Posts made in luglio, 2011

Let’s Movie LXXIX and Bye-Bye Board :-)

Let’s Movie LXXIX and Bye-Bye Board :-)

PORCO ROSSO
di Hayao Miyazaki
Giappone, 1992, 94’
Cortile Interno di Palazzo Thun

Via Belenzani 19
Giovedì 21/Thursday 21
21:30/9:30 pm
Ingresso/Ticket Euro 3

 

My Marvellous Mathusalem & Mojito Moviers,

Contenuto: 5.000 mg di mail pari a 5.000 kg di cose da dire
Effetti indesiderati: sonnolenza, secchezza delle fauci, irritabilità con il Board
Consigli d’uso: assunzione in concomitanza con 250 ml di Mojito per combattere gli effetti di sonnolenza, secchezza delle fauci e soprattutto, irritabilità con il Board.

Tutto comincia con una telefonata dell’Anarco-zumi. “Fru sei da sola stasera?”.
La Zu sarà anche anarcoide e sciupa-Clooney/Freeman-a-seconda, ma una domanda così, per informarsi sull’eventuale solitudine boardiana e per avvertirmi della stanchezza anarco-zumiana, risolverebbe anche quel fastidioso problema di pessimismo intimo al povero Giacomino Leopardi, credetemi. E pensate, il Board, scellerato, la ripaga sconsigliandole il look Yves Saint-Laurent… Ingrato Board!

Il vento di ponente (o levante? Sì be’ da dietro insomma) mi trasporta da casa fino ai Giardini Santa  Chiara. Dopo aver pensato “fico ‘sto sistema, zero fatica”, mi dico “va be’, almeno non piove”. Di lì è 4 secondi primi, nemmeno il tempo di mettere piede nel giardino, il cielo si apre e con lui uno spettacolo d’impatto biblico… Mi faccio sbocciare l’ombrello rossoboard sopra la testa e raggiungo il tendone giusto in tempo per godermi una scena irreale.
L’irrealtà si concentra sostanzialmente in due punti: 1. Il posto gremito di spettatori in un mercoledì sera pre-bufera annunciata; 2. La trasformazione da gremiti a grotteschi degli spettatori seduti quando le raffiche di vento forza 8 si abbattono lateralmente contro l’area coperta dal tendone, costringendoli ad aprire gli ombrelli (da seduti !) e a lottare contro la furia degli elementi ― esempio riuscitissimo di meta-copertura, non c’è che dire: sotto l’ombrello sotto il tendone sotto il diluvio, ammappa.

Io m’infilo tra la calca in piedi, in fondo, riparata a occidente (o oriente? Sì bé a sinistra insomma) da un edificio bravissimo che mi salva dal lavaggio laterale. Con queste condizioni meteo temo l’arrivo della Honorary Member Mic ― cioè, la reazione da Abominevole-Mic-delle-nevi… Ed eccola lì che arriva, mi intercetta tra la folla col suo radar rintraccia-Board-elimina-Board e mi lancia quello sguardo falettiano io-uccido che fa di lei la cecchina leader del triveneto. Nel frattempo le Fellow Vaniglia&Cioccolato e la Fellow Claudia The Critic portano avanti la missione top-secret “Let’s  Movie sotto copertura conquista il Perù” e si dispongono in punti diversi del quadrilatero senza unirsi al Board e alla Mic. Come da strategia per mantenere la segretezza della mission, l’indomani avrebbero riportato pubblicamente le impressioni fingendo incredulità, stupore, financo (aridanghete ‘sto financo) sgomento, — “Ma come, Baord, ma non c’eri??”.

Be’, eccellente lavoro, Fellows! Dichiaro compiuta la missione! Abbiamo mantenuto la segretezza e conquistato il Perù sotto copertura! Il Risiko ci fa una Middleton. 🙂

Purtroppo la situazione schizofrenica — Perù dentro, furia degli elementi fuori — mi ha scatenato una strana forma di ridalora tremens, che mi ha impedito di concentrarmi seriamente sulla musica. Anche la lingua è stato uno scoglio non da poco per la sottoscritta, che non va molto oltre i classici besame-mucho dei cliché iberici, per quanto la musica cavalchi ben altri canali comunicativi oltre la testualità, si sa.

