Posts made in agosto, 2011

Let’s MovieMusic LXXXIII

Let’s MovieMusic LXXXIII

MARNAN
MUSICA AFRICANA E FAVOLE ETNICHE
Mercoledì 31/Wednesday 31
Giardino Santa Chiara
21:00/9:00 pm
Ingresso gratuito/Free entry

Mi-tradia-in-suono-angelico Moviers!

Dopo il Let’s MeloManiacMondayMovieMusic di lunedì, tra tenori supercoccoli dalle fattezze pingui&penguin e mezzosoprani Che-te-Credi-la-Callas, mi verrebbe da scatenare la gelida manina e scrivervi per ore affinché nessun dormaaa-nessun dormaaaa…

Guardate, uno mica se l’aspetta di partire per un trip del genere ascoltando della musica che si conosce così poco ― a parte quella “Bohème” Downtown Los Angeles di qualche anno fa insieme ai miei Guys from L.A., l’unica melomania che concepisco è il “Miserere-misero-Me” al Pavarotti&Friends, fate un po’ voi… 🙂

E uno mica se l’aspetta un lunedì di perdersi a corsa su per il monte Cimirlo, vivere 6 minuti di puro panico da dispersione in mezzo al bosco, raggiungere la sommità del Monte Celva (998 m slm) senza rendersene conto, scavezzacollarsi giù per il sentiero verso casa e raggiungere la doccia 11 minuti prima di Palazzo Thun e Let’s MovieMusic…

E uno mica se l’aspetta che gli 80 spettatori in piedi dei 450-e-rotti presenti avrebbero permesso all’Honorary Member Mic ― per l’occasione, Holy Honorary Member Mic ― di tenermi il posto accanto a lei, consentendole di difenderlo con tenacia nibelunga e unghie da super(tele)gattone odisseo.
E uno mica se l’aspetta che il Fellow D, che in genere bazzica i Gogol BoArdello e degli inquietanti gruppi folk ucraini, decida di aderire a un esperimento lirico assolutamente fuori dalle sue corde (Patagonia).
E uno mica se l’aspetta che la Fellow Giuly Jules riesca a spaccare tutti i pali che un vicino rognoso e un matrimonio alle porte le mettono fra le ruote, e ce la faccia a raggiungere il concerto accompagnata dal suo nobile cavallier biker Pilo (il Fellow Pilo, lui, il nostro, che speriamo sia sopravvissuto alla “Maratona” Monaco 2011… :-)).
E uno mica se l’aspetta che la Fellow Kat si guadagni il Premio molto prestige “Presenza in Absentia” con la motivazione “per aver sopportato la frattura a un mignolo frapposta tra lei e Let’s Movie”.
E uno mica se l’aspetta di avere tanti Moviers da ringraziare per aver dato fiducia al Board e aver fatto di un lunedì sera da brodame protozoico un “A Night at the Opera” (e questa è una music-citazione che il Fellow Andy the Situation Phelbs e il Fellow Marco Principino di Busa-Belair, mi coglieranno al volo…).

E uno mica se l’aspetta di emozionarsi così, senza avere uno straccio di preparazione in materia Giuseppe Verdi (“Board, 2” sentenzierebbe il Prof. della Terza C), senza sapere bene qual è la differenza tra un soprano, un mezzosoprano e i Sopranos…. Insomma, zero strumenti analitici zero… Ma come mi è capitato di ripetere ultimamente a un Fellow speciale, quando ti ritrovi con la cassetta degli attrezzi così sprovvista di cacciaviti e chiavi del 9, non fai altro che abbandonarti al puro piacere che tutto l’insieme (volevo dire “l’ensemble”) ti concede… In fondo non si possono avere gli strumenti per conoscere tutto, essere edotti su tutto ― tranne il Fellow tuttologo Paolo Pequod, ovviamente, che lui ne sa a pacchi, soprattutto di lantanidi :-).
Quindi per una volta ho fatto l’Emile della situazione e ho viaggiato leggera (!): nemmeno un kg di bagaglio culturale da scarrozzare in giro. In queato modo l’esperienza ti diventa puramente sensoriale, e per questo potente. Naturalmente ti perdi un sacco di roba per strada — tutti i vari livelli interpretativi di un’opera, testo, musica, enne componenti — ma permette il ritorno a una fruizione più primitiva, carnale, a noi orde di dottorini che spesso prediligiamo guardare un’opera d’arte attraverso il microscopio senza prima essercela rigirata fra le mani…

L’atmosfera era mui suggestiva lunedì sera ― cielo, stelle, luci gialle, caldo estivo. Ma lo spettacolo per me aveva anche un marcatissimo coté cabaret che mi ha fatto apprezzare l’evento ancora di più! Per esempio il direttore (classe 1980, io e la Mic abbiamo trasalito), il direttore era il gemello sudato di Simone Cristicchi. Lo straordinario tenore, (classe 1977, io e la Mic abbiamo ri-trasalito) la perfetta sintesi tra la copia buona del Penguin batmaniano, Pingù e Battista-il-Cameriere-Equilibrista. E la mezzasoprano, detta anche Ma-Che-Callas-Ti-Credi-Di-Essere, debordava da un vestito rossoschumacher visto che, evidentemente, rossovalentino e rossorelativo non bastavano…

