Posts made in ottobre, 2011

Let’s Movie XCI

Let’s Movie XCI

MELANCHOLIA
di Lars Von Trier
Danimarca, 2011, 130’
Lunedì/Monday 24
21:30/9:30 pm
Astra (Mastrantonio)

Maine Moviers!

In medias res…

Se dovessi tradurre in parole lo sguardo dell’Anarcozumi durante e dopo la visione di “This Must Be The Place” dovrei calarmi un velo nero sugli occhi, infilare un paio di guanti di pizzo in coordinato e recitare un “Siamo qui riuniti per dare l’ultimo saluto a Paolo Sorrentino, regista innovativo della generazione K che tante speranze fece nascere con “Le Conseguenze dell’amore”…” e via di seguito, in tono mesto e compito, da brava movie-mourner…

Invece, pur cercando di non scordare gli occhi della Zu — tra la nausea, la delusione e l’esasperazione — diramo un meno categorico comunicato stampa con cui “Dichiariamo il paziente Paolo Sorrentino ancora in rianimazione, che combatte tra la vita e la morte”. Il Board è molto categorico, ma la medicina ha fatto passi da gigante, e forse, FORSE, riusciremo a recuperarlo…

Ma senza cartella clinica e dinamica dell’incidente, come potete voi, miei reporter Fellows che così numerosi popolate questa cine-camera mortuaria trasformata in conferenza stampa, capire?? Lasciate quindi che vi esponga i fatti, e pregovvi (pregovvi??) di non squagliarvela quatti quatti mentre non guardo…

Pur di corsa, martedì arrivo al Victor Victoria con tutta la tranquillità del Board che sa di trovare un’Anarcozumi e una Honorary Member Mic raccolte in sessione plenaria, e il cinema vuoto. E invece no, il cinema non è vuoto:c’è una gran folla all’ingresso che mi trascinerebbe alla deriva non fosse per l’intervento dell’Anarco e della Mic, balde capitane di ventura, che mi lanciano un biglietto salva-Board e mi oh-issano a boArdo.
L’equipaggio annovera anche il Fellow Cristoforocolombo, e non poteva essere altrimenti, visti i trascorsi Nina-Pinta-S.Maria e un paio di strepitosi calzini marinari a righe, passion passione del Board (forse ve l’avevo già detto, o forse il Fellow in questione è dotato di poteri paranormali, sta di fatto che li sfoggiava con splendida arroganza :-)).
Pensavo che l’equipaggio si fermasse a loro, e già sarebbe stato tanto, visto il martedì freddo e lo spread che fa dannare e la rottura tra Demi Moore e Ashton Kutcher. Ma anche qui un bell’”invece” introduce una golosa sorpesa: ecco lì in platea la Fellow Chocho-Barbara al suo debutto in Let’s Movie! Siamo molto fieri di averla tra noi! Non solo è patitissima di cinema, arte, architettura, design, letteratura e fashion — praticamente una Nonsolomoda in carne ed ossa ― ma è anche una Signora blogger! Scrive per il blog e-zine, http://www.e-zine.it, raffinato e-box pieno di cinema, arte, architettura, design, letteratura e fashion in cui ha fatto entrare anche il vostro Board! Se avete voglia, potete leggermi (ancora!) qui http://www.e-zine.it/numeri/ritorni/welcome/ ― è il mio primo articolo, fresco fresco di e-stampa! Rifletto sul tema del ritorno, e di “Welcome” il film che, a pensarci ora, ha dato il via a Let’s Movie, e che tanto era piaciuto all’Anarcozumi e alla Fellow Giuly Jules
GRAZIE Chocho-Bar (ma “Choco-Bar” è tavolettamente perfetto! :-)) La partnership E-zine – Let’s Movie è sancita!

Ma tornando a noi, le sorprese, golose, critiche e domotiche, non sarebbero finite lì…. Alla fine del film, scopro che di sopra, nella famosa galleria empiera del Victor Victoria aleggiavano anche la Fellow Vaniglia, la Fellow Cristina Casaclima con il Gentilconsorte e la Fellow Claudia The Critic! Quindi, scettici Moviers, contiamo un po’: 7 Moviers — i Magnifici 7 Moviers, per fare del meta-celebrazionismo. 🙂
La cosa più sorprendente NON è il numero di Movier presenti — contrariamente a quanto state pensando! — quanto il dibattito che è nato a fine film. Un salotto dialettico senza nei e poltrone che Vespa non si sogna nemmeno di sognare! È stato molto interessante perché eravamo spaccati nei nostri giudizi, completamente fratti — ma certo non frattali. Chi dichiarava “Paolo Sorrentino: ora del decesso, 23:18 pm”, e chi parafrasava Bruce con “Paolo Sorrentino: the Boss RE-born in the USA”… Io ero quasi più interessata ad assistere questo ping-pong tra Moviers più che a prendere in mano paletta e pallina…

E a questo proposito, (rim)balzo dritta dritta al film… La scena di Cheyenne al tennis da tavolo nel drugstore in mezzo al nowhere americano credo sia stata la più comica del film. Ed è anche paradigmatica della comicità utilizzata, che si basa sulle modalità classiche dell’umorismo teen-naif, quello delle scemate che fai quando hai 15 anni per ridacchiartela con gli amici… Cheyenne che approfitta della distrazione dell’avversario per fare punto, e poi andaresene ridendo, s’inserisce in questo tipo di silly humour che a sua volta è uno specchio del personaggio… Ora, io ve lo confesso. Ho retto Cheyenne per i primi sei minuti — nei primi sei minuti i pregiudizi sono neutralizzati dalle forze benefiche del beneficio del dubbio. Scattato il settimo, ho inserito il Board modalità sopportazione.

È troppo facile smascherare il giochetto di Sorrentino: costruzione del personaggio e del film sugli opposti e i contrari. Cheyenne personaggio nero fuori ma candido dentro… Famoso fuori ma fragilissimo dentro, che vive con una moglie brutta fuori ma ovviamente bella dentro, in una casa ultra-design fuori ma con una pizza surgelata dentro (nel forno)… Potrei andare avanti a elencare dicotomie fino a mercoledì, e anche allora mi fermerei solo per prendere l’aereo…
Ma a parte questa altalena di contrari su cui Sorrentino fa montare la sceneggiatura, “This Must Be The Place” ha anche un’altra pecca: il film sorrentina. Ed è quello che forse mi ha deluso di più. È come se il regista avesse realizzato un magnifico album di fotografie — e ce ne sono di magnifiche davvero — e ce lo mettesse in mano con molta sicurezza, come per dire “toh, impara un po’ chi è ‘sto Sorrentino”. Ecco, un gesto così, è un po’ pericolosetto quando sei al quarto film e magari devi fare ancora un po’ di strada prima di darti alle stampe… E guardate non sapete quanto mi costa dire così: un legame particolare mi lega a “Le conseguenze dell’amore” a “Il divo”, quindi non è come se stessi massacrando il primo You-know-Malick che passa…
Tutte queste magnifiche immagini che ci scorrono davanti agli occhi colgono in realtà tutta una serie di luoghi comuni americani — luoghi nel senso doppio di posti fisici e stereotipi. Per questo la delusione. Sorrentino ha incartato il cliché con una splendida carta da pacco. La carta è splendida, ma il cliché rimane cliché. Proprio su questo l’Anarcozumi si è giustamente imbestialita (senza con questo scalfire lo smashing effect di quel nuovo look all-black con frangia…sei da panico, Zu :-)): e la ragazza-madre col figlio obeso, e la emo con le paturnie, e gli autoarticolati fermi ai benzinai e i pub texani con i giochi da tavolo e le mogli dei nazisti post-nazismo nelle case di bambola tutto-rose-e-fiori… Anche qui, potrei andare avanti fino a mercoledì…

