Let’s Movie XCI

Let’s Movie XCI

MELANCHOLIA
di Lars Von Trier
Danimarca, 2011, 130’
Lunedì/Monday 24
21:30/9:30 pm
Astra (Mastrantonio)

Maine Moviers!

In medias res…

Se dovessi tradurre in parole lo sguardo dell’Anarcozumi durante e dopo la visione di “This Must Be The Place” dovrei calarmi un velo nero sugli occhi, infilare un paio di guanti di pizzo in coordinato e recitare un “Siamo qui riuniti per dare l’ultimo saluto a Paolo Sorrentino, regista innovativo della generazione K che tante speranze fece nascere con “Le Conseguenze dell’amore”…” e via di seguito, in tono mesto e compito, da brava movie-mourner…

Invece, pur cercando di non scordare gli occhi della Zu — tra la nausea, la delusione e l’esasperazione — diramo un meno categorico comunicato stampa con cui “Dichiariamo il paziente Paolo Sorrentino ancora in rianimazione, che combatte tra la vita e la morte”. Il Board è molto categorico, ma la medicina ha fatto passi da gigante, e forse, FORSE, riusciremo a recuperarlo…

Ma senza cartella clinica e dinamica dell’incidente, come potete voi, miei reporter Fellows che così numerosi popolate questa cine-camera mortuaria trasformata in conferenza stampa, capire?? Lasciate quindi che vi esponga i fatti, e pregovvi (pregovvi??) di non squagliarvela quatti quatti mentre non guardo…

Pur di corsa, martedì arrivo al Victor Victoria con tutta la tranquillità del Board che sa di trovare un’Anarcozumi e una Honorary Member Mic raccolte in sessione plenaria, e il cinema vuoto. E invece no, il cinema non è vuoto:c’è una gran folla all’ingresso che mi trascinerebbe alla deriva non fosse per l’intervento dell’Anarco e della Mic, balde capitane di ventura, che mi lanciano un biglietto salva-Board e mi oh-issano a boArdo.
L’equipaggio annovera anche il Fellow Cristoforocolombo, e non poteva essere altrimenti, visti i trascorsi Nina-Pinta-S.Maria e un paio di strepitosi calzini marinari a righe, passion passione del Board (forse ve l’avevo già detto, o forse il Fellow in questione è dotato di poteri paranormali, sta di fatto che li sfoggiava con splendida arroganza :-)).
Pensavo che l’equipaggio si fermasse a loro, e già sarebbe stato tanto, visto il martedì freddo e lo spread che fa dannare e la rottura tra Demi Moore e Ashton Kutcher. Ma anche qui un bell’”invece” introduce una golosa sorpesa: ecco lì in platea la Fellow Chocho-Barbara al suo debutto in Let’s Movie! Siamo molto fieri di averla tra noi! Non solo è patitissima di cinema, arte, architettura, design, letteratura e fashion — praticamente una Nonsolomoda in carne ed ossa ― ma è anche una Signora blogger! Scrive per il blog e-zine, http://www.e-zine.it, raffinato e-box pieno di cinema, arte, architettura, design, letteratura e fashion in cui ha fatto entrare anche il vostro Board! Se avete voglia, potete leggermi (ancora!) qui http://www.e-zine.it/numeri/ritorni/welcome/ ― è il mio primo articolo, fresco fresco di e-stampa! Rifletto sul tema del ritorno, e di “Welcome” il film che, a pensarci ora, ha dato il via a Let’s Movie, e che tanto era piaciuto all’Anarcozumi e alla Fellow Giuly Jules
GRAZIE Chocho-Bar (ma “Choco-Bar” è tavolettamente perfetto! :-)) La partnership E-zine – Let’s Movie è sancita!

Ma tornando a noi, le sorprese, golose, critiche e domotiche, non sarebbero finite lì…. Alla fine del film, scopro che di sopra, nella famosa galleria empiera del Victor Victoria aleggiavano anche la Fellow Vaniglia, la Fellow Cristina Casaclima con il Gentilconsorte e la Fellow Claudia The Critic! Quindi, scettici Moviers, contiamo un po’: 7 Moviers — i Magnifici 7 Moviers, per fare del meta-celebrazionismo. 🙂
La cosa più sorprendente NON è il numero di Movier presenti — contrariamente a quanto state pensando! — quanto il dibattito che è nato a fine film. Un salotto dialettico senza nei e poltrone che Vespa non si sogna nemmeno di sognare! È stato molto interessante perché eravamo spaccati nei nostri giudizi, completamente fratti — ma certo non frattali. Chi dichiarava “Paolo Sorrentino: ora del decesso, 23:18 pm”, e chi parafrasava Bruce con “Paolo Sorrentino: the Boss RE-born in the USA”… Io ero quasi più interessata ad assistere questo ping-pong tra Moviers più che a prendere in mano paletta e pallina…

