Posts made in gennaio, 2012

Let’s Movie CIV

Let’s Movie CIV

THE IRON LADY
di Phyllida Loyd
UK 2011, 105’
Martedì 31/Tuesday 31
21:30/9:30 pm
Astra/Mastrantonio’s

Manichei Moviers,

Che salvezza il Lets’ Movie di giovedì! Sono risorta come Lady Lazarus ― gentil concessione di Sylvia, la cara Sylvia… (frugate il Movie Maelstrom e forse capirete… o forse googlate, che è meglio… ;-)).

Languivo da qualche giorno nella dimensione iperreale della febbre. E quando langui nelle dimensione iperreale della febbre ti capita di scoprire l’inimmaginabile fra le mura di casa. Vi risparmio l’aneddotica domestica spicciola con cui uno si ritrova a fare i conti quando è circonadato da termometro, paracetamolo e tempo libero, ad esempio l’incredibile ricorrenza della serie del 7 che c’è in casa Board ― 7 travi nel tetto, 7 elementi nel calorifero, 7 file di piastrelle, 7 cassetti nella cassettiera… Voci amiche hanno consigliato, nell’ordine, il Lotto, la Kabbalah, e la neuro… Ma non vi risparmio un fatto spiazzante e anche hilarious che mi ha portato il Manicheismo dritto dritto in casa. 🙂

Ancora febbricitante e sufficientemente stoned, sento che i figli tardo-teenager dei vicini di casa (di solito tanto carinamente silenziosi) stanno guardando una partita di calcio. Nulla di strano ― ormai gli interisti sono perfettamente integrati nella nostra società. Alla visione della partita, però, pare abbiano abbinato lo smantellamento di tutto il firmamento celeste a furia di imprecazioni ―  il tasso “imprecazione” è così alto che io temo di guardare fuori dall’abbaino e trovare il cartello “Chiuso per cessata attività”. Ma il Board, che qualche primavera sulle spalle ce l’ha, non si scompone. Dopo la partita e la mobilitazione di tutti i santi del Paradiso, attacchiamo con la fase “Rave”, e lì il Board sì che si scompone. Perchéccavolo, o posso partecipare anch’io al Rave, oppure no way! Ben conscia di fare la parte dell’anziana vicina che rompe le uova nel paniere ai ciofani (e già “uova nel paniere” mi fa zia con divano fiorato :-(), suono il campanello e mi aspetto uno di quegli adolescenti di oggi con i jeans tuffatissimi in quelle scarpe tipo All-Stars ma troppo Lapo Elkann, e con quell’aria di sufficienza ingellata troppo danieleinterrante ― i danieleinterranti credono che l’Italia sia un’appendice del loro io a forma di stivale (Paciotti, of course). Io sono già pronta a citare Hannah Arendt (non so in che contesto, ma Hannah Arendt va bene in qualsiasi contesto e ti tira sempre fuori dai casini), e ad appellarmi al “So che ora mi vedi così e che ho una cera da Deportata (gentil concessione del Fellow Deportami), e guarda, dille pure, le parolacce se ti fanno sentire più danieleinterrante, ma o abbassi ‘sta musica o inviti al party anche questa tua vicina MATURA e con lei tutta Trento Nord, visto che lassù si stanno domandando cosa sarà mai questo hunz-hunz-hunz che pulsa Downtown Trento, intesi?!?!”. Mi ero già preparata lo sguardo Boardiano su “Intesi?!?!?!”, quando mi si presenta un fanciullo formato Lord Fontleroy, camicina college, maglioncino bon ton, taglio capelli Ken di Barbie, occhio ceruleo e sguardo da aiuto-i-ciechi-ad-attraversare-la-strada-quando-non-sono-impegnato-con-i-lebbrosi, e, con voce flutata mi serve un: “Musica troppo alta, vero? Guardi, ci scusi tanto, abbassiamo subito”. Sorriso contrito da bravo ragazzone californiano che ha fatto la marachella ma si pente altrimenti la giustizia divina lo mazzierà per tutta l’eternità. Io tossisco un “Sì, grazie, è che sono un po’ malata” (un po’?!?! Pappamolla Board!!), prendo la mia aria da deportata, tiro un calcio ad Hannah Arendt, e ritorno alle serie del 7 di casa mia…

 E questo è quanto sul manicheismo dei vicini di casa del Board, che si aspettava una rissa con Marilyn Manson e s’è beccato il manuale del giovane catechista, in un giorno di gennaio, con della febbre.

Quanto al manicheismo di Let’s Movie, be’, giovedì hanno sintonizzato le agende sul calendario influenzale la Fellow Vaniglia e la Fellow Cioccolato, regalandomi l’accoglienza manichea, anzi, bigusto, più dolce che uno potesse immaginarsi! La Fellow Cioccolata presentava inoltre una nuova nuance ramata gusto cannella per variare il cioccolato di sempre. La Felllow Vaniglia, sempre meravigliosamente pure Vanilla 100%. 🙂

Il film è stata una delizia. Non facile affrontare il temon dei temoni, ricordate? Abbiamo dibattuto d’immigrazione in molti Let’s Movie negli ultimi mesi dell’anno. Da “Terraferma” a “Cose dell’altro mondo”, a “Io sono Li”, “Into Paradiso” all’ultimo “Miracolo a Le Havre”. “Almanya” s’inserisce nella lista accanto agli ultimi tre, e non per motivi cronologici ma per affinità elettiva. Sono tre film che hanno un modo tutto loro e tutto originale di guardare a, e trattare, il temon dei temoni, senza farlo diventare la solita lezione 100% dramma (“Terraferma”) 100% farsa (“Cose dell’altro mondo”) di cui francamente non abbiamo più bisogno. “Almanya” racconta sì la storia del padre turco che si trasferisce in Germania per offrire un futuro alla famiglia ― e già questo lo racconta in chiave solare, scanzonata. Ma offre soprattutto una riflessione sui problemi che risultano quando la famiglia diventa “tedesca” o “turco-tedesca”. Il film comincia su un incubo molto comico del nonno la notte prima di ritirare il passaporto con la doppia cittadinanza: quindi non la “solita” cronaca dell’emigrato costretto a lasciare il suolo natio e ad affrontare una terra nuova ― siamo pieni di viaggi della speranza e storie di discriminazione. Inizia nel momento in cui quel trattino tra due cittadinanze rende manifesta l’ambiguità tra due stati (geografici ed esistenziali). Nella sociologia contemporanea ― e nei cosiddetti cultural studies, che vanno per la maggiore oggi ― si parla molto di “hyphenated identities”, le identità del trattino, quelle cioè che si ritrovano a gestire le seconde e le terze generazioni nate dalla prima generazione di immigrati. Il problema di queste generazioni non è più (o tanto) il rapporto con la la terra in cui vivono, quanto il rapporto con la terra che ha “cacciato” i loro nonni ― una terra che loro non hanno vissuto e che conosco soltanto per interposta persona.
In “Almanya” il piccolo Chek,  si sente definire “turco” dai compagni e dall’ordine precostituito (=la maestra), ma lui non conosce una parola di turco, e non ha la minima idea di come sia fatta l’Anatolia ― anche perché l’ordine precostituito ha affisso in classe una cartina che arriva fino ad Istambul, e tutto quello che è oltre-Istambul è un’inquietantissimo bianco… Chek non sa nulla del suo passato. Chek che chiede un po’ stizzito ai genitori misti, padre di origini turche (ma primo nato in Germania della famiglia) e madre tedesca, “perché non mi avete insegnato il turco?”, spiega bene il dissidio di un bambino incapace di gestire delle radici che non può leggere e comprendere. Il viaggio organizzato sui due piedi dal nonno per visitare una casa comprata sui due piedi in Turchia è l’occasione sia per far acquistare al film i tratti del road-movie, sia per i personaggi di fare i conti su chi sono (diventati) e cercare di capirci un po’. In questo c’è molto di “Little Miss Sunshine” ― e ben venga, giacché “Little Miss Sunshine” è un piccolo capolavoro del genere e il saccheggio intelligente è decisamente consentito ― e anche nello sguardo innocente di Chek, bambino adorabile, e gemello dell’adorata/abile Miss Sunshine. Il bambino ricorda anche “Valentin”, il ragazzetto dell’argentino Alejandro Agresti, nell’omonimo film del 2002…non so se avete presente… Ve lo consiglio, per una serata divano, Trudy e coccolaggine. 🙂

