Posts made in settembre, 2011

Let’s Movie LXXXVII

Let’s Movie LXXXVII

TERRAFERMA
di Emanuele Crialese
Italia, 2011, 88’
Martedì 27/Tuesday 27
21:15/9:15 pm
Astra

May-I-Have-Your-Attention-Please Moviers!

Il momento è solenne. Lo sentite questo silenzio? Le vedete queste luci che si spengono, i vostri compagni Fellows che prendon posto in fretta e furia? Chi spegne il cellulare, chi comincia a sgranocchiare popcorn? C’è persino la Fellow Cavallapazza Cavalleri ― hanno provato a spegnerle la borsetta arancio fluorescente, ma non c’ è stato nulla da fare… E c’è persino il Fellow Gerri che, da quando gioca in Nazionale un giorno sì e un giorno sì, non si vede mai… 🙂

Il momento è stato appositamente allestito per dare il benvenuto a un Movier che mai ci saremo immaginati di accogliere nel cine-mondo parallelo di Let’s Movie. Non ce lo saremo mai aspettato perché incute un bel timor reverenziale lui, con quelle tre sale cinematografiche lì, con quelle poltroncine dell’ammooooore lì… E con quella mannaia stronca-scocciatori lì, che il Board ammira e invidia dall’alto verso il basso and back… Avete capito chi si nasconde dietro il sipario del palco “Diamo-il-benvenuto-a”??!…. Sì, lui, l’unico e solo, the one and the only, direttamente da Corso Buonarroti, simultaneamente Antonio e Mastro, Mastro e Antonio, lui, crasisticamente nostro come nostra signora di Guadalupe, lui, il Cinema-fatto-persona-fatto-sala Mastrantonio!

Ebbene sì, Fellows! Con la mediazione dell’Anarcozumi — che fior fiore di eventi ha organizzato nel corso degli anni con l’Astra — il Board e Mastrantonio hanno finalmente rotto la cortina di ferro e silenzio che li divideva, e non hanno stretto un semplice patto di non-belligeranza (come si figurava il Board, memore dell’esperienza Ribentropp-Molotov), ma si son fatti una sanax risata, che è stata ben più istituzionale e funny degli hurra-hurra della Triplice Intesa.

Neo-Movier Mastrantonio, la tua iscrizione SPONTANEA e in perfetta autonomia attraverso il Baby Blog (“bellissimo” lo definì il Mastrantonio, e il commento sia vergato nei registri letsmoviani a beneficio della posterità :-)); l’interesse che hai dimostrato verso la nostra Let’s Movie Paradise Island (e verso le pagliacciate che il Board con tanta prolissa facilità scrive); e la tua promessa di seguirci nelle nostre peregrinazioni cinematografiche, ci hanno letteralmente spiazzato. Tu, con la tua gargantuesca mastrantonaggine sei una cine-istituzione a Trento, e noi temevamo un “No pasaran” o qualcosa del genere.… Invece la risata ha disteso gli animi, e io ho tirato un suspiria di sollievo… 🙂
Ora, non so bene se il Codice d’Onore delle Sale Cinematografiche ti permetterà di frequentare il Victor Victoria, lo Smelly Modena (che comunque sconsigliamo, a nostro discapito, per la notoria ostilità odorifera) e le altre location in cui si proiettano film random e che a noi piace tanto scovare, tra cui lo Spazio Off (ma sempre In ;-)) e i cine-camping nei cortili sparsi per la città. Immagino che questa tua carica pubblica, e anche un’ombra di conflitto d’interesse (ma proprio un’ombra, eh) non ti permetteranno di partecipare ai vari Let’s Movie in giro per Trento. Ma se non altro abbiamo la certezza che non mancherai MAI quando proporremmo dei Let’s Movie all’Astra… Non mi pare mica poco come patto d’acciaio… 🙂

Testimoni assoluti (e fortunatissimi) della stretta di mano Board-Mastrantonio, la citata raffreddata Anarcozumi, il Fellow D (che ha sconfitto il divano risucchia-ricercatori e ha guadagnato Cristoré contro ogni aspettativa del Board) e un altro neo-Movier che siamo onorati di accogliere fra noi — ‘sta settimana affari d’oro alla Fellows’ Volksbank.

Conosciuto al Let’s Movie Marriage dei Fellow Giuly Jules e Pilo sabato scorso, Patrizio assume la letsmovie-identity di Patric Le Chic: come porta lui le camice con collo simil coreano, bottoncini a coppie lungo la chiusura ed effetto plissé sul davanti, be’, cari miei cari, non le porta nessuno! Arredatore e cinefilo, è uno che mangia pane, Polanski e poltrone Frau :-)… Insomma, con questi ingressi d’eccellenza, Let’s Movie potrebbe anche assumere insospettate connotazioni “prestige”…

Ma lasciatemi sfogare questo fiume di elogi per “Carnage”: è una settimana che è lì che preme e preme contro la diga della pazienza di quelli che m’incontrano e si sorbiscono i miei 1000 Watt di “Devi TROPPO andare a vedere Carnage!”.

Dunque da dove comincio? Be’, dall’unità di luogo, da dove sennò? Hitchcock docet, e pochi, pochissimi hanno avuto e hanno il coraggio di seguire i suoi insegnamenti, perché provateci voi, a girare un film in una stanza, al massimo due… Provateci a misurare ogni espressione con il bilancino, ogni sguardo, ogni singolo movimento del viso e del corpo. Costretto a rimanere dentro quattro mura sceniche, il regista si trova parallelamente obbligato a incastonare la recitazione dentro una struttura architettata al dettaglio, ma senza per questo permettersi di far risultare il tutto strutturato, o architettato. Lì sta il difficile: ricreare la natura(lezza) dentro al cemento armato. Nella forma, “Carnage”, è proprio questo: un impianto (‘na macchina da guerra!) di tempi di recitazione rispettati al millesimo di secondo e di pause che paion cronometrate, il tutto racchiuso in una guaina tuttonudo dove tout-se-tient (de Saussure mi ama qui, je le sais). E si vede lontano un miglio che “Carnage” nasce come pièce teatrale — se vi interessa il titolo è Le Dieu du Carnage, di Yasmina Reza.