Ma non c’è mole incantatoria, non c’è nulla che eguagli lo skateboard che taglia la sala di Palazzo Chigi de “Il divo” ― la bottiglia di birra extralarge calata in mezzo alla strada di “This Must Be the Place” non regge proprio il confronto. Ed è triste vedere il deserto ghiacciato di “This Must Be the Place” che vuole rincorrere  quell’abbaccinante teatro della morte che era la cava di cemento ne “Le Conseguenze dell’amore”… L’abuso dell’estetica insieme all’abuso di battute al sapor di scienza infusa rendono il film in certi punti davvero fastidioso — “la paura salva sempre. Ma bisogna scegliere una volta, una sola volta nella vita, di non aver paura”… Mamma mia… (ma “il bacio è l’apostrofo rosa tra le parole ‘ti amo’”, quando??).

E poi c’è il finale… Il finale è la vittoria dell’imborghesimento, e meno male che la Mic —il cui smashing effect era dato da un paio di calze tricot spettacolo, quindi da panico pure lei 🙂 — se n’è fuggita a prendere l’autobus prima della fine. Non avrebbe retto al ritorno di Cheyenne a Dublino, dopo la terapia on-the-road in the US con espiazione della morte paterna e superamento catartico del desiderio di vendetta nei confronti del generale nazista responsabile delle torture inflitte al padre — ma li contate anche qui, tutti ‘sti stereotipi?! Cheyenne senza trucco, tutto ripulito, in abiti “civili”, col sorriso ce-l’ho-fatta-ho-capito-tutto mi ha fatto venire la tentazione di annuire alla Zu, abbassare la veletta sulla fronte, e cominciare a piangere la perdita dell’amato Paolo…

Ma poi ho pensato che l’America dà un po’ la testa a tutti, e forse anche all’amato Paolo ― che spero si sentirà un po’ SorrYentino quando si risveglierà dal coma stars&stripes… Per adesso lasciamolo riprendere. Teniamolo in rianimazione (e tu Zu, lontana dal respiratore eh…).

Detto ciò, vedere l’entusiasmo dei Fellows e la passione con cui difendevano le loro idee a fine film, be’, ha valso il prezzo del biglietto. Il cinema serve anche a questo. A spaccare/ci.

Serve anche ad annettere nuovi Moviers! La nostra Claudia The Critic ha agguantato l’amico Nicola fuori dal cinema e l’ha spinto dritto dritto nelle braccia di Mummy Board… Eh eh… Grande lavoro di pierraggio, Claudia... 😉 Dopo un reciproco scambio business-card molto from-pusher-to-pusher, Nicola è diventato ufficialmente il Fellow Nicomico, perché lui questo fa, il comico.
Frequentaci, Nicomico eh! Let’s Movie è il tuo habitat ideale… Par di stare al Pippo Chennedi Show… 🙂

Insieme ai Magnifici 7 ringraziati qua sopra, vorrei ringraziare anche il Fellow Iak-the-Mate per aver compreso, con straordinaria lungimiranza, che il linguaggio Haribo parla dritto dritto al cuore del Board… Grande Mate! 🙂

Colgo anche l’occasione di aggiornarvi sul lavoro encomiabile portato avanti dal Responsabile della Sede Distaccata Let’s Movie di Roma-Siena, il mio Fellow PhD Davide Testone. Quanto alla cara Keira Knightley confermo al Testone del Testaccio che sì, non so se abbia naso, ma di certo ha un gran mento, e che “The Social Network” è uno dei film più innovation di Let’s Movie 2010. Confermo altresì che il brevetto degli spiedini di frutta è depositato a tuo nome e che mai macchina fu più carica di fragole dopo Trikky 2007. 😉

Questa settimana ho già pre-annunciato il film ai magnifici 7 che sono stati TUTTI entusiasti! Loro e io non vediamo l’ora di spararci questi bei 130 minuti di pura

MELANCHOLIA
di Lars Von Trier

Anche solo per la parola, Moviers, “melancholia”…ditelo un po’ a voce alta…”Melancholia”…Viene  l’acquolina in bocca, no, con tutte queste laterali alveolari?
Sento odor di opinioni spaccate anche con questo film… Lars Von Trier non è esattamente il regista più vanziniano sul  mercato… Anche qui, staremo a vedere… Comunque sappiate che Kirsten Dunst si è aggiudicata la Palma D’Oro all’ultimo Festival del CInema di Cannes per la migliore interpretazione femminile…

Ma veniamo a noi… Mi serve la colonna sonora giusta per introdurvi quest’avviso, quindi please, cliccate qui http://www.youtube.com/watch?v=v94ugLhua9Y

Sono stata convocata nel profondo Maine jessicafletcheriano per una conferenza sulla traduzione letteraria, “Translations 2011: Cross-Cultural Exchange through Poetry An International Festival and Conference”, una cosa molto american-altisonante e da literary nerds che si terrà dal 26 al 29 ottobre a Lewiston, a due ore da Boston. Anche qui come per la mezzamaratona, non so bene perché lo si faccia— per preparare questa cosa, ho passato gli ultimi 20 giorni in ritiro claustrale! Il perché non è dato sapere, ma stando all’ipotesi più accreditata il Board sarebbe un (cine)sognatore con la testa di carta tentato dalle partenze quanto terrorizzato dai ritorni, che per una volta ha dato retta al sogno e fatto vincere la partenza….

Oppure diciamo che dopo aver finito i petali della margherita “vado-non-vado”, m’è rimasto in mano il “vado”, quindi, vado… 🙂

Ma non vi proccupate eh, Moviers, ritorno, eccome se ritorno! Tutto starà a scansare la iella della Fletcher, che dove passa lascia una scia di cadaveri lunga così, ma conto sugli skills acquisiti presso la Cluedo High School in gioventù…

Devo assolutamente ringraziare la nostra Honorary Member, che in questi ultimi quindici giorni si è trasformata nella preparatrice ufficiale Mister Mic, e ha lavorato su un Board in calzoncini e paradenti quanto mai titubante, dandogli il sostegno e la carica per non gettare la spugna sul ring — e la Fletcher giù dal poggiolo. Grazie Mister, prometto di puntare al “subliminale”… 😉

A proposito, a nome della Honorary Member, supportata dall’Anarcozumi, indiciamo la PPP, la “Punti Poli Pursuit”: la Mic deve raccogliere tipo ennemila punti del Poli per aggiudicarsi un tostapane. Ora, non pensate che questa sia la solita squallida raccolta bollini da supermercato di periferia, e il tostapane l’ennesimo elettro-giocattolo destinato al cimitero degli elettrodomestici di tante case occidentali (quanto agli elettro-domestici, li ha già fatti fuori tutti la Fletcher). No. Raggiungere il tostapane per la Mic è “Una metafora della lotta esistenziale che ogni individuo individuale porta avanti nei confronti della società coniugale/coniugalizzante della modernità specificamente trentina ma anche tristemente internazionale” — e poi pensate che il Board sia complicato, ts… Immaginate un po’ quando ci troviamo per i nostri CdA…