La musica di Susana Baca, proprio perché musica della diaspora, sgorga dalla tribolazione, e lo si sente. Segue lo stesso percorso di sofferenza che ha generato il blues nell’‘800, i campi di cotone pieni di schiene ricurve che mormorano una melodia, che diventa un canto, che diventa incanto. Susana è una signora talmente raffinata, ha un’eleganza espressiva così sofisticata che ti risulta difficile associarla a quel passato. Ma quel passato vive proprio in lei: è discendente diretta della diaspora africana che all’epoca dell’ impero spagnolo portò in Perù, così come nei Caraibi, migliaia di schiavi — scusate ma la cultura postcoloniale nera mi sta particolarmente a cuore, tutti i miei Fellows più affezionati lo sanno e risanno….

In un’intervista al Corriere della Sera, Susana ha dichiarato: “Mi sono proposta di riscoprire le basi del nostro passato ― conoscere i miei antenati, sapere chi erano miei nonni. Volevo assicurarmi che non fossimo soltanto dei buoni calciatori o dei cuochi, ma che avevamo anche una cultura che aveva contribuito alla costruzione di una nazione». L’idea di fondo, quella dell’abolizione del luogo comune (America Latina uguale fabbrica di Pelé in scatola) in favore della ricostruzione di un’identità oro-culturale di un popolo fa della sua musica un atto sociologico oltre che esclusivamente artistico. Ora che scrivo qui, mi pento di non aver ascoltato più attentamente le sue canzoni (mannaggia Mic, che discole siamo state!! :-)). Ma mi consolo con l’idea che quel shopping-center gratuito chiamato Youtube mi aiuterà a rimediare…

Sono orgogliosa di chiudere la parentesi su Susana Baca con le parole della Fellow Vaniglia (la nostra Baby Blog(lov)er per eccellenza), che ha notato “le strepitose note dei raffinatissimi musicisti e la voce suadente e la dolcezza di Susana Baca”, e con il commento della Fellow Claudia The Critic, “ENCANTADA da quella meravigliosa farfalla verde-azzurra che svolazzava sul palco con la leggerezza e la forza delle origini. Che donna, che canzoni: mi sono innamorata in meno di un minuto :-)”.

Mamma mia, che marvellous Movier siete!! Ah, riguardo alle due possibili papabili che vi hanno accompagnato e che non ho conosciuto (sempre per via della mission sotto copertura), vi prego di portarle quanto prima. Che me le pappo. 😉
E magari la prossima volta rinunciamo alle missioni segrete e il Board si fa un bel paio di occhiali… 🙂

Questa settimana mi canto troppo “Happy Board-day” da sola, perché sono troppo happy! 🙂 Let’s Movie vi propone un film che era rimasto pochi giorni all’Astra l’inverno scorso e che ora ritorna grazie all’iniziativa “Cinema in cortile 2011 – Film sotto le stelle”…

PORCO ROSSO
di Hayao Miyazaki

Dopo il film d’animazione “Toy Story 3”, Let’s Movie bissa con una pellicola d’autore che ha già sollevato l’interesse di diversi Moviers ― mai fummo perdonati dal WG Mat per non averlo proposto quest’inverno…Be’, a volte basta lo zampino della Trentino Film Commission ― Anarco-zumi power, e scusate se è poco…

E ora è un po’ difficile perché è l’ora del “Bye-Bye Board”… Vi saluto, Moviers! Let’s Movie chiude per una decina di giorni (non di più eh, si riapre l’1 agosto), per permettere al Board di compiere la “Missione Sardegna Parte II”. Lo scorso anno i Movier marinai ero stati l’Anarcozumi, la Fellow Giuly Jules, il Fellow Pilo, il Fellow Fritz Vogue e la Fellow Fausta Irrequieta I ― compagni di viaggio splendidi e pazienti con lo spericolato Baord in versione spericolato-da-spiaggia. I Movier marinai di quest’anno comprendono l’AvvoPaolo, l’AvvoAbo, il Re-di-Denari Marcello ― che attirerò ben presto nella rete Let’s Movie ― e l’Anarzo-zumi che pendolerà tra la Gallura di sotto e la Gallura di sopra.

