Let’s Movie XCVII

Let’s Movie XCVII

 

MIRACOLO A LE HAVRE
di Aki Kaurismaki
Finlandia/Germania/Francia, 2010, 103’
Mercoledì 14/Wednesday 14
21:15/9:15 pm
Astra/Mastrantonio’s

Foliesberger Fellows!!

Siete pronti alla valangata di estasi post-let’smovie che sta per travolgervi?? Sapete vero che le valangate di estasi si tradurrebbero, nel concreto boardiano, in quantità sceicche di paroleparoleparole?? Si che lo sapete, ma vi salva un patto di brevità che ho dovuto siglare…  Il CdA di Let’s Movie nella persona dell’Honorary Member Mic, ha messo in guardia (=in riga) il Board riguardo la lunghezza delle movie-mail-: “Stiamo perdendo adepti”, ha rintoccato l’Honorary Member Big Ben Mic mercoledì dopo il film, davanti a un Board entusiasta e a un Sergente Fed FFF sogghignante  ― sogghignante per l’intervento esecutivo della Honorary Member che è ben più scary di qulasiasi manovra finanziaria/patto di stabilità/Berlusconi tris che uno possa immaginare.

Ma uno come fa a circoscrivere l’estasi? A rinserraragliarla lì, dietro uno steccato, a guardarti con quegli occhioni da Audrey e quello charme da Gregory? L’estasi è così, ti piomba addosso e ti circuisce in un lampo…Come gli occhi di Audrey e lo charme di Gregory ― e in omaggio al Fellow Testone di Testaccio, ho infilato “Vacanze Romane” in una similitudine (anche se il nostro scooter made-in-China era ben meglio della Vespa original… :-)).

L’estasi perché “Midnight in Paris” ti apre un sacco di porte ― e non quelle della percezione che cantava il buon Jim Morrisson, ragazzo notevole ma un po’ troppo stupefacente…  Le porte che intendo sono quelle delle riflessioni durante e post-film…le considerazioni che un film/libro/quadro/persona/evento ti porta a perlustrare dopo averli incontrati. “Midnight in Paris” ti prospetta una sfilza di spiragli in cui infilarti, e lo spettatore deve solo stare attento a non perderseli per strada…

Ma prima di entrare BREVEMENTE nel dettaglio, lasciatemi sbrigare l’incombenza di cosa NON mi è piaciuto del film.

ELEMENTI NOT DONE:

  • Su tutto Owen Wilson ― spiacente Fed, non frequentiamo le commedie benstilleriane/adamsendleriane, e non per snobismo, ma perché quando vai da Blockbuster a noleggiarle non le trovi mai! Primo per quel naso da Vitangelo Moscarda che davvero io non riesco proprio a guardare… Vien voglia di andare lì e lavorarglielo come si fa da piccoli col pongo, e metterglielo un po’ a posto… E poi Owen Wilson fa Woody Allen…. Ma qui naturalmemte c’è lo zampino proprio di Woody. Nel senso che da quando non recita più nei suoi film, chiede agli attori suoi protagonisti di fare se stesso. È successo per tutte le pellicole più recenti. Da “Melinda a Melinda”, a “Basta che funzioni”, a “Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni”. Purtroppo lui è irripetibile. I tic, l’eloquio debordante, l’(adorabile) nevrastenia contraddistinguono Woody in quanto Woody: Owen Wilson, e gli altri prima di lui non possono essere lui. Questo dovrebbe capirlo Woody in primis ― you know what, Woody? Stop looking for another you… 😉
  • Il cameo di Carlà Brunì…. Spilunga e incolore, è straordinaria nel ruolo di asparago, non c’è che dire… Poco credibile nei panni di una guida turistica, à mon avis. Ma si sa, gli asparagi fanno sempre très chic.
  • Dovrei includere anche il sapore forse un po’ troppo favoleggiante del film… Ma non lo aggiungo. Perché, what the hell, favoleggiare va bene quando nasce da un’idea di pasta semplice ed esecuzione sofisticata come in “Midnight in Paris”… Quindi credo proprio che i punti NOT DONE del film siano solo Owen Wilson + Carlà Brunì… Spero non me ne vorranno…

Ed ora veniamo agli ELEMENTI DONE SUPERDONE:

