Let’s Movie CIX

Let’s Movie CIX

PINA
di Wim Wenders
Germania, Francia, UK, 2011, 106’
Giovedì 8/Thursday 8
Ore 21:00/9 pm
Supercinema Vittoria/Vicktor Vicktoria

(avanti) March Moviers!

Shhhhh… lo sentite questo rombo lontano lontano? Ora un po’ più vicino… ora sempre più vicino… ora vicinisssssimo… ora è qui! Ecchedè ‘sta roba dolciastra dalla consistenza Orsetti-del-Cuore?!, vi state chiedendo. Ma Fellows, è tutto l’entusiasmo che ho dovuto tenere a bada da giovedì per “Quasi amici”! Oddio, l’opera “tenere a bada” non è riuscita molto bene, temo: l’ho riversato ― fastidiosamente riversato ― un po’ su tutti, noti, ignoti, idioti, tutti. Chi mi è capitato a tiro in questi tre giorni ha fatto i conti con questo roboaRDante Board dalle gesticolanti braccia e dai deliranti “Nooooooooo-devi-andare-troppo-a-vederlo!” — ecco, se siete più per il melancholy Board, tipo Oh-la-vie-quelle-suffrance-quelle-tristesse non frequentatemi  per i prossimi giorni: conto di continuare per un po’ con le gesticolanti braccia… 🙂

Prima di tutto devo scusarmi con voi Fellows fer la fucilata di mail che avete ricevuto: lo Smelly e il Vicktor Vicktoria si scambiano i film come le figurine Panini col risultato che imbroccare la giusta combinazione sala-orario è una questione 100%-botta-di-cu*o.

Insomma, dopo aver giocato un po’ a tennis con la vostra agenda giovedì, mi avvio di frettissima allo Smelly, pronta a combattere lo smell. Meno male che il Sergente Fed FFF è dei nostri e mi aspetta in fila con un paio di maschere antigas. Una volta in sala, sapete chi vi vedo di laggiù in lontananza?!?! Non un mate qualsiasi, ma lui, il Fellow Iak-the-Mate che ha mantenuto la parola data (grande Mate!) e aspetta, oltre alla classica zaffata di cocco, l’occasione di cogliere il Board in fallo (sommamente tremendo Mate!) con un film brillante sulla carta ma la-bellezza-del-somaro nella pratica (per coloro che non avessero visto “La bellezza del somaro”, non cedano alla tentazione di recuperarlo, god forbid). E invece, anche il sommamente tremendo s’è dovuto ricredere 🙂

Non ricordo l’ultima volta in cui ho riso così grassamente, così gustosamente, così sguaiatamente al cinema! ― e quando il Sergente dice: “Sì, ma Fruni, tu proponi dei film da suicidio di massa”, non ha proprio tutti tutti i torti…. 🙂

Era ora, Moviers! E non per le mie grasse, gustose, sguaiate risate. Era ora che si girasse un film sull’handicap ― nello specifico, la tetraplegia ― senza pietismi, senza finire ne “Il mio piede sinistro” o ne “Lo scafandro e la farfalla”, opere meritevolissime su malattia/handicap, non si discute, ma anche issimamente strappacuore, strappalacrime, strappatutto. “Quasi amici” riesce nella sconsacrazione di un argomento considerato da sempre un tabù della società. Pensateci un po’: di handicap e menomazioni non si parla. O meglio, se ne parla solo attraverso le solite immagini da pubblcità progresso che ammoniscono e spaventano, ogni tanto irritano e ogni tanto fanno venire i sudori freddi.  Handicap e menomazioni sono rimossi. E questo è vero tanto a livello civico, quanto a livello cinematografico. “Quasi amici” va controcorrente e utilizza il riso ― grasso, gustoso, sguaiato ― come arma dissacra-massacra luoghi comuni e ipocrisia. Il riso che utilizza, però, è lontano anni luce da quello vanziniano, sempre costantemente legato alle scenette dalla comicità volgarmente puteolenta (puteolenta??) in cui solo il contesto geografico cambia (India, Cortina, New York, you name it), ma i personaggi (persino gli attori!) sono sempre gli stessi. In “Quasi amici” siamo su un piano diverso. Le battute che lo scavezzacollo di periferia Driss spara di continuo al tycoon tetraplegico Philippe sono esilaranti, sì, ma anche tremendamente irriverenti. È proprio l’abolozione della reverenza nei confronti dell’handicap a caratterizzare il film e a decretarne il successo. Di handicap qui non si parla: sull’handicap qui si ride ― vedete il cambiamento di prospettiva?

