Let’s Movie LXXVI

Let’s Movie LXXVI

HEREAFTER
di Clint Eastwood, USA, 2010, 129’
Giovedì 30/Thursday 30
21:00/9:00 pm
Supercinema Victor Victoria

Feste-Vigiliane-ma-anche-no Fellows,

Sopravvissuti alle trentatremila stranezze che popolano Trento in questi giorni, fra cui donzelle con tacco dodici e messeri in Nike, lotte feudali combattute per vincere una polenta e un diluvio universale di noiosissimi fuochi d’artificio, eccoci qui ad accogliere l’ennesima schiera di appassionati che sgomitano per entrare in Let’s Movie.

Nota a parte per i Moviers non trentini: si narra che le Feste Vigiliane perseguitino i cittadini della città da generazioni e generazioni. I Moviers trentini, splendidamente cinici per loro natura e conformazione, hanno guardato alle celebrazioni di questi giorni con un atteggiamento di sufficienza che il Board ha splendidamente adorato… Unico evento done, la notte bianca, conclusasi dappertutto verso le 2:30 am ― dappertutto tranne che nella piazza dietro casa del Board, in cui s’è sparato musica tunz-tunz-tresh fino a orari improbabili…. Lucky Board….

Oggi si sancisce ufficialmente la cine-friendship di Let’s Movie con il Festival Schermi d’Amore di Verona, nella fattispecie con la Fellow Cecilia detta Pasta&Ceci e il Fellow Alessandro detto Pony Pizza, conosciuti grazie al veronissimo WG Mat ― che per una volta si è reso utile con un’iniziativa molto prestige.
Schermi d’Amore, festival cinematografico del cinema sentimentale e melò, quest’anno sarebbe giunto alla sua 15esima edizione se la mancanza di fondi non ne avesse determinto la soppressione. A questo proposito visitate “ScherNi d’Amore”, il blog troppo avanti che il Fellow Pony Pizza ha realizzato per esprimere il dissenso verso questa decisione del direttivo culturale veneto.
Il Board, sempre pronto a sfoderare l’amato kalashnikov per difendere cultura e cinema, esprime tutta la solidarietà del caso ai neo-Fellows veronesi: guardate, il clan dei Perbellini&co. si sentano pure fortunati che Verona è fuori dalla giurisdizione letsmovieana, altrimenti avremmo mobilitato tutti i nostri antamilamilioni di Fellows ― con antamilioni di amati kalashnikov. E ricordate Fellows-from-Verona, Let’s Movie è con voi nella lotta! 😉

Do il benvenuto, e con grande piacere, al Fellow Filippo detto Fiiiiiiiii, reggiocalabrese entusiastissimo della vita, trapiantato a Pisa, trasferito a Los Angeles e rimbalzato poi a Malta, che abbiamo conosciuto quando lavoravamo in quell’universo di follia ministeriale che era l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles… Fiii, lov, qui sono il Board, ma mantengo pur sempre la carica di Direttore e Coordinatore d’Area (nonché Jennifer). 🙂

Lasciatemi dare il bentornato all’Anarco-zumi, che dopo aver steso Morgan Freeman a Los Angeles, ha fatto pure breccia nel cuore di Jimmy Capland a New York― Come dite? Chi è Jimmy Kaplan?! Chi è Jimmy Kaplan??!!
Zu, ma chi è Jimmy Kaplan??!!

Mercoledì arrivare allo spettacolo delle 9:30 pm è stato un miracolo. Tutta colpa del ritardatarissimo WG Mat, e del suo scatto ancora molto molto brocco ― ah quanto deve imparare dallo scattante Andy-the-Situation-Phelbs… (Ovviamente il ritardatarissimo Board non è perseguibile di cazziatoni, in quanto Board).

