coccianti e Faust e maestri e compagnia bella, e che per questo chiameremo Megghi. Sì, all’italiana, così, per amor d’italianità (come facemmo con il Fellow Gerri, mica Jerry) ― ogni tanto la filo-anglofonia di Let’s Movie lascia spazio al dolce stilnovo… Un grazie speciale alla Fellow Fata Jes per aver fatto da Virgilio, scarrozzando la Megghi in giro per Let’s Movie.
  • La Fellow Cristina detta Cristina Casa-Clima, preziosissimo acquisto di Let’s Movie vista l’alta expertise in materia cinematografica ― un ringraziamento speciale alla Fellow Vaniglia che ha seguito le trattative dell’acquisto, convincendo Cristina a partecipare alla proiezione di “Beyond”.
    Approfitto per chiarire un misunderstanding identitario e fare pubblica ammenda: giovedì la crapa dura del Board ha finalmente capito che la Fellow Vaniglia è Roberta mentre la Fellow Cioccolato è Elisabetta, e non viceversa! Purtroppo il Board, obnubilato da tutta ‘sta grazia dei cine-sensi, ha confuso visi, colori e sapori… Sorry, sorry, sorry e ancora sorry… Ho fatto un pastiche vanille et chocolat… 🙂

Benvenuti my baby Fellows! Come dite? Quel cartello lì vi sembra familiare? Bah non so, l’ho comprato a una svendita divina… Mi hanno spiegato che la scritta “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate” è un contrappasso…allora l’ho piantato sulla spiaggia di Letsmovieland. Carino eh?

A proposito di “Beyond”… Do la lode, Fellows, do la lode e se non fossi cauta scoccherei pure il bacio accademico… Ringrazio le citate Fellow Vaniglia, Cristina Casa-Clima (il Board molto piacevolmente colpito dal bellissimo ritardo sfoggiato) e il Fellow D, anche lui in splendido ritardo da cardiopalma.

Ma lasciatemi ricorrere a una lista punto-dopo-punto pam-pam-pam, anche per fare il punto su “Beyond”, perché da giovedì sera troppe idee mi fruni-frullano per la testa e se non le appunto, rischio di perdere il filo ― e non so se avete notato quanto tricot c’è in questa frase.

