Let’s Movie CII

Let’s Movie CII

SHAME
di Steve McQueen
UK, 2011, 99’
Mercoledì 18/Wednesday 18
21:45/9:45 pm
Astra/Mastrantonio’s

Forensi Fellows,

Apriamo ufficialmente l’Udienza numero 10012012: Lo Stato di Let’s Movie contro Clint Eastwood Jr, accusato di aver diffuso “J. Edgar” nelle sale di tutto il mondo.

Luogo del processo: il Palazzo di Giustizia di Mastrantonio (accanto all’hammam e prima del campo di minigolf), alla presenza di Mastrantonio e del fido Robin in qualità di procuratori distrettuali (che non s’è mai capito bene cosa facciano, i procuratori distrettuali, ma qualcosa faranno, dato che popolano da sempre le serie e i film americani).

Alla difesa, il CdA di Let’s Movie, nelle persone del Board e dell’Honorary Member Mic, incontratesi fuori dal Palazzo di Giustizia Mastrantoniano con un accenno di danza propiziatoria. E che lo zig-zag ballato dal Board mentre raggiunge la Mic davanti all’ingresso dell’Astra e lo zigzag in risposta ballatto dalla Mic, vengano messi agli atti come “Spettacolo coreutico pre-udienza modello ‘Ma-cos’è-il-Cirque-du-Soleil-ma-cos’è!”. 🙂

Rappresentano l’Accusa, la temibilissima Avvocatessa Anarcozumi e l’altolocato (soprattutto alto) AvvoAbo altrimenti noto come Fellow Presidente, giunto non sulla limo che lo accompagna abitualmente in tribunale, ma su una splendida bicicletta modello Jacques Tati (molto invidiata dal Board) che gli dà quell’espressione un po’ così e quella faccia un po’ così che abbiamo noi che abbiamo visto la Marmorata… 🙂

Presenziano all’udienza il Sergente spacca-il-minuto-e-spacca-il-proposal Fellow Fed FFF, e la Fellow Milena Miles&More, arrivata in volata dopo aver macinato miles&more (il miles sta per miles, e il “more” per la cena e la movie-mail, entrambe ancora nel gargarozzo).

Presiede il processo, la summa (cum laude) Giuria composta dai Moviers, giudici sovrani e supremi de Nuestra Senora de Copacabana.

Avvocati di scorta, caso mai si sfociasse nel rioting selvaggio: il Fellow giurista Davide Testone da Testaccio (fra poco Casal Bertone) e il Fellow Avv. PaoloPaPequod (assente alla proiezione perchè impegnato in un corso di soccorso su piste per la seconda laurea in Sanbernardologia).

E ora silenzio in aula, SILENZIO! (mamma mia che goduria!).

L’Accusa si è scagliata con impeto (e a ragione in effetti) contro il trucco molto Moiraorfei  spalmato sui corpi di Leonardo Di Caprio e del compagno Clyde, e che avrebbe provocato, agli occhi dell’Avv. Anarcozumi, il cosiddetto “effetto Muppet”: la sensazione che da un momento all’altro possano spuntare fuori Peggy e Gonzo, metterebbe a serio repentaglio la credibilità del film.

Altro capo d’accusa che pende sopra l’imputato Eastwood: la mancanza di coraggio registico — e quest’accusa, secondo la tesi dell’Anarcozumi, gli varrebbe l’ergastolo… Così recitò l’arringa anarcozumiana: “Voleva fare un’opera di revisione del personaggio-celebrity Hoover, ebbene, che andasse fino in fondo allora. E non stesse li’ a tentennare fra lettura storica e racconto romanzato: in questo modo non ha centrato né l’uno né l’altro, ma ha cotto un polpettone a base di cliché insopportabili”.

Si esibiscano alla Giuria gli “insopportabili” cliché incriminati dall’Accusa: nel sacchetto CSI numero 1, la scena in cui Leonardo indossa il vestito della madre-megera; nel sacchetto CSI numero 2, la scena finale con abbraccio chick-to-chick tra Peggy e Gonz, ehm, tra Hoover e l’amico Clyde sul pavimento della camera.

