Let’s Movie CVIII

Let’s Movie CVIII

QUASI AMICI
di
Olivier Nakache, Eric Toledano
Francia 2011, 112’
Giovedì 1/Thursday 1
21:00/9 pm
Multisala Modena/Smelly Modena

Marc Mességué Moviers!

Io non so se ci credete se vi dico che sto scrivendo questo Let’s Movie dal Charles De Gaulle, l’aeroporto, mentre spio la presentazione powerpoint del tedesco che mi siede accanto — senza poterne copiare i contenuti, purtroppo. Sto rientrando in Italia dopo un weekend Purificativo a Parigi. Perchè Parigi? Parigi Purifica. Poteva essere anche Pinerolo o Piancavallo, ma mi è capitata Parigi, e cosa potevo fare? Non certo mettere i puntini sulle (p)i… 🙂 Quindi tre giorni dans la Ville Lumière con “La vie en rose” in testa…
Qualcuno una volta ha detto “Parigi è così Parigi!”. E aveva ragione. Tutto quello che fai ti sembra speciale… Correre lelong de la Seine, facendo zigzag tra Rive Gauche e Rive Droite… Fingersi bohémien a Montmartre oppure a Saint Germaine des Près, dove mi farei una casettina, a due passi dai Jardins du Luxembourg, come la nostra amicona Gertrude Stein…  Va be’, non vi faccio la Lonely Planet, che è fastidioso je le sais, però sì, Parigi rimane fedele a se stessa… E anche parigine e parigini — un’eleganza, mamma mia, Moviers! Lo spettacolo di una donna con il cappotto color carta da zucchero in-pendant con le polacchine (ma voi vi rendete conto di quanto è difficile trovare il carta da zucchero declinato su delle polacchine?!), mentre legge “L’Assomoir” di Zola (ma voi vi rendete conto di quant’è difficile trovare qualcuno che legga “L’Assomoir”?!). E gli uomini, con dei trench e delle scarpe, mon-dieu delle scarpe vissutissime ma sempre raffinate, comprenez-vous? Il classico esempio di shabby-chic che è così difficile da ricreare e che fa così impazzire il Board… 😉

Un rimpianto? Quello di non aver fatto un giretto su un Bateu Mouche lungo i quais della Senna. Ma la navigabilità, dopo Schettino, non sarà più come quella di una volta, quindi concordIerete con me sulla preferenza della metro… 🙂

Starei qui ore e ore a parlarvi dei sosia di Camus che ho incontrato nel Marais, oppure delle “histoires d’amour” che ho trovato per strada — baci e schiaffi e urla e pianti… Parigi città dell’amore dai mille volti, dalle mille scene(ggiate)… Purtroppo però niente “ore e ore”: fra poco m’imbarco, quindi non ho molta scelta, DEVO essere rapida per forza (lo so cosa state pensando… “Mo’ facciamolo viaggiare più spesso, sto’ Board”…Quels gamins, les Moviers!).

Tra l’altro devo troppo ringraziare la Fellow Fata Jes per due motivi: con una mossa di Movier-recruiting d’alta scuola, ha spinto il Movier MARt giù dal suo pianeta verde-cembra per farlo atterrare su Let’s Movie Island ;-); è venuta al Let’s Movie di martedì proprio con lui, il nostro cine-extraterrestre, che si è dimostrato un savant mica da poco. Pensate che è stato a vedere nientepopodimeno che “Faust”, e dovrei pure ricordarmelo: in sala eravamo io, l’Anarcozumi e altre cinque o sei persone 🙁 … Insomma Sokurov non è roba per tutti i palati… A proposito della nostra Anarchica, ringrazio lei e la Fellow Giuly Jules per aver anticipato la programmazione lezmuviana ed essere andate a vedere “Paradiso amaro” domenica, prima ancora che lo annunciassi — la taumaturgia all’interno del nostro ecosistema, io ve lo ripeto di nuovo, sta raggiungendo livelli preoccupanti…

A proposito del Movier MARt… Con lui mi sento di dovermi scusare: un battesimo con “Paradiso amaro” è quasi peggio del battessimo del Fellow Iak-the-Mate con “Animal Kingdom”…!! Avviso pertanto tuuuutttti Moviers, ma tuuuuuuttti tuuuuuuttti tuuuuuuuttti, di evitare ogni aspettativa se decidessero di vedersi il film: è una delusione-one-one-one su ogni fronte, versante e pure in tutti i mari e in tutti i laghi, via. George Cool-Cool è sempre bravo; ma ettecredo, mi viene da dire, dopo anni di pratica sarà pure in grado di recitare il personaggio più anonimo della storia…cioè, non è che ha dovuto prendere 30 kg o vivere sei mesi con gli indios della Foresta Amazzonica per entrare stanislaskianamente nella parte… Quindi sì, bravo George, ma keep your feet on the ground, man…