E quindi sì, uno mica se l’aspetta di alternare emozione e risate ― con la complicità della Honorary Member Mic, va detto ― in un’altalena tra sacro e dissacrante.
Ma se ci pensate bene, non c’è nulla di sacro nell’opera. Spesso si ha questa sorta di timor reverenziale verso libretti&Donizzetti, si guarda tutto l’armamentario lirico con soggezione… Invece l’opera si è sviluppata nell’‘800 come opera popolare, godibile da tutti, non solo dai Briatore dell’epoca…Era un po’ la versione ottocentesca di Beautiful… (Che, ci formalizziamo davanti a Ridge oggi??). Dovremmo trascinarla un po’ più dentro le nostre vite, tirarla giù da quel piedistallo di pellicce e monocoli sopra cui il parterre della Scala impellicciato e monocolato l’ha posta… Forse il trucco, oggi, sta proprio nel vederci il lato un po’ buffo… quello fatto di camice sudate e vestiti improbabili, di “Bravò, bravò” strillati alla fine con ironia (dal Board, in stato confusionale…). Insomma smitizzare un genere che di mitico, in origine, non aveva nulla. E godersi poi la poesia dello spettacolo (tanta)… Farsi COMMUOVERE.

Io poi ve lo dico: a me fa anche impazzire la possibilità di sentire espressioni che ormai non si sentono più se non frugando l’800 o Shakespeare (o conoscendo la Carla Balatresi)… “Sciagurata”, (“sciagurata” è bellissimo!!) e “il cielo è cargo”, e “l’empireo aprirsi all’alma mia”, e sentite cosa sono questi versi cantati da McDuff nel Macbeth “Trammi al tiranno in faccia, Signore, e s’ei mi sfugge possa a colui le braccia del tuo perdono aprir”… “Possa a colui le braccia del tuo perdono aprir”…Ora capite, sciaguratissimi Moviers, che trip?!? 🙂

E ora il nostro carrozzone Let’s MovieMusic partito dal Perù, passato per l’Itascozia, finito in Giappoargentina con tappa check-point presso l’Officina di Beppe Verdi termina il suo viaggio in Hallo-Afrika-Tell-Me-How-You’re-Doing…

MARNAN
MUSICA AFRICANA E FAVOLE ETNICHE

Il cinema mi manca, tanto… La quiete possibilista della nostra caverna dei sogni… Vi confesso che due settimane fa, colta da una crisi di cine-astinenza, sono andata da sola a vedere “Qualunquemente” a Palazzo Thun… L’equivalente bulimico di strafogarsi di junk-food nel cuore della notte e non trarne alcun piacere… E non dico altro… 🙁

Spero che il Festival del Cinema di Venezia, al via domani, porti qualcosa di buono, e che quel pelandrone di (M)Astrantonio abbia attaccato maschera&pinne al chiodo e riapra i battenti ― in teoria il 3 settembre… con calma eh…

Adesso Ma-il-mio-mistero-è-chiuso-in-me-il-nome-mio-nessun-saprà Moviers, ringrazio ciascuno di voi, ogni singola preziosa crapa letsmovieana, per esserci, e occupare così spettacolarmente bene lo spazio che occupa al mondo, vi scribacchio qualche breve nota sulla calce giù di sotto, e vi saluto con dei saluti afromelodrammaticamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MARNAN, MUSICA AFRICANA E FAVOLE ETNICHE: L’Associazione ˝La Savana Onlus˝, con sede a Los Gardolos, opera a progetti per lo sviluppo agricolo-sociale in Senegal; in un secondo momento, il presidente dell’associazione Mamadou Sow ha costituito un gruppo etnico di ispirazione africana il cui nome è ˝Marnan˝ per far conoscere e apprezzare questa cultura attraverso il loro spettacolo. Il gruppo composto da 10 artisti professionisti, fondato nel 1998, presenta un repertorio di circa due ore di musica africana, danze e recitazione di favole etniche.

