Posts made in dicembre, 2011

Let’s Movie XCIX

Let’s Movie XCIX

THE ARTIST
di Michel Hazanavicius
Francia 2011, 100’
Mercoledì 28/Wednesday 28
21:15/9:15 pm
Astra/Mastrantonio’s

Folletti Fellows,

Sperando siate sopravvissuti ai panettoni farciti al cioccolato, marmellata, doppi canditi, noci del Brasile (noci del Brasile??), ricoperti da glassa al cioccolato tricolor con decorazioni in marzapane raffiguranti la mangiatoia e profiterol al cuore-di-zabaione raffiguranti le palle di Natale che orecchinano gli alberi festanti del mondo occidentale, il tutto avvolto da una crosta di caramello che dà quel tocco glem&glossy a quello che pochi anni fa era semplicemente un Bauli, sperando nella vostra sopravvivenza, il vostro  Babbo Board apre questo messaggio rosso-bianco-e-verdone (colori cine-natalizi per eccellenza) ringraziando i Movier che hanno partecipato al Chat&Chill in a Candy-shop Board-day-Party per il mio compleanno, nonstante le bizzeffe di cene natalizie che riempiva le agende alla colletività.
I ringraziamenti vanno a: la  Honorary Member Mic (con un sacco di doni per il Board ma senza quelle melenserie oh-oh-oh da Santa Klaus); la Fellow Cap (brilla e brillante in procinto di intraprendere la 600-miglia per Foggia); il Fellow Sergente Fed FFF (magnanimissimo a posticipare di un giorno la partenza per l’hinterland milanese e incurante dei proposal “de mer*a” da preparare ―garçon, una medaglia al valore al tavolo 2, s’ils vous plait); il Fellow Pilo (nel doppio ruolo di Pilo e di portavoce della Fellow Giuly Jules, impegnata in una cine-trasferta roveretana decisamente approved by the Board ― “Pina Bausch 3D”, un film che tutti dovremmo vedere); il Fellow Fra presente dopo una giornata di lavoro al cardiopalma e una pausa pranzo dal dentista a Padova (cioè, lavoro, Padova, lavoro, Party ― un eroe), il Fellow D (arrivato nonostante la memoria ormai bell’e andata che avrebbe potuto impedirgli tanto il reperimento della Bookique quanto il compleanno stesso :-)); la Fellow Fata Jes, (anche lei sopravvissuta a un dentista che tentò di gonfiarle la faccia ma che si accontentò di decorarle un incisivo con del chewing-gum tipo Brooklyn alla menta :-)); il Fellow Presidente (in estasi post-USA, lasciò cene e festeggiamenti per condividere con il Board valutazioni su Boston-città-aperta ed un possibile trasferimento che prenderemo in seria considerazione); la Fellow Claudia The Critic e la Fellow Vaniglia (autrici dello studio “Come sorprendere il Board. La pratica del passare-senza-avvisare nel contesto socio-culturale-letsmovieano trentino” :-)).
Ringrazio anche i Fellows impossibilitati dai panettoni pre-natalizi di cui sopra, non presenti di persona ma intervenuti comunque in varie forme di teleconferenza, tra cui:  i miei tre Moviers Area-Head Guys from L.A. (tre indiani in fila indiana :-)), il mio Fellow PaPequod,  la mia Fellow Fausta Irrequieta 1, la mia Fellow Archibugia Katrin, il mio Fellow Principino di Busa-Belair, il mio Fellow Big, la mia Fellow Killer from SporTmaggiore, il mio Fellow WG Mat, la mia Fellow Junior, il mio Fellow Iak-the-Mate, la mia Fellow Pao Cavallapazzacavalleri, la mia Fellow Comiunicascion Chiara, il mio Fellow Doc con infermiera Sabri al seguito e, last but definitely not least, la mia Anarcozumi che, rapita da un evento mondanissimo la sera, ha recuperato alla stragrande il giorno dopo.
Scusate se mi sono presa questa licenza e ho usufruito della res publica per sbrigare una questione di  riconoscenza privata, ma del resto Let’s Movie risiede fiscalmente in Italia… ― vogliamo negarcelo ‘nu piacerino a lu Board, che venne da voi in amicizia??
Corleoni a parte… 🙂 Ringrazio tutti di cuore, e mi scuso per aver attentato al tasso glicemico dei presenti, vista la quantità di plastiche acriliche made-by-Haribo offerte al posto dei sani quanto noiosissimi tramezzini…

Mercoledì scorso è stata una giornata campale per Let’s Movie. E non solo per Ryan Gosling ― di cui tratteremo in abbondanza di seguito ― ma per l’accordo logistico siglato con Mastrantonio. Il Board, con il sostegno dell’Honorary Member Mic e alla presenza del Sergente Fed FFF, e Mastrantonio, alla presenza del fido aiutante Roberto, d’ora in avanti Robin (e questa, Moviers, è una cine-identità la cui cadenza-a-fagiolo sarà difficile eguagliare!) hanno firmato un accordo per mantenere i Fellow di Let’s Movie vicini-vicini-micini se decidono di prenotare un posto per un Let’s Movie. L’unica cosa che dovete fare quando telefonate al buon Mastrantonio (o dovremo dire Bruce Wayne?!?) e al fido Robin (cioè, Robin!!!), è pronunciare la parola d’ordine “Mastrantonio”: i nostri eroi ASTROsferici cercheranno di metterci tutti vicini-vicini-micini ed evitare così la frammentazione letsmoviana in sala che si sa, piaga l’Europa peggio degli sforzi in campo innovation (mamma mia, mi spavento da sola).
Che ne dite come iniziativa? Certo è un po’ più casereccia rispetto all’avanguardia social network proposta dal Fellow Fabio il Professore con la Fellow Bea Blue Eyes e il Fellow Don-Carlos-che-non-si-chiama-Carlos-ma-Marcos-(Mannaggia-Board-MARCOS!) e-che-con-la-coda-fra-le-gambe-ribattezziamo-Fellow Don Juan de Marcos (per meravigliose sonorità johnnydeppiane… ;-)). Ma è pur sempre un’inizio di strutturazione cine-civica.
Il tavolo delle trattative ha lavorato alacremente nel minuto e 52 secondi prima della proiezione, arrivando a sancire il patto prima dell’ingresso in sala. Quindi siete tutti avvetiti: quando telefonate per prenotare, dite “Mastrantonio” ― l’ Apriti-sesamo che ci schiuderà le porte ai film in compagnia. 😉

Veniamo a “Le idi di marzo”. Be’. Be’. Che dire? Lode a George Cloney. Ha costruito un film impeccabile ― non fosse che è amico stretto dell’Anarcozumi e rischierei gli incidenti diplomatici, direi che è quasi fastidiosamente troppo impeccabile! Capitemi, tutto fila. Il ritmo, incalzante ma non serrato tipo “pietà, fatemi tirare il fiato”; la suspence, sempre sempre viva per tutti tutti i 98 minuti, ma con una sorta di intensità graduata caratterizzata da ups &downs che tuttavia non la danneggiano, anzi, la rinforzano. La trama, che non fa una grinza ― forse pecca di ingenuità quando il protagonista, Stephen, l’addetto stampa per la campagna dei democratici, che bazzica Hilton&Merriot e indossa cappotti stylish che più stylish non si può, deve compilare un Rimborso Spese (cioè un Rimborso Spese) per prelevare dalla cassa comune 500 dollari e far abortire la stagista con cui il candidato alla presidenza Mike Morris (George Clooney) ha avuto un one-night affair (altrimenti detto “una notte e via”), e risolvere così l’affair. Ora, non per dire eh, ma per racimolare 500 dollari bastava portasse al monte dei pegni uno dei suoi cappotti styilish, ed evitare a George regista il peccato d’ingenuità narrativa. Ma non infieriamo…).