Una battuta come “Sai dove si trova un tetraplegico? Dove l’hai lasciato” detta a un tetraplegico, capirete, ha un effetto potente. Ecco, prendete questa battuta e moltiplicatela per 110 minuti. Oppure la scena in cui Driss taglia la barba a Philippe e gli lascia i baffetti alla Hitler! Prendete questa scena e moltiplicatela per 110 minuti.
Il risultato di questa somma battute+immagini segna la vittoria dell’ironia sullo scoramento. Della vitalità sulla malinconia. Il film promuove questo farmaco, ma lo fa senza far vedere di farlo ― e lì sta tutto. Driss è di un’insolenza e di una rozzezza che fanno schiattare dalle risate non solo noi spettatori, ma soprattutto lo stesso Philippe. Non so, ma è come se noi tutti fossimo un po’ Philippe e avessimo a che fare con questo tornado di maniere non esattamente da Rotary, e parolacce, e battute fuori luogo e comportamenti sopra le righe che è Driss. Ma se Philippe non risulta mai patetico, Driss non risulta mai macchietta; non è semplicemente il ragazzo delle banlieu che si vede catapultato in una reggia di casa a due passi da Place Vendome. Driss non è Eliza Doolittle (lo so che tutti voi Moviers masticate “Pygmalion” di George Bernard Show mattina e sera dopo i pasti… :-)), non è una tabula rasa da scrivere, o uno zotico da istruire.
Driss è una voce onesta: dice tutto quello che può far star bene con un linguaggio politicamente scorrettissimo. Tutti noi vorremmo un Driss nella nostra vita: qualcuno che non si ferma alla sedia a rotelle, o alle menomazioni che tutti abbiamo ― perché tutti, my Fellows, siamo dei menomati, in un modo o nell’altro ― ma dice le cose ESATTAMENTE come le direbbe a chiunque altro, e scherza ESATTAMENTE come scherzerebbe con chiunque altro. Nessun tipo di timore, di perbenismo. È questo che è piaciuto tanto del film. La schiettezza.

Vi faccio un esempio. Philippe intrattiene da sei mesi un’amicizia epistolare con una donna che non ha mai visto. Driss, allibito, gli chiede: “E non l’hai mai vista?? Nemmeno in fotografia? Ma come?? E se è una cozza? Se è una cu*ona? Oddio e se è handicappata???”.  Cioè, lui lo dice a un tetraplegico! E per convincere Philippe a inviarle una sua foto, gli dice: “Non ti preoccupare, non gliene mandiamo una di quelle da Telethon”… E vi assicuro, è tutto un fuoco di fila così! Noi tre Moviers ci siamo pesantemente divertiti, e con noi la smelly platea tutta, che alla fine non è riuscita a trattenere un applauso (bellissimo l’applauso a fine film, molto anni ’80).

Se non andate a vedere “Quasi amici” per voi stessi, ve lo impongo io come Board preoccupato del vostro benessere psico-fisico: gli effetti benefici di questo film sono stati testati non solo dal Sergente Fed FFF, dal Movier Iak-the-mate, dal Board e da 226.000 spettatori nel weekend, ma anche dal Fellow Avvoabo detto il Presidente, che presidenzialmente lo vide in anteprima (noleggiandosi tutta la sala, naturalmente), e dal Fellow Fiiiii, che, pensate, doveva vedere un altro film ma lo sostituì all’ultimo con “Quasi amici” (questo sia per essere in sync con la programmazione lezmuviana, sia perché da sempre sognava di indossare la tutina di Diabolik e infilarsi di soppiatto, insieme alla sua Eva Kant, in una sala diversa da quella scritta sul suo biglietto… This is so very lezmuvi&rascal, Fiiiii!).

Ma ora per di qua Fellows, seguitemi, s’ils vous plait: facciamo un giro nella Galleria “Ricchi Premi & Cotillon” di Lez Muvi.

