Posts made in febbraio, 2012

Let’s Movie CVIII

Let’s Movie CVIII

QUASI AMICI
di
Olivier Nakache, Eric Toledano
Francia 2011, 112’
Giovedì 1/Thursday 1
21:00/9 pm
Multisala Modena/Smelly Modena

Marc Mességué Moviers!

Io non so se ci credete se vi dico che sto scrivendo questo Let’s Movie dal Charles De Gaulle, l’aeroporto, mentre spio la presentazione powerpoint del tedesco che mi siede accanto — senza poterne copiare i contenuti, purtroppo. Sto rientrando in Italia dopo un weekend Purificativo a Parigi. Perchè Parigi? Parigi Purifica. Poteva essere anche Pinerolo o Piancavallo, ma mi è capitata Parigi, e cosa potevo fare? Non certo mettere i puntini sulle (p)i… 🙂 Quindi tre giorni dans la Ville Lumière con “La vie en rose” in testa…
Qualcuno una volta ha detto “Parigi è così Parigi!”. E aveva ragione. Tutto quello che fai ti sembra speciale… Correre lelong de la Seine, facendo zigzag tra Rive Gauche e Rive Droite… Fingersi bohémien a Montmartre oppure a Saint Germaine des Près, dove mi farei una casettina, a due passi dai Jardins du Luxembourg, come la nostra amicona Gertrude Stein…  Va be’, non vi faccio la Lonely Planet, che è fastidioso je le sais, però sì, Parigi rimane fedele a se stessa… E anche parigine e parigini — un’eleganza, mamma mia, Moviers! Lo spettacolo di una donna con il cappotto color carta da zucchero in-pendant con le polacchine (ma voi vi rendete conto di quanto è difficile trovare il carta da zucchero declinato su delle polacchine?!), mentre legge “L’Assomoir” di Zola (ma voi vi rendete conto di quant’è difficile trovare qualcuno che legga “L’Assomoir”?!). E gli uomini, con dei trench e delle scarpe, mon-dieu delle scarpe vissutissime ma sempre raffinate, comprenez-vous? Il classico esempio di shabby-chic che è così difficile da ricreare e che fa così impazzire il Board… 😉

Un rimpianto? Quello di non aver fatto un giretto su un Bateu Mouche lungo i quais della Senna. Ma la navigabilità, dopo Schettino, non sarà più come quella di una volta, quindi concordIerete con me sulla preferenza della metro… 🙂

Starei qui ore e ore a parlarvi dei sosia di Camus che ho incontrato nel Marais, oppure delle “histoires d’amour” che ho trovato per strada — baci e schiaffi e urla e pianti… Parigi città dell’amore dai mille volti, dalle mille scene(ggiate)… Purtroppo però niente “ore e ore”: fra poco m’imbarco, quindi non ho molta scelta, DEVO essere rapida per forza (lo so cosa state pensando… “Mo’ facciamolo viaggiare più spesso, sto’ Board”…Quels gamins, les Moviers!).

Tra l’altro devo troppo ringraziare la Fellow Fata Jes per due motivi: con una mossa di Movier-recruiting d’alta scuola, ha spinto il Movier MARt giù dal suo pianeta verde-cembra per farlo atterrare su Let’s Movie Island ;-); è venuta al Let’s Movie di martedì proprio con lui, il nostro cine-extraterrestre, che si è dimostrato un savant mica da poco. Pensate che è stato a vedere nientepopodimeno che “Faust”, e dovrei pure ricordarmelo: in sala eravamo io, l’Anarcozumi e altre cinque o sei persone 🙁 … Insomma Sokurov non è roba per tutti i palati… A proposito della nostra Anarchica, ringrazio lei e la Fellow Giuly Jules per aver anticipato la programmazione lezmuviana ed essere andate a vedere “Paradiso amaro” domenica, prima ancora che lo annunciassi — la taumaturgia all’interno del nostro ecosistema, io ve lo ripeto di nuovo, sta raggiungendo livelli preoccupanti…

A proposito del Movier MARt… Con lui mi sento di dovermi scusare: un battesimo con “Paradiso amaro” è quasi peggio del battessimo del Fellow Iak-the-Mate con “Animal Kingdom”…!! Avviso pertanto tuuuutttti Moviers, ma tuuuuuuttti tuuuuuuttti tuuuuuuuttti, di evitare ogni aspettativa se decidessero di vedersi il film: è una delusione-one-one-one su ogni fronte, versante e pure in tutti i mari e in tutti i laghi, via. George Cool-Cool è sempre bravo; ma ettecredo, mi viene da dire, dopo anni di pratica sarà pure in grado di recitare il personaggio più anonimo della storia…cioè, non è che ha dovuto prendere 30 kg o vivere sei mesi con gli indios della Foresta Amazzonica per entrare stanislaskianamente nella parte… Quindi sì, bravo George, ma keep your feet on the ground, man…

Sono rimasta male dall’operazione del regista — io che ti avevo tanto sponsorizzato, Alex, mi combini una cosa del genere 🙁 … Alex Payne (ma nessuna relazione con Max, e spero che tutti abbiate colto la mia perversa passione per l’eroe virtuale), gioca sporco. Ma proprio sporco sporco. Va al Lazzareto e, insieme a Lorenzo, o-come-dicevan-tutti-Renzo, riempie la sporta di magagne: moglie in coma irreversibile che il marito, Matt, ama (e che ovviamente ha capito di amare SOLO dopo l’incidente che l’ha ridotta in fin di vita); moglie fedifraga (perchè volevamo non farle sfogare la trascuratezza da parte del marito in un originalissimo tradimento?? Ma certochennnnno!); figlie ribelli e insopportabili con il padre, Matt, che, dopo l’incidente della moglie, deve cavarsela da solo con loro (scommetto che la leggete già qui, la scontatezza, in questo “cavarsela da solo”, my smart Moviers); on-the-road della domenica con padre, figlie e ragazzo sfigato della figlia (ma sfigato giustificato perchè reduce dalla perdita del proprio padre (perchè volevamo farci mancare qualche magagna nei sub-plots? Ma ari-certochennnno!), l’on-the-road è per andare alla ricerca dell’amante della moglie per proporgli — sentite quà — di darle l’estremo addio prima che le stacchino la spina (Alex Payne ovviamente non ha scordato di ticcare “eutanasia” sul modulo “100 modi per stereotipare”).

Dico che il regista ha giocato sporco perchè punta consapevolmente l’obbiettivo sugli “soft spots” dello spettatore: quelle zone tenere in cui l’identificazione e la compassione sono più facilemente centrabili. Mi riferisco alle situazioni di dolore universale: il letto d’ospedale (=sofferenza+), un amore tradito (=sofferenza++), incomprensione e incomunicabilitàin nei rapporti coniugali e interfamigliari (=sofferenza+++)… Insomma capirete che non ci vuole molto a spiegarsi perchè il 98% degli spettatori esce dalla sala con le lacrime agli occhi — la Fellow Fata in primis :-), ma anche la nostra Anarchica, che comunque ha espresso forti perplessità nei confronti del film.

