Let’s Movie LXXXVIII

Let’s Movie LXXXVIII

A DANGEROUS METHOD
di David Cronenberg
UK, Germania, Canada, 2011, 99’
Martedì 4/Tuesday 4
21:45/9:45 pm
Astra

Freud Fellows,

Come vi avevo detto che era la somma Board+aspettative? ‘Na rovina…  🙁 E il bello è che mi ero pure messa d’impegno, un movie-mantra ripetuto all’infinito… Ooooom-niente-aspettative-ooom-vediti-il-film-come-se-stessi-per-guardare-Uccelli-di-Rovo Ooom…

Ma se non sono MAI rimasta delusa da Padre Ralph, mi sono SEMPRE rivelata immune dai mantra… Non da Mantrantonio, ehm MaStrantonio, però, che martedì ha accolto la combriccola di Moviers addirittura con un cadeau, e per questo gli siamo tappetinamente riconoscenti… 🙂
Delfinicuriosi di sapere cos’è, eh?! (Però Moviers, d’ora in poi quando vi dico che Let’s Movie riserva delle sorprese, dovete prendermi alla lettera…). La “Io-sono-Li Bag” farà parte del mio look radical-grunge-mica-chic-ma-très-clochard-engagé-che-non-guasta-mai in via di confezionamento nello psycho-atelier della mia mente. E l’Anarcozumi la utilizzerà per scopi pratici o per scopi artistici ― l’esclusiva collezione di plastic water bottles che punteggia l’interno della sua macchina potrà trovare una giusta collocazione nella Io-sono-Li Bag (Nouveau Réalisme???? Arman???? Ma quando mai… AnarcoCarArt :-)).

Oltre l’Anarcozumi, ora artista ora zia bolsa ora madama-mafia, le poltrone dell’amooore dell’Astra hanno attirato Moviers da Nord e da Ovest, nello specifico, la Honorary Member Mic da Roncabronx ― a piedi, e sottolineo, a piedi (rischiando incursioni paki su via Maccani) ― e il Fellow D, in macchina giù dai monti-del-Tirolo sopra Povorock, la zona alpina di fronte all’Astra guardando verso difronte. Alla Honorary Member Mic fischiettiamo la colonna sonora di “Momenti di Gloria”, e chiediamo pure “Che fine ha fatto Carmen San Diego?”… Al Fellow D confermiamo che Let’s Movie non si assume alcuna responsabilità delle multe prese dai Fellows Loacker che parcheggiano selvaggiamente a tre metri da un cartello con un inconfondibile disco blu barrato di rosso, e confermiamo che nessun fondo speciale Let’s Movie sarà istituito per finanziare la svampitezza dei Fellows ― al Board basta la svampitezza del Board…

Vi ricordate, Mnemonic Moviers, che ci eravamo lasciati la settimana scorsa con un incoraggiante “Go Emanuele Go Go Go!”? Ebbene, il “Go Emanuele Go Go Go!” si è trasformato in un “Ennò Emanuele ennò ennò ennò”…  🙁 Perché non mi puoi prendere la traccia numero 3, “Descrivi il problema dell’immigrazione” e dopo 2 ore consegnare un temino da 5/6 (non ti si può nemmeno rimandare a settembre, che settembre ormai è passato). Non mi puoi TU raccontare la storiella dei poveri emigranti, dei poliziotti brutti&cattivi, dei pescatori saggi&buoni, dell’immigrata violentata e incinta, del ragazzo isolano ingenuo e crudele, dell’uomo isolano truzzo e sfrutta-turisti. Non mi puoi far partorire a ‘sta poveraccia madonna-nera-diCzestochowa un bimbo che par di sei mesi… Non mi puoi tu, amante dello sguardo innovativo e creativo, proporre storie così da fiction sul 2 e, quel che è peggio, osservarle con (para)occhi della fiction sul 2. Non mi puoi abbozzare in Giulietta la bruttacopia di Grazia, cretaura poetica e tormentata del tuo primo, poeticissimo, tormentatissimo film, “Respiro”. Non mi puoi tratteggiare un quadretto stilizzato così, quattro righe di qua e quattro di là, i colori a contrasto nettissimi, bianco e nero, il bianco dei carnefici il nero delle vittime ― è dentro lo sfumato che dobbiamo imparare a guardare, son tutte lì le rogne. Non mi puoi far credere che l’immigrazione contemporanea si racconta in questo modo, con un racconto così scontato che manco alla Lidl te lo propongono. Non mi puoi convincere che tu sei il tu di “Nuovomondo”, degli splendidi controaltari iconografici del sogno americano, come le monetone che crescevano sugli alberi o gli emigrati che nuotavano nel latte. Non mi puoi dire che i dialoghi sono credibili. Non mi puoi confermare che “Terraferma” concorrerà agli Oscar 2012 come miglior film straniero. Non mi puoi dire che hai cucinato il film per bocche buone made-in-Hollywood (peraltro riuscendoci) senza pensare ai palati fini dei tuoi connazionali per i quali l’immigrazione è più che una tesi per scrivere un film a tesi. Non mi puoi costruire un film così banalmente circolare, apertura sott’acqua, chiusura sopr’acqua, mare sprofondato nel tritissimo ossimoro “mare-che-dà-mare-che-prende”. Non puoi. TU no!