 I personaggi si muovono con la dialettica ― più che con il corpo ― all’interno del rispettabile spazio brooklyniano che li delimita. E infatti lo scopo è proprio dimostrare, nel corso del film, il rapsodico — non graduale eh, rapsodico — deboArdamento dai limiti imposti dall’etichetta civilizzatrice e perbenista della società occidentale contemporanea. Rapsodico, dicevo, perché non c’è una gradualità nel progetto di sfacelo che seguono i personaggi — non un dall’ordine-al-disordine-passetto-dopo-passetto, per intenderci. Ed è qui che sta il film. Si passa dai convenzionalismi più estremi sulla squisitezza di un dolce o “l’intensità” di un qualche artista trendy che finisce per -oscka, alla brutalità massima di commenti tipo quello del marito che definisce il lavoro della moglie impegnata nella stesura di un libro sul Darfur la sua “cotta per quei negroni del sud” (!), per poi ritornare al garbo ghandiano di espressioni come “La cultura è la forza che spinge verso la pace” e ripiombare negli abissi scioccanti di un meraviglioso “Io mi ci pulisco il cu*o con i suoi diritti umani” . Non è un Bolero di Ravel, non c’è una costruzione per cui il caos monta pian piano fino a esplodere nel finale. È piuttosto una jam session, in cui il caos è inserito nel non-caos, a sua volta collocato in un super-caos che tuttavia ha un suo qualche ordine sparso interno (un premio a tutti quelli che mi hanno seguito qui…). E non a caso la scena MONDIALEMAGISTRALE del vomito è collocata poco dopo l’inizio e non funge da classico “inizio della fine”. Il vomito non è altro che l’ennesimo “colorito” (quantomai double-face come espressione…) “colorito” momento di animalità che accentua lo scompiglio, ma che comunque non lo determina. (Stando al Bignami della Psicoanalisi il vomito è il gesto con cui il corpo si ribella alla mente e “rigetta” ciò che la mente lo ha costretto a tollerare…).

Immaginatevi lo spettatore! Lì che assiste a questo concerto noir — noir dacché Polanski assassina l’immagine dell’uomo “civilizzato” contemporaneo — assiste a questa lotta di quattro lupi travestiti da agnelli (tutti e quattro, a modo loro, sono wolves&lambs…Non a caso il titolo, “carneficina-carnaio”, che contiene vittime e carnefici…), mentre subisce un fuoco di fila di sensazioni contrastanti, tra cui vergogna, indignazione, solidarietà, assenso, sdegno, rabbia. Alla fine esci stordito, completamente stravolto all’idea di aver sbirciato dentro la quotidianità di due famiglie normali, metropolitane, bene, progressiste anche, e aver visto tanta piccineria, tanto provincialismo, razzismo, cinismo (e –ismi su -ismi). Tanto “noi”. E quanto può spaventare, riconoscersi in certi tratti? Quanta paura può fare l’effetto specchio? Nessuno forse l’avrà notato, ma il nostro Volponpolanski, che la sa lunga, ma lunga lunga, se la ride sotto i baffi a fondo sala di ogni sala cinematografica… Ci ha smascherato alla grande… E ha ottenuto — almeno con me — il massimo cui un regista può aspirare: vedere il proprio spettatore uscire dal cinema con mollto più di quanto si era aspettato di ricevere. E guardate che quando il Board parte con delle aspettative, è la ROVINA…. 🙁

Quindi my 105 Fellows, vi prego, andate a vedere “Carnage”. Se non per me, fatelo per Kate&Jodie, una coppia di attrici la cui interpretazione raggiunge qui dei livelli di bravura imbarazzanti — e con loro anche l’esilarante, odiosissimo, Christoph Waltz.

Sì sì, vi ho convinto, ho capito, ora vado avanti, vado, non spingete dai… 🙂

Per questa settimana riprendiamo il filo sull’immigrazione che avevamo lasciato a “Io sono Li” e proponiamo

TERRAFERMA
di Emanuele Crialese

Uff, qui però parto con qualche piccola perplessità… Forse perché il Festival del Cinema di Venezia è stato un po’ inclemente con il film, che ha suscitato pareri discordanti nel pubblico e nella critica… O forse perché ho una passione tutta appassionata per “Nuovomondo”, un capolavoro di visionarietà e realismo, speranza, tenerezza e sofferenza che mi conquistò quando uscì nel 2006 e che sarà difficile eguagliare….
Comunque stiamo a vedere…. Per ora, go Emanuele, go go go… 🙂

E questa settimana mi mantengo sul breve… Ho sentito dire che la mail di domenica scorsa, tra brainstorming nel CdA, matrimoni e maratone, ha popolato il vostro sonno con strane creature di rosso vestite che battevano i piedi neropuffo davanti un macellaio buono issando bandiere bianche verso Roncabronx…. Bah… 🙂

Quindi ora vi saluto, my phenomenal Fellows, vi scarico ‘sto minivan di riassunto là sotto, e vi mando dei saluti che stasera, visto l’incipit, sono emine(me)ntemente cinematografici*.

Let’s Movie
The Board

* http://www.youtube.com/watch?v=xAv0gt7cqtY , per la felicità della Honorary Member Mic… 😉

TERRAFERMA: Un’isola siciliana di pescatori, quasi intatta, è appena lambita dal turismo che pure comincia a modificare comportamenti e mentalità dei suoi abitanti. Al tempo stesso, è investita dagli arrivi dei clandestini e dalla regola nuova del respingimento: la negazione stessa della cultura del mare che obbliga al soccorso. Proprio in questo ambiente vive una famiglia di pescatori composta da un vecchio di grande autorità, una giovane donna che non vuole rinunciare a vivere una vita migliore ed un ragazzo che, nella confusione, cerca la sua strada morale. Vengono tutti messi di fronte ad una decisione da prendere che segnerà la loro esistenza.

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Let’s Movie LXXXVI

Let’s Movie LXXXVI

CARNAGE
di Roman Polanski
Francia / Germania / Spagna / Polonia, 2011, 79’
Martedì 20/Tuesday 20
22:00/10 pm
Astra

Marriage&Marathon Moviers!

Lo si era già preannunciato al Fellow Giak qualche giorno fa: è SEMPRE tutta colpa della tecnologia. Qualsiasi colpa è riconducibile a Pascal (non Blaise, quello di Niklaus of course). Siete tutti scagionati, Fellows, per qualsiasi sbaglio commettiate, vita natural durante, la colpa è del senza-fili. Punto libero a tutti. Anche se il Board però…mmmm… è un po’ da prigione… 🙁

Tutto comincia da un Iphone. Dal nuovo Iphone dell’Anarco-zumi, che ha pensato (lui, l’Iphone) di manipolare il mio numero di cellulare e sostituire uno 0 a un 8, impedendo qualsiasi tipo di comunicazione con la nostra Anarchica. Quindi tutti i messaggi/telefonate con cui la Zu cercava di avvisarmi di prenotare per io “Io sono Li”+intervento di Paolini sono finiti nel buco nero della wireless-communication! Miiiiiiiiii! Certo, la tecnologia non può nulla contro la suprema svampitezza del Board 🙁 …. Ma mai avrei pensato che tutta Trento s’intrippasse tanto per un film di nicchia, quindi mi sono presentata da Mastrantonio con ben 2 minuti e 48 secondi di anticipo ― pronta a trovare un po’ più di fermento, ma non di certo Porta Portese er sabato mattina!