“Almanya” comunque ha una sua indipendenza registica e narrativa che noi Moviers presenti in sala abbiamo apprezzato molto. Per esempio l’uso delle fotografie “vive” o “vivant”, oppure le immagini di repertorio inserite per raccontare i viaggi 3 giorni&3 notti per raggiungere la Turchia per le vacanze estive, con le valige cariche di regali dalla Schlaraffenland-Deutschland, la terra della cuccagna teutonica. Oppure l’uso discontinuo e imprevedibile del flash-back, e la sovrapposizione dei racconti dei tre figli da piccoli con le vite di loro tre da adulti. L’alternanza di questi ingredienti rende il piatto molto gustoso, e il film scorre via che è un piacere. Poi è infarcito di micro-dettagli divertenti che prendono in giro tedeschi e turchi in parti uguali ― ecco sì, lo trovo molto “fair” come taglio, quindi non parlerei di “political correctness”, quanto proprio di “fair-play”.  Non c’è una lettura critica dei tedeschi, né dei turchi ― è tutto molto scanzonato e questo fa bene allo spettatore abituato alla lacrimosità inevitabilmente suscitata dall’emigrato con la valigia di cartone e le braghe alla caviglia. Non ci sono drammoni. Eppure c’è un velo sottilissimo e impalpabile ― ma c’è ― di malinconia che corre per tutto il film, e che lo spettatore percepisce quando il tono scanzonato cede un po’. Quel velo lì è quello che ci permette di costruire un ragionamento dietro ai problemi posti dai personaggi, primo fra tutti, cosa siamo? Turchi? Tedeschi? Tedeschi-turchi? Europei? (??) E proprio il tentativo di risposta a questa domanda, “cosa siamo?”, chiude sapientemente il film, aprendo la discussione. “Siamo tutto ciò che è stato… Siamo ogni persona”. Pensate un po’ a pensarci, su questo…. Anche alla luce della giornata della memoria di venerdì… Quando cominceremo a capire che noi non siamo libri intonsi, ma continuazioni di un volume cominciato tanto tanto tempo fa. Quando smetteremo di vederci come una sporta di cellule con X possibilità davanti e zero bagagli dietro, allora forse capiremo il valore (quello vero!) della società. “Siamo ogni persona” vuol dire che conteniamo tutta la carne del mondo. Conteniamo tutto il male del mondo ― ve l’avevo detto che Hannah Arendts è sempre utile… Conteniamo anche tutto il bene che possiamo per il mondo….

E comunque, la mia idea sulla necessità di smitizzare le radici e la patria ormai la conoscete, no? Io sono per i trattini e per le identità trattinate a oltranza (la purezza la lasciamo alle ricerche ariane, che questo cercavano, l’aria…), e per uno stato che non ha bisogno di sbraitare tricolori e slogan per affermare se stesso…  Poi ovviamente noi Moviers non facciamo molto testo: in qualità di cittadini di Let’s Movie, stato della cine-immaginazione dove l’unico amor di patria concepibile si traduce nella riconoscenza verso una sala cinematografica, queste problematiche suonano così faraway… 🙂

Per questa settimana Lez Muvi vi propone, un po’ titubante

The Iron Lady
di Phyllida Loyd

Millequarantatrè dubbi e una certezza: Meryl Streep. Spero non abbiano fatto l’apologia della Thatcher… Ci manca solo l’apologia della Thatcher, e siamo apposto…

Discuteremo dopo la visione i commenti di Mastrantonio, il nostro cine-veggente che mi piacerebbe considerare un asceta della cinematografia universale, non fosse che ho avuto l’onore di conoscere la Signora Mastrantonio ― Milady Mastrantonia :-)― che, insieme a Robin, aiuta Mastrantonio a combattere gli Smelly Modena che infestano il mondo… 🙂

Insomma, Fellows, dopo aver  convissuto con l’influenza, le serie del 7, lo scoramento, e i Lord Fontleroy, non vedo l’ora di vedervi, tutti tutti! Giovedì l’assaggio variegato Vaniglia&Cioccolato mi ha fatto venire una voglia di Moviers che solo un’indigestione potrebbe placare… A questo si è anche aggiunta anche la golosissima campagna di Lez Muvi Sponsorhip & Movier-Recruting cheil nostro Fellow Fiiii sta cucinando in una maniera tra il serio e il faceto che solo lui, l’entusiasta number one di Lez Muvie, poteva cucinare. Grazie Chef Fiii!! 🙂

Ed ora, per non rubarvi dell’altro tempo, e rischiare vendette, vi indirizzo in fondo alla corsia, laggiù, vicino alla sala per l’RX, dove al riassunto per voi è stato appena somministrato un sedativo, vi ringrazio dell’attenzione, prometto di non impestarvi di germi e bacilli ― BorocillinaBoard ha sconfitto ogni microbo nel raggio di 216 km, metro più metro meno ― e vi porgo dei saluti, che oggi, adorati Fellow, sono lazzaramente cinematografici.

 Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Lancio nel Movie-Maelstrom un film che ho avuto la fortuna di trovare per caso dopo averlo cercato per tanto tanto TANTO tempo ― la biblioteca di Trento sa essere incredibilmente magnanima a volte…. Si tratta di Sylvia, di Christine Jeffs,  UK 2004, 110’, con Gwyneth Paltrow e Daniel Craig. Se siete patiti di poesia, Sylvia Plath e la storia d’amore travagliata che ebbe con il poeta Ted Hughes, non perdetevi questo film piccolo ma davvero ben fatto, considerata la difficoltà del soggetto e dei soggetti… 😉

THE IRON LADY: Margaret Thatcher, ex Primo Ministro britannico, ormai ottantenne, fa colazione nella sua casa in Chester Square, a Londra. Malgrado suo marito Denis sia morto da diversi anni, la decisione di sgombrare finalmente il suo guardaroba risveglia in lei un’enorme ondata di ricordi. Al punto che, proprio mentre si accinge a dare inizio alla sua giornata, Denis le appare, vero come quando era in vita: leale, amorevole e dispettoso. Il giorno dopo, Carol convince sua madre a farsi vedere da un dottore. Margaret sostiene di stare benissimo e non rivela al medico che i vividi ricordi dei momenti salienti della sua vita stanno invadendo le sue giornate nelle ore di veglia.

 

 

 

 

 

 

 

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Let’s Movie CIII

Let’s Movie CIII

ALMANYA – La mia famiglia va in Germania
di Yasemin Şamdereli
Germania, 2011, 97’
Giovedì 26/Thursday 26
21:00/9 pm
Astra/Mastrantonio’s

Marina(r)i Moviers,

Non è certo mia intenzione mancare di rispetto alla tragedia che è successa all’Isola del Giglio, ma questo messaggio ― oltre a NON distruggersi automaticamente dopo sessanta secondi da quando l’avrete letto ― saprà molto di mare-sapore-di-mare. Sia perché ogni volta che succede un fatto che calamita l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, il nostro linguaggio assorbe inevitabilmente il lessico di riferimento (oggi siamo tutti novelli Adam Smith; nell’anno dei mondiali di calcio siamo tutti Galeazzi ― mastichiamo moduli come bistecconi ―; e oggi purtroppo discettiamo di commodori, plance e biscagline) sia perché, cari i miei marina(r)i, mercoledì avete abbandonato il bastimento Lez Muvi e il Capitan Board… 🙁
Ebbene sì, dopo una giornata NO, iniziata NO e finita NO, mi dirigo dal buon Mastrantonio con la speranza di trovare un Movier, un solo piccolissimo, luminosissimo Movier ― i Movier sono fari nella notte: ne basta uno e sei bell’e che salvo. E invece, NO.

Il buon Mastrantonio, coccolamente s’interroga, non sarai mica da sola? E io, con un presentimento grande come una caserma, scuoto il capo con fare un po’ (molto) teatrale, annuisco e declamo: “Caro Mastro, ci sono dei momenti nella vita di un Board in cui il Board deve imparare a cavarsela da solo”. E poi, con fare sempre più teatrale, m’incammino verso la sala, “La morte del cigno” in sottofondo… 🙂

Ma al largo del mare di solitudine, sballottata tra flutti e marosi (marosi??), scorgo laggiù in lontananza una speranza. E no, non è la nave di Friedriech, e no, non è nemmeno un braccio di un Movier ― che avrei dato un braccio per veder spuntare ― e no, non è nemmeno uno sconosciuto dalle fattezze di Fassbender che mi supplica “Ti prego, Board, ti prego, fammi entrare in Lez Muvie”.  😉 No, la speranza è proprio il film, la speranza che sia la mia zattera in una giornata NO, iniziata NO e che magari poteva finire su un “ni”… E invece, NO! Ancora flutti e marosi… 🙁

Mamma mia, che film, Fellows! Un film sulla solitudine dell’uomo occidentale contemporaneo, tanto professionalmente e socialmente capace quanto umanamente e affettivamente incapace ― di amare, di stabilire un contatto umano autentico con gli altri esseri umani. Una storia di afasia comunicativa, dove il silenzio è il linguaggio imperante.

