Let’s Movie CX

Let’s Movie CX

THE EDUKATORS 2.0
di Doku Working Group & coop99
Austria, 2011, 85’
Giovedì 15/Thursday 15
21:30/9:30 pm
Astra/Mastrantonio’s
Offerta libera/Free entry, donations welcome

MeineDamenUndHerren Moviers!

Per una volta ho ringraziato i cine-cieli che con me ci fosse un solo&unico Fellow da “Pina” giovedì! (Mai avrei pensato di dire una cosa simile…in realtà ultimamente non faccio che ripetere “mai avrei pensato…”… trend primavera-estate 2012 o errori di calcolo a manetta?? Bah…). Non perché io non ami circondarmi di baldi-ma-certo-non-Boldi Moviers, ormai il fascino che esercitate sul Board mi pare acclarato… 😉 Ho ringraziato che non foste numerosi perché il film di Wenders ha bisogno di una dose da cavallo di pazienza. C’è bisogno di carburare, di superare un ambiente che non siamo soliti frequentare, veniamo spinti in un mondo pressoché sconosciuto. Oddio, magari voi siete tutti specializzati in teatro-danza degli anni’70 e nel gruppo Wuppertal, ma io onestamente sono ferma a Flash Dance, Saranno Famosi e toh, le videocassette Bolshoi-at-Home… Insomma, io e il Movier MARt ― il solo&unico Fellow che ringrazio davvero di cuore  🙂 ― giungiamo al Vicktor Vicktoria dopo aver piscinato in aree diametralmente opposte di Trentoville, lui a nord io a sud, per coprire tutto il territorio ostile. Veniamo immediatamente risucchiati dal buio della galleria e da un inzio dritto-dritto-nella-fossa-dei-leoni.

Il film è un documentario sull’amica Pina che Wim Wenders stava per realizzare con l’aiuto dell’amica Pina: ma purtroppo non ebbero modo di portare a termine il progetto per via della morte improvvisa della coreografa. Quello che vediamo, tuttavia, non è un biopic, né un documentario in senso pierangeliano del termine: è un tributo, un atto d’amore assolutamente scevro (scevro??) di quell’affettazione che può caratterizzare le opere “in memoriam”. Non so come spiegare, ma davanti a “Pina”, ho avvertito potente la certezza di trovarmi davanti a un’opera d’arte. Ne avrò capito sì e no il 6-8%, ma con tante opere d’arte funziona così. Ve le ritrovate lì e dite, checcappero mi vuol dire? E poi c’è quella parte di voi che continua a chiederselo ― checcappero avrà voluto dirmi? E anche questo fa di un’opera d’arte un’opera d’arte. Ecco dopo aver guardato “Pina” tornate a casa con una dose (anche lei da cavallo) di (che)capperi.

La danza di Pina non è danza: è teatro danza, una forma artistica ibrida che cresce in quell’interstizio (inesplorato prima di lei) tra ballo e recitazione ― la Fellow Giuly Jules saprebbe spiegarvelo molto meglio, visto che la pratica da un po’ e con ECCELLENTI risultati :-). A quanto pare Pina non studiava una coreografia a tavolino: faceva delle domande ai danzatori che rispondevano con balli improvvisi. In pratica danzavano le loro risposte ― l’emozione che scaturiva dallo spunto che Pina dava loro. E di lì Pina partiva e ricamava le sue coreografie: tutto partiva da lei e tornava a lei, attraverso i suoi danzatori. Era in grado di fissare un emozione in un gesto e di rendere quel gesto formale, ovvero, dava forma e ordine al caos ― che poi è quello che fanno gli artisti ― passando dall’istinto puro alla ripetitività del gesto. Mi affascina un sacco questo suo modo di fare danza, interrogando la carne dei ballerini, e poi trascrivendola in una coreografia precisissima.