Insomma, SuperMarket Moviers, quando venite a Let’s Movie, portatevi i punti. Contribuite alla causa esistenzialista della Mic! Join the PPP campaign! 🙂

Okay, mi pare di aver detto tutto. O forse no. Volevo dire anche questo… Sul fatto che io attiri casini, non ci piove… E mi viene sempre in mente un verso di  Battiato “…dai fallimenti che per tua NATURA normalmente attirerai”… Sostituite “fallimenti” con “casini” e avete il Board 🙂 — in effetti anche l’originale potrebbe andare bene, ma questa è un’altra storia! Però per mia FORTUNA normalmente attiro anche esseri speciali…Che mi popolano i cinema, mi telefonano, mi seguono (in giro per l’Italia), mi supportano/sopportano, mi cazziano&comprano il biglietto quando arrivo tardi, mi chiedono se ho il passaporto e mi dicono che andrà tutto bene… I miei Moviers… E pensare che alcuni di loro pensano che quella speciale sia IO … Ts…. 🙂

Questa sviolinata era solo per indorare il cianuro, cocchi… Cioè non è che ora io parto e voi per due settimane fate tutti i plaid&pay-per-view… No no… Ho pensato di darvi un compitino per tenervi allenati. Niente di ché eh, non fatemi quegli sbuffi uffosi alla Fellow Giak eh, dai…

Il compito è il seguente: “Guardare un film a vostra scelta e mandarmi un commento, ANCHE DI UNA RIGA, anche di 140 twitter-caratteri (e qui faccio contenta la Senior Fellow Lady Loredana) a [email protected].” L’ideale sarebbe che andaste al cinema, ma se siete proprio proprio impossibilitati oppure se trovate un dvd che vi piace oppure un film in tv che v’ispira, anche un Let’s Movie At Home PER QUESTA VOLTA va bene. Poi io prendo i vostri commenti ANCHE DI UNA RIGA/anche di 140 twitter-caratteri, li butto nel mio movie-marmittone e ci tiro fuori qualcosa… 😉

Avete tempo fino a sabato 5 novembre. Io penso che ce la possiate fare…Anzi no, io penso che mi stupirete… 🙂

Sono proprio arrivata in fondo ora. Scusate la lunghezza, ma visto che salterò domenica prossima, questo messaggio è un messaggio (en)diadico ― Fellow Pa, che te ne pare? 😉

Aspettando di rubare la bici alla Fletcher per girarmi le viuzze di Cabot Cove, vi chiedo di calcarvi il cappuccio in fronte e ascoltare http://www.youtube.com/watch?v=RADHlFh1cb0 . Stavo correndo (ma va??) mentre ho risentito questa canzone dei Mattafix. Mi ha fatto pensare a Big-City Boston, dove starò qualche giorno… E ditemi se questa non è poesia

The Linguist across the seas and the oceans,
A permanent Itinerant is what I’ve chosen.
I find myself in Big City prison, arisen from the vision of man kind.
Designed, to keep me discreetly neatly in the corner,
You’ll find me with the flora and the fauna and the hardship.

Back a yard is where my heart is still I find it hard to depart this Big City Life

Vi dico solo che i primi due versi sono diventati l’epigrafe del mio saggio…

Ah mi raccomando, Moviers, from time to time don’t let the system get you down…

GRAZIE Fellows di mother Board (che non è la scheda madre), ora riassunto nell’underground e dei saluti, che sono transamericanamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

 MELANCHOLIA: Due sorelle, Justine e Claire, un tempo unite, si stanno allontanando sempre di più l’una dall’altra. Poco dopo la cerimonia in cui Justine ha sposato Michael, la donna piomba in un improvviso stato di malinconia che la rende particolarmente calma mentre un misterioso pianeta, apparso da dietro il sole, è in rotta di collisione con la Terra. Claire, invece, è terrorizzata per la minaccia che incombe dallo spazio.

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“Passiamo troppo velocemente dall’età in cui si dice ‘un giorno farò così’ all’età in cui si dice ‘è andata così” – THIS MUST BE THE PLACE

…di Paolo Sorrentino da Let’s Movie XC (su segnalazione della Fellow Claudia The Critic)

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Let’s Movie XC

Let’s Movie XC

THIS MUST BE THE PLACE
di Paolo Sorrentino
Italia/Francia/Irlanda 2011, 118’
Martedì/Tuesday 18
21:00/9:00 pm
Victor Victoria

FedericopontiggiaFrorever Fellows,

Attaccherei così, se vi piace.

A volte è così no, ti ritrovi con la giornata squagliata in una pozza d’incombenze dalla dubbia utilità e ti dici Bah. A volte ti domandi ma quanti Mersault abiteranno in Italia? E a Trento? E Mersault è come William “Bill” Foster (cine-personaggio, my Moviers) e la differenza sta solo nella pistola dell’uno contro il fucile dell’altro? A volte poi ti tocca aggiungere alla lista delle cose da fare la compilazione del censimento e pensi che 60 milioni di to-do list in Italia dovranno aggiungere questa voce, e allora decidi di dichiarare ufficialmente le to-do list “la peste bubbonica della new economy”.

Poi fortunatamente un mercoledì muore e un giovedì nasce, così, fuori uno e dentro un altro, e qui la new economy, per fortuna sua, non c’entra nulla. Il giovedì ha ucciso la mia to-do-list, la lista di quello che c’è da fare, e l’ha rimpiazzata con la “to-root list”: la lista di quello che c’è da TIfare 🙂
Eccovi quindi di seguito la mia to-root list ― che dichiaro ufficialmente l’antipeste migliore sul mercato (e non richiede nemmeno la prescrizione medica):

  • La Sede Distaccata di Let’s Movie di Treviso, che oltre al Fellow Giak conta anche la Fellow Chiara detta ComiunicascionChiara (vista la professione molto press-oriented). La Fellow ComiunicascionChiara pare attui una politica popcorn+Haribo per incentivare il Fellow Giak, la sua dolce metà (facciamo tre quarti, va’), alla visione dei film proposti… Strategia non poteva essere più vincente con un Fellow che gioca a calcetto per concedersi la cena del post-calcetto (forse dovrei presentargli il Fellow Gerri, anche lui allievo della scuola “fit-for-fat”). Bravissimi ‘sti trevigiani però eh…
  • La sede Distaccata di Pisa-Reggio, supervisionata dal Fellow Fiiii. Dopo aver visto “Carnage” (Let’s Movie LXXXVII), il Fellow Fiii detto anche river-wild Fellow Fiii (per il rapporto easy, molto easy, MOLTO easy, con la parola scritta) ha viziato il Baby Blog inondandolo con un commento della categoria Nilo pre-inondazione. Commosso fino alle cine-lacrime, il Board si è raccolto in un minuto di silenzio pieno di gratitudine e limo. Fiiiiii, please, please keep flooding us all… E non stare ad ascoltare i Moviers affetti da stitichezza espressiva che ti consigliano la concisione… MORE IS MORE.
  • La Honorary Member Mic e il Fellow Iak-the-Mate. Te li ritrovi seduti lassù, nell’empireo del cinema Victor Victoria, due skinny Budda che ti guardano dall’alto verso il basso tipo Archimede quando tu, Board, irrompi in sala con troppo pericoloso-odioso ritardo, la solita nube tossica di cocco e cloro al seguito, e ti perdonano, misericordiosamente, madreteresadicalcuttamente, con quello sguardo di pazienza, misto a condiscendenza misto a insofferenza, misto a cavolo-sei-incorreggibile-mai-‘na-volta-che-ce-la-fai-in-orario e ti accolgono, magnifici&mugnifici, accanto a loro. E tu Board, che hai un occhio guercio e uno strano doloretto all’anca destra e sei reduce da una telefonata effetto-911 con cui il Fellow Pequod-Pablito ti ha salvato dall’edge su cui pencolavi, tu Board, chini il capo davanti a queste due divinità CREATE-NET&ENERGY BUSINESS (e qui sì, la new economy c’entra), ti siedi e finalmente, finalmente, fai del film un sacco di popcorn da kg e ti ci strafoghi.