Brandon è un uomo che ha tutto ― un lavoro e una casa da quartieri alti, amici, vita sociale ― un uomo che è tutto. Bello (oh my God, anzi oh mein Gott, bellissimo), raffinato, colto, intelligente, affermato. Ma dietro questo ritratto di perfezione fisica e quotidiana si nasconde la devastazione interiore. Brandon è il Dorian Gray del 2012, divino fuori quanto marcio dentro. Non c’è tuttavia un giudizio morale nei confronti della sua corruzione. La vergogna del titolo non è la condanna cattolica verso una patologia che lo spinge a cercare il sesso ovunque. È piuttosto un turbamento provocato dalla sterilità emotiva che affligge il protagonista, e, metonimicamente, la società in cui si colloca. Il suo bisogno compulsivo di avere rapporti con delle donne è il modo che ha sia per tenere il legame con l’altro solo sul piano carnale e non sentimentale, sia per allontanare la sua omosessualità repressa (ed espressa solo sul finale).
Brandon è una torre d’avorio anche con la sorella, Sissy, una ragazza fragilissima e alla deriva, un personaggio che ho trovato tenerissimo, e che avrebbe solo bisogno di una spalla cui aggrapparsi ― straziante la sua supplica al telefono con qualche partner occasionale, il suo “dimmi che mi ami dimmi che mi ami dimmi che mi ami” senza sosta, fra le lacrime. Brandon le volta la schiena, la spinge nel baratro.
Brandon non trova il modo di amare, e questo è evidente quando cerca di avviare una relazione con la collega. Nel momento in cui si accorge che potrebbe diventare qualcosa di serio, il rapporto naufraga (vedi infatti il rapporto fisico interrotto da lui).
McQueen ha portato la spietatezza su un piano cerebrale. Non l’ha mostrata con la passione. L’ha prima raffreddata, e poi la trasposta in pellicola. Ed è come stare un’ora e mezza dentro una macelleria, uomini e donne ridotti a pezzi di carne, atmosfera illuminata da una luce fredda, una minaccia sanguinolenta che incombe costantemente… E ha fornito a questo processo una cornice metropolitana assolutamente speculare: una New York irriconoscibile, bagnata, anonima, sapientemente spersonalizzata, spogliata di qualsiasi specificità da Grande Mela. New York diventa uno spazio urbano alienato e alienante, in linea con la desolazione emotiva del suo abitante tipo, Brandon. Una delle scene finali è d’alta scuola, con Brandon, che pencola sul bordo della metropolitana, atto scimmiottato all’inizio dalla sorella, che finge di buttarsi, e presago di quello che succederà più avanti… Per Brandon non c’è speranza. E per noi? Quanto “Brandon” siamo? Sembra chiederci il regista…

Ovviamente un film del genere dopo una giornata del genere può dare il colpo di grazia, trascinarti negli abissi… Quindi a uscita sala, ho scosso un’altra volta il capo al buon Mastrantonio, come a dire “Caro Mastro, ci sono dei momenti nella vita di un Board in cui il Board non se la cava AFFATTO da solo”… Tuttavia, ho una mediocre dimestichezza con flutti, marosi e nuoto, e ho sciaguattato (sciaguattato??) fino al mattino… E lì, al mattino, eccola, la scialuppa di salvataggio, guidata dalla Fellow Lover Killer o Killer in Love(r), e giunta in forma di email… 🙂

 “Cara la mia Board, ti stupirò dicendoti che ho fatto i compiti a casa e sta mattina ho guardato “Shame” in streaming.

Questi i commenti della tua “Fellow Lover Killer”:

– Lui bello è bello, anche se continuo a preferire quel bel maschione di Timi.

– Svolgimento del film un po troppo lento, alcune scene da mandare avanti con ” >> ” tipo la sorellina che canta new york new york, lui a cena con la neretta e cameriere impacciato, lui che corre per mezza nyc…

– Dialoghi poveri.

– Belle le musiche

– Lui bravo

Nel complesso non lo boccio, gli do la sufficienza premiando soprattutto il coraggio di parlare di questa nuova piaga sociale”.

 Il Board, provato dalla notte tempestosa, si è ripreso in tempo zero! E dopo aver enormemente ringraziato la Fellow, le ha perdonato i panni pirateschi che ha indossato per la visione in streaming: Lover è un paesino ai confini dell’inimmaginabile e il cinema, un luogo lontanissimo da raggiungere…

Grazie ancora, quindi, alla Fellow Lover Killer: avrebbe potuto guardarsi una qualsiasi commediucola da strapazzo, invece ha seguito la programmazione lezmuviana, e ha pure fatto i compiti a casa. Io, un 9+ glielo do tutto… 😉

Quanto ai suoi commenti (la cui stringatezza è oggetto di plauso da parte mia e soprattutto dei Fellows)… Per me Micheal-der-Gott è un capolavoro. Eccellente nella recitazione (Coppa Volpi strameritata), ma anche uno che potrebbe mettersi calzini bianchi e pantaloni con le pinces (leggere “pèns”) e lasciarti comunque a bocca aperta… La falcata aggraziata con cui taglia New York di corsa fa di lui un Bolt, con la grazia di un Bolle e l’ascendente su un Board… 🙂

Mi permetto di dissentire sul giudizio della Fellow Killer riguardo la versione di “New York New York” cantata da Sissy. È un momento di grandissima emozione e di struggente poesia (forse l’unico momento di poesia) del film. Prendetevi questi 2 minuti e 45 secondi e giudicate voi, http://www.movieplayer.it/video/clip-new-york-new-york-shame_9721/ 

E certe scene, my Killer in Love(r), sono volutamente diluite… Il cameriere impacciato riflette l’impaccio tra Brandon e la collega, e più in generale, la difficoltà di comunicazione citata sopra…

Consiglio la visione di “Shame” con un Trudy vero, finto, a nolo (fate vobis) alto 1.80 da stritolarvi addosso o, alternativamente, un vaso di Nutella di dimensioni morettiane in cui tuffarvi per combattere i momenti amari del film (il Trudy però, magari vero, è decisamente preferibile ;-)).

Prima di passare al Let’s Movie di questa settimana, vorrei comunque ringraziare i Fellow che mi avevano avvertito della loro assenza, tra cui l’Anarcozumi (andata in avanscoperta a vedere “Shame” venerdì perché impegnata mercoledì in un business-trip a Roma che si è magicamente trasformato in una cena in Val di Non con il Principe Emanuele Filiberto, i Neri per caso e assessori versione Schumacher al volonte…e poi non ditemi che l’Anarcozumi non è la regina dell’incredibile…); la Honorary Member Mic, febbricitante e contrariata per le programmazioni a orari troppo tardi, incompatibili con il fenomeno geomorfo della cosiddetta “palpebra calante” di cui è portatrice sana :-); il Sergente Fed FFF e il Fellow D, all’estero per missioni lavorative molto prestige…

Per questa settimana Let’s Movie è lieto di proporre

ALMANYA – La mia famiglia va in Germania
di Yasemin Şamdereli

Presentato fuori concorso al Festival del cinema di Berlino 2011, e campione d’incassi in questi ultimi mesi, “Almanya” è una travolgente commedia turco-tedesca che ha scatenato gli entusiasmi di critica e pubblico, ma soprattutto, un titolo che Mastrantonio ha fortemente voluto includere nel calendario mastrantoniano (sequel del mariano e gregoriano, of course .-)).

Ora Fellows: “Almanya” è una commedia, si ride, non c’è bisogno di portare Trudy di varia dimensione (ma se li portate, most welcome). Quindi, non mi fate naufragar ancora in questo mare, che, contrariamente al nerd recanatese, non mi è affatto dolce… 🙁

E ora, marina(r)i Fellows, aprire il Movie-Maelstrom mi sembra quasi obbligatorio, così come blindare il riassunto giù in cambusa, ringraziarvi (e amabilmente rimbrottarvi!) tanto tanto, e salutarvi con dei saluti, salvagentemente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Vorrei sospingere con delicatezza nel nostro Movie-Maelstrom, la voce e il ricordo di Etta James,  leggenda del black soul, che purtroppo è venuta a mancare la settimana scorsa, dopo aver lottato per anni contro un male avido di globuli bianchi…

In memoriam, due capolavori, http://www.youtube.com/watch?v=_1uunRdQ61M, http://www.youtube.com/watch?v=F0uCsFOhNCE
This is a men’s world, but it wouldn’t be nothing, nothing, nothing without a woman, or a girl…

ALMANYA: Protagonista del film è la famiglia Yilmaz, emigrata in Germania dalla Turchia negli anni ’60 e giunta ormai alla terza generazione. Dopo una vita di sacrifici, il patriarca Hüseyin ha finalmente realizzato il sogno di comprare una casa in Turchia e ora vorrebbe farsi accompagnare fin lì da figli e nipoti per risistemarla. Malgrado lo scetticismo iniziale, la famiglia al completo si mette in viaggio e alle nuove avventure nella terra d’origine si intrecciano i ricordi tragicomici dei primi anni in Germania (Almanya in turco), quando la nuova patria sembrava un posto assurdo in cui vivere.

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Let’s Movie CII

Let’s Movie CII

SHAME
di Steve McQueen
UK, 2011, 99’
Mercoledì 18/Wednesday 18
21:45/9:45 pm
Astra/Mastrantonio’s

Forensi Fellows,

Apriamo ufficialmente l’Udienza numero 10012012: Lo Stato di Let’s Movie contro Clint Eastwood Jr, accusato di aver diffuso “J. Edgar” nelle sale di tutto il mondo.

Luogo del processo: il Palazzo di Giustizia di Mastrantonio (accanto all’hammam e prima del campo di minigolf), alla presenza di Mastrantonio e del fido Robin in qualità di procuratori distrettuali (che non s’è mai capito bene cosa facciano, i procuratori distrettuali, ma qualcosa faranno, dato che popolano da sempre le serie e i film americani).

