Let’s Movie CXIII

Let’s Movie CXIII

MARNIE
di Alfred Hitchcok
USA, 1964, 124’
Giovedì 5/Thursday 5
21:00/9:00 pm
Centro Sociale Bruno
Via Dogana 1, Trentoville

Phantom Fellows,

Io non è che creda sfegatatamente ai fenomeni paranormali ― per quanto me la faccia sistematicamente sotto quando sento il tetto mansardato che si sgranchisce in maniera troppo creepy nelle notti di marzo-aprile.  Ma giovedì si prospettava una serata letsmovieana buia e tempestosa, con un cancello cigolante in lontananza e i cartelli delle vie sinistramente storti…
Il Board, un po’ troppo Biancaneve-Board, trotterella al Vicktor Vicktoria ― che fa spavento già nel nome ― convinto di trovare una calca di Moviers. ““Scialla!” è una commedia troppo attira-moviers”, se la ridacchia fra sé, con un’ingenuità quasi esasperante… Ma cosa c’è ad attenderlo? Una terra desolata da cui persino Eliot (T.S.) è fuggito! Cancelli che cigolano, cartelli sinistramente storti e lei, la casseria, la spaventosa Vicky Witch… Ammettendo che LEI è la più bella del reame, il Board le strappa un biglietto dagli artigli (e credetemi, sono proprio artigli) e si avvia per le scale, andatura “like a lamb to the slaughter”, ma qui naturalmente si drammatizza eh ― siamo pur sempre in una favola dark.
E d’un tratto, eccolo lì il Deus ex machina!
Il Deus ex machina, arrivato in moto per l’occasione :-), indossa la divisa del Sergente Fed FFF, scapicollatosi direttamente dal lavoro; “direttamente dal lavoro” vuol dire senza passare per una carbonara o una quattro stagioni,  con il pc ancora caldo a tracolla e una fame miracolosamente arginata per spirito di dedizione letsmoviano.  Capirete che il Board, perso in tutta quella terra solitaria coi corvi volteggianti per aria e grinfie stregonesche e compagnia bella, non poteva proprio non correre giù per le scale, gettargli le braccia al collo e stampargli un board-bacio sulla guancia.
E così i due viderono felici e contenti… 🙂

