Let’s Movie LXXXIX

Let’s Movie LXXXIX

THIS IS ENGLAND
di Shane Meadows
Regno Unito 2006, 101’
Giovedì 13/Thursday 13
21:00/9:00 pm
Supercinema Victor Victoria

Fall Fellows,

Ci siamo eh… Vi vedo lì, in fila x 6 col resto di 2, i vostri bravi bravi ombrellini, gli stivaletti in coordinato con l’impermeabile. E una pioggia di foglie all over. Giallo, arancio e tutto l’armamentario autunnale. Zucche e castagne no che sono colesteroliche e vi sballano l’HCL (valore ematico fasullo ma che fa sempre il suo effetto :-)). Sappiatelo, ho deciso di non farmi risucchiare dal tombino ottobrino. Quindi non farò associazioni stagional-emotive alla Chateaubriand tipo pioggia-tristezza, l’estate-sta-finendo-un-anno-se-ne-va, Gott ist tot, tramonto dell’occidente, e via di spengler-seguito, altrimenti ci piglia una depressione che nemmeno polenta e magic mushrooms riuscirebbe a combattere.

Martedì sera, di ritorno dalla corsa del martedì sera e prima di Let’s Movie, chimmi telefona per aggiornarmi sulla Sede Distaccata di Let’s Movie di Treviso? Ma lui no, il nostro Responsabile di Area, il Fellow Giak! Siamo lieti e sollevati di sapere che il nostro trevigiano doc-dop sta facendo un ottimo lavoro di sincronizzazione sale-venete-Let’s Movie. Il Fellow, in procinto di vedere “Io sono Li” (Let’s Movie LXXXVII), ha illustrato il bilancio consuntivo — che includeva fra gli altri la visione di “Carnage” — e ha fatto rosee previsioni per il futuro. A quanto pare nell’area Zaialand c’è un florido sottobosco di cineforum clandestini, e il Fellow Giak è riuscito a vedere, sicuramente in uno scantinato nascosto dalle forze del male zaialandesi, il film di nicchissima “La donna che canta”. Nella conference-call si è fatto anche il punto su “Puffi 3D” e sulla licealità di noi 4 ex losangelini reduci da esperienze quanto mai paranormali, tipo la comparsa di Nonna Morte sul Big Sur e l’esplosione di una cucina Mendini ad opera dei nemici dell’American Chamber of Commerce West… Mamma mia… La call si è conclusa su un coro di “Ma come oooooon!!!!”. 🙂

Dopo la corsa e la call, sono approdata da Mastrantonio, che mi ha accolto a bordo del suo caro trASTRAtlantico con un MOLTO gradito “Oh carissima!”. (Guardate, io ve lo dico, Mastrantonio mi sta guadagnando punti su punti… E non solo per l’“Oh carissima” — lusingare il Board non fa MAI male ;-)— ma anche per la Maratona “Io sono Li”-con-punti-di-ristoro-lungo-il-percorso in programma per oggi! Tra l’altro ha pure organizzato, insieme all’Anarcozumi e alla Trentino Film Commission tutta una serie di proiezioni nell’ambito della rassegna “Le Giornate della Mostra” (for more info, http://www.trentinofilmcommission.it/it/SC/2021/SID/67/LE_quotGIORNATE_DELLA_MOSTRAquot_A_TRENTO.html ). Forse il tempo delle guerre puniche è finito… O forse no, chi lo sa… Roma e Cartagine non è che fossero proprio gemellate alla fine… Ma siamo sulla buona strada… 🙂

Tra l’Anarco-zumi impegnata con una delegazione statunitense in visita enogastronomica, e l’Honorary Member Mic reduce da una capatina al Santa Klaus, pensavo di ritrovarmi a sguazzare sola soletta nel blu delle poltrone mastrantoniane. (Per la cronaca: la Mic sta benissimo, e il Santa Klaus non è il santa Chiara, è il fanta-ospedale che gli sta accanto…. Al Santa Klaus le lastre non te le danno brevi manu: ti fanno un cd personalizzato, quindi la Honorary Member se n’è tornata a Roncabronx con la sua bella compilation “Mic’s RX”, che di certo balzerà in testa a tutte le ER-classifiche…). Invece, chi mi appare a pochi minuti dall’inizio? Inaspettata come solo le apparizioni divine possono essere? E con delle braccia vittoriose come solo lei sa gettare in aria? Sì bravi, avete indovinato, La Fellow Aripy, in tutto il suo misticismo indù! E il Board non ha potuto che aggiungere il suo cine-nome al consueto “And the winner is”. 🙂

