Posts made in aprile, 2012

Let’s Movie CXVII

Let’s Movie CXVII

A LONELY PLACE TO DIE
di Julian Gibney
UK 2011, 99’
Martedì 1/Tuesday 1
21:30/9:30 pm
Smelly Modena
Biglietti in prevendita/Advance booking, please

Foe Fellows,

Fate conto di esservi presi un day off tutto per voi martedì, e di aver fatto qualcosa che vi ha portato a dire, wow i mattini possono generare incanti, per quanto piova a dirotto, e non una drizzle leggerina, come piace dire al Fellow Pa, una pioggia pesante che solo città come Newcastle o Bristlol possono concepire, e voi vi fate piccoli piccoli sotto un ombrellino abituato sì e no alla drizzle, non certo alla pioggia pesante di Newcastle o Bristol. Dopo il mattino alla Filarmonica con un incanto di musica dal vivo anni ’30-40, la casa vi accoglie come un grembo, voi scalzate scarpe e impermeabili, vi tuffate nel tepore domestico con un carpiato stile Caldo-bagno-arrivoooo, e con l’animo furbastro che contraddistingue tutti voi Moviers-nessuno-escluso, rivolgete una bellissima linguaccia alla pioggia che ha portato un po’ di Britishness nella vostra città.

Poi però c’è Let’s Movie. E dovete premere il tasto FF: rinfilare scarpe e impermeabile, riprendere l’ombrello passerotto, voltare le spalle a una casa che vi aveva accolto più magnanima di Alcinoo Re dei Feaci (mamma mia, i Feaci…), e tornate a riaffrontare la coppia mondo&meteo, consapevoli che una volta arrivati da Mastrantonio, nessuno (e non intendo Ulisse nel Caveau Polifemò) nessuno vi avrebbe atteso. E infatti così è stato. Il mio adorato Mister Mastro, e la cara consorte Lady Mastrantonia, hanno mostrato una preoccupata preoccupazione nei confronti del Board: “Ma come?Un flm così, da sola??”. Eh sì, un film così, da sola.  🙁
Gli inossidabili hi-fi Moviers purtroppo erano impossibilitati per cause di forza molto maggiore: l’Anarcozumi alla guida della macchina TrentoFilmFestival (la famosa TFF), l’Honorary Member Mic in missione UK tra scogliere e solleoni (what?!), il Sergente Fed FFF in spedizione per due settimane alle Maldive (poor boy…)― dopo averci assicurato di evitare categoricamente il quadrante Mururoa.  Quindi sì, ero da sola. Ma non ho fatto la tapina-Board come al solito eh…. 🙂

Vi confesso di aver avuto qualche remora a proporre “Diaz”. Avevo sentito dire che era potente, ma non tanto nelle scene (che tuttavia lo sono, e molto) ma in quello che suscita. Avevo sentito di molta gente che non finiva di vederlo, che usciva a metà. E questo mi è stato confermato anche dall’Adnkronos Mastrantonio, che tasta sempre il polso all’audience con la mano leggera del cine-chirurgo professionista. 🙂 Insomma, non dico che ero contenta di essere per conto mio ― questo mai… Però sì, sollevata lo ero, lo posso dire. Potevo andare in avanscoperta in tutta tranquillità, e poi farvi da semaforo: green Board, you go. Red Board, you stop. Quindi mi sono scrocchiata nocche e nuca da bravo lottatore di sumo, e mi sono buttata nel buio della sala.

Sono riemersa, dopo 120 minuti di lotta, con le ossa rotte e un nuovo peso sulle spalle. Sono certa che la sensazione è stata condivisa anche dagli altri spettatori ― le facce e i sospiri in sala non mentono, e nemmeno le gambe, che cominciano a farsi irrequiete perché quello che vedi ti entra nella fibra muscolare. Contrariamente a quanto leggo in giro, non trovo “Diaz” un film politico e/o politicizzato. Non ci ho visto destra contro sinistra, ve lo dico in tutta onestà. E quelli che hanno criticato il film perché, a loro dire, darebbe una visione parziale dei fatti accaduti nella scuola genovese durante l’irruzione a fine G8, ritraendo i manifestanti come poveri manifestanti e la polizia come gli orchi della polizia, non ha forse capito che non si tratta di manifestanti contro polizia, né di centri sociali contro forze dell’ordine ― magari fosse “solo” quello. C’è altra carne che brucia…. È per questo che le persone non reggono il film ed escono. Perché parla di disumanità ― la nostra. Di diritti, teste, corpi, dignità altrui calpestati ― da NOI. Di fatti denunciati e insabbiati ― sempre da NOI.
Ed è per questo che il film è sconvolgente. Ci obbliga ad ascoltare un racconto della nostra storia recente che, punto 1, non volevamo ascoltare; punto 2 non è stato mai “detto” a voce così alta e a un pubblico tanto vasto; punto 3 colpisce il popolo italiano nella sua italianità.
Vedete, a proposito di quest’ultimo punto, noi italiani ci portiamo in giro per il mondo la nomea di mafia-makers, questo lo sappiamo. È una specie di gene nero che ci funesta il corredo genetico, mettiamola così.
Con “Diaz” scopriamo di avere questa nuova macchia, che non cancelleremo più. Questo fa male. E il sottotitolo-monito de film, “Don’t clean up this blood” ribadisce il dovere al memento,  alla rivelazione, e alla divulgazione di quello che è stato.
Ladri, truffatori, furbi, cafoni, opportunisti, seduttori, noi siamo tutto questo. Ma ce la siamo sempre cavata giocando il jolly degli “italiani-brava-gente”. Quelli umani, sempre e comunque, a prescindere da tutto, quelli che non chiudono le porte. Noi guardiamo Guantanamo e inorridiamo. Noi vediamo i soprusi del Cile di Pinochet, il Sud Africa dell’Apartheid, l’UK dell’IRA e ci indignamo (“Garage Olympo”, se non l’avete visto, e “In My Country”, se ve lo siete perso, e “Nel nome del padre”, anche). Noi condanniamo la tortura, non saremo mai capaci di seviziare-umiliare-brutalizzare un essere umano, indulgere in atti violenti gratuiti, massacrare facce a manganellate, spogliare una ragazza nuda per deriderla e prenderla a calci meglio, no non saremo mai capaci di tutto questo, non scherziamo dai… Noi siamo italiani brava gente, no?

No, non sempre, non più. Così come Andrea Segre in “Mare chiuso” ci aveva mostrato che le porte abbiamo imparato a chiuderle (chiudendo il mare di Lampedusa nel 2009 e rispedendo al mittente libico dei profughi in cerca di asilo politico), il film di Vicari fa perdere un’innocenza di cui ci credevamo storicamente portatori ― realtà durissima da accettare. Dopo secoli di sbandierata pietas italiana, ecco che scopriamo di poter covare e attuare l’abominio. Noi, come il Cile di Pinochet, il Sud Africa di Siad Barre, noi  seviziamo, umiliamo e  torturiamo.  E non posso accettare la giustificazione delle quattro mele marce che contaminano il cesto sano, i figli disgraziati che nascono in tutte le famiglie… No, qui siamo su un altro livello, parliamo di forze dell’ordine. Delle mani che dovrebbero proteggere e tutelare. Non picchiare gli innocenti (o innocenti fino a prova contraria, se mi tacciate di parzialità) e cavolo, picchiano così tanto e così forte… Ci vuole una notte perché i tonfi sordi dei manganelli contro la carne tenera degli occapanti della Diaz svaniscano ― avevi ragione, Mastrantonio…  La violenza uditiva si unisce a quella visiva: schiene tappezzate di lividi, nasi saltati, labbra scoppiate su bocche ventenni, pozze di sangue sotto nuche impotenti.
Tutti usciamo sconvolti perché ci vergogniamo. Scoprire quello che è sussecco duranta quell’irruzione nella scuola a fine G8, e scoprire quello che NON è successo dopo l’irruzione dal punto di vista giudiziario e penale, ci fa uscire dalla sala con la testa bassa per l’imbarazzo. I ragazzi, i giornalisti, i presenti nella scuola quella notte e massacrati dalla polizia erano per la maggior parte stranieri. Pensate l’opinione che queste vittime due volte ― vittime delle torture e della giustizia negata ― si sono portati nei loro paesi una volta espulsi dall’Italia ― sì, espulsi come ciminali. Pensate al danno subito dai loro corpi e dalla loro memoria, che diventa danno per noi italiani e per la nostra italianità. Siamo diventati i cattivi, i nemici. Foes. Nothing else than foes.