Con “This is England” comincio dal finale. Perché ho provato un emozione potente quando ho unito alla perfezione del quadro scenico conclusivo, questa versione inaspettata del capolavoro degli Smith cantata da Clayhill… Siete pronti? Vi avverto, è una botta… http://www.youtube.com/watch?v=VMVaCQEVmC0

Ok, immaginate un dodicenne che ha perso il padre nelle Falkland, e ha accumulato così tanto dolore, ma così tanto dolore, che il suo istinto di sopravvivenza, per non farlo implodere o uscire pazzo, lo porta a sfogarlo, tutto questo dolore, nell’aggregazione a due gruppi di Skinheads. Il primo di Skinheads “volemose-bene”, Skinhead più nel fumo che nell’arrosto, e il secondo di Skinheads “mamma mia-paura”, Skinhead di parole forti e Fronte Nazionale e croci scarificate nella carne. Paffuto, impacciato, solo, Shaun è un ragazzo la cui esistenza narrativa è suddivisa in tre momenti. Quando gli Skinhead buoni lo prendono sotto la loro ala, ritrova il calore che aveva perso con la perdita del padre. E questa prima fase del film, quella più spensierata e divertente e assurda e condivisibile (perché chi non è rimasto a languire sulle panchine o in un parco, insieme agli amici, nei pomeriggi senza fine dell’adolescenza? Ci si è passati tutti, mi sa…), in questa prima fase del film Shaun riemerge dalla catatonia causata dalla perdita, quel vacuum che non è cleaner, ma senso di dispersione che tutti, ne sono certa, abbiamo sperimentato prima o poi. È il risveglio di Shaun, e anche l’inzio della sua crescita, in cui cambia pelle, spogliandosi dai sui abiti bambini e infilando i panni previsti dal codice estetico di gruppo; “conosce” ― in senso bibilico ― una ragazza, Smell (personaggio pre-manga deliziosamente sballato quanto candidamente sfrontato); comincia a farsi un’idea su certi argomenti caldi: la patria, la fratellanza, la razza.
La seconda fase comincia con l’ingresso di Combo, personaggio violento e carismatico che dirompe nel film e letteralmente rompe l’ordine del gruppo, e il gruppo stesso. Le idee di Combo sull’orgoglio nazionale e il concetto “l’Inghilterra agli Inglesi” (mmm…mi ricorda qualcosa di verde e troll, questa espressione…) espresse con passione e vigore linguistico conquistano il tenero Shaun ― esperienzialmente tenero, la sua mente ancora molle come la testolina di un bebé ― e lo portano con sé in un paese dei balocchi al contrario, fatto di negozi pakistani da saccheggiare, ragazzini neri da intimidire e donne da insultare. In questa fase, il Shaun che tanto ci piaceva, comincia a piacerci un po’ meno. Ma non lo giudichiamo. E nemmeno Combo, giudichiamo. Nonostante la valanga di parolacce che frana sopra le teste di tutti, nonostante gli insulti, nonostante le botte inflitte a un ragazzo nero degli Skinehead “volemose-bene”, nonostante tutto, noi non giudichiamo. E qui Crialese dovrebbe prendere lezione da Meadows… Vi ricordate la grey’s theory (theory, non anatomy), che avevamo enunciato nel messaggio su “Terraferma”? Il fatto che tutte le rogne, gli scazzi, i problemi sono lì, nel grigio. Che la vita non è un pacchetto di Ringo Boys ― pur essendo una scatola di cioccolatini, lo sappiamo Forrest-ForrestGump. Che niente è bianco e nero, vaniglia da ‘na parte, cioccolato da quell’altra. That would be too easy. E guardate, se non fosse che odio le facili associazioni cromatiche, vi direi che il regista ha spremuto proprio il tubetto del tortora sulla sua tavolozza scenica… Condomini e cortili e muri e muretti e panchine e slarghi di cemento e spiagge deserte e persino il mare piatto. Il grigio è lì, sempre lì, davanti ai nostri occhi. E guardate, ci sono delle inquadrature che sono dei quadri dello squallore metropolitano che un Loach o un Leigh avevano dipinto prima, certo, ma mai con quello sguardo fresco, quel taglio originale… Come la scena che sovrappone la bandiera della croce di Sangiorgio (stendardo del Fronte Nazionale) a un sottopassaggio che Schaun attraversa insieme al gruppo degli Skinhead “mamma mia-paura” ― se dico che nella transizione di Shaun da una fase “innocence” a una fase “experience” trovo il bardo Blake chiamate il 113?? 🙂

Schaun sembra irrimediabilmente perso negli ideali nazionalisti caldeggiati da Combo, quando Combo cede per un istante, un istante di circa 46 secondi, e intravediamo, dietro alla testa rasata e alle parolacce, un vuoto (il vacuum, sì lui) ― la mancanza della famiglia (=dell’amore) ― e l’invidia ― sì Mic, hai detto bene, l’invidia ― nei confronti di chi ce l’ha, una famiglia (=l’amore). Lì, in quei 46 secondi in cui sbirciamo l’interiorità ferita di Combo, lì leggiamo anche la liberazione di Shaun, che ritrova se stesso. Il terzo momento è rintoccato.
Il finale, Moviers, il finale è così visivamente, sonoramente, concettualmente giottesco e/o dechirichiano, con quella barca eterna abbandonata sulla spiaggia, con Shaun che getta in mare la bandiera del Fronte Nazionale e si libera delle sue croci, quella di San Giorgio, quella del lutto e quella della rabbia repressa. Il finale, che combina questo dipinto a queste note dei Clayhill, articola dei messaggi universali importanti, come la salvezza del letting-go, il lasciar andare ― il dolore, la sete di rivalsa, e la meccanica stessa del dolore anche, che se soffocato o taciuto o misto a condizioni esterne di disagio, può esasperarsi e trasformarsi in minaccia politica, xenofobia sociale.

Il film mi si inserisce in quel filone di riflessioni sulla sofferenza e l’abbandono che hanno costellato questo mio ultimo periodo ― li ho consigliati a tutti, ma lo rifaccio volentieri: LEGGETEVI “Un giorno questo dolore ti sarà utille” di Peter Cameron e “La Trilogia della Città di K.” di Agota Kristof (e stavolta l’ho scritto giusto, Pa). E tutto questo senza lacrimosità americaneggianti, e con una forza e una chiarezza e un’emozione che ti incolla alla poltrona, e tu non puoi che dire “Ecco la vita fatta arte. Stica”.