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Let’s MovieMusic LXXXII

Let’s MovieMusic LXXXII

ORCHESTRA HAYDN DI TRENTO E BOLZANO
ARIE DI GIUSEPPE VERDI
Lunedì 22/Monday 22
Cortile Interno di Palazzo Thun
Via Belenzani 19
21:00/9:00 pm
Ingresso libero/Free Entry

My Melomaniac Monday Moviers,

Allora, com’è stato il Ferragosto? Non che sia un giorno che dev’essere speciale per forza, intendiamoci— nemmeno l’ultimo-dell’anno-zarzuela se è per quello — ma mi dà il là per introdurre il Let’s Movie della settimana scorsa, che è caduto (in piedi) lunedì 15.
Il Ferragosto downtown Trento ha visto l’arrivo dei monsoni direttamente dal sud-est asiatico al mattino, e il sole torrido direttamente dalle Azzorre nel pomeriggio. Oltre all’uso della distonia musicale nel cinema, propongo anche il bipolarismo meteorologico come argomento per possibili articoli, my illustrious essayst Moviers… Mi rendo conto di parlare spesso del tempo, ma non servono Bloch&Le Febvre per capire quanto il clima abbia influito e influisca sulla storia — a testimoniarlo ci basta la Fellow Archibugia Katrin con la sua inveterata meteoropatia, una certezza in questo mondo dal futuro incerto e dalla felicità a momenti (così abbiamo pure rinfrescato il Tonino-Carotone pensiero, toh). Il clima cerca anche di influire su Let’s Movie, ma ahimè per lui, con scarsi risultati — questa onnipotenza letsmoviana nei confronti del meteo mi fa assumere quell’espressione guarda-come-gongolo che i Moviers a me vicini riconoscerebbero in un batter d’occhio…eh eh…

Ma qui mi sto un po’ perdendo sulla tangenziale ovest… Torniamo a Ferragosto, al nostro appuntamento con la musica. Per aver aderito al Let’s Movie LXXXI e aver acquistato il cd dei Gaia Cuatro — nonché avermi passato i file — ringrazio il Fellow D, reduce da stupefacenti incontri col destino e da biciclettate notturne in salita; per aver accompagnato al concerto la Honorary Member Mic, figlia dai vicentini natali e dalle residenze roncabronxiane, e averci onorarato con la sua presenza in carne e ossa, ringrazio la Honorary Member Mami, alias Lady Loredana, alias Let’s Movie Senior Supervisor, che, dal cuore del Veneto NON-leghista si beve il BabyBlogBooze fino all’ultima goccia (ripeto, fino all’ultima goccia!), osserva attentissima Let’s Movie settimana dopo settimana e che, per l’attività di monitoraggio svolta nell’ombra, segue le orme del mitico Charlie (e chi non s’è sentita una Charlie’s Angel almeno una volta nella vita?? Ta-na-na na-na-na-na-na-na…:-) ); infine, per aver conquistato Giappone e Argentina da un angolo non ben precisato del Giardino Santa Chiara, ringrazio la Fellow Vaniglia, del Comando “Irriducibili-per-la-Musica”, che dà al Board un sacco di soddisfazioni con le sue innumerevoli incursioni segrete. ;.-)

Pensavo che a Ferragosto il Giardino Santa Chiara sarebbe sembrato un Texas cormacmaccarthyiano spazzato solo dal vento, al posto delle sterpaglie rotolanti borse di nylon a mezz’aria come in “American Beauty”… E invece, niente deserti western! Arriviamo e ci troviamo il parterre di sedie tutte occupate, spettatori pigiati sugli scalini di lato e in fondo, gente in piedi lungo il fianco sinist sinist — l’invasione dei Trentocorpi!! 🙂 (Più che nei macro-numeri la crisi si legge proprio in questi micro sold-out di entertainment gratuito…my 2 cents…).

Come spiegarvi la musica dei Gaia Cuatro? Già spiegare un fenomeno come il jazz è un’impresa persa in partenza…Lo diceva pure Louis Armstrong, e lui qualcosa ci capiva — “If you have to ask what jazz is, you’ll never know”.
E come descrivere allora il jazz quando mescola sonorità intensamente latine a sonorità caratteristicamente nipponiche — come il canto della violinista-vocalist Aska Kaneko, e alcuni strumenti musicali di cui s’ignorano nome&esistenza? Ascoltarli è stato come vedere un numero imprecisato e colorito di persone che scalpitano per parlare, alzano le mani e la voce, vogliono dire la loro a tutti i costi. E tu assorbi questa meravigliosa bagarre, che non è fastidiosa o irritante, ma è piacevole, divertente, non canonicamente armoniosa. È come stare in un mercato, o una via caotica di qualche paese di cui non capisci la lingua, ma il messaggio armonico di fondo, quello lo cogli al volo.