Il Board:

  • promette ai Movier marinai passati e futuri di non spingersi al largo come l’anno scorso, rischiando l’intervento di Mitch Buchannon direttamente da Santa Monica.
  • promette alla Fellow Cavallapazza Cavalleri di attraversare canali navigabili solo ed esclusivamente con un pallone segnala-Board attaccato al bikini, per quanto antiesticissimo
  • promette alla Fellow Fausta Irrequita 1 di non circumnavigare l’isola a nuoto senza di lei (senza di lei non si circumnaviga nulla)
  • promette al Fellow Iak-the-Mate di non conquistare di corsa le vette del Gennargentu senza di lui (senza di lui non si conquista nulla)
  • promette al WG Mat di stare tranzolla, e di guardare il più possibile la luna sbadigliare ― che sbadiglia sempre, e che sì, forse è stata calpestata solo dai sogni dei sognatori, altroché Armstrong…
  • promette al Fellow D e al Fellow Doc, che stanno girando “Puglia coast-to-coast”, di non svelare mai il loro segreto 🙂
  • promette alla Honorary Member Mic di non fare il sergente di Full Metal Jacket con i Movier marinai ― il sergente di Full Metal Jacket lo faccio SOLO con lei, special treat 🙂

Ora, io non so come farò senza di voi, my baby boy&girl Moviers…Dico sul serio… Però ho pensato di lasciarvi un regalino http://www.youtube.com/watch?v=qMZL9pd4Q8M I meriti per aver scovato questo gioiellino di sonorità tutto romance anni ‘80 vanno al nostro Davide, il Fellow Testone dei guys di Los Angeles, che si occupa egregiamente della sede distaccata di Siena e Roma, e che ringrazio perché ci segue sempre ― mi sono anche giunti dei messaggi MAE riguardanti l’ottimo lavoro di monitoraggio svolto da Andrea, il Fellow Giak, nel trevigiano, e sono certa che il Fellow Mario the Eraserhead faccia lo stesso nel lodigiano… Ma sloppy dove, Guys?!

Il testo è tutto per voi:

I’m sorry, but I’m just thinking of the right words to say. (I promise)
I know they don’t sound the way I planned them to be. (I promise)
And if I have to walk the world to make you fall for me,
I promise you, I promise you I will…

Torno presto… I promise… 🙂

Ed ora, in qualità di Bye-Bye Board, aggiungo un “No-Moviers-No-Cry” (!!), v’impasto un riassunto giù da basso, ringrazio il Mathusalem che è in voi per la pazienza che avete con me, e questa volta trasformo i classici saluti finali in un augurio di vacanze marvellosamente cinematografiche…

Let’s Movie
The Board

 

PORCO ROSSO: Alla fine della prima guerra mondiale gli aviatori, ormai disoccupati, diventano “pirati del cielo” seminando il terrore con l’attacco delle rotte navali sull’Adriatico. Marco Pagot, alias Porco Rosso, per via del suo volto che per effetto di un misterioso incantesimo si è tramutato nel muso di un maiale, è un cacciatore di taglie che, con il suo biplano rosso fuoco, si presta a contrastare i pirati e a recuperare quanto viene da loro rubato. I Pirati del cielo, stanchi di essere perennemente inseguiti da questo “giustiziere” a pagamento, decidono di eliminarlo. Per farlo si servono di Donald Curtis, un bellissimo aviatore americano privo di scrupoli. L’incontro tra i due rivali avviene in un ristorante dove Marco è a cena con Gina, un’affascinante cantante di cui l’aviatore è sinceramente innamorato. Anche Curtis rimane senza fiato dinanzi alla bellezza di Gina e cerca in ogni modo di conquistarla. Quando l’aereo di Marco viene abbattuto, ad aiutarlo accorre Fio, la figlia 17enne del costruttore di aerei innamorata di lui che gli offre di aiutarlo se potrà accompagnarlo nella sfida decisiva contro Curtis. E quando il prestante aviatore inizia a corteggiare anche Fio giunge l’ora della battaglia.