Fortunatamente qualcuno di più disciplinato in Let’s Movie c’è: l’Honorary Member Mic, con tutta la sua honorarymembermicness, era bell’e pronta in platea ― bell’e pronta sia per cazziare i due ritardatari sia per spararsi la pennica al 56esimo minuto…. In pole-position anche la Fellow Claudia The Critic, che siamo lietissimi smaltisca gli effetti indigesti del teatro trentino seguendo la dieta 100% fat free di Let’s Movie.

“Le donne del sesto piano” ci voleva proprio, Moviers ― veniamo da settimane di kili malickiani e litri di varechina finlandese… Il film di Le Guay è una delizia. Una vera DE-LI-ZIA. È una commedia ― ma non una commediola ― che si scarta come un cioccolatino e sa di buono fino alla fine.

Il film osserva i meccanismi tra una comunità di donne delle pulizie spagnole che abita il sesto piano del palazzo della famiglia Joubert ― fenotipo perfetto della borghesia francese dei primi anni ’50. Questa comunità di spagnole ― e la sua incarnazione diretta, la bella, ragazzi bellissimissima, Maria ― romperà l’equilibrio di cartapesta della famiglia Joubert e porterà il capofamiglia Jean-Louis a rivedere un po’ tutta la sua vita casa-ufficio-ufficio-casa. Non c’è nulla di volgare o morboso in questo film. Non è la solita trametta del padrone che si invaghisce della serva esotica ― anche se una lettura in chiave postcolonialista di questo film sarebbe estremamente interessante, ne convengo con voi… E non è nemmeno il romanticume buonista di “Jane Eyre”, o il torbidume un po’ razzista di “Jefferson in Paris”… Il sentimento che sboccia tra Jean-Luois e Maria è delicato, fatto di piccoli gesti, di sguardi. Intensissima la scena in cui Maria, per spiegargli come si pronuncia il suono aspirato CH in spagnolo, gli prende la mano, se la porta al collo e gli fa sentire il suono  fuoriscire fisicamente dalla gola… Il modo in cui Jean-Louis la tiene per il collo è estrememante sensuale e presagisce un bacio, ma senza mostrare nulla. È soltanto un accenno, un desiderio non detto, ma manifesto. Questa è la delicatezza. Alludere a un desiderio, ma senza manifestarlo “pornograficamente”… La doccia di Maria, poi, non ha nulla di edwidgefenechiano, né lo sguardo rapito di Lean-Louis ha nulla di Alvaro Vitali dietro il buc(i)o della serratura… L’istantanea è un piccolo tableu vivant di poesia fisica…

Il film apre tante porte su tanti argomenti. La discriminazione nei confronti dell’immigrato, senza il quale tuttavia le vite della middle-class non andrebbero avanti…  Per caso tutto ciò vi suona famigliare? Visualizzate badanti slovene, raccogli-melinde africani e inservienti polacche? L’oggi non è tanto diverso, eh…  Basta solo ascoltare le scale di un ufficio dopo le sei, o i campi maturi a settembre, o anche solo usare lo spogliatoio di una piscina trentina: le lingue che senti sono tutte straniere ― immigrate. In “Le donne del sesto piano” siamo in Francia, gli anni sono i 50 e le filippine cui siamo abituati noi sono spagnole, ma la dinamica è la stessa. Servi vs padroni. Soffitte vs piani nobili. Quello che mi piace di questo film è la possibilità dell’avvicinamento fra servi e padroni, soffitte e piani nobili ― dopo tutto questa è una favola, e ogni tanto è bello favoleggiare…. Jubert inverte/sovverte un ordine. Lascia lo spazio del controllo e dell’inquadramento borghese (godendo dei mille agi ivi annessi) e si dirige verso lo spazio della spontaneità e del contatto umano (accettando i mille disagi ivi annessi). Sarà proprio in quel luogo, tra comari spagnole, pettegolezzi e paeille in compagnia,  che Jean-Louis “si sentirà a casa per la prima volta”. Questo ci fa vedere il ruolo di Suzanne ― moglie di Jean-Louis e fenitipo della sposa borghese perfetta ― con occhi ora critici, ora tristi. All’inizio, noi spettatrici del 2011 la guardiamo con la superiorità delle donne del 2011 ― lei che si fa servire e riverire, lei che passa la giornata tra bridge e nulla, lei che ci fa vergognare perché, cavolo, ci siamo fatte un mazzo tanto per infrangere l’immagine della donna soprammobile (e il mazzo , se permettete, ce lo stiamo facendo ancora oggi). Poi però anche lei, la “scopa” Suzanne ―alta, bionda e segaligna ― sbatte contro la vacuità della propria vita e apre gli occhi davanti alla cartapesta borghese che ha avvolto lei e il marito per tutti quegli anni. È un personaggio triste, ma è utile che sia stato ritratto.