Io e la Honoray Member Mic abbiamo scosso il capo spesso durante la proiezione, sbuffando ripetutamente e ripetutamente alzando gli occhi al cielo ― il punto di maggior head-shaking+eye-rolling s’è toccato quando l’immigrata ha rievocato il viaggio della speranza di due anni e lo stupro (sapientemente non detto ma solo alluso), e il marito che mandava i soldi a casa da Torino, e il primogenito arrabbiato con la madre rea di essersi lasciata violentare e aver tenuto la bambina… Ecchecavolo, ci mancava solo Oliver Twist e Bun Bun Il Senza-mamma e mettevamo su la squadra dei disgraziati… 🙁

A fine film l’Anarcozumi ha cercato di farmi ragionare: il film è una fotografia del momento, non mira a nessuna rilettura in chiave onorico-visionaria del soggetto “immigrazione”. Non c’è nessun sotto-disegno se non quello di cogliere un fenomeno verso il quale, forse, abbiamo maturato una malsana indifferenza da sovraesposizione ― le carrette del mare, gli scafisti, i guanti bianchi dei poliziotti che accudiscono i disperati del mare riempiono telegiornali e rotocalchi da mo’.
La Zu ha ragione. Non c’è altro che questo. Niente voli spiccati, nessuna tangente immaginifica su cui partire, monetone o oceani di latte… Solo ordinaria amministrazione in una non meglio identificata isoletta del Mediterraneo che ci fa vedere un po’ della nostra realtà lampedusiana. L’afflato poetico è rimasto soffocato in registas pectore. Sì Zu, hai ragione, ma se non abbiamo occhi innovativi e creativi che guardano la realtà e ce la restituiscono, allora il cinema dove finisce? Il neorealismo ha fatto il suo tempo, e anche il realismo ― pure le Nouveau Réalisme, e Arman non ne abbia a male (!). Possibile che un regista così talentuoso come Emanuele, abbia scelto di percorrere una strada così “Valle dei Pini”, così nazionalpopolarmente battuta, senza perlustrare delle possibilità espressive magari più rischiose ma senz’altro più utili, arricchenti?
E di possibilità espressive ne sono state perlustrate finora veh….Penso a un “Welcome” di Philippe Lioret (la Fellow Choco-Barbara ne sa qualcosa, e anche voi, fra un po’, Moviers… ;-)), penso ai “Racconti di Stoccolma” di Anders Nilsson, a “L’ospite inatteso” di Thomas McCarthy a “Quando sei nato non puoi più nasconderti” di Marco Tullio Giordana che vi avevo già accennato in passato. Non possiamo limitarci a prendere una trama, infiorettandola con qualche inquadratura crialesiana per fare di quella trama un film di valore. Gli intenti didattici fanno vincere la Storia sulla storia.

…Va be’ staremo a vedere alla notte degli Oscar (vero Mic?)…

E ora inchinatevi a Lui… No Moviers, non Padre Ralph! Lui, il Supremo… der Gott… Micheal… Michael Fassbender, protagonista del nostro prossimo Let’s Movie

A DANGEROUS METHOD
di David Cronenberg

Dopo la calorosa accoglienza al Festival del Cinema di Venezia, ci apprestiamo ad assistere agli psico-battibecchi tra Freud e Jung, diretti dal maestro Cronenberg (no Big, non la birra… :-)).

Ah per le Kat Fellows con figli-a-carico-e-sere-libere-il-mercoledì :-), segnalo “La Terre Outragée” di Michele Bougnin allo Smelly Modena, ore 9:00 pm… Oppure, se sono troppo tired per attraversare la città, “La siciliana ribelle” di M. Amenta, sempre alle ore 9:00 pm, ma da Mastrantonio… 🙂

Pensavo di fermarmi qui. Invece ho voglia di stare ancora un po’ con voi in questa domenica scombussolata. Aggiungo un’altra chicca che mi sto rigirando in tasca da un po’ (in attesa, forse di quelle from Roncabronx…).
Lo scorso dicembre il Fellow Andy The-Situation-Phelbs (che sempre ci legge e sempre è con noi :-)) mi ha regalato una raccolta di saggi che ho atteso il momento giusto per leggere ― c’è il momento giusto per tutto, per i libri soprattutto.  Più o meno un mese fa era il momento giusto di “La debolezza del più forte. Globalizzazione e diritti umani”, volume che consiglio a tutti e che contiene, tra gli altri, un preziosissimo scritto di Homi Bhabha, grande teorico del pensiero postcolonialista su cui il Board s’è notevolmente spaccato la testa durante gli ultimi anni dell’università.
Parlando del “diritto alla narrazione” ― trovo fantastico annoverarlo fra i diritti umani universali ― Homi dice: “Il diritto alla narrazione si può ritrovare in un colpo di pennello esitante, essere intravisto in un gesto che fissa un movimento di danza, diventare visibile in un’inquadratura che ti ferma il cuore. Improvvisamente nella pittura, nella danza o nel cinema si riscoprono i propri sensi, e in quel processo si scopre qualcosa di profondo su se stessi, sul proprio momento storico, e su cosa dà valore a una vita vissuta in una città particolare, in un momento particolare, in condizioni sociali e politiche particolari.”

Io mi sono fermata e ho pensato sì, cacchio, è QUESTO che dà valore a questo istante, a Trento. Questo. “Un’inquadratura che ti ferma il cuore”, grazie alla quale “Si scopre qualcosa di profondo su se stessi”…
Ho preso la matitina e ho scribacchiato “Moviers” accanto al passaggio.
È per voi, che di cinema vi cibate come me, questa riflessione di Bhabha… È per NOI Moviers. 🙂

Grazie, Andy. 🙂 🙂

E adesso la smetto con queste Bhabhanate :-)… Assegno al riassunto senzatetto uno scantinato popolare, vi ringrazio e vi mando dei saluti psicoanaliticamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

A DANGEROUS METHOD: Il turbolento rapporto tra il giovane psichiatra Carl Gustav Jung, il suo mentore Sigmond Freud e Sabina Spielrein, la donna bella e tormentata che si frappone tra loro.Tratto da fatti realmente accaduti, una esplorazione della sensualità, dell’ambizione e dell’inganno.

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