Sulla panchina fuori dal cinema trovo, hopeless&ticketless, la Honorary Member Mic, la Fellow Alessandra detta MorAles (che cine-battezziamo così per via del capello corvinissimo e della maglietta blu cop :-)) con una guest che pensate, avrebbe potuto diventare una Movier, non ce la mannaggia-giocata per via della tecnologia ― o della suprema svampitezza del Board…
(Ah, il nome della Guest, anche in questo caso, mi è sfuggito, visto che l’otite all’orecchio destro di 10 giorni fa ha pensato bene di itinerare e conquistare l’orecchio sinistro — ma l’otite itinerante con mire colonizzatrici s’era mai sentita??! Se tra voi Moviers si nasconde un otorino, lo preghiamo, dica la sua).

Comunque… Per soccorrere le mie Fellows hopeless&ticketless, seguo le orme di Clint Eastwood e affronto il mio mezzogiorno di fuoco… Dietro alla cassa, Mastrantonio tagliava la tensione con spietata maestria, il macellaio…. A nulla sono servite le minacce del Board, e nemmeno i piagnistei. Nemmeno i “ci-siediamo-per-terra-non-importa”, nemmeno i “vi-lavo-i-cinepiatti-per-un-mese-anzi-due”. (Ve lo potete immaginare quanto possono aver puntato i miei piedi per terra?!?).

Fortunatamente la Fellow Vaniglia (in scintillante versione technicolor) e la Fellow Claudia The-Critic, di gran lunga più previdenti del Board, avevano prenotato prima, e sono riuscite a entrare. Poi, una propizia combinazione di fattori ha voluto che si liberasse un ultimo posto. Ma purtroppo la Honorary Member Mic, la Fellow MorAles e la Fellow Non-Fellow Found&Lost, sono rimaste vittime della mannaia mastrantoniana. 🙁

(Si racconta che l’indomani, nella sala “CdA” del Quartier Generale di Let’s Movie, siano volate sedie, urla — si vocifera persino di una lavagna interattiva sradicata dal muro… Ma poi si sa, dopo il (brain)storm torna sempre il sereno, e tutto è bene quel che finisce bene e Board e Honorary Member Mic vissero per sempre felici e contenti — del resto mai avremmo potuto lasciare i Moviers privi di un Management… :-)).

Mi prostro in scuse con tutti i Moviers — soprattutto con la Fellow MorAles la Fellow Non-Fellow Found&Lost e la MIA Honorary Member Mic — per non aver pensato di dirvi di prenotare; ringrazio la Zu per aver cercato di avvertirmi; odio l’Iphone della Zu.

Mi scoccia anche perché “Io sono Li” è un racconto che tutti i Moviers dovrebbero leggere. Leggere, sì. Questa è stata l’impressione che ho avuto guardando il film di Segre. La sensazione di avere sotto gli occhi un’opera letteraria breve — una novella — e non una trasposizione sul grande schermo. Intendo proprio le pagine sotto le dita. Credo dipenda dal tempo cinematografico che il regista ha scelto per il film. Non è un tempo lento, alla “Still Life” — guardate un po’ le coincidenze, l’attrice che interpreta Li era la protagonista anche di “Still Life”… È un tranquillo scorrere di vite, di mattinate all’osteria (poche le scene notturne), di piccole battute che alternano saggezza e grettezza, a seconda del personaggio, del momento, e del momento del personaggio (come nella vita, perché tutti siamo saggi e gretti, a seconda). Ma non ci si annoia mai, ma mai MAI. Anzi, questo micro-cosmo chioggioto di pesca e ombre e spume ci cattura in una maniera in cui non avrei mai pensato che alcunché di chioggioto avrebbe mai potuto catturarci.
E vi prego, assegniamo il Premio Cameo al puteo Battiston per l’interpretazione dello sbroffone-rozzone veneto tipo! Guardate, anche i dettagli hanno valore… Mi tornano in mente la scritta L-O-V-E tatuata dito per dito (scimiottamento di mani vip d’oltreoceano), o il giubbotto di pelle finto Dainese.. E ancora, i jeans attillati coi tacchi a spillo della moglie, look fuori luogo alle 10 del mattino in un’ostAria  — “c’è un tempo per tutto” dice la bibbia (dello stile).

Marco Paolini, nell’introduzione al film, ha definito “delicato” il modo in cui Segre è riuscito a dar voce a quella che avrebbe potuto diventare l’ennesimo dramma a tesi sull’immigrazione. Delicato, sì esatto. Ma anche risoluto nello sfuggire al pietismo e alla lacrimosità. Gli ingredienti per far bollire della sana melassa ci sono tutti, veh: immigrata tenuta in scacco dalla mafia cinese, figlio piccolo lasciato in Cina nell’attesa di racimolare il denaro per farlo arrivare in Italia, simpatia-scintilla che scocca tra il vecchio pescatore di origine slava e la giovane cameriera cinese. Insomma, materiale ad alto rischio cliché… Eppure il regista non ci casca, e non fa cascare noi nel pentolone… Meno male Moviers, salvi anche qui. Fiuuuuu.
E ho trovato interessante l’insolito bilinguismo del film, che affianca veneto e cinese, in un dialogo sottotitolato che si colloca tra il comico e il tenero (specie quando Li cerca di capire il chioggioto e i chioggioti il cinese…mai tandem linguistico fu più strampalato…e funny).