  • L’idea. Come dicevo, semplice nella pasta e sofisticata nell’esecuzione. Parigi, l’aspirante scrittore (Gil) che sta per sposarsi con la donna sbagliata, il desiderio di mollare Hollywood e le commediole mercenarie che scrive per guadagnarsi da vivere, trasferirsi a Montmartre, finire il romanzo che ha nel cassetto: tutto ciò rappresenta la semplicità. E anche il salto nel tempo che una magia notturna parigina gli concede, trasportandolo negli anni ’20. La sofisticatezza ― che va di pari passo con l’humour, e in questo Woody è maestro ― sta negli incontri che Gil fa e nei pensieri che ha modo di scambiarsi con gli artisti che incontra. Gil ha l’occasione di trattare i grandi quesiti della vita e dell’arte insieme a personaggi che hanno fatto la storia, e la storia dell’arte, della letteratura (e della vita!). Penso a Hemingway (rappresentato benissimo, nella sua maschia lapidarietà, e nel dannato ― come direbbe lui ― bisogno animale di affetto da lui trasferito in una vita piena di “fare” e fucili…), Scott Fitzgerald Kennedy con l’amata Zelda, Picasso, Bunuel, Man Ray, Cole Porter, Gertrude Stein… E questi sono solo alcuni dei Personaggi che incontra… (Bellissimo il cameo di Adrian sei-tutti-noi Brody nei panni di un credibilissimo Salvador Dalì fissato con un riconoceronte)… Il bello di tutto ciò è la  leggerezza, l’infinita leggerezza che accompagna Gil in questo tour temporale… È un film in cui si ride ― la Mic e Fed mi sono testimoni. Si ride quel riso sano e intelligente che agevola il ragionamento e che non svanisce nello spazio di una battuta adamsandleriana, ma che ti rimane addosso anche dopo, come un buon profumo… Un  esempio di battuta di questo tipo? Vedi sotto:

Gil (nel tentativo di spiegare lo straordinario fenomeno per cui lui vive nel 2010 a Los Angeles, ma si ritrova negli anni ’20 a Parigi): “Io abito due mondi”

Man Ray (cioè, Man Ray!): “Non ci trovo niente di strano”.

Gil: “Sì, ma lei è un surrealista!”

Ecco, questo tipo di botta e risposta mi ha fatto intravedere il Woody Allen di una volta. Quello dall’arguzio vulcanica, dal fraseggio jazzante… Anche per questo “Midnight in Paris” mi ha soddisfatto: mi ha fatto capire che la vena può anche NON prosciugarsi, e che un regista può tornare… È un po’ come ritrovare la fiducia nelle guarigioni, credo…