Forse in certi momenti la spagnolità delle cameriere è un po’ troppo calcata ― calcolate inoltre che il mood è leggero, da favola. È stato senz’altro questo eccesso di buon umore e positività a far nascere alla nostra Honorary Member Mic (regina assoluta della spietatezza veneta) il seguente, lecitissimo dubbio retorico: “Ma tutta ‘sta gioisità per fare un lavoro di m_  _ da???”. Come le ho sussurrato in risposta, tutto sta nei livelli di m_ _da, Mic… 🙂

Infine lasciatemi firmare un elogio all’attrice che interpreta Maria, un faccino tra Bambi e Audrey Hepburn che spero di rivedere presto in altri ruoli. She is simply adorable.

E su questo, passiamo al sofferto film della settimana

HEREAFTER
di Clint Eastwood, USA, 2010, 129’

Il Board schifò letteralmente il film quando uscì l’anno scorso, quindi si parte già prevenuti…. Ma la stiticissima, scarsissima, tristissima programmazione trentina ha ordito una bella congiura ai danni letsmovieani e ci ha costretto a scegliere il male minore… Purtroppo non sapevo scegliermi tra “13 assassini” e “L’ultimo dei templari”, così ho virato su “Hereafter”, perché si sa, tra i due litiganti il terzo gode.

Confido in Clint Eastwood… Clint, mi raccomando, mi raccomando eh…

 

So che questa è stata una domenica molto attiva per molti Moviers, e me ne compiaccio una cifra ― il WG Mat, la Honorary Member Mic, il Fellow Fed FFF e la Dissident Ben per esempio hanno reinscenato “The River Wild”, sfidando le rapide trentine in una giornata tutta rafting; Il Fellow Doc, il Fellow Iak-the-Mate, il Fellow D e il Board hanno conquistato Malcesine e il Monte Baldo in bici e hanno imparato che talvolta si verifica questo strano fenomeno per cui Trento si allontana mano a mano che ci si avvicina; il Fellow Lore e la Fellow Patata hanno dato un party molto poco sportivo ma molto molto maggiore a Spor(t)maggiore 🙂

Quindi non voglio sottrarre altro tempo al letto. Quindi x due, eccovi i calcinacci di un riassunto là sotto, e dei saluti anticelebrativamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

HEREAFTER: Una giornalista parigina, un operaio di San Francisco e uno ragazzino londinese vengono toccati dalla morte con differenti modalità. Marie, dopo essere stata trascinata in acqua dallo tsunami in Indonesia, si trova a vivere un’esperienza tra la vita e la morte. Da quel momento la sua vita cambierà per sempre e cercherà di raccontare questa esperienza, ma pochi saranno disposti a crederle. George ha la facoltà di mettersi in contatto con i morti e per lungo tempo si è guadagnato da vivere come sensitivo. Tuttavia, convinto che “vivere a contatto con la morte non è vivere”, ha abbandonato tutto e ha cambiato vita, ma convivere con un ‘dono’ come il suo e soprattutto riuscire a vivere un sereno rapporto con gli altri si dimostra complicato. Marcus ha perso il fratello gemello Jason in un incidente stradale ed è alla disperata ricerca di alcune risposte. Nel frattempo, i servizi sociali si occupano del suo caso che si rivela più complicato del previsto. Ognuno dei protagonisti cercherà di riuscire a rispondere alle domande che da sempre assillano l’essere umano: cosa c’è oltre la morte? Come può una persona scomparire per sempre? Chi rimane come può continuare a vivere?