Alla difesa, il CdA di Let’s Movie, nelle persone del Board e dell’Honorary Member Mic, incontratesi fuori dal Palazzo di Giustizia Mastrantoniano con un accenno di danza propiziatoria. E che lo zig-zag ballato dal Board mentre raggiunge la Mic davanti all’ingresso dell’Astra e lo zigzag in risposta ballatto dalla Mic, vengano messi agli atti come “Spettacolo coreutico pre-udienza modello ‘Ma-cos’è-il-Cirque-du-Soleil-ma-cos’è!”. 🙂

Rappresentano l’Accusa, la temibilissima Avvocatessa Anarcozumi e l’altolocato (soprattutto alto) AvvoAbo altrimenti noto come Fellow Presidente, giunto non sulla limo che lo accompagna abitualmente in tribunale, ma su una splendida bicicletta modello Jacques Tati (molto invidiata dal Board) che gli dà quell’espressione un po’ così e quella faccia un po’ così che abbiamo noi che abbiamo visto la Marmorata… 🙂

Presenziano all’udienza il Sergente spacca-il-minuto-e-spacca-il-proposal Fellow Fed FFF, e la Fellow Milena Miles&More, arrivata in volata dopo aver macinato miles&more (il miles sta per miles, e il “more” per la cena e la movie-mail, entrambe ancora nel gargarozzo).

Presiede il processo, la summa (cum laude) Giuria composta dai Moviers, giudici sovrani e supremi de Nuestra Senora de Copacabana.

Avvocati di scorta, caso mai si sfociasse nel rioting selvaggio: il Fellow giurista Davide Testone da Testaccio (fra poco Casal Bertone) e il Fellow Avv. PaoloPaPequod (assente alla proiezione perchè impegnato in un corso di soccorso su piste per la seconda laurea in Sanbernardologia).

E ora silenzio in aula, SILENZIO! (mamma mia che goduria!).

L’Accusa si è scagliata con impeto (e a ragione in effetti) contro il trucco molto Moiraorfei  spalmato sui corpi di Leonardo Di Caprio e del compagno Clyde, e che avrebbe provocato, agli occhi dell’Avv. Anarcozumi, il cosiddetto “effetto Muppet”: la sensazione che da un momento all’altro possano spuntare fuori Peggy e Gonzo, metterebbe a serio repentaglio la credibilità del film.

Altro capo d’accusa che pende sopra l’imputato Eastwood: la mancanza di coraggio registico — e quest’accusa, secondo la tesi dell’Anarcozumi, gli varrebbe l’ergastolo… Così recitò l’arringa anarcozumiana: “Voleva fare un’opera di revisione del personaggio-celebrity Hoover, ebbene, che andasse fino in fondo allora. E non stesse li’ a tentennare fra lettura storica e racconto romanzato: in questo modo non ha centrato né l’uno né l’altro, ma ha cotto un polpettone a base di cliché insopportabili”.

Si esibiscano alla Giuria gli “insopportabili” cliché incriminati dall’Accusa: nel sacchetto CSI numero 1, la scena in cui Leonardo indossa il vestito della madre-megera; nel sacchetto CSI numero 2, la scena finale con abbraccio chick-to-chick tra Peggy e Gonz, ehm, tra Hoover e l’amico Clyde sul pavimento della camera.

Di seguito il contributo verbalizzato dell’Avv. Fellow Presidente in una notifica diretta al Board: “Continuo a sostenere che Clint, era meglio se continuava a fare l’attore visto che come regista non ha molto da insegnarci o meglio probabilmente ha anche qualcosa ma non riesce ad incanalare tutta la sua trama narrativa perdendo un po’ il filo di quello che voleva dire; il finale poi è a dir poco scontato ed il film si salva solo grazie alla eccezionela bravura di Leonardo”.

 Il Board ha sommamente apprezzato “Incanalare la trama narrativa” e, per quanto schierato dalla parte avversa, riconosce il valore della tesi del’Accusa.

E voi, silenzio, SILENZIO, o faccio sgomberare l’aula (mamma mia che goduria 2!)

Ora si prosegua con la Difesa, nelle parti del Board e dell’Honorary Member Mic (altrimenti note come il “CdA di Let’s Movie o Lez Muvi”).

Dove nasce il film, vi chiedo signore e signori della Movie-Giuria? Il film nasce nelle mani di un attore cresciuto a pane e Spaghetti (western). Clint è un uomo una 44 Magnum. Clint ne “Il buon, il brutto e il cattivo” faceva il Biondo, cioè il Buono. Sarebbe stato un perfetto Lucky Luke, altro che Terence Hill. Clint impersona il bravo americano dall’americanità democratica molto spiccata. Non è un John Wayne, con il suo retaggio e credo da catto-cowboy repubblicano ehi-tu-donna-fai-quello-che-ti-dico, questo no. Ma non è nemmeno un regista contro. Scegliendo di fare un film sul personaggio che in America è considerato una specie di mastodonte nazionale, e scegliendo di darne un ritratto privato ― la Giuria noti il titolo “J. Edgar”, il nome, non il cognome, come a dire “qui si parla dell’uomo, non dell’istituzione pubblica” ― Clint ha scelto di metterlo in discussione. Sì, magari non ha calcato l’acceleratore fino in fondo come sarebbe piacuto all’Avv. Anarcozumi. Magari avrebbe potuto fare di meglio ― pensiamo a cosa George Clooney avrebbe tirato fuori da un personaggio come questo… Ma ha comunque deciso di provaci, e d’intaccare il mastodonte. Perché nessuno si era mai cimentato prima di lui? Perché così tanta paura a confrontarsi con il lato umano di questa figura imponente dell’immaginario storico collettivo statunitense? Sempre per la solita vecchia solfa, miei cari giurati. Lo spauracchio del diverso. E, a complicare il tutto, un carattere egocentrico, anzi, egocentrato (!), e ossessionato dal potere e dal riconoscimento universale… Un personaggio che, diciamocela tutta, è irritante, non smuove la nostra compassione. Capirete che è un mix un po’ esplosivo per un America tutta “Io-sono-il-Comandante-Decimo-Massimo “e Cindarella Man (Russell Crowe garanzia di americanità eh…), personaggi 100% buoni o 100% cattivi.

Andiamo oltre il trucco da Soliti Idioti e certe scelte magari scontate (come il finale, e qui concordiamo). Partiamo dall’inzio. L’Honorary Member Mic al quarto minuto mi sussurra, savia: “Che inizio strano…”. E credetemi, quei puntini di sospensione mi sono rotolati giù nel cervello… L’inizio è strano perché è uno spiazzante medias res. Il regista ci prende per collottola e calzonicini e ci scaraventa in mezzo a vicende a noi assolutamente ignote ― è come il primo approccio-shock con il nuoto riservato ai bambini di matri tetesche… L’effetto è spaesante, e noi boccheggiamo… Siamo estranei in quell’ambiente, tanto per epoca storica quanto per luogo geografico, quanto per cultura (cultura?? What?). Poi piano piano mettiamo insieme i pezzi… Lo costruiamo noi, il nostro percorso, scena dopo scena. E l’altalena narrativa tra Edgar giovane ed Edgar vecchio che Eastwood adotta ― il flash-back e flash-forward è una ginnastica registica cui è molto legato ― è efficace e non scontata perché Edgar vecchio e Edgar giovane si sfiorano. C’è come un passaggio di testimone ogni volta che da una scena del passato di Edgar si scivola in una scena del suo presente.

Ma la parte della difesa più consistente è data, Signori e Signori della Giuria, dalla scoperta che la prospettiva da cui i fatti sono guardati e raccontati è quella parziale e distorta di Edgar, e non quella di un punto di vista obbiettivo, come invece si è convinti dall’inizio. È qui che il film evolve, non tentenna fra documentario e romanzo, miei due cari sardi Avvocati dell’Accusa, ma muove dall’uno all’altro. Si tratta di una progressione che si palesa nell’ultima cena di Edgar e Clyde, quando la memoria lucida di quest’ultimo corregge i ricordi (e le scene) precedentemente stravolte dalla mente malata di Hoover.
È un po’ quello che succede in “A Beautiful Mind” quando scopriamo che Nash è schizofrenico, e che noi spettatori siamo caduti vittima della sua schizofrenia per metà film. Qui capita lo stesso. Hoover è il manipolatore e noi siamo caduti vittima delle sue manipolazioni. L’imputato Clint non è nato ieri…  Certo avrà fatto un film un po’ troppo americano; del resto questo è il modo americano mainstream di far denuncia, e l’imputato Clint, volenti o nolenti, è mainstream ―di qualità, ma sempre mainstream. Certo è un po’ monumentale nei tempi e nelle forme (come in “The Changeling”), ma anche ricercato nelle ricostruzioni, e soprattutto coerente nelle atmosfere. Il film, lo dicevo a uscita sala, non ha colori. È tutto immerso in una specie di tinta livida, plumbea, che gli conferisce un senso ancor più grave e solenne… marmoreo… è un film che porta in sé qualcosa di cimiteriale…