  • Gli anni 20’. Qui devo fare una premessa. Gli anni 20’ sono da sempre il mio decennio preferito (al gioco “Se potessi rinascere, quando rinasceresti?”, il Board ha sempre risposto come Gil, il protagonista del film, “gli anni 20’”), perché tutto è capitato lì, tutto tutto tutto. Le avanguardie, le sperimentazioni letterarie e musicali e cinematografiche, i cambiamenti sociali, le ribellioni femminili, Louise Brooks (che mi guarda sempre dalla cappa di casa…), il jazz e il bebop, Coco Chanel e Joséphine Baker, Lecorbu, Magritte e Gropius…  Si potrebbe andare avanti per chilometri, ma il patto di brevità siglato con l’Honorary Merkel (oops Member) Mic me lo impedisce… Però lasciatemi dure un paio di cosette… Nel mio periodo di maggior trip per i Roaring Twenties (periodo cominciato a 18 anni, la Fellow Archibugia Katrin può provarlo), mi sono ritrovata a tradurre un romanzo che racconta proprio della casa di Gertrude Stein a Parigi. Per questo, mercoledì, quando ho visto un’azzaccatissima Katy Bates interpretare la grassa poetessa americana di “A rose is a rose is a rose is a rose” ho sobbalzato sulla cine-poltrona…  🙂
    Se avete tempo e voglia, il romanzo è “The Book of Salt” di Monique Truong ― “Il libro del sale” (Giunti Blu) ― ambientato proprio nella casa parigina di Gertrude Stein e Alice B. Toklas in Rue de l’Odéon, frequentata anche da Gil… Capite quindi che il film mi ha catapultato in un mondo letterario che ho abitato sia in termini di passione personale che professionale… In più, in quel periodo mi era capitato per le mani un bel tomone di cui consiglio caldamente la lettura, “La libraia di Joyce. Sylvia Beach e la generazione perduta” di Noel Fitch (Il Saggiatore) che documenta l’esodo parigino della Lost Generation ― quegli scrittori/artisti americani che avevano eretto Parigi a meta dei loro pellegrinaggi e nuova capitale del fare artistico dell’epoca. Per me guardare “Midnight in Paris” è stato come riaprire questi due libri… Forse anche per questo ho passato i 100 minuti del film con la mia solita espressione da ebete quando trovo qualcosa che mi stupisce… 🙂
  • La riflessione tra presente e passato. Il film NON è una storia d’amore, fortunatamente ― “Guarda, se è una storia d’amore mi alzo e me ne vado dopo 3 minuti”, minacciò la Mic mentre prendevamo posto… E nelle vene del Board prese a scorrere gelido il terrore… :-(). Ma c’è anche quella, tranquilli Moviers in-love e Moviers to-be-loved… 🙂  Il film ragiona sull’incapacità umana di apprezzare il presente e la conseguente mitizzazione del passato, o di una determinata epoca del passato. Gil è in trip per gli anni ’20, e Adriana, la splendida ragazza che incontra negli anni ’20, è in trip per la Belle Epoque (e dell’incontro con Degas, Gaugain e Toulouse-Lautrec, ne vogliamo parlare?!?!), a riprova che il proprio presente è sempre sbagliato, e che si vorrebbe sempre essere in un altrove temporale. Paradossalmente è solo con il pensiero postumo che si capisce il valore di un momento storico ― il qui e ora non può praticare l’autonalisi, il che è comprensibile: avete mai trovato un paziente che si auto-analizzi con lucidità? Gil rifugge un presente che lui crede inadatto (o forse, più woodyallenianamente parlando, lui si vede inadatto al presente)  e non a caso il protagonista del suo libro lavora in un “negozio della nostalgia” ― ma in realtà, come dice Faulkner (citato nel film) “Il passato non è morto, non è mai neanche passato”, ed è così. The past lives on! Grazie all’arte, ai libri. Grazie ai ricordi, alla memoria. Ma il presente non va per questo massacrato ― come tendiamo a fare tutti (io sopra tutti, shame on me). Il presente, dopo tutto, è il tempo dell’amore, e questo è ben esemplificato nel finale, con Gil che rinuncia a ritornare negli anni ’20, cioè il passato, per passeggiare con la ragazza bionda, cioè il presente… Il passato lasciato, il presente scelto, i due se ne vanno via così, sotto la pioggia ― entrambi amanti della pioggia ― verso un futuro tutto da vivere. La scena mi ha fatto venire in mente la chiusura insuperata di “Tempi Moderni” ― da me tanto amata e postata http://www.youtube.com/watch?v=_XbjRsftsxM … Insomma, non ci sono morali nel film, solo tanti piccoli indizi da cogliere… Per apprezzare di più, per studiare di più, anche…
  • La meta-riflessione sul cinema. Gil a mezzanotte entra sostanzialmente in un mondo di sogno. Questo per me scopre l’anatomia, eil mistero, del cinema che, con l’aiuto del buio e del fantastico, apre la porta su nuovi mondi ― mondi meravigliosi, o orrendi o possibili o impossibili. Mondi. Pensateci a questo, Fellows… Pensate a cosa fa per voi il cinema…
  • L’elogio a una città. Dopo aver cantato le lodi di New York per tanti anni, Woody passa a Parigi. E ora mi spiego quei primi 3 minuti e 24 secondi del film in cui il regista rende proprio omaggio alla città, come se le desse in mano la macchina da presa e le dicesse “Toh, facci vedere quello che sei”… Sono 3 minuti e 24 secondi di Senna e Tuileries, e Place Vendome e Montmartre e Sacre Coeur  e Notre Dame e Place de la Concorde e les Invalides e ammappa che voglia mi viene di tornarci…!  🙂 Gil a un certo punto si chiede (ci chiede) retoricamente: “Come può un’opera d’arte competere con una città?”… Già, come può?
  • Due citazioni che non posso non citarvi. I Boy Fellow potranno proporle con nonchalance al posto della solita collezione di farfalle… Le Girl Fellow potranno dimostrare per l’ennesima volta che oltre le gambe c’è di più…. 😉

