Let’s Movie XC

Let’s Movie XC

THIS MUST BE THE PLACE
di Paolo Sorrentino
Italia/Francia/Irlanda 2011, 118’
Martedì/Tuesday 18
21:00/9:00 pm
Victor Victoria

FedericopontiggiaFrorever Fellows,

Attaccherei così, se vi piace.

A volte è così no, ti ritrovi con la giornata squagliata in una pozza d’incombenze dalla dubbia utilità e ti dici Bah. A volte ti domandi ma quanti Mersault abiteranno in Italia? E a Trento? E Mersault è come William “Bill” Foster (cine-personaggio, my Moviers) e la differenza sta solo nella pistola dell’uno contro il fucile dell’altro? A volte poi ti tocca aggiungere alla lista delle cose da fare la compilazione del censimento e pensi che 60 milioni di to-do list in Italia dovranno aggiungere questa voce, e allora decidi di dichiarare ufficialmente le to-do list “la peste bubbonica della new economy”.

Poi fortunatamente un mercoledì muore e un giovedì nasce, così, fuori uno e dentro un altro, e qui la new economy, per fortuna sua, non c’entra nulla. Il giovedì ha ucciso la mia to-do-list, la lista di quello che c’è da fare, e l’ha rimpiazzata con la “to-root list”: la lista di quello che c’è da TIfare 🙂
Eccovi quindi di seguito la mia to-root list ― che dichiaro ufficialmente l’antipeste migliore sul mercato (e non richiede nemmeno la prescrizione medica):

  • La Sede Distaccata di Let’s Movie di Treviso, che oltre al Fellow Giak conta anche la Fellow Chiara detta ComiunicascionChiara (vista la professione molto press-oriented). La Fellow ComiunicascionChiara pare attui una politica popcorn+Haribo per incentivare il Fellow Giak, la sua dolce metà (facciamo tre quarti, va’), alla visione dei film proposti… Strategia non poteva essere più vincente con un Fellow che gioca a calcetto per concedersi la cena del post-calcetto (forse dovrei presentargli il Fellow Gerri, anche lui allievo della scuola “fit-for-fat”). Bravissimi ‘sti trevigiani però eh…
  • La sede Distaccata di Pisa-Reggio, supervisionata dal Fellow Fiiii. Dopo aver visto “Carnage” (Let’s Movie LXXXVII), il Fellow Fiii detto anche river-wild Fellow Fiii (per il rapporto easy, molto easy, MOLTO easy, con la parola scritta) ha viziato il Baby Blog inondandolo con un commento della categoria Nilo pre-inondazione. Commosso fino alle cine-lacrime, il Board si è raccolto in un minuto di silenzio pieno di gratitudine e limo. Fiiiiii, please, please keep flooding us all… E non stare ad ascoltare i Moviers affetti da stitichezza espressiva che ti consigliano la concisione… MORE IS MORE.
  • La Honorary Member Mic e il Fellow Iak-the-Mate. Te li ritrovi seduti lassù, nell’empireo del cinema Victor Victoria, due skinny Budda che ti guardano dall’alto verso il basso tipo Archimede quando tu, Board, irrompi in sala con troppo pericoloso-odioso ritardo, la solita nube tossica di cocco e cloro al seguito, e ti perdonano, misericordiosamente, madreteresadicalcuttamente, con quello sguardo di pazienza, misto a condiscendenza misto a insofferenza, misto a cavolo-sei-incorreggibile-mai-‘na-volta-che-ce-la-fai-in-orario e ti accolgono, magnifici&mugnifici, accanto a loro. E tu Board, che hai un occhio guercio e uno strano doloretto all’anca destra e sei reduce da una telefonata effetto-911 con cui il Fellow Pequod-Pablito ti ha salvato dall’edge su cui pencolavi, tu Board, chini il capo davanti a queste due divinità CREATE-NET&ENERGY BUSINESS (e qui sì, la new economy c’entra), ti siedi e finalmente, finalmente, fai del film un sacco di popcorn da kg e ti ci strafoghi.

Con “This is England” comincio dal finale. Perché ho provato un emozione potente quando ho unito alla perfezione del quadro scenico conclusivo, questa versione inaspettata del capolavoro degli Smith cantata da Clayhill… Siete pronti? Vi avverto, è una botta… http://www.youtube.com/watch?v=VMVaCQEVmC0