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Let's Movie LXXVI, 10.0 out of 10 based on 1 rating

4 Comments

  1. Oh che errore “virare” su Hereafter… Personalmente l’ho trovato piuttosto deludente. Passo alla prossima volta, scegli bene ;-)))
    Carino invece “Le donne del sesto piano” (visto in “solitaria” questa volta) condivido la tua lettura!
    Comunque buona visione, l’inizio è piuttosto di effetto, poi… un lento calare!
    Roby

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    • Mamma mia, Fellow Vaniglia, non mi dire cosi’! 🙁 Sara’ una carneficina… Tipo Clint Eastwood stroncato dopo il quarto minuto dalla cine-mannaia del Board… Speriamo almeno che Matt Damon non abbia aggiunto kg su kg (ci risulata che da “The Bourne Ultimatum” in poi la sua schiena venga spesso utlizzata come portaaerei)…

       

       

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      • The Critic |

        Carissime,
        d’accordissimo con voi su Hereafter, già visto (ahimé) quando uscì nelle sale…
        Non avevo dubbi, mio caro Board, sulle tue impressioni post delirio di un anziano con la morte alle calcagna… e allora addolciamola il più possibile, e il più insensatamente possibile, va’…
        Non sono mai riuscita a sintonizzarmi sul pensiero dicotomico post-repubblicano – tutto U.S.A. – del vecchio “pistolero pentido” Clint, tra il bene (sempre tutto da una parte) e il male (sempre tutto dall’altra). I personaggi dei suoi film mi sono sempre apparsi quasi come caricature di concetti universali quali, appunto, il bene e il male (Hilary Swank in Million dollar baby e lo stesso Clint in Gran Torino ne sono l’esempio più lampante). Sarà probabilmente un mio limite “europeo” tutto sfumature di grigi.. Però, bah, boh…:-)
        Ma qui, in Herafter, siamo anche oltre quel bene e quel male… Maddeché-ahò???, direbbe il buon caro Guzzanti… e ci mancherebbe poi che Clint con la professionalità e i soldi che ha non riuscisse a restituire un bello tsunami (ma, appunto, la categoria “effetti speciali” sta al Baord come la rottura Clooney-Canalis sta a Clooney, citandoti, caro Board).
        Tutto questo per dire che quel film mi infastidì talmente tanto, che solo a sentirne riparlare da voi mi è risalita tutta l’avversione, e devo dire anche tutta l’incapacità di comprendere un percorso registico che a me pare un cammino di espiazione di chissà quali, waspamente parlando, irrisolte colpe, e di catalogazione umana in categorie stagne.
        Spezzo una lancia a favore della brava e bellissima Cécile De France (ritrovata poi nel recente film dei Dardenne), e confesso al Board che sta diventando la mia scrittrice preferita del nuovo millennio. Bravaaaaaaa!!!!!! 🙂
         
         
         

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  2. ma vedo che non ci sono links! allora il sito gemellato e’ http://www.schernidamore.com gestito da ale pony pizza. Aggiungo anche http://amicidelfestival.com/ che e’ sempre gestito appunto dagli amici del festival!

    grazie per questa occasione di cinefratellanza 🙂 cinema is bigger than life 😉

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Trackbacks/Pingbacks

  1. Let’s Movie LVXXVIII | Lets Movie! - [...] leggetelo, e poi ditemi se la sua cine-identità regale di “The Critic” non è azzeccata… http://www.letsmovie.it/2011/06/lets-movie-lxxvi/#comments Vedete, quando mi…

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