1. Gertrude Stein: “Compito dell’artista è trovare un antidoto alla futilità dell’esistenza”.

2. Earnest Hemingway: “L’amore è la vera e unica tregua dalla morte”.

Quindi, please, please, andate a vederlo! Se non vi fidate del Board, fidatevi di Mastrantonio, che non sbaglia un colpo e anche mercoledì si è rivelato provvidenziale nell’opera di ritrovamento posti, vista la mandria adolescenziale prossima a occupare la Sala 3 in attesa dell’8 dicembre… Grazie, Mastro, il 2011 mi ti ha regalato su un piatto d’argento ― rendo grazie al 2011 per questo.

Oltre al 2011 rendo grazie pure all’Anarcozumi, alla Fellow Giuly Jules e al Fellow Pilo per aver guardato “Midnight in Paris” in anterprima ― chiaro esempio di telepatia letsmovieana, questo, che verrà studiato da qualche pensatore pazzo negli anni che verranno… 🙂

Alla Fellow Antonia del Parchetto, a cui il film non è piaciuto per niente, dico che forse io sono troppo positiva, e lei forse un po’ troppo negativa! (Le mezze misure noi mai, eh… :-))

Merkel Mic, scusa, sono venuta meno al patto di brevità… Mi assumo tutte le mie responsabilità… Prometto di controllare lo spread la prossima volta… Dai, chiudi un occhio, please ― mercoledì al cinema ho visto che ti riusciva particolarmente bene… 🙂 🙂

Ma eccoci al film della settimana, per la gioia del Sergente Fed FFF

MIRACOLO A LE HAVRE
di Aki Kaurismaki

Il film è stato presentato con successo allo scorso Festival di Cannes e al Torino Film Festival (dove il regista finlandese ha pure ricevuto il Gran Premio Torino) ed ho letto che è “uno dei migliori Kaurismaki in assoluto”… Io non conosco Kaurismaki, ahimé… Quindi quale miglior occasione di venire e cazziare il Board??! Vi aspetto? Dai, è Natale fra un po’….Be good Fellas…:-)

Un’ultima cosa… Volevo mandare un GRAZIEGRANDECOSI’ all’Anarcozumi, che è la più grande Movie-Madame che io abbia avuto la fortuna di conoscere. Ieri sera ha organizzato un prestigiosissimo “Mimmo Rotella Movie Party”: gli invitati, tutti (o quasi) travestiti a tema “Personaggi del cinema”, hanno avuto l’onore di scatenarsi davanti a tre stampe originali (e dico, ORIGINALI!) dell’artista.
Insieme alla nostra Movie-Madame nei panni di una strepitosa Crudelia Demon (più vera, convincente e God, sexy, dell’originale), il parterre contava sulla presenza dei seguenti Moviers: la Fellow Giuly Jules versione Charlie Chaplin (persino con baffi&bastone! Perfetta!), il Fellow Pilo modello trino Blues Brother/Iena/Clark Kent, la Fellow Fausta Irrequieta 1 in mise anni ’20 (molto ad hoc), il Fellow Friz Vogue secondo-lui-Fonzie-ma-secondo-tutti-Top-Gun, il Fellow PaPequod in mood Mickey Mouse sceso dalle non-nevi della Paganella.
Tra gli altri partecipanti, un Cigno nero (meglio di Natalie Portman), un Willy Wonka (da sballo!), un Rag. Fantozzi con Signorina Silvani di rosso vestita (!), un Alex Drugo straordinariamente inquietante, una Lara Croft pacifista (‘cause guns are out), dei ladri mascherati da Presidenti nella rapina di Point Break (la fantasia non ha limiti), una donna in carriera anni ’80 (direttamente dal film “Una donna in carriera” nonché Oscar come Miglior Maschera della serata), una Flashdance in doppia tenuta saldatrice/ballerina, uno 007 in smoking e un’immancabile Dracula… Il Board ha rispolverato un look e un boa viola da Groupie anni 60’ made-in-L.A. che i Fellow Fiiiiii e Giak ricorderanno bene… 😉

Ora lo  capite cosa intendo quando dico che l’Anarcozumi una ne dice e cento(mila) ne fa?!? Grazie, Zu…You are an happening woman… 🙂