Gli attori. Anzi no. L’attorE. Ryan (Oh my) Gos(h)ling entra nell’Olimpo accanto a Andrien-sei tutti-noi-Brody e a Michael “der Gott” Fassbender, e a molti altri nominati durante il Board-day… Ma Ryan non è solo bello. E guardate, di bellezza lì ce n’è in quantità natalizia… Le Girl Movier avranno piacere di sapere di una scena in un cui Ryan fa bella mostra di tutta la sua adonità in canotta. Ma non la canottiera in flanella azzurrina di fattura fantozziana. La canotta che dice “Sì faccio l’attore ma nel tempo libero sfilo per Armani”… Ecco quel genere di canotta lì. Ma ovviamente io e la Honorary Member Mic, in quanto CdA, non ci siamo fermate lì… Abbiamo anche valutato la bravura interpretativa e la capacità di calarsi nella parte. E ci si è talmente calato  che il CdA ha pensato bene di canottarlo ― ehm contattarlo ― e proporgli un lavoro come Addetto Stampa per Let’s Movie… Del resto come si fa, oggi, a tirare avanti senza un addetto stampa?!? 😉

Quello che apprezzi in “Le idi di Marzo” è l’impostazione assolutamente non-americana. Il traviamento del protagonista non è seguito da una sua catarsi con annessi pentimento e nuovo inizio ― come nella miglior tradizione di matrice padre-pellegriana. Il protagonista cede alla tentazione, cade vittima del tradimento e per uscirne non fatica a sporcarsi le mani. Nel film tutti hanno le mani sporche ― questo è un altro aspetto che piace molto e che rende i protagonisti estremamente umani. Come il candidato democratico alla Casa Bianca, Mike Morris, integerrimo e attaccatissimo alla moglie di giorno quanto satiro di notte… Ecco, possiamo dire che il film offre dei personaggio grigi ― emmenomale! ― in uno spazio dominato dal chiaroscuro.
E l’illuminazione del film è tutta a servizio di questa alternanza etica. Splendida la scena in cui George e Ryan si affrontano faccia a faccia, un mezzogiorno di fuoco al rovescio: una cucina di un ristorante deserta a mezzanotte, dove le luci raccontano il percorso di caduta/tentativo-di-ripresa di entrambi. La scena è interessante perché, dal punto di vista delle luci, somiglia in tutto e per tutto a una partita a scacchi, e degli scacchi porta con sé le tinte bianco-nere del dialogo e dei machiavellismi che lo infarciscono.

George regista è stato coraggioso. Ha sollevato il tappeto e ha svelato il sudiciume (sudiciume etico) che gli americani si sforzano tanto di nascondere. A pensarci… Viene un po’ fuori l’immagine della Casa Bianca (bianca, ragazzi, think about it…) come un dente cariato: immacolato fuori, ma marcio dentro… E sentite qua la perversità… La menzogna ― tanto vilipesa dall’opinione pubblica americana ― diventa l’unico modo per avvicinarsi al modello d’uomo verso cui l’opinione pubblica americana anela. Crazy, isn’t it? È come se solo attraverso la lavatrice della bugia, il  candidato si purificasse agli occhi dell’elettorato. Ma la lavatrice della bugia ovviamente non pulisce… Le vedete anche voi, le contraddizioni, vero? L’uomo politico è sottoposto a un processo mediatico che lo costringe a mentire a priori.
Prendete il caso Clinton-Lewinsky ― storia che qui viene ripresa nell’affair tra Mike Morris e la giovane stagista. Pur di evitarsi l’allontanamento dal modello di integrità che il popolo americano si aspetta, Clinton mente. Mike Morris è ancora più oltre: non arriva nemmeno a concepire la menzogna: cerca di eliminare (fisicamente) il guaio (=la gravidanza) della stagista offrendosi di pagarle l’aborto. Ma se il suo personaggio è tutto un chiaroscuro, anche Stephen lo è, anche Paul (capo di Stephen) e con lui il repubblicano Tom Hoffman (grande Paul Giamatti). Persino Mary, la stagista lo è, ora bianca ora nera ― sveglia e consapevole quanto innocente e vittima, 50% Circe, 50% Didone.

Il film di Clooney è piaciuto  molto ― persino alla Honorary Member Mic, di solito così sferzante con le regie americane. È piaciuto perché ha fatto vedere il lato nero dei Democratici. I Repubblicani sono marginali, e in un certo senso ci si aspetta che il marcio sia da quella parte (vedi un po’ i tramacci di Reagan, dei Bush Brothers….), ma non negli idealisti-pacifisti-buonisti Democrats. E invece che ti combina George regista? Prende lo schifo democratico e ci dice: “Guardate un po’ come vanno le cose in America, regno apparente della democrazia e della retta via…”. Non so voi, ma a me queste operazioni smaschera-santarelli fanno impazzire…

Quindi sì, se avete modo, andate a vedere “Le idi di marzo” in queste vacanze ― io magari mi spolvero il “Giulio Cesare” di Shakespeare, razza di Board smemorato che sono… 🙁

E il bianco e il nero mi aiutano a introdurre il film della settiamana che attendo con ansia, anche se non ne so nulla nello specifico. O meglio. L’unica cosa che so è “capolavoro dell’anno”, definizione data da Mastrantonio e dall’unanimità cinematografica…

THE ARTIST
di Michel Hazanavicius

Presentato in concorso all’ultimo Festival del Cinema di Cannes, dove il protagonista, Jean Dujardin, si è aggiudicato la Palma d’Oro per la miglior interpretazione maschile, il film è un omaggio al bianco e nero e al cinema muto.
Ora, non vi farete mica spaventare da “film in bianco e nero” e “muto”?? Eddai, lo so che sotto sotto nascondete un  cuor di leone ― Corleonesi, no??! 🙂

Se il Veneto non è troppo trentinamente ostile e le coincidenze remano dalla nostra, la Honorary Member Mic, tornata a Zaialand per il Natale tra gli elfi, cercherà di organizzare un Let’s Movie in Sync from Vicenza… Non so se le Amministrazioni venete permetteranno un film dai toni così poco nord-che-laùra  nelle sale ― “de geometri g’avemo necesità, no de artisti, ciò” ― ma confido nella Mic, e nel suo fiuto per sale clandestine abusive… 😉

Sì lo so, lo so, anche oggi è andata di chilometro letsmovienani. Con  l’anno nuovo mi riprometto di lavorare sulle distanze, optando per un modello più maneggevole,e meno, come dire, impattante sull’ambiente “Fellows”, che sarebbero per il Chilometro-zero…

Ringraziandovi tutti tutti tanto tanto, vi appoggio il riassuntino sul ripiano del comodino accanto a un paio di Alkaseltzer per agevolare la digestione e vi mando dei saluti, che stasera sono lapponicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

P.S. Invece di mandarvi il solito link alla solita canzoncina jinglebellsjinglebells, distribuisco questi due cadeau, uno http://www.youtube.com/watch?v=upSlYszBVFU e unodue http://www.youtube.com/watch?v=hEoq0xb6l6Qarrivati rispettivamente dal Fellow Mario Menagramo e dal Fellow Giak Frak (e Frost??) …. Mi approprio di un’espressione di Mario e vi dico che vi faranno “tagliare in due dalle risate” ― e chissà, magari mi faranno guadagnare dei punti con il Fellow Andy the Situation Phelbs e con il WG Mat

THE ARTIST: Nella Hollywood del 1927 George Valentin è una star di prima grandezza del mondo del cinema muto che però deve fare i conti con l’avvento del sonoro. La sua carriera rischia un’improvvisa e prematura conclusione mentre quella della sua amata, la giovane comparsa Peppy Miller, sta per trasformarsi in quella di una diva.