Okay fin qui ho parlato un po’ di pancia…. Non ho potuto farne a meno. 🙁

Dal punto di vista strutturale “Diaz” poggia su un’intelaiatura curata al dettaglio che si sviluppa attorno a due poli geografici precisi: la scuola Diaz e la caserma di Bolzaneto. Ho trovato l’inizio e la fine molto intelligenti. La scelta di cominciare con la ripresa dalla famosa bottiglia lanciata contro la camionetta della polizia che avrebbe agito da casus belli, e la scelta di riproporla per tre volte ― in aria e poi frantumata ― ribadisce graficamente l’inconsistenza, l’insensatezza, di quello che è stato. Come a dire, tutto questo, tutto questo casino per una bottiglia?? E la fine è altrettanto evocativa: il film si chiude con un’inquadratura dall’alto che scorta un treno in mezzo alle montagne (trentine, fa notare accorta l’Anarcozumi ;-)). Il treno accompagna le vittime dell’incursione alla Diaz, passate ― e ripassate ― dal carcere di Voghera all’espulsione diretta dall’Italia. Ed è come se Vicari dicesse, guardatelo: questo è il treno che l’Italia ha perso…

Mastrantonio mi ha fatto giustamente notare che il caso Diaz fece scalpore per poco tempo: l’irruzione avvenne a luglio 2001, e tutti sappiamo cosa accadde l’11 settembre di quell’anno. Una tragedia oltreoceano ha soffocato una tragedia nostrana… Ci sono voluti undici anni per tirarla fuori dalle macerie, e onore a Vicari per aver infilato le mani in quel terreno di silenzio e omertà. Questi atti di archeologia contemporanea sono preziosissimi, servono alla società, all’arte, a noi. E possono esprimersi attraverso voci e modi diversi. Penso a “Sunday Bloody Sunday” degli U2, o alle poesie politiche di Pablo Neruda…

 “Diaz”, per quanto male faccia (e credetemi, ne fa), dovrebbe essere mostrato nelle scuole come si fa con “Schidler’s List”.

Okay, ora faccio un respirone e vado avanti…

 Il programma di supporto “Let’s Movie Loves TFF”, ci spinge e a passare alla terna di film della settimana ― ebbene sì, terna (vi siete risparmiati la tombola, dai…. :-)).

A LONELY PLACE TO DIE
di Julian Gibney
UK 2011, 99’
Martedì 1/Tuesday 1
21:30/9:30 pm
Smelly Modena
Biglietti in prevendita/Advance booking, please

THE LONLIEST PLANET
di Julia Loktev
USA/Germania 2011, 113’
Giovedì 3/Thursday 3
21:30/9:30 pm
Smelly Modena
Biglietti in prevendita/Advance booking, please

ROMANCING IN THIN AIR
di Johnnie To
Cina, 2012, 111’
Sabato 5/Saturday 5
19:30/7:30 pm
Smelly Modena
Biglietti in prevendita/Advance booking please

Come sapete, il Trento Film Festival ha invaso Trentoville, e io non posso che adeguarmi e invadere l’agenda dei miei Moviers. 🙂

L’Anarcozumi, di cui a singhiozzo giungono notizie ma che, tranquilli, risulta essere alive&kicking, ci ha segnalato questi tre film all’interno della programmazione TFF. Il vero “Let’s Movie” è il primo, “A Lonely Place to Die”, ma io andrò anche da Johnnie To, sabato ― se ce lo perdessimo, il Draconian WG Mat non ce lo perdonerebbe mai… “The Loneliest Place” invece se la gioca con Margherita Hack, qui a Trento giovedì sera per un incontro molto accattivante dal titolo “La mia vita in bicicletta” (ore 9 pm in Sala Conferenze della Fondazione Cassa di Risparmio Trento e Rovereto, Via Garibaldi 33, if you are interested).

Mi piacerebbe molto trovarvi almeno martedì sera, nonostante lo Smelly, nonostante l’ “I’ll be missing you” che intonerò con voce Fugees a Mastrantonio. 🙂

Per i vari responsabili delle sedi distaccate di Let’s Movie che non possono beneficiare del TFF, suggerisco di portarsi avanti e provare il tostissimo “Hunger” di Steve MacQueen ― quello di “Shame”, ricordate? 😉

E ora my hungry Fellows, vi servo un tris di riassunti nell’area ristoro, spalanco le dighe del Movie Maelstrom, vi ringrazio dell’attenzione e vi porgo dei saluti, stasera, difficoltosamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Sabato sera è capitato sulla mia strada un film di Gus Van Sant che vorrei segnalarvi. S’intitola “L’amore che resta” e non è il solito romance per trottolini amorosi duda dadadà… È una storia delicata, quasi fuori dal tempo… Tanta tristezza, e poesia… Aggiungetelo alla vostra lista dei must-see, please… 😉

 A LONELY PLACE TO DIE: Un gruppo di cinque alpinisti, gli esperti Alison e Rob, la coppia sposata Alex e Jenny e il più giovane Ed, impegnati in escursioni e scalate nelle Highlands, si imbattono in una ragazzina, letteralmente sepolta viva, nel profondo della foresta. Liberata dal suo luogo di prigionia la terrorizzata ragazzina, che non parla inglese e di cui scoprono solo il nome, Anna, la portano in salvo con loro, diventando così inevitabile preda degli spietati rapitori, disposti ad uccidere senza alcuna esitazione per recuperarla e poter ottenere i milioni di euro del riscatto.

THE LONELIEST PLACE: Basato su un racconto di Tom Bissell, il film segue una giovane coppia esploratrice attraverso le montagne del Caucaso. Quando assumono una guida locale per attraversare la natura selvaggia, il loro rapporto viene messo alla prova in modi inaspettati.

ROMANCING IN THIN AIR: Michael Lau, un attore molto famoso, viene lasciato sull’altare da Yuan Yuan, anche lei attrice, che ha preferito fuggir via con un vecchio amore dell’infanzia piuttosto che sposarsi con lui. Depresso, Michael si ritira per un periodo dalle scene e, per riprendersi dal dolore, affronta da solo un viaggio fino alle remote montagne della provincia dello Yunnan. Qui, ha modo di incontrare Sue, la proprietaria di un albergo il cui marito era scomparso anni prima tra i boschi. Colpito dalla sua dolcezza e dalle continue attenzioni che gli riserva, Michael se ne innamora, ignorando che lei è una delle sue più accanite fan.

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Let’s Movie CXVI

Let’s Movie CXVI

DIAZ
di  Daniele Vicari
Italia 2011, 120’
Martedì 24/Tuesday 24
21:45/9:45pm
At laaaaast(ra)/Mastrantonio’s

 

Museum Fans Movier Fellows,

Prego, prego, da questa parte per visitare “Spell – Dolce mattatoio”, Mostro&Mostra organizzata al Bear Brown e patrocinata da Let’s Movie. Il Fellow PaPequod, l’Anarcozumi, la Fellow Aripy, il Fellow D e il Movier Mr Brown l’hanno già vista, ma saranno lietissimi di ripercorrerla insieme a voialtri, che ve la siete persi venerdì.