Sarà che avevo un bisogno quasi fisico distrarmi, sarà che i panni junghiani donano davvero a Michael der Gott Fassbender, ma a me, “A Dangerous Method”, è piaciuto. Cioè. Riconosco che non è nulla di speciale, cinematograficamente parlando. Non c’è una sceneggiatura da farti spaccare la testa — non è un “Inception”, per capirci, in cui sei dentro una struttura complessa di scatole cinesi da cui non ti par di uscire nemmeno quando esci dal cinema… La narrativa che Croenenberg ha costruito è lineare. Niente balzi temporali forward-backward ma progressione cronologica degli eventi. In questo non ricalca affatto i meccanismi psichici, non procede per associazioni. Sarebbe stato interessante, magari, pensare un film sulla psicoanalisi che si esprimesse utilizzando un linguaggio narrativo associativo più che sequenziale, no? Ma questo non sarebbe stato Croenenberg, ma Frunerberg, e anche se  la radice asburgica è quella, la sostanza cambia (:-))…
Credo di essere stata conquistata più dalla storia in sé che dall’opera d’arte. Questo mi succede spesso, e non depone certo a mio favore, lo riconosco. Un film dovrebbe avere un suo valore artistico, al di là del plot; non posso confondere i due piani. Dalla vecchia antologia delle medie ripesco i  termini di fabula e intreccio, e mi rendo conto che l’intreccio fa la differenza. Però in questo caso mi sono concessa il lusso di pensare alle questioni sollevate dal film, che sostanzialmente ruota attorno al grande dilemma: reprimiamo le pulsioni o appagaghiamo gli istinti? Monogamia con una sfilza di repressi lunga così, oppure poligamia rea-confessa poggiata sull’assunto filosofico del “’ndo-cojo-cojo”? (Che facciamo, indiciamo anche qui un sondaggio?).
Jung è un represso che cede alla paziente Sabine Spielrein, poi si pente, poi ricede, e si ripente. Il film finisce laddove il suo esaurimento nervoso comincia, e questo la dice lunga sulla natura torturante del dilemma che coglie indistintamente pazienti e dottori, che da secoli afflige l’umanità e che da decenni si vede liquidato in banali test da Donna Moderna “lo tradisco o non lo tradisco?”. Non è solo lì la questione. La questione è: civiltà o natura? Ordine o chaos? L’uomo dovrebbe seguire quello che sente nell’hic et nunc oppure concentrarsi sul futuro e piegare l’istinto del momento entro i limiti del contenitore sociale? Sabine Spielrein, inizialmente malata di nevrastenia in cura da Jung, poi sua amante, e infine psicoanalista pure lei, si contrappone a lui uomo e psicoanalista e rappresenta un po’ la parte wild, e quella che, tra le altre cose, con i suoi studi sulla pulsione di morte e sull’istinto di distruzione iscritto nel sesso, influenzerà non poco il caro Herr Furbon-Freud… Purtroppo il riconoscimento da parte di Herr Furbon-Freud per il contributo che le teorie della brava Sabine hanno dato alle SUE teorie su eros e thanatos è molto MOLTO esiguo, ma del resto la storia è piena di ingegni femminili saccheggiati e taciuti, quindi non mi stupisco più di tanto. La storia è anche piena di possibili partiti “Per la difesa della gnocca”, ma anche su questo, lo stupore ha lasciato il passo a una cocente, incontinente, vergogna nei confronti del genere maschile (No, Boy Fellows non voglio generalizzare, ma provate a immaginare come ci possiamo sentire dopo simili dichiarazioni noi Girl Fellows, ridotte a tranci di carne accuratamente selezionati).
Mi rimane qualche dubbio circa Keira Knightley. Cioè. All’inizio, quando fa la nevrastenica, è davvero brava, e tu dici, ammappa come fa bene la squinternata la cara Keira. Poi però quando guarisce, e ti aspetti che la recitazione registri la guarigione, rimani un deluso: la cara Keira continua a mantenere le stesse espressioni un po’ schizzoidi, e dopo un po’ cominciano a darti noia… Insomma molto meglio Michael, con la sua aplomb e il suo fascino composto ma sotto-sotto-c’è-impulse — e fragranza non potrebbe essere più azzeccata visto il contesto psiacoanalitico… 🙂
Mi è piaciuto anche il ruolo di Vincent Cassel — che la Fellow Aripy apprezza molto, (Vincent, non il ruolo). Nel film intepreta il dottore molto MOLTO epicureo-lotariano Otto Grosz. Se ne esce con delle battute che fanno riflettere… Tipo: “Se ho imparato qualcosa nella mia breve vita, questa è di non reprimere niente”, oppure “Il nostro lavoro è aiutare i nostri pazienti a essere liberi”, oppure “Il piacere è semplicissimo finché non decidiamo di complicarlo”…

Il film si chiude su una frase che sono certa vi farà pensare…. “A volte devi poter fare qualcosa di imperdonabile per tornare a vivere”…

Questa setttimana Let’s Movie vi porta in gioielleria e offre la possibilità di regalarvi un bijoux presentato in concorso alla Berlinale e vincitore del Premio Speciale della Giuria al Festival del Cinema di Roma 2006.