  • Inizio con il dire che perdoneremo il Fellow D per il suo “mi sarei alzato e me ne sarei andato dopo 10 minuti” in base all’articolo 2 della Cine-Costituzione, che recita: “Il Board perdonerà ogni Fellow reo di espressioni tipo: ‘mi sarei alzato e me ne sarei andato dopo 10 minuti’”. Il Board si ripromette quindi di rispettare la linea ‘perdona quei Fellow perché non sanno quello che fanno’”.  🙂 Inequivocabili anche i capi scossi e sconsolati di Roberta e Cristina davanti al Fellow D, anche loro colpite dal film…
  • Di “Beyond” si apprezzano  gli spigoli. Finalmente un film che non sceglie le smussature; niente angoli iniziali che poi, non si sa bene hellokitty come, si rivestono di gommapiuma salva-spettatore e tu, spettatore, te ne esci dal cinema come un pupo con la testa bella sana… Invece no! No! No e ancora NO alla gommapiuma! Al cinema ci si deve far male ogni tanto! Perché è con un cerotto in fronte che ti metti a tirare paragoni fra te stesso e l’altro da te, e a riflettere un po’… L’arte come mero strumento di diversione c’interessa poco ― per distrarsi ci sono il sudoku, eventualmente le pubblicità di Dolce&Gabbana. So che il 99% dei Moviers concepisce il cinema come momento di sospensione dalla routine quotidiana, e sono anche d’accordo. Ma perché non possiamo sospenderci dalla nostra vita per entrare in vite altrui che magari possano farci capire che la nostra vita, quella che a volte ci sembra tanto sciapa o brutta, forse poi tanto sciapa e brutta non è? Will you think about it, my thoughtful Moviers? 😉
  • Per gli 85 Moviers che non l’hanno visto ,“Beyond” è la storia di Lena ragazzina che ritorna a galla dal passato nel momento in cui Lena adulta deve fare i conti con la madre in punto di morte. Ma non è il solito andamento flashback-flashforward di sempre. È come se fossero due narrazioni parallele. E lo si capisce da una delle prime scene, quando Lena piccola e Lena grande nuotano insieme in piscina. La piscina è un spazio estremamente simbolico in questo film ― e per pietà vostra non mi addentro nella selvaoscura di allegorie classiche attribuite all’acqua… La piscina è il luogo in cui Lena piccola smorza la vergogna che le brucia dentro ― vergogna di avere un padre alcolizzato, una madre che nononstante botte&sim. lo ama e non riesce a lasciarlo, vergogna di vergognarsi della propria famiglia. C’è una battuta del film in cui questa sua fiamma che arde dentro a Lena è espressa in maniera molto poetica. “Brucio e brillo come una lampadina sul punto di fulminarsi. Puf. Nei miei sogni le case bruciano”. Solo lì, nelle chiare, fresche et dolci acque di una piscina, Lena riesce a mitigare quella fiamma che la consuma dentro ― e che purtroppo consumerà il fratello, condannandolo all’inedia, alla tossicodipendenza e infine al suicidio. Non è un caso che Lena adulta, dopo aver visto la madre ridotta in fin di vita all’ospedale, corra disperata alla piscina comunale, che troverà chiusa… La fiamma è quella di un tempo. La foga di smorzarla, sempre la stessa. (Sostituirà l’acqua della piscina negata, bevendo da tutti i bicchieri pieni che troverà a casa… Sono questi dettagli che fanno un film ― e il manierismo non c’entra , my 2 cents… :-)).
  • Ma è il tema dell’amore distruttivo e di-struggente, quello che più affascina… Il padre di Lena si lascia andare all’alcol, finendo per perdere qualsiasi dignità, trasformandosi in una larva disumana e violenta. E la moglie non solo subisce tutto questo, ma addirittura lo segue in questa discesa negli inferi dell’apatia e dell’auto-annullamento. Non riesce a smettere di amarlo, malgrado violenze, schifo, umiliazioni.

Sempre perché nella vita “everything is connected” (yes, Mat), ieri mi è ricapitato di sentire questa canzone… E grazie alle traiettorie immaginarie che si tracciano fra una forma d’arte e l’altra, ho pensato istantaneamente  a “Beyond”. Vi prego, prendetevi questi 4 minuti e 22 secondi e ascoltatela A PALLAhttp://www.youtube.com/watch?v=zVlH4bCwPG4

“Love is noise, love is pain, love is these blues and I’m singing again”…. I Verve cantano l’amore che è rumore, che è dolore, che è reiterata depressione… È esattamente così l’amore fra il padre e la madre di Lena, incasinato, doloroso, malato. Eppure, è amore. E anche quello filiale, di Lena per il padre e la madre, inquinato di umiliazioni, botte, soprusi. È amore anche quello. E infatti la madre chiederà di essere seppellita accanto alle ceneri del marito; e infatti Lena, alla fine, con un pianto mai pianto prima, griderà: “Lei era la mia mamma”.
L’amore, in ogni sua declinazione, è un casino. Ma è.
Board, Sara, prendi e porta a casa…

  • Lode anche al coraggio di sbattere in faccia allo spettatore con atteggiamento neutro ― e non viziato dal giudizio ― il brutto, le mutande sporche, i piatti incrostati, senza per questo indulgere nel pietismo e nella drammatizzazione fine a se stessa. Ripenso a un film come “Un gelido inverno” nato con lo stesso DNA di “Beyond” (famiglia disastrata, figlia sola contro il resto del mondo), e naufragato sugli scogli del buonismo americano… E come me la rido davanti al cadavere americano “Winter’s Bone” che cadde-come-corpo-morto-cade davanti al pesomassimo finlandese “Beyond”…

Quindi sì: Puuuuuuuuuuuuuuuuunto Finlandia!

