Let’s Movie XCIII

Let’s Movie XCIII

IL CUORE GRANDE DELLE RAGAZZE
di Pupi Avati
Italia 2011, 85’
Mercoledì 16/Wednesday 16
21:30/9:30 pm
Astra/Mastrantonio’s

Mari(o)&Monti Moviers!

Lo sapete, Let’s Movie è un’area depoliticizzata: non si occupa della res publica in senso stretto — in senso lato invece sì, se ne occupa, tenendo le meningi e le gambe dei suoi cives allenate con il cine-movimento :-). Però questi sono giorni speciali, di liberazione. Dopo i 1284 — 1284, vi rendete conto! — passati tra vergogna nazionale e internazionale (“The man who screwed an entire country” titolava l’Economist di giugno) ecco i giorni palingenetici!! E mi premeva immortalare il momento storico qui, nel nostro duty-free letsmovieano… Non mi addentro nel Mario Monti uomo di cui non so pressochénulla. Né tantomeno tiro in ballo piccole gaffe sull’Euro e la Grecia — le piccole gaffe sull’Euro e la Grecia fan sempre colore, si sa… Ma voglio semplicemente gridare, my free Fellows, Evviva la palingenesi! 🙂

Strillato questo, dovrei passare a tirare le orecchie al Fellow Pilo, che lunedì scorso ha offerto un aperitivo ammazza-Let’s Movie all’Anarcozumi, ammazzandole Let’s Movie… Ma come posso io 1. Arrivare alle orecchie del Fellow Pilo (altezza stimata e pervenuta, lo ricordiamo: metri 2); 2. Prendermela con lui, il mio Fellow Pilo, che ha rapito l’Anarcozumi e, così facendo, ha rievocato il ratto delle Sabine, e Ade&Persefone ed Elena&Teseo e  Lucia&l’Innominato e V&Evey Hammond (movie-quote sperando che qualcuno la colga…) e tanti altri? (Ma che è tutta ‘sta Anonima Sequestri nel mito, ma dei NOCS mitici no??).
E dato che lo statuario Fellow ha fatto rivivere il mito all’Anarcozumi, non ce la prenderemo certo con lui. Anzi, lo ringraziamo pure 🙂
Dopo averci prontamente avvertito dalle grotte busdeveliane, L’Anarcozumi è naufragata sul suo divano sopramontino, vagheggiando le dame, i cavallier, l’armi e gli amori… O solamente il sano stravacco dopo una birra a stomaco vuoto…

Sbarazzando dal tavolo questo pasticcio di cine-mitologia e letteratura che i Moviers avranno sicuramente trovato indigesto, corro immediatamente a ringraziare la Honorary Member Mic, accorsa di corsissima da Mastrantonio lunedì sera — LEI in temibile ritardo, per una volta, eh eh :-). E ringrazio pure Mastrantonio, con cui si possono trattare tanto i massimi sistemi quanto i minimi comuni multipli (?), spaziando dal veto apposto dai trentini agli orari notturni per il cinema (ai trentini piace il cinema a merenda), alle prossime proposte mastrantoniane che fanno venire l’acquolina in bocca, alle pazzie documentate della poesia trentina contemporanea… Mastrantonio: un dio Pan d’uomo.

Tomboy. Come fai a non provare un’infinita tenerezza per questa storia scomoda ma racconata con voce così delicata? Come fai a restare indifferente alla protagonista, Zoè Héran, la ragazzina di 11 anni dalle fattezze splendidamente asessuate che interpreta il ruolo di una femmina che si spaccia per maschio? Questa Lady Oscar cinematografica in carne e ossa (più ossa) che disegna, con le scapole affilate e il viso cherubino, il percorso di un essere nato coi simboli di genere sovrapposti, anzi scambiati — dentro il suo sè, è il cerchio con la freccia che punta in alto, e fuori dal suo sè, è il cerchio con il più rivolto in basso. Solo che, come faceva notare giustamente la Honorary Member, almeno Lady Oscar dalla sua aveva almeno il successo professionale! 🙂
E i padri, Mic, sputati identici… Se prendete il padre di Lady Oscar dalla ben nota sigla: “Il buon padre voleva un maschietto ma, ahimè, sei nata tu/ Nella culla ti ha messo un fioretto, lady dal fiocco blu” (notate l’“ahimè”…) e il padre di Laure in “Tomboy”, che la porta a guidare e la inizia alla birra, be’, non c’è molta differenza… quando si dice i danni dei padri che ricadranno sui figli (forse non era esattamente così, ma tant’è…).