Parlando proprio di venerdì, sei Fellows al Brown mi sembra un risultato che meriterebbe anche quasi di più della copertina del Time del prossimo mese ― mi raccomando non perdetelo. Ma ce lo facciamo andare bene. 😉

Quello che state sentendo è lo stesso tacco 11 del Board di quando arrivò venerdì, un filino trafelato da della bisboccia made-in-Simposio ― la Fellow Claudia The Critic, che si trovava allo Smelly per presenziare a un film muto musicato, aveva saggiamente consigliato “Lascia il tacco a casa, Kapo, che altrimenti ti scoprono” (non so se notate la finezza della K…), e in effetti così fu:  mi scoprirono subito. 🙁

Dietro di me, a ruota, il Fellow D, anche lui fuggito a della bisboccia made-in-Simposio. In posizione d’attacco (di un trancio di pizza) l’Anarcozumi; nella prima fila beato-chi-so’-fa-il-sofà il Fellow PaPequod anche lui reduce da della bisboccia, e in seconda fila la divina Aripy, giunta con un charter straordinario dal tempio termoautonomo con posto auto e cantina che ha appena acquistato sull’isola di Goa. Il Movier Mr Brown aggiungeva sedie e sedie e sedie perché la sala di Cinemafutura pullulava, e non solo di Moviers. :-

E ora seguitemi nella sala “Spell”: l’ingresso sarebbe caldamente sconsigliato ai vegetariani, per via del menù tutto-carne previsto. Ma anche il Board, che fa parte degli omini verdi che lasciano le chianine ai manzi e le ali ai polli, riuscì a sopravvivere venerdì, quindi non vedo perché gli altri Moviers non dovrebbero.

“Spell” è un macello, un macello vero e proprio, nella forma e nella sostanza. Quarti di carne e tocchi di corpi e capi scuoiati e manzi e manze e sangue… Animalità umana e umanità animale. Tutto mescolato e tutto mostruoso ― un macello, appunto.
Fate conto che il film si apre sulla scena molto disturbante di un uomo fisicamente attratto da un quarto di bue macellato dentro una cella frigorifera ― cella frigorifera che tornerà più avanti quale luogo prescelto da una coppia per trascorrere un momento d’intimità, e tutti conveniamo che una cella frigorifera è l’ambiente perfetto per trascorrere un momento d’intimità … In realtà il film si apre su un’altra scena, magari non disturbante per tutti, ma per il Bord sì, tremendamente disturbante: il parto di un vitellino ― quel pappamolla del Board si mascherò il viso con la mano, scatenando l’ilarità dell’Anarco, e il sostegno del nobile Fellow Pa che, a fine parto, cavallerescamente avvisò “Ora puoi guardare, Fru”.

Già da queste due scene sono certa non fatichiate a capire il sapore del film ― che secondo me potrebbe essere identificato con della Manzotin… Ho utilizzato l’aggettivo “disturbante”prima perché l’agenda del film è questa. Disturbare al punto di sospendere qualsiasi linearità ― ma anche finalità ― narrativa per concentrare tutte le energie nell’atto del mostrare l’immostrabile. naturalmente non possiamo non pensare al surrealismo, che una novantina di anni fa aveva fatto lo stesso prendendo l’inconscio e portandolo nell’arte. Il debito del regista all’avanguardia surrealista è evidente e conclamato, ma la sua opera non sortisce lo stesso effetto. Il surrealismo indaga le ossessioni nascoste dell’inconscio umano: fa della tela una spiaggia sulla quale far naufragare le strane creature (nonché i cadaveri) che popolano il nostro mare inconscio… L’effetto che provocano è PERturbante (grazie Sigmund ;-)) non DISturbante, e credetemi, c’è un abisso tra questi due suffissi.
Se prendo un quadro di Magritte ― artista che amo molto ― non vedo le mie ossessioni, vedo l’allusione alle mie ossessioni, ed è molto diverso. La trasposizione in chiave simbolica permette la non-finitezza interpretativa, che poi è una delle caratteristiche principali e più preziose dell’arte. Un quadro surrealista bisbglia ― un mormorio che viene dritto dritto da quel mare scuro che tutti ci portiamo dentro, non smette un attimo ― mentre “Spell” urla ― cavolo come un (os)sesso! Ma il posto per la riflessione dov’è? Dove?, se mi fai vedere tutto attraverso il non-mostrabile e il ripugnante? È come togliere allo spettatore la possibilità di ragionare sulla materia che gli viene proposta.
Come dite? Volete un esempio pratico? Se proprio proprio insistete… 🙂 C’è un’opera-istallazione di Marcel Duchamp (l’artista, non la mia cyclette) che fa parte delle mie 1074 idiosincrasie. S’intitola “Etants donnés”. Funziona così. Lo spettatore si ritrova davanti a questa porta di legno e ci trova dei piccoli spioncini, questa http://www.google.it/imgres?um=1&hl=it&sa=N&biw=1340&bih=518&tbm=isch&tbnid=NBPlPgZE3jcIXM:&imgrefurl=http://www.kritikaonline.net/%3Fp%3D577&docid=-J5R8t-NU5skeM&imgurl=http://www.kritikaonline.net/wp-content/uploads/2010/08/BASSA_Image-1.jpg&w=2100&h=1645&ei=J9aTT-boF8ieOr2jwPgD&zoom=1&iact=hc&vpx=657&vpy=89&dur=734&hovh=199&hovw=254&tx=88&ty=100&sig=100831821194311762339&page=1&tbnh=155&tbnw=194&start=0&ndsp=13&ved=1t:429,r:4,s:0,i:74

Se accosta l’occhio, lo spettatore vede questo http://www.google.it/imgres?um=1&hl=it&sa=N&biw=1340&bih=518&tbm=isch&tbnid=qHM0H2BV7_MSyM:&imgrefurl=http://otway.wordpress.com/2009/01/&docid=nB_HqA-ZcXQkWM&imgurl=http://otway.files.wordpress.com/2009/01/d-71.jpg&w=726&h=998&ei=J9aTT-boF8ieOr2jwPgD&zoom=1&iact=hc&vpx=388&vpy=57&dur=165&hovh=263&hovw=191&tx=91&ty=131&sig=100831821194311762339&page=1&tbnh=155&tbnw=110&start=0&ndsp=13&ved=1t:429,r:2,s:0,i:70

Ora, l’horror (e anche un po’ il kitsch) dell’immagine che vi trovate di fronte è evidente. Un corpo di donna riverso in un prato, le carni quasi di gomma… E la mia idiosincrasia credo stia proprio nelle associazioni che scaturisce. Il corpo nudo e abbandonato di una donna (effetto Laura Palmer), e laggiù il cielo terso, ma quassù il buio, e le presenze che possono nascondersi in quel buio…
In più l’artistia qui gioca anche con il senso di vergogna dello spettatore che viene colto a spiare da un altro spettatore … Insomma, penso capiate la differenza tra questa operazione, e un’operazione come “Spell”, che è pornografica ― e pornografica non perché fa vedere amplessi e vagine e situazioni orgiastiche e quant’altro, ma perché fa vedere TUTTO. Mentre io spettatrice vorrei sbirciare dentro il non-visto perché celato sotto la coltre dell’inconscio, non dentro il non-visibile perché considerato immorale…
Il fatto che il film sia imbevuto d’arte ― esplicitamente e non, tra quadri di Magritte, Schiele, Courbet, ma anche De Chirico (i manichini della visione della moglie matta, per esempio), Bosch (non quello delle pompe idrauliche, Hieronymus) e su tutti Dalì (che c’è anche senza esserci) ― non rende il fim artistico. E anche se aspira alla visionarietà, inanellando associazioni più o meno libere ― barbagli di galli e uova e pollastri sventrati e chi più ne ha più ne ha più ne metta, come cantavano i Prefisso (mamma mia!) ― è uno dei film meno visionari che abbia mai visto. 🙁 Anche quando vuole mostrare il regno del desiderio, concretizzando i sogni di alcuni personaggi (come la moglie frustrata) lo fa in maniera del tutto tradizionale (il marito-bestia impiccato) spogliando così l’onirico di quel profumo arcano e incomprensibile che lo circonfonde.  Si parlava prima di Laura Palmer…Un regista che invece è riuscito a diluire l’arte del surrealismo nella settima arte è senza dubbio David Lynch (il Movier Menagramo concorderà ;-)).