Ma ecco, parmi udir di laggiù un “Baaaaaaaasta Board”…  Ok, ok, abbandono l’italianità trecentesca e passo al film della settimana

 

LE DONNE DEL SESTO PIANO
di Philippe Le Guay

Vi dico solo una cosa su questo film presentato allo scorso Festival del Cinema di Berlino: È UNA COMMEDIA!!
Non sarà divina, ma non ve la vorrete mica lasciar scappare?!?! 🙂

E adesso il Baaaaaasta-Board (che potrebbe trasformarsi in un insulto con pericolosissima facilità), vi ringrazia di esistere, vi immortala un riassunto là in fondo nella calce, e vi saluta con dei saluti dantescamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

P.S. Il Board ringrazia i 25 milioni di Moviers che lo scorso weekend hanno fatto il quorum a S.B. 🙂

LE DONNE DEL SESTO PIANO: Parigi, anni 60. Jean-Louis Joubert, agente di cambio rigoroso e padre di famiglia un po’ rigido, scopre che un allegro gruppo di belle cameriere spagnole vive al sesto piano del suo palazzo borghese. Maria, la giovane donna che lavora a casa sua, gli apre le porte di un universo esuberante e folkloristico, diametralmente opposto alle buone maniere e all’austerità del suo ambiente. Colpito da queste donne piene di vita, Jean-Louis si lascia andare e per la prima volta assapora con emozione i piaceri più semplici. Ma si può davvero cambiare vita a una certa età?

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“O lui o me”. “Allora lui”. – IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA

…di Pierre e Luc Dardenne, Let’s Movie LXXIII

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Let’s Movie LXXIV

Let’s Movie LXXIV

BEYOND
di Pernilla August
Svezia-Finlandia 2010, 95’
Giovedì 16/Thursday 16
Supercinema Vittoria
21:00/9:00 pm

My Yes-Men Moviers,

Assolutissimamente attacco con il saggio “Della serendipidità di Let’s Movie”.

Tu arrivi una sera, l’ennesima, credendo di trovarti da sola col caro vecchio (M)Astrantonio, impietosito dalla tua ennesimità,  e invece guarda, la Fellow Claudia The Critic e le Fellow Vaniglia&Cioccolato ti stupiscono con la loro presenza letsmovieana su una panchina antistant’Astra. E mica se ne stanno lì, con le cine-mani in mano. No, no.  Collaborano attivamente per la divulgazione di Let’s Movie attirando in Letsmovielandia Alberto, esperto critico cinematografico che seduta stante ha assunto il titolo di Fellow Alberto l’Esperto. Per incrementare la viralità di Let’s Movie, La Fellow Cioccolato Roberta ha contagiato e costretto al cinema l’amica Mila che risulta essere a tutti gli effetti la gemella bella di Stephanie di Monaco da giovane, e che per questo viene ribattezza Fellow Milanie-de-Monacò ― a questo proposito urge una rassicurazione: l’alto tasso di nobiltà tra i Fellows di Let’s Movie (Luca the First, il Fellow Marco Principino di Busa-Belair la neo-Fellow Melanie-de-Monacò) non minaccia in alcun modo alcuno la dittato-democrazia di Let’s Movie (il vostro “meno male” corale s’è sentito fin qui…) 🙂

Assolutissimamente ringrazio Alberto l’Esperto per avermi offerto una prospettiva altra su “The Tree of Life”. Il Board, che tanto aveva sofferto lo scollamento tra la storia narrata e l’apparato cosmogonico featuring  oceani, dinosauri, cieli e altri panorami Quarkiani, non aveva valutato l’intenzionalità dello scollamento.  Davanti alla bellezza suprema del creato (che, fa notare giustamente Alberto, è stato reso con immagini di repertorio, giacché inutile e vano è il tentativo di poter ricreare artisticamente qualcosa che eguagli o superi la perfezione della natura), quanto minuscola e insignificante può sembrarci la storia travagliata ma  sostanzialmente mediocre della famiglia? …Forse è più la riflessione filosofica il porto in cui you-know-Malick ci chiede di sostare…
Tante perplessità rimangono, tuttavia è innegabile che il Board a volte usi troppo la pancia nei suoi giudizi ―e tu smetti di muah-ridere, WG Mat! Ma Fellows, non c’è niente di più bellow che incontrare un neo-Movier per caso, un mercoledì sera, così, serendipitamente, e guardare il film attraverso i suoi occhi. Del resto, “solo gli stupidi non cambiano mai opinione” (copyright by James Russell Lowell, and Marco, il Principino di Busa-Belair…).