 

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Let’s Movie XCVIII

Let’s Movie XCVIII

LE IDI DI MARZO
di George Clooney
USA, 2011, 98’
Mercoledì 21/Wednesday 21
21:15/9:15 pm
Astra/Mastrantonio’s

Miracolosi Moviers!

Be’ ma Let’s Movie ha anche un coté accademico mica da ridere… Mercoledì scorso il Fellow Fabio Il Professore si è presentato all’appuntamento settimanale scortato da due giovani ― e papabilissimi ― dottorandi che sono finiti fra le fauci (allitterazione casuale) di Let’s Movie :-)… Diamo il benvenuto pertanto a Carlos detto Fellow Don Carlos ― decidete voi, anzi, decida pure lui, se l’opera di Verdi, il cantante reggae, il Principe delle Asturie o la discoteca a Chiesina Uzzanese (!) ―e Beatrice detta  Fellow Bea Blue Eyes, e non tanto per i capelli castani 🙂
Non vi anticipo nulla, ma questo gruppo di cervelloni cinematograficamente sensibili sta cuocendo un manicaretto niente male nell’ambito del cine-socialnetworking… Non vi anticipo nulla, anche perché non ne ho le competenze ― per me Twitter è il gioco da tavolo con un refuso in mezzo 🙁 … Rimanete sintonizzati, eh, mi raccomando…

Ringrazio per la presenza anche il Sergente Fed FFF, che non avrebbe mai potuto perdere l’ultimo film del suo regista preferito in assoluto ―nella casa(erma) del Sergente campeggia la collezione completa dei film di Kaurismaki, ricordiamolo… 🙂

“Miracolo a Le Havre” si è rivelato ben più di quello che pensavo sarebbe potuto essere ― mi sa che qui ho fatto un po’ di casino con ausiliari&condizionali… E questo non per qualche strano presentimento, o per dei pregiudizi nei confronti del regista. Il film si colloca (almeno in parte) nel nostro bravo specchietto di film che trattano l’immigrazione. E il tema, sia se preso di petto sia maneggiato con cura, rimane sempre merce pericolosa. Abbiamo visto cos’è stato “Terraferma” di Crialese, con il suo drammone da ‘sora Lella… Abbiamo visto anche “Cose dell’altro mondo” di Patierno, con il suo Veneto eccessivamente verde e fobico (e non “eco” ma “xeno”) che finisce per buttare in caricatura una realtà molto complessa. Meno male che ci sono “Io sono Li” e “Miracolo a Le Havre” a riequilibrare i piatti della bilancia…
Il film di Kaurismaki è un saggio di delicatezza, una favola triste, con un finale canonicamente happy ma con quel tocco di blues che inibisce qualsiasi borbottio cinico post-proiezione ― il Board a volte pare una marmitta di fagioli con tutto quel suo brontolame…. 🙂
C’è una grazia nel modo in cui i personaggi agiscono… E una grazia anche nel contesto scenico in cui si muovono. Quello che mi ha sorpreso di più, è stata la ricercatezza con cui sono stati ricreate le dimensioni spazio-tempoli. È come se il film fosse sospeso fuori dal tempo, come se proprio non riuscissimo a inquadrarlo in un’epoca storica precisa. Non  fosse per gli Euro che compaiono qua e là insieme a un telefono cellulare, il film potrebbe raccontare benissimo gli anni ’50 o ’60.
Ecco, la ricercatezza che c’è qui non ha nulla a che vedere con la fissa di Cotroneo sugli anni ’70 (vi ricordate il discorso sull’eccesso di 70s in “La kryptonite nella borsa”, vero? VERO?!?!). Qui siamo su un altro pianeta (e non Krypton :-)). Tutto è incredibilmente autentico e naturale ― le macchine, i vestiti, ma anche i discorsi, le pause. Questa atemporalità è il passaporto del film per l’universalità, e per l’immortalità . Un film che non sai datare è un film sempre giovane, sempre valido ― niente scadenza sul coperchio. E le stesse scene sono come carrellate di fotogrammi curatissimi, una sequenza di tableu vivant (presente i tableau vivants? Ve li avevo già citati in passato, a me fanno impazzire…) che immortalano personaggi e momenti nella loro stranezza ― lunghe inquadrature di oggetti, primi piani (quello della moglie su tutti, o del piccolo Hidrissa). Lo stesso meccanismo vale anche per la mancanza di identità geografica del film. Siamo a Le Havre, certo, il titolo ce lo ricorda, ma potremmo essere in qualsiasi città-gateway proiettata verso una realtà altra (Calais?)…  Bello assistere a tanta precisione, e a tanta naturalezza, insieme…

Con questi ingredienti, uno spettatore ― un Movier, nello specifico ― non  può aspettarsi un film “normale”… Rimarrebbe deluso. “Miracolo a Le Havre” va visto come una sperimentazione del genere favola cinematografica. Tutto appare estremamente semplice e povero ― Marcel fa il shoeshine boy e racimola Euro a stento. La realtà è quella di una periferia modesta, con degli interni che mi ricordavano le case degli anni ’60 (a me ricordavano la serie televisiva di Batman trasmessa alla fine degli anni ’60, o “Una strega per amore”!).
Ci sono pure la malattia, il razzismo, la meschinità… Eppure Kaurismaki coglie i gesti di solidarietà della gente di quartiere, il lato umano di un ispettore di polizia, e il miracolo della guarigione dalla malattia. È come se il regista cernesse il brutto per tirare fuori quelle bricioline di bello che ci fanno dire “Sì, forse vale la pena viverla, ‘sta cacchio vita”…. il finale è lieto, ma non patetico. E la linea fra quei due territori, lo sappiamo, è sottilissima…

Un altro dettaglio che senz’altro non è sfuggito ai miei compagni Moviers: il libro de “I racconti” di Kafka da cui le amiche della moglie di Marcel ricoverata all’ospedale, leggono una storia. Quando un regista infila un autore così all’interno della propria sceneggiatura lo fa per tanti motivi; uno di questi (che vale per questo caso, credo) è la connessione tra il libro/autore e l’atmosfera del film o di un  particolare istante del film. Non ho faticato a trovare il filo che legava Kafka a certi sottotesti del film, e nello specifico alla scena della malattia ― ma pensate anche solo a “Il medico di campagna”… Kaurismaki: done! 😉

Insomma, se cercate un regalo raffinato per una persona dotata di un certo grado di sensibilità artistica (ecco, non magari uno che considera “Vacanze di Natale a Cortina” il ritorno alle origini del sommo Neri Parenti), “Miracolo a Le Havre” potrebbe fare al caso vostro…

Sicuramente fa al caso vostro il film della settimana che è stato possibile solo grazie all’Anarcozumi e a Mastrantonio

LE IDI DI MARZO
di George Clooney

Il film della settimana è possibile solo grazie all’intecessione dell’Anarcozumi perché senza di lei George non avrebbe mai avuto i clooney per girare un film così, e grazie alla moltoumanità di Mastrantonio, che ha mantenuto la parola di qualche mese fa concedendo una sala a questo film che ha aperto la scorsa Mostra internazionale del Cinema di Venezia, e che a quanto pare è piaciuto a tutti. E visto che è un titolo molto atteso, vi consiglio di prenotarvi il posto telefonando al buon Mastro, 0461-829002.