All’inizio sono rimasta un po’ spiazzata, come disorientata… Il loro linguaggio musicale ibrido e multiforme non mi è arrivato subito. Anche con la musica di Thelonious Monk per me è stato così. All’inizio fatica. Poi curiosità. Poi piede che comincia a battere il pavimento, fianco che comincia a muoversi… E anche questa volta è stato così. È bastato poco per sintonizzarmi su di loro, un paio di pezzi. E ora vi sto scrivendo con loro nelle orecchie, il violino della straordinaria violinista-vocalist che mi saltella da una sinapsi all’altra (lei saltellava un sacco sul palco! Troppa energia in quelle braccia, in quelle gambe); i mille strumenti del percussionista Tomohiro Yahiro (di cui la Honorary Member Mic si è follemente invaghita :-)) che, con ognuno dei suoi mille strumenti, percorre mille strade; e poi il contrabbasso gutturale, le sue note profonde e vellutate, e il pianoforte che a volte non ha proprio nulla di viennese e schubertiano e può essere, come in questo caso, incredibilmente disturbante e creepy. Fatevi un bel giretto su Youtube e nei luoghi esplorati da questo complesso giappo(nauta)-argentino — il buon vecchio Paolo Fresu aveva ragione quando definì “coraggioso e innovativo” il gioco musicale che praticano…

Ci ha colpito anche l’assoluto distacco che avevano nei confronti del pubblico. Distacco ma non nel senso di freddezza, nel senso di astrazione. Era come se stessero orchestrando il dialogo che rimbalzava tra i loro strumenti, e fossero assorti in quell’operazione, talmente assorti da non badare a nient’altro, pubblico compreso. Un’astrazione totale. E il pubblico ha risposto con pari attenzione — non volava una mosca nel Giardino, un silenzio di oh-ah-oh ammirazione…

Insomma, sarà che il Board è facile agli entusiasmi — tanto quanto ai cataclismi (!) — ma la serata mi ha lasciato quella sensazione di piacevole appagamento che solo una (mal)sana attività motoria, o un’opera d’arte ben riuscita, o poc’altro, mi concedono…

Sì sì ‘mo la pianto, la pianto… 🙂
Visto che abbiamo perlustrato vari generi grazie a “Itinerari Folk 2011 – Diaspore”, e visto che a breve la cinematografia trentina tornerà a risvegliarsi dopo il sopore estivo (spero), vi propongo un altro Let’s MovieMusic, questa volta virando sul lirico e beneficiando della rassegna “Contrada Larga 2011 – Concerti sotto le stelle”

ORCHESTRA HAYDN DI TRENTO E BOLZANO
ARIE DI GIUSEPPE VERDI

Avviso: con il brutto tempo l’evento si tiene all’Auditorum Santa Chiara, accanto al Giardino Santa Chiara, quindi anche per questa volta Let’s Movie frega il meteo — meteo buuuuu! 🙂

(Per ulteriori info potete sempre chiamare lo 0461 213834).

So che la musica classica può non attirare parecchi Moviers — my Moviers are rock&roll, I know — ma vi chiedo per una volta di aderire allo special MeloMonday e di stamparvi 4 M sulla maglietta da bravi Melo-Monday-Maniac Moviers (per chi non lo sapesse “melomane” in inglese si dice “melomaniac” ;-)…). Mi piacerebbe molto vedervi in versione opera.

Glielo fate questo piacerino al vostro Board? 🙂

E poi vi prospetto il cortile interno di Palazzo Thun, le stelle up above in the blue blue sky, le note di Verdi in the air, una folla di altri Moviers all around (!)… Mica è la legione straniera!
E per l’occasione il WG Mat potrebbe farsi dare un passaggio da Porco Rosso e raggiungerci dalla Grecia, no? 😉

Ah, per questa sera niente riassuntino: giù sotto fra i calcinacci trovate i dettagli dell’Orchestra Haydn e il libretto della serata, mentre i saluti che vi mando questa sera, my mi-mi-mi-mi-mi Moviers, sono liricamente operacinematografici.

Let’s Movie
The Board

Peter Valentovic, Direttore
Michela Bregantin, Mezzosoprano
Giorgio Berrugi, Tenore
Giuseppe Verdi – Sinfonie da “La forza del destino”, “Luisa Miller”, “I vespri siciliani”; Arie d’opera da “Il Trovatore,” “Don Carlo”, “Luisa Miller” e “Macbeth”

http://www.haydn.it/italiano/index.html

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Let’s MovieMusic LXXXI

Let’s MovieMusic LXXXI

LEGAMI TRA GIAPPONE E ARGENTINA
GAIA CUATRO
Giardino Santa Chiara
Lunedì 15/ Monday 15
21:00/9:00 pm
Ingresso gratuito/Free Entry

Ferragosto Fellows,

Be’ ma mica mi sarete tutti in vacanza, no? Non ditemi che se adesso strillo “C’è nessuuuuuuno?” mi risponde solo il mio eco? Ecchefaccio io sennò?