Di seguito il contributo verbalizzato dell’Avv. Fellow Presidente in una notifica diretta al Board: “Continuo a sostenere che Clint, era meglio se continuava a fare l’attore visto che come regista non ha molto da insegnarci o meglio probabilmente ha anche qualcosa ma non riesce ad incanalare tutta la sua trama narrativa perdendo un po’ il filo di quello che voleva dire; il finale poi è a dir poco scontato ed il film si salva solo grazie alla eccezionela bravura di Leonardo”.

 Il Board ha sommamente apprezzato “Incanalare la trama narrativa” e, per quanto schierato dalla parte avversa, riconosce il valore della tesi del’Accusa.

E voi, silenzio, SILENZIO, o faccio sgomberare l’aula (mamma mia che goduria 2!)

Ora si prosegua con la Difesa, nelle parti del Board e dell’Honorary Member Mic (altrimenti note come il “CdA di Let’s Movie o Lez Muvi”).

Dove nasce il film, vi chiedo signore e signori della Movie-Giuria? Il film nasce nelle mani di un attore cresciuto a pane e Spaghetti (western). Clint è un uomo una 44 Magnum. Clint ne “Il buon, il brutto e il cattivo” faceva il Biondo, cioè il Buono. Sarebbe stato un perfetto Lucky Luke, altro che Terence Hill. Clint impersona il bravo americano dall’americanità democratica molto spiccata. Non è un John Wayne, con il suo retaggio e credo da catto-cowboy repubblicano ehi-tu-donna-fai-quello-che-ti-dico, questo no. Ma non è nemmeno un regista contro. Scegliendo di fare un film sul personaggio che in America è considerato una specie di mastodonte nazionale, e scegliendo di darne un ritratto privato ― la Giuria noti il titolo “J. Edgar”, il nome, non il cognome, come a dire “qui si parla dell’uomo, non dell’istituzione pubblica” ― Clint ha scelto di metterlo in discussione. Sì, magari non ha calcato l’acceleratore fino in fondo come sarebbe piacuto all’Avv. Anarcozumi. Magari avrebbe potuto fare di meglio ― pensiamo a cosa George Clooney avrebbe tirato fuori da un personaggio come questo… Ma ha comunque deciso di provaci, e d’intaccare il mastodonte. Perché nessuno si era mai cimentato prima di lui? Perché così tanta paura a confrontarsi con il lato umano di questa figura imponente dell’immaginario storico collettivo statunitense? Sempre per la solita vecchia solfa, miei cari giurati. Lo spauracchio del diverso. E, a complicare il tutto, un carattere egocentrico, anzi, egocentrato (!), e ossessionato dal potere e dal riconoscimento universale… Un personaggio che, diciamocela tutta, è irritante, non smuove la nostra compassione. Capirete che è un mix un po’ esplosivo per un America tutta “Io-sono-il-Comandante-Decimo-Massimo “e Cindarella Man (Russell Crowe garanzia di americanità eh…), personaggi 100% buoni o 100% cattivi.

Andiamo oltre il trucco da Soliti Idioti e certe scelte magari scontate (come il finale, e qui concordiamo). Partiamo dall’inzio. L’Honorary Member Mic al quarto minuto mi sussurra, savia: “Che inizio strano…”. E credetemi, quei puntini di sospensione mi sono rotolati giù nel cervello… L’inizio è strano perché è uno spiazzante medias res. Il regista ci prende per collottola e calzonicini e ci scaraventa in mezzo a vicende a noi assolutamente ignote ― è come il primo approccio-shock con il nuoto riservato ai bambini di matri tetesche… L’effetto è spaesante, e noi boccheggiamo… Siamo estranei in quell’ambiente, tanto per epoca storica quanto per luogo geografico, quanto per cultura (cultura?? What?). Poi piano piano mettiamo insieme i pezzi… Lo costruiamo noi, il nostro percorso, scena dopo scena. E l’altalena narrativa tra Edgar giovane ed Edgar vecchio che Eastwood adotta ― il flash-back e flash-forward è una ginnastica registica cui è molto legato ― è efficace e non scontata perché Edgar vecchio e Edgar giovane si sfiorano. C’è come un passaggio di testimone ogni volta che da una scena del passato di Edgar si scivola in una scena del suo presente.