All’uscita dal film, ritrovando una Claudia The Critic adorabilmente commossa, e una Fellow Vaniglia technicromaticamente paga, ho pensato che i concetti di casa e appartenenza siano davveri terreni paludosi — “fishy waters”, Fellow Pa — in cui è pericoloso (ma necessario!) addentrarsi…. Alla fin fine siamo tutti stranieri, siamo tutti foreigners, Fellows. Ed è la spasmodica ricerca di negare l’apolidicità connaturata nell’essere umano che crea tanti casini. “Patria” contiene troppa terra e troppo padre per i miei gusti… Vorrei dare spazio al mare, Moviers, come il film di Segre. Alle storie che partono da una costa cinese e finiscono su una costa italiana, e tracciano percorsi e intrecciano legami mobili. Il mare unisce. E questo, se ricordate, era un pensiero ERRante di qualche tempo fa…

Questo per quanto riguarda il Let’s Movie ufficiale. Ma questa settimana, se ricordate bene, avevamo anche un Let’s Movie ufficioso. Alla proiezione di “Il primo incarico” giovedì, mi aspettavano la Honorary Member Mic lassù, sulla gradinata (molto “Princess Mic Waving at the Crowd” :-)), e la Fellow Vaniglia, quaggiù, prossima ad affrontare le grinfie della Vicky Witch, l’amelia che spaventa folle di spettatori alla cassa del Victor Victoria…Scary…

Il film, bah… Io e la Mic eravamo di umore balzano e abbiamo ridacchiato un po’ troppo delle sventure di Isabella Ragonese alias Nena, povera sfigata maestrina che si vede trasferita nel nowhere salentino. Il film è ambientato nella Puglia, anzi, Apulia, degli anni ’50, ma ve l’assicuro, par di stare in mezzo ai Malavoglia! Il finale, in cui Nena ribalta inaspettatemente il proprio futuro e le proprie aspettative, è forse la parte più rivoluzionaria di un film che non sovverte alcuna convenzione sociale, ma che presenta troppi tagli stereotipa(n)ti. L’uomo è scisso nelle sue solite figure dicotomiche o di biondo senza-midollo modello Lowell o di rozzo-canottato modello Abel (e se non sapete chi sono Lowell e Abel, be’, vi mancano i fondamentali della cartoneanimatografia mondiale). La scelta inaspettata della canotta, devo dire, lascia stupiti un po’ tutti — anche se il CdA, sappiatelo, ha sostenuto la causa “Giovanni canottato” sin dall’inizio… 😉

Ma oggi non posso dilungarmi troppo (mamma mia, come se fino a qui mi fossi contenuta! :-))… Ho troppe cose ancora da dirvi, e non voglio beccarmi una multa per eccesso di verbosità.

Innanzitutto, il film per la settimana prossima. Lo aspettavamo con impazienza, e finalmente è arrivato, direttamente dalla Laguna, con l’Orient Express delle 12:34 pm

CARNAGE
di Roman Polanski

Francamente non so se dietro l’orario sempre più tardo delle programmazioni si nasconda un qualche perverso disegno di Mastrantonio il macellaio… Se si tratti di mannaia, meschinità oppure mass-market (che ne dici, Fellow Cap?). Sappiate che in questo (almeno in questo!) il Board non c’entra.

Ma devo assolutamente raccontarvi di questo Marriage&Marathon weekend…. È con immane commozione che v’informo del secondo Let’s Movie Marriage della storia*!

Sabato la nostra Let’s Movie Couple ― al secolo Giulia e Nicola ― è convolata a cine-nozze, e matrimonio non poteva esser più 100% letsmovieano di così! Il Fellow Pilo (il Fellow più alto di Let’s Movie, molto ma mooooolto più alto di quel tappo del WG Mat, ricordiamolo) e la Fellow Giuly Jules (la Fellow più odalisca e sirena che un Let’s Movie possa desiderare) hanno detto “Oh yes” al cospetto della nostra Fellow Fausta l’Irrequieta 1, che ha ufficiato le nozze (potremmo ribattezzarla anche Fellow Factotum, la nostra Fausta, visto che si fa le nottate sui libri, le traversate natatorie e le celebrazioni matrimoniali :-)). E indovinate un po’ chi aveva per testimone la nostra breath-taking sposa  in red (sì Fellows, IN ROSSO! Ma chi è Kelly LeBrock? Ma chi è???)? Vi aiuto: comincia per Anarco e finisce per Zumi…. 😉

Poi s’è folleggiato fino a notte tra bollicine e balli sfrenati con tutto il corteo di amici, tra cui numerosi Moviers, in primis l’Anarcozumi, il Fellow Fritz Vogue, il WG Mat e la Fellow Lagoon Leda (Responsabile Let’s Movie di Venezia).

Dovete sapere che la Movie Couple segue Let’s Movie fin dagli inizi, e un sacco di volte ha tratto in salvo il Board dal mare di solitudine cinematografica in cui rischiava di affogare…
Siete le mie luci, Giuly e Pilo… Keep shining… 🙂

Io mannaggia non ho potuto bagordare fino in fondo visti i panni da Board-Road-Runner che avrei rivestito l’indomani, cioè oggi… Ebbene sì, Fellows, ho corso la Mezza Maratona del Concilio di Trento, nonostante le otiti itineranti e le vesciche nemiche… E nonostate un Fellow Mate (Iak-the-Mate) che mi tradì, e non per 30 denari, ma per 50 Euri e un paiolo! (Ma lo perdono perché sempre mi supportò :-)).

 Dunque

Tempo totalizzato dal Board: 1 ora 32 minuti 55 secondi (Evvai!)
Posizione all’arrivo: 158esima su 714; sesta della categorie “Donne” (Evvaissimo!)
Premi vinti: 100 Euri, e un salame (già ceduto di diritto all’Anarcozumi!)

Ebbene sì, cari Runner Fellows… Il risultato ha dell’incredibile, visti i primi 13 km corsi come una loser con una contrattura (o qualcosa che faceva male) alla coscia destra… Poi però al 13esimo km c’è stata la svolta, e devo solo ringraziare The Ark. Immaginate il dolore, e immaginate di sentire questa canzone, a palla… http://www.youtube.com/watch?v=wFbBwXNjYCA… “It takes a fool to remain sane”…Non c’è niente di più sensato… Quindi sì, the Ark dragged the Board home… 🙂

Ringrazio ovviamente la Honorary Member Mic che mi segue sempre in queste maraton-mattate, portandosi Freud in borsa contro la maraton-noia (e ditemi se non è special, la ragazza, che gira Trento con Sigmund a tracolla); il Fellow D, per il reportage e il tifo done lungo il percorso (e per aver sopportato un Board in difficoltà fino al 13esimo km); il WG Mat, che non ho capito bene dove mi abbia visto ma dice di avermi visto ― quanto Orwell nella sua criptica ubiquità!; il Fellow Fritz Vogue, che mi ha sostenuto a 4 km dall’arrivo con un prezioso “10 minuti Vogue, 10 minuti e ci sei!!!”; e il campanaccio dell’Anarcozumi-mami, che è stato salvifico a 300 m dall’arrivo.

Un grazie speciale anche al Fellow Companero Gab che ha portato a casa i 10 km della Maratonina del Concilio (bravo runner, il Mister è molto molto fiero); e al Fellow Pa Pequod, per aver assistito il Board insieme al Fellow D nell’acquisto delle sneakers nuove post-maratona (un  paio di Brooks puffo&black… ‘Cause when you run, you need to run with style… ;-)).

