Let’s Movie CIII

Let’s Movie CIII

ALMANYA – La mia famiglia va in Germania
di Yasemin Şamdereli
Germania, 2011, 97’
Giovedì 26/Thursday 26
21:00/9 pm
Astra/Mastrantonio’s

Marina(r)i Moviers,

Non è certo mia intenzione mancare di rispetto alla tragedia che è successa all’Isola del Giglio, ma questo messaggio ― oltre a NON distruggersi automaticamente dopo sessanta secondi da quando l’avrete letto ― saprà molto di mare-sapore-di-mare. Sia perché ogni volta che succede un fatto che calamita l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, il nostro linguaggio assorbe inevitabilmente il lessico di riferimento (oggi siamo tutti novelli Adam Smith; nell’anno dei mondiali di calcio siamo tutti Galeazzi ― mastichiamo moduli come bistecconi ―; e oggi purtroppo discettiamo di commodori, plance e biscagline) sia perché, cari i miei marina(r)i, mercoledì avete abbandonato il bastimento Lez Muvi e il Capitan Board… 🙁
Ebbene sì, dopo una giornata NO, iniziata NO e finita NO, mi dirigo dal buon Mastrantonio con la speranza di trovare un Movier, un solo piccolissimo, luminosissimo Movier ― i Movier sono fari nella notte: ne basta uno e sei bell’e che salvo. E invece, NO.

Il buon Mastrantonio, coccolamente s’interroga, non sarai mica da sola? E io, con un presentimento grande come una caserma, scuoto il capo con fare un po’ (molto) teatrale, annuisco e declamo: “Caro Mastro, ci sono dei momenti nella vita di un Board in cui il Board deve imparare a cavarsela da solo”. E poi, con fare sempre più teatrale, m’incammino verso la sala, “La morte del cigno” in sottofondo… 🙂

Ma al largo del mare di solitudine, sballottata tra flutti e marosi (marosi??), scorgo laggiù in lontananza una speranza. E no, non è la nave di Friedriech, e no, non è nemmeno un braccio di un Movier ― che avrei dato un braccio per veder spuntare ― e no, non è nemmeno uno sconosciuto dalle fattezze di Fassbender che mi supplica “Ti prego, Board, ti prego, fammi entrare in Lez Muvie”.  😉 No, la speranza è proprio il film, la speranza che sia la mia zattera in una giornata NO, iniziata NO e che magari poteva finire su un “ni”… E invece, NO! Ancora flutti e marosi… 🙁

Mamma mia, che film, Fellows! Un film sulla solitudine dell’uomo occidentale contemporaneo, tanto professionalmente e socialmente capace quanto umanamente e affettivamente incapace ― di amare, di stabilire un contatto umano autentico con gli altri esseri umani. Una storia di afasia comunicativa, dove il silenzio è il linguaggio imperante.