Laure/Mikael deve vedersela con gli 11 anni, le magagne dell’adolescenza e le magagne che sono gli adolescenti (maschi) a quell’età. Per questo il film diventa anche uno specchio sul passato da teenager di ciascuno di noi — o perlomeno quelli della mia generazione…. Giorni estivi lunghissimi dentro estati che volavano via in un lampo. Partite di pallone. Battaglie all’ultima bottigliata d’acqua gelata giù per la schiena. Pomeriggi al lago, nascondino, pane-e-nutella. Insomma, sapete no, quel non-luogo (il Presidente Fellow AvvoAbo prenda nota, please) che è il tempo fra l’infanzia e la non-più-infanzia quando sei ancora legato al ludico ma ti senti attratto in zone scarlatte mai esplorate prima…
Mi piacerebbe sentire l’opinione delle mie girl-Fellows in tal senso. Perché la fase del tomboy, del maschiaccio, la si passa un po’ tutte — o no? Il Board l’ha passata… Ginocchia sbucciate, e mille bolle blu (non quelle di Mina, ma quelle delle botte che ti scambi di santa ragione con tuo fratello maggiore, vero Fellow Big?!!), e guardie-e-ladri, e Board in tenuta Oliver-Hutton (oggi son tutta un cartone animato), e la fascinazione per i lombrichi e l’odio per le sette quando la sirena materna “Saraaaaaaèèèèprontoooooo!” ti trascinava via dal fantastico e ti scaraventava davanti a un piatto di pastasciutta. Mi diranno, le mie Girl-Fellows, se anche loro, prima dei tacchi e dei trucchi, sono state tomboy…
Ovviamente il discorso per Laure/Mikael è diverso e ben più complesso. Lei è un lui che si sente un lui in un corpo da lei: non sta attraversando una fase. Se da un lato l’aspetto androgino l’agevola nella riconferma della sua identità profonda e nell’occultamento della sua identità di superficie, dall’altro la costringe ad affrontare (così piccola!) l’immane dissidio tra corpo e io — un dissidio che tutte le donne sentono, prima o poi, e in cui è meglio se non mi avventuro, va’… Laure/Mikael si trova già davanti a un bel dilemma: negare il proprio corpo o far uscir fuori il proprio io? Ma ci pensate a che lotta da sopportare, su quelle spallucce lì?! Per me la scena più stratificata — perché sovrappone piani su piani di problematiche psico-identitarie da far impallidire il duo Schelotto&Crepet — è quella in cui Lisa, ragazzina con una bella cotta per Laure che crede Mikael, si mette a truccarlo/a… Lisa trucca da femmina un maschio, che in realtà è una femmina che si sente maschio ed è già “travestito” da maschio… Il make-up aggiunge uno strato in più alla mistificazione, complica ulteriormente lo stato di ipossia identitaria che già opprime il/la povero/a Laure/Mikael…
A parte tutte queste menaton menatone, il film beneficia anche della presenza di un personaggino che ha squagliato la grana trentina (o trentingrana) dei nove spettatori in sala (io&Mic comprese). Cinque anni e non di più, cicciotta, goffa, visibilmente irsuta, inquestionabilmente furba, Jeanne, la sorellina di Laure/Mikael non è solo una coccola spaventosa (l’immagine di lei in costume da bagno intero e tutù, le gambe pelose e i passi di danza adorabilmente sgraziati mi tireranno su il sorriso per un bel po’ di tempo), non è solo una coccola spaventosa dicevo, ma anche una complice preziosa per Laure/Mikael. Jeanne capisce — e molto prima della madre — il “dilemma” della sorella. E quando scopre il “gioco” a cui la sorella sta giocando, glielo regge, fingendo che Laure sia suo fratello. Non so, a me ha ricordato quei personaggi-spalla della commedia dell’arte o anche shakespeariana, che, pur nella loro limitata incidenza in termini quantitativi all’interno della storia, sono funzionali agli eventi e fanno la differenza nell’economia generale dell’opera… (mamma mia, mi annoio da sola… :-)).

“Tomboy” è un film forse eccessivamente dilatato — avrebbe potuto sfruttare questi tempi larghi riempiendoli di più, o scavandoli più in profondità. Gli argomenti sarebbero stati tanti, ma in fondo, va bene così. L’ambiguità estetica della protagonista, a perfetta metà strada tra femminile e maschile, esattamente lì, tra il 50% M e il 50% F, vale il prezzo del biglietto.

Se siete interessati, un altro gran bel film in materia è “XXY” di Lucia Puenzo, che nel 2007 aveva commosso Cannes, e il vostro Board — intellettualmente parlando, intendiamo. Lo splendido “Boys Don’t Cry” non ve lo nomino neppure, perché ça va sans dire, come direbbe la nostra francofona Anarcozumi… E Lady Oscar, be’, quella l’abbiamo OVVIAMENTE già citata…

Per il film di questa settimana devo fare una premessa. Avevo pensato a “Faust” di Aleksandr Sokurov, il quarto capitolo della trilogia del potere dopo Moloch, su Hitler, Taurus, su Lenin e Il sole su Hirohito. “Faust” ha senz’altro vinto il Leone d’Oro all’ultimo Festival del Cinema di Venezia, ma è incontrovertibilmente ostico come pellicola… Vi avrei richiesto uno sforzo particolare, come per “Le Mystère Picasso”, “Il nastro bianco” (numero sopravvissuti 1: Mighty Mic). E voi avreste tremato di fronte all’ennesima Corazzata Potemkin presentatavi con quel fastidioso entusiasmo boardiano che tanto infastidisce… 🙁 E invece l’Anarcozumi vi ha salvato, rescued Fellows, contro-proponendomelo stasera! Quindi ringraziatela… (Il volume “La storia universale dell’Anarchia. Da Eva a Mary Quant” sarebbe un cadeau perfetto per lei…).