Insomma, boccio in toto la commercializzazione del dolore proposta in “Paradiso amaro”. È la stessa ricetta che usa Maria De Filippi con “C’è posta per te” e il suo carrozzone di programmi lacrimolenti. In TV sono pronta a tollerarlo — be’, qui dovrei aprire una parentesi che lo schermo “Departs”di là dal powerpoint tedesco non mi permette di aprire — ma al cinema, no, questo non lo tollero. Il cinema deve (dovrebbe) proporci sentimenti classici calati in situzioni nuove, o sentimenti nuovi calati in situazioni classiche — ed è questo che rende il cinema, e l’arte in genere, infinite. Infinite sono le combinazioni. Quando al posto di un film, trovo la tabellina del 3, come nel caso di “Paradiso amaro”, uno schema mandato a memoria che non offre nulla di innovativo (e mi scuso con i puristi della matematica, come il Fellow Fra, per i quali la tabellina del 3 pullula sicuramente di innovazione), quando capito in una situazione del genere, allora davvero sbuffo come solo un francese sbuffa (e sì, sbuffano una cifra, le cousins d’Outre-Alps).

Salvo solo il contesto geografico, le Hawaii, spogliate dalla classica raffigurazione surfin’-in-USA a cui da sempre le accumuniamo. Sono Hawaii squallide, quelle proposte: piscine sporche, sdraio abbandonati, cielo nuvoloso e una sensazione generale di cheapness&fakeness che ricorda molto certe aree dell’America suburbana… Ma anche qui Payne — ma dovrebbe essere “Pain”… — non va fino in fondo: la terra che Matt deve vendere sembra l’Arcadia di Pulci&Boiardo. La rinuncia di Matt a vendere ennemila metri quadri di baia rigogliosa agli impresari edilizi sarebbe stata meno d’impatto se avesse dovuto vendere ennemila ettari di squallore… Insomma, lo squallore termina quando il “no” agli impresari edilizi (di qui in avanti “I cattivi”…) comincia…

Non ci siamo proprio…

Del resto l’onnisapiente Mastrantonio — colui che onni-sa — anche lui tanto speranzoso nei confronti della pellicola di Payne, proferì due parole dopo averlo visto: “’Na ciofeca”… A questo punto, voi Moviers che vi siete persi questo capolavoro potete pure intonare “Rien, rien de rien, je ne regrette rien”…

Ma devo assolutamente proporre il film della settimana, che “Embarque immediat” non mi suona molto bene…

Per questa settimana ho pensato di proporre

QUASI AMICI
di
Olivier Nakache, Eric Toledano

 Non è che ora che sono stata petite parisienne pour trois jours, intenda francofonizzare tout le monde, eh… 🙂 Propongo “Quasi amici” perchè paia abbia avuto un successo strepitoso: leggo che in sole nove settimane dall’uscita (novembre 2011) sia diventato il secondo maggior successo francese di tutti i tempi in numero di spettatori. Credo sia una specie di “Giù al nord” (l’originale, non le brutte/bruttissime copie nostrane) in termini di sintonia creata col pubblico. Inoltre sembra aver anche conquistato la critica. Spero non discriminiate un film che “fa ridere a crepapelle”, come è stato definito in patria (non lo discrimineremo, vero?!?). 😉

Ora una ringraziamento speciale all’Anarcozumi e alla Honorary Member Mic, che questa sera, in punti diversi di Trentoville, seguiranno la Notte degli Oscar come inviate speciali Let’s Movie — la Zu in una proiezione privata molto hollywood-style come le si addice, e la Honorary Member Mic dalla sede Mic-from-the-blocks di Roncabronx. Insomma, copertura lezmuviana totale su tutto il territorio… 😉

Spero tanto che alla commissione degli Academy Awards non facciano i furbi: il voto di Let’s Movie per “The Artist” vale triplo…

Questo ultime righe ve le scrivo fra le nuvole,  in un punto in movimento perpetuo tra la Provenza e il Brennero… Vi ringrazio sempre dell’attenzione, my Fellows, e scusate questo Let’s Movie cucito in modo ubiquito, e spedito ora, chez moi…
Il riassuntino stasera è giù in sala massaggi al piano terra, il Maelstrom invaderà l’aerea scrub al mezzanino, e i saluti che vi porgo, quelli sono lenitivamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard

Getto gettitamente getto nel Movie Maelstrom un film che ho visto venerdì sera al Cinema Bastille. (Il Board non poteva mancare una serata “cinéma”, nella ville des frères Lumières, vous comprenez, mes chers). “Detachement” di Tony Kaye merita tutti gli hurrà che abbiamo dovuto soffocare durante “Paradiso amaro”. C’è un Adrien Ady Brody che ti viene voglia di rinchiudertelo in  casa e buttare via la chiave… Servendosi di un linguaggio tra documentaristico e intimistico, il film è il racconto straziante, struggente, spiazzante di un supplente (un altro po’ di participio presente, mesieurs??) che ragiona sul proprio lavoro d’insegnante, e sulla situazione in cui versa l’istruzione americana — poi ci lamentiamo noi, ma oltreoceano, man, it is bloody scaring… Se mai uscirà in Italia — io lo spero — vi prego di andare a vederlo. Perderlo sarebbe una perdita…  Je vous en pris…

QUASI AMICI: Dopo un incidente di parapendio che lo ha reso paraplegico, il ricco aristocratico Philippe assume Driss, ragazzo di periferia appena uscito dalla prigione, come badante personale; per dirla senza troppi giri di parole, la persona meno adatta per questo incarico.
L’improbabile connubio genera altrettanto improbabili incontri tra Vivaldi e gli Earth, Wind, dizione perfetta e slang di strada, completi eleganti e tute da ginnastica.
Due universi opposti entrano in rotta di collisione ma per quanto strano possa sembrare prima dello scontro finale troveranno un punto d’incontro che sfocerà in un’amicizia folle, comica, profonda quanto inaspettata che li renderà… intoccabili.

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Let’s Movie CVII

Let’s Movie CVII

PARADISO AMARO
di Alexandre Payne
USA, 2011, 115’
Martedì 21/Tuesday 21
21:15/9.15 pm
Astra/Mastrantonio’s

Mezzogiorno-di-Fuoco Moviers&Fellows!

Se ne videro delle belle, martedì sulla strada polverosa davanti al Saloon Mastrantonio. Cespugli rotolanti, l’ululato di un coyote in  lontananza, e la vecchia che sbarra la porta e si guarda la scena da dietro le tende. (Ma la bellezza dei cliché?!).