Senz’altro “Spell” si prefigeva la rottura delle restrizioni etiche e l’infrazione di alcuni tabù che schiavizzavano l’Italia degli anni  ’70. Merita il nostro plauso per il coraggio di aver compiuto un’azione del genere in un paese in cui, per farvi un esempio, l’aborto non era ancora legalizzato… Dobbiamo quindi prendere il film, calarlo nel suo contesto storico-sociale e apprezzarlo per questo, senza fare tanto le Miss Pruderie-Frunerie della situazione 🙁 e vivisezionare scene come l’occhio di un bue che finisce sopra un pube, oppure un pube (n’antro) che diventa la settima buca di un tavolo da biliardo…

E ora, dopo il tour di “Spell” Mostro&Mostra, spiaggatevi pure sulle poltrone dell’ingresso come le orde di turisti  trichechi che stramazzano devastati a fine visita guidata, e sentite qua cosa vi propongo per la settimana

DIAZ
di  Daniele Vicari

So che lo sapete, ma repetita juvant…. “Diaz” si è aggiudicato l’Audience Award per  il miglior film della sezione “Finzione di Panorama 2012” all’ultima Berlinale ― tra i Bruder Tavianen e Vicari pareva di stare a Italia ’90 lo scorso novembre a Berlino.

Non voglio fare la morale, né la moralista, ma credo che vedere “Diaz” sia un obbligo per tutti i cittadini italiani. A maggior ragione per noi Moviers, che siamo ben-altro e ben-oltre che cittadini italiani base ― noi siamo la versione Deluxe 🙂

Inoltre Mastrantonio&Robin ci attendono da un po’, e non mi pare proprio il caso di deludere due super eroi…  😉

 E ora un ultimo sforzo, cari Fellows . Seguitemi tutti quanti nella Cafeteria del Museo Let’s Movie dove l’Anarcozumi prenderà la parola in qualità di sovrana assoluta del movie-biz  trentino e vi annuncerà la 60esima Edizione del Trento film Festival (dal 26 aprile al 6 maggio)!

L’Anarco mi ha GENTILMENTE proposto (ma senza pressione o intimidazione ALCUNA eh, sia chiaro…) di dare spazio alla notizia e sostenere la programmazione del TFF. Visto che la proposta, davvero, non potevo rrrrifiutarla ― le teste di cavallo sotto le lenzuola le lascerei al “Il Padrino”, e pure al mattatoio “Spell” ― è con IMMENSISSIMO PIACERE, ma davvero SOMMISSIMO  e SPONTANEISSIMO, che do il via all’affair “Let’s Movie Loves TFF” nell’ambito del quale segnaliamo la serata d’apertura (cui prenderemo parte)

L.I. LA LINGUA IMPERI VIOLENTA
La forza del morso che la ammutoliva
Giovedì 26/Thursday 26
21:00/9:00 pm
Auditorium Santa Chiara
Biglietti in Prevendita**

Realizzato con Anagoor (Fies Factory), cito dallo STRABILIANTE sito del TFF: “Viene presentato in anteprima nazionale al TrentoFilmfestival questo progetto teatrale sul tema controverso della “caccia all’uomo” sullo sfondo del Caucaso, montagna delle molte lingue e terra di confine.”

NON POSSIAMO ASSOLUTAMENTE MANCARE! (Cioè, tuttomaiuscolo Zu, per amor di enfasi!).

E mi raccomando, tenete sempre sottomano il Programma del Festival http://www.trentofestival.it/res/download/pdf/3491.pdf e per ogni dubbio visitate il sito (lo STRABILIANTE) http://www.trentofestival.it

E per le info sull’acquisto biglietti cliccate http://www.trentofestival.it/it/info/Condizioni%20di%20ingresso.htm 

E Zu, sarò anche una schiappa come pubblicitaria, ma Let’s Movie loves TFF, e i sentimenti conteranno pur qualcosa, cavolo! 🙂

My Visitor Moviers, per fortuna vostra siete giunti al termine della visita guidata Mostri&Mostre. 🙂  Dirigetevi pure verso l’uscita e non proccupatevi per questa sensazione di pesantezza a livello intestino tenue e quello strano cerchio alla testa che vi grava addosso… È perfettamente normale dopo un tour del genere… 😉

E ora vi ringrazio dell’ascolto, vi aspetto a “Diaz” martedì e all’Opening Nite del TFF giovedì, vi allestisco due sale riassunto al primo piano e vi mando dei saluti, che stasera sono museograficamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

DIAZ: Luca è un giornalista della Gazzetta di Bologna. È il 20 luglio 2001, l’attenzione della stampa è catalizzata dagli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine durante il vertice G8 di Genova. In redazione arriva la notizia della morte di Carlo Giuliani. Luca decide di partire per Genova, vuole vedere di persona cosa sta succedendo. Alma è un’anarchica tedesca che ha partecipato agli scontri. Sconvolta dalle violenze cui ha assistito, decide di occuparsi delle persone disperse insieme a Marco, un organizzatore del Genoa Social Forum, e Franci, una giovane avvocato del Genoa Legal forum. Max, vicequestore aggiunto del primo reparto mobile di Roma, comanda il VII nucleo e non vede l’ora di tornare a casa da sua moglie e sua figlia. Luca, Alma, Nick, Marco e centinaia di altre persone incrociano i loro destini la notte del 21 luglio 2001. Poco prima della mezzanotte centinaia di poliziotti irrompono nel complesso scolastico Diaz-Pascoli, sede del Genoa Social Forum adibita per l’occasione a dormitorio.

L.I. LA LINGUA IMPERI VIOLENTA: la compagnia di giovani artisti veneti diretta da Simone Derai mette in scena uno spettacolo dove si parla di storie di cacce innominabili. Non metafore, ma fenomeni storici veri, antiche e odiose abitudini secondo le quali, nelle forme della caccia, alcuni uomini si sono fatti predatori di altri uomini e, ancora nel XX° secolo, hanno intriso il suolo d’Europa del sangue di milioni di persone: tanto il suo cuore civile, quanto le sue vaste foreste, fino ai suoi estremi confini montuosi. Il Caucaso, per l’appunto, limite estremo dell’Europa, confine geografico naturale, montagna delle lingue e intreccio fittissimo di popoli, labirinto che traccia e insieme confonde i confini, i limiti, le distinzioni, e si erge massiccio come epicentro della memoria e luogo mitico di questo giudizio. L’evento è curato dalla compagnia Anagoor, in coproduzione con Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto e TrentoFilmfestival. Con il supporto di APAP network – Culture Programme of the European Union. Anagoor fa parte del progetto Fies Factory.

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Let’s Movie CXV

Let’s Movie CXV

SPELL (DOLCE MATTATOIO)
di Alberto Cavallone
Italia 1977, 90’
Venerdì 20/Friday 20
21:00/9:00 pm (ma con santo quarto d’ora accademico)
Centro Sociale Bruno/the Brown Bear
Via della Dogana 1
Trentoville

Marshall McLuhan Moviers,

No perché vedete, è tutta una questione di parametri. Se prendiamo i Forrester come modello di riferimento della famiglia mono-nocluerare dell’era post-patriarcale, be’ allora possiamo considerare “Piccole bugie tra amici” una commedia. Ma tutti sappiamo benissimo che Brooke&Ridge&Beautiful Company non sono esattamente il Mulino Bianco ― anzi, il White Windmill ― così come sappiamo tutti che quando si parla di commedia francese non si parla di risate a crepapelle (a eccezione di “Quasi amici”). Si parla invece di quella cinematografia un po’ indefinibile, che può smuoverti una vaga sensazione di ilarità e l’ombra di un sorriso, che tuttavia vengono subito smorzati da degli avvenimenti infausti che paionio usciti dritti dritti da quelle tragedie greche in cui tutti soffrono, tutti resistono, tutti muoiono e tutti piangono. Insomma, tutto questo sfogo cutaneo di parole per dire che definire “Piccole bugie tra amici” una commedia fa ridere i polli, e i Forrester ― che per contratto non ridono mai.

Il parterre Let’s Movie era nondimeno gremitissimo ― cavolo, basta proporre un film di cui non sei convinto al 100% e stai sicuro che i Moviers arrivano a frotte! 🙁 Ad accogliermi, un Board davvero scandalosamente affannato per via del solito problemino con la crono-calibrazione (usatela, questa, eh, “crono-calibrazione” 🙂 ), l’Anarcozumi, che mi bacchetta giustamente con un salace “Ehi Fru, calmati ‘nattimo che fai venire l’ansia anche a me” ― e far venire l’ansia all’Anarco è un assurdo matematico di proporzioni eraclitee (mamma mia) 🙂 ― la Fellow Aripy ― ormai la conoscete, la divinità indiana d’istanza a Trento nell’ambito del programma di gemellaggio “Kali&Krishna meet San Vigilio&San Giuseppe” 🙂 ― insieme al Guest Nicola (lì lì che pencola sull’orlo del baratro lezmuviano eh eh), la Fellow Claudia The Critic, che tanto c’è mancata, ma che tanto ha sgobbato su “Il teatro siamo noi” il suo programma televisivo sul teatro (che potete vedere sul canale 602… Sì, Lez Muvi conta dei program-makers, e sì ci faccio pubblicità 😉 ), e la sweet Fellow Vaniglia, che tanto c’è mancata pure lei, ma che è sempre sweet like chocolate (scusa Roberta per il “chocolate”, tu sei vanilla-sky, ma la canzone dei Shanks&Big Foot diceva così :-)).