Ma non sapete che il massimo del trend oggi è snobbare la beach e passare agosto in città, le vie piene solo di caldo e santo silenzio? E poi dovete essermi presenti e aiutarmi a dare il benvenuto ai due nuovi acquisti di Let’s Movie per il cine-campionato 2011-2012, abilmente soffiati alla CREATE-NET F.C.… Il Fellow Alberto detto Albertorino (così non vi lambiccate il cervello per sapere da dove viene :-)), e la Fellow Barbara detta ChocoBarbara (così non vi lambiccate il cervello per sapere il suo cibo preferito :-)). Dai da bravi, Moviers, schiodatevi dalla sdraio, lasciate un attimo l’angolo pool&jacuzzi della Let’s Movie Mansion, e fate gli onori di casa agli ultimi arrivati…

Il neo-Fellow Albertorino va ringraziato per la partecipazione al Let’s MovieMusic di lunedì scorso, così come l’Anarco-zumi, che mi ha fatto il sorpreson dei sorpresoni presentandosi al concerto così, senza telefonate, sms, messi apostolici e quant’altro per avvertirmi… Ma mi pare di avervi già detto che il saggio “Sulla grandezza dei Moviers” è già pronto per la stampa… 🙂

Che dire del duo McManus-Gambetta se non Wow-wow-wow? Purtroppo mi rendo conto di non avere gli strumenti analitici necessari per criticare la musica ― ho paura che l’onniscienza del Board non sia così onni… Quindi temo di far loro un torto cercando di arrampicarmi sugli specchi della mia inadeguatezza critica tentando di analizzare la musica che hanno suonato. Ma per fortuna il talento non ha bisogno di essere fissato in enciclopedie critiche, e lunedì scorso due indubbi talenti hanno condiviso con noi, pubblico stipato e rapito, dei saggi di pura maestria digitale ― delle dita intendo, polpastrelli e unghie, niente nerdaggini IT.

Io personalmente sono rimasta colpita da Tony McManus, musicista straordinario condito con un animo cabarettistico ― o semplicemente comico ― che ha trovato espressione negli aneddoti che raccontava per introdurre i propri pezzi. Così noi si scivolava dalla risata alla magia ― dal riso a Oz, uno dei miei percorsi preferiti in assoluto…
Dopo un lavoro di google-searching che definirei maniacale ― quando m’impunto, cavolo, m’impunto ― sono riuscita a risalire al titolo e alla canzone che ha fatto wowwoware me e l’Anarco-zumi per 4 minuti (Zu, l’ho pescata! Sei contenta? :-)).

Mi sono cavolo-impuntata perché ci tenevo a trascinarvi nell’esperienza così come l’abbiamo vissuta noi in loco, aneddoto+canzone. Cliccate qui http://www.youtube.com/watch?v=fyWsjO9Kf4E. Nei primi 3 minuti e 19’ Tony, con quel suo humour Haggis&Guinnes tutto scozzese, spiega di come un bel giorno nel 2009 ricevette una mail in cui il regista Neil Jordan (“Intervista col vampiro”, “Michael Collins”, etc.) lo invitava a collaborare alla colonna sonora del suo prossimo film, “Ondine”. E gli domandò se fosse in grado di arrangiargli con la chitarra la sonata per pianoforte “Erik Satie – Gnossienne 1”. Nell’“Of course!” della risposta di Tony (min 1:54), traspare chiara la strizza di cimentarsi con un’operazione boArdello del genere… Eppure l’impresa gli riuscì, e spedì il pezzo al regista. Risultato? Dopo un “Siamo rimasti entusiasti, Tony, fantastico, lunghezza perfetta per la scena” e blablabla, il pezzo non venne inserito!

Vi prego, ascoltatelo. Se volete saltare l’aneddoto di Tony (anche se ve la consiglio, che fa ridere), andate direttamente al minuto 3:19. E ditemi se questa melodia non sa di mare grosso, cielo perla, lana blu, cime rugose, pantaloni arrotolati, sabbia fredda sotto i pieni nudi. Ditemi se questa non è musica di (ri)evocazione. Ditemi della magia di una sequenza di note, che si sciolgono in un sapore, un’impressione o un ricordo, e subito in una stringa d’immagini. Ditemi del potere cinematografico della musica, che ci dipinge scene nella testa facendo della nostra mente un set. Musica come Picasso. Musica come Fellini, anzi no, come Dante Ferretti.

A pensarci bene Let’s MovieMusic ha sempre più senso… Musica e cinema condividono lo stesso midollo.

Aggiungo solo che lunedì sera, davanti a queste dite prodigiose, ho pensato ad Andrea, il Fellow Giak, il Responsabile Let’s Movie del trevigiano e dintorni. Sono certa che lui, estimatore di D-Caster e assiduo frequentatore dei Guitar Centers sparsi per Los Angeles (quello su Sunset, si sa, il migliore), avrebbe apprezzato quelle dita prodigiose… 😉

Ma poi la musica ti spiazza anche! Metti un venerdì di ferie all’una, per esempio, il B/Road-Runner (Beep-Beep) impegnato su un tratto molto poco friendly del sentiero 645 per Candriai, sole a picco che spacca, acido lattico molto più di q.b., e cosa mettono alla radio? “You can leave your hat on”! (“9 settimane e mezzo”, per capirci)…Ma poteva esserci canzone meno adatta, dico io?! Ma la cacofonia del momento? Ma la risata che mi sono fatta?!