Quindi, Signore e Signori della Movie-Giuria, clemenza per l’Imputato Clint Eastwood, che è riuscito comunque nell’intento di affrontare un mastodonte della storia americana e a portare a casa un film dignitoso. Si consideri anche la sua ripresa: dopo capolavori come “I ponti di Madison County”, “Mystic River”, “Million Dollar Baby”, “Gran Torino” (ma non al 100%), e, suggerisce il Sergente Fed FFF, l’episodio “Piano Blues” nel documentario “The Blues” di Martin Scorsese, aveva infilato due toppe come “Invictus” e “Hereafter”. “J. Edgar” va visto — se non altro per apprezzare ancora una volta il talento di Leonardo Di(o) Caprio e assistere allo strano fenomeno per cui Naomi Watts da giovane risulta più vecchia di quando è invecchiata per finta..bah…

 E ora a voi, Signore e Signori della Giuria, non rimane che andare a vedere il film, valutare le testimonanianze esibite ed emmettere il verdetto… E non scordate la scritta incisa nel marmo sopra i vostri scranni ― “In Moviers we trust” 🙂 🙂

Di certo la Fellow Cap ha un Cap(o) d’accusa non da poco che pende sulla sua di Cap(a): assente alla proiezione e presente al post-proiezione. L’atto è equiparabile a mancare l’interrogazione della terza ora ed entrare alla quarta per educazione fisica…  La perdoniamo solo per il taglio di Cap(elli) coraggioso e apprezzatissimo. La prossima volta però si va in Presidenza eh… 🙂

Quanto alla Fellow Vaniglia, impegnata in un’altra cine-serata, la ringraziamo per la giustificazione arrivata il giorno prima (imparate Fellows, imparate), be’, sappia che qualsiasi impegno a scopi cinefili non è perseguibile per legge letsmovieana. Però l’aspettiamo comunque in aula la prossima volta…. 😉

Ringrazio il Fellow D per aver recuperato il Let’s Movie “Le Idi di Marzo” e per il post di 5 frasi (BEN 5 frasi! ) con cui ha sfamato il nostro  mingherlo Baby Blog (farà indigestione ‘sto colpo). Mi raccomando, proseguire su questa linea eh, deal? 🙂

E questa settimana Let’s Movie si tinge di rosso passione e propone

SHAME
di Steve McQueen

 All’ultima Mostra del Cinema di Venezia il protagonista, la nostra vecchia fiamma-conoscenza Michael der Gott Fassbender, si è aggiudicato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, e il film tutto in di Steve McQueen (che non è quello de “I magnifici Sette”) ha fatto molto parlare di sé, dato che tratta in modo potente e disturbante un tema scottante: la dipendenza dal sesso (scottante, appunto).
I Fellows, ma soprattutto LE Fellows (la Fellow Killer in primis ;-)), certo non vorranno perdersi un simile capolavoro, e non mi sto riferendo solo alla fisicità vitruviana del divin protagonista, ben resa, stando ai rumours, dal nudo integrale frontale che ha lasciato a bocca aperta file e file di spettatrici/tori ― la nomination all’Oscar dipenderà da quello?? Dopo il cancan suscitato a Venezia, non vederlo sarebbe proprio una real SHAME… L’Anarcozumi è persino andata in avanscoperta per tastare, volevo dire, SONDARE, il terreno…

Allora d’accordo, tutti in prima fila per il “Let’s Movie Goes Hot” di mercoledì , eh… 😉

E sulle prospettive piccanti della settimana, vi pago un riassunto giù alla buvette del tribunale, oltre il Movie Maelstrom, vi ringrazio sempre sempre, e vi  porgo dei saluti giuridicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Nel Let’s Movie Maelstromi decido di gettare una mostra che merita di essere visitata ― all’opening, ieri, c’era una gran folla, accorsa, mi auguro, non solo per il buffet, come succedeva sistematicamente all’IIC di Los Angeles…. Si tratta di “Katabasis/catabasi”, di due pittori giovanissimi, Jacopo Dimastrogiovanni e Christian Fogarolli, le cui opere dialogano molto intelligentemente nel bellissimo spazio di Palazzo Salvadori, in Vicolo dell’Adige 31 (difronte alla Conad, per capirci) ;-). Ma queste location alternative-chic da dove spuntano, mi chiedo…

Se vi piace la pittura di Francis Bacon, come piace a me, non perdetevi quest’occasione ― Bacon è molto presente nella ricerca (s)figurativa dei due artisti. La mostra è aperta dalle 10 am alle 6 pm tutti i giorni fino al 28 gennaio, e l’ingresso è libero. 😉

Per i Moviers furoi sede, sono certa che i posti in cui operano pullulano di piccole mostriciattole di pregio come questa, quindi, scovatele e siate mostra-movier… 😉

SHAME: Brandon, un trentenne che vive a New York, si è deciso a curare la sua divorante dipendenza sessuale. L’arrivo inaspettato della sorella più giovane e irrequieta, che si stabilisce nel suo appartamento, fa perdere a Brandon il controllo del proprio mondo, rischiando di mandare all’aria i suoi buoni propositi iniziali.

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Let’s Movie CI

Let’s Movie CI

J. EDGAR
di Clint Eastwood
USA 2011, 137’
Martedì 10/Tuesday 10
21:30/9:30 pm
Astra/Mastrantonio’s

 

Full Monty Fellow Moviers!

Inizio con Peter Cattaneo perché noi di Let’s Movie non ci facciamo mancare nulla: il trattamento completo (= Full Monty in English, Lesson Number Two). Mi sto riferendo ai festeggiamenti per il Centenario Letsmoviano che si sono svolti martedì scorso davanti alla Mansion di Mastrantonio (impallidisca pure Hugh Heffner, con quella sua monofamiliare da due soldi a Bel-Air… :-)).

Cento Let’s Movie e cento cazziatoni piovuti sul Board hanno portato al restyling completo del Quartier Generale di Lez Muvi. Ah per inciso, il primato dello spelling molto ciòfane, molto scena-underground-yo-bro-yo-bro del geniale “Lez Muvi” se lo contendono il Fellow Fiii e il Fellow Fra, che non hanno in comune solo una cifra di effe, ma anche l’intuizione di aver colto i mutamenti linguistici del parlato contemporaneo e averli tradotti in gergo cinematografico ― e l’intuizione è arrivata pressoché in contemporanea… Da non credere, I know, ma del resto i Moviers sono dei taumaturghi, lo si sa da mo’… 😉

Dato che il Board ha mooooolto abusato del suolo pubblico, si procede con un primo ridimensionamento delle lunghezze, seguito da una disposizione organizzata delle Zone suddivise per temi. Così qualcuno la smetterà di inondarci le scrivanie di richieste per avere la Table of Contents (=Indice)… Vero, Fellow Iak-the-Mate???!

Siete pregati di seguire le indicazioni di seguito per muovervi all’interno della Movie Mail di oggi senza perdere bussola e senno.

Per antefatto, dettagli, ringraziamenti, ricchi premi e cotillon sulle celebrazioni ufficiali prendete per “Zona 1”.
Per l’intervento Panzer su “Emotivi anonimi” che ha portato alla stroncatura di “Emotivi anonimi”, prendete per “Zona 2”.
Per il film della settimana, prendete per “Zona 3”.
Per i saluti e le scempiaggini conclusive prendete per “Zona 4”.

Ora il Board prova a non straboArdare troppo… Prova… (Non è che Rome was built in a day, eh… e i 2000 caratteri be’, Mate, quelli sono un filino utopici… :-)).

ZONA 1

Dopo una caduta swoosh-babum su una discesa un tantino ghiacciata, il Busterkeaton Big-Buttomed Board Road-Runner, che molto ha ringraziato il Big Bottom che si ritrova per avergli salvato la vita, passa a salutare l’Anarcozumi e il Fellow PaPequod, impegnati in una pizzata pre-Let’s Movie e in un dibattito “Come cucinare i rizomi. Teorie a confronto”. 🙂

Dopodiché il Board, incuriosito da un astutissimo sms solletica-curiosità della Honorary Member Mic (se volete comprarvi il Board, fatelo incuriosire ;-)), si precipita di corsa in zona Maison Mastrantonio e chittiscorge, laggiù in lontananza? Lei, la Honorary Member Mic, con una tenerissima candelina a forma di Rudolph (la renna) accesa in mano, e cosamiattacca? Un “HappybirthdaytoLetsMovie” che ha piegato in due dalla gioia il Board!! E quando dico piegato in due, intendo letteralmente piegato in due. Sapete, le botte di gioia ti scoppiano una risata in petto che ti devasta ― averne, di Hiroshima così! Ringrazio quindi la mia Honorary Member Unabomber Mic per l’idea, la realizzazione, l’esecuzione e quel sorriso, suo e mio, che non scorderò PIU’…

A darle manforte, il Fellow D, che magari non sarà Bocelli dal punto di vista dell’intonazione :-), ma che ha dimostrato uno spirito corifeo (corifeo??) molto interessante, e che mi ha fatto piacere avere lì per il Centenario Letsomovieano. Al bistrot della Mastrantonio Mansion (indagherò, ma sono convinta che sul retro la Mansion vanti anche campo da minigolf e hammam), trovo il Fellow Iak-the-Mate e il Fellow Fra, che avevano confermato la presenza nel pomeriggio e che, insieme al Fellow D, costituiscono il Comparto Ingegneriamoci di Lez Muvi. Come dite? Di che cosa si occupa il Comparto Ingegneriamoci di Lez Muvie? Be’, non è che vi posso svelare proprio tutto tutto… Al massimo posso accennare agli ultimi risultati di una ricerca ideata dal Fellow Fra, che ha analizzato i possibili logaritmi in base Board sull’identità boardiana e le sue conseguenti derivate, ponendo dei quesiti che rivoluzioneranno il modo di fare matTematica nei prossimi decenni-che-dico-millenni, tipo: Ma il Board in inverno è Snow-Board? E quando è triste, Black-Board? E quando perde le chiavi di casa, Key-Board?