Brandon è un uomo che ha tutto ― un lavoro e una casa da quartieri alti, amici, vita sociale ― un uomo che è tutto. Bello (oh my God, anzi oh mein Gott, bellissimo), raffinato, colto, intelligente, affermato. Ma dietro questo ritratto di perfezione fisica e quotidiana si nasconde la devastazione interiore. Brandon è il Dorian Gray del 2012, divino fuori quanto marcio dentro. Non c’è tuttavia un giudizio morale nei confronti della sua corruzione. La vergogna del titolo non è la condanna cattolica verso una patologia che lo spinge a cercare il sesso ovunque. È piuttosto un turbamento provocato dalla sterilità emotiva che affligge il protagonista, e, metonimicamente, la società in cui si colloca. Il suo bisogno compulsivo di avere rapporti con delle donne è il modo che ha sia per tenere il legame con l’altro solo sul piano carnale e non sentimentale, sia per allontanare la sua omosessualità repressa (ed espressa solo sul finale).
Brandon è una torre d’avorio anche con la sorella, Sissy, una ragazza fragilissima e alla deriva, un personaggio che ho trovato tenerissimo, e che avrebbe solo bisogno di una spalla cui aggrapparsi ― straziante la sua supplica al telefono con qualche partner occasionale, il suo “dimmi che mi ami dimmi che mi ami dimmi che mi ami” senza sosta, fra le lacrime. Brandon le volta la schiena, la spinge nel baratro.
Brandon non trova il modo di amare, e questo è evidente quando cerca di avviare una relazione con la collega. Nel momento in cui si accorge che potrebbe diventare qualcosa di serio, il rapporto naufraga (vedi infatti il rapporto fisico interrotto da lui).
McQueen ha portato la spietatezza su un piano cerebrale. Non l’ha mostrata con la passione. L’ha prima raffreddata, e poi la trasposta in pellicola. Ed è come stare un’ora e mezza dentro una macelleria, uomini e donne ridotti a pezzi di carne, atmosfera illuminata da una luce fredda, una minaccia sanguinolenta che incombe costantemente… E ha fornito a questo processo una cornice metropolitana assolutamente speculare: una New York irriconoscibile, bagnata, anonima, sapientemente spersonalizzata, spogliata di qualsiasi specificità da Grande Mela. New York diventa uno spazio urbano alienato e alienante, in linea con la desolazione emotiva del suo abitante tipo, Brandon. Una delle scene finali è d’alta scuola, con Brandon, che pencola sul bordo della metropolitana, atto scimmiottato all’inizio dalla sorella, che finge di buttarsi, e presago di quello che succederà più avanti… Per Brandon non c’è speranza. E per noi? Quanto “Brandon” siamo? Sembra chiederci il regista…

Ovviamente un film del genere dopo una giornata del genere può dare il colpo di grazia, trascinarti negli abissi… Quindi a uscita sala, ho scosso un’altra volta il capo al buon Mastrantonio, come a dire “Caro Mastro, ci sono dei momenti nella vita di un Board in cui il Board non se la cava AFFATTO da solo”… Tuttavia, ho una mediocre dimestichezza con flutti, marosi e nuoto, e ho sciaguattato (sciaguattato??) fino al mattino… E lì, al mattino, eccola, la scialuppa di salvataggio, guidata dalla Fellow Lover Killer o Killer in Love(r), e giunta in forma di email… 🙂

 “Cara la mia Board, ti stupirò dicendoti che ho fatto i compiti a casa e sta mattina ho guardato “Shame” in streaming.

Questi i commenti della tua “Fellow Lover Killer”:

– Lui bello è bello, anche se continuo a preferire quel bel maschione di Timi.

– Svolgimento del film un po troppo lento, alcune scene da mandare avanti con ” >> ” tipo la sorellina che canta new york new york, lui a cena con la neretta e cameriere impacciato, lui che corre per mezza nyc…

– Dialoghi poveri.

– Belle le musiche

– Lui bravo

Nel complesso non lo boccio, gli do la sufficienza premiando soprattutto il coraggio di parlare di questa nuova piaga sociale”.

 Il Board, provato dalla notte tempestosa, si è ripreso in tempo zero! E dopo aver enormemente ringraziato la Fellow, le ha perdonato i panni pirateschi che ha indossato per la visione in streaming: Lover è un paesino ai confini dell’inimmaginabile e il cinema, un luogo lontanissimo da raggiungere…

Grazie ancora, quindi, alla Fellow Lover Killer: avrebbe potuto guardarsi una qualsiasi commediucola da strapazzo, invece ha seguito la programmazione lezmuviana, e ha pure fatto i compiti a casa. Io, un 9+ glielo do tutto… 😉

Quanto ai suoi commenti (la cui stringatezza è oggetto di plauso da parte mia e soprattutto dei Fellows)… Per me Micheal-der-Gott è un capolavoro. Eccellente nella recitazione (Coppa Volpi strameritata), ma anche uno che potrebbe mettersi calzini bianchi e pantaloni con le pinces (leggere “pèns”) e lasciarti comunque a bocca aperta… La falcata aggraziata con cui taglia New York di corsa fa di lui un Bolt, con la grazia di un Bolle e l’ascendente su un Board… 🙂