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Let’s Movie LXXVIII

Let’s Movie LXXVIII

L’ANIMA DEL PERÙ NEGRO
SUSANA BACA IN CONCERT

Mercoledì 13/Wednesday 13
Giardino Santa Chiara
21:30/9:30 pm
Ingresso gratuito/Free entry

 

Muchachos Moviers,

Se una notte d’estate un Board si apprestasse a raggiungere il Victor Victoria e gli scoppiasse un diluvio pseudo-universale l’istante in cui lui/lei/loro e altri Movier mettono il piede fuori casa, come la metteremmo?

Mi rendo conto che i vageggiamenti “se-una-notte-d’inverno-un-viaggiatore” fossero più appealing, ma cosa volete farci? È luglio, questo è il resoconto del Let’s Movie di giovedì scorso e Calvino non si imita neanche per celia (celia??).

Mi sono data per spacciata quando alle 9:01 pm, in giro di perlustrazione della galleria al Victor Vicrtoria, non ho trovato, come da accordi, la Honorary Member Mic e la la Fellow Milena Miles&More (così chiamata dopo il road-trip ungherese dell’anno scorso :-))… Figurandomi scenari apocalittici con tsunami eastwoodiani abbattuti su Roncabronx e le due povere Moviers in balia dei flutti, sono uscita dalla galleria tutta sconsolata. Ma d’un tratto chi mi arriva alle spalle? Una Movier che il Board — per l’occasione “Mannaggia-Board” — non ha mai accolto ufficialmente su Let’s Movie Island! La Fellow Arianna detta Aripi — dea della Bontà e ora capirete il perché — mi si avvicina con grazia, notifica ligissimamente la sua presenza e financo (financo??) confessa di leggere sempre le mail domenicali (visto Fellow Big che non sei l’unico?!)… Mentre le balbetto una risposta, confusa e felice a livelli carmenconsolari, scorgo all’orizzonte la Honorary Member Mic e la Fellow Milena Miles&More, uscite incolumi dal diluvio pseudo-universale.

E allora pensi che sì, se una notte d’estate un Board riuscisse a raggiungere il Victor Victoria, avrebbe l’onore d’incontrare tre Moviers victorvictoriose che tirerebbero fuori Calvino da un giovedì qualunque…

Non mi soffermerò sulle lamento-minacce espresse dalla Honorary Member Mic e della Fellow Milena Miles&More tipo “se-il-film-fa-schifo-ce-la-paghi-farci-uscire-con-‘sto-tempo-ma-ti-rendi-conto”&sim. Mi soffermo invece un attimo sul “Ma tu quando scrivi le email, ti droghi?” che Milena mi ha rivolto a bruciapelo, lasciandomi piacevolmente di stucco ― è un quesito che, strano a dirsi, mi sento rivolgere abbastanza spesso 🙂 …. Tranquillizzo tutti i Moviers che no, il Board non si droga (il marshmellow e lo sport non rientrano ad oggi nell’elenco delle sostanze stupefacenti proibite) e che le mail domenicali le scrivo mentalmente mentre corro/cicletto/nuoto — Fellow Iak-the-Mate a testimonianza — e poi le metto nero su bianco in momenti diur-notturni, a seconda… Quindi no, non c’è una Rehab che possa curarmi (come quella di Clint E., per intenderci), purtroppo dovrete subire queste crisi calligrafiche che colgono me e colpiscono voi… Anche perché io non ho la minima intenzione di aprire le frontiere del cine-regno letsmovieano — Schengen what?! ― e liberare i miei Moviers… E qui una bella risata crudeliademoniaca ci sta tutta…