Ora, da questo capite che non è facile spiegare cosa si ricerchi nel centro di ricerca in cui lavoriamo…  🙂 Comunque il Fellow Fra si aggiudica un seggio all’interno della Royal Academy of Engineering ― facimm’ nu paio di telefonate a Londònn, Fellas… 😉

Ringraziamo per la partecipazione anche la Fellow Vaniglia, più Vaniglia che mai, anche nel modo dolce in cui difende il diritto al chilometraggio illimitato della scrittura boardiana. Grazie my Vanilla Fellow, tu ti aggiudichi un seggio (il primo!) nella neonata Onlus Save-the-Board. 🙂

Ma non eravamo soli… In sala 3, il Fellow Pilo e la Fellow Giuly Jules recuperavano il Let’s Movie più done del 2011: “The Artist”, che il Fellow PaPequod ha ligiamente recuperato con esiti entusiastici venerdì sera. Purtroppo gli esiti per la Fellow Giuly non sono stati altrettanto entusiastici, ma non mi rammarico affatto, tutti i gusti son giusti (come dice sempre il WG Mat). Jules, pensa che poco tempo fa mi è capitato di vedere “Il cielo sopra Berlino”, il film più osannato della cinematografia europea, e la mia reazione finale si è tradotta in un misero e perplessissimo “Bah”… 🙁

Vorrei ringraziare anche il Fellow Fiii per gli auguri alle 100 Rudolph-candeline di Lez Muvie, e il Fellow Deportato per essersi preso una settimana di ferie e aver letto tutta la mail della settimana scorsa… 🙂

ZONA 2

Quest’area è adibita al commento di “Emotivi Anonimi”. Vista l’insignificanza del film ― per dirvela con un paragone topografico, il film è grande come la Repubblica di San Marino sull’Atlante Universal(e) ― quest’area cercherà di rispecchiarne le proporzioni. Cercherò pertanto di non calcare troppo sull’accelleratore del panzer su cui poggio il mio big bottom…
Idea buona ma sprecata (avesse guardato “Maledetto il giorno che ti ho incontrato” o “Ma che colpa abbiamo noi” di Verdone, e Woody Allen of course, il regista avrebbe forse imparato QUALCOSINA su come si gestiscono proficuamente fobie&ansie nel cinema…); trama inesistente con credibilità molto moooolto dubbia (mi chiedo come abbia potuto l’emotivo protagonista mettersi a cantare davanti a una sala piena di un ristorante, quando qualche scena prima correva ogni due minuti nel bagno di un altro ristorante per cambiarsi la camicia che il sudore da convenevoli gli inzuppava non-stop…); cioccolato privato di qualsiasi ghiottoneria narrativa (“Chocolat” e “Come l’acqua per il cioccolato” sono 3 metri sopra ― e non aggiungo “Cielo” perché Moccia lo lasciamo sul Ponte Milvio); battute kleenex (le senti una volta ed è già ora di buttarle); due intermezzi pseudo-musical che mi hanno fatto gelare il sangue nelle vene (non sono amante del genere musical, ma quei due intermezzi erano di qualità nettamente inferiore alle interpretazioni dei Beehive in Kiss Me Licia… e su questo credo che i presenti converranno, specie la Anarcozumi, musical lover che si è sparata “Moulin Rouge!” quarantotto volte). Mannaggia io calcherei l’accelleratore del panzer Massacra-Emotivi-Anonimi, ma

  1. Vengo meno al patto “Scrivo meno per incidere meglio” che ho firmato coi Muviers di mia spontanea volontà (non si pensi male dei Muviers…i sacchi di cemento che guardavano sinistramente i miei piedi saranno stati lì per caso…)
  2. Par brutto iniziare l’anno sparando a zero sulla croce rossa… Molto poco etico, e molto poco coerente, visto che nella scorsa mail ho augurato più clemenza per noi e per gli altri, che gli altri ― lo sapete ― siamo Morandi-Tozzi-Ruggeri noi…

Però accontento la Fellow Vaniglia ― e volete che non accontenti l’unico membro della Onlus Save-the-Board?!?! ― e riporto due battute che obbiettivamente hanno scatenato l’ilarità in sala

  1. “Le donne? Io le adoro, le donne. Mi terrorizzano”.
  2. Lui: “Io credo di essere innamorato di lei”. Lei: “Molte grazie”.

ZONA 3

È con grande curiosità, e freno a mano delle aspettative saggiamente tirato, che proponiamo

J. EDGAR
di Clint Eastwood

Sarà che a noi i biopic piacciono, sarà che Clint è sempre Clint (sorvoliamo su “Invictus” e “Hereafter” solo perché Clint è sempre Clint e perché non tutte le cine-ciambelle riescono col buco), sarà che Leonardo Di(o) Caprio è sempre stato una garanzia, a cominciare da “Genitori in Blue Jeans” passando per “Buon compleanno, Mister Grape”, e persino vestendo i panni (zuppi) di Jack Melassa Dawson sotto il Titanic. Sarà perché sono curiosa di saperne di più di questo Hoover, tanto celebrità negli USA quanto aspirapolvere da noi…

Dopo il riso in bianco di “Emotivi anonimi”, c’è bisogno di un bel seratone grondante ciccia, miei onnivori Moviers… 😉

ZONA 4

Lo so lo so, state sbuffando peggio del trenino della Valsugana, che sbuffa uguale all’Orient Express non fosse che siamo nel 2012… Pur tentando di confondervi con la divisione in Zone, non ho ridotto tantissimo i contenuti, me ne rendo conto… Ma apprezzate lo sforzo, dai, fate i bravi… Credetemi, è dura… Arginare la scrittura lezmuviana sta a me come leggere la scrittura lezmuviana sta a voi…(mamma mia vittime e carnefici di noi stessi…mamma mia!).

Ok, basta ho finito… Assicurandovi che Rudolph ― la prima candelina da 100 del Baby Blog ― non verrà MAI consumata e ringraziandovi sempre, ho pensato di riaprire il Movie-Maelstrom, di rinchiudere quel pazzo d’un riassunto laggiù nel manicomio in Zona Underground, e di mandarvi dei saluti serviziocompletamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Dal Board (sì sempre lui, lei, io insomma :-)):

HE GOT GAME”, USA 1998, di Spike Lee prima che Spike Lee si mettesse a miracolare a Sant’Anna… Per passare due ore a Coney Island con Denzel, tra basket-ballers e (yo) bros (tutto in linea stasera), e tenere il ritmo sulla bella colonna sonora dei Public Enemy… http://www.youtube.com/watch?v=8y_VFGrGnCE  (Per i miei Fellow Guys di L.A.: par di stare allo Zanzibar… ;-))

J. EDGAR: Come volto dell’applicazione e del rispetto della legge negli Stati Uniti, J. Edgar Hoover è stato per quasi 50 anni il capo dell’Fbi, un uomo di potere temuto e ammirato, insultato e venerato. Ma, nel chiuso delle sue stanze, egli custodiva segreti che avrebbero distrutto la sua immagine, la sua carriera e la sua vita.

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Let’s Movie C

Let’s Movie C

EMOTIVI ANONIMI
di Jean-Pierre Améris
Francia/Belgio, 2011, 80’
Martedì 3/Tuesday 3
21:45/9:45 pm
Astra/Mastrantonio’s

Many-happy-returns Moviers!

Dunque so che nelle ultime mail vi avevo promesso molto incautamente “anno nuovo, lunghezze nuove”… Purtroppo il Board tende a cadere nelle mollezze dei facili entusiasmi, per poi doversi scontrare con la dura realtà dei fatti: l’irrefrenabile furia verbale che lo prende quando s’imbatte in un computer/carta/tavolette di argilla, ecc…
Facciamo così: ancora per oggi, che avete ancora i fumi dell’alcol negli occhi e le tasche piene non di sassi ma di lingue di Menelik, concedetemi il lusso delle lunghe distanze. Poi piano piano faccio manovra anch’io come il Governo, taglio qua e là alla ACDC (=Alla Ca**o di Cane, royalties al Fellow Andy the Situation Phelbs) e imparo a ridurre gli spazi all’eloquio (eloquio…mamma mia…cominciamo bene l’anno…).