THIS IS ENGLAND
di Shane Meadows

Leggete cosa scrive Federico Pontiggia: “Un capolavoro che mappa storia e latitudine umana [“latitudine umana??”] come pochi: il regista Shane Meadows prende dalla sua adolescenza nelle Midlands, e scava nelle dinamiche del gruppo, montando d’epoca inizio e fine, dalla Thatcher ai Duran Duran, passando per crisi, ultraliberismo e macerie sociali. Tra Loach e Doillon, Smiths e Specials (colonna sonora da brividi di Ludovico Einaudi), colpisce al cuore: al cuore di un Sistema che non è più, ed è ancora. Non perdetelo”.

Ora, non mi deludete Federico Pontiggia, che non ho la più pallida idea di chi sia, a parte che scrive su “Il Fatto Quotidiano”, ma il suo giudizio mi è sembrato così accorato e sincero che ho dovuto copiaincollarvelo ― e poi, “latitudine umana”, cioè, “latitudine umana”! (Rasentiamo il “Waspanamente parlando” della nostra Fellow Claudia The Critic :-)).

Prima di farvi andare a riporre ombrelli&stivaletti, che mi state gocciolando dappertutto, vi lascio un dubbio che mi assilla: Ma se i quasi-cristalli hanno schemi regolari che non si ripetono mai, noi allora possiamo dirci quasi-uomini? No perché io non voglio essere un non quasi-uomo.
Il Fellow Paolo Pequod detto anche recentemente Pablito ha già cominciato a ragionarci partendo dalle tassellature di Penrose — vi pregherei quindi di orientarvi su altro. Magari qualcuno sfodererà il numero di Eerdosch, chi lo sa. Se poi trovate il modo di far arrivare il mio quesito a David Shechtman, ve ne sarei grata. Ecchi lo sente più da quando è a Stoccolma?
Su dai Fellows, lasciatemi dissacrare un po’ Michelle Nobel… Se non si dissacra un po’, che gusto c’è?

E a questo proposito… La Honorary Member Mic mi ha regalato un haiku di Tomas Transtromer, che non è il Transformer d’istanza a Oslo, ma è il vincitore del Nobel per la Letteratura 2011. 🙂
Ve lo riporto qua sotto, con buona pace di Goldreik:

Un vento pungente
stanotte soffia per la casa
I nomi dei demoni

E non aggiungo altro, se non “Mic, emotional IQ: 160″. 😉

Ok ora taglio corto, anche se mi piacerebbe dirvi tante altre cose… Tipo che “Stay hungry, stay foolish” è molto appealing come conce(mo)tto ― molto American, anche ― ma non mi è piaciuto il vespaio mediatico e divora-dettagli che la morte di un uomo ha sollevato… Comunque volevo dirgli che non odio l’iPhone dell’Anarcozumi, ero solo un po’ nervosa :-(… E che gli mandiamo uno sMAC, ovunque la sua iSoul sia… 🙂

Adesso vi lascio con un riassunto extra-large giù in magazzino, vi ringrazio tanto-ma-tanto-tanto e vi mando dei saluti, questa sera, nobellamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

THIS IS ENGLAND: Luglio 1983, ultimo giorno di scuola. Il dodicenne Shaun è un ragazzo isolato, cresciuto in una sperduta cittadina di mare. Il padre è morto nella guerra delle Falklands. Tornando a casa, incontra Woody e i suoi amici skinhead che, contrariamente al loro aspetto minaccioso, gli appaiono simpatici ed educati. Gli skinhead accettano Shaun come uno di loro e lo aiutano a trovare due valori che gli sono sempre mancati: l’amicizia e i modelli maschili di riferimento. Con i nuovi amici, Shaun scopre un mondo di feste, il primo amore e la gioia di indossare gli stivali “Dr. Martens”. Shaun incontra anche Combo, skinhead dichiaratamente razzista, più grande del gruppo, appena uscito dal carcere dove ha scontato una pena di tre anni e mezzo. Mentre la banda di Combo tormenta le minoranze etniche locali, Shaun vive invece intensamente la fase di passaggio adolescenziale che lo aiuterà a crescere…

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