Siamo stati molto molto MOLTO felici per i cinque Premi Oscar vinti dal capolavoro “The Artist”, tra cui quello per il miglior film e migliore attore protagonista. Ovviamente il triplo voto giunto a Los Angeles da parte di Let’s Movie è stato decisivo. Invece dev’esserci stato un misunderstanding con “Paradiso amaro”: noi, seguendo gli insegnementi sovvervivi dell’Anarcozumi,  l’avevamo boicottato, ma il film ha vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale. Ecco, forse non è stato chiaro agli amici americani dell’Academy che il nostro “non originale” non si riferiva alla sceneggiatura: era la versione soft del mastrantoniano  “’na ciofeca”. La prossima volta, niente versioni soft; la prossima volta, sulla scheda di valutazione Academy Awards scriviamo “’Na ciofeca”. E non se ne parla più.

Nella vetrinetta accanto ai cinque Oscar, come vedete, spicca un Orso d’Oro. Berlino, naturalmente, non San Romedio. L’Orso d’Oro è quello vinto un paio di settimane fa dai fratelli Taviani, o meglio, die Bruder Tavianen, visto il contesto sprechen-Sie-Deutsch. Il Movier MARt è stato il primo a divulgare la notizia, e di questo lo ringraziamo molto e gli passiamo la linea dalla regia. 🙂

Ma veniamo al film della settimana, Moviers, uh uh che bello…

PINA
di Wim Wenders

Niente Federer stavolta: il film è al Vicktor alle 9 pm senza possibilità di scambi sottorete dell’ultimo minuto. 🙂

Tra noi c’è una Fellow che andò apposta a vedere “Pina” a Rovereto lo scorso dicembre ― la nostra dancer Giuly Jules, che ci rese molto fiere. 🙂 Noi ce lo perdemmo per via dell’happy-Board-day… Ora il film ritorna a Trento e non ce lo perderemmo per cine-nulla al mondo.

Su Panorama.it la critica Simona Santoni scrive: “Pina è una grandiosa scoperta per chi ancora non conosce lo sguardo diverso e il meticoloso e appassionato universo creativo della Bausch, la coreografa tedesca improvvisamente scomparsa due anni fa, ed è un toccante e prezioso ricordo per chi già l’ha amata. Finita la proiezione, buona parte di sala milanese in cui ho visto il film è scoppiata in un applauso. E non è così frequente sentire simili esplosioni convinte”.

Non propongo “Pina” solo per continuità di applauso plateale con “Quasi amici” ― di per sé un validissimo motivo, comunque. Lo propongo perché il mondo della danza è sempre entrato pochissimo sullo schermo ― “Il cigno nero” ok, Gli Amici di Maria, ok, ma non c’è molto altro :-). Era ora che lo straordinario talento di Pina Bausch venisse immortalato in un film. Mi chiedo quando Loie Fuller, Isadora Duncan, Vaslav Nijinsky e Rudolf Nureyev riceveranno lo stesso trattamento…

Quindi, avanti March Moviers! Wir gehen tanzen! E su questo grido teutonico, vi informo che il riassunto sta sudando giù in sala prove, il Maelstromm vi risucchierà tra circa 6 secondi, i ringraziamenti sono sempre copiosi e convinti, e i saluti, questa sera, sono mensilmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard

Nelle acque del Maelstrom oggi nuota un folletto. Occhialetti tondi, tanti peli, occhi furbi e 69 anni di talento. So che avete indovinato. Confesso con amarezza di non aver frequentato molto la musica di Lucio, ma in un certo senso, ci siamo cresciuti insieme tutti; la sua scomparsa mi ha scombussolato più di quanto avrei mai potuto immaginare. Quando penso a lui, penso all’uomo che è riuscito a mettere i Fratelli Grimm dentro una canzone e a farne un successo senza tempo… La poesia e l’ironia… http://www.youtube.com/watch?v=GdthX65CMp4

PINA: Pina è un film di Wim Wenders dedicato a Pina Bausch, una delle più importanti coreografe della Storia recente, nome di punta di quel teatro-danza che, a partire dagli anni Settanta, ha rivoluzionato la concezione della danza contemporanea. Il regista ci guida in un viaggio sensuale e di grande impatto visivo, seguendo gli artisti della leggendaria compagnia Tanztheater Wuppertal sulla scena e fuori, nella città di Wuppertal, il luogo che per 35 anni è stato la casa e il cuore della creatività di Pina Bausch.

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Leave a Reply