Dunque “Non lasciarmi”… No no, lasciami pure, per carità… Perché, uff, che fastidio quando il muscolo c’è tutto e la spinta manca… Con muscolo intendo la sostanza, la storia, e con spinta, be’ il mezzo-motore che si è scelto di adottare. Il film ammazza la fabula, stronca la suspence e narcotizza gli animi, rivelando suppergiù al 14esimo minuto chi (cosa?) sono questi “strani” ragazzi protagonisti… Ma come? Ci si gioca tutte le carte così? Si sputa sopra tutto ‘sto thrill-ben-di-Dio messo nero su bianco dal buon Ishiguro? Il romanzo mantiene l’ambiguità e rispetta il non detto fino a metà libro, il film invece brucia tutto subito… Nel caso in cui il regista non abbia voluto intenzionalmente realizzare un thriller, mi domando cosa abbia voluto realizzare…. Un fanta-dramma? Se sì, assolutamente senza sale. Perché è questo che gli è uscito, secondo me — e anche secondo pubblico&critica visto le lacrime versate dai botteghini l’inverno scorso quando uscì nelle sale. Più che parlare del film in sé, sarei tentata di parlare del muscolo, dei temi che Ishiguro ― più che Romanek ― ha trattato. Pensate a un mondo in cui ci sono esseri originali di seria A e brutte copie di serie B, e le brutte copie di serie B servono solo per fornire pezzi di ricambio agli originali di serie A quando gli originali di serie A si ammalano o si rompono… Ora che scrivo questo pensiero, inquietante e disumano, penso al traffico di organi, ai ladri di bambini, ai reni che girano gli aerei del mondo comodamente adagiati nelle Louis Vuitton degli originali di serie A… La fanta-fabbrica di corpi viventi immaginata da Ishiguro non è affatto fanta. Certo fa specie vedere — proprio con gli occhi veri, non solo con quelli dell’immaginazione — una progettualità mercificatrice di questo livello. Vedere anche le cicatrici comparire sui corpi dei protagonisti. Vedere Keira Knightley —brutalmente bella con quella frangia e quegli zigomi Gillette — vederla cadavere, il fegato sigillato in busta chiusa lì accanto, e soprattutto vedere Tommy, uno dei protagonisti giunto alla fase del “completamento”, sdraiato sul tavolo operatorio e maneggiato dalle mani grifagne (grifagne??) dei dottori, come fosse  una preda, un uccellino pronto allo scempio…

Ma come ripeto, qui potremmo farci un tema di maturità sulla clonazione e sul riciclaggio degli organi. E su quanto i bisogni dell’umano (inteso come corpo, fisicità) sconfiggano tristemente l’Humanitas (intesa come valore classico di tolleranza e rispetto). E su quanto lo scenario estremo dipinto dalla storia — allevamenti in batteria di uomini come galline, cittadini di prima e di seconda classe, fegati&cornee tanto al kilo — ricordino dittature lontane e vicine (e non mi sto riferendo alle amabili cine-dittature…). E su quanto la sfruttabilità — l’atteggiamento intendo — sia radicato in primis nella natura umana, e poi adottato dalla società. E questo sì, cine-ragazzi miei, ci deve far tremare le ginocchia… Sto parlando del pozzo nero, del lato oscuro dentro di noi popolato da tutto il nostro egoismo, dall’io-che-abusa-il-tu… Insomma tutto un fuoco di fila di considerazioni che si distaccano dal film in sé. E quando cominicano i fuochi di fila sugli argomenti trattati da un film distaccandosi dal film, allora significa che il film in sé non è. Tornando alla metafora motoria con cui ho aperto il discorso, “Non lasciarmi” risulta cinematograficamente paralitico ― non cammina. Tutto muscolo. Niente spinta.

E dopo questo po’ po’ di pappardella senza ragù sull’anatomia di un film, passiamo al film della settimana, che, pampulupimpulumparimpampum, non è un Let’s Movie qualunque, ma è un Let’s MovieMusic to Peru!

L’ANIMA DEL PERÙ NEGRO
SUSANA BACA IN CONCERT

Guardate Moviers, io volevo a tutti i costi proporre “Trasformers 3D”, ma il Fellow Gerri si è opposto con tutto se stesso. Allora, visto che anche le sale trentine propongono digiuno&astinenza e non offrono nulla di papabile ai miei golosi Fellows, ho pensato che una serata-concerto a base di South-american sound in questo (Antonio-fa) caldo, e la possibilità di trasformare i Giardini Santa Chiara in una plaza latina fosse una proposta dalla portata immaginifico-cinematografica sufficientemente juicy… (sì sì, quello che sentite è lo scricchiolio delle mie unghie sul vetro della vostra perplessità… :-)).