Ed ecco arrivare laggiù tre tipi loschi ma bellissimi, l’aria di chi vuol regolare conti. Sono armati fino ai denti, e no, non sono Il Buono, Il Brutto e il Cattivo, sono i tre dell’Ave Moviemaria: il Sergente Fed FFF, la Honorary Member Mic e il Board. Una Colt, un Winchester e un Bazooka (che il Board è affezionato al suo Bazooka e non se ne separa mai) 😉 avanzano nella polvere in cerca del Gringo che ha seminato il panico sole-cuore-amore per tutta la contea: lui, il Gringo Valentino, che fa San di nome. Lo avvistano tra il Saloon del Mastro e l’Emporio degli Oleson (mammia, la Casa nella Prateria!), e tutto avviene in fretta, in un’atmosfera sospesa da coraggio-fatti-ammazzare. Parton tre colpi. Boom Boom Boom. E il Gringo stramazza. I tre si guardano compiaciuti, e si lasciano sfuggire un sorrisino “Done!” 😉 . Ma non si accorgono, i tre dell’Ave Moviemaria, che il Gringo non è schiattato. Dalla pozza rosa confetto in cui ha agonizzato per due secondi, si rialza incolume (manco gli zombie di Max Payne), restituisce lo sguardo compiaciuto e attacca a ridere. Una risata tra Gongolo e Crudelia Demon… E i tre Western Moviers allora capiscono. Il Gringo Valentino non muore mannaggia-mai, torna sempre. It is always back. Come i Backstreet Boys. Cavolo. 🙁

Ed è così che i tre, dopo aver soffiato via il fumo dalle canne fumanti e la polvere dai Camperos, si dirigono dal buon Mastro al Saloon, per annegare i dispiaceri nel cine-whiskey della casa.

Purtroppo i tre dell’Ave Moviemaria non avevano al loro fianco la Dolly Parton di Sopramontown, la nostra Anarcozumi ― atterrata dall’influenza ― e la nostra Calamity Jane Jules ― impegnata con la pallavolo. Ma abbiamo moltissimamente molto apprezzato la solerzia che hanno messo nell’avvertire il Board per tempo. 🙂

Tutto questo giringiro Peckinpah per farvi capire che il genere western ha un suo gran perché, come mi disse una volta il WG Mat, e per posticipare il commento a “Le nevi del Kilimangiaro”…

Dunque, dovete sapere che io non leggo mai i riassunti, e anche la Honorary Member Mic — e anche il Sergente, a quanto pare, anche se s’ingegna un casino a rintracciare il suo nomino nella movie-mail, grrrr…. 🙂

Io copioeincollo molto automa: non voglio rovinarmi la sorpresa della trama. Ora però non pensate che proponga i film così, random… A grandi linee so di cosa parlano, ma rifiuto i dettagli: voglio rintracciarli sullo schermo, non in un riassunto — e senza usare il tasto “Search”, Sergente!

Insomma, per “Le nevi del Kilimangiaro” non sapevo cosa aspettarmi. Ma certo non mi sarei MAI aspettata la versione francese di “A Christmas Carrol” (e pure senza il caro vecchio Scrudge!); alla Mic è venuto in mente “Oliver Twist”. Insomma, Dickens. Una fiabetta di brave personcine a modino: il marito Michel, operaio e sindacalista, buono buono, perde il lavoro ma non si abbatte e dai-che-ce-la-fa tira avanti; la moglie Claire badante e domestica, buona buona, che lavora, cucina, pulisce e stira e ammira e dai-che-ce-la-fa pure lei. Questo bel quadretto con il bel mare turchese della Provenza sullo sfondo, si rompe quando un giovane operaio licenziato insieme a Michel li aggredisce in casa loro e li deruba dei loro risparmi (e “risparmi” fa già Dickens). Ta da da dan: l’armonia s’infrange ed è il caos. Michel entra in crisi (per tipo 5 minuti) e poi cosa-mi-ti-decide? Di aiutare i fratellini dell’operaio ladro, che nel frattempo è stato arrestato. Ma indovinate un po’ cosa mi-ti-decide Claire? Oltre a fare la badante, a distribuire volantini, a pulire-cucinare-stirare-e-ammirare, comincia a prendersi cura di loro e la sera, prima di rincasare, passa dai due ragazzini a fare le faccende (perché ovviamente la madre è una poco di buono, e il padre insesitente — quando si dice l’originalità). Alla fine i due coniugi prendono in custodia i due ragazzini mentre il loro fratello maggiore sconta la pena in carcere. Dickens, insomma, in tutta la sua estasi etica. E se non fosse Dickens, Michel e Claire sarebbero usciti da un cartone animato di Walt Disney. Sono puri, buoni, bravi. E quando Michael non si trattiene e schiaffeggia il ragazzo che li ha derubati (cioè, dico, non ha dato uno sberlone a Ghandi), sprofonda in una crisi esistenziale che Amleto in confronto è Topo Gigio. Come vedete, non riesco a non fare della ih-ih ironia… Ma il film naviga davvero acque confuse tra favola e dramma sociale. E nessuna delle due, secondo me, raggiunge piena maturità, anzi, si cannibalizzano a vicenda. Anche i momenti nostalgici “ti ricordi quando avevamo 20 anni e anarcozumicombattevamo sulle barricate? Cosa avremmo detto di noi, se ci fossimo visti oggi, così borghesi?” (Borghesi?? Lui operaio e lei badante, borghesi?? E allora i Simpson sono facoltosi della Springfield bene??), boh, non sono credibili. E la lotta di classe in questa chiave wanna-be fantastico-mondo-di-amelie, bah, proprio proprio non mi convince. Sarà un mio limite…

Per capire un po’ di più, sono andata a cercarmi la poesia di Victor Hugo da cui il regista ha preso ispirazione, “Les Pauvres Gens”, “La povera gente”, dove si racconta di una coppia di pescatori che adotta i figli della loro vicina morta, dando loro un tetto e una nuova famiglia e offrendo così solidarietà a chi è meno fortunato (se volete gradire il testo en français 🙂 http://poesie.webnet.fr/lesgrandsclassiques/poemes/victor_hugo/les_pauvres_gens.html) … Bah, sarà che mi aspetto altri modi in cui proporre la speranza e l’altruismo, modi senza melodramma. “Miracolo a Le Havre”, per esempio, è nettamente — nettissimamente — superiore, film rarefatto e iconografico che è riuscito a cogliere l’essenza della solidarietà ma senza occhioni pieni di lacrime. Non so cosa salvare del film di Guédiguian, onestamente. Forse l’attore Jean-Pierre Darroussin, protagonista di “Le Nevi del Kilimangiaro”, e pure di “Miracolo a Le Havre” (il mondo è estremamente piccolo) nonché sosia di Mastrantonio… Sì, forse salvo lui, (per la somiglianza con Mastrantonio, naturalmente :-)) e tutto il resto, be’, è noia…

A questo kaurismaki-proposito, vi invito caldamente a guardare giù nel Movie-Maelstrom perché abbiamo un Fellow da accogliere, il Movier MARt… Ma non vi anticipo nulla… 😉

Ma che bella la programmazione lezmuviana di questa settimana! L’Anarcozumi sarà guarita, mi auguro, perché George is here…

PARADISO AMARO
di Alexandre Payne

Non so se avete presente il regista, Alexandre Payne… Ha diretto “Sideways” e “A proposito di Schmidt”, due film a cui sono legata per ragioni un po’ inspiegabili — credo di aver visto “A proposito di Schmidt” almeno 6 volte, con lo straordinario Jack Nicholson che si ritrova, e “Sideways” è quella commistione di esilarante e tragico che mi fa letteralmente impazzire. Poi in “Paradiso amaro” c’è George Cool-Cool-Clooney, a quanto mi si dice imbruttito — i belli imbruttiti sono anche più belli dei bellii belli (scusate il de bello gallico :-)). Ho sentito dire che il film ha incantato gli spettatori un po’ di tutto il mondo… Vogliamo, noi lezmuvier, rinunciare all’incanto? Giammai!