La nostra Movie-Couple, la Fellow July Jules e il Fellow Pilo, dopo un consulto telefonico col Board, è andata in avanscoperta ieri sera. Chissà cosa hanno avanscoperto, i nostri temerari… Ce lo riferiranno… 🙂

Avete bisogno di un altro motivo per venire al cinema mercoledì?  Ecchevelo…. Si dà il caso che giovedì 22 cada il Board-day, ovvero il birthday del Board… Visto che i 20 anni si fanno una volta nella vita 🙂 :-), mi piacerebbe molto anticiparli con voi al cinema… Quindi perché rinunciare alla possibilità di tirarmi le cine-orecchie a fine film?? Tanto sorda lo sono già… 🙂

Comunque stando agli utlimi aggiornamenti, il vero Board-day Chat&Chill Party si terrà giovedì 22 dalle ore 9:04 pm in poi alla Bookique, il caffè letterario in Via Torre d’Augusto 29… Se avete voglia, passate a salutarmi ―sarà una cosa molto easy, molto chat&chill… Del resto questa è la settimana di Natale, festeggiamento più festeggiamento meno… 😉
Il Board promette di comunicare qualsiasi eventuale cambiamento di programma.

A proposito di Natale… Avete visto, no? Non abbiamo addobbato molto la nostra movie-maison (traduzione: Natale argomento evitato come la peste). Il perché richiederebbe il ricorso a pagine su pagine di tesi-antitesi-sintesi che voi, anti-Hegel Moviers, non potreste tollerare… Diciamo solo che questo periodo dell’anno è molto sopravvalutato ― oppure gli altri mesi dell’anno passano troppo in sordina, dipende da che prospettiva guardiamo. Si è voluto secolarizzare un momento nato come sacro, ma la perdita della dimensione divina ha portato con sé tante conseguenze ― e lo dico senza amarezza o attacchi nostalgici, da laica quale solo. In primis l’irragionevolezza dell’affanno ai regali ― ma avete presente cosa sono le città in questi giorni?? Selve impraticabili di borse e pacchetti con delle braccia attaccate… Bah…
Sapete qual è il mio obbiettivo? Arrivare al 6 gennaio senza aver messo piede in Piazza Fiera coi Mercatini (mamma mia, i Mercificatini…). Ma non voglio sembrarvi troppo gloomy… Anche a me, in fondo, è spuntato un Babbo Natale-gnomo gigante di porcellana all’ingresso… Anch’io in macchina canto con Mariah “AllIwantforChristmasisyoubaby”, e duetto con George su “LastChristmasIgaveyoumyheartbuttheverynextdayyouthrewitaway”… 🙂 🙂

Quindi, Moviers, affannatevi pure in tutta tranquillità: all’irragionevolezza ci pensiamo poi!

Ok, i cervelli accademici all’interno di Let’s Movie li ho elogiati; i Moviers li ho ringraziati; il film l’ho recensito (ts, che paroloni per quelle quattro cose buttate lì a mo’ di Shanghai!); del Boarday ne ho accennato; l’ORIGINALISSIMA polemica sul Natale consumista non ve l’ho fatta mancare; il consiglio “lettura durante le festività”, ve lo inoltro direttamente dal Fellow PaPequod, ovvero “Il dualismo onda/particella” (perché che razza di festività sarebbero senza un po’ di saggistica fisica?? :-))… Mancano solo i ringraziamenti (tanti), il riassuntino che v’impacchetto e vi faccio trovare là sotto ai piedi del nostro cine-abete di plastica (100% riciclabile però), e i saluti, che questa sera sono tu-quoque-brutE-fili-mii-non-mi-sbagliate-il-vocativo-che-lo-sbagliano-tutti-ma-davanti-al-film-di-Clooney-par-bruttamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

P.S. Stavolta sono stata più compatta, no? Quasi portatile… portable… 😉

LE IDI DI MARZO: In Ohio, in un prossimo futuro, durante le primarie dei democratici per la presidenza degli Stati Uniti, un giovane e idealista guru della comunicazione lavora per un candidato, il governatore Mike Morris, e si trova, suo malgrado, pericolosamente coinvolto negli inganni e nella corruzione che lo circondano.

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Let’s Movie XCVII

Let’s Movie XCVII

 

MIRACOLO A LE HAVRE
di Aki Kaurismaki
Finlandia/Germania/Francia, 2010, 103’
Mercoledì 14/Wednesday 14
21:15/9:15 pm
Astra/Mastrantonio’s

Foliesberger Fellows!!

Siete pronti alla valangata di estasi post-let’smovie che sta per travolgervi?? Sapete vero che le valangate di estasi si tradurrebbero, nel concreto boardiano, in quantità sceicche di paroleparoleparole?? Si che lo sapete, ma vi salva un patto di brevità che ho dovuto siglare…  Il CdA di Let’s Movie nella persona dell’Honorary Member Mic, ha messo in guardia (=in riga) il Board riguardo la lunghezza delle movie-mail-: “Stiamo perdendo adepti”, ha rintoccato l’Honorary Member Big Ben Mic mercoledì dopo il film, davanti a un Board entusiasta e a un Sergente Fed FFF sogghignante  ― sogghignante per l’intervento esecutivo della Honorary Member che è ben più scary di qulasiasi manovra finanziaria/patto di stabilità/Berlusconi tris che uno possa immaginare.

Ma uno come fa a circoscrivere l’estasi? A rinserraragliarla lì, dietro uno steccato, a guardarti con quegli occhioni da Audrey e quello charme da Gregory? L’estasi è così, ti piomba addosso e ti circuisce in un lampo…Come gli occhi di Audrey e lo charme di Gregory ― e in omaggio al Fellow Testone di Testaccio, ho infilato “Vacanze Romane” in una similitudine (anche se il nostro scooter made-in-China era ben meglio della Vespa original… :-)).

L’estasi perché “Midnight in Paris” ti apre un sacco di porte ― e non quelle della percezione che cantava il buon Jim Morrisson, ragazzo notevole ma un po’ troppo stupefacente…  Le porte che intendo sono quelle delle riflessioni durante e post-film…le considerazioni che un film/libro/quadro/persona/evento ti porta a perlustrare dopo averli incontrati. “Midnight in Paris” ti prospetta una sfilza di spiragli in cui infilarti, e lo spettatore deve solo stare attento a non perderseli per strada…

Ma prima di entrare BREVEMENTE nel dettaglio, lasciatemi sbrigare l’incombenza di cosa NON mi è piaciuto del film.

ELEMENTI NOT DONE:

  • Su tutto Owen Wilson ― spiacente Fed, non frequentiamo le commedie benstilleriane/adamsendleriane, e non per snobismo, ma perché quando vai da Blockbuster a noleggiarle non le trovi mai! Primo per quel naso da Vitangelo Moscarda che davvero io non riesco proprio a guardare… Vien voglia di andare lì e lavorarglielo come si fa da piccoli col pongo, e metterglielo un po’ a posto… E poi Owen Wilson fa Woody Allen…. Ma qui naturalmemte c’è lo zampino proprio di Woody. Nel senso che da quando non recita più nei suoi film, chiede agli attori suoi protagonisti di fare se stesso. È successo per tutte le pellicole più recenti. Da “Melinda a Melinda”, a “Basta che funzioni”, a “Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni”. Purtroppo lui è irripetibile. I tic, l’eloquio debordante, l’(adorabile) nevrastenia contraddistinguono Woody in quanto Woody: Owen Wilson, e gli altri prima di lui non possono essere lui. Questo dovrebbe capirlo Woody in primis ― you know what, Woody? Stop looking for another you… 😉
  • Il cameo di Carlà Brunì…. Spilunga e incolore, è straordinaria nel ruolo di asparago, non c’è che dire… Poco credibile nei panni di una guida turistica, à mon avis. Ma si sa, gli asparagi fanno sempre très chic.
  • Dovrei includere anche il sapore forse un po’ troppo favoleggiante del film… Ma non lo aggiungo. Perché, what the hell, favoleggiare va bene quando nasce da un’idea di pasta semplice ed esecuzione sofisticata come in “Midnight in Paris”… Quindi credo proprio che i punti NOT DONE del film siano solo Owen Wilson + Carlà Brunì… Spero non me ne vorranno…