E a questo proposito, (rim)balzo dritta dritta al film… La scena di Cheyenne al tennis da tavolo nel drugstore in mezzo al nowhere americano credo sia stata la più comica del film. Ed è anche paradigmatica della comicità utilizzata, che si basa sulle modalità classiche dell’umorismo teen-naif, quello delle scemate che fai quando hai 15 anni per ridacchiartela con gli amici… Cheyenne che approfitta della distrazione dell’avversario per fare punto, e poi andaresene ridendo, s’inserisce in questo tipo di silly humour che a sua volta è uno specchio del personaggio… Ora, io ve lo confesso. Ho retto Cheyenne per i primi sei minuti — nei primi sei minuti i pregiudizi sono neutralizzati dalle forze benefiche del beneficio del dubbio. Scattato il settimo, ho inserito il Board modalità sopportazione.

È troppo facile smascherare il giochetto di Sorrentino: costruzione del personaggio e del film sugli opposti e i contrari. Cheyenne personaggio nero fuori ma candido dentro… Famoso fuori ma fragilissimo dentro, che vive con una moglie brutta fuori ma ovviamente bella dentro, in una casa ultra-design fuori ma con una pizza surgelata dentro (nel forno)… Potrei andare avanti a elencare dicotomie fino a mercoledì, e anche allora mi fermerei solo per prendere l’aereo…
Ma a parte questa altalena di contrari su cui Sorrentino fa montare la sceneggiatura, “This Must Be The Place” ha anche un’altra pecca: il film sorrentina. Ed è quello che forse mi ha deluso di più. È come se il regista avesse realizzato un magnifico album di fotografie — e ce ne sono di magnifiche davvero — e ce lo mettesse in mano con molta sicurezza, come per dire “toh, impara un po’ chi è ‘sto Sorrentino”. Ecco, un gesto così, è un po’ pericolosetto quando sei al quarto film e magari devi fare ancora un po’ di strada prima di darti alle stampe… E guardate non sapete quanto mi costa dire così: un legame particolare mi lega a “Le conseguenze dell’amore” a “Il divo”, quindi non è come se stessi massacrando il primo You-know-Malick che passa…
Tutte queste magnifiche immagini che ci scorrono davanti agli occhi colgono in realtà tutta una serie di luoghi comuni americani — luoghi nel senso doppio di posti fisici e stereotipi. Per questo la delusione. Sorrentino ha incartato il cliché con una splendida carta da pacco. La carta è splendida, ma il cliché rimane cliché. Proprio su questo l’Anarcozumi si è giustamente imbestialita (senza con questo scalfire lo smashing effect di quel nuovo look all-black con frangia…sei da panico, Zu :-)): e la ragazza-madre col figlio obeso, e la emo con le paturnie, e gli autoarticolati fermi ai benzinai e i pub texani con i giochi da tavolo e le mogli dei nazisti post-nazismo nelle case di bambola tutto-rose-e-fiori… Anche qui, potrei andare avanti fino a mercoledì…

Ma non c’è mole incantatoria, non c’è nulla che eguagli lo skateboard che taglia la sala di Palazzo Chigi de “Il divo” ― la bottiglia di birra extralarge calata in mezzo alla strada di “This Must Be the Place” non regge proprio il confronto. Ed è triste vedere il deserto ghiacciato di “This Must Be the Place” che vuole rincorrere  quell’abbaccinante teatro della morte che era la cava di cemento ne “Le Conseguenze dell’amore”… L’abuso dell’estetica insieme all’abuso di battute al sapor di scienza infusa rendono il film in certi punti davvero fastidioso — “la paura salva sempre. Ma bisogna scegliere una volta, una sola volta nella vita, di non aver paura”… Mamma mia… (ma “il bacio è l’apostrofo rosa tra le parole ‘ti amo’”, quando??).

E poi c’è il finale… Il finale è la vittoria dell’imborghesimento, e meno male che la Mic —il cui smashing effect era dato da un paio di calze tricot spettacolo, quindi da panico pure lei 🙂 — se n’è fuggita a prendere l’autobus prima della fine. Non avrebbe retto al ritorno di Cheyenne a Dublino, dopo la terapia on-the-road in the US con espiazione della morte paterna e superamento catartico del desiderio di vendetta nei confronti del generale nazista responsabile delle torture inflitte al padre — ma li contate anche qui, tutti ‘sti stereotipi?! Cheyenne senza trucco, tutto ripulito, in abiti “civili”, col sorriso ce-l’ho-fatta-ho-capito-tutto mi ha fatto venire la tentazione di annuire alla Zu, abbassare la veletta sulla fronte, e cominciare a piangere la perdita dell’amato Paolo…

Ma poi ho pensato che l’America dà un po’ la testa a tutti, e forse anche all’amato Paolo ― che spero si sentirà un po’ SorrYentino quando si risveglierà dal coma stars&stripes… Per adesso lasciamolo riprendere. Teniamolo in rianimazione (e tu Zu, lontana dal respiratore eh…).