Insomma grazie Federicopontiggia, chiunque tu sia, dovunque tu sia, per averci consigliato così onestamente “This Is England” e per aver parlato del film che “mappa storia e latitudine umana”. Ti sei scordato della longitudine stilistica, ma non ti preoccupare, la aggiungo io…

Potrei DAVVERO elencare altri asset (odiatemi per l’utilizzo del termine da new economy…sì sempre lei), potrei redigere una seconda lista lunga così di cose da TI-fare, ma non so se reggereste… Concedetemi almeno 3 voci:

  1. La colonna sonora ― chi la regala al Board? Pronti, attenti, via!
  2. Gli outfit ― bretelle (si sa, passione assoluta del Board), gonne pois ampie fino al ginocchio, chiome frisé o tagli improbabili frangetta sulla fronte  e capelli cortssimi dietro, camice a quadretti modello Ricky Cunningham, Doctor Marten’s ambiti come Manolo Bhlanik sex&thecityane, cappotti total black… Sulla passerella del film sfilano i Brit Eighities in tutta la loro improbabile estetica
  3. La bellezza bruta della desolazione urbana e naturale ― anche il mare diventa splendidamente brutto nell’Inghilterra tatcheriana degli anni ‘80.

Ok ok, finisco, ma sappiate che davvero, per “This Is England”, potrei esondare peggio del Fellow Fiiii

Persino il Fellow Iak-the-Mate ha approvato il film ― lui, così picky dopo la scottatura letsmoviena “La bellezza de somaro”, è un osso duro… E la Honorary Member Mic è rimasta così soddisfatta da non opporre resistenza a un passaggio sulla Mate-Mobile a Roncabronx…

E per questa settimana Let’s Movie fa una capatina a Cannes e recupera un film nostrano…

THIS MUST BE THE PLACE
di Paolo Sorrentino

Presentato in concorso al Festival di Cannes, è il primo film che il nostro Paolo-Pupillo-Sorrentino sforna internazionalmente preferendo Sean Penn al carissimo Sir Toni Servillo, amico-dei-cine-giorni-più-lieti.. Il film ha sollevato pareri contrastanti, non posso nascondervelo ― la censura non rientra (ancora) nei nostri mezzi… Ma questo deve invogliarvi ancora di più a correre a vederlo… Quindi, Moviers, do move!

Ah, prima di lasciarvi al riassunto trapiantato nella serra del vicino del piano di sotto, volevo informarvi che da oggi, domenica 16 ottobre 2011, Elisa, la Fellow Patata, che ci legge dal bagno di SporTmaggiore, assumerà anche la cine-identità di Fellow Killer… Non fatemi aggiungere chi potrebbe essere la vittima…

Muto se ne starà lu Board… Ma tu Killer, vacci piano con la Nutella…

Ah… XC, lassù, nell’oggetto di questo messaggio sta per 90 (caso mai non aveste Mr Google sottomano come me, che l’ho scoperto solo grazie a lui, Mr Google)… 90 Let’s Movie… That’s impressive… Il centenario come lo festeggiamo? Crociera? Nah, abbiamo già il trASTRAtlantico di Mastrantonio… Viaggetto? Nah, la Signora Fletcher mi sta già aspettando con ANSIA (mia) a Cabot Cove (domenica prossima vi spiego, Fellows…)… Vedremo dai… Per ora pasteggiate a insalata di matematica con questo XC=90.

Grazie Fellows, vite mie (un po’ melò, va be’), vi ringrazio della pazienza neverending, e vi mando dei saluti, che questa sera sono newecononomicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

THIS MUST BE THE PLACE: Cheyenne, ebreo, cinquantenne, ex rock star di musica goth, rossetto rosso e cerone bianco, conduce una vita più che benestante a Dublino. Trafitto da una noia che tende, talora, ad interpretare come leggera depressione. La sua è una vita da pensionato prima di aver raggiunto l’età della pensione. La morte del padre, con il quale aveva da tempo interrotto i rapporti, lo riporta a New York.
Qui, attraverso la lettura di alcuni diari, mette a fuoco la vita del padre negli ultimi trent’anni. Anni dedicati a cercare ossessivamente un criminale nazista rifugiatosi negli Stati Uniti. Accompagnato da un’inesorabile lentezza e da nessuna dote da investigatore, Cheyenne decide, contro ogni logica, di proseguire le ricerche del padre e, dunque, di mettersi alla ricerca, attraverso gli Stati Uniti, di un novantenne tedesco probabilmente morto di vecchiaia.

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Let’s Movie LXXXIX

Let’s Movie LXXXIX

THIS IS ENGLAND
di Shane Meadows
Regno Unito 2006, 101’
Giovedì 13/Thursday 13
21:00/9:00 pm
Supercinema Victor Victoria

Fall Fellows,

Ci siamo eh… Vi vedo lì, in fila x 6 col resto di 2, i vostri bravi bravi ombrellini, gli stivaletti in coordinato con l’impermeabile. E una pioggia di foglie all over. Giallo, arancio e tutto l’armamentario autunnale. Zucche e castagne no che sono colesteroliche e vi sballano l’HCL (valore ematico fasullo ma che fa sempre il suo effetto :-)). Sappiatelo, ho deciso di non farmi risucchiare dal tombino ottobrino. Quindi non farò associazioni stagional-emotive alla Chateaubriand tipo pioggia-tristezza, l’estate-sta-finendo-un-anno-se-ne-va, Gott ist tot, tramonto dell’occidente, e via di spengler-seguito, altrimenti ci piglia una depressione che nemmeno polenta e magic mushrooms riuscirebbe a combattere.

Martedì sera, di ritorno dalla corsa del martedì sera e prima di Let’s Movie, chimmi telefona per aggiornarmi sulla Sede Distaccata di Let’s Movie di Treviso? Ma lui no, il nostro Responsabile di Area, il Fellow Giak! Siamo lieti e sollevati di sapere che il nostro trevigiano doc-dop sta facendo un ottimo lavoro di sincronizzazione sale-venete-Let’s Movie. Il Fellow, in procinto di vedere “Io sono Li” (Let’s Movie LXXXVII), ha illustrato il bilancio consuntivo — che includeva fra gli altri la visione di “Carnage” — e ha fatto rosee previsioni per il futuro. A quanto pare nell’area Zaialand c’è un florido sottobosco di cineforum clandestini, e il Fellow Giak è riuscito a vedere, sicuramente in uno scantinato nascosto dalle forze del male zaialandesi, il film di nicchissima “La donna che canta”. Nella conference-call si è fatto anche il punto su “Puffi 3D” e sulla licealità di noi 4 ex losangelini reduci da esperienze quanto mai paranormali, tipo la comparsa di Nonna Morte sul Big Sur e l’esplosione di una cucina Mendini ad opera dei nemici dell’American Chamber of Commerce West… Mamma mia… La call si è conclusa su un coro di “Ma come oooooon!!!!”. 🙂

Dopo la corsa e la call, sono approdata da Mastrantonio, che mi ha accolto a bordo del suo caro trASTRAtlantico con un MOLTO gradito “Oh carissima!”. (Guardate, io ve lo dico, Mastrantonio mi sta guadagnando punti su punti… E non solo per l’“Oh carissima” — lusingare il Board non fa MAI male ;-)— ma anche per la Maratona “Io sono Li”-con-punti-di-ristoro-lungo-il-percorso in programma per oggi! Tra l’altro ha pure organizzato, insieme all’Anarcozumi e alla Trentino Film Commission tutta una serie di proiezioni nell’ambito della rassegna “Le Giornate della Mostra” (for more info, http://www.trentinofilmcommission.it/it/SC/2021/SID/67/LE_quotGIORNATE_DELLA_MOSTRAquot_A_TRENTO.html ). Forse il tempo delle guerre puniche è finito… O forse no, chi lo sa… Roma e Cartagine non è che fossero proprio gemellate alla fine… Ma siamo sulla buona strada… 🙂