Ed ora veniamo agli ELEMENTI DONE SUPERDONE:

  • L’idea. Come dicevo, semplice nella pasta e sofisticata nell’esecuzione. Parigi, l’aspirante scrittore (Gil) che sta per sposarsi con la donna sbagliata, il desiderio di mollare Hollywood e le commediole mercenarie che scrive per guadagnarsi da vivere, trasferirsi a Montmartre, finire il romanzo che ha nel cassetto: tutto ciò rappresenta la semplicità. E anche il salto nel tempo che una magia notturna parigina gli concede, trasportandolo negli anni ’20. La sofisticatezza ― che va di pari passo con l’humour, e in questo Woody è maestro ― sta negli incontri che Gil fa e nei pensieri che ha modo di scambiarsi con gli artisti che incontra. Gil ha l’occasione di trattare i grandi quesiti della vita e dell’arte insieme a personaggi che hanno fatto la storia, e la storia dell’arte, della letteratura (e della vita!). Penso a Hemingway (rappresentato benissimo, nella sua maschia lapidarietà, e nel dannato ― come direbbe lui ― bisogno animale di affetto da lui trasferito in una vita piena di “fare” e fucili…), Scott Fitzgerald Kennedy con l’amata Zelda, Picasso, Bunuel, Man Ray, Cole Porter, Gertrude Stein… E questi sono solo alcuni dei Personaggi che incontra… (Bellissimo il cameo di Adrian sei-tutti-noi Brody nei panni di un credibilissimo Salvador Dalì fissato con un riconoceronte)… Il bello di tutto ciò è la  leggerezza, l’infinita leggerezza che accompagna Gil in questo tour temporale… È un film in cui si ride ― la Mic e Fed mi sono testimoni. Si ride quel riso sano e intelligente che agevola il ragionamento e che non svanisce nello spazio di una battuta adamsandleriana, ma che ti rimane addosso anche dopo, come un buon profumo… Un  esempio di battuta di questo tipo? Vedi sotto:

Gil (nel tentativo di spiegare lo straordinario fenomeno per cui lui vive nel 2010 a Los Angeles, ma si ritrova negli anni ’20 a Parigi): “Io abito due mondi”

Man Ray (cioè, Man Ray!): “Non ci trovo niente di strano”.

Gil: “Sì, ma lei è un surrealista!”

Ecco, questo tipo di botta e risposta mi ha fatto intravedere il Woody Allen di una volta. Quello dall’arguzio vulcanica, dal fraseggio jazzante… Anche per questo “Midnight in Paris” mi ha soddisfatto: mi ha fatto capire che la vena può anche NON prosciugarsi, e che un regista può tornare… È un po’ come ritrovare la fiducia nelle guarigioni, credo…

  • Gli anni 20’. Qui devo fare una premessa. Gli anni 20’ sono da sempre il mio decennio preferito (al gioco “Se potessi rinascere, quando rinasceresti?”, il Board ha sempre risposto come Gil, il protagonista del film, “gli anni 20’”), perché tutto è capitato lì, tutto tutto tutto. Le avanguardie, le sperimentazioni letterarie e musicali e cinematografiche, i cambiamenti sociali, le ribellioni femminili, Louise Brooks (che mi guarda sempre dalla cappa di casa…), il jazz e il bebop, Coco Chanel e Joséphine Baker, Lecorbu, Magritte e Gropius…  Si potrebbe andare avanti per chilometri, ma il patto di brevità siglato con l’Honorary Merkel (oops Member) Mic me lo impedisce… Però lasciatemi dure un paio di cosette… Nel mio periodo di maggior trip per i Roaring Twenties (periodo cominciato a 18 anni, la Fellow Archibugia Katrin può provarlo), mi sono ritrovata a tradurre un romanzo che racconta proprio della casa di Gertrude Stein a Parigi. Per questo, mercoledì, quando ho visto un’azzaccatissima Katy Bates interpretare la grassa poetessa americana di “A rose is a rose is a rose is a rose” ho sobbalzato sulla cine-poltrona…  🙂
    Se avete tempo e voglia, il romanzo è “The Book of Salt” di Monique Truong ― “Il libro del sale” (Giunti Blu) ― ambientato proprio nella casa parigina di Gertrude Stein e Alice B. Toklas in Rue de l’Odéon, frequentata anche da Gil… Capite quindi che il film mi ha catapultato in un mondo letterario che ho abitato sia in termini di passione personale che professionale… In più, in quel periodo mi era capitato per le mani un bel tomone di cui consiglio caldamente la lettura, “La libraia di Joyce. Sylvia Beach e la generazione perduta” di Noel Fitch (Il Saggiatore) che documenta l’esodo parigino della Lost Generation ― quegli scrittori/artisti americani che avevano eretto Parigi a meta dei loro pellegrinaggi e nuova capitale del fare artistico dell’epoca. Per me guardare “Midnight in Paris” è stato come riaprire questi due libri… Forse anche per questo ho passato i 100 minuti del film con la mia solita espressione da ebete quando trovo qualcosa che mi stupisce… 🙂
  • La riflessione tra presente e passato. Il film NON è una storia d’amore, fortunatamente ― “Guarda, se è una storia d’amore mi alzo e me ne vado dopo 3 minuti”, minacciò la Mic mentre prendevamo posto… E nelle vene del Board prese a scorrere gelido il terrore… :-(). Ma c’è anche quella, tranquilli Moviers in-love e Moviers to-be-loved… 🙂  Il film ragiona sull’incapacità umana di apprezzare il presente e la conseguente mitizzazione del passato, o di una determinata epoca del passato. Gil è in trip per gli anni ’20, e Adriana, la splendida ragazza che incontra negli anni ’20, è in trip per la Belle Epoque (e dell’incontro con Degas, Gaugain e Toulouse-Lautrec, ne vogliamo parlare?!?!), a riprova che il proprio presente è sempre sbagliato, e che si vorrebbe sempre essere in un altrove temporale. Paradossalmente è solo con il pensiero postumo che si capisce il valore di un momento storico ― il qui e ora non può praticare l’autonalisi, il che è comprensibile: avete mai trovato un paziente che si auto-analizzi con lucidità? Gil rifugge un presente che lui crede inadatto (o forse, più woodyallenianamente parlando, lui si vede inadatto al presente)  e non a caso il protagonista del suo libro lavora in un “negozio della nostalgia” ― ma in realtà, come dice Faulkner (citato nel film) “Il passato non è morto, non è mai neanche passato”, ed è così. The past lives on! Grazie all’arte, ai libri. Grazie ai ricordi, alla memoria. Ma il presente non va per questo massacrato ― come tendiamo a fare tutti (io sopra tutti, shame on me). Il presente, dopo tutto, è il tempo dell’amore, e questo è ben esemplificato nel finale, con Gil che rinuncia a ritornare negli anni ’20, cioè il passato, per passeggiare con la ragazza bionda, cioè il presente… Il passato lasciato, il presente scelto, i due se ne vanno via così, sotto la pioggia ― entrambi amanti della pioggia ― verso un futuro tutto da vivere. La scena mi ha fatto venire in mente la chiusura insuperata di “Tempi Moderni” ― da me tanto amata e postata http://www.youtube.com/watch?v=_XbjRsftsxM … Insomma, non ci sono morali nel film, solo tanti piccoli indizi da cogliere… Per apprezzare di più, per studiare di più, anche…
  • La meta-riflessione sul cinema. Gil a mezzanotte entra sostanzialmente in un mondo di sogno. Questo per me scopre l’anatomia, eil mistero, del cinema che, con l’aiuto del buio e del fantastico, apre la porta su nuovi mondi ― mondi meravigliosi, o orrendi o possibili o impossibili. Mondi. Pensateci a questo, Fellows… Pensate a cosa fa per voi il cinema…
  • L’elogio a una città. Dopo aver cantato le lodi di New York per tanti anni, Woody passa a Parigi. E ora mi spiego quei primi 3 minuti e 24 secondi del film in cui il regista rende proprio omaggio alla città, come se le desse in mano la macchina da presa e le dicesse “Toh, facci vedere quello che sei”… Sono 3 minuti e 24 secondi di Senna e Tuileries, e Place Vendome e Montmartre e Sacre Coeur  e Notre Dame e Place de la Concorde e les Invalides e ammappa che voglia mi viene di tornarci…!  🙂 Gil a un certo punto si chiede (ci chiede) retoricamente: “Come può un’opera d’arte competere con una città?”… Già, come può?
  • Due citazioni che non posso non citarvi. I Boy Fellow potranno proporle con nonchalance al posto della solita collezione di farfalle… Le Girl Fellow potranno dimostrare per l’ennesima volta che oltre le gambe c’è di più…. 😉