Detto ciò, vedere l’entusiasmo dei Fellows e la passione con cui difendevano le loro idee a fine film, be’, ha valso il prezzo del biglietto. Il cinema serve anche a questo. A spaccare/ci.

Serve anche ad annettere nuovi Moviers! La nostra Claudia The Critic ha agguantato l’amico Nicola fuori dal cinema e l’ha spinto dritto dritto nelle braccia di Mummy Board… Eh eh… Grande lavoro di pierraggio, Claudia... 😉 Dopo un reciproco scambio business-card molto from-pusher-to-pusher, Nicola è diventato ufficialmente il Fellow Nicomico, perché lui questo fa, il comico.
Frequentaci, Nicomico eh! Let’s Movie è il tuo habitat ideale… Par di stare al Pippo Chennedi Show… 🙂

Insieme ai Magnifici 7 ringraziati qua sopra, vorrei ringraziare anche il Fellow Iak-the-Mate per aver compreso, con straordinaria lungimiranza, che il linguaggio Haribo parla dritto dritto al cuore del Board… Grande Mate! 🙂

Colgo anche l’occasione di aggiornarvi sul lavoro encomiabile portato avanti dal Responsabile della Sede Distaccata Let’s Movie di Roma-Siena, il mio Fellow PhD Davide Testone. Quanto alla cara Keira Knightley confermo al Testone del Testaccio che sì, non so se abbia naso, ma di certo ha un gran mento, e che “The Social Network” è uno dei film più innovation di Let’s Movie 2010. Confermo altresì che il brevetto degli spiedini di frutta è depositato a tuo nome e che mai macchina fu più carica di fragole dopo Trikky 2007. 😉

Questa settimana ho già pre-annunciato il film ai magnifici 7 che sono stati TUTTI entusiasti! Loro e io non vediamo l’ora di spararci questi bei 130 minuti di pura

MELANCHOLIA
di Lars Von Trier

Anche solo per la parola, Moviers, “melancholia”…ditelo un po’ a voce alta…”Melancholia”…Viene  l’acquolina in bocca, no, con tutte queste laterali alveolari?
Sento odor di opinioni spaccate anche con questo film… Lars Von Trier non è esattamente il regista più vanziniano sul  mercato… Anche qui, staremo a vedere… Comunque sappiate che Kirsten Dunst si è aggiudicata la Palma D’Oro all’ultimo Festival del CInema di Cannes per la migliore interpretazione femminile…

Ma veniamo a noi… Mi serve la colonna sonora giusta per introdurvi quest’avviso, quindi please, cliccate qui http://www.youtube.com/watch?v=v94ugLhua9Y

Sono stata convocata nel profondo Maine jessicafletcheriano per una conferenza sulla traduzione letteraria, “Translations 2011: Cross-Cultural Exchange through Poetry An International Festival and Conference”, una cosa molto american-altisonante e da literary nerds che si terrà dal 26 al 29 ottobre a Lewiston, a due ore da Boston. Anche qui come per la mezzamaratona, non so bene perché lo si faccia— per preparare questa cosa, ho passato gli ultimi 20 giorni in ritiro claustrale! Il perché non è dato sapere, ma stando all’ipotesi più accreditata il Board sarebbe un (cine)sognatore con la testa di carta tentato dalle partenze quanto terrorizzato dai ritorni, che per una volta ha dato retta al sogno e fatto vincere la partenza….

Oppure diciamo che dopo aver finito i petali della margherita “vado-non-vado”, m’è rimasto in mano il “vado”, quindi, vado… 🙂

Ma non vi proccupate eh, Moviers, ritorno, eccome se ritorno! Tutto starà a scansare la iella della Fletcher, che dove passa lascia una scia di cadaveri lunga così, ma conto sugli skills acquisiti presso la Cluedo High School in gioventù…

Devo assolutamente ringraziare la nostra Honorary Member, che in questi ultimi quindici giorni si è trasformata nella preparatrice ufficiale Mister Mic, e ha lavorato su un Board in calzoncini e paradenti quanto mai titubante, dandogli il sostegno e la carica per non gettare la spugna sul ring — e la Fletcher giù dal poggiolo. Grazie Mister, prometto di puntare al “subliminale”… 😉