Tra l’Anarco-zumi impegnata con una delegazione statunitense in visita enogastronomica, e l’Honorary Member Mic reduce da una capatina al Santa Klaus, pensavo di ritrovarmi a sguazzare sola soletta nel blu delle poltrone mastrantoniane. (Per la cronaca: la Mic sta benissimo, e il Santa Klaus non è il santa Chiara, è il fanta-ospedale che gli sta accanto…. Al Santa Klaus le lastre non te le danno brevi manu: ti fanno un cd personalizzato, quindi la Honorary Member se n’è tornata a Roncabronx con la sua bella compilation “Mic’s RX”, che di certo balzerà in testa a tutte le ER-classifiche…). Invece, chi mi appare a pochi minuti dall’inizio? Inaspettata come solo le apparizioni divine possono essere? E con delle braccia vittoriose come solo lei sa gettare in aria? Sì bravi, avete indovinato, La Fellow Aripy, in tutto il suo misticismo indù! E il Board non ha potuto che aggiungere il suo cine-nome al consueto “And the winner is”. 🙂

Sarà che avevo un bisogno quasi fisico distrarmi, sarà che i panni junghiani donano davvero a Michael der Gott Fassbender, ma a me, “A Dangerous Method”, è piaciuto. Cioè. Riconosco che non è nulla di speciale, cinematograficamente parlando. Non c’è una sceneggiatura da farti spaccare la testa — non è un “Inception”, per capirci, in cui sei dentro una struttura complessa di scatole cinesi da cui non ti par di uscire nemmeno quando esci dal cinema… La narrativa che Croenenberg ha costruito è lineare. Niente balzi temporali forward-backward ma progressione cronologica degli eventi. In questo non ricalca affatto i meccanismi psichici, non procede per associazioni. Sarebbe stato interessante, magari, pensare un film sulla psicoanalisi che si esprimesse utilizzando un linguaggio narrativo associativo più che sequenziale, no? Ma questo non sarebbe stato Croenenberg, ma Frunerberg, e anche se  la radice asburgica è quella, la sostanza cambia (:-))…
Credo di essere stata conquistata più dalla storia in sé che dall’opera d’arte. Questo mi succede spesso, e non depone certo a mio favore, lo riconosco. Un film dovrebbe avere un suo valore artistico, al di là del plot; non posso confondere i due piani. Dalla vecchia antologia delle medie ripesco i  termini di fabula e intreccio, e mi rendo conto che l’intreccio fa la differenza. Però in questo caso mi sono concessa il lusso di pensare alle questioni sollevate dal film, che sostanzialmente ruota attorno al grande dilemma: reprimiamo le pulsioni o appagaghiamo gli istinti? Monogamia con una sfilza di repressi lunga così, oppure poligamia rea-confessa poggiata sull’assunto filosofico del “’ndo-cojo-cojo”? (Che facciamo, indiciamo anche qui un sondaggio?).
Jung è un represso che cede alla paziente Sabine Spielrein, poi si pente, poi ricede, e si ripente. Il film finisce laddove il suo esaurimento nervoso comincia, e questo la dice lunga sulla natura torturante del dilemma che coglie indistintamente pazienti e dottori, che da secoli afflige l’umanità e che da decenni si vede liquidato in banali test da Donna Moderna “lo tradisco o non lo tradisco?”. Non è solo lì la questione. La questione è: civiltà o natura? Ordine o chaos? L’uomo dovrebbe seguire quello che sente nell’hic et nunc oppure concentrarsi sul futuro e piegare l’istinto del momento entro i limiti del contenitore sociale? Sabine Spielrein, inizialmente malata di nevrastenia in cura da Jung, poi sua amante, e infine psicoanalista pure lei, si contrappone a lui uomo e psicoanalista e rappresenta un po’ la parte wild, e quella che, tra le altre cose, con i suoi studi sulla pulsione di morte e sull’istinto di distruzione iscritto nel sesso, influenzerà non poco il caro Herr Furbon-Freud… Purtroppo il riconoscimento da parte di Herr Furbon-Freud per il contributo che le teorie della brava Sabine hanno dato alle SUE teorie su eros e thanatos è molto MOLTO esiguo, ma del resto la storia è piena di ingegni femminili saccheggiati e taciuti, quindi non mi stupisco più di tanto. La storia è anche piena di possibili partiti “Per la difesa della gnocca”, ma anche su questo, lo stupore ha lasciato il passo a una cocente, incontinente, vergogna nei confronti del genere maschile (No, Boy Fellows non voglio generalizzare, ma provate a immaginare come ci possiamo sentire dopo simili dichiarazioni noi Girl Fellows, ridotte a tranci di carne accuratamente selezionati).
Mi rimane qualche dubbio circa Keira Knightley. Cioè. All’inizio, quando fa la nevrastenica, è davvero brava, e tu dici, ammappa come fa bene la squinternata la cara Keira. Poi però quando guarisce, e ti aspetti che la recitazione registri la guarigione, rimani un deluso: la cara Keira continua a mantenere le stesse espressioni un po’ schizzoidi, e dopo un po’ cominciano a darti noia… Insomma molto meglio Michael, con la sua aplomb e il suo fascino composto ma sotto-sotto-c’è-impulse — e fragranza non potrebbe essere più azzeccata visto il contesto psiacoanalitico… 🙂
Mi è piaciuto anche il ruolo di Vincent Cassel — che la Fellow Aripy apprezza molto, (Vincent, non il ruolo). Nel film intepreta il dottore molto MOLTO epicureo-lotariano Otto Grosz. Se ne esce con delle battute che fanno riflettere… Tipo: “Se ho imparato qualcosa nella mia breve vita, questa è di non reprimere niente”, oppure “Il nostro lavoro è aiutare i nostri pazienti a essere liberi”, oppure “Il piacere è semplicissimo finché non decidiamo di complicarlo”…

Il film si chiude su una frase che sono certa vi farà pensare…. “A volte devi poter fare qualcosa di imperdonabile per tornare a vivere”…

Questa setttimana Let’s Movie vi porta in gioielleria e offre la possibilità di regalarvi un bijoux presentato in concorso alla Berlinale e vincitore del Premio Speciale della Giuria al Festival del Cinema di Roma 2006.

THIS IS ENGLAND
di Shane Meadows

Leggete cosa scrive Federico Pontiggia: “Un capolavoro che mappa storia e latitudine umana [“latitudine umana??”] come pochi: il regista Shane Meadows prende dalla sua adolescenza nelle Midlands, e scava nelle dinamiche del gruppo, montando d’epoca inizio e fine, dalla Thatcher ai Duran Duran, passando per crisi, ultraliberismo e macerie sociali. Tra Loach e Doillon, Smiths e Specials (colonna sonora da brividi di Ludovico Einaudi), colpisce al cuore: al cuore di un Sistema che non è più, ed è ancora. Non perdetelo”.