Ma la parte della difesa più consistente è data, Signori e Signori della Giuria, dalla scoperta che la prospettiva da cui i fatti sono guardati e raccontati è quella parziale e distorta di Edgar, e non quella di un punto di vista obbiettivo, come invece si è convinti dall’inizio. È qui che il film evolve, non tentenna fra documentario e romanzo, miei due cari sardi Avvocati dell’Accusa, ma muove dall’uno all’altro. Si tratta di una progressione che si palesa nell’ultima cena di Edgar e Clyde, quando la memoria lucida di quest’ultimo corregge i ricordi (e le scene) precedentemente stravolte dalla mente malata di Hoover.
È un po’ quello che succede in “A Beautiful Mind” quando scopriamo che Nash è schizofrenico, e che noi spettatori siamo caduti vittima della sua schizofrenia per metà film. Qui capita lo stesso. Hoover è il manipolatore e noi siamo caduti vittima delle sue manipolazioni. L’imputato Clint non è nato ieri…  Certo avrà fatto un film un po’ troppo americano; del resto questo è il modo americano mainstream di far denuncia, e l’imputato Clint, volenti o nolenti, è mainstream ―di qualità, ma sempre mainstream. Certo è un po’ monumentale nei tempi e nelle forme (come in “The Changeling”), ma anche ricercato nelle ricostruzioni, e soprattutto coerente nelle atmosfere. Il film, lo dicevo a uscita sala, non ha colori. È tutto immerso in una specie di tinta livida, plumbea, che gli conferisce un senso ancor più grave e solenne… marmoreo… è un film che porta in sé qualcosa di cimiteriale…

Quindi, Signore e Signori della Movie-Giuria, clemenza per l’Imputato Clint Eastwood, che è riuscito comunque nell’intento di affrontare un mastodonte della storia americana e a portare a casa un film dignitoso. Si consideri anche la sua ripresa: dopo capolavori come “I ponti di Madison County”, “Mystic River”, “Million Dollar Baby”, “Gran Torino” (ma non al 100%), e, suggerisce il Sergente Fed FFF, l’episodio “Piano Blues” nel documentario “The Blues” di Martin Scorsese, aveva infilato due toppe come “Invictus” e “Hereafter”. “J. Edgar” va visto — se non altro per apprezzare ancora una volta il talento di Leonardo Di(o) Caprio e assistere allo strano fenomeno per cui Naomi Watts da giovane risulta più vecchia di quando è invecchiata per finta..bah…

 E ora a voi, Signore e Signori della Giuria, non rimane che andare a vedere il film, valutare le testimonanianze esibite ed emmettere il verdetto… E non scordate la scritta incisa nel marmo sopra i vostri scranni ― “In Moviers we trust” 🙂 🙂

Di certo la Fellow Cap ha un Cap(o) d’accusa non da poco che pende sulla sua di Cap(a): assente alla proiezione e presente al post-proiezione. L’atto è equiparabile a mancare l’interrogazione della terza ora ed entrare alla quarta per educazione fisica…  La perdoniamo solo per il taglio di Cap(elli) coraggioso e apprezzatissimo. La prossima volta però si va in Presidenza eh… 🙂

Quanto alla Fellow Vaniglia, impegnata in un’altra cine-serata, la ringraziamo per la giustificazione arrivata il giorno prima (imparate Fellows, imparate), be’, sappia che qualsiasi impegno a scopi cinefili non è perseguibile per legge letsmovieana. Però l’aspettiamo comunque in aula la prossima volta…. 😉