Quando mi chiedono “Perché fai ‘ste robe, Sara?”, io non so mai cosa rispondere, ma oggi, mentre ero a quel benedetto 13esimo km e faceva male, oh God se faceva male, c’è stato un istante in cui è cambiato tutto, e tutto è andato per il verso giusto. Le gambe hanno preso ad andare, io a volare (un po’). Forse lo faccio per questo. Per la possibilità di quell’istante lì. Il nero che d’un tratto diventa grigio, poi piano piano bianco…

Ma ora spiegatemi come avrei potuto essere sintetica con tutta ‘sta wikipedia di robe… ! Se c’è un conciso fra voi, parli ora o taccia per sempre. :_)

Ok, mi sa che ora potete andare a dormire, Fellows… GRAZIE della solita pazienza, veh, oggi ne ho abusato davvero :-)…. Ora vi pianto un riassunto nel giardino scolpito laggiù e vi lancio dei saluti matrimonialmaratonamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

* Il primo matrimonio targato “Let’s Movie” si è tenuto il 3 settembre tra la Fellow Alice-Mare-e-Miele e il Fellow Ponyo, nell’archibugia Arco! Ora i Fellows piccioncini sono nello Sri-Lanka, poareti (!)… Ma tornano sicuramente per “Carnage”… 🙂

CARNAGE: Due ragazzini, sugli 11 anni, fanno a pugni in un parco cittadino. Uno ferisce l’altro: sangue, labbra gonfie e denti rotti. Ora i genitori della “vittima”, Penelope e Michael, invitano nel loro appartamento nei pressi dell’elegante quartiere di Park Slope, a Brooklyn, Nancy e Alan, i genitori del “bullo”, per chiarire la questione. Vorrebbero tutti onorare le buone intenzioni di Penelope, ma non esattamente per le stesse ragioni e non a qualsiasi prezzo.

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Let’s Movie LXXXV

Let’s Movie LXXXV

IO SONO LI
di Andrea Segre
Italia 2011, 100’
Martedì 13/Tuesday 13
9:00 pm/21:00
Astra
Anteprima nazionale e presenza dell’attore Marco Paolini

Mi-ricordo-montagne-verdi Moviers,

Oggi, pur sconvolgendo l’ordine degli elementi letsmovieani, dico in overture perché m’è tornata in mente la hit di Marcella Bella qua sopra. Le montagne verdi non sono le cose grosse che circondano Trento Centro e che necessiterebbero di un bel carico di tritolo e Bum-Bum-Babum, via, l’orizzonte finalmente sgombro (questo, vi avverto, è il piano a cui il Bum-Bum-Babum Board sta lavorando, e so che un sacco di voi scuotono il capo ora, contrariati…. :-)).
Le montagne verdi mi si sono materializzate in testa dopo aver visto “Cose dell’altro mondo”. E no, il verde non per via della ridente flora silvana (silvana?). Il verde a cui penso è più acrilico, e ha la forma triangolare di quelle pochette che certa gente con ossessioni druidiche-giussaniche si mette nei taschini della giacca in tutte le occasioni tutte…. Avete presente? Questa gente popola soprattutto la pianura padana (il lungo-Po soprattutto)… Ma non si può fare di tutta l’erba/gente padana un fascio…
La Honorary Member Mic, vicentina purosangue, che ha guardato “Cose dell’altro mondo” con me, ha tenuto a precisare, nel lapidario comunicato stampa post-proiezione: “Ma il Veneto no’ s’è miga tuto cossì. ‘Na parte magari, ma miga tuto ciò…Ceste”. In realtà la Mic ha parlato in perfetto italiano e senza erre mestrine, ma la stampa si sa, distorce tutto. (“Ceste” l’ho aggiunto io, per ostentare la padronanza acquisita con l’intercalare veneto :-)).

Comunque sì, il Veneto di “Cose dell’altro mondo” non è il Veneto vero — come la Verona Vero del WG Mat. È una sua esagerazione. È come se Patierno avesse preso il Veneto tutto rattrappito che trovate in qualsiasi confezione di palloncini da party e ci avesse gonfiato dentro. Il risultato è questo grosso palloncione verde lega, ehm, mela, MELA, che vi ballonzola davanti alla faccia per un’oretta e mezza.
Visto comunque che il film poggia su un fatto irreale — la sparizione, da un giorno all’altro, di tutti gli extra comunitari dalla regione — sarebbe forse stata preferibile una rappresentazione più seria, e non solo comico-caricaturaleggiante, dell’universo padano. L’effetto sarebbe stato ancor più impattante. Invece lo spettatore si trova immerso in una dimensione buffa fin dall’inizio, e la sparizione della manodopera extracomunitaria viene percepita più che altro nelle conseguenze buffe che ingenera — non in quelle fattualmente drammatiche. L’uso un po’ più “impegnato” di questa idea fondante (geniale idea fondante), avrebbe contribuito di più alla formulazione di considerazioni postume serie. Di contro si esce dalla sala e si dice “Mmmm sì, carino”, si fa il verso a all’ingombrantissimo personaggione di Mariso Golfetti, si ripetono le battute più esilaranti — e ce ne sono, veh, tipo il “Take the camel and come back to home! Retournez à la maison!” che è il “Tornatevene-a-casa” multilinguistico rivolto da Mariso in tv agli extracomunitari — e si pensa solo superficialmente al “ma se succedesse davvero? Se davvero sparissero tutti?”.

Voi, cari i miei Fellows e/o avvocati del diavolo, potreste dire, per forza Board, è una commedia, che ti aspettavi, Laura Morante che si strappa i capelli al capezzale della madre senza badante?? E c’avreste tutte le ragioni, è una commedia questa… Ma bisogna fare attenzione. Se si sceglie la strada comica, le velleità drammatiche vanno trattate con prudenza, mooolta prudenza. Altrimenti si rischia di mischiare tutto, e di non riuscire in niente — penso alla scena dell’alunno nero che si passa ossessivamente il gessetto sul viso ripetendo ossessivamente “voglio diventare bianco, voglio diventare bianco”… Basta poco, davvero poco. La credibilità è un velo che brucia in un lampo.