Sono molto contenta perché il capodanno dalla Fellow Killer a SporTmaggiore (altrimenti noto come l’ultimo avamposto tra la civiltà e il nulla polare :-)), mi ha portato tre nuovi Moviers veronesi freschi freschi, yummy yummy!
Diamo il benvenuto al Fellow Deportami (perché il cognome del Board, in effetti, ha delle sonorità nazi ― ma solo quelle…per il resto è un lovely rabbit… ;-)), il Fellow Tecnico (perché è un biker talmente professional che Brad Pitt in “Burn After Reading” è una nullità al confronto) e il Fellow Reverendo (che abbiamo scoperto non essere un prete con la tonaca ma un Padre Ralph ciovane in borghese)…
Il Board, aiutato dall’astuzia criminosa della Fellow Killer, ha approfittato dei discorsi sulla mineralità dello Champagne e dei tranci di salmone sul barbecue (barbecue a -2 gradi, cioè…), per trascinare i tre poveri malcapitati nella rete letsmovieana.
Neo Fellows from Verona, come amo dire a tutti i poveri malcapitati che vi hanno preceduto, “Once you are in, no way you get out” 🙂

Ma avete visto lassù il titolo?? Ecco, la C di “Let’s Movie C”, my Moviers vecchi e nuovi, sta per Cento… E il pubblico urlante di “Ok, il Prezzo è giusto” mi par di sentirlo per Let’s Movie, e non per i concorrenti della Zanicchi… 🙂
Ebbene sì, Let’s Movie è arrivato a 100 di questi giorni (= “Many happy returns” in English, Lesson number One). 100! Ancora stento a crederci…

Ho frugato nell’Archivio Let’s Movie, e guardate un po’ cosa ho trovato…Tutto ebbe inizio qui…

“Let’s movie”, l’unica rassegna cinematografica che coniuga la settima arte allo stoicismo di trascinarsi fuori casa e affrontare il mondo ostile, propone, per mercoledì 20 gennaio 2010, l’ultimo film di Paolo Virzì, “La prima cosa bella”, all’Astra (21:30, da confermare).
Come sempre, non si accettano bidoni (mi riferisco in modo particolare alle Zuccherine…).
Zumizumi, estendi l’invito a Hugh, la Giulietta, Pilo, Roberto (Roberto?!?) o anyone you feel like…
Le trentine accoglieranno a braccia aperte l’arcense Katrin, che incarnerebbe al meglio lo spirito di “Let’s movie” ― Arco-Trento: 35 km.
Saluti cinematografici.
Let’s Movie – the Board

Questo è il primo messaggio primo che inviai da Board all’Anarcozumi (prima che passasse all’anarchia), alla Honorary Member Mic (prima che passasse all’Honorarymembermicness) alla Fellow Alice Mare&Miele, alla Fellow Cap, alla Fellow Cavallapazza Cavalleri, e alla Fellow Katrin l’Archibugia, nel gennaio di due anni fa…

Ecchisselo sarebbe mai immaginato che saremmo arrivati fino a qui?? Io no di certo ― sarò anche cocciuta, testarda, testona, zuccona, ostinata, (e numerosi Moviers possono confermarlo….) ma non fino a questo punto.

Nel gennaio del 2010 mi ero da poco salvata da un impiego infernale, avevo appena messo piede in CREATE-NET senza avere ben chiaro che cosa quel centro di ricerca ricercasse, mi scagliavo con tutta me stessa contro Trento-ostile (tormentone con cui ho tormentato i poveri autoctoni per molto tempo) e cercavo di capire dove cavolo se ne stesse andando la mia vita.

Oggi, due anni, ventiseimila casini e cento film dopo, non so di preciso cosa sia cambiato. Io mi scaglio ancora contro Trento Ostile (forse con maggior compostezza e minor plateale veemenza), ancora non ho ben chiaro che cosa si ricerchi in CREATE-NET e ancora cerco di capire dove cavolo se ne stia andando la mia vita… 🙂

Senz’altro Let’s Movie ha fatto un salto di qualità con l’arrivo del Baby Blog. Non dimenticherò mai la mail che il WG Mat mi mandò con il link, www.letsmovie.it… E non smetterò mai di ringraziare lui, Mat, per il concept e il supporto tecnico, e il Fellow Andy the Situation Phelbs (momentaneamente in esilio nella Landa Dell’Ignoranza) per la parte grafica: mi hanno permesso di abbandonare la mia mail da piccola-fiammiferaia e sfruttare il miracolo della spedizione in massa via mailing-list, nonché di aprire un oblò tutto nostro da cui guardare indisturbati il mare internettiano.
Mi hanno anche permesso di continuare questa cine-follia che ogni tanto mi ha salvato dalla follia senza -cine, e di questo li ringrazio di cuore. 🙂

Se passeggio per la galleria d’arte di Let’s Movie e osservo tutte le locandine dei film raccolte in questi cento-di-questi-Let’s Movie, trovo capolavori e disastri… 🙁 Perché il Board sceglie, ma subisce anche le conseguenze delle proprie scelte (e dell’amore, of course).
Per ogni film, c’è un’avventura… Per questo trovo Let’s Movie così speciale: è cinematografia allo stato pratico. Una fantasia che prende forma attraverso i Moviers che raggiungono il cinema, incuranti di giornate pesanti, e rotture sul lavoro, e magoni sentimentali e magagne di ogni sorta ― le magagne sono camaleontiche, si sa. Canto sempre il vostro stoicismo ― non è da poco trascinarsi là fuori. Voi Moviers siete i protagonisti delle pappardelle che scrivo. Il merito quindi è tutto vostro. Io pappardello e basta. 🙂

Quindi sì, my Fellows, buon cine-centenario a Let’s Movie, la nostra piccola pazzia collettiva… Perché tutti abbiamo le nostre pazzie personali, ma averne una collettiva che non nuoce alla salute propria e altrui è una rarità di cui dobbiamo gioire.
Ringraziare il CdA sembrerebbe ridondante, ma ridondare ci piace, quindi lo faccio: grazie alla Mic, che è molto più di un’Honorary Member, è la memoria storica di Let’s Movie, e con lei l’Anarcozumi che ha il cinema dentro (anche dentro casa, visti i due notevoli cine-Rotella… ;-)).

La parentesi festeggiamento era d’uopo (“d’uopo” sa di aborto aviario solo a me??).
Se volete cominciare cinematograficamente bene l’anno nuovo, andate a vedere “The Artist” e trascinateci tutte le persone tuuuuutte a cui volete bene: portare qualcuno a vedere “The Artist” è un atto d’amore ― anzi, d’ammmooooore.

E a questo proposito, è con estremo orgoglio che dichiaro la missione “Let’s Movie in Sync at Zaialand” compiuta! Done! L’Honorary Member Mic in trasferta a Vicenza è riuscita a scovare una sala clandestina che trasmettesse “The Artist” e a portarci la Senior Fellow Lady Loredana. Di seguito il rapporto giunto al Quartier Generale Let’s Movie martedì scorso da parte dell’Agente Speciale, nome in codice HMM.

“Board, ti annuncio ufficlalmente che io, in veste di HM Mic e mia mamma, in veste di Senior Lori….siamo dirette VOLONTARIAMENTE  verso il cinema Araceli (di Vicenza) a vedere The Artist. STOP
Sottolineo la non coercizione nei confronti della Fellow Senior la quale ha aderito spontaneamente e con un certo entusiasmo (pecca ancora di ingenuità…povera anima) all’iniziativa! STOP
Seguirà resoconto del film! STOP
A presto STOP
HM Mic….who will never STOP

Sottolineo inoltre lo sforzo pro-active (ma quanto è inflazionata ‘sta parola???) dell’HM Mic nella ricerca del cinema vicentino che proiettasse The Artist…faccio notare per i non-nativi-zaialandesi che il cinema Araceli equivale alla brutta copia del cinema Astra!!”

E come promesso, di seguito il resoconto del film:

“Ciao!!
Il film è veramente bello..pensavo di uscire dal cinema con un ‘Carino!Piacevole!’ in bocca…invece è veramente veramente bello!Per me vince il Let’s MovieAward x miglior film dell’anno!!
Ne parliamo giovedì quando l’avrai visto anche tu!”

Ma avete visto che macchina-da-guerra è l’Agente Speciale HMM?! Cioè, quando dice che fa una cosa, lei la fa! Cioè quando lei cazzia il Board, lei lo fa (sì, lo fa :-(). Avercene, di Agenti così… Spero che gli altri Responsabili  delle sedi distaccate Let’s Movie sparse in giro per l’Italia seguano la proactiveness della Mic (proactiveness giusto per aumentare l’inflazione…si sa, a fine anno… :-)).