Laggiù nel vicentino, ben lontana da prati verdi, carrocci e soli alpini, abita una specialissima Senior Movier della stirpe honorarymembermichiana che ci pregiamo di avere come lettrice e che probabilmente apprezzerà la riapertura della parentesi malickiana… 😉

Come dicevo al Fellow Avvopaolo (ligissimo movie-marinaio che ha preso parte al progetto Lode-a-LOGORAMA), sono partita cauta cauta con “Il ragazzo con la bicicletta” ― diciamo che l’esperienza dardenniana “Il figlio” non ci aveva messo proprio le ali ai piedi, if you know what I mean… Poi però il film si è rivelato un piacevolissimo crescendo: si prende confidenza con la trama, si acquista velocità e si finisce per sfrecciare verso il finale con una leggerezza e un piacere assolutamente per nulla dardenniani. Voltare il capo verso le altre Moviers e vedere il sorriso sbocciare sulla bocca di Claudia e di Elisabetta, e i nostri reciproci pollici parlare la lingua dell’okay, ha sancito la conclusione in bellezza della corsa “Il ragazzo con la bicicletta” 🙂

Ci sono tante ragioni per cui questo film ha fatto centro. Una di queste, è il modo innovativo di raccontare l’incontro fortuito di due solitudini un po’ anomale ― un ragazzino problematico rifiutato dal padre, e una parrucchiera di periferia sulla quarantina. Non si sa bene come né soprattutto perché, ma i due si trovano: una coppia di calamite che si attraggono, superando il quotidiano e l’ingiusto della vita ― partner egoisti, padri egoisti. Fino a toccarsi. Fino a quel meraviglioso clack, che è il passo successivo al click ― in fondo trovare un essere con cui fare prima click e poi clack (solo il click non basta) è la quest dell’essere umano non molièramente misantrophe. La trama avanza ― come Cyrill in sella ― verso quella congiunzione finale in cui due esistenze senza particolare direzione trovano finalmente una direzione, un senso appunto.
E non è un caso (almeno non per me!), che la vicenda sia tutta imperniata sulla bicicletta di Cyrill, la vera altra protagonista del film che entra a pieno diretto nel titolo ― è la bici che fa muovere narrativamente l’azione (Samantha ritrova la bici di Cyrill e gliela ricompra: di lì parte tutto). In un certo senso la bici è Cyrill, una parte di lui, come un terzo braccio o una terza gamba. È mezzo in senso meccanico e mezzo in senso allegorico: aiuta Cyrill a spostarsi da una parte all’altra del paese e della sua vita, accompagnandolo per tutte le prove che deve superare. Una scena rappresentativa? Quando Cyrill scappa via dopo la rapina ai danni del benzinaio e pedala, pedala, pedala da Samantha… Cyrill in realtà sta pedalando via dall’errore, dalla strada sbagliata, da una vita che potrebbe essere TUTTA sbagliata, e da un dolore (il padre che non lo vuole con sé) per dirigersi verso una strada giusta, o quello che potrebbe essere l’inizio di una strada giusta, e verso l’amore che riparerà quel dolore.
Più avanti nel film, la pedalata di Cyrill e Samantha lungo il fiume e lo scambio delle reciproche biciclette sancisce l’inizio di questo nuovo inizio, che è magistralmente posticipato dall’episodio di viltà del benzinaio e di suo figlio ― be’, qui c’inchiniamo ai Dardenne, che chiudono il film in un dolceamaro che tuttavia non altera il sapore di buono del film.
Ah dimenticavo, il tutto raccontato con uno stile realistico, pulito, uno stile non-una-parola-di-troppo-non-un-gesto-di-troppo. Insomma, in questo film la scuola Dardenne mantiene il linguaggio Dardenne, ma adotta tutt’un’altra umanità. O perlomeno questo è quanto è arrivato a me ― e adesso a voi, miei poveri inermi Moviers…
Grand Prix de la Jurie approuved by the Board… E film che i miei VENUSians devono vedere, foss’anche soltanto per ciclo-solidarietà… 🙂