Ora, non mi deludete Federico Pontiggia, che non ho la più pallida idea di chi sia, a parte che scrive su “Il Fatto Quotidiano”, ma il suo giudizio mi è sembrato così accorato e sincero che ho dovuto copiaincollarvelo ― e poi, “latitudine umana”, cioè, “latitudine umana”! (Rasentiamo il “Waspanamente parlando” della nostra Fellow Claudia The Critic :-)).

Prima di farvi andare a riporre ombrelli&stivaletti, che mi state gocciolando dappertutto, vi lascio un dubbio che mi assilla: Ma se i quasi-cristalli hanno schemi regolari che non si ripetono mai, noi allora possiamo dirci quasi-uomini? No perché io non voglio essere un non quasi-uomo.
Il Fellow Paolo Pequod detto anche recentemente Pablito ha già cominciato a ragionarci partendo dalle tassellature di Penrose — vi pregherei quindi di orientarvi su altro. Magari qualcuno sfodererà il numero di Eerdosch, chi lo sa. Se poi trovate il modo di far arrivare il mio quesito a David Shechtman, ve ne sarei grata. Ecchi lo sente più da quando è a Stoccolma?
Su dai Fellows, lasciatemi dissacrare un po’ Michelle Nobel… Se non si dissacra un po’, che gusto c’è?

E a questo proposito… La Honorary Member Mic mi ha regalato un haiku di Tomas Transtromer, che non è il Transformer d’istanza a Oslo, ma è il vincitore del Nobel per la Letteratura 2011. 🙂
Ve lo riporto qua sotto, con buona pace di Goldreik:

Un vento pungente
stanotte soffia per la casa
I nomi dei demoni

E non aggiungo altro, se non “Mic, emotional IQ: 160″. 😉

Ok ora taglio corto, anche se mi piacerebbe dirvi tante altre cose… Tipo che “Stay hungry, stay foolish” è molto appealing come conce(mo)tto ― molto American, anche ― ma non mi è piaciuto il vespaio mediatico e divora-dettagli che la morte di un uomo ha sollevato… Comunque volevo dirgli che non odio l’iPhone dell’Anarcozumi, ero solo un po’ nervosa :-(… E che gli mandiamo uno sMAC, ovunque la sua iSoul sia… 🙂

Adesso vi lascio con un riassunto extra-large giù in magazzino, vi ringrazio tanto-ma-tanto-tanto e vi mando dei saluti, questa sera, nobellamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

THIS IS ENGLAND: Luglio 1983, ultimo giorno di scuola. Il dodicenne Shaun è un ragazzo isolato, cresciuto in una sperduta cittadina di mare. Il padre è morto nella guerra delle Falklands. Tornando a casa, incontra Woody e i suoi amici skinhead che, contrariamente al loro aspetto minaccioso, gli appaiono simpatici ed educati. Gli skinhead accettano Shaun come uno di loro e lo aiutano a trovare due valori che gli sono sempre mancati: l’amicizia e i modelli maschili di riferimento. Con i nuovi amici, Shaun scopre un mondo di feste, il primo amore e la gioia di indossare gli stivali “Dr. Martens”. Shaun incontra anche Combo, skinhead dichiaratamente razzista, più grande del gruppo, appena uscito dal carcere dove ha scontato una pena di tre anni e mezzo. Mentre la banda di Combo tormenta le minoranze etniche locali, Shaun vive invece intensamente la fase di passaggio adolescenziale che lo aiuterà a crescere…

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Let’s Movie LXXXVIII

Let’s Movie LXXXVIII

A DANGEROUS METHOD
di David Cronenberg
UK, Germania, Canada, 2011, 99’
Martedì 4/Tuesday 4
21:45/9:45 pm
Astra

Freud Fellows,

Come vi avevo detto che era la somma Board+aspettative? ‘Na rovina…  🙁 E il bello è che mi ero pure messa d’impegno, un movie-mantra ripetuto all’infinito… Ooooom-niente-aspettative-ooom-vediti-il-film-come-se-stessi-per-guardare-Uccelli-di-Rovo Ooom…

Ma se non sono MAI rimasta delusa da Padre Ralph, mi sono SEMPRE rivelata immune dai mantra… Non da Mantrantonio, ehm MaStrantonio, però, che martedì ha accolto la combriccola di Moviers addirittura con un cadeau, e per questo gli siamo tappetinamente riconoscenti… 🙂
Delfinicuriosi di sapere cos’è, eh?! (Però Moviers, d’ora in poi quando vi dico che Let’s Movie riserva delle sorprese, dovete prendermi alla lettera…). La “Io-sono-Li Bag” farà parte del mio look radical-grunge-mica-chic-ma-très-clochard-engagé-che-non-guasta-mai in via di confezionamento nello psycho-atelier della mia mente. E l’Anarcozumi la utilizzerà per scopi pratici o per scopi artistici ― l’esclusiva collezione di plastic water bottles che punteggia l’interno della sua macchina potrà trovare una giusta collocazione nella Io-sono-Li Bag (Nouveau Réalisme???? Arman???? Ma quando mai… AnarcoCarArt :-)).

Oltre l’Anarcozumi, ora artista ora zia bolsa ora madama-mafia, le poltrone dell’amooore dell’Astra hanno attirato Moviers da Nord e da Ovest, nello specifico, la Honorary Member Mic da Roncabronx ― a piedi, e sottolineo, a piedi (rischiando incursioni paki su via Maccani) ― e il Fellow D, in macchina giù dai monti-del-Tirolo sopra Povorock, la zona alpina di fronte all’Astra guardando verso difronte. Alla Honorary Member Mic fischiettiamo la colonna sonora di “Momenti di Gloria”, e chiediamo pure “Che fine ha fatto Carmen San Diego?”… Al Fellow D confermiamo che Let’s Movie non si assume alcuna responsabilità delle multe prese dai Fellows Loacker che parcheggiano selvaggiamente a tre metri da un cartello con un inconfondibile disco blu barrato di rosso, e confermiamo che nessun fondo speciale Let’s Movie sarà istituito per finanziare la svampitezza dei Fellows ― al Board basta la svampitezza del Board…

Vi ricordate, Mnemonic Moviers, che ci eravamo lasciati la settimana scorsa con un incoraggiante “Go Emanuele Go Go Go!”? Ebbene, il “Go Emanuele Go Go Go!” si è trasformato in un “Ennò Emanuele ennò ennò ennò”…  🙁 Perché non mi puoi prendere la traccia numero 3, “Descrivi il problema dell’immigrazione” e dopo 2 ore consegnare un temino da 5/6 (non ti si può nemmeno rimandare a settembre, che settembre ormai è passato). Non mi puoi TU raccontare la storiella dei poveri emigranti, dei poliziotti brutti&cattivi, dei pescatori saggi&buoni, dell’immigrata violentata e incinta, del ragazzo isolano ingenuo e crudele, dell’uomo isolano truzzo e sfrutta-turisti. Non mi puoi far partorire a ‘sta poveraccia madonna-nera-diCzestochowa un bimbo che par di sei mesi… Non mi puoi tu, amante dello sguardo innovativo e creativo, proporre storie così da fiction sul 2 e, quel che è peggio, osservarle con (para)occhi della fiction sul 2. Non mi puoi abbozzare in Giulietta la bruttacopia di Grazia, cretaura poetica e tormentata del tuo primo, poeticissimo, tormentatissimo film, “Respiro”. Non mi puoi tratteggiare un quadretto stilizzato così, quattro righe di qua e quattro di là, i colori a contrasto nettissimi, bianco e nero, il bianco dei carnefici il nero delle vittime ― è dentro lo sfumato che dobbiamo imparare a guardare, son tutte lì le rogne. Non mi puoi far credere che l’immigrazione contemporanea si racconta in questo modo, con un racconto così scontato che manco alla Lidl te lo propongono. Non mi puoi convincere che tu sei il tu di “Nuovomondo”, degli splendidi controaltari iconografici del sogno americano, come le monetone che crescevano sugli alberi o gli emigrati che nuotavano nel latte. Non mi puoi dire che i dialoghi sono credibili. Non mi puoi confermare che “Terraferma” concorrerà agli Oscar 2012 come miglior film straniero. Non mi puoi dire che hai cucinato il film per bocche buone made-in-Hollywood (peraltro riuscendoci) senza pensare ai palati fini dei tuoi connazionali per i quali l’immigrazione è più che una tesi per scrivere un film a tesi. Non mi puoi costruire un film così banalmente circolare, apertura sott’acqua, chiusura sopr’acqua, mare sprofondato nel tritissimo ossimoro “mare-che-dà-mare-che-prende”. Non puoi. TU no!