Sono rimasta male dall’operazione del regista — io che ti avevo tanto sponsorizzato, Alex, mi combini una cosa del genere 🙁 … Alex Payne (ma nessuna relazione con Max, e spero che tutti abbiate colto la mia perversa passione per l’eroe virtuale), gioca sporco. Ma proprio sporco sporco. Va al Lazzareto e, insieme a Lorenzo, o-come-dicevan-tutti-Renzo, riempie la sporta di magagne: moglie in coma irreversibile che il marito, Matt, ama (e che ovviamente ha capito di amare SOLO dopo l’incidente che l’ha ridotta in fin di vita); moglie fedifraga (perchè volevamo non farle sfogare la trascuratezza da parte del marito in un originalissimo tradimento?? Ma certochennnnno!); figlie ribelli e insopportabili con il padre, Matt, che, dopo l’incidente della moglie, deve cavarsela da solo con loro (scommetto che la leggete già qui, la scontatezza, in questo “cavarsela da solo”, my smart Moviers); on-the-road della domenica con padre, figlie e ragazzo sfigato della figlia (ma sfigato giustificato perchè reduce dalla perdita del proprio padre (perchè volevamo farci mancare qualche magagna nei sub-plots? Ma ari-certochennnno!), l’on-the-road è per andare alla ricerca dell’amante della moglie per proporgli — sentite quà — di darle l’estremo addio prima che le stacchino la spina (Alex Payne ovviamente non ha scordato di ticcare “eutanasia” sul modulo “100 modi per stereotipare”).

Dico che il regista ha giocato sporco perchè punta consapevolmente l’obbiettivo sugli “soft spots” dello spettatore: quelle zone tenere in cui l’identificazione e la compassione sono più facilemente centrabili. Mi riferisco alle situazioni di dolore universale: il letto d’ospedale (=sofferenza+), un amore tradito (=sofferenza++), incomprensione e incomunicabilitàin nei rapporti coniugali e interfamigliari (=sofferenza+++)… Insomma capirete che non ci vuole molto a spiegarsi perchè il 98% degli spettatori esce dalla sala con le lacrime agli occhi — la Fellow Fata in primis :-), ma anche la nostra Anarchica, che comunque ha espresso forti perplessità nei confronti del film.

Insomma, boccio in toto la commercializzazione del dolore proposta in “Paradiso amaro”. È la stessa ricetta che usa Maria De Filippi con “C’è posta per te” e il suo carrozzone di programmi lacrimolenti. In TV sono pronta a tollerarlo — be’, qui dovrei aprire una parentesi che lo schermo “Departs”di là dal powerpoint tedesco non mi permette di aprire — ma al cinema, no, questo non lo tollero. Il cinema deve (dovrebbe) proporci sentimenti classici calati in situzioni nuove, o sentimenti nuovi calati in situazioni classiche — ed è questo che rende il cinema, e l’arte in genere, infinite. Infinite sono le combinazioni. Quando al posto di un film, trovo la tabellina del 3, come nel caso di “Paradiso amaro”, uno schema mandato a memoria che non offre nulla di innovativo (e mi scuso con i puristi della matematica, come il Fellow Fra, per i quali la tabellina del 3 pullula sicuramente di innovazione), quando capito in una situazione del genere, allora davvero sbuffo come solo un francese sbuffa (e sì, sbuffano una cifra, le cousins d’Outre-Alps).

Salvo solo il contesto geografico, le Hawaii, spogliate dalla classica raffigurazione surfin’-in-USA a cui da sempre le accumuniamo. Sono Hawaii squallide, quelle proposte: piscine sporche, sdraio abbandonati, cielo nuvoloso e una sensazione generale di cheapness&fakeness che ricorda molto certe aree dell’America suburbana… Ma anche qui Payne — ma dovrebbe essere “Pain”… — non va fino in fondo: la terra che Matt deve vendere sembra l’Arcadia di Pulci&Boiardo. La rinuncia di Matt a vendere ennemila metri quadri di baia rigogliosa agli impresari edilizi sarebbe stata meno d’impatto se avesse dovuto vendere ennemila ettari di squallore… Insomma, lo squallore termina quando il “no” agli impresari edilizi (di qui in avanti “I cattivi”…) comincia…