Quindi vi aspetto.  Tutti. Punto. Basta. Dai. Please.

Questa mania di chiudere aprendo il Maelstrom mi piace sempre di più — per quanto il Maelstrom stia cominciando a divorare di tutto e di più, non solo movies… Ma cheffacciamo, ci mettiamo a fare la raccolta differenziata anche in Let’s Movie?!?! No dai, discaricabusiviamo almeno qui, e nel Movie Maelstrom buttiamoci di tutto!! 🙂

Il riassunto, stasera, lo trovate laggiù nel Wild Wild West, e i ringraziamenti, be quelli ve li ho appena lasciati accanto al dondolo-gnic-gnic nel portico, e i saluti, oggi, sono diligenZemente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard

Vedete un po’ come il Fellow Fiiiiiiii ci descrive Let’s Movie: “In ogni caso, I revel in Let’s Movie, questo LHC del pensiero dove gusti e opinioni accelerano e si scontrano dando origine a nuova e inattesa materia (grigia)! Do I hear AMEN? AMEN! 🙂

E guardate che razza di post si risucchia il Movie Maelstrom! Venerdì ho trovato questa delizia nel Baby Blog, che si sta ancora leccando le dita… Viene dal neo-Fellow MARt, un cine-extraterrestre piovuto da qualche pianeta fantastico sulle spiagge letsmoviane… “Miracolo a Trento”! Grazie, MARt (si è pure cine-battezzato da solo!), ti prego frequentaci! Abbiamo bisogno di Fellows che apprezzano Kaurismaki, che usano espressioni come “antidialogo” e che entrino in Let’s Movie senza boardiane precettazioni….! 🙂
Grazie di aver scelto le nostre spiagge pazze…

Dal Fellow Mart:

“Sono un intruso disperso fra le infinite righe di questi post. Sto apprezzando ma non so se posso permettermi. Ma venero Kaurismaki e quindi non resisterò.
Quindi, oltre a quest’ultimo apprezzabilissimo Le Havre, mi permetto di segnalare / segnalarvi (o consigliare all’autrice, non ho ben capito quante mani e occhi ci siano sotto cotanto lavoro) almeno altri due imperdibili:
L’uomo senza passato e Le luci della sera.
Se ci si vuole poi proprio ribaltare sul divano ma di tanto in tanto alzarsi per qualche passettino a tempo, anche Leningrad Cowboys go America, non può essere perso.

Kaurismaki è l’essenza della rappresentazione cinica ma ironica, dell’antidialogo e dell’uso sostitutivo dell’espressione del corpo e del volto. Le sue storie e i suoi personaggi stanno sempre ai limiti e quindi pare abbastanza normale che abbiano poco voglia di parlare. Ma riescono immancabilmente nel doppio e apparentemente inconciliabile compito di fare riflettere e sorridere”.

PARADISO AMARO:  Le Hawaii non sono esattamente il paradiso in terra che tutti crediamo: almeno non lo sono più per uno dei suoi abitanti, Matt King. Sua moglie Elizabeth ha appena avuto un incidente che l’ha gettata in coma, e non si riprenderà più. Non resta che staccare le macchine che la tengono ancora in vita. Da anni troppo concentrato sul suo lavoro, l’uomo si ritrova con due figlie che ormai non conosce più. Il dolore di Matt per la tragedia subita si trasforma in frustrazione quando scopre che sua moglie aveva una relazione extraconiugale, e stava per chiedere il divorzio. Il marito tradito e disperato si lancia allora alla ricerca dell’amante della sua sfortunata consorte…

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Hemingway: “La mia opinione è che lo odio”. Gil: “ Ma non l’ha nemmeno letto!” Hemingway: “Se è brutto lo odio perché odio la brutta prosa, se è buono sono invidioso e lo odio ancora di più. Non chiedere mai il parere di un altro scrittore” — MIDNIGHT IN PARIS

di Woody Allen, da Let’s Movie XCVI — su segnalazione del Fellow Fiiiiiii, Responsabile Let’s Movie della sede distaccata di Pisa-Reggio

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Let’s Movie CVI

Let’s Movie CVI

LE NEVI DEL KILIMANGIARO
di Robert Guédiguian
Francia, 2011, 107’
Martedì 14/Tuesday 14
Ore 21:00/9:00 pm
Astra/Mastrantonio’s

Minaccia-Melassa Moviers,

Il Let’s Movie di mercoledì riprova che esistono ancora film per maschietti e film per femminucce — la sala 1 dello Smelly Modena contava 18 crani, di cui due femminili ma accompagnati da un nugolo di accompagnatori maschi. Dimostra altresì che Lez Muvie sovverte questo pattern e innesca un processo di gender-revolution.

Orfana del Sergente Fed FFF, impegnato in terra d’Irlanda,  la compagine lezmuviana risultava così costituita: l’Anarcozumi, l’Honorary Member Mic e il Board, tutte e tre in tenuta da combattimento: l’Anarcozumi con il suo bravo lacrimogeno in borsa perché il riot è sempre dietro l’angolo; l’Honorary Member Mic, in tenuta anticombattimento,  visto che arrivava a piedi dallo scary Roncabronx (cioè, dico a piedi… Ormai lo sapete: Roncabronx sta a Downtown Trento come il Quartiere Zen sta a Palermo, o come Via Anelli sta a Padova — e vi prego, denunciate pure il Blah-Blah Board che parla di quartieri in cui non ha mai messo piede :-)); e il Board, che è sempre pronto all’azione collettiva contro il potere pre-costituito (“azione collettiva contro il potere pre-costituito” fa una gran scena, quindo consiglio di utilizzarlo abbastanza spesso).