Questo però mi ha fatto riflettere su quanto la dissonanza tra musica e scena sia una strada molto percorsa dal cinema. Pensate a due film di Kubrick, “Arancia Meccanica” ― la scena dello stupro sulle note di “Singing in the Rain” ― o il coro “Topolin Topolin, Viva Topolin!” ― alla fine di “Full Metal Jacket”… O a “Blue Velvet” in “Velluto blu” di Lynch… WG Mat, Mario the Eraserhead, voi che dite? Un paper ci starebbe tutto…

Giusto per continuare l’esplorazione della kinship tra musica e cinema, eccovi il Let’s Movie di questa settimana, che poi è l’ultimo sigh-sigh appuntamento di “Itinerari Folk 2011 – Diaspore”

LEGAMI TRA GIAPPONE E ARGENTINA
GAIA CUATRO

Il nostro amico Paolo Fresu, entusiasta dei Gaia Cuatro, dice di loro: “Sono un vero gruppo contemporaneo. Perché attraversa i continenti e li unisce con un filo sottile ma robusto che si dipana dall’Argentina al Giappone passando per l’Italia e la Francia, in un gioco musicale che è coerente, coraggioso ed innovativo…colpisce la capacità di metabolizzare le diverse culture musicali per farle diventare un unico strumento comunicativo”.

Ora, ma vogliamo dubitare di Paolo Fresu?? Dopo che si è esibito in esclusiva per la truppa del Sardinia 2011 (e quelle altre 300 persone che passavano di lì…) lo scorso 27 luglio nella Valle della Luna? Vogliamo contraddirlo?!
Dato che la risposta è “Nooooo”, vi troverò domani sera al concerto, giusto? Non avrete mica altro di meglio da fare a ferragosto?!?! 😉

Sicuri della vostra partecipazione (e basta ridere là in fondo! O metto il Re di Denari in punizione!), vi ringrazio come sempre, vi parcheggio una mini-descrizione dell’evento giù nel garage e vi mando dei saluti, che oggi sono estaticamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

LEGAMI TRA GIAPPONE E ARGENTINA: Sulla sottile tessitura ritmica creata dal percussionista Yahiro Tomohiro e dal bassista Carlos “El Tero” Buschini, gioca la scrittura pianistica di Gerardo Di Giusto a totale servizio del virtuosismo mozzafiato di Ashka Kaneko, star del violino jazz nel suo paese d’origine. Atmosfere di tango e suoni etnici del Giappone diventano per magia una tavolozza timbrica di colori inusuali che incarnano il vero senso della contemporaneità odierna che è culturale e geografica. Musica anticonvenzionale, suonata con naturalezza ed eleganza,una finestra sull’arte dell’ mprovvisazione oltre i confini dei generi.

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Let’s MovieMusic LXXX – The Board is back :-)

Let’s MovieMusic LXXX – The Board is back :-)

CHITARRE COSMOPOLITE
Tony McManus & Beppe Gambetta
Giardino Santa Chiara
Lunedì 8/ Monday 8
21:00/9:00 pm
Ingresso gratuito/Free Entry

My missed-you-much Moviers!

Dopo un ferry+car trip in terra sarda con tante avventure e bislaccate insieme ai Moviers Avvopaolo detto Pequod, l’Avvoabo (d’ora in poi “Il Presidente”), all’unica&inimitabile Anarco-zumi e al nuovo Fellow Marcello detto il Re di Denari (Benvenuto, Mar 🙂 Let’s Movie è il paradiso della repressione! Il regime punitivo dei tuoi sogni!!); dopo una batteria della macchina fusa e sostituita presso l’officina Ceffoni, il top del top delle officine galluresi; dopo pranzi a base di siberini (hai voglia capire cosa sono…) e cene in onore di Melegnano, capitale dell’InterCultura 2011; dopo spettacoli di drag-queen presso insospettati locali a conduzione famigliare e tisane serali per combattere le temperature siderali; dopo una serata al Festival del Cinema di Tavolara con gli amici Neri Marcoré e Rocco Papandreu-Papaleo (perché Let’s Movie non va MAI in vacanza! );dopo esplorazioni runner e devastazioni swimmer (in cui molto pensai ai miei Fellow Iak-the-Mate e Fausta l’Irrequieta I); dopo un Let’s Movie back to “Habemus Papam” in un cinema all’aperto molto 60s di Santa Teresa e Paolo Fresu jazzing for us on the beach; dopo risate, punizioni, rock-the-casbah, vento forza 2000, conquiste parigine, sole brutale e basement umidi; dopo susine Gocciadoro, mini gossip Magnini-Marini-Pellegrini e “Come on!!” sopra “Come on!!” (i Fellow guys di L.A. ne sanno qualcosa :-)); dopo intermezzi karaoke e manches di sarabanda con obbligo di prenotazione, nostalgia da Telepass e vergogna da contante; dopo tutto, Fernet Branca…. No no scusate, dopo tutto your Board is back!