A capo del “Comitato d’accoglienza del Bordin-Board”, il buon Mastrantonio ― che bello tornare da lui dopo due settimane di pellegrinaggio per foresti borghi! ― e il suo “Eccoti arrivata, allora si può cominciare”, è stato come la dolce scioglievolezza di Lindor senza Lindor. 🙂

Non so, “Piccole bugie tra amici” è la copia sbiadita di “Compagni di scuola”, Carlo Verdone, Italia, 1988. Come certi Fellows sanno bene (il Sergente Fed FFF per esempio), sono emotivamente legata a certi film che reputo dei capolavori incontrastati della cinematografia universale ― tra questi “Il ragazzo di campagna”, “Lui è peggio di me” e “Ho sposato una strega” (Pozzetto my love :-)). “Compagni di scuola” non è proprio a questi livelli, ma ci va vicino. I personaggi del film di Verdone, ritrovatisi per una rimpatriata fuori porta ventanni dopo la fine del liceo, mostrano come il tempo abbia ora cambiato ora fossilizzato ora acuito i tratti caratterizzanti delle loro individualità. Il film è triste e buffissimo, si ride eh (si ride davvero, niente rictus “rido-per-non-piangere”) attraverso questa comitiva di personaggi diversi e tipizzati ― la ricca infelice, il sempiterno sfigato (sempiterno??), lo sbroffone, il giullare, la biancaneve, il politico corrotto etc…
“Piccole bugie fra amici” si inserisce qui, nella comitivizzazione in un contesto extraurbano. C’è la ragazza che non vuole legarsi a un uomo e “passa di fiore in fiore” (subitissimo una sanzione per eccesso di castità al Board!), un po’ come il quarantenne gerardepardieuiano che ama una donna ma non riesce a dimostrarglielo, e quando ci riesce è troppo tardi (ma va??!!); l’insicuro alle prese con la redazione sms all’amata da riconquistare e  le continue richieste agli amici “ma tu cosa le scriveresti?”; il milionario control-freak che possiede tutto e non si gode nulla; il gay che fa coming out (mamma mia, dopo i 12 film di Ozpetek sul tema, i gay che fanno coming out nel cinema m’innescano un’irrefrenibile voglia di vomitare :-(); l’amico assente che manca a tutti quanti ma che tutti quanti hanno lasciato agonizzante in un letto d’ospedale dopo un incidente (bah)…
Ci sono tutti questi personaggi che si muovono e si comportano in maniera prevedibile, dicendo le cose che ci aspettiamo che dicano. E la prevedibilità è la tomba dell’humour (oltre che de l’amour) caro Canet (che è il regista)… Il ritratto di questi quarantenni-o-giù-di-lì egoisti, fragili, incontentabili, teneri, viziati, inconcludenti non mi ha aggiunto nulla di nuovo al ritratto dei quarantenni-o-giù-di-lì egoisti, fragili, incontentabili, teneri, viziati, inconcludenti che avevo incontrato nel film di Verdone di 24 e-dico-24 anni fa…
Cioè, mon cher Canet, secondo me, visto che l’argomento non era proprio dei più vergini, dovevi lavorare sul mezzo, leggerti un po’ di Marshall, o farti consultare dai MacLuhan Moviers, che mangiano “Gli strumenti del comunicare” a colazione e avrebbero potuto illustrarti il principio secondo il quale “the medium is the message”… Il mezzo, mon Canet, il MEZZO… Insomma, perché non raccontare la storia dalla prospettiva di ogni singolo personaggio? In questo modo avremo avuto una decina di punti di vista relativi, soggettivi, parziali, così com’è la nostra realtà ― relativa, soggettiva, parziale. Sarebbe stato un po’ come scrivere i capitoli di una piccola enciclopedia su una generazione (invece che buttare nel calderone generazionale gli stereotipi di quei personaggi), avresti forse imitato il tuo connazionale Balzac ― che sarebbe stato molto honoré di vedere una “Comedie humaine” del 21esimo secolo in versione cinematografica. E ti saresti pure evitato il finale volemose-bene, e soprattutto l’avresti evitato a noi ― persino la lega “PrefichePerSempre” ha definito “eccessivi” i 14 minuti circa di funerale conclusivo… 🙁

Poi posso ben dire che ho visto di peggio, e che il film è fatto bene e via di questo passo, però non è un titolo per cui esclamerei a un amico “Nooooo, lo devi assolutamente vedere!!”, con l’enfasi sull’“assolutamente” che si sa, fa la differenza.

… Sapete una cosa che salvo qual è? La scena dell’incidente in moto dell’amico rimasto ad agonizzare mentre il resto della comitiva se la spassa à la plage. L’incidente è uno dei migliori mai visti ― qui sì che gioca l’imprevisto! Lo spettatore non se l’aspetta minimamente, e lo scontro camion-scooter ti fa gridare e saltare sulla poltrona (parola di Board, primate della specie saltante e strillante). Questo mi ha portato a scrivere una tesi che ho affisso al portone della chiesa di Wittenberg in cui lancio un’invettiva contro le due ruote e predispongo il sequestro immediato di tutti i motocicli dei Moviers, partendo da quelli di, nell’ordine: Fellow PaPequod, Fellow Marco Principino di Busa Bel Air, Fellow Centauro, Fellow Testone del Testaccio, Sergente Fed FFF e della mia Fellow Archibugia Katrin ― ‘cause I care…:-)

Prima di passare a vedere di che razza di movie dobbiamo morire questa settimana, mi sento d’inoltrare al Fellow Giak e alla sua Comiunicascion Chiara, entrambi residenti a Oh-derzo, un dilemma che mi perseguita da quando, più o meno una settimana fa, il partito delle trote e dei druidi ha cominciato a dare primi segni di cedimento. Come si starà adesso nel Veneto verde-lega listato a lutto? Tipo come dentro un After Eight, mi chiedo? E chi salirà adesso al potere? Odino?? Bah… Attendo pronti riscontri da Zaialand, e con viva stima ringrazio… 🙂

Allora siete pronti?!?! Siete caldi??! (un po’ troppo disco anni ’90 forse, eh?)

SPELL (DOLCE MATTATOIO)
di Alberto Cavallone

Il film gode del patrocinio non dell’American Chamber of Commerce West (e questa è per i  Fellow Guys di L.A. ;-)), ma dell’Anarcozumi e di Luigi, il Fellow Mister Brown (non poteva chiamarsi altrimenti :-)), cinefilo dai gusti altissimi che speriamo non faccia troppo le pulci a Let’s Movie ― che noi siamo terra-terra, e sprovvisti di un’anticamera all-vintage, mannaggia. 🙁

La vera revoluçion non è nella location quanto al giorno della settimana. Let’s Movie non è solito programmare i film nel finesettimana (per non entrare in conflitto con la social life dei Fellows, territorio in cui saprebbe di perdere 100 a 0, evidamment), ma per questa volta viuuuulentemente eccezioniamo. “Visionario, naif, innovativo, iconoclasta, Spell rappresenta un’autentica oasi di novità in un periodo, quello sul finire degli anni settanta, poco affascinante e davvero poco interessante cinematograficamente” … mi sono bastate queste poche righe, oltre al patrocinio dell’Anarco e di Mister Brown, per proporvelo… Ma vi avverto: è un film bello potente a cui magari non porterei il circolo Le-Timorate-di-Dio… (O forse proprio loro dovremmo portarci…)

Quindi per una sera, vi chiedo, be weekend Moviers, join the Brown Bear! 😉

E ora Fellows, come sempre grazie della pazienza, come sempre il riassuntino, laggiù nel grand bleu, oltre il Movie Maelstrom, e come sempre tanti saluti, stasera, comunicativamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Come ho già avuto modo di dire a qualcuno, la settimana scorsa s’è portata via Miriam Mafai, gran testa di donna del giornalismo e della storia italiani. Non so, ma la musica che mi viene in mente è questa http://www.youtube.com/watch?v=WZ88oTITMoM …forse perché mi piacciono le donne che sanno passeggiare il wild e mantenere inalterata la raffinatezza dell’intelletto e dei modi. Come lei, wild and educated.