Del film mi piace (e tanto anche) l’intuizione di fondo. La sparizione degli extra-comunitari d’improvviso, così, da un giorno all’altro — a me torna in mente “Cecità” di Saramago, sono pazza? (Sì). È un’intuizione che, per amor di verità, non appartiene a Patierno, ma al regista Sergio Arau e al suo film “Un giorno senza messicani”, ambientato in una California improvvisamente priva di immigrati chicani, a cui “Cose dell’altro mondo” è liberamente ispirato (chi procura il dvd?). L’idea di mostrare attraverso la sottrazione è un espediente astuto, che dovrebbe essere praticato più spesso —il “come sarebbe se non…” funziona meglio di qualsiasi drammone sull’immigrazione, persino in chiave comica: ti piazza davanti a una situazione in cui non vorresti mai trovarti, t’incolla lì. E qual è il salvagente dello spettatore? Il salvagente dello spettatore è la certezza che nella realtà tutto questo non si potrà mai realizzare. Che ci saranno sempre nuovi immigrati (i famosi cittadini di seconda classe della settimana scorsa) nuova forzalavoro da sfruttare — i colori della manodopera sono infiniti, dopo tutto… Ecco, minare questa certezza, che porta con sé quella superiorità superomistica che contraddistingue l’italiano medio (e che Mariso Golfetti incarna così bene nel suo quintale di Abatantuoniana ciccia), metterla in discussione, quella superiorità, per far scendere il WASP medio da quell’Olimpo razziale che si è costruito, dovrebbe essere l’intento di un’opera come quella di Patierno.
Purtroppo siamo sconcentrati da altro: Mastandrea che fa morire dal ridere, il ragazzo della Ludovini che, parlando di Olimpo, è praticamente un dio greco (io e la Mic, stecchite davanti a ‘sto po’ po’ di afro-beltade…); e poi Abatantuono che, per quanto sempre bravo, è un po’ Attila-Flaggggello-d’-Ddddio, un po’ Viuuuuulenza (inno ultras che la Fellow ChocoBarbara intona con sapiente maestria :-)), un po’ Mago di Segrate, un po’ Gepy Fuxas (cine-citazione…cercate Fellows, cercate…:-)) e che francamente topogigioneggia un po’ troppo per i miei gusti (e il suo veneto-brianzolo temo non passerebbe l’esame di Lingua Veneta I nemmeno dopo un Erasmus di 9 mesi a Castelfranco).

Insomma per me il film si merita un NI. No per aver sprecato un’intuizione tanto feconda, e sì per aver sfidato le pochette nei taschini, l’amministrazione trevigiana (sorry Fellow Giak, quando ce vò ce vò), i calderoli, ehm calderoni, CALDERONI, di pado-pozioni Panoramix…

Un ringraziamento speciale, e un “Sì, you are the winner!!” alla Fellow Aripi, che, coccola delle coccole, quando mi ha visto, ha alzato le braccia e ha chiesto “Ho vinto? Ho vinto?”. Sì, Movier Aripi, divinità indu di Let’s Movie, questa settimana, insieme al tuo compagno e alla Honorary Member Mic, hai vinto!

E un grazie anche al Fellow D che ha recuperato Let’s Movie il giorno dopo, visto che martedì era impegnato con il Fellow Iak-The-Mate in un allenamento ciclo-podistico in previsione di una gara ciclo-podistica. (Tu Mate puoi rimediare al mancato recupero pagando con del comodo marathon-cash… If you know what I mean… ;-)).

Questa settimana Let’s Movie impone, no, propone (il Personal Coach che ho assunto per incrementare il tasso di democrazia nel mio eloquio, mi sta aiutando, sappiatelo, ma spesso queste marche oligarchiche mi sfuggono ancora).

IO SONO LI
di Andrea Segre

Ma l’imposizione è d’obbligo, Moviers, perché la nostra Anarco-zumi, che ricordiamolo, una ne pensa e 100.000 ne fa, ci ha preparato una sorpresona di quelle… Alla proiezione del film da Mastrantonio ― in anteprima nazionale ― sarà presente l’attore Marco Paolini. Ma volete mancare?!?!??!
Presentato alle Giornate degli Auturi alla Mostra del Cinema di Venezia, dove è stato accolto con 15 minuti di applausi, il film propone una storia d’immigrazione cinese a Chioggia, e ci permette di rimanere in Veneto, continuando così il discorso iniziato con “Cose dell’altro mondo” ― che sbo*o fioi!, commenterebbero gli amici di Noale Scorzé…. 🙂

(Mi rinchiudo in una mini-parentesi per un commentino alle premiazioni della Mostra del Cinema di Venezia ― niente maxi-digressioni, tirare troppo la corda con la pazienza dei Moviers è rischioso… Dico solo grazie, GRAZIE, ai giurati per aver conferito la Coppa Volpi a Michael Fassbender. Michael “der Gott” Fassbender, il couchsurfer perfetto… Io le mie Moviers  aspettiamo con ansia di vedere “Shame” ;-)).

Questo per quanto riguarda il Let’s Movie ufficiale. Ma prevedo anche di concerdermi/ci un Let’s Movie ufficioso questa settimana, e di andare a vedere “Il primo incarico” di Giorgia Cecere, giovedì 15 alle 9:00 pm al Victor Victoria ― il film è un’opera prima che mi incuriosisce e che conta sulla partecipazione della brava Isabella Ragonese. Sapete com’è, devo rifarmi di un mese e passa di digiuno cinematografico…

A proposito dell’Anarco-zumi… la Mostra del Cinema di Venezia ce l’ha finalmente restituita! Dopo aver stretto amicizia con Filippo Timi (mi ti odio quasi, Zu! :-)) e con nomi grossi che non POSSO rivelare, ci siamo incontrate e abbiamo confabulato un’altra sorpresona per voi Moviers nelle prossime settimane… Eh eh… Il Bocca-cucita Board vi chiede solo di pazientare, e di non andare a vedere “Terraferma”… 😉

All’incontro confabulante mercoledì sera era presente anche la Ciurma di Moviers del Sardinia 2011 con cui s’è festeggiato il Capodanno 2011-2012, nello specifico l’AvvoAbo detto anche il Presidente (che ha promesso di frequentare Let’s Movie perché il cinema in fondo è un non-luogo e la teoria dell’estetica dei tribunali potrebbe essere applicata benissmo anche allo Smelly Multisala Modena), l’AvvoPaolo detto Paul Pequod detto Pa (che ha promesso di frequentare Let’s Movie perché Agota Kasparof merita di essere nominata anche nei minuti che precedono l’inizio di un film e perché il quesito sulle nascite maschio-femmina* non può morire così tra un brindisi di buonanno e dei petrolchimici marshmellows) e il Re di Denari (che ha promesso di frequentare Let’s Movie perché la proliferazione dei sexy-shop a Trento Nord non può passare innoservata così, senza un dibattito sull’estetica dei sexy-shop, e perché non può citarmi fotogrammi da “Tempi moderni” così, come se nulla fosse, senza poi non venire a Let’s Movie)