Dunque, parto dal presupposto che ACAB, All Cops Are Bastards, è una verità incontrovertibile condivisa da tutti, no? (Uh, molto criminal Board qui…).  😉

Il film ha incassato un totale di ben sei pollici su e tre sorrisoni di “Approved” dietro le mascherine anti-smell. E anche qui, guardate, è sempre una questione di aspettative. Siamo partite con zero aspettative zero. Siamo partite come tre che vanno a vedere un film da maschi — e davvero si percepiva una specie di virile esaltazione in sala quando dallo schermo arrivavano cori, battute d’effetto, o momenti I’m-a-macho-man (tipo la scena del pogo — ma si dice pogo, pogaggio o pogamento?? ), un film piccolo piccolo, girato con pochi soldi, e per di più da un regista, Stefano Sollima, che si è sempre occupato di fiction (“Romanzo criminale”, “La squadra”), e che è alla sua prima produzione cinematografica — naturalmente l’omissione di questo dettaglio sull’opera prima è sempre riconducibile al lato watergate che alberga in ciascuno di noi, ricordate no? 😉

Quindi immaginateci, noi tre lì che partiamo con un superbo e snobbish “Ts, vediamo un po’ che ci combina questo…”, fronte corrugata d’ordinanza e gambe tronista-spaparanzato-in-trono, e, mano a mano che il film prende piede, dirottiamo verso un “anvedi però”… Credo che Sollima sia riuscito in un’operazione rarissima, preziosa e apprezzabilmente disturbante: ha mostrato le due parti in causa — la Celere e gli ultras — senza schierarsi e soprattutto senza dare allo spettatore la possibilità di schierarsi, o di farlo  a cuor leggero. Zero bianco, zero nero: finalmente il grigio, Fellows! Finalmente il GRIGIOOOO! Dopo ennemila americanate “forze del male versus forze del bene” eccoci finalmente davanti alla nostra realtà. Letteralmente la “nostra realtà”, giacché il film include episodi accaduti nella storia italiana recente, come la morte del poliziotto Raciti, oppure del tifoso Di Sandro, oppure l’evacuazione del campo Rom di Roma dopo l’assassinio di Francesca Reggiani. Le trame o sottotrame di A.C.A.B. lo fanno avanzare a zigzag tra i due punti di vista, Celere da una parte e il resto-del-mondo dall’altra. E zigzagando, scivolate via con lui, non riuscendo ad occupare stabilmente una posizione. Nel momento in cui la Celere vi sembra una gabbia di matti esaltati con effigi del Duce sparse per le case dei celerini e riti d’iniziazione da “365 all’alba”, passa a mostrarvi tre rumeni che insozzano gratuitamente  una piazza romana, così, giusto per il gusto d’insozzare. È una scena molto disturbante, questa.
Io ve lo dico, sono una che si scaglia da sempre contro le posizioni di aria fascio-padana  “L’Italia agli italiani” — posizioni qui sposate dai celerini e dai gruppi di estrema destra …Ma obbiettivamente, quando vedi un uomo che non ha rispetto per il luogo in cui vive, ti viene voglia di andargli contro. Se uno fa pipì in una piazza pubblica e la tratta come una discarica, va punito — mmm, meglio sanzionato, va’ — indipendentemente dalla sua cittadinanza. Invece sembra che la cittadinanza faccia la differenza, la faccia eccome… Per me la pipì è pipì, rumena o italiana che sia; i rifiuti son sempre rifiuti, che sian gettati da mano straniera o italiana… Ma capisco che questo possa non essere condiviso… So che è un discorso molto complesso e delicato… E il film è riuscito proprio perché scuote le certezze dello spettatore… è terremotante! E guardate che terremotare non è cosa da poco: siamo tutti arroccati sulle nostre brave — e magrai iper-democratiche — posizioni, e mi ci metto io per prima. Sentire il terreno delle certezze cominciare a traballarvi sotto i piedi è naturalmente destabilizzante, ma utilissimo. Ti fa capire che ogni situazione va presa con le pinze e valutata individualmente, e che non può essere giudicata partendo da atteggiamenti assurti a dogma.

Cosa ci fa capire questo? Be’, che la pipì non è mai SOLO pipì. 🙂

La storia di Mazinga — non quello dai raggi fotonici — capo celerino e padre che si ritrova — danno-e-beffa — con un figlio militante in un collettivo simil Casa Pound, traduce perfettamente il dissidio, e l’insanabilità del dissidio, fra le due parti avverse. Il fatto è, my Moviers, che ci si pone la domanda: dove sta il giusto? Nel celerino che “protegge” lo stato dai delinquenti? Oppure nel celerino che decide di denunciare i due compagni che si sono fatti giustizia da soli? La cosa sorprendente è che il linguaggio che accomuna queste fazioni così opposte è lo stesso: l’esaltazione, il cameratismo, la fratellanza spinta agli eccessi, la violenza come unico mezzo.
Bella la scena in cui Cobra, il celerino prosciolto dalle accuse di aggressione, comincia a pogare con i compagni per i corridoi del Quartier Generale…Poga come pogano quelli di estrema destra che riempiono di motti fascisti le pareti dei loro centri… E bello, bellissimo, il tormentone su cui attaca il film “Celerino-Figlio-di-Put*ana”! Diventa un inno intonato dal mondo dei tifosi ma paradossalmente fischiettato dai Celerini stessi  per darsi la carica prima di “andare in guerra”. Diventa anche la colonna sonora del day-after dell’Anarcozumi, dell’Honorary Member Mic e del Board, che per tutto giovedì (e a tratti anche ora) non hanno fatto altro che canticchiarsi in testa “Celerino-Figlio-di-Put*ana”!

Certo, A.C.A.B. ha delle sporcature dovute, credo, alla mancanza di maturità cinematografica del regista (in cui tuttavia riponiamo molta fiducia). Ecco sì, magari il medico rubato a “Cento vetrine” (fortunatamente solo per due battute, ma che hanno fatto trasalire  la compagine lezmuviana), oppure la piazzata napoletana di Nigro davanti al Viminale, potevano esserci risparmiate, ma a risollevare il piatto della bilancia abbiamo un Fu-Fiuuu Favino davvero bravissimo. Pensavo che la critica lo stesse sopravvalutando come attore: invece ero io che lo stavo erroneamente sottovalutando. A Pierfranccé, sei er mejjo. 🙂

La scorsa volta ho scordato di dire che il film è argomento d’esame se volete passare “Cine-storia contemporanea I”. Gli iscritti all’orale sono: il Fellow Giak, il Fellow Testone da Testaccio, il Fellow Menagramo, il Fellow Fiiii, il Fellow Andy The Situation Phelbs (always-with-us), il Fellow Big (che stavolta NON poteva proprio mancare, e, viuuuuulenza, è mancato!), il trio veronese Fellow Deportami, Fellow Tecnico e Fellow Reverendo, e la Fellow Lover Killer — a cui comunichiamo che “Pierfranccé è er mejjo” 😉

Questa settimana Let’s Movie è tutt’un gongolame nel proporvi

LE NEVI DEL KILIMANGIARO
di Robert Guédiguian

Il menu letsmuviano offre questo piatto unico per le seguenti motivazioni:

  1. Il Baord e il Fellow Testone del Testaccio, ResponsabileLet’s Movie di Siena-Roma, avrebbero dovuto vedere il film al Cinema Sacher nella trasferta capitolina di novembre. Poi però la Roma-by-night-on-a-motorbike ha distolto i due motociclisti dai buoni propositi cinematografici… Quindi chiedo ufficialmente al mio Fellow Testone di cercareil film e fare una visione in sync con noi, in modo da recuperare l’eccesso di sloppiness che ci ha caratterizzato in quel weekend. Will you, Davide? 🙂
  2. Questo titolo perché non potevamo certo proporvi “Sunshine” o “ Scandalo al sole” in quest’Italia no-more-boot-but-moonboot. Vorrei dire che Let’s Movie è la cartina di TORNASOLE in chiave cinematografica del meteo di oggi, ma mi sembra concettualmente antitetica come frase… voi che dite? Son pazza????
  3. Questo Let’s Movie offre una valida alternativa al 14 febbraio, giornata in cui le strade vomitano cuori rossi e occhioni bambi…Uuurgh, the Board is not in the mood! I Fellow single possono trovare in Let’s Movie un rifugio sicuro contro la “minaccia melassa”… E i Fellow accoppiati possono trovare le poltroncine dell’ammmmooore dal buon Mastro! Come vedete, Bipartisan Board … 😉
  4. Vi garantisco che sarà bellissimo ritornare ai campi fioriti di Mastrantonio dopo la discarica atomica dello Smelly… 🙂
  5. Il quinto motivo — l’unico che davvero conta! — è il valore del film: presentato e accolto con entusiasmo al Festival di Cannes 2011 nella sezione “Un Certain Regard”, si è aggiudicato il Premio LUX 2011 e il Premio Lumière per la miglior sceneggiatura. Il pedigree c’è tutto. Per vedere se l’esemplare è di razza, non dobbiamo fare altro che trasformarci tutti in bravi dog-sitter e trovarci da Mastrantonio martedì. (L’importante è che non abbandoniate Bun Bun Board… 🙁 )

E con questo, miei adorati Moviers, passo e chiudo per questa sera. A volte credo davvero che Lez Muvie e voialtri tutti siate il mio Prozack… Vorrei prendere un Canadair e lanciare pacchi letsmuviani in giro per il mondo….

Ora un piccolo scorcio di Maelstrom, il riassuntino che vi lancio già in curva sud come i lacrimogeni dell’Anarcozumi, e dei saluti, (ri)bell(ic)(os)amente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard

Nel weekend il CdA di Let’s Movie si è riunito su iniziativa della regale Honorary Member Mic per rivedere “8 Mile”, IN LINGUA ORIGINALE ― e vi assicuro che è tutt’un ameno “uoddefffak” e “spin dat shit”, che consigliamo. 🙂 Vi informiamo che Eminem, detto Emmie-the-Pooh (perché vuol fare tanto il duro ma in realtà dietro tutti quei capucci nasconde un animo Winnie da stritolarsi addosso) potrebbe diventare il consigliere musicale di Let’s Movie… Come dire, il CdA ha una certa simpatia per lui… 😉

Scherzi a parte, guardatevi “8 Mile” (di Curtis Hanson, 2002)… Belle musiche, bella storia, bel finale, bella zio.

Ah, già che sono nel Maelstromm, che ne dite se ci spacchiamo tutti le orecchie e zompiamo un po’ in giro per il salotto con “Police On My Back” dei Clash, direttamente dalla scena ACABiana del pogo-pogaggio-pogamento? http://www.youtube.com/watch?v=1u4Sr9510m4

LE NEVI DEL KILIMANGIARO: Nonostante la recente perdita del lavoro, Michel vive felicemente, circondato dall’affetto degli amici, dei figli e dei nipoti, insieme alla moglie Claire con la quale ha condiviso trent’anni di matrimonio e di impegno politico. Le loro coscienze sono immacolate tanto quanto la loro visione della vita. Questa armonia viene spezzata il giorno in cui due sconosciuti armati entrano nella loro casa derubandoli dei loro risparmi e lasciandoli sotto shock. Lo shock è ancora più forte quando scoprono che l’aggressione è opera di un giovane operaio licenziato insieme a Michel. Quella violenza è opera di uno di loro. Se l’interrogativo è amaro – per chi e per cosa abbiamo lottato?

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Let’s Movie CV

Let’s Movie CV

A.C.A.B.
All Cops Are Bastards
di Stefano Solima
Italia 2011, 112’
Mercoledì 8/Wednesday 8
Ore 22:00/10:00 pm
Multisala Modena/Smelly Modena

MeteoMatto Moviers,

Che qualcuno di voi mi spieghi, please, il ribaltamento meteorologico dell’Italia in questo folle febbraio. No perché Roma piegata dal picio-pacio e il triangolo deI bermuda Bologna-Rimini-Riccione, tremebondo sotto metri di neve,  mentre qui abbiamo una Trento nuda nuda come mamma-natura l’ha fattta, zero-neve-zero-thanks-God-the-Allmighty, mi lascia al quanto stupefatta.  Quindi, giusto per una questione di curiosità personale, qualcuno potrebbe spiegarmi questa faccenda dell’inversione geo-termica? Come sempre siamo diventati tutti una mandria di Giuliacci Father&Son, e non facciamo altro che compilare tabelle Excel di “Torino -16, Bologna -14,  Milano -9, Venezia  -10, Genova -7”, e naturalmente non facciamo che parlare di lui, Buran, l’abominevole vento delle nevi. Ma come sempre, non ci capiamo molto ― sempre chiacchiere & distintivo, noi italiani. Pertanto, se qualcuno di voi è un parente VERO della holding Giuliacci Father&Son, vi prego, c’illumini d’immenso. 🙂

Ma andiamo oltre la coltre…

Lasciatemi cominciare con il cappello sulle ventitré dell’Anarcozumi e sui suoi guantini in pelle verde, che mi hanno accolto con tutta la loro pariginità da Mastrantonio mercoledì scorso. Un cappello sulle ventitré e un paio di guantini di pelle verde trasformano la nostra anarchica trentina in una perfetta petite parisienne da far invidia a Oui-je-suis-Catherine-Deneuve. Peccato non ci foste a vederla (e questo è uno dei 1476 buoni motivi ― motivo più motivo meno ― per non perdere Let’s Movie) ;-). Il Sergente Fed FFF si merita la seconda medaglia al valore per essersi scarrozzato un partner di progetto Deutschland-uber-alles per tutto il giorno (cena compresa), e per averlo strategicamente sbolognato alla stazione poco prima dell’inizio del film. Sergente, missione “mi-sbarazzo-del-nemico-e-corro-corro-corro-dal-Mastro” compiuta. Meno male che a noi non piacciono i nomi di altisonanza americana, altrimenti “Enduring Sergent” non te lo toglieva nessuno. 🙂

“The Iron Lady”…BAH… No, aspettate…. Non guartdatemi con quello sguardo “Te l’avevamo detto, Board”…. Già Mastrantonio, in merito al film, aveva sospirato un “Insomma…” presago di sventura ― presagio che il Board aveva watergateianamente insabbiato ai Moviers, eh eh eh, perché mica si chiama giocondo (si chiama Board) e non si tirerebbe mai la zappa sui piedi rivelando una titubanza Mastrantoniana prima della visione del film, con il rischio di demotivare preziosi Moviers… In fondo, ammettiamolo, c’è un po’ di Nixon in ciascuno di noi… 🙂