Io e la Honoray Member Mic abbiamo scosso il capo spesso durante la proiezione, sbuffando ripetutamente e ripetutamente alzando gli occhi al cielo ― il punto di maggior head-shaking+eye-rolling s’è toccato quando l’immigrata ha rievocato il viaggio della speranza di due anni e lo stupro (sapientemente non detto ma solo alluso), e il marito che mandava i soldi a casa da Torino, e il primogenito arrabbiato con la madre rea di essersi lasciata violentare e aver tenuto la bambina… Ecchecavolo, ci mancava solo Oliver Twist e Bun Bun Il Senza-mamma e mettevamo su la squadra dei disgraziati… 🙁

A fine film l’Anarcozumi ha cercato di farmi ragionare: il film è una fotografia del momento, non mira a nessuna rilettura in chiave onorico-visionaria del soggetto “immigrazione”. Non c’è nessun sotto-disegno se non quello di cogliere un fenomeno verso il quale, forse, abbiamo maturato una malsana indifferenza da sovraesposizione ― le carrette del mare, gli scafisti, i guanti bianchi dei poliziotti che accudiscono i disperati del mare riempiono telegiornali e rotocalchi da mo’.
La Zu ha ragione. Non c’è altro che questo. Niente voli spiccati, nessuna tangente immaginifica su cui partire, monetone o oceani di latte… Solo ordinaria amministrazione in una non meglio identificata isoletta del Mediterraneo che ci fa vedere un po’ della nostra realtà lampedusiana. L’afflato poetico è rimasto soffocato in registas pectore. Sì Zu, hai ragione, ma se non abbiamo occhi innovativi e creativi che guardano la realtà e ce la restituiscono, allora il cinema dove finisce? Il neorealismo ha fatto il suo tempo, e anche il realismo ― pure le Nouveau Réalisme, e Arman non ne abbia a male (!). Possibile che un regista così talentuoso come Emanuele, abbia scelto di percorrere una strada così “Valle dei Pini”, così nazionalpopolarmente battuta, senza perlustrare delle possibilità espressive magari più rischiose ma senz’altro più utili, arricchenti?
E di possibilità espressive ne sono state perlustrate finora veh….Penso a un “Welcome” di Philippe Lioret (la Fellow Choco-Barbara ne sa qualcosa, e anche voi, fra un po’, Moviers… ;-)), penso ai “Racconti di Stoccolma” di Anders Nilsson, a “L’ospite inatteso” di Thomas McCarthy a “Quando sei nato non puoi più nasconderti” di Marco Tullio Giordana che vi avevo già accennato in passato. Non possiamo limitarci a prendere una trama, infiorettandola con qualche inquadratura crialesiana per fare di quella trama un film di valore. Gli intenti didattici fanno vincere la Storia sulla storia.

…Va be’ staremo a vedere alla notte degli Oscar (vero Mic?)…

E ora inchinatevi a Lui… No Moviers, non Padre Ralph! Lui, il Supremo… der Gott… Micheal… Michael Fassbender, protagonista del nostro prossimo Let’s Movie

A DANGEROUS METHOD
di David Cronenberg

Dopo la calorosa accoglienza al Festival del Cinema di Venezia, ci apprestiamo ad assistere agli psico-battibecchi tra Freud e Jung, diretti dal maestro Cronenberg (no Big, non la birra… :-)).

Ah per le Kat Fellows con figli-a-carico-e-sere-libere-il-mercoledì :-), segnalo “La Terre Outragée” di Michele Bougnin allo Smelly Modena, ore 9:00 pm… Oppure, se sono troppo tired per attraversare la città, “La siciliana ribelle” di M. Amenta, sempre alle ore 9:00 pm, ma da Mastrantonio… 🙂

Pensavo di fermarmi qui. Invece ho voglia di stare ancora un po’ con voi in questa domenica scombussolata. Aggiungo un’altra chicca che mi sto rigirando in tasca da un po’ (in attesa, forse di quelle from Roncabronx…).
Lo scorso dicembre il Fellow Andy The-Situation-Phelbs (che sempre ci legge e sempre è con noi :-)) mi ha regalato una raccolta di saggi che ho atteso il momento giusto per leggere ― c’è il momento giusto per tutto, per i libri soprattutto.  Più o meno un mese fa era il momento giusto di “La debolezza del più forte. Globalizzazione e diritti umani”, volume che consiglio a tutti e che contiene, tra gli altri, un preziosissimo scritto di Homi Bhabha, grande teorico del pensiero postcolonialista su cui il Board s’è notevolmente spaccato la testa durante gli ultimi anni dell’università.
Parlando del “diritto alla narrazione” ― trovo fantastico annoverarlo fra i diritti umani universali ― Homi dice: “Il diritto alla narrazione si può ritrovare in un colpo di pennello esitante, essere intravisto in un gesto che fissa un movimento di danza, diventare visibile in un’inquadratura che ti ferma il cuore. Improvvisamente nella pittura, nella danza o nel cinema si riscoprono i propri sensi, e in quel processo si scopre qualcosa di profondo su se stessi, sul proprio momento storico, e su cosa dà valore a una vita vissuta in una città particolare, in un momento particolare, in condizioni sociali e politiche particolari.”

Io mi sono fermata e ho pensato sì, cacchio, è QUESTO che dà valore a questo istante, a Trento. Questo. “Un’inquadratura che ti ferma il cuore”, grazie alla quale “Si scopre qualcosa di profondo su se stessi”…
Ho preso la matitina e ho scribacchiato “Moviers” accanto al passaggio.
È per voi, che di cinema vi cibate come me, questa riflessione di Bhabha… È per NOI Moviers. 🙂

Grazie, Andy. 🙂 🙂

E adesso la smetto con queste Bhabhanate :-)… Assegno al riassunto senzatetto uno scantinato popolare, vi ringrazio e vi mando dei saluti psicoanaliticamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

A DANGEROUS METHOD: Il turbolento rapporto tra il giovane psichiatra Carl Gustav Jung, il suo mentore Sigmond Freud e Sabina Spielrein, la donna bella e tormentata che si frappone tra loro.Tratto da fatti realmente accaduti, una esplorazione della sensualità, dell’ambizione e dell’inganno.

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