Come vedete, il CdA di Let’s Movie è compatto e unanime nei confronti dell’eccezionalità di “The Artist”.  Anche l’Opposizione, rappresentata dalla nostra Anarcozumi, che si è unita al Board per la visione del film, ha espresso parere molto positivo votando la fiducia senza organizzare sit-in di protesta o manifestazioni dai risvolti sovversivi ― questa settimana l’Anarcozumi si è “limitata” a due soli atti cheguevariani: fuga a Parigi di tre giorni con okkupazione dello spazio domestico di due sventurati possessori di maison parisienne, e l’assunzione del Broncomunal, vaccino di chiara origine filo-cubana. 🙂
Ringrazio entrambe per la collaborazione. 🙂

Partiamo dicendo che il regista, l’impronunciabile Hazavinicius ― un nome un programma dalle assonanze quasi caliostre ― è alla sua opera prima. E se comincia così, ragazzi miei, c’è solo da sperare che non finisca nel cimitero delle meteore one-shot e via seguendo il destino musicale dei Jalisse.

Vedi “The Artist” e sulla pagina bianca dello schermo scorre la storia del cinema, il miracolo dei fratelli Lumière, i fasti del muto, la deviazione naturale verso il sonoro (la necessità di introdurre la voce come canale comunicativo supplementare) e l’inevitabile morte di un’epoca e l’altrettanto inevitabile nascita di un’altra epoca ―il bello delle ere è quello: ai funerali seguono sempre i battesimi :-).
È un film biblico in questo: una parabola sull’avvento e l’impatto e la trasformazione del cinematografo nel tempo, così come una parabola sui limiti e i difetti dell’uomo. Questa cosmogenia cinematografica viene incarnata dall’attore Geroge Valentin, che con la sua ascesa, caduta e rinascita, racconta per filo e per segno le tappe evolutive e della storia del cinema e dell’uomo.

George è un attore nel senso letterale del termine: porta in sé ― e avanti ― l’azione. Al culmine del successo, decide di ignorare il vento di cambiamento che spira sul cinema e di proseguire per la strada del muto. Questa strada lo porterà non solo al fallimento finanziario ma anche alla solitudine personale. La caduta di George, dalle stelle del successo alle stalle dell’oblio, allarga la riflessione portandola in ambiti universali che si discostano quindi dal discorso prettamente incentrato sulla storia del cinema. Il film è in grado di portare avanti queste due strade sovrapponendole. Quindi alla fine del film uno esce dalla sala portandosi a casa due libri: un manuale di storia della cinematografia (da manuale), e un romanzo sulla storia di un uomo ― dell’uomo?

Se, come diceva il buon Platone,  ogni uomo ha un daimon in sé, un proprio talento che lo rende speciale, allora è vero che ogni uomo, nel suo piccolo, è un artista… “The Artist” è Geroge Valentin, ma siamo noi. Con i nostri alti e bassi ― più bassi, in questo momento, forse… 🙁 ― con i nostri successi e le nostre sconfitte, i nostri (parlo per me) moti d’orgoglio e orecchie chiuse…
George parla tantissimo di  come siamo, delle meccaniche che determinano certi comportamenti. Come per esempio il rifiuto dell’aiuto. Quando Peppy ― Peppy è la self-made woman che percorre al contrario la strada di George: lei parte dal basso e arriva nel firmamento del successo mentre lui è in caduta libera verso le stalle di cui sopra ― quando Peppy gli offre aiuto , George ostinatamente lo rifiuta. E il rifiuto lo porterà così in basso da fargli sfiorare il suicidio. Solo lì, quando arriva lì, nel tombino di se stesso, George capisce l’arte del “letting-go”, del dire basta alla testardaggine e dell’afferrare la mano altrui per rialzarsi ― mmm…perverso quanto un essere umano debba arrivare a vedere i lineamenti della propria miseria così da vicino per riuscire a discostarsene…

Potete immaginare quanto un contenuto simile abbia toccato le corde emotive del Board, che ha incassato e senza fiatare ha portato tutto tutto a casa, testa bassa e coda fra le gambe comprese…:-(

Il film è inoltre pieno zeppo di genialate. Tipo. A un certo punto George ha un sogno premonitore: sogna di essere l’unico muto in un mondo di suoni. C’è un istante in cui il sonoro entra prepotentemente nel sogno e lo fa con il tonfo di un bicchiere su un tavolo ― la Zu e la Mic ricorderanno, ne sono certa. Quel tintinnio del bicchiere estrinseca l’angoscia di Geroge, le dà voce (suono), e predice quello che sarà in futuro. Io l’ho trovato assolutamente geniale… Così come l’idea di raccontare l’innamoramento tra Peppy e George attraverso le scene “sbagliate” di un film muto che i due si trovano a girare assieme ― l’amore batte la recitazione portando il vero all’interno della finzione… E guardate, c’è una risata di Peppy… quando ride con George delle papere che continuano fare, quella risata lì spiega l’innamoramento meglio di qualsiasi enciclopedia di svenevolezze sole-cuore-amore…  Anche concepire un personaggio femminile come quello di Peppy è una genialata. Oltre a salire la scala del successo mentre George la scende (c’è proprio una scena che ritrae questo nel film: i due sono su una scalinata, e Peppy è più in alto di qualche gradino, e non è un caso…), Peppy funge anche da angelo custode… E questo fa per-dinci-riflettere…E se fossimo davvero circondati da esseri speciali, angeli in carne e ossa, e non ce ne rendessimo conto? Io per esempio, credo di averne intorno molti…. Una addirittura mi ha mostrato le sue ali, pochi giorni fa, e ha promesso di prestarmele quando mi servono… 😉

E poi c’è tutta la forza della gestualità, dello sguardo, della prossemica (ecco, ho infranto l’unico fioretto per l’anno nuovo: non dire più prossemica, che è un termine tronista ― mire di coolness ma poca sostanza… ). C’è la forza del silenzio, che non è silenzio, ma parola che s’invera attraverso i visi degli attori. Vedere “The Artist” è come perdere i cellulari e tornare dentro un cinematografo del primo ‘900. Non lasciatevi sfuggire questa occasione, non capita spesso.
E poi, e qui la Zu sarà d’accordo, vi prenderà una voglia irrefrenabile di tip-tap! È difficile stare fermi davanti alle scene in cui Peppy e George ballano. Ed è difficile resistere alla tentazione di correre fuori a comprarsi un paio di scarpette con la punta d’acciaio e tippetappare per il proprio bilocale… 🙂

Infine, complimenti complimentoni ai due interpreti, Jean Dujardin e Bérénice Bejo. Lui ha vinto il premio come miglior attore all’ultimo Festival di Cannes, ma lei avrebbe meritato altrettanto ― mi consola solo il fatto che se lo sia aggiudicato Kirsten Dunst per l’interpretazione eccelsa in “Melancholia”, ma un ex aequo ci sarebbe stato tutto (Mic, prendi nota: che cannes si stanno fumando sulla Croisette??).

Insomma, ancora una volta Mastrantonio aveva ragione. Capolavoro profetizzò, e capolavoro fu. Ave, oh Marcantonio, ehm, Mastrantonio… 🙂

Ma veniamo, a malincuore (io continuerei a parlare per ore/km di “The Artist”), al film della settimana…

EMOTIVI ANONIMI
di Jean-Pierre Améris

Dopo la tripletta “Midnight in Paris”, “Le idi di marzo” e “The Artist”, so già di non potermi aspettare il quarto goal. Considerate “Emotivi anonimi” una specie di cine-panettone lestmoviano: una commedia senza troppe pretese che certo non ha nulla a che vedere con i colossi del magic trio appena citato… ma non possiamo vivere di solo pane e Allen-Clooney e Hazavinicius… Quindi vi aspetto per cominciare il 2012 all’insegna della leggerezza ― e basta sgranare quegli occhi lì! 🙂

A proposito di anno nuovo… Non voglio ripetere i classici auguri “Speriamo che sia un anno sole-cuore-amore ” che i media generalisti vi propinano a partire da ottobre… Io vorrei solo che il 2012 fosse un anno di clemenza. Una virtù che suona molto cardinalruini, ma che in realtà  non dipende dal senso cattolico.  Vorrei più clemenza verso gli altri, e verso noi stessi… Gli altri siamo noi, in fondo ― vogliamo dubitare di Tozzi-Ruggeri-Morandi??

Mercy for Moviers. Questo è il mio augurio. 🙂

E ora, dopo aver papardellato un bel po’, vi scodello un riassunto al piano mezzanino (prenotato a nome “Moviers”), vi ringrazio ENORMEMENTE per avermi regalato 100 di questo giorni, e vi confeziono dei saluti, che questa sera non potevano che essere centenariamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

EMOTIVI ANONIMI: Jean-René dirige una fabbrica di cioccolato, dove lavora la bella Angélique, esperta nella preparazione di golose praline di cacao. Entrambi sono talmente timidi da non riuscire quasi a proferir parola, nonostante amici e colleghi provino a spronarli a vincere le loro insicurezze. Inoltre, uniti dalla comune passione per l’attività che svolgono, i due si amano ma dovranno trovare il coraggio di dichiararsi reciprocamente i loro sentimenti e superare la mancanza di fiducia nel mondo che li circonda.

 

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