Ad ogni modo, dato che questo film mi preme, e mi preme MOLTO che lo vediate, vorrei che v’impegnaste in un Let’s Movie On Your Own. Vi ricordate il nostro caro quanto ignaro, e ignoto, Federico Pontiggia? Che tanto bene ci aveva consigliato con “This Is England”? Be’, a proposito di “Faust” scrive: “Avete mai avuto una cosa bella senza fare fatica? Beati voi, ma qui faticherete: Leone d’Oro a Venezia, ‘Faust’ di Aleksandr Sokurov è un capolavoro. Ostico e complesso, ma capolavoro assoluto, che va oltre il cinema per coinvolgere arte, letteratura, filosofia. E Dio stesso. […]Potere e dannazione, abbrutimento e abominio, ma nel finale si innalza la montagna della speranza, la montagna di Dio. Negli occhi Dürer e Bosch, negli orecchi il tedesco dei filosofi, ci arriviamo dopo 130 minuti, con una certezza: la storia del Cinema ha un nuovo, indelebile capitolo”.
Once again, volete NON fidarvi di Federico?! Volete desistere?? Come on, Moviers, cooome oooon! Sparatevi una Red-bull, portatevi una schiscietta con dei viveri (Mic&Cap&Giak, this tip is for you), ma non demordete… Pensate un po’ alla storia di Faust…Vendere l’anima al diavolo in cambio della conoscenza illimitata… Per me la domanda non è MAI stata “davanti a una proposta così, cosa risponderesti a Mefisto?”. Per me la domanda è SEMPRE stata “chi saprebbe dirgli di no?”… La prospettiva è troppo golosa… Quindi Fellows, please be Faustian, be Goethian… Please…Please…Please… http://www.youtube.com/watch?v=nMqAfg8pRRg

Pure James Brown v’implora… 😉

Naturalmente il Board ha sempre un piano B (essendo Board) che pero’ non è certo un B-movie…o cosi’ ci auguriamo…

IL CUORE GRANDE DELLE RAGAZZE
di Pupi Avati

Decidiamo di dare una seconda chance a Pupi. Lo scorso anno “Una sconfinata giovinezza” ci aveva deluso così profondamente — ricordo ancora lo sguardo non-posso-credere-che-tu-abbia-messo-insieme-sta-roba-e-che-la-chiami-film dell’Anarcozumi quando andammo a vederlo con Let’s Movie… Ma ricordo anche quando andai da “Il papà di Giovanna”, insieme alla mia Fellow Katrin l’Archibugia, e a quanto ci piacque… 🙂
Si dice che “Il cuore grande delle ragazze” meritasse di vincere il Festival del Cinema di Venezia al posto di “Faust”.. Vediamo un po’ come sono le due pellicole a confronto, il vincitore vero e il vincitore va-be’-sarà-per-la-prossima-volta. Mi sa che avete già capito con chi mi schiererò io… 😉

Ah, una comunicazione alla Fellow Killer: visto che il palinsesto è cambiato, puoi scendere da quel postaccio di SporTmaggiore e aggregarti! Ok, non ci sarà Timi, ma ho sentito dire che ci sono un sacco di scene hot nel film di Avati… 🙂

E su questo passo-e-chiudo, ringraziandovi delle orecchie, vergandovi un riassunto tra la Romagna e Santa Valpurga, e vi saluto con dei saluti governotecnicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

IL CUORE GRANDE DELLE RAGAZZE: Prima metà degli anni 30 , in una cittadina dell’Italia centrale immersa nella campagna. La famiglia contadina dei Vigetti ha tre figli: il piccolo Edo, Sultana e Carlino, giovanotto molto ambìto dalle ragazze. Gli Osti invece sono proprietari terrieri che hanno fatto fortuna e vivono in una casa padronale con le loro tre figlie, tutte da maritare: le più attempate Maria e Amabile, e la più giovane Francesca. Facendo buon viso a cattiva sorte, i coniugi Osti, Sisto, e Rosalia, accettano che il giovane contadino Carlino corteggi le due sorelle maggiori con l’intento di sistemarne almeno una.

FAUST: Faust è un pensatore, un trasmettitore di parole, un cospiratore, un sognatore. Un uomo anonimo guidato da istinti semplici: fame, avidità, lussuria. Una creatura infelice e perseguitata che lancia una sfida al Faust di Goethe. Perché rimanere nel presente se si può andare oltre? Spingersi sempre più in là, senza notare che il tempo si è fermato. E passeremo anche noi.

 

 

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