Un ringraziamento speciale ai miei compagni di avventure: hanno sopportato un Baord-on-holiday, che è una gran bella sopportazione, viste le tabelle di marcia da sergente-di-ferro e gli ennemila kg d’inutile bagaglio…

Non pensate che per me sia stato facile stare queste due settimane senza di voi, my much loved Moviers! Per citare una cara hit degli anni ‘90 “I missed you like the deserts miss the rain”. (Per indovinare titolo e autore, prenotatevi suonando il pulsante, altrimenti consultate le Soluzioni in calce…).

Ma voi siete stati talmente immensi giovedì 28 luglio al Let’s Movie to “Porco rosso”, che il naufragar m’è stato dolce in questo mare… 🙂

Per non essersi fatti depistare dalla mail che ho mandato verso le 7:02 pm di giovedì 28 ― non vi depisto nemmeno con le mail getta-il-meteopanico-fra-i-Moviers, tostissimi che siete ― e per aver battuto i denti al freddo con me per le due ore del film, m’inchino riconoscente al WG Mat, in stato di estasi perpetua per Miyazaki; alla Fellow Junior, la cui generosità nel cedere la giacca al tremebondBoard le vale il Nobel per la termo-pace (Il Board era sul piede di guerra giacché da che mondo è mondo i 13 gradi si combattono con spalle scoperte e shorts, no??); il Fellow Iak-the-Mate che, dimentico dei precedenti Lets’ Movie un po’ indigesti, ci ha concesso un’altra possibilità (“Molto umano lei”); il Sergente Fed FFF, finalmente rientrato nei ranghi letsmovieani dopo un periodo troppo  lungo di congedo; il Fellow Avvopaolo Pequod, che ha rischiato la vacanza in Sardegna pur di vedere “Porco rosso” con 13 gradi e la gola in fiamme; la Fellow Vaniglia, la cui forma smagliante acquisita senza ferie è il quarto segreto di Fatima; il Fellow Fiiiiii, della nostra sede distaccata di Pisa, che ha partecipato alla sagra del taglierino a Porcari di Lucca, pur di condividere con noi l’esperienza suina.

Come s’è detto, giovedì 28 la temperatura si attestava intorno ai 13 gradi circa, ma diamine (diamine??), “Porco rosso” all’aperto val ben una tosse — lo dice pure Enrico IV di Borbone… Il cielo scuro e trasparentissimo sopra lo schermo dei sogni, le stelle (troppissime!) e l’aria hymalaiana sono stati ben più di una cornice alle cabrate dell’hyMAIALano pilota… Il cinema all’aperto si piega a delle variabili imprescindibili, tipo intemperie e rumori, ma in certi casi — come nel caso “Porco rosso” ― regala un vero e proprio secondo set al film. Per me il suin pilota ha sorvolato tanto i cieli dell’Italia tra le due guerre quanto la Via Belenzani della Trento 2011…

“Porco rosso” non è un film e non è un cartone. Non è una storia reale e non è una storia completamente di fantasia. Non sbandiera lezioni morali né condanne scontate. Quando un’opera sfugge alle definizioni in maniera così netta, significa che è un’opera decisa: un esperimento che sfida il canone — e a noi le sfide (e le opere che sfidano) piacciono tanto…

Ma voi ci pensate alla genialità di costruire un racconto attorno a un personaggio eroico dotandolo di una fisicità così impattantemente antieroica? Un Achille con le fattezze di un Napoleon orwelliano (evvai col toto-riferimento!). Noi non sappiamo perché Marco Pagot si sia trasformato in un maiale. Ma nelle sue parole “Piuttosto che essere un fascista, meglio essere un maiale” intravediamo un’ipotesi. Piuttosto che omologarmi a una dittatura subisco le conseguenze del mio dissenso, della mia diversità, qualsiasi esse siano, naso schiacciato e codino ricciuto inclusi. È uno statement iper-anarcoide mica da poco (la nostra Zumi apprezzerà). E in effetti Porco Rosso è un solitario, un alieno alienato, un cavalliere errante un po’ picaro un po’ misantropo. Mi ha ricordato molto il Grinta dei Coen — interessante notare come anche lui, il Grinta, carattere ruvido e animo ribelle, si leghi affettivamente a una ragazzina temeraria e iperattiva, Mattie Ross (soggetto da Valium direi), proprio come Porco alla giovane Fio (soggetto da Tavor direi). In realtà il discorso sulla bellezza e sull’animalità meriterebbe ulteriori approfondimenti. L’Italia bellissima, fatta di posti ameni, donne fantastiche, ville sontuose che Porco sorvola, è la stessa Italia che partorisce l’idra del fascismo e che pianterà il seme di una seconda guerra mondiale… Alla luce di queste contraddizioni in seno al nostro bel(luin) paese, il personaggio ambivalente di Porco Rosso, suino fuori e uomo dentro, sembra calzante più che mai.