Mi permetto di dissentire sul giudizio della Fellow Killer riguardo la versione di “New York New York” cantata da Sissy. È un momento di grandissima emozione e di struggente poesia (forse l’unico momento di poesia) del film. Prendetevi questi 2 minuti e 45 secondi e giudicate voi, http://www.movieplayer.it/video/clip-new-york-new-york-shame_9721/ 

E certe scene, my Killer in Love(r), sono volutamente diluite… Il cameriere impacciato riflette l’impaccio tra Brandon e la collega, e più in generale, la difficoltà di comunicazione citata sopra…

Consiglio la visione di “Shame” con un Trudy vero, finto, a nolo (fate vobis) alto 1.80 da stritolarvi addosso o, alternativamente, un vaso di Nutella di dimensioni morettiane in cui tuffarvi per combattere i momenti amari del film (il Trudy però, magari vero, è decisamente preferibile ;-)).

Prima di passare al Let’s Movie di questa settimana, vorrei comunque ringraziare i Fellow che mi avevano avvertito della loro assenza, tra cui l’Anarcozumi (andata in avanscoperta a vedere “Shame” venerdì perché impegnata mercoledì in un business-trip a Roma che si è magicamente trasformato in una cena in Val di Non con il Principe Emanuele Filiberto, i Neri per caso e assessori versione Schumacher al volonte…e poi non ditemi che l’Anarcozumi non è la regina dell’incredibile…); la Honorary Member Mic, febbricitante e contrariata per le programmazioni a orari troppo tardi, incompatibili con il fenomeno geomorfo della cosiddetta “palpebra calante” di cui è portatrice sana :-); il Sergente Fed FFF e il Fellow D, all’estero per missioni lavorative molto prestige…

Per questa settimana Let’s Movie è lieto di proporre

ALMANYA – La mia famiglia va in Germania
di Yasemin Şamdereli

Presentato fuori concorso al Festival del cinema di Berlino 2011, e campione d’incassi in questi ultimi mesi, “Almanya” è una travolgente commedia turco-tedesca che ha scatenato gli entusiasmi di critica e pubblico, ma soprattutto, un titolo che Mastrantonio ha fortemente voluto includere nel calendario mastrantoniano (sequel del mariano e gregoriano, of course .-)).

Ora Fellows: “Almanya” è una commedia, si ride, non c’è bisogno di portare Trudy di varia dimensione (ma se li portate, most welcome). Quindi, non mi fate naufragar ancora in questo mare, che, contrariamente al nerd recanatese, non mi è affatto dolce… 🙁

E ora, marina(r)i Fellows, aprire il Movie-Maelstrom mi sembra quasi obbligatorio, così come blindare il riassunto giù in cambusa, ringraziarvi (e amabilmente rimbrottarvi!) tanto tanto, e salutarvi con dei saluti, salvagentemente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Vorrei sospingere con delicatezza nel nostro Movie-Maelstrom, la voce e il ricordo di Etta James,  leggenda del black soul, che purtroppo è venuta a mancare la settimana scorsa, dopo aver lottato per anni contro un male avido di globuli bianchi…

In memoriam, due capolavori, http://www.youtube.com/watch?v=_1uunRdQ61M, http://www.youtube.com/watch?v=F0uCsFOhNCE
This is a men’s world, but it wouldn’t be nothing, nothing, nothing without a woman, or a girl…

ALMANYA: Protagonista del film è la famiglia Yilmaz, emigrata in Germania dalla Turchia negli anni ’60 e giunta ormai alla terza generazione. Dopo una vita di sacrifici, il patriarca Hüseyin ha finalmente realizzato il sogno di comprare una casa in Turchia e ora vorrebbe farsi accompagnare fin lì da figli e nipoti per risistemarla. Malgrado lo scetticismo iniziale, la famiglia al completo si mette in viaggio e alle nuove avventure nella terra d’origine si intrecciano i ricordi tragicomici dei primi anni in Germania (Almanya in turco), quando la nuova patria sembrava un posto assurdo in cui vivere.

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