Ma fatemi partire sulla nota positiva. Il si-si-si-si (letto come lo gorgheggerebbe la Callas) va tutto a lei, la nostra Meryl che è Streep come Streeeeeeeeepitosa! E credetemi quando vi dico che “The Iron Lady” esiste perché Meryl esiste, perché è lei che dà carne al personaggio, perché è lei IL film. Senza Meryl sarebbe uno di quei drammetti strappalacrime che Canale 5 è uso (uso??) trasmettere nei pomeriggi estivi all’interno del ciclo “Tante Storie”, quando antonio-fa-caldo e le casalinghe disperate si disperano casalinghe ― ovviamente la vostra acutissima domanda “Ma allora come fai tu, oh Board, a sapere dell’esistenza del  ciclo “Tante Storie”?” conosce una sola sensatissima risposta: “Perché il Board, oh Fellows, sarà anche un filino schizzinosetto sul cibo (!!), ma quanto a cinematografia trash e non, è sempre stato soggetto a bulimia cronica, e ingurgita quantità di junk film food che voi umani non potete nemmeno immaginare…. 🙂

Insomma, lei, Meryl. Suprema. Ma che dico suprema? Suprerrima. Condivido il commento della Fellow Choco-Bar(bara): “Meryl Streep può pure recitare l’elenco del telefono”. Sì, perché nel corso della sua carriera le hanno dato qualsiasi copione ― ma davvero la-qualunque. Dalla madre divorziante e struggente di “Kramer contro Kramer” (che, come tutti sapete, è la versione lezmuviana di “tre tigri contro tre trigri :-)), all’eroina blixeniana tra i kikuiu di “La mia Africa” (con quel Robert Redford lì che ti fa strillare “Fatemi entrare in quel film! VOGLIO incontrare un uomo così!”), dalla crudelica Miranda Priestley in “Il diavolo veste Prada” (che per un certo periodo di tempo funse ― funse?? ― da specchio per il Board a Los Angeles… Non scorderemo mai, io e i miei Fellows Guys from L.A. i tanti “Saraaaaaaaaaaaaaaaaa” gridati giù per i corridoi dell’Istituto Italiano di Cultura da un FV Director simil-Miranda Priestley, e i tacchi della Saraaaaaaaaaaaaaa precipitarsi a mo’ di un obbedisco garibaldino… :-(), alla meravigliosa Francesca, moglie insoddisfatta che incontra la passione dopo una vita di casalinga disperazione in “I ponti di Madison County” (con quel Clint Eastwood lì che ti fa strillare pure lui “Fatemi entrare in quel film! VOGLIO incontrare un uomo così!”)… Ma come dimenticare “The Hours” (preferito in assoluto!), oppure “La morte ti fa bella”, oppure “Il cacciatore”? E “La casa degli spiriti”, dove lo mettiamo? E “Il dubbio”… I i film che dimostrano la sua versatilità interpretativa sono talmente tanti che c’è la certezza di dimenticarne qualcuno per strada… Persino in un film insulso come “Julia&Julia” è eccelsa. Perfino nei panni della canoista in un improbabile (benché famosissimo) “The River Wild”.

Come vedete ho fatto l’apologia di Meryl per dimostrare quanto il talento di un artista possa illuminare l’opacità di un prodotto dozzinale come “The Iron Lady”. Non è un biopic (troppo approssimativo), non è un’opera di fantasia (troppe velleità cronachistiche) ma non è nemmeno un docu-film (troppo parziale). Un film che non sceglie quale codice identitario adottare è un film che finisce per scricchiolare. E  “The Iron Lady” scricchiola di brutto. Ora,confesso che la Thatcher è un personaggio che rimane particolarmente indigesto (per lo meno a me, che l’unica possibilità Tory che concepisco è Amos). Ma fare quello che ha fatto la regista Lloyd, ovvero puntare sulla decadenza fisica di un personaggio per mostrarne il lato umano, è una scelta scontata, banale e pure un po’ scorretta. Affidare all’Alzheimer la redenzione di un personaggio storicamente esistito è pericoloso: può scatenare dei processi di revisionismo storico ad alto rischio malinterpretazioni. Uno spettatore giovane, o poco pratico di storia della Gran Bretagna durante gli anni ’70, potrebbe pensare che la Thatcher fosse una specie di femminista radicale la cui irremovibilità politica era una specie di reazione alla maschilità dell’ambiente politico dell’epoca, e quindi sostanzialmente giustificata o giustificabile. Questo meccanismo semplificativo è decisamente pernicioso: è come dire, siccome sono donna e devo dimostrare di essere determinata tanto quanto un uomo, non cedo su nulla: tartasso i minatori, faccio il pugno duro con l’IRA, mando al macello soldati inglesi (e argentini) alle Falklands, who cares….
Il film sembra sposare questa tesi. E, come dicevamo, si affida alla lacrimosità che suscita l’immagine di una povera vecchia malata intrappolata nei ricordi e perseguitata dal fantasma del marito. È come se il film guardasse con riverenza alla ferreità del personaggio, e  anche quando  cerca di mostrare i lividi provocati dal suo pugno duro, non riuscisse a farlo con convizione ― il modo in cui è stato gestito il caso Falklands nel film ne è la riprova.
l film è platealmente dalla parte della Thatcher. Sarà che a me lei è sempre risultata fastidiosa, sarà che diffido sempre delle operazioni parzializzanti di rilettura della Storia, ma non riesco proprio a prescindere da quello che la Thatcher ha fatto realmente durante la sua permanenza a Downing Street ― le tasse pazze, la chiusura verso i sindacati e il mondo operaio, la follia Falklands. Non so, non voglio certo paragonare la Thatcher a Nixon, ma prendete il film “Il duello” e vedete un po’ come è stato trattato il personaggio complesso di Nixon (oggi Nixon, come vedete, spacca)… I personaggi storici sono più ombre che luci: il cinema dovrebbe indagare le ombre…. Invece il film della Lloyd preferisce virare verso il solleone… Comodo, dico io…

E poi, ma scusate, ma come giudicate voi un film su un Primo Ministro britannico in cui non si nomina mai ma mai-mai-mai ― e non sto dicendo mostrare, ma NOMINARE ― la famiglia reale, e nello specifico, la Regina? Se avete visto il riuscitissimo “The Queen”, vi ricorderete della presenza massiccia del personaggio di Tony Blair…
Per farvi un esempio di casa nostra,  è come se Sorrentino ne “Il divo” non avesse fatto riferimento alle Brigate Rosse… Menomare così la realtà storica non può che farmi uscire di bocca un grosso “BAH”… Mi fa anche riflettere, come dicevo sopra, sulle possibili visioni distorte della storia che si possono dare… “BAH” per due…

A uscita sala Robin ci ha informato che il buon Mastro era già tornato alla Bat-caverna ― il crimine non conosce domeniche a Gotham City e a Trento, lo sappiamo ― altrimenti gli avrei restituito il sospiro con cui aveva commentato il film e avrei chiosato il suo “Insomma” con il mio “BAH”, riscrivendo così all’istante l’Enciclopedia del Dubbio 2012-2013.