Per quanto il lungometraggio sia molto “mobile”, nel senso che è pieno di action — evoluzioni aeree, combattimenti tra pirati del cielo e Porco, ma anche schermaglie dialettiche fra Porco e Fio — ci sono delle pause in cui domina una nota molto spiccata di malinconia, di solitudine esistenziale— come per esempio quando Porco sorseggia un whisky seduto a un bar, o quando medita da solo sulla sua isola, o nei flash-back che lo ritraggono ancora con sembianze umane… Questa dimensione nostalgica trova una solidissima spalla grafica nei disegni dal sapore squisitamente retrò che, thanks be to God the Allmighty (oggi esagero), sono ben lontani dalle sperimentazioni ipertecnologiche cui Pixar&compagnia bella ci hanno abituato negli ultimi anni. Questi momenti molto “adulti” controbilanciano il coté più da kid e lo spingono in quella dimensione incerta tra film e cartone animato di cui s’accennava prima. Alla fine ti senti come se avessi visitato un posto ignoto e noto (certi scorci ricordano innegabilmente Salò e il Garda), e la sensazione di dubbio ― anche sull’identità e il mistero legato alla trasformazione di Marco in Porco ― ti accompagna a casa, fin sotto le coperte…

Insomma, il film ha fatto proprio la sua sua porca figura ― scusate Fellows, ma non vedevo l’ora di dirlo!  :-)―  e consiglio caldamente il noleggio del dvd…

Per questa settimana ripetiamo l’esperienza “Let’s MovieMusic” e questa volta, raminghi Moviers, ce ne andiamo un po’ in Scozia passando per l’America di Woody Guthrie.

CHITARRE COSMOPOLITE
Tony McManus & Beppe Gambetta

Io non conoscevo né McManus né Gambetta, ma ho youtubato, e questa musica acustica un po’ Dylan un po’ celtica mi piace proprio (please have a taste: http://www.youtube.com/watch?v=Iu07Tk4gKfM). Mi piace anche l’idea di potermela godere dal vivo. E se mi permettete, mi piace che “Itinerari Folk 2011 – Diaspore” abbia portato qui artisti di nicchia così artisticamente raffinati. Per una volta Trento si salva dal televoto.

Per chi non potesse fare a meno del cinema (io per esempio non ho proprio resistito a “Tekken” :-)), e per gli 93 Moviers che se l’erano perso all’epoca, informo che giovedì alle 9:30 pm danno “Il ragazzo con la bicicletta” nel cortile interno di Palazzo Thun… Fossi in voi rispolvererei Let’s Movie LXXIII, e salirei in sella…

Io vi aspetto domani sera, qualsiasi condizione meteo ci si prospetti ―Let’s Movie nasce idrorepellente. E sapete cosa vi dico, my Fellows? Che è proprio bello avervi… I am a lucky Board.
E ora basta coi sentimentalismi! Sarò anche lucky, ma se non venite faccio un boArdello ― sorry, ma anche questa non vedevo l’ora di dirla! 🙂 🙂
Descrizione murata nel basement là sotto, ringraziamenti a pacchi, e saluti, sardissimamente musico-cinematografici.

Let’s Movie
The Board

Soluzione dell’indovinello musicale: “GNISSIM” degli GNIHTYREVE TUB EHT LRIG http://www.youtube.com/watch?v=flhwN6BSk6A

CHITARRE COSMOPOLITE: Virtuoso dello stile acustico, consacrato a livello internazionale, autore di undici dischi, libri e video didattici, un DVD “live”, Beppe Gambetta è oggi considerato dagli stessi maestri americani un loro pari, degno continuatore di una tradizione musicale sempre viva. Il suo pellegrinaggio è cominciato proprio sulle strade dell’America di Woody Guthrie e nel corso degli anni ha avuto l’opportunità di suonare con i più grandi artisti come Doc Watson, Tony Trischka, Gene Parsons, Norman Blake, David Grisman, Dan Crary, etc.. Ha fondato, tra l’altro i “Men of Steel”, un fantastico quartetto chitarristico che più cosmopolita non si può. Da qui nasce il sodalizio con lo scozzese Tony Mcmanus, insuperabile interprete del repertorio celtico, uno dei pochi che ha saputo trasferire con grande sapienza e fedeltà le ornamentazioni dei violini e delle cornamuse sulle corde della chitarra, mantenendo intatti l’impatto emotivo e la forza di questa musica. Vanta innumerevoli e prestigiose collaborazioni con Dougie McLean, Phil Cunningham, Liam O’Flynn, Martin Simpson, Kevin Burke, Natalie MacMaster, Patrick and Jacky Molard, Mairead ní Mhoanaigh, Xosé M. Budiño, Andy Irvine, Alain Gen y, Bruce Molsky e Alasdair Fraser.

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