Prima di svelarvi il film della settimana e liberarvi da tutta questa vostra impellente trepidazione, una Breaking News da Los Angeles… Stando ai rumours, pare che l’Anarco-zumi, in uno di quei party extremely posh che è usa frequentare nelle sue trasferte californiane, avrebbe fatto capitolare Morgan Freeman. L’attore, dopo essersi fatto largo fra una folla di oltre 200 invitati, avrebbe raggiunto la nostra Anarchica e le avrebbe intonato “There’s chemistry between us”, la versione inglese della hit di Olmo “C’è simpatia fra di nooooooi”…
Dopo George Clooney lo scorso anno ―sui cui resti post-zumiani la Canalis ha pateticamente banchettato ― l’Anarco-zu avrebbe colpito ancora…
In attesa di conferme o smentite dalla diretta interessata, non possiamo che dirle, Zu, you rule…

Ora basta trepidare… Questa settimana proponiamo

BEYOND
di Pernilla August
Svezia-Finlandia 2010, 95’

Ok, prendete alla lettera il titolo, e andate OLTRE la terza riga! Svezia-Finlandia ― no, Fellow Big, non è un’amichevole ― non vuol dire solo Bergman e Von Trier…
Siatemi  Mecenate-Moviers, e date una possibilità a questa regista svedese al suo debutto registico ― che le è pur sempre valso il Premio della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia 2010…

Prima della calceviva e dei saluti, avrei una curioSItà… Ma mi SIete andati a votare oggi,, neh? Nel caso in cui non mi SIate stati Yes-Men Moviers, vi esorto CALDISSIMAMENTE a rimediare portorecanandovi  alle urne domani ― i seggi rimangono aperti fino alle 3:00 pm. (Ah quando il Board dice “esorto CALDISSIMAMENTE”, vuol dire che ha già pianificato una serie di azioni di rappresaglia nel caso in cui la CALDISSIMA esortazione venga ignorata). E non SI inSInui in voi il dubbio che vi SI voglia dire se votare o no, non SIa mai… 🙂
A questo proposito vi riporto http://www.youtube.com/watch?v=1zLgbeUch4g perché al minuto 2:20 siamo chiamati in causa…

E dopo questa brevisSIma digresSIone, vi ringrazio della pazienza (OGGI mi sono dilungata un po’, in effetti), vi calcevivo il riassunto giù di sotto e vi porgo dei saluti che oggi sono referendarianamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

BEYOND: Una mattina Lena riceve una telefonata dall’ospedale della sua città natale: la madre è in fin di vita. Questa notizia la porta a confrontarsi con la madre per la prima volta nella sua esistenza da adulta. Lena ha lottato tutta la vita per dimenticare il dolore di un’infanzia difficile; adesso è costretta ad affrontare il proprio passato per essere in grado di superarlo.

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Let’s Movie LXXIII

Let’s Movie LXXIII

IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA
di Jean-Pierre e Luc Dardenne
Francia, 2011, 87’
Mercoledì 8/Wednesday 8
21:00/9:00 pm
Astra

Meteomaledetto Moviers,

Cerchiamo di non ritornare sull’argomento maltempo nell’UNICO (come il Modello) ponte del 2011 ― penso che tutti voi, 83-e-dico-83 Fellows, ci siate ritornati anche troppo in questi giorni di schizofrenia metereologica…

Segue cronistoria del venerdì Let’s Movie LXII― e notate un po’ come il tempo presente faccia giallo americano anni ’30, e come io sia da rinchiudere 🙂