Ok, ora ho finito 🙂 … Come sempre grazie, miei prodi Moviers, che affrontate la movie-email con cotanto coraggio… Ora vi preparo la schiscetta con il riassunto della settimana e ve la porto giù da basso, già pronta per domani mattina… La baguette, compratela a Le Pain Quotidien (il Fellow Giak può consigliarvi…)…

Ah, e vi lascio anche dei saluti, che sono follemente cinematografici…

Let’s Movie
The Board

P.S. Siccome sono pessima ma non così tanto da tenermi  3 minuti e 24 secondi tutti per me, vi anticipo il Natale e ve li regalo http://www.youtube.com/watch?v=sVoDASJ27CQ&feature=related

MIRACOLO A LE HAVRE: Marcel Marx, un lustrascarpe, vive un’esistenza modesta ma tranquilla accanto alla moglie. La donna è affetta da una grave malattia, da lungo tempo tiene nascosta la cosa al marito, ma ora non può più mentirgli. Affranto da questo scherzo del destino, Marcel si reca nel porto di Le Havre. Lì incontra un bambino africano, clandestino, minacciato di deportazione in ogni momento. Marcel prende in simpatia il ragazzo e decide di proteggerlo.

 

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Let's Movie XCVII, 9.0 out of 10 based on 1 rating

4 Comments

  1. Sono un intruso disperso fra le infinite righe di questi post. Sto apprezzando ma non so se posso permettermi. Ma venero Kaurismaki e quindi non resisterò.
    Quindi, oltre a quest’ultimo apprezzabilissimo Le Havre, mi permetto di segnalare / segnalarvi (o consigliare all’autrice, non ho ben capito quante mani e occhi ci siano sotto cotanto lavoro) almeno altri due imperdibili:
    L’uomo senza passato e Le luci della sera.
    Se ci si vuole poi proprio ribaltare sul divano ma di tanto in tanto alzarsi per qualche passettino a tempo, anche Leningrad Cowboys go America, non può essere perso.

    Kaurismaki è l’essenza della rappresentazione cinica ma ironica, dell’antidialogo e dell’uso sostitutivo dell’espressione del corpo e del volto. Le sue storie e i suoi personaggi stanno sempre ai limiti e quindi pare abbastanza normale che abbiano poco voglia di parlare. Ma riescono immancabilmente nel doppio e apparentemente inconciliabile compito di fare riflettere e sorridere.

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    •  
      Ma certo che puoi permetterti, benvenutissimo MARt, neo Fellow santissimamente piovuto dal cielo sulla madreterra lezmuviana! 🙂 Le mani e gli occhi dietro il Baby Blog sono due e due, quelle del Board, che si chiama Board per i Moviers, e Sara per l’anagrafe ― Fru(ni) per il resto del mondo.
      Il tuo post, arrivato insieme a te da qualche meraviglioso pianeta lassù, mi fa ben sperare quanto a ufologia. Finirà, il tuo post, nel Movie Maelstrom di domenica prossima, perché è lì che finiscono i consigli cinematografici dei Moviers ― e questo sei ora, un cine-extraterreste di nome MARt. 🙂

      Grazie per aver segnalato i tre film di Kaurismaki, me li cercherò senz’altro ― io ho visto solo “Miracolo a Le Havre” che, come avrai capito ho molto apprezzato.
      Ah, grazie per “antidialogo”…. E grazie per aver parlato dei personaggi ai margini che popolano il suo cinema.
      Ti prego, se sei di Trento, vieni una sera a Let’s Movie. Adesso sei il Movier MARt: non puoi sottrarti! Il Board è riccio, magro, moro, porta tacchi o scarpe Charlie Chaplin….
      E no, non sei un intruso e sì, continua a (dis)perderti… Ti ritroverai quà dentro… 😉
      Ciao Movier MARt, grazie…
       
      The Board    

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    • 🙂 Bene, molte grazie ricambiate.
      Sono – quasi – di Trento, quindi presterò attenzione e se possibile mi aggregherò ben volentieri.
      P.S. Abbiamo vinto un Orso! Gaudio! 

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  2. fruni, come puoi esserti persa delle chicche come zoolander?

    http://www.youtube.com/watch?v=mhtdQXMhVhI

    ehm… su kaurismaki, ero ironico… oddio… se la mic si addormenta a midnight in paris, non oso immaginare con kaurismaki… board, potresti ritrovarti solerrima di fronte a tale scelta! 

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