Tra l’altro Susana Baca non è mica una Lady Gaga qualsiasi. Leggo dal sito del Santa Chiara che è “la più prestigiosa ambasciatrice della musica peruviana nel mondo e senza dubbio una delle voci più belle della tradizione sudamericana” ― oltre ad essere donna di grande fascino, carisma e cultura. Ora, chiudete gli occhi e sentite qui la sua versione di “Summertime”, che definirei “enticing”… http://www.dailymotion.com/video/xfpzo7_susana-baca-summertime_music c … Portatevi un paio di scarpe comode (anche un sudamericano, se ne disponete) che, all’evenienza, bailamos… 😉

Vorrei spendere ora due paroline per il commmento postato dalla nostra Fellow Claudia The Critic su “Hereafter” — leggetelo, e poi ditemi se la sua cine-identità regale di “The Critic” non è azzeccata… http://www.letsmovie.it/2011/06/lets-movie-lxxvi/#comments
Vedete, quando mi chiedono di che pasta sono fatti i miei Moviers, io non rispondo “Giovanni Rana”, ma sciorino la mia Baby-Blog-lista, schiarisco la voce e recito: “…Tutta l’incapacità di comprendere un percorso registico che a me pare un cammino di espiazione di chissà quali, waspamente parlando, irrisolte colpe, e di catalogazione umana in categorie stagne”. Claudia, sul  “Waspanamente parlando” ho pianto, sappilo… GRAZIE! 🙂

E voi, Maghi-di-OzIO Moviers, seguite l’esempio della Fellow Cluadia The Critic, della Fellow Vaniglia e dell’Anarco-Zumi (tornata dall’Ischia Film Festival dove, da instancabile lavoratrice qual è, ha pure vestito i panni di Catherine Deneuve… :-)) e date da mangiare a ‘sto Baby Blog, che mi diventa rachitico! Anche il junk food va bene, non pretendiamo ostriche&champagne wasp tutti i giorni!

Allora Muchachos de mi corazon (mamma, ora abbandono lo spagnolo che ho esaurito le mie riserve ibero-linguistiche) vi aspetto mercoledì per Let’s MovieMusic to Peru…

…E finalmente, dopo incipit letterari, sale operatorie, e casuali (ma sorprendenti) riferimenti pastiferi, vi servo una descrizione della serata al piano terra e vi porgo dei saluti, che per questa volta sono calientemente musicocinematografici.

Let’s Movie
The Board

L’ANIMA DEL PERÙ NEGRO di SUSANA BACA: Nata nella zona nera di Chorillos, intorno a Lima, dove hanno vissuto i discendenti degli schiavi dall’insediamento della monarchia spagnola, Susana Baca è da anni la più prestigiosa ambasciatrice della musica peruviana nel mondo e senza dubbio una delle voci più belle della tradizione sudamericana. Il sodalizio con David Byrne e la sua etichetta ˝Luaka Bop˝ l’ha resa un’icona anche presso il pubblico occidentale, ottenendo anche un Grammy Award. È appena uscito, ad aprile 2011, il suo nuovo lavoro ˝Afrodiaspora˝ in cui prosegue l’esplorazione tematica sull’influenza di madre Africa nella musica latino-americana, iniziata nel 1995 con la sua partecipazione alla fortunata compilation ˝The Soul of Black Perù˝. Il suono di questo disco riflette in pieno la sua poetica, in equilibrio tra la matrice latina e il calore del suono africano, punto d’incontro tra due universi umani. Nelle undici tracce si ritrova il lavoro di nobili songwriters come Javier Ruibal, Iván Benavides e Javier Lazo, la cumbia colombiana, i ritmi portoricani e gli omaggi a grandi figure scomparse come la cantante messicana Amparo Ochoa e Celia Cruz, la regina della salsa. Ad accompagnarla dal vivo ci sono Ernesto Hermoza alla chitarra e charango, Hugo Bravo alle percussioni e Oscar Garanga al basso.

 

 

 

 

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Let’s Movie LXXVII

Let’s Movie LXXVII

NON LASCIARMI
di Mark Romanek
Gran Bretagna, USA, 2010, 103’
Giovedì 7/Thursday 7
21:00/9:00 pm
Supercinema Victor Vittoria

Face-to-Face Fellows,

Visto che questa settimana non ci sono arrivi in Let’s Movie, paradisiaco resort all-inclusive dove il gioco-apertivo è bandito, passo subito a fare il mazzo a Clint (Eastwood, of course), rivolgendomi direttamente a lui.