Ma poi, a parte il teatro-danza di Pina, c’è Wim (no, non Liquido, Wenders). Ha costruito un’opera partendo dalle testimonianze dei ballerini della compagnia di Wuppertal, alternandole ad assoli e danze di gruppo ― che non definirò “di dirompente intensità emozionale” perché quale danza non lo è?? Quello che ha inchiodato il Board e il MARt alla poltrona, con l’espressione “stica” stampata in faccia, è stata la mossa astutissima del regista. Wenders ha aggiunto un livello di artisticità alla già altissima artisticità della Bausch: ha calato quegli assoli, quelle danze, in contesti scenografici assolutamente inaspettati. Una ballerina che danza sulle punte in uno stabilimento industriale (con due bistecche nelle punte, tenetelo a mente per dopo), o un passo a due danzato a un incrocio di periferia, oppure sotto la ferrovia sospesa della città (Wuppertal, appunto). Tutto qesto non è che la concretizzazione del commento di Pina che mi sono segnata durante il film, e che per me è di una verità marmorea: “Le parole non sono quello che dicono, sono quello che evocano. Così è la danza”. Ganz Genau, Pina! Le parole e il gesto rimandano ad altro, sono una piattaforma che proietta all’altrove. Quindi una ballerina che si infila due bistecche nelle scarpette prima di ballare, dice tanto con quel gesto: prede una posizione netta nei confronti di un tipo di danza costrittiva (quella classica) che macella il corpo femminile ― o perlomeno, io ho letto la bistecca in questi termini… Questi accostamenti forti e non sempre comprensibili di primo acchito ― la love story di un’altra danzatrice con un ippopotamo di gomma a bordo ruscello magari rimane più oscura… ― rinviano anche alla vera essenza dell’arte, che è e deve essere una forza estraniante, deve sfidarci, perché anche la realtà, se osservata da una certa prospettiva, offre delle situazioni quanto mai assurde e inspiegabili, e proprio per questo straordinarie. Tipo. L’altro giorno aspettavo l’ascensore e quando le porte si sono aperte c’era una sedia. Da sola, lì così, dentro l’ascensore. Una sedia in un ascensore ti sorprende, e non ha molto senso, ma lì stava. Io ho fatto l’espressione “oh”, ho tirato su gli occhi come faccio ogni volta che mi meraviglio del mondo, e poi la testa ha preso a camminarmi da sola… Una sedia nell’ascensore non è arte, ma la meraviglia, quella è il pane dell’arte e Pina è stata una panettiera d’alta scuola.

La mia parte preferita del film è quella in cui la danza finisce ad abitare strutture architettoniche tutto-vetro in mezzo al bosco (e qui il nostro Fellow architetto Pilo si sbizzarirebbe :-)), oppure a bordo di un torrente, oppure su un altopiano di una montagna color ruggine. Vi assicuro che è spiazzante ma anche incredibilmente utile veder trascinare un’arte come quella della danza fuori dal teatro e portarla in strada. Capovolge tutto. E il grado di armonia estetica che Wenders raggiunge attraverso l’accostamento di grazia coreutica e presenza paesaggistica, passando per la volumetria architettonica porta “Pina” a un piano di densità estetica rara. Io e il Movier MARt siamo usciti dal cinema increduli e frastornati (fifty-fifty, se volete le percentuali). Pur con un po’di mani avanti ― il film non è per nulla didattico, ed è un bene, ma capirete, non tutti siamo conoscitori di Pina Bausch: sta al Let’s Movie Fellow che è dentro di noi, tornare a casa e fare qualche ricerchina per saperne di più ― quindi, riserve a parte, eravamo entrambi consci del valore del film che avevamo appena guardato. Se volete vedere cosa può fare un corpo a contatto con la musica e il paesaggio, la bellezza furiosa e fragile (courtesy Renga) dell’essere umano che traduce in movimento un istinto, “Pina” è il film per voi. Se invece siete più sul classico, potete sempre optare per Flash Dance, Saranno Famosi e le videocassette Bolshoi-At-Home.  🙂