Ah, una comunicazione di servizio al Fellow Andy-the-Situation-Phelbs. Non credere che il tuo dovere nei confronti di Let’s Movie sia terminato solo perché sei uscito dal mondo CREATENETtiano. Dato che abbiamo una job-vacancy nel varesotto, e guarda caso tu ti trovi d’istanza proprio lì, ti nominiamo ufficialmente Responsabile Let’s Movie della zona trotifera lombarda — comincia pure a inserire i tuoi 4 milioni di contatti in Lisperator. Spero sarai contento della carica prestige di cui ti abbiamo insignito. 🙂

E adesso vogliamo farcelo mancare il riassuntino nel container abbandonato là sotto? Certo che no. E vogliamo farceli mancare i saluti cinematografici? Of course not. Anzi, stasera, Fichi Fellows che non siete altro, i saluti, sono marcellabellamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

*Per la gioa di tutti voi Mendelev Moviers, vi riporto il quesito del nostro Fellow Paolo Pequod che ha attanagliato la Ciurma del Sardinia 2011 per TUTTA la vacanza: “Supponiamo ogni coppia di umani eterosessuali continui ad avere figli sinché nascono maschi e smetta quando nasce la prima femmina. Alla fine, ci saranno più femmine o più maschi?”

IO SONO LI: Ai margini della laguna veneta si pesca come sul Fiume Giallo. A Chioggia ormai si parla il dialetto anche se si è poeti dalmati o lavoranti cinesi, si provano sentimenti, coltivano sogni e si conoscono sconfitte come in ogni angolo della terra. Ma la storia di Shun Li e Bepi è diversa da tutte le altre.

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Let’s Movie LXXXIV

Let’s Movie LXXXIV

COSE DELL’ALTRO MONDO
di Francesco Patierno
Italia, 2011, 90’
Martedì 6/Tuesday 6
21:45/9:45 pm
Astra

Fondamentalmente-siamo-sempre-lì Fellows,

Comincio con un’ammissione di colpevolezza, signori e signore della Movie-Giuria. Il Board non era molto attento durante il Let’s Movie di mercoledì… Tuttavia, in sua difesa, portiamo due attenuanti:

  • Board afflitto da un’infezione al canale uditivo destro
  • Board in collera per l’infezione al canale uditivo destro

Afflizione e collera, capirete, non sono due compagne ideali per apprezzare un concerto ― con un’otitte in corso poi… E il caso ha voluto che il concerto non fosse di musica da camera, o di quella musica sperimentale tipo pling (tocco di triangolo) seguito da 5 minuti di silenzio poi pling (tocco di xilofono) seguito da altri 5 minuti di silenzio, e via così fino alla narcosi collettiva. No, il caso ha voluto che il concerto fosse il tripudio di percussioni di un gruppo africano… Se l’Africasound con tamburi battenti e canto a volume elevato sono molto apprezzati in condizione di salute normali, in condizione di salute alterate (speice uditive), diventano alquanto provanti…
Immaginate un orecchio destro tappato. Immaginate il parossismo dei tamburi. Immaginate che il parossismo dei tamburi s’infili in una testa entrando dall’orecchio sinistro e vada a sbattere dritto contro l’orecchio destro, tappato e dolorante. Immaginate che il parossismo non trovi via d’uscita e resti lì a rimbalzare e rimpallare da un angolo all’altro della testa.
Avete immaginato? Ecco, il parossismo dei tamburi era quello dei Marnan, e la testa era quella del Board… 🙁

Ora chiamerò a deporre al banco degli imputati la Honorary Member Mic e la Fellow Milena Miles&More, quest’ultima accompagnata da una Guest di cui ovviamente non ho sentito il nome, pur fingendo il contrario — anche l’Amplifon non può nulla contro l’otite.
Io e la Honorary Member confessiamo di aver lasciato il luogo del delitto prima della fine dello spettacolo: la dinamica “parossismo percussionista nella testa del Board”, e “mal di stomaco nello stomaco dell’Honorary Member Mic” impedivano la giusta attenzione allo spettacolo.
Tutto questo mi ha fatto riflettere su quanto una condizione fisica possa incidere sulla fruizione artistica ― un po’ come il meteo della settimana scorsa. Su quanto la vita (=carne, sangue, otite) possa surclassare l’arte. Sigh… All’università avevo un docente che diceva: “Possiamo incantarci davanti a un quadro e commuoverci sopra una poesia, ma quando hai mal di pancia hai mal di pancia”… Aveva ragione! Bisognerebbe aprire una parentesi sull’uso terapeutico dell’arte…l’arte come antidolorifico (arte Aulin), o come analgesico (arte paracetamolo)…
Ma preferirei aprire un’altra parentesi relativa alla serata di mercoledì, e so che se ne apro troppe, di parentesi, voi pensate immediatamente alle equazioni di terzo grado e vi sconcentrate (ah comunque, sto ancora cercando qualcuno che mi spieghi il teorema di Shannon, quindi, fatevi avanti… ;-))

Nonostante l’acciacco uditivo, non ho potuto fare a meno di notare — e la Mic con me — che il Giardino Santa Chiara era decisamente spopolato mercoledì rispetto alle altre sere. Ora, anche qui non possiamo non valutare le attenuanti del caso (oggi sono molto “tribunale” come attitude, i Moviers Avvocati apprezzeranno…). La fine dell’estate, il back-to-work o lo still-on-holiday, il mercoledì di coppa (ah Big, le cose che mi hai insegnato… :-)), le giornate più corte, il calo delle tempertaure, mettiamoci pure i lavori su Viale Verona e la crisi, via.
Insomma, tolti questi fattori che avranno sottratto X spettatori al Giardino Santa Chiara, perché, mi chiedo e vi chiedo, signori e signore della Movie-Giuria, questo concerto non avrà attirato tanta gente come i precedenti? Ricordate no, nelle settimane scorse, le mie puntualizzazioni sul parterre stipato, la gente pigiata in piedi, ai lati e in fondo… Ricordate no? (Dite “sì”). Allora perché proprio QUESTO concerto, di musica AFRICANA?

Avevo un’ipotesi in testa, fastidiosa, che ho cercato di scacciare prima che si facesse strada… Ho rivolto il quesito in tempo reale alla saggia Mic. Lei mi ha guardato e, dall’alto del suo metro e 78 che invidio, ha oracolato, “La risposta sta nella domanda”.
(Se volete imparare a zittire il Board, contattate pure la Mic, ore pasti..) :-).