Dopo un aperitivo très très chic dalla adorata Movie-couple July Jules + Pilo, mi precipito ― macchina, tacchi e tutto ―in Via Calepina, credendo di trovare una Honorary Member Mic imbufalita per il mio ritardo. E invece, mi accoglie il Fellow Karmine (la K fa ciòvane), che nonostante i gusti cinematografici un filino dissimili da quelli del Board (per lui dieta a base di cinepanettoni vanziniani, per noi polpettoni à la Dardenne), non ha scordato Let’s Movie e si presenta puntualissimo all’appuntamento. In realtà scopro che è stato astutamente assoldato dalla Honorary Member Mic e dalla Fellow Cap, ree di un ritardo nucleare sulla tabella di marcia ― a ore 8:45 pm le due pasteggiano ancora a Los Gardolos. La nuclearità del loro ritardo è aggravata ulteriormente da piccoli incidenti di percorso rientranti nella casistica portone-del-garage-contro-paraurti-della-macchina, maniglia-del-garage-in-caduta-libera-dal-portone-del-garage, tentato-strangolamento-della-Cap-da-parte-di-un-feroce-orso-tipo-Haribo-durante-il-tragitto-in-macchina. Malgrado la casistica, la Honorary Member Mic e la Fellow Cap raggiungono Via Calepina alle ore 9:06 pm, cine-sprezzanti del pericolo ritardo come solo i Movier navigati sanno essere.

Ora prendete carta e penna e risolvete il seguente problema. La sala presenta una folla di 11 spettatori. Se di quegli undici, 4 siamo noi Moviers, 2 si defilano al settimo minuto, una è la presentatrice, e una la donna delle pulizie, quanti spettatori effettivi rimangono per la visione del film? (Da risolversi senza ricorrere a logaritmi in qualsiasi base). 🙂

“Grandi speranze” non è un film, è un reality con finalità documentaristiche. Niente voli pindarici riguardanti montaggio od originalità di mise-en-scène. Nulla di particolarmente brillante nella forma. È il contenuto che chiama. Ci troviamo davanti a due storie d’imprenditori italiani che hanno fatto, o vogliono fare, fortuna in Cina. Nel primo caso un imprenditore vuole mettere su un bisnèss di acqua frizzante e auto-documenta l’iter “dall’idea alla realizzazione” con la sua telecamerina. Nel secondo caso assistiamo al comportamento di un manager italiano davanti alla propria forza-lavoro cinese. In entrambe le storie si resta stupefatti dall’attaggiamento estremamente aggressivo dell’occidentale sfruttatutto che arriva per l’ennesima volta nell’ennesimo paese straniero (la Cina) e compra la fiducia autoctona con le perline di vetro del “Contribuiamo-a-creare-il-vostro-benessere”…

E a questo punto ti viene proprio da ricorrere all’-ismo di “neo-postcolonialismo” (copyright by the Board :-)): l’oggetto dello sfruttamento è cambiato rispetto all’epoca del colonialismo e del postcolonialismo, ma lo sfruttamento, quello NON è cambiato affatto. Una volta erano cotone e canna da zucchero, oggi sono acqua minerale e soluzioni meccatroniche. E forse non ci sarà mai fine alla dinamica del master-slave, del colonizzatore-colonizzato, che si reitera assumendo nuovi lineamenti e nuove modalità a seconda dell’epoca storica in cui si manifesta… Ci saranno sempre nuove Indie, Afriche, Cine…

Noi Moviers siamo rimasti mooolto colpiti soprattutto dall’atteggiamento autoritario dell’imprenditore italiano con lo staff cinese. Quello che doveva essere un discorso a metà tra la pacca sulla spalla rassicurante (“tranquilli, siamo qui per voi e vi seguiremo in tutto, vi aiuteremo in tutto”) e il discorso  motivazionale  ― vedi alla voce pratica della pagliacciata motivazionale come illustrata inquietantemente bene da Virzì in “Tutta la vita davanti”― si trasforma in un monito stillante minaccia e intimidazione. La battuta che meglio riassume questo dispotismo autocentrato? “Ma perché non parlate? Parlate. Io sono disposto ad ascoltare. Poi decido IO. Ma ascolto”… Ti si gela il sangue quando senti una cosa così. Ti vengono in mente balconi romani e folle di “ITALIANI!”…