SPELL: Un vagabondo arriva in una cittadina e sconvolge tutti rapporti interpersonali…
Dimenticato e visto da pochi, è uno dei film meglio riusciti del cinema italiano degli anni 70 Visionario, naif, innovativo, iconoclasta, nel suo erotismo sfrontato e con immagini ai limiti del guardabile: da non perdere! (Il film è conosciuto anche con il titolo “l’uomo, la donna e la bestia”).

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Let’s Movie CXIV

Let’s Movie CXIV

PICCOLE BUGIE TRA AMICI
di Guillame Canet
Francia 2010, 154’
Martedì 10/Tuesday 10
21:00/9:00 pm
Astra/Mastrantonio, oh yes

Frequent Flyer Fellows,

La Let’s Movie Airlines vi dà il benvenuto sul volo 08042012 diretto all’Isola di Pasqua, il (Val)paraiso dei Maitres Chocolatiers di tutto il mondo, altroché Sfizzera. Vi informiamo che su questo apparecchio è viatato l’uso di qualsiasi dispositivo adibito all’avanzamento rapido della movie-mail.

E ora, Frequent Flyer Fellows, abbassate lo schienale, slacciate le cinuture (come vi sta mostrando lo steward Homer Simpson), allungate i piedi e godetevi la puntata 114 di Let’s Movie. 🙂

L’Anarcozumi, il Sergente Fed FFF, il Fellow (Fabio) il Professore e il Board raggiungono il Centro Sociale Bruno in quella che poteva essere solo una notte buia e tempestosa ― Sir Alfred ha tuonato: “BuonaseraBoard, se non mi fai trovare buio e tempesta per la proiezione a Trentoville, io ti porto stormi d’ucceli neri come esuli pensieri”…E noi, non fiatando sul plagio carducciano, abbiamo fatto trovare buio e tempesta… 🙁

Fortunatamente la location è stata il raggio di sole della serata…Che sorpresa, Moviers!

Una parentesi per i non-trentini: Il Centro Sociale Bruno non ha una porta: ha una bocca di orso (Bruno, appunto) che ingoia ciòfani, passanti, o tre piccoli Moviers e un Board, a seconda… Dentro, scale e corridoi dipinti di panna e azzurro,vi portano al primo piano, dove si trova la sala Cinemafutura. La sala vera e propria è preceduta da una specie di anticamera che è una splendida finestra aperta sugli anni ’60-70. Pezzi vintage che hanno fatto spalancare tanto di bocca e occhi a noi Fellows, tra cui un telefono bordeaux tipo quelli da cui le vamp in vestaglia di raso telefonavano ai detective sempre lontani e sempre in pericolo… Un tv bicolor arancio e nero, in pendant con un pannello a muro di luci arancioni, e le pareti tappezzate di locandine, Audrey Hepburn, Gregory Peck, “Il buio oltre la siepe”, “The Godfather”, “Le conseguenze dell’amore”… E sul bancone, uno di quei vasoni di vetro anni ’50 pieno di Chupa Chups ― che goduria per gli occhi! Altroché sedie soviet e chiome rasta! Pareva di stare nel piccolo museo del vintage! (i Fellows guys di Los Angeles capiranno cosa intendo… :-)).
L’anticamera è separata dalla sala cinematografica da una pesante tenda rossa (come da copione), e la sala, be’ ci ha tolto le parole…Nella sala non ci sono sedie o poltroncine: ci sono i divani! Cioè, noi Moviers abbiamo visto “Marnie” letteralmente spaparanzati su due sofà !(E per la cronaca, Sir Alfred, con tutta la sua compostezza British, è inorridito davanti a quel lebowskiano spettacolo di stravacco selvaggio…).

Che capolavoro “Marnie”, convengono i Moviers a fine film! Cos’è “Marnie”? È una lotta di forze opposte che guerreggiano dall’inizio  alla fine. Trauma e amore ― e mi ci ha fatto riflettere il Fellow Professore, all’amore. Io ero rimasta colpita dalle conseguenze del trauma che Marnie si porta appresso dopo l’episodio di violenza subito da bambina. Invece il racconto è anche una storia di amore tenace, quello di Mark, che nonostante la follia e le “criticità” di un soggetto evidentemente alterato come quello di Marnie, le sta dietro come poche figure della cinematografia. La insegue, se la sposa, la salva. La ama, “comunque sia”. “Comunque sia”… Mark è un Parzifal moderno calato in quel po’ po’ di Marcantonio (no, non il nostro Mastro, quello romano, stavolta!) come Sean Connery nel fior fiore degli anni. E l’Anarcozumi ha ragione da vendere quando sostiene con trasporto che Jean Dujardin, protagonista di “The Artist” si è ispirato a lui (o comunque a quella tipologia di attore/uomo tutto d’un pezzo) per interpretare il suo personaggio ― e s’è ispirato a pieni polmoni visto il risultato!

Alla fine la perseveranza di Mark ha la meglio sulla patologia e la testardaggine di Marnie-la-matta. Ma certo “Marnie” è un dramma costruito sulla mappa traumatica cicatrizzata nella memoria della protagonista. Ed è bello, Fellows, vedere come Sir Alfred trovi un correlativo come quello della passione di Mark per gli animali per giocare di rimandi e rimpalli con il soggetto Marnie, che è una cavalla pazza (come la nostra Cavalleri :-)), che è una puledra ferita (come Forio, stallone della protagonista), che è un giaguaro femmina pronto a mordere, un essere leso che scappa da tutti e da tutto perché in realtà vuole fuggire da se stesso e da quello che non ha la forza di ricordare. Il rimosso e l’amore di Mark si combattono Marnie, ma la cosa particolare è che Mark, per quanto dotato di un appeal tutto zerozerosettiano in realtà sembra badarle in un modo e con una pazienza quasi materne … Qualcuno ci avrà mai pensato? Alla figura “materna” di Mark? Bah…

E come non parlare della precisione pittorica che contraddistingue il cinema hitchcockiano? Ci sono scene che davvero ricordano delle opere d’arte, giottesche direi, nella loro geometrica pulizia. C’è una scena in cui lo schermo è diviso a metà: a destra seguiamo Marnie sul punto di svaligiare la cassaforte della casa editrice in cui lavora, e a sinistra c’è il corridoio che inquadra ciò che le sta succedendo intorno e di cui lei non si accorge: la donna delle pulizie che pulisce per terra, e un altro inserviente che sta per arrivare. Lo schermo diventa una bifora da cui lo spettatore segue gli eventi ― una postazione privilegiata non fosse per la pena di non potere nulla contro quello che si vede e l’impossibilità di poter avvertire la protagonista con cui, bene o male, parteggiamo (branco di Margot&Lupin che siamo…).
La suspence è proprio questo: il gap tra quello che noi spettatori vediamo e quello che il personaggio vede. E in questo Sir Alfred è maestro indiscusso. Così come nei tempi, nei dialoghi. Il film è molto parlato, eppure non annoia mai, non ti perdi una sola battuta. Stai piantato lì ad ascoltare ogni battuta, eyes&ears wide open, conscio che nulla è detto a caso, che tutto ha un peso. Questo, proprio questo, mi piace dei mostri sacri del cinema: l’assenza assoluta di tara! Il film è tutto peso netto, e questo ovviamente comporta un’attenzione da peso netto; per questo, credo, il cinema dei mostri sacri spaventa: perché non possiamo mai permetterci di scartare nulla, né di abbassare la soglia della concentrazione, dobbiamo restare tutto il tempo sveglissimi, eyes&ears wide open. Ma quale diletto però, alla fine! Diletto estetico e intellettuale, degli occhi e della testa! Vedere un film di un regista mostro-sacro è  come vedere una bella donna che ammazza il tempo dimostrando il teorema di Riemann…