A proposito, a nome della Honorary Member, supportata dall’Anarcozumi, indiciamo la PPP, la “Punti Poli Pursuit”: la Mic deve raccogliere tipo ennemila punti del Poli per aggiudicarsi un tostapane. Ora, non pensate che questa sia la solita squallida raccolta bollini da supermercato di periferia, e il tostapane l’ennesimo elettro-giocattolo destinato al cimitero degli elettrodomestici di tante case occidentali (quanto agli elettro-domestici, li ha già fatti fuori tutti la Fletcher). No. Raggiungere il tostapane per la Mic è “Una metafora della lotta esistenziale che ogni individuo individuale porta avanti nei confronti della società coniugale/coniugalizzante della modernità specificamente trentina ma anche tristemente internazionale” — e poi pensate che il Board sia complicato, ts… Immaginate un po’ quando ci troviamo per i nostri CdA…

Insomma, SuperMarket Moviers, quando venite a Let’s Movie, portatevi i punti. Contribuite alla causa esistenzialista della Mic! Join the PPP campaign! 🙂

Okay, mi pare di aver detto tutto. O forse no. Volevo dire anche questo… Sul fatto che io attiri casini, non ci piove… E mi viene sempre in mente un verso di  Battiato “…dai fallimenti che per tua NATURA normalmente attirerai”… Sostituite “fallimenti” con “casini” e avete il Board 🙂 — in effetti anche l’originale potrebbe andare bene, ma questa è un’altra storia! Però per mia FORTUNA normalmente attiro anche esseri speciali…Che mi popolano i cinema, mi telefonano, mi seguono (in giro per l’Italia), mi supportano/sopportano, mi cazziano&comprano il biglietto quando arrivo tardi, mi chiedono se ho il passaporto e mi dicono che andrà tutto bene… I miei Moviers… E pensare che alcuni di loro pensano che quella speciale sia IO … Ts…. 🙂

Questa sviolinata era solo per indorare il cianuro, cocchi… Cioè non è che ora io parto e voi per due settimane fate tutti i plaid&pay-per-view… No no… Ho pensato di darvi un compitino per tenervi allenati. Niente di ché eh, non fatemi quegli sbuffi uffosi alla Fellow Giak eh, dai…

Il compito è il seguente: “Guardare un film a vostra scelta e mandarmi un commento, ANCHE DI UNA RIGA, anche di 140 twitter-caratteri (e qui faccio contenta la Senior Fellow Lady Loredana) a [email protected].” L’ideale sarebbe che andaste al cinema, ma se siete proprio proprio impossibilitati oppure se trovate un dvd che vi piace oppure un film in tv che v’ispira, anche un Let’s Movie At Home PER QUESTA VOLTA va bene. Poi io prendo i vostri commenti ANCHE DI UNA RIGA/anche di 140 twitter-caratteri, li butto nel mio movie-marmittone e ci tiro fuori qualcosa… 😉

Avete tempo fino a sabato 5 novembre. Io penso che ce la possiate fare…Anzi no, io penso che mi stupirete… 🙂

Sono proprio arrivata in fondo ora. Scusate la lunghezza, ma visto che salterò domenica prossima, questo messaggio è un messaggio (en)diadico ― Fellow Pa, che te ne pare? 😉

Aspettando di rubare la bici alla Fletcher per girarmi le viuzze di Cabot Cove, vi chiedo di calcarvi il cappuccio in fronte e ascoltare http://www.youtube.com/watch?v=RADHlFh1cb0 . Stavo correndo (ma va??) mentre ho risentito questa canzone dei Mattafix. Mi ha fatto pensare a Big-City Boston, dove starò qualche giorno… E ditemi se questa non è poesia

The Linguist across the seas and the oceans,
A permanent Itinerant is what I’ve chosen.
I find myself in Big City prison, arisen from the vision of man kind.
Designed, to keep me discreetly neatly in the corner,
You’ll find me with the flora and the fauna and the hardship.

Back a yard is where my heart is still I find it hard to depart this Big City Life

Vi dico solo che i primi due versi sono diventati l’epigrafe del mio saggio…

Ah mi raccomando, Moviers, from time to time don’t let the system get you down…

GRAZIE Fellows di mother Board (che non è la scheda madre), ora riassunto nell’underground e dei saluti, che sono transamericanamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

 MELANCHOLIA: Due sorelle, Justine e Claire, un tempo unite, si stanno allontanando sempre di più l’una dall’altra. Poco dopo la cerimonia in cui Justine ha sposato Michael, la donna piomba in un improvviso stato di malinconia che la rende particolarmente calma mentre un misterioso pianeta, apparso da dietro il sole, è in rotta di collisione con la Terra. Claire, invece, è terrorizzata per la minaccia che incombe dallo spazio.

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