1. Gertrude Stein: “Compito dell’artista è trovare un antidoto alla futilità dell’esistenza”.

2. Earnest Hemingway: “L’amore è la vera e unica tregua dalla morte”.

Quindi, please, please, andate a vederlo! Se non vi fidate del Board, fidatevi di Mastrantonio, che non sbaglia un colpo e anche mercoledì si è rivelato provvidenziale nell’opera di ritrovamento posti, vista la mandria adolescenziale prossima a occupare la Sala 3 in attesa dell’8 dicembre… Grazie, Mastro, il 2011 mi ti ha regalato su un piatto d’argento ― rendo grazie al 2011 per questo.

Oltre al 2011 rendo grazie pure all’Anarcozumi, alla Fellow Giuly Jules e al Fellow Pilo per aver guardato “Midnight in Paris” in anterprima ― chiaro esempio di telepatia letsmovieana, questo, che verrà studiato da qualche pensatore pazzo negli anni che verranno… 🙂

Alla Fellow Antonia del Parchetto, a cui il film non è piaciuto per niente, dico che forse io sono troppo positiva, e lei forse un po’ troppo negativa! (Le mezze misure noi mai, eh… :-))

Merkel Mic, scusa, sono venuta meno al patto di brevità… Mi assumo tutte le mie responsabilità… Prometto di controllare lo spread la prossima volta… Dai, chiudi un occhio, please ― mercoledì al cinema ho visto che ti riusciva particolarmente bene… 🙂 🙂

Ma eccoci al film della settimana, per la gioia del Sergente Fed FFF

MIRACOLO A LE HAVRE
di Aki Kaurismaki

Il film è stato presentato con successo allo scorso Festival di Cannes e al Torino Film Festival (dove il regista finlandese ha pure ricevuto il Gran Premio Torino) ed ho letto che è “uno dei migliori Kaurismaki in assoluto”… Io non conosco Kaurismaki, ahimé… Quindi quale miglior occasione di venire e cazziare il Board??! Vi aspetto? Dai, è Natale fra un po’….Be good Fellas…:-)

Un’ultima cosa… Volevo mandare un GRAZIEGRANDECOSI’ all’Anarcozumi, che è la più grande Movie-Madame che io abbia avuto la fortuna di conoscere. Ieri sera ha organizzato un prestigiosissimo “Mimmo Rotella Movie Party”: gli invitati, tutti (o quasi) travestiti a tema “Personaggi del cinema”, hanno avuto l’onore di scatenarsi davanti a tre stampe originali (e dico, ORIGINALI!) dell’artista.
Insieme alla nostra Movie-Madame nei panni di una strepitosa Crudelia Demon (più vera, convincente e God, sexy, dell’originale), il parterre contava sulla presenza dei seguenti Moviers: la Fellow Giuly Jules versione Charlie Chaplin (persino con baffi&bastone! Perfetta!), il Fellow Pilo modello trino Blues Brother/Iena/Clark Kent, la Fellow Fausta Irrequieta 1 in mise anni ’20 (molto ad hoc), il Fellow Friz Vogue secondo-lui-Fonzie-ma-secondo-tutti-Top-Gun, il Fellow PaPequod in mood Mickey Mouse sceso dalle non-nevi della Paganella.
Tra gli altri partecipanti, un Cigno nero (meglio di Natalie Portman), un Willy Wonka (da sballo!), un Rag. Fantozzi con Signorina Silvani di rosso vestita (!), un Alex Drugo straordinariamente inquietante, una Lara Croft pacifista (‘cause guns are out), dei ladri mascherati da Presidenti nella rapina di Point Break (la fantasia non ha limiti), una donna in carriera anni ’80 (direttamente dal film “Una donna in carriera” nonché Oscar come Miglior Maschera della serata), una Flashdance in doppia tenuta saldatrice/ballerina, uno 007 in smoking e un’immancabile Dracula… Il Board ha rispolverato un look e un boa viola da Groupie anni 60’ made-in-L.A. che i Fellow Fiiiiii e Giak ricorderanno bene… 😉

Ora lo  capite cosa intendo quando dico che l’Anarcozumi una ne dice e cento(mila) ne fa?!? Grazie, Zu…You are an happening woman… 🙂

Ok, ora ho finito 🙂 … Come sempre grazie, miei prodi Moviers, che affrontate la movie-email con cotanto coraggio… Ora vi preparo la schiscetta con il riassunto della settimana e ve la porto giù da basso, già pronta per domani mattina… La baguette, compratela a Le Pain Quotidien (il Fellow Giak può consigliarvi…)…

Ah, e vi lascio anche dei saluti, che sono follemente cinematografici…

Let’s Movie
The Board

P.S. Siccome sono pessima ma non così tanto da tenermi  3 minuti e 24 secondi tutti per me, vi anticipo il Natale e ve li regalo http://www.youtube.com/watch?v=sVoDASJ27CQ&feature=related

MIRACOLO A LE HAVRE: Marcel Marx, un lustrascarpe, vive un’esistenza modesta ma tranquilla accanto alla moglie. La donna è affetta da una grave malattia, da lungo tempo tiene nascosta la cosa al marito, ma ora non può più mentirgli. Affranto da questo scherzo del destino, Marcel si reca nel porto di Le Havre. Lì incontra un bambino africano, clandestino, minacciato di deportazione in ogni momento. Marcel prende in simpatia il ragazzo e decide di proteggerlo.

 

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Let’s Movie XCVI

Let’s Movie XCVI

MIDNIGHT IN PARIS
di Woody Allen, 100’
USA 2011
Mercoledí 7/Wednesday 7
22:00/10 pm
Mastrantonio’s/ Astra

Frecciarossa Fellows,

Non ci crederete ma vi sto scrivendo proprio dalle rotaie, che se ci pensate è pratica scribendi troppo Let’s Movie  — scrittura cinematografica in loco-motion verso i Moviers, più movi(e)mento di così…
La trasferta romana si è conclusa all’insegna del Total-Devastation Decembr 2011. Che dire dei tre giorni di Forum? Sono stati tre giorni di Forum… meglio non aggiungere altro..
Invece il Summit con i Guys di Los Angeles — nonché Capi-Area Let’s Movie — è stato ridimensionato a un Meeting one-to-one con il Fellow Davide Testone di Testaccio: i Fellow Giak del Trevigiano e Mario Menagramo del Lodigiano sono stati ostacolati da cause di forza maggiore che purtroppo hanno impedito loro di presenziare all’evento. Ciononostante, li abbiamo pensati molto in questi due giorni — insieme a Massimo e Lella Vignelli, e a Tobia Scarpa, naturalmente 🙂 — e non manchiamo di spedire loro dei max(x)i auguri di pronta guarigione, dall’influenza intestinale e dalla crisi economica.