Il Let’s Movie di questa settimana è un torna-a-casa-Le(t’)s(sie) Movie, visto che torniamo da Mastrantonio dopo due settimane di astinenza ― ormai siamo (M)astra-addicted, inutile negarlo :-). Let’ Movie supporta con grande piacere l’iniziativa “Mondovisioni”, la proiezione dei documentari di “Internazionale” (http://maiainternational.org/?page_id=371), e propone

 THE EDUKATORS 2.0
di Doku Working Group & coop99

 Ma perché, Board, non proponi i film usciti in queste ultime due settimane?, mi par di sentirvi… Tipo “Hysteria”, “Albert Nobbs”, “Un giorno questo dolore ti sarà utile”, “La sorgente dell’amore”, “Ti stimo molto” (no, ecco, questo magari no)…
Vedete Fellows, meglio circoscrivere la delusione alla vita, dice il Board, senza farle intaccare anche il cinema… Al cinema, niente delusioni, please, almeno quando si possono evitare, almeno in questo periodo… Sarebbe TMTH, Too Much To Handle. I film che ho appena citato, in un modo o nell’altro, deluderebbero, soprattutto “Un giorno questo dolore ti sarà utile”, scimmiottamento della mirabile opera letteraria da cui è tratto. Quindi il Board, che ha molto a cuore la stabilità psico-fisica e finanziaria dei suoi Moviers, si guarda bene dal proporre film che potrebbero lasciarli insoddisfatti ― azzeccare è sempre difficile, anche con i film che crediamo buoni (vedi “Paradiso amaro”); con quelli di cui ho la certezza del flop, preferisco evitare. 😉

Quindi procedo un po’ week-by-week, e ringrazio il baywatch Mastro che mi salva con queste belle iniziative ― ma chi è Mitch Bucannon, ma chi è?! 🙂
Okay, mi par di avervi detto tutto… Bugia, avrei da dirvene MMM, Much Much More… Ma cerco di arginarmi da sola giù nel Movie-Maelstrom, che trovate immer-gerade-haus. Invece il riassuntino, quello lo trovate ganz recht. E i saluti, quelli sono indogermanicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard

Lassopra parlavo dell’inaspettato ― la sedia nell’ascensore ― che poi è una delle ragioni per cui l’arte ci piace tanto, la curiosità che ci stuzzica dentro… Be’, un altro esempio d’inaspettato, ma questa volta in un video musicale, è qui http://www.youtube.com/watch?v=1G4isv_Fylg
Cioè, l’idea dell’elefante su questo testo è troppo spiazzante, troppo done, non te l’aspettresti… (E tra parentesi, la tenerezza della proboscide che spunta dalla valigia o fra i sedili dell’aereo, per me merita il premio Tenderly 2012)… A me su questa canzone, e su questo video (visto per puro caso), si spezza il cuore… Per il testo, e be’, per l’elefante… Okay, sono i Coldplay, non Sostakovic, but the Board likes it pop sometimes .. 🙂

THE EDUKATORS 2.0: “L’università brucia!”: con questo slogan nasce la più grande protesta studentesca europea degli ultimi anni. È l’autunno del 2009 quando viene occupata l’aula magna dell’università di Vienna. In poco tempo, e grazie soprattutto ai social network, la protesta si allarga oltre i confini austriaci: 130 atenei d’Europa manifestano contro le norme comunitarie sul sistema dell’istruzione. Un film collettivo, realizzato con video, foto, blog e tweet degli studenti, racconta una mobilitazione che sembra anticipare gli attuali movimenti dei giovani europei.

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1 Comment

  1. Nulla da aggiungere all’analisi del capo. Film (o documentario?) assolutamente visivo. Se non si è propriamente interessati alle gesta della Pina, tecniche teorie e quant’altro, ci si può limitare anche al solo osservare.
    (Per un appassionato di fotografia un vero sussidiario di tecnica in quanto ad ambientazioni, luci, composizione)

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