Quanto al premio “Fittest Fellow with the Fittest Outfit 2012” purtroppo non è stato consegnato: noi Moviers parevamo quattro Bob Marley sbarcati da Kington (!), e ci siamo trovati un ambiente che avrebbe richiesto di un BrigitteBardotBoard, un Sergente con gabardine Paul Smith, un Professore con occhiale Clark Kent e un’Anarcozumi in micro-abito Twiggy… Rimandiamo pertanto la consegna del premio a breve: siamo sicuri che il Centro Sociale Bruno tornerà moooooooooolto presto ― mooooooooolto prima di quanto immaginiate ― tra le location lezmuviane… 😉

Per questa settimana però dobbiamo curare la Mastrastinenza che ci ha perseguitato per due settimane…

PICCOLE BUGIE TRA AMICI
di Guillame Canet

I simpatici cugini d’Oltralpe stanno davvero vivendo un periodo magnifique-fantastique… Dopo “The Artist” e “Quasi amici”, ecco questa commedia che sta letteralmente sbancando i botteghini di tutta la Gallia. Quindi vediamo di dare un po’ di fiducia a Asterix e Obelix anche noi della legione letsmoviana, dai…
Sono non poco curiosa di vedere il citato Jean Dujardin in technicolor… e pure la brava Marion Cotillard ― straordinaria Edith Piaf in “La vie en rose” (recuperatelo!). E poi a chi non piacciono i film corali, un po’ “Compagni di classe” un po’ “Il grande freddo”??
Onestamente non vedo scuse plausibili che possano giustificare una vostra assenza… 🙂

Ma pensavate sarebbe stato un volo lunghissimo eh….E invece, Frequent Flyer Fellows, eccoci arrivati.!Vi diamo il benvenuto sull’Isola di Pasqua. Il sole splende, e la temperatura all’esterno è di 32 gradi con un tasso di umidità pari a zero. Speriamo che il volo 08042012 sia stato di vostro gradimento, e la Let’s Movie Airlines vi aspetta a boArd(o) domenica prossima.

È stato un piacere volare con voi. 🙂

E ora lasciatemi parcheggiare ‘sto bisonte di 747, insieme al riassunto, nell’hangar là in fondo…. Captain Board vi ringrazia tanto, spera di non sfrisare le ali, e vi lascia dei saluti che stasera sono velivolitivamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

PICCOLE BUGIE TRA AMICI: La consueta estate nella grande casa sul mare, per un gruppo di amici parigini, ciascuno con il proprio stress, ciascuno con le proprie piccole bugie. E per tutti il dolore di una mancanza, l’amico rimasto solo a Parigi in ospedale dopo un gravissimo incidente. Ci pensano e non ci pensano, la vita (e le vacanze) vanno avanti. Ma stavolta l’estate è per tutti un grande freddo: Vincent non ama più sua moglie e prova qualcosa per l’amico Max, che la rivelazione rende ancor più nervoso e insopportabile, Eric non smette di provarci con tutte, mentre l’abbandonata Marie consuma storie di sesso senza gusto e futuro. Fra tutti questi disperati della vita branchè, s’aggira un solo idealista, il tenero Antoine che vive appeso agli sms della ex di cui è ancora innamorato.

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Let’s Movie CXIII

Let’s Movie CXIII

MARNIE
di Alfred Hitchcok
USA, 1964, 124’
Giovedì 5/Thursday 5
21:00/9:00 pm
Centro Sociale Bruno
Via Dogana 1, Trentoville

Phantom Fellows,

Io non è che creda sfegatatamente ai fenomeni paranormali ― per quanto me la faccia sistematicamente sotto quando sento il tetto mansardato che si sgranchisce in maniera troppo creepy nelle notti di marzo-aprile.  Ma giovedì si prospettava una serata letsmovieana buia e tempestosa, con un cancello cigolante in lontananza e i cartelli delle vie sinistramente storti…
Il Board, un po’ troppo Biancaneve-Board, trotterella al Vicktor Vicktoria ― che fa spavento già nel nome ― convinto di trovare una calca di Moviers. ““Scialla!” è una commedia troppo attira-moviers”, se la ridacchia fra sé, con un’ingenuità quasi esasperante… Ma cosa c’è ad attenderlo? Una terra desolata da cui persino Eliot (T.S.) è fuggito! Cancelli che cigolano, cartelli sinistramente storti e lei, la casseria, la spaventosa Vicky Witch… Ammettendo che LEI è la più bella del reame, il Board le strappa un biglietto dagli artigli (e credetemi, sono proprio artigli) e si avvia per le scale, andatura “like a lamb to the slaughter”, ma qui naturalmente si drammatizza eh ― siamo pur sempre in una favola dark.
E d’un tratto, eccolo lì il Deus ex machina!
Il Deus ex machina, arrivato in moto per l’occasione :-), indossa la divisa del Sergente Fed FFF, scapicollatosi direttamente dal lavoro; “direttamente dal lavoro” vuol dire senza passare per una carbonara o una quattro stagioni,  con il pc ancora caldo a tracolla e una fame miracolosamente arginata per spirito di dedizione letsmoviano.  Capirete che il Board, perso in tutta quella terra solitaria coi corvi volteggianti per aria e grinfie stregonesche e compagnia bella, non poteva proprio non correre giù per le scale, gettargli le braccia al collo e stampargli un board-bacio sulla guancia.
E così i due viderono felici e contenti… 🙂

Be’ ma “Scialla!” è proprio una commedia primavera-estate che dovete concedervi prima o poi, anche in autunno-inverno! Non si parla dei grandi perché della vita… O forse un po’ sì, ma con un linguaggio sereno ― sciallo ― e tradotto in due “sotto”-linguaggi vernacolari che distinguono non solo i due protagonisti, ma anche la loro diversa easyness nei confronti della vita.
Luca è un quindicenne romanaccio de Roma che più rrrroma nun se pò, classico studente “intelligente ma che non si applica”, e figlio di padre ignoto che la madre lascia per sei mesi alle cure di Bruno. Ex amante di una notte, Bruno si scoprirà essere il padre ignoto del ragazzo.
È proprio Bruno il personaggio che mi ha conquistato. Sicuramente conoscerete tutti Drugo, il Dio del divano e del White Russian, il re dei personaggi dell’universo Fratelli-Coen ― e se non lo conoscete, be’, vi intimidisco tuonandovi addosso un biblico “Oh pecorelle smarrite Moviers, una vita senza “Il Grande Lebowski” non è una vita che vale la pena di essere vissuta. Rimediate!” (Non mi fate scatenare l’Apocalisse, dai). Bruno è un irresistibile Lebowski padovano che si aggira per il film in pigiama/tuta/accappatoio, si trascina tra lezioni private a ragazzotti svogliati, prostituisce la propria scrittura partorendo biografie di starlette televisive e pornodive e costruisce la propria giornata sul magico triangolo sofà-bar-biliardo in tv. Parla un dialetto padovano che ti viene voglia di lasciare ti-ricordi-montagne-verdi di Trentoville e raggiungere il Fellow Giak a Zaialand ― che, a ben vedere, è tutta verde pure lei, benché in un altro senZo…
Bruno è un solitario, un emarginato consapevole di esserlo, un deluso disilluso ― dalla vita, le mete mancate, i sogni naufragati ― e un pigro che il ciclone Luca riporterà alla vita. Penso che ci siano parecchi Drughi (no, non gli ultras della Juve, Fellow Big) in giro per il mondo, specialmente in quest’epoca storica, dove il riciclaggio non riguarda tanto il denaro sporco e la raccolta differenziata, quanto, più tristemente, l’essere umano e le sue specialità in una società votata al “chesss’ha da fà pe’ campà” ― pensate un po’ alle parole: oggi le “specialità” di una risorsa si chiamano “skills”, la persona “risorsa”…Va be’…per l’approfondimento glotto-sociologico rinviamo a sede da destinarsi eh…  🙂
E vi prego, lasciatemi gridare a pieni polmoni “Fabrizio, troppo ben ti voglio!!!” perché l’interpretazione che ha dato di Bruno è pari (o lì nei dintorni, dai) a quella di Jeff Bridges nella controparte americana. Bentivoglio s’è maggnnato Stanislavsky: Bentivoglio È Bruno. Qando esci dal cinema con la sensazione di poter incontrare per strada il personaggio che hai appena visto sullo schermo, o di poterlo citare come un metro di paragone (come un Forrest Gump, per esempio, o un Lebowksi appunto), vuol dire che quel personaggio è entrato dentro l’attore così completamente da non lasciargli lo spazio di uscir fuori  sulla scena nemmeno per un secondo. In “Scialla!” non c’è Bentivoglio: c’è Bruno. E credetemi, è cosa rarissima! E credetemi anche quando vi dico che aggiungere al Lebowski original questo Lebowski veneto trapiantato a Roma, e aggiungere un modello italiano credibile all’inarrivabile americano ― Drugo è obbiettivamente inarrivabile, in  tutta quella sua sciallatissima svaccatezza cucita nella vestaglia a quadri aperta sul petto nudo ―mi ha riempito di euforia… Come dire, cavolo, finalmente abbiamo il nostro Lebowski!