Ok, immaginate un dodicenne che ha perso il padre nelle Falkland, e ha accumulato così tanto dolore, ma così tanto dolore, che il suo istinto di sopravvivenza, per non farlo implodere o uscire pazzo, lo porta a sfogarlo, tutto questo dolore, nell’aggregazione a due gruppi di Skinheads. Il primo di Skinheads “volemose-bene”, Skinhead più nel fumo che nell’arrosto, e il secondo di Skinheads “mamma mia-paura”, Skinhead di parole forti e Fronte Nazionale e croci scarificate nella carne. Paffuto, impacciato, solo, Shaun è un ragazzo la cui esistenza narrativa è suddivisa in tre momenti. Quando gli Skinhead buoni lo prendono sotto la loro ala, ritrova il calore che aveva perso con la perdita del padre. E questa prima fase del film, quella più spensierata e divertente e assurda e condivisibile (perché chi non è rimasto a languire sulle panchine o in un parco, insieme agli amici, nei pomeriggi senza fine dell’adolescenza? Ci si è passati tutti, mi sa…), in questa prima fase del film Shaun riemerge dalla catatonia causata dalla perdita, quel vacuum che non è cleaner, ma senso di dispersione che tutti, ne sono certa, abbiamo sperimentato prima o poi. È il risveglio di Shaun, e anche l’inzio della sua crescita, in cui cambia pelle, spogliandosi dai sui abiti bambini e infilando i panni previsti dal codice estetico di gruppo; “conosce” ― in senso bibilico ― una ragazza, Smell (personaggio pre-manga deliziosamente sballato quanto candidamente sfrontato); comincia a farsi un’idea su certi argomenti caldi: la patria, la fratellanza, la razza.
La seconda fase comincia con l’ingresso di Combo, personaggio violento e carismatico che dirompe nel film e letteralmente rompe l’ordine del gruppo, e il gruppo stesso. Le idee di Combo sull’orgoglio nazionale e il concetto “l’Inghilterra agli Inglesi” (mmm…mi ricorda qualcosa di verde e troll, questa espressione…) espresse con passione e vigore linguistico conquistano il tenero Shaun ― esperienzialmente tenero, la sua mente ancora molle come la testolina di un bebé ― e lo portano con sé in un paese dei balocchi al contrario, fatto di negozi pakistani da saccheggiare, ragazzini neri da intimidire e donne da insultare. In questa fase, il Shaun che tanto ci piaceva, comincia a piacerci un po’ meno. Ma non lo giudichiamo. E nemmeno Combo, giudichiamo. Nonostante la valanga di parolacce che frana sopra le teste di tutti, nonostante gli insulti, nonostante le botte inflitte a un ragazzo nero degli Skinehead “volemose-bene”, nonostante tutto, noi non giudichiamo. E qui Crialese dovrebbe prendere lezione da Meadows… Vi ricordate la grey’s theory (theory, non anatomy), che avevamo enunciato nel messaggio su “Terraferma”? Il fatto che tutte le rogne, gli scazzi, i problemi sono lì, nel grigio. Che la vita non è un pacchetto di Ringo Boys ― pur essendo una scatola di cioccolatini, lo sappiamo Forrest-ForrestGump. Che niente è bianco e nero, vaniglia da ‘na parte, cioccolato da quell’altra. That would be too easy. E guardate, se non fosse che odio le facili associazioni cromatiche, vi direi che il regista ha spremuto proprio il tubetto del tortora sulla sua tavolozza scenica… Condomini e cortili e muri e muretti e panchine e slarghi di cemento e spiagge deserte e persino il mare piatto. Il grigio è lì, sempre lì, davanti ai nostri occhi. E guardate, ci sono delle inquadrature che sono dei quadri dello squallore metropolitano che un Loach o un Leigh avevano dipinto prima, certo, ma mai con quello sguardo fresco, quel taglio originale… Come la scena che sovrappone la bandiera della croce di Sangiorgio (stendardo del Fronte Nazionale) a un sottopassaggio che Schaun attraversa insieme al gruppo degli Skinhead “mamma mia-paura” ― se dico che nella transizione di Shaun da una fase “innocence” a una fase “experience” trovo il bardo Blake chiamate il 113?? 🙂

Schaun sembra irrimediabilmente perso negli ideali nazionalisti caldeggiati da Combo, quando Combo cede per un istante, un istante di circa 46 secondi, e intravediamo, dietro alla testa rasata e alle parolacce, un vuoto (il vacuum, sì lui) ― la mancanza della famiglia (=dell’amore) ― e l’invidia ― sì Mic, hai detto bene, l’invidia ― nei confronti di chi ce l’ha, una famiglia (=l’amore). Lì, in quei 46 secondi in cui sbirciamo l’interiorità ferita di Combo, lì leggiamo anche la liberazione di Shaun, che ritrova se stesso. Il terzo momento è rintoccato.
Il finale, Moviers, il finale è così visivamente, sonoramente, concettualmente giottesco e/o dechirichiano, con quella barca eterna abbandonata sulla spiaggia, con Shaun che getta in mare la bandiera del Fronte Nazionale e si libera delle sue croci, quella di San Giorgio, quella del lutto e quella della rabbia repressa. Il finale, che combina questo dipinto a queste note dei Clayhill, articola dei messaggi universali importanti, come la salvezza del letting-go, il lasciar andare ― il dolore, la sete di rivalsa, e la meccanica stessa del dolore anche, che se soffocato o taciuto o misto a condizioni esterne di disagio, può esasperarsi e trasformarsi in minaccia politica, xenofobia sociale.

Il film mi si inserisce in quel filone di riflessioni sulla sofferenza e l’abbandono che hanno costellato questo mio ultimo periodo ― li ho consigliati a tutti, ma lo rifaccio volentieri: LEGGETEVI “Un giorno questo dolore ti sarà utille” di Peter Cameron e “La Trilogia della Città di K.” di Agota Kristof (e stavolta l’ho scritto giusto, Pa). E tutto questo senza lacrimosità americaneggianti, e con una forza e una chiarezza e un’emozione che ti incolla alla poltrona, e tu non puoi che dire “Ecco la vita fatta arte. Stica”.