Scherzi a parte… Sì, la domanda, in quanto retorica, racchiude già la risposta. La percentuale di disertori a QUESTO concerto, signore e signori della Movie-Giuria, non ha subìto gli effetti negativi dalle attenuanti sopraelencate, quanto le solite vecchie boArdate del pregiudizio. Uno prende il bel depliant degli eventi di Trentoestate, sfoglia, arriva a Marnan, legge “Savana Onlus”, “sviluppo agricolo-sociale in Senegal”… Secondo voi la mente del trentino medio dove corre? Be’, di certo non dove portavano i raffinati elogi di Paolo Fresu sui Gaia Cuatro, né gli entusiasmi per le sonarità Scottish di Tony McManus… La mente corre al Boogy-man, all’uomo nero…
E allora Fellows, siamo fondamentalmente ancora lì. Nonostante la paretcipazione a questi eventi da parte della crème “colta” di trentini. Nonostante il 2 kk. Nonostante la “sensibilizzazione”… Nonostante tutto siamo lì. Avete capito a cosa mi sto riferendo, vero? Alla musica di serie B. Ai cittadini di seconda classe. Alla pelle. E guardate, mi sforzo anche qui di concedere a Trentostile, trentini della crème “colta” e non, il beneficio del dubbio. Faccio uno sforzo. Ma dentro di me l’ipotesi ha preso forma l’istante stesso in cui ho formulato la domanda alla Mic. Sì. Fondamentalmente siamo ancora lì. Fermi davanti all’uomo nero. Fermi davanti all’idea che un concerto di musica africana sia potenzialmente inferiore nell’esecuzione e nella resa rispetto a un concerto di musica bianca, e quindi scartabile. Sta tutto nelle diverse variabili dell’insuccesso (=grado di tollerabilità da parte nostra verso un loro possibile flop) che decidiamo di applicare: con certi gruppi siamo disposti ad accordare una certa variabile (vedi Gaia Cuatro), con altri gruppi, altre (vedi Marnan). E l’assegnazione di queste variabili è determinata da fattori tra cui l’appartenenza a un paese, un’etnia, un colore. Una razza. E quindi sì, fondamentalmente siamo ancora fermi lì, immobilizzati dagli stessi pregiudizi e dallo stesso etno-fondamentalismo che hanno incatenato generazioni e generazioni di “razza-sensibili” (non “razzisti” per carità) dietro political-correctness e Occidentebene. Sempre, etno-fondamentalmente, fermi lì.

Quando io e la Mic ce ne siamo andate, il Giardino si era riempito un po’. Ma erano passanti capitati per caso, non spettatori ritardatari ma consapevoli. E c’è differenza — la premeditazione di un atto e la sua assenza, FANNO la differenza, signore e signori della Movie-Giuria. Pa(rolisi) docet.

Sarà stata l’otite, sarà stata l’elucubrazione sulla variabile dell’insuccesso (la si brevetta?!) e tutti i mumblemumble che mi mumblavano in testa, ma sono tornata a casa molto amareggiata. 🙁

Ora però vi sfilo di dosso le vesti da giurati e vi infilo il grambiule da cine-scolari…. Ebbene sì, Fellows, le vacanze sono finite, basta concerti sotto le stelle, cinema all’aperto… The bell is ringing! 🙂 M(Astrantonio) è tornato da Ibiza-People-From-Ibiza e ha riaperto i battenti! Per testare il suo livello di abbronzatura propongo…

COSE DELL’ALTRO MONDO
di Francesco Patierno

Il film è stato presentato alla 68esima Mostra del Cinema di Venezia in corso in questi giorni, ma suscita polemiche da un bel po’ di tempo. Pare che il Sindaco di Treviso non abbia gradito l’immagine buzzurra dei nord-estici che viene data, e non abbia concesso l’autorizzazione a girare alcune scene del film in città ― il Fellow trevigiano Giak mi farà un resoconto in proposito il prossimo fine-settimana ;-)…  Visto che noi con le polemiche e le immagini buzzurre ci andiamo a nozze, e visto che questo messaggio domenicale si è aperto sulla questione “razza”, il film di Patierno mi pare quanto mai calzante… In più trattasi di una commedia: l’anno cine-scolastico non poteva partire con drammoni su pedofilia et sim…

Riguardo alla Mostra di Venezia, poteva Let’s Movie non mandare in laguna la sua inviata sto(r)ica, l’Anarco-zumi?? Certo che no… Secondo voci da red carpet pare che George Clooney, vecchia conquista della nostra Anarco-zumi, abbia fatto carte false per entrare in concorso con “Le idi di marzo”, e avere una seconda occasione con la nostra inviata — le voci da red carpet aggiungono anche che si sia fatto tatuare “No Zumi No Party” sulla natica destra… Come sempre, rimaniamo in attesa di conferme o smentite… 🙂

Vi anticipo che MUOIO dalla voglia di vedere “Carnage” di Polansky e “Contagion” di Soderbergh, quindi se per caso dovessero uscire in settimana, vi prego di resistere alla tentazione di andare a vederveli soli soletti, e di aspettare il vostro impazientissimo boardissimo Board… :-

Prima di lasciarvi a scopiazzare i compiti per le vacanze, vorrei ringraziare la Fellow Vanilla. I post con cui rimpinza il nostro skinny-thinny Baby Blog non solo fanno la felicità del Board (e avere un Board felice, credetemi, è meglio per tutti), ma le valgono fior fior di crediti per il conseguimento della Let’s Movie Laurea in Cinemat(t)ografia — molto ivy-league, molto. 😉

Ringrazio anche il Fellow Daniele detto Angst, che dallo Spazio Off ci segue sempre, savant&sauvage… 🙂 (http://www.spaziooff.com/).

La vostra deboArdante Signorina Rottermeier si augura che l’anno cine-scolastico si apra all’insegna della disciplina, soprattutto in ambito “frequenza”, che, ricordiamolo, è obbligatoria — vedasi lo Statuto Let’s Movie, articolo 2/bis.
Per ora eccovi tante-grazie, un affresco trompe-l’oeil (trompe-l’oeil??) raffigurante un riassuntino dormiente nella volta a tutto sesto di sotto, e una quantità imprecisata di saluti, che per questa sera sono fondamentalmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

COSE DELL’ALTRO MONDO: Libero Golfetto è un piccolo industriale di un paese del Veneto. Per colpa della sua politica, da un giorno all’altro la piccola cittadina si risveglia senza tutti gli extracomunitari che la abitavano e che in essa lavoravano. Il problema è che senza il loro contributo, il paese non va avanti.

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