CaroClint, come sai tre settimane fa abbiamo fatto il mazzo a You-know-Malick, e ne ha tratto numerosissimi mazzo-benefici, quindi non fare tanto la drama-queen della situazione, e stacci a sentire, che tutto quello che ti diciamo farà trarre anche a te numerosissimi mazzo-benefici.

Ma come t’è saltanto in mente di prendere un temone come la morte e trattarlo in un modo così da Figurine Panini?! Già avevi cominciato a perderti per strada con “Invictus”… E va be’, uno dice “Gli è presa la fissa di Mandela e del rugby, lasciamolo sfogare un po’ ‘sto figlio cresciuto con un pugno di dollari”. Ma poi ti ritrovi una sceneggiatura prostriamoci-a-Hollywood dal titolo wow-wow-wow “Hereafter”, e perdi ogni presa sulla macchina da presa?! Fatti un esame di coscienza e rispondi a te stesso, quante volte hai ignorato quella vocina che ti sussurLava “terra-chiama-Clint-terra-chiama-Clint-rispondi-Clint”?!

Sai cosa ti serve adesso? Una bella rehab nel bel mezzo del nulla californiano, in cui ti riguardi “I ponti di Madison County”, “Million Dollar Baby”, “Mystic River”, e se vuoi anche “Gran Torino” (con qualche riserva del Board), e ti disintossichi da tutto sto melò che ti sei sparato in vena in quest’ultimo periodo. Let’s Movie ti è vicino. Ce la puoi fare, Clint.

Comincio subito col dirti che avrai l’appoggio incondizionato del WG Mat e di Danilo, il Fellow Spaccato, che giovedì hanno visto “Hereafter” insieme a me. Ringrazio molto il loro spirito di abnegazione. Anche perché il WG Mat usciva da una giornata di acidume mulleriano (non MarcoMulleriano, ma YogurtMulleriano) a livelli pericolosamente alti, e il Fellow Spaccato era reduce ― winner-reduce 🙂 ― da un esame importante, e dall’ennesima giornata in moonboot e lana merinos per combattere le correnti di aria condizionata che spirano nelle aule di scienze su a Povorock.

Sai le due cose che ho sopportato meno di “Hereafter”? L’encefalogrammapiattume e le forzature. Come mi facevano giustamente notare i miei due compagni di movie-merende, uno aspetta aspetta aspetta aspetta il risveglio, il colpo di scena finale alla “The Others”, il guizzo che ti fa sussultare sulla sedia. E invece, bip bip biiiiiiiiiiiiiiiip, encefalogrammapiattume fino alla fine. E va be’, uno prende e incassa…. Ma poi ti vedi propinare tre storie con tre protagonisti che hanno in comune l’essere stati toccati da un dramma ― la giornalista francese scampata allo tsunami, il bambino inglese che perde il fratello gemello in un incidente e il sensitivo in grado di mettere in contatto i vivi con i parenti defunti.  Prendi queste tre vite e le fai viaggiare parallele alla velocità di 2 km orari per tutto il film, e poi abracadabra le fai incontrare negli ultimi 6 minuti…
L’accelerazione da space shuttle è fastidiosa, e scopre un ingranaggio che dovrebbe rimanere ben nascosto quando si racconta una storia: quello della funzionalità di certi eventi. Gli eventi  devono essere ― o perlomeno sembrare ― autentici, non collocati su quel determinato segmento spazio-temporale apposta o solo per innescare l’avanzamento del racconto. La funzionalità deve tendere la mano alla credibilità, non minarla. Il sensitivo appassionato di Dickens che GUARDA CASO s’imbatte in un manifesto che pubblicizza una lettura di brani tratti proprio da Dickens alla Fiera del Libro di Londra; i genitori affidatari di Marcus che GUARDA CASO lo accompagnano alla Fiera de Libro di Londra per presentargli il ragazzo cui avevano fatto da tutori in passato; la giornalista che GUARDA CASO decide di scrivere dell’esperienza del post-tsunami e che GUARDA CASO va a promuovere il libro ― indovinate un po’ dove?? ― alla Fiera del Libro di Londra, be’, tutti questi GUARDA CASO e i tutte-le strade-portano-alla-fiera-del-libro-di-Londra, assicurano l’effetto “tirato per i capelli”.