Quanto a ospitalità, il Fellow Testone ha riconfermato la sua eccellenza (!): ha cacciato un casco in testa al Board, l’ha piazzato in sella al suo scooter, e l’ha scarrozzato su per l’Aventino, il Celio, il Flaminio e giù lungo Trastevere, facendogli scoprire delle bellezze che solo un senese trapiantato nella capitale può conoscere. A partire dal Cimitero Acattolico, con le tombe di John Keats e P.B. Shelley (andateci tutti, please, è un angolo smeraldo incastonato tra la Piramide Cestia e qualcos’altro), al parco dove hanno girato “Caos Calmo” (cine-tourismo sull’onda Fellow July Jules & Pilo), al Maxxi (dove Zaha Hadid ha spianato scale e bandito simmetrie offrendo al visitatore il beneficio della randomness), passando per l’Ara Pacis (ma perchè tutte quelle polemiche due anni fa, vi domando? A me pare che il buon Meyer abbia fatto un buon lavoro vestendo l’Ara con un cappottino minimal di vetro, e permettendo a noi passanti di fare i voyeur e sbirciarci dentro ogni volta che vogliamo…).
I due Moviers in versione “Vacanze Romane” non si sono fatti mancare nulla

  • Compresi gli incontri con personaggi del calibro di Diego della Valle, Pierfrancesco Favino, un attore non ben identificato dei Cesaroni, Max Giusti e Giuliana Sgrena (lei a Trento, in stazione, unbelievable)…
  • Compreso un buco di un portone, che, grazie a una magia di prospettiva, riesce a contenere entro il suo micro-raggio tutta la Basilica di San Pietro — uno rimane a bocca aperta sia per la magia di prospettiva sia per l’idea di poter pigiare un San Pietro dentro un buco e farcelo rimanere lì, piccolo piccolo… (lascio a voi il piacere di scovare prime on-line e poi on-site questa meraviglia… :-)).
  • Compreso un inseguimento da parte della polizia con conseguente: accusa “Siete passati col rosso” e atteggiamento il-braccio-duro-della-legge; ansia del Fellow Testone davanti alle forze dell’ordine in tutta la loro forza dell’ordine; minaccia di multa salatissima e doloroso prelievo punti; sudori freddi e malcelata tremarella dei due soggetti fermati e pathos ai massimi livelli — il Board pronto a bambizzare con occhi da Bambi la coppia di cops; inaspettato lieto fine dopo che l’avvocato Testone dice di fare sia l’avvocato che il cicerone a “una trentina venuta da Trento”…. A quel punto il poliziotto si scioglie, il bad cop in lui diventa good, e con un moltoumano “annatevene a magnà ‘na pizza”, ha graziato i due criminali delle due ruote…  Quindi ringrazio Davide non solo per l’ospitalità, ma anche per l’astuzia con cui ha sfruttato a nostro vantaggio l’esoticità del Board (“trentina venuta da Trento”), per scampare al braccio duro della legge… Che giurista sei, Davide… 🙂

Prima di passare allo Special Let’s Movie to Krypton, voglio ringraziare il Fellow Ferdi O’ Principe, il Responsabile della Sede Distaccata Let’s Movie di Napoli, che si è sincronizzato con noi ed è andato a vedere “La kryptonite nella borsa” — e certo, vederlo a Napoli, patria del regista e set del film, col golfo di Surriento laggiu’, il mare che luccica, il vento che tira forte e te-vojo-bene-assaje, dev’essere tutt’un’altra cosa… Noi però, Ill.mo O’Principe, ci siamo organizzati — be’, Mastrantonio si è organizzato — e ci siamo beccati la proiezione con dibattito alla presenza del regista.

Cotroneo si è dimostrato una vera pasta d’uomo, il cui tratto distintivo più apprezzabile (tra i tanti) è l’umiltà. Insomma per nulla Bellocchio (belloccio sì, magari… :-)). E per nulla Moretti, per quanto apprezzammo il Moretti-molto-lowprofile della sua incursione a Trento, l’aprile scorso, quando Mastrantonio era solo un ente logistico-cinematografico e non Sir Mastrantonio (a tratti anche Marcantonio, vista la discendenza cinematografica molto patrizia e per niente plebea :-)).

 Il dibattito post-film è stata cosa gradita persino al Fellow D — notoriamente avverso agli eccessi verbali propri e altrui (!) — e anche agli altri Fellows presenti al nostro Let’s Movie, ovvero: l’Anarcozumi che, affetta da fame animale post-dibattito-postfilm, ci ha trascinato in un locale ciòfane stile “Noi Tronisti di periferia”, per poi stroncarlo con la rinomata freddezza anarcozumiana; la Fellow Giuly Jules, affetta da un’acidità di stomaco atomica innescata dal curry dell’Indiano in Corso Buonarroti (altroché bomba h…); il Fellow Pilo, affetto da una lucidità di giudizio cinematografico che il Board ha salutato con grande ammirazione; il Fellow Sergente Fed FFF, affetto da una strana forma di cleptomania come cantavano i Non-mi-ricordo-chi nel 2009, visto che voleva impossessarsi di un posto prenotato, confondendo cosí il momentaneo sostituto del buon Mastro.

Ma veniamo a “La kryptonite nella borsa”. È un’opera prima, e ha tutti i numeri per essere un’opera prima dignitosa. Cotroneo ha fatto le cose fatte bene. Una ricerca ai limiti dello spasmodico per quanto riguarda l’ambientazione restituisce un’Italia anni ’70 molto riconoscibile, e familiare anche a chi, gli anni ’70, non li ha vissuti perché natoci in punta di coda — Board e compagnia, credo. Non mi riferisco solo al mobilio, alle macchine, al taglio dei vestiti, che sono i “props” (eddai, fatemi fare un po’ la maestrina) più lampanti. Ma anche i micro-dettagli, come la trama delle stoffe — la prima tuta di superman, per esempio — oppure la cartella di Peppino. Pensare a tutto non è semplice, qualcosa sfugge sempre. Ma Cotroneo-regista c’è riuscito, e un bravobravobis non glielo toglie nessuno. Questa sua maniacalità però — senz’altro sorella della maniacalità che controddistingue il Cotroneo-traduttore, e tutti i traduttori malati di perfezionismo, mannaggia a loro/noi — rischia di sfociare nell’eccesso. Tutto a un tratto è troppo incredibilmente Seventies… Io ho avuto una sensazione come di indigestione da “Happy Days”…
Per farvi capire: prendete “This Is England”. Uno scivola nel film e nell’ambientazione in maniera molto molto naturale. È dentro il film. In “La kryptonite nella borsa” uno è fuori e guarda dentro: è nel 2011 e guarda dentro la scatola degli anni ’70, ma non è negli anni ’70.
È come se non accettassimo il patto di sospensione della coscienza di cui ci aveva parlato Wordsworth, intorno al 1798 — ricordate, no??! 🙂 Il poeta inglese parlava di “Willing suspention of disbelief”, il distacco cosciente del lettore — del fruitore dell’opera d’arte — nel momento in cui lascia la realtà contingente ed entra nell’opera d’arte che ha di fronte. Ecco, con il film di Cotroneo io ho spiato dentro, ma sono comunque rimasta fuori, osservando tutto con occhio molto clinico… Non so bene come mai, ma credo che l’eccesso a cui facevo riferimento prima c’entri molto… C’entra anche forse un impianto un po’ troppo fictioneggiante… Nella scena corale in cui i personaggi si mettono a ballare il sirtaki — e, più in generale, nelle varie scene in cui si balla e si canta — ho pensato a “Tutti pazzi per amore”, la fiction di Rai 1 (non che il Board guardi Emilio Solfrizzi come invece fa il Fellow Testone, facendo finta di niente…;-)). L’associazione é stata immediata… Poi, durante il dibattito cosa ti scopriamo? Che Cotroneo è proprio lo sceneggiatore di “Tutti pazzi per amore”… Mmm guarda guarda…