Insomma grazie Federicopontiggia, chiunque tu sia, dovunque tu sia, per averci consigliato così onestamente “This Is England” e per aver parlato del film che “mappa storia e latitudine umana”. Ti sei scordato della longitudine stilistica, ma non ti preoccupare, la aggiungo io…

Potrei DAVVERO elencare altri asset (odiatemi per l’utilizzo del termine da new economy…sì sempre lei), potrei redigere una seconda lista lunga così di cose da TI-fare, ma non so se reggereste… Concedetemi almeno 3 voci:

  1. La colonna sonora ― chi la regala al Board? Pronti, attenti, via!
  2. Gli outfit ― bretelle (si sa, passione assoluta del Board), gonne pois ampie fino al ginocchio, chiome frisé o tagli improbabili frangetta sulla fronte  e capelli cortssimi dietro, camice a quadretti modello Ricky Cunningham, Doctor Marten’s ambiti come Manolo Bhlanik sex&thecityane, cappotti total black… Sulla passerella del film sfilano i Brit Eighities in tutta la loro improbabile estetica
  3. La bellezza bruta della desolazione urbana e naturale ― anche il mare diventa splendidamente brutto nell’Inghilterra tatcheriana degli anni ‘80.

Ok ok, finisco, ma sappiate che davvero, per “This Is England”, potrei esondare peggio del Fellow Fiiii

Persino il Fellow Iak-the-Mate ha approvato il film ― lui, così picky dopo la scottatura letsmoviena “La bellezza de somaro”, è un osso duro… E la Honorary Member Mic è rimasta così soddisfatta da non opporre resistenza a un passaggio sulla Mate-Mobile a Roncabronx…

E per questa settimana Let’s Movie fa una capatina a Cannes e recupera un film nostrano…

THIS MUST BE THE PLACE
di Paolo Sorrentino

Presentato in concorso al Festival di Cannes, è il primo film che il nostro Paolo-Pupillo-Sorrentino sforna internazionalmente preferendo Sean Penn al carissimo Sir Toni Servillo, amico-dei-cine-giorni-più-lieti.. Il film ha sollevato pareri contrastanti, non posso nascondervelo ― la censura non rientra (ancora) nei nostri mezzi… Ma questo deve invogliarvi ancora di più a correre a vederlo… Quindi, Moviers, do move!

Ah, prima di lasciarvi al riassunto trapiantato nella serra del vicino del piano di sotto, volevo informarvi che da oggi, domenica 16 ottobre 2011, Elisa, la Fellow Patata, che ci legge dal bagno di SporTmaggiore, assumerà anche la cine-identità di Fellow Killer… Non fatemi aggiungere chi potrebbe essere la vittima…

Muto se ne starà lu Board… Ma tu Killer, vacci piano con la Nutella…

Ah… XC, lassù, nell’oggetto di questo messaggio sta per 90 (caso mai non aveste Mr Google sottomano come me, che l’ho scoperto solo grazie a lui, Mr Google)… 90 Let’s Movie… That’s impressive… Il centenario come lo festeggiamo? Crociera? Nah, abbiamo già il trASTRAtlantico di Mastrantonio… Viaggetto? Nah, la Signora Fletcher mi sta già aspettando con ANSIA (mia) a Cabot Cove (domenica prossima vi spiego, Fellows…)… Vedremo dai… Per ora pasteggiate a insalata di matematica con questo XC=90.

Grazie Fellows, vite mie (un po’ melò, va be’), vi ringrazio della pazienza neverending, e vi mando dei saluti, che questa sera sono newecononomicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

THIS MUST BE THE PLACE: Cheyenne, ebreo, cinquantenne, ex rock star di musica goth, rossetto rosso e cerone bianco, conduce una vita più che benestante a Dublino. Trafitto da una noia che tende, talora, ad interpretare come leggera depressione. La sua è una vita da pensionato prima di aver raggiunto l’età della pensione. La morte del padre, con il quale aveva da tempo interrotto i rapporti, lo riporta a New York.
Qui, attraverso la lettura di alcuni diari, mette a fuoco la vita del padre negli ultimi trent’anni. Anni dedicati a cercare ossessivamente un criminale nazista rifugiatosi negli Stati Uniti. Accompagnato da un’inesorabile lentezza e da nessuna dote da investigatore, Cheyenne decide, contro ogni logica, di proseguire le ricerche del padre e, dunque, di mettersi alla ricerca, attraverso gli Stati Uniti, di un novantenne tedesco probabilmente morto di vecchiaia.

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1 Comment

  1. Per tutti i letsmovielanti appassionati di jazz: domani sera (giovedi’ 20) Ma(E)strantonio ci propone ‘Michel Petrucciani – Body and Soul’ (http://www.mymovies.it/film/2011/michelpetrucciani/) @ 21. Chi viene? 🙂

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