E per questa settimana, my February Fellows, procuratevi delle buone mascherine anti-bacon perché la programmazione prevede

A.C.A.B.
All Cops Are Bastards
di Stefano Solima

 Le mascherine anti-bacon perché lo Smelly Modena non si chiama così per caso. L’infinitamente buono Mastrantonio ci perdonerà la movimentatio loci (copyright WG Mat, mamma mia ;-)) e la puntatina Smelly di Lez Muvi di questa settimana: sono molto curiosa di vedere un film che ha sollevato tante polemiche sul ruolo della Celere in Italia. (Sarei tentata di dirvi che propongo il film per l’acronimo, mobidickianamente geniale quanto allettantemente condivisibile, ma non voglio sembrarvi più criminal di quello che (già) sono, quindi rinchiudo questo commento in una parentesi confidenziale :-)).

Mi aspetterei di veder arrivare i Boy Fellows a questo film, tra cui il Fellow Big, il Fellow Doc (con o senza Nurse, a lui la scelta), il Fellow Centauro, il Fellow Gerri, il Fellow Pilo, il Sergente Fed FFF,  il Fellow Presidente e il Fellow PaPequod (anche solo per una questione di melvilliana coherentia nominis) e tuuuuuttti gli altri Moviers potenzialmente interessati all’azione/violenza/tutta-la-curva-deve-cantare-i-ragazzi-han-bisogno-di-noi… Ma da Board per le pari opportunità quale sono, mi aspetterei anche il comparto Girl Fellow, costituito dalla Fellow Cavallapazza Cavelleri, l’Archibugia Katrin, il golosissimo cono bigusto Vaniglia&Cioccolato, e la Fellow Choco-bar(bara), la Fellow Fausta Irrequieta 1, e ovviamente l’Honorary Member Mic (malgrado l’orario Mic-unfriendly :-)), l’Anarcozumi e la Fellow Giuly Jules. Naturalmente mi ritroverò con i soliti noti (se mi fanno sempre la grazia di venire), ma dato che i Moviers temono grandemente di veder spuntare il proprio nome in grassetto nelle mail domenicali (eh eh eh), mi piace incutere così un po’ di terrore… 🙂 Del resto, questo è l’unico manganello che il Board può brandire… E voi spero non vi metterete mai ad inneggiare un “son contento solo se/vedo lo sbirro-Board per terra”… 🙁 (Ovviamente la vostra acutissima domanda “Ma come fai tu, oh Board, a sapere questi cori Ultras da curva sud?” conosce una sola sensatissima risposta: “Perché il Board, oh Fellows, ha beneficiato in tenera età dell’educazione Forza-Juve-Alè  impartita dal fratello Fellow Big, quindi ha delle solide basi teoriche ultras ― solo teoriche eh…” ;-)).

Quindi, dopo questa chiamata alle armi, vi aspetto tutti allo stadio Smelly Modena, armati solo di mascherina e di sorriso Durbans dietro la mascherina. 🙂

E ora, vi sbatto un riassunto giù nel Regina Coeli dietro il Let’s Movie Maelstrom, vi ringrazio, as usual per la pazienza e l’irriducibilità, e vi mando dei saluti, che oggi sono anti-celermente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Non posso NON lanciare nel Movie-Maelstrom questo saggio di pirotecnia creativa del Fellow Fiiiiii, il Responsabile Lez Muvi di Pisa-Reggio, saggio che vi prego di leggere fino in fondo. Rimarrete senza fiato dall’inciso-non-conciso-ma-preciso, ma oh-boy, ne vale proprio la pena!! Spero non me ne vorrà se faccio cat-ènd-peist, ma davvero, ‘sti fuochi d’artificio non potevo tenerli solo per me… Grazie Fiiii! 🙂

Condivisione flash: qualche tempo fa stavo leggendo i commenti a un articolo di un quotidiano online [parentesi: io odio i commenti agli articoli dei quotidiani online, vi si manifestano sempre le stesse tipologie di utente, che seguono sempre gli stessi pattern comportamentali: saccenza (saccenteria? sacciume? boh), aggressività, fuoco incrociato di complottisti e anticomplottisti, accuse al/la blogger perché è prevenuto/a, prezzolato/a, incompetente/a, incoerente/a ecceteraeccetera/a, inviti alla calma, astio contro chi invita alla calma e via dicendo, e tutto questo anche se si parla di come lavar via le macchie di gorgonzola dai polsini dei cardigan. Eppure, ciononostante (o ciò nonostante o ciò non ostante), non riesco a ignorarli, voglio, DEVO capire cosa pensa lagggènte, e poi io sono un po’ tontolone mentre magari questi infoiati dell’informazione colgono contraddizioni e problemi che a me sfuggono, insomma, nel dubbio finisce che li leggo sempre] dicevo, stavo leggendo i commenti a un articolo di un quotidiano online e mi sono imbattuto in un utente che, nel mezzo di un ragionamento su tutt’altro, scriveva: “sarebbe come paragonare i fratelli Vanzina a Jim Jarmusch“. Ora, ovviamente io non avevo la minima idea di chi fosse, donde venisse e che meriti vantasse questo Jarmusch, però la costruzione della frase sottintendeva chiaramente qualcosa come “…atelli Vanzina a Jim Jarmusch, [il quale al contrario dei nostri cinepanettieri è un autentico genio della cinematografia]”. E allora ho pensato bene di procurarmi un po’ di suoi film e iniziare a guardarli. Al momento ho all’attivo Tassisti di notte e Ghost Dog (come vedi non sto andando in ordine), in attesa di Coffee and Cigarettes che è il prossimo della lista, e che avrei dovuto vedere già tanti anni fa su consiglio di una mitica ex, che però all’epoca lasciai cadere (sia il consiglio che la ex – mi è rimasto un dvd, in compenso).
Insomma niente, tutto questo per dirti che, Board, ho visto Ghost Dog e mi è piaciuto assai per vari motivi, e nel bebiblòg non l’ho trovato”.

A.C.A.B.: Il film ACAB racconta le vicende dei tre poliziotti Cobra, Negro e Mazinga, che hanno più di 40 anni e militano nel VII Nucleo di Polizia, un reparto speciale mobile in prima linea contro ultrà, black bloc, No Tav etc.
Tratto da un libro di Carlo Bonini il film il cui titolo è l’acronimo di “All Cops Are Bastards” racconta la storia di questo gruppo di poliziotti del reparto celere con toni duri e violenti, raccontando da un punto di vista diverso manifestazione ed eventi pubblici dentro il casco di un poliziotto.

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