Ringrazio il Fellow D per aver recuperato il Let’s Movie “Le Idi di Marzo” e per il post di 5 frasi (BEN 5 frasi! ) con cui ha sfamato il nostro  mingherlo Baby Blog (farà indigestione ‘sto colpo). Mi raccomando, proseguire su questa linea eh, deal? 🙂

E questa settimana Let’s Movie si tinge di rosso passione e propone

SHAME
di Steve McQueen

 All’ultima Mostra del Cinema di Venezia il protagonista, la nostra vecchia fiamma-conoscenza Michael der Gott Fassbender, si è aggiudicato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, e il film tutto in di Steve McQueen (che non è quello de “I magnifici Sette”) ha fatto molto parlare di sé, dato che tratta in modo potente e disturbante un tema scottante: la dipendenza dal sesso (scottante, appunto).
I Fellows, ma soprattutto LE Fellows (la Fellow Killer in primis ;-)), certo non vorranno perdersi un simile capolavoro, e non mi sto riferendo solo alla fisicità vitruviana del divin protagonista, ben resa, stando ai rumours, dal nudo integrale frontale che ha lasciato a bocca aperta file e file di spettatrici/tori ― la nomination all’Oscar dipenderà da quello?? Dopo il cancan suscitato a Venezia, non vederlo sarebbe proprio una real SHAME… L’Anarcozumi è persino andata in avanscoperta per tastare, volevo dire, SONDARE, il terreno…

Allora d’accordo, tutti in prima fila per il “Let’s Movie Goes Hot” di mercoledì , eh… 😉

E sulle prospettive piccanti della settimana, vi pago un riassunto giù alla buvette del tribunale, oltre il Movie Maelstrom, vi ringrazio sempre sempre, e vi  porgo dei saluti giuridicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Nel Let’s Movie Maelstromi decido di gettare una mostra che merita di essere visitata ― all’opening, ieri, c’era una gran folla, accorsa, mi auguro, non solo per il buffet, come succedeva sistematicamente all’IIC di Los Angeles…. Si tratta di “Katabasis/catabasi”, di due pittori giovanissimi, Jacopo Dimastrogiovanni e Christian Fogarolli, le cui opere dialogano molto intelligentemente nel bellissimo spazio di Palazzo Salvadori, in Vicolo dell’Adige 31 (difronte alla Conad, per capirci) ;-). Ma queste location alternative-chic da dove spuntano, mi chiedo…

Se vi piace la pittura di Francis Bacon, come piace a me, non perdetevi quest’occasione ― Bacon è molto presente nella ricerca (s)figurativa dei due artisti. La mostra è aperta dalle 10 am alle 6 pm tutti i giorni fino al 28 gennaio, e l’ingresso è libero. 😉

Per i Moviers furoi sede, sono certa che i posti in cui operano pullulano di piccole mostriciattole di pregio come questa, quindi, scovatele e siate mostra-movier… 😉

SHAME: Brandon, un trentenne che vive a New York, si è deciso a curare la sua divorante dipendenza sessuale. L’arrivo inaspettato della sorella più giovane e irrequieta, che si stabilisce nel suo appartamento, fa perdere a Brandon il controllo del proprio mondo, rischiando di mandare all’aria i suoi buoni propositi iniziali.

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2 Comments

  1. non so mai se commentare sul post dove c’e’ la locandina, o il successivo dove c’e’ la recensione… cmq… clint, come gia’ detto contestualmente alla serata, usa gli stessi truccatori de “I soliti idioti

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  2. Ah, è qui che si può postare le proprie impressioni? Vorrei segnalare anzitutto (vediamo se qualcuno mi bacchetta perchè anzitutto è un avverbio completamente inutile ché se una cosa la dici per prima non serve sottolineare che la dici per prima) che THE ARTIST ha vinto un bel pallone! Concordo con la giuria. La prossima volta potrebbero anche chiamarmi come overseas-special-guest.
    Seconda cosa: una domanda sorge spontanea leggendo la presentazione che SHAME. Il protagonista si fa anche la sorella? E poi il pervertito sarebbe il povero Presidente?
    Buon lunedì

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