Non ci siamo proprio…

Del resto l’onnisapiente Mastrantonio — colui che onni-sa — anche lui tanto speranzoso nei confronti della pellicola di Payne, proferì due parole dopo averlo visto: “’Na ciofeca”… A questo punto, voi Moviers che vi siete persi questo capolavoro potete pure intonare “Rien, rien de rien, je ne regrette rien”…

Ma devo assolutamente proporre il film della settimana, che “Embarque immediat” non mi suona molto bene…

Per questa settimana ho pensato di proporre

QUASI AMICI
di
Olivier Nakache, Eric Toledano

 Non è che ora che sono stata petite parisienne pour trois jours, intenda francofonizzare tout le monde, eh… 🙂 Propongo “Quasi amici” perchè paia abbia avuto un successo strepitoso: leggo che in sole nove settimane dall’uscita (novembre 2011) sia diventato il secondo maggior successo francese di tutti i tempi in numero di spettatori. Credo sia una specie di “Giù al nord” (l’originale, non le brutte/bruttissime copie nostrane) in termini di sintonia creata col pubblico. Inoltre sembra aver anche conquistato la critica. Spero non discriminiate un film che “fa ridere a crepapelle”, come è stato definito in patria (non lo discrimineremo, vero?!?). 😉

Ora una ringraziamento speciale all’Anarcozumi e alla Honorary Member Mic, che questa sera, in punti diversi di Trentoville, seguiranno la Notte degli Oscar come inviate speciali Let’s Movie — la Zu in una proiezione privata molto hollywood-style come le si addice, e la Honorary Member Mic dalla sede Mic-from-the-blocks di Roncabronx. Insomma, copertura lezmuviana totale su tutto il territorio… 😉

Spero tanto che alla commissione degli Academy Awards non facciano i furbi: il voto di Let’s Movie per “The Artist” vale triplo…

Questo ultime righe ve le scrivo fra le nuvole,  in un punto in movimento perpetuo tra la Provenza e il Brennero… Vi ringrazio sempre dell’attenzione, my Fellows, e scusate questo Let’s Movie cucito in modo ubiquito, e spedito ora, chez moi…
Il riassuntino stasera è giù in sala massaggi al piano terra, il Maelstrom invaderà l’aerea scrub al mezzanino, e i saluti che vi porgo, quelli sono lenitivamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard

Getto gettitamente getto nel Movie Maelstrom un film che ho visto venerdì sera al Cinema Bastille. (Il Board non poteva mancare una serata “cinéma”, nella ville des frères Lumières, vous comprenez, mes chers). “Detachement” di Tony Kaye merita tutti gli hurrà che abbiamo dovuto soffocare durante “Paradiso amaro”. C’è un Adrien Ady Brody che ti viene voglia di rinchiudertelo in  casa e buttare via la chiave… Servendosi di un linguaggio tra documentaristico e intimistico, il film è il racconto straziante, struggente, spiazzante di un supplente (un altro po’ di participio presente, mesieurs??) che ragiona sul proprio lavoro d’insegnante, e sulla situazione in cui versa l’istruzione americana — poi ci lamentiamo noi, ma oltreoceano, man, it is bloody scaring… Se mai uscirà in Italia — io lo spero — vi prego di andare a vederlo. Perderlo sarebbe una perdita…  Je vous en pris…

QUASI AMICI: Dopo un incidente di parapendio che lo ha reso paraplegico, il ricco aristocratico Philippe assume Driss, ragazzo di periferia appena uscito dalla prigione, come badante personale; per dirla senza troppi giri di parole, la persona meno adatta per questo incarico.
L’improbabile connubio genera altrettanto improbabili incontri tra Vivaldi e gli Earth, Wind, dizione perfetta e slang di strada, completi eleganti e tute da ginnastica.
Due universi opposti entrano in rotta di collisione ma per quanto strano possa sembrare prima dello scontro finale troveranno un punto d’incontro che sfocerà in un’amicizia folle, comica, profonda quanto inaspettata che li renderà… intoccabili.

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2 Comments

  1. Sì, Movier MARt, che depression… Oscar alla miglior sceneggiatura (ma che, stiamo a scherzà?!?!)… A questo punto c’è da chiedersi come mai non abbiano premiato “J. Edgar” per il miglior trucco…

    P.S. Sì, grande Camus… 😉

    The Board

     

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  2. Gesù, gli hanno dato pure l’oscar alla miglior sceneggiatura!
    Evabbè!

    P.S.
    Bello Camus! 

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