Anche il rapporto con Luca è stato trattato in maniera apprezzabile. Coerentemente con la filosofia alla base della storia sceneggiata, il rapporto tra i due è 100% drama-free. Non ci sono scene lacrimevoli, Luca non si scompone più di tanto quando viene a sapere che Bruno è suo padre, e non solo il suo insegnante di ripetizioni. Eppure ci sono scene intense: per esempio quando Bruno cerca di spiegargli il concetto della pietas nel personaggio di Enea verso il padre ASCANIO ― le interferenze GF nel commento di Luca sono state accolte con grande ilarità dal Board e dal Sergente 🙂 ― e poi vedere, alla fine, che quel concetto prende forma in Luca e Bruno stessi, con Luca-Enea che porta sulle spalle il padre Bruno-Anchise (afflitto da due ernie…), be’, fa capire che il regista non voleva disegnare una commediola da Eurospin. Voleva raccontare qualcosa di più, che andasse oltre anche la goliardia di superficie ― goliardico il film lo è, grazie alla vivacità di slang&battute che gli garantisce una tenuta brillante per tutti i 95 minuti.

“Scialla!” non è privo di piccole pecche (tripletta di P assolutamente casuale). Per esempio le felpe con cappuccio addosso a Luca, o il ritratto di una Roma periferica che vuole un po’ mimare quella dei sobborghi  americani, stonano un po’. Nel senso. La periferia di Roma non è la periferia di Detroit (Michigan) (specifico lo stato perché io e l’Anarcozumi, sabato, al cinema, abbiamo avuto qualche piccolo problemino a collocare geograficamente la città di Oakland, che tutti voi m’insegnate essere in…**). Luca e i suoi amici non sono Eminem e i suoi amici… Il cappellino Louis Vuitton in testa a un pischello non parla la lingua dei berretti calati sulla fronte dei bros dei suburbia oltreoceano… Le felpe sono altre felpe. Sarà che quando penso alle periferie romane a me viene in mente Pasolini… Bah, forse sono un po’ anacronistica, e non so se risco a dire bene quello che intendo… Magari ve lo spiego davanti a un White Russian, eh… 😉

E ora, per il film della settimana, notifico che la Let’s Movie University apre una sessione straordinaria ad aprile per permettere a tutti i Moviers di dare l’esame “Storia della Cinematografia III” e prepararsi su

MARNIE
di Alfred Hitchcok

Oltre ad essere materia d’esame, il film ci darà anche modo di ticcare una location nuova sulla lista “Location toccate da Let’s Movie”, che conta, lo ricordiamo, Spazi Off, teatri non-teatri, aule universitarie, sale bancarie, e cortili dalla dubbia acustica. Forse non s’era capito, ma noi adoriamo assai perlustrare questi nuovi luoghi (e il Fellow Presidente può pure chiamarli “non-luoghi”, che gli piace tanto :-)): ci permettono di sperimentare il cinema da prospettive inaspettate, e cosa distingue la vita da una grigia carrellata (in steady-cam, of course) di giorni tutti uguali se non l’inaspettato???

Questo ovviamente non ci impedisce di provare una nostalgia canaglia per Mastrantonio, la nostra colonna cine-dorica che, da buona colonna cine-dorica, ci aspetterà irremovibile, con il fido Robin, nelle prossime settimane ― sto già pregustando un tre-quattro film ghiotti ghiotti che sono certa il nostro Mastro servirà chez lui… 😉

Quanto a “Marnie”, si inserisce in una micro rassegna organizzata dal “Collettivo Cinemafutura” ― e riporto: “uno spazio gratuito per inguaribili cinefili, per giovani appassionati, per tutti coloro che come credono nell’insostituibile magia del “Grande Schermo” e del buio in sala”.
Visto il contesto molto collettivo ― mamma mia, i collettivi! ― e  visto il film proposto, i Fellows sono invitati a sfoggiare degli outfit a tema. Tipo, i già decantati baggy pants con criniera dreadlock rastafahari, oppure pancia posticcia sotto bretelle nere e corvo finto su spalla hitchcockiana, o ancora giacca con toppe zona-gomiti sopra dolcevita nera da cinefilo snobbish. Oppure venite in tuta che va bene uguale 😉 ― noi saremo molto baggy Board, credo. Certo, il Movier  concorrerà per diventare il “Fittest Fellow with the Fittest Outfit 2012”, ma prima aspetto di vedere quante application si materializzano, dato il fenomeno della desertificazione che sta piagando i territori letsmovieani… 🙁

Prima di salutarvi una comunicazioni di massa: la settimana scorsa ho scordato di dare il benvenuto ad Alessandro, il Movier Mister Burbank, poeta e gigante buono veneziano, che adottò il Board in situazioni poetiche che il Board frequenta di tanto in tanto. Mister Burbank (pronunciato con spiccato accento del Sussex) perché questo è, un Mister Burbank. 🙂 Il neo-Movier affiancherà la nostra Fellow Lady Leda Lagoon, che magistralmente gestisce la sede distaccata di Let’s Movie al Lido di Venezia, mentre Alessandro si occuperà della città. E cossì g’avemo coerto tuta Venesia ciò.

Fellows, ora vi saluto. Però. Please. Giovedì prossimo. Niente terre desolate, basta Eliot.  Basta fare i ghost per Trentoville e dintorni, vi voglio in carne e ossa per un film da brrrrrrrivido al Brrrrrrrrrruno. “Marnie” non sarà “La furia dei titani” ma spero che non vogliate perdervi un classico della cinematografia di tutti i tempi ― qui l’intento è di suscitare un po’ di senso di colpa, ma so di fallire misera-meravigliosamente: i miei Moviers sono più scialli nella realtà di qualsiasi Lebowski della finzione. 🙂

Adesso prendo la zappa e pianto il riassunto downtown nel quartier generale dei Ghostbuster sperando di far sbocciare file e file di interessati, vi ringrazio sempre, e trapianto pure dei saluti, che stasera sono horrorosamente cinematografici.

Let’s Movie

The Board

**Oakland è in California. Non in Nebraska, Arizona, Oklahoma… In California, cavolo…

MARNIE:  L’industriale Mark Rutland ha sposato una ragazza affetta da cleptomania, Marnie. La ragazza non riesce a ricambiare le effusioni del marito e tutti i tentativi di questi per sciogliere la barriera di freddezza della giovane s’infrangono miseramente. Mark comprende che Marnie deve le sue debolezze psichiche ad una drammatica esperienza che ha turbato la sua infanzia. Decide cosi’ di recarsi con Marnie a casa della madre di questa per trovare la spiegazione dello strano comportamento della moglie. In un drammatico colloquio, Mark apprenderà che Marnie, ancora bambina, uccise un occasionale accompagnatore della madre, donna di facili costumi, che si assunse poi la responsabilità del delitto, scagionando,la piccola. Dopo quell’episodio Marnie evito’ con tutte le sue forze di avvicinare gli uomini ed inizio’ a rubare per un inconscio senso di gratitudine verso la madre, alla quale permise di vivere nel benessere. Finalmente guarita dal suo incubo, Marnie puo’ iniziare con Mark una serena vita coniugale.

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