La questione mi riporta alla mente un punto sollevato con il Fellow Pilo fra i Tronisti Tunz-tunz dopo il film: come si fa a distinguere quando la mano di un creatore (architetto/scrittore/regista) è indicativa di un suo stile ben definito e quando diventa schiava dei propri gesti ripetendoli pedissequamente? Insomma, dove finisce lo stile/il marchio e comincia la serialità? Dall’alto (sí :-)) della sua formazione come architetto, il Fellow Pilo ha dato saggio dell’esperienza accumulata negli anni e mi ha illustrato il caso Renzo Piano. Renzo Piano ha un suo stile — lo riconosci, ha un suo linguaggio — ma non si ripete mai. Ogni suo edificio è un lavoro a sé, un capitolo nuovo, che certo si inserisce nell’enciclopedia “Il Piano”, ma che beneficia di una sua autonomia stilistica ben precisa — perché il lavoro parte dalle necessità di un edificio, e dal suo contesto, e ogni edificio presenta necessità e contesti diversi, quindi ogni incarico é sempre nuovo.. Credo che questo discorso possa valere anche per la regia. Voi che dite? (“Ma vedi d’annatene” non sarebbe proprio una bella risposta…).

Questo discorso mi riporta ai tempi dell’Università. Un docente, durante un seminario sulla scrittura creativa, ci disse che gli scrittori devono imparare a “kill their darlings”: ammazzare i propri affetti, cioé le pratiche cui sono legati o a cui si sentono più a loro agio — lo scrittore deve avere il coraggio di innovare/si (tre giorni di convegno sull’innovation hanno lasciato i loro strascichi).
Spero che nei prossimi film Ivan (Ivan!) ammazzi qualche darling (tipo i balli di Simone et sim.) e che sia innovativo come ha dimostrato di esserlo nelle parti più innovative del film  — per esempio gli intermezzi metaforico-visionari (vedi le tre “madri” mamma-Madonna-maestra). E comunque diamo tutto il sostegno a un regista che ha ringraziato mille volte per la partecipazione al film e si è dimostrato tanto disponibile con le domande dalla platea ― viste le tante primedonne nel mondo dello showbiz, vediamo di apprezzare uno che apprezza l’understatement…

Ed è ora con grande onore che comunico che il successo del Let’s Movie Special di venerdí scorso è stato bissato dal Let’s Movie di mercoledí con la proiezione del film della Honorary Member Mic!
Il Sergente Fed FFF ha raggiunto la Honorary Member allo Smelly Modena e insieme hanno guardato/subìto “Il ventaglio segreto”! Sono molto molto fiera della gestione Let’s Movie in absentia Board, per quanto mi sia stato riferito di un tentativo di rovesciare proprio il Board! Vero, Fellow Fed FFF??!?!… Ma Fed, dovresti sapere che il CdA di Let’s Movie è compatto, agisce di concerto e non teme congiure ― la Mic mi cazzia apertamente, senza bisogno di cospirazioni…
A riprova, riportiamo il commento della Honorary Member:

“Il film è stato un successo…a fine film Federico mi ha confidato che per Natale desiderebbe ricevere il libro da cui è tratta l’opera ‘Snow Flower andthe Secret Fan!!
Ok ho finito con le menzogne…è stata una tristezza infinita a cominciare dallo scricchiolio delle ossa dei piedini di queste due ragazzine di 8-9 anni (v. fasciatura dei piedi nella Cina del 1200).
Non finiva più, questa odissea tra queste due tipe dei giorni nostri (che si muovevano in parallelo con le due tipe cinesi del 1200)…l’unico concetto che mi è rimasto impresso, questo grazie al fatto di aver ripetuto la parola 722 volte in 112’, dicevo mi è rimasto impresso il concetto di LAOTONG, sorelle per la vita…ora capisco che l’amicizia sia uno dei valori fondamentali ma arrivare ad annullare te, la tua identità la tua vita, la tua famiglia, i tuoi figli, la tua carriera, le persone che ti vogliono bene, insomma tutto (esclusivamente e a prescindere) in nome dell’amicizia mi sembra un po’ eccessivo! Per non parlare delle continue immagini dei piedi martoriati (e incastrate in scarpine di 7cm)…in paragone con i piedi delle tipe ‘attuali’ fasciati in comode scarpe tacco 12..
Esperimento fallito ma da questa esperienza ho capito una cosa fondamentale:
1) mai lamentarsi delle scarpe scomode…può sempre andarti peggio nella vita!
E come diceva la mamma-senza-cuore del film ‘Solo con il dolore si raggiunge la vera bellezza’ – ecco vediamo di non martoriare il nostro fisico per placare temporaneamente l’irrequitezza della nostra mente…GRAZIE!!!!”

Ogni riferimento a persone all’interno del CdA è assolutemente casuale, vero Mic?!? 🙂
Anyway…Sei stata davvero “awesome”, come dicono di Shakespeare gli scholar americani… 🙂 — purtroppo come sai non ti si può corrispondere alcun bonus in denaro per riconoscerti il lavoro svolto: Let’s Movie è una ONLUS, che sta per ONLynUtS: ci guadagnamo solo noi in quanto pazze. 🙂
Invece per il complotto ai danni del Board, il Sergente Fed FFF dovrà scontare la legione straniera letsmovieana, ovvero la visione de “La Corazzata Potemkin” per tre volte consecutive, senza sottotitoli, senza popcorn, e senza possibilità di stoppare… Uah uah uah… 🙂

Ma ora lasciatemi correre ad annunciare il film di questa settimana…

MIDNIGHT IN PARIS
di Woody Allen, 100’

Del film non dico nulla se non che Matrantonio ne è entusiasta… In più sono curiosa di vedere se Woody Allen, tanto amato nei suoi capolavori d’antan (“Manhattan”, “Io e Annie”, ma anche “Match-point”), quanto scialbo negli ultimi (“Basta che funzioni” e “Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni”), riesce a ritrovare il tocco magico di una volta e a regalarci qualcosa di speciale…

 Sí sí ho capito ho capito, mi sono dilungata un pochino… Allora scappo via, scappo via…Ma non prima di avervi progettato un museo-teca tutto per voi e averci piazzato il vostro riassuntino, modello Ara Pacis. E non prima, ovviamente, di aver aperto il movie Maelstrom e avervi mandato dei saluti, che stasera sono architettonicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Dalla Honorary Member Mic (attivissima questa settimana!), benché restia al posting sul Baby Blog da parte del Board — ma il Board ovviamente non ci sente da quell’orecchio (da entrambi, a dire la verità… :-)).

  • TESTIMONE D’ACCUSA – Vale la pena per vedere Marlene Dietrich all’opera + rapporto spassoso tra l’avvocato e la sua infermiera! (Be’, Billy Wilder non si puo’ perdere, insieme alla intramontabile Lili Marlene… Grazie Mic!)
  • IL CLUB DELLE PROMESSE – Niente di trascendentale ma se vuoi vederti un film divertente…guardatelo…è piacevole (anche perché non è lungo!) — Visto, Mic! (Una Giovanna Mezzogiorno stranamente diversa…)
  • VERTIGINE – l’ho preso perché sono molto ignorante circa i film degli anni 40 in bianco e nero…carino ed elegante! (Tu parli d’ignoranza?! Tu??? Come on, Mic…Vado a pescarmelo ;-))

MIDNIGHT IN PARIS: Una famiglia americana è in viaggio d’affari a Parigi. Quando incontra una giovane ed eccentrica coppia di fidanzati, vedrà cambiare sensibilmente la propria vita. Il film è anche la storia del grande amore di un giovane per la città di Parigi e dell’illusione di tutti coloro che pensano che se avessero avuto una vita diversa sarebbero stati molto più felici.

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