Purtroppo la classe imprenditoriale è questa ― e penso con terrore ai branchi di manager rampanti che università prestigiose formano e poi sguinzagliano in giro per il mondo. Oggi ci riempiamo la bocca di paroloni come democrazia globalizzata. Ma il seme da cui la new economy è sbocciata porta con sé una componente colonialista che ci riporta dritti dritti al diciassettesimo secolo.

Meno male che “Logorama” ci ha fatto tornare il sorriso! E il Board, che cerca il sorriso di tutti i Moviers sopra ogni cosa, ha frugato il web e ha scovato questo gioiellino per voi ― http://vimeo.com/12026956. Prendetevi 16 minuti e guardate cosa il team diretto da François Alaux ha messo insieme! Una Los Angeles re-immaginata, tutta loghi (più di 2.500!), popolata di cattivi che hanno il corpo di Ronald MacDonald’s e da poliziotti Omini Michelin…. Ma il corto è tutt’altro che una semplice carrellata di marche, o un divertissement per farci giocare a chi riconoscepiù brand (anche se in effetti ci si gioca, e il divertissement c’è!). Dopo un atto criminoso (di Ronald MacDonald’s che è peggio di It di Stephen King), la Los Angeles loghizzata immaginata da Alaux finisce per sgretolarsi e implodere… E sulle note estranianti di “I don’t want to set the world on fire”…

10 e lode, François… 🙂

Questa settimana torniamo a rifornirci dalla Dardenne Bros.

IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA
di Jean-Pierre e Luc Dardenne

Calma calma, Customer Moviers… “Il Figlio” (Let’s Movie LXIX) non era stato esattamente il film più appassionante dell’anno (le Fellow Vaniglia&Cioccolato e Claudia the Critic ricorderanno…). Ma a quanto pare “Il ragazzo con al bicicletta” si discosta dal pregresso dardenniano ― chissà, forse è un po’ quello che “Habemus Papam” è per Moretti…. Potrebbe riservarci delle piacevoli sorprese. Io sono molto fiduciosa. Quindi gliela volete dare una possibilità a questi poveri brothers?? Dai, per una volta siate un po’ come il vostro Board, infinitamente magnanimi… 🙂
Poi non so quanto peso vogliate dare al Grand Prix de la Jurie che “Il Ragazzo con la bicicletta” ha vinto all’ultimo Festival di Cannes ― vista la Palma d’Oro finita a sventolare you-know-Malick, non c’è molto da fidarsi… ― ma Let’s Movie è per l’informazione, quindi informa….
Dai dai dai Fellows, via aspetto, eh ― e questa settimana non avete più ponti cui aggrapparvi.

Adesso, mentre vi apprestate a gustarvi “Logorama” e a coltivare dei meravigliosi cine-sorrisi sulle vostre labbra, io vi lascio i miei soliti mille-grazie-Moviers, vi scolpisco un riassunto in calce e vi spedisco dei saluti, meteobipolarmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

P.S. A proposito di nuclearità… Let’s Movie non fa politica, lo sapete. Noi viviamo nella nostra caverna di sogno e sogni… Ma per inciso, noi lo sappiamo cosa votare al prossimo Referendum, vero? SÌ che lo sappiamo, secondo me SÌ che lo sappiamo… 😉

IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA: Cyril ha quasi dodici anni e una sola idea fissa: ritrovare il padre che lo ha lasciato temporaneamente in un centro di accoglienza per l’infanzia. Incontra per caso Samantha, che ha un negozio da parrucchiera e che accetta di tenerlo con sé durante i fine settimana. Cyril non è del tutto consapevole dell’affetto di Samantha, un affetto di cui ha però un disperato bisogno per placare la sua rabbia.

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