“Hereafter” si rivela un’accozzaglia di ipotesi, dubbi, impressioni, luoghi comuni, supposizioni sull’aldilà, ma non c’è una vera riflessione sull’aldilà. C’è solo una tassonomia delle architetture assunte dall’aldilà quando si fa scorgere dall’occhio umano, ma il film non tradisce un’analisi di quelle architetture. Elenco, non esegesi. Clint, avresti dovuto fare un passo in più. Invece la paura di schierarti ti ha fatto s-cadere nella bulimia didascalica. Marcus che cerca in internet la religione “migliore” cui credere e scorre i fondamentali del cristianesimo e Islam su youtube; e il gemello defunto James in versione angelo custode che lo salva dall’attentato in metropolitana a Londra, ne sono un esempio chiarissimo. Ti sei strafogato, Clint. Mancavano soli i fuochi fatui (!) e i tavoli che traballano come da Mattia Pascal, e potevi girare “Tutto il Soprannaturale Minuto per Minuto”.

Guarda Clint, ti lasciamo l’ouverture. “Hereafter” si apre sul devasto provocato dallo tsunami ― all’unanimità il miglior tsunami mai visto al cinema (Comitato Giudica-tsunami composto dai compagni di movie-merende e dalla Fellow Vaniglia, che aveva anticipato il suo giudizio postandolo sul Baby Blog, mitica :-)). Gli effetti speciali sono impressive, ne conveniamo, ma capirete, la categoria “effetti speciali” sta al Baord come la rottura Clooney-Canalis sta a Clooney…

Pertanto, Clint E., ospite anonimo del Rehab-Center XXX Per la Disintossicazione da Melò, ti prego, impegnati a liberarti da tutta quella spazzatura che ti sei fatto negli ultimi mesi, e ti prego, torna al dramma vero, quello che abbiamo imparato a conoscere attraverso l’amore nato, morto e taciuto dei due protagonisti di Madison County (eri sublime nei panni di Robert Kincaid), o attraverso la spina dorsale spezzata di Maggie Fitzgerald alias Emily Swank, e ti prego, ti prego, non lasciarti assuefare più dalle comande dell’esatblishment hollywoodiano. Dirigi libero più che puoi, tui che ne hai i mezzi. Non ti prostituire, Clint! Mannaggia, tu sei l’Ispettore Callaghan! E il caso Scorpio è tuo!!

E dopo questo accorato appello, eccovi il film della settimana

NON LASCIARMI
di Mark Romanek

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro, libro che Davide, il Fellow Testone nonché Avvocato, PhD, Cloaca,  guy di Los Angeles e responsabile Let’s Movie delle sedi distaccate di Roma e Siena, mi consigliò con un meraviglioso “troppo strano Frur, ma m’è garbato eh”. E infatti la storia è molto molto intrigante (non posso anticiparvi nulla, ma fidatevi…), quindi Moviers, si corre al cinema, deh.

Davide, per distrarti dalle parole inutili e irritanti spese dalla Brambilla sul cavallo della Chiocciola (proprio la mia Contrada!), cercati il film in qualche sala romana, e condividilo con noi ― oppure noleggiati il dvd, va bene uguale. Ed abbi fede, anche la Brambilla prima o poi sentirà parlare dell’ospedale dei cavalli infortunati…. Nel frattempo io  grido “Più Palio per tutti!”. 🙂

E ora, dopo contese, cazziate e contrade, vi ringrazio dell’attenzione, vi muro il riassunto giù nell’interrato e vi mando dei saluti, singolartenzonamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

NON LASCIARMI: Inghilterra. Kathy, Tommy e Ruth sono cresciuti insieme nel collegio di Hailsham. Divenuti maggiorenni, i tre ragazzi sono costretti a lasciare l’idilliaco ambiente che finora li ha tenuti uniti e protetti dal resto del mondo. Consapevoli di quale sia la loro missione nella vita, una volta fuori, ognuno di loro si troverà costretto a fare i conti con il proprio destino e allo stesso tempo con la reale forza di sentimenti come amicizia, dolore, amore e gelosia…

 

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