Be’ ma “Scialla!” è proprio una commedia primavera-estate che dovete concedervi prima o poi, anche in autunno-inverno! Non si parla dei grandi perché della vita… O forse un po’ sì, ma con un linguaggio sereno ― sciallo ― e tradotto in due “sotto”-linguaggi vernacolari che distinguono non solo i due protagonisti, ma anche la loro diversa easyness nei confronti della vita.
Luca è un quindicenne romanaccio de Roma che più rrrroma nun se pò, classico studente “intelligente ma che non si applica”, e figlio di padre ignoto che la madre lascia per sei mesi alle cure di Bruno. Ex amante di una notte, Bruno si scoprirà essere il padre ignoto del ragazzo.
È proprio Bruno il personaggio che mi ha conquistato. Sicuramente conoscerete tutti Drugo, il Dio del divano e del White Russian, il re dei personaggi dell’universo Fratelli-Coen ― e se non lo conoscete, be’, vi intimidisco tuonandovi addosso un biblico “Oh pecorelle smarrite Moviers, una vita senza “Il Grande Lebowski” non è una vita che vale la pena di essere vissuta. Rimediate!” (Non mi fate scatenare l’Apocalisse, dai). Bruno è un irresistibile Lebowski padovano che si aggira per il film in pigiama/tuta/accappatoio, si trascina tra lezioni private a ragazzotti svogliati, prostituisce la propria scrittura partorendo biografie di starlette televisive e pornodive e costruisce la propria giornata sul magico triangolo sofà-bar-biliardo in tv. Parla un dialetto padovano che ti viene voglia di lasciare ti-ricordi-montagne-verdi di Trentoville e raggiungere il Fellow Giak a Zaialand ― che, a ben vedere, è tutta verde pure lei, benché in un altro senZo…
Bruno è un solitario, un emarginato consapevole di esserlo, un deluso disilluso ― dalla vita, le mete mancate, i sogni naufragati ― e un pigro che il ciclone Luca riporterà alla vita. Penso che ci siano parecchi Drughi (no, non gli ultras della Juve, Fellow Big) in giro per il mondo, specialmente in quest’epoca storica, dove il riciclaggio non riguarda tanto il denaro sporco e la raccolta differenziata, quanto, più tristemente, l’essere umano e le sue specialità in una società votata al “chesss’ha da fà pe’ campà” ― pensate un po’ alle parole: oggi le “specialità” di una risorsa si chiamano “skills”, la persona “risorsa”…Va be’…per l’approfondimento glotto-sociologico rinviamo a sede da destinarsi eh…  🙂
E vi prego, lasciatemi gridare a pieni polmoni “Fabrizio, troppo ben ti voglio!!!” perché l’interpretazione che ha dato di Bruno è pari (o lì nei dintorni, dai) a quella di Jeff Bridges nella controparte americana. Bentivoglio s’è maggnnato Stanislavsky: Bentivoglio È Bruno. Qando esci dal cinema con la sensazione di poter incontrare per strada il personaggio che hai appena visto sullo schermo, o di poterlo citare come un metro di paragone (come un Forrest Gump, per esempio, o un Lebowksi appunto), vuol dire che quel personaggio è entrato dentro l’attore così completamente da non lasciargli lo spazio di uscir fuori  sulla scena nemmeno per un secondo. In “Scialla!” non c’è Bentivoglio: c’è Bruno. E credetemi, è cosa rarissima! E credetemi anche quando vi dico che aggiungere al Lebowski original questo Lebowski veneto trapiantato a Roma, e aggiungere un modello italiano credibile all’inarrivabile americano ― Drugo è obbiettivamente inarrivabile, in  tutta quella sua sciallatissima svaccatezza cucita nella vestaglia a quadri aperta sul petto nudo ―mi ha riempito di euforia… Come dire, cavolo, finalmente abbiamo il nostro Lebowski!

Anche il rapporto con Luca è stato trattato in maniera apprezzabile. Coerentemente con la filosofia alla base della storia sceneggiata, il rapporto tra i due è 100% drama-free. Non ci sono scene lacrimevoli, Luca non si scompone più di tanto quando viene a sapere che Bruno è suo padre, e non solo il suo insegnante di ripetizioni. Eppure ci sono scene intense: per esempio quando Bruno cerca di spiegargli il concetto della pietas nel personaggio di Enea verso il padre ASCANIO ― le interferenze GF nel commento di Luca sono state accolte con grande ilarità dal Board e dal Sergente 🙂 ― e poi vedere, alla fine, che quel concetto prende forma in Luca e Bruno stessi, con Luca-Enea che porta sulle spalle il padre Bruno-Anchise (afflitto da due ernie…), be’, fa capire che il regista non voleva disegnare una commediola da Eurospin. Voleva raccontare qualcosa di più, che andasse oltre anche la goliardia di superficie ― goliardico il film lo è, grazie alla vivacità di slang&battute che gli garantisce una tenuta brillante per tutti i 95 minuti.

“Scialla!” non è privo di piccole pecche (tripletta di P assolutamente casuale). Per esempio le felpe con cappuccio addosso a Luca, o il ritratto di una Roma periferica che vuole un po’ mimare quella dei sobborghi  americani, stonano un po’. Nel senso. La periferia di Roma non è la periferia di Detroit (Michigan) (specifico lo stato perché io e l’Anarcozumi, sabato, al cinema, abbiamo avuto qualche piccolo problemino a collocare geograficamente la città di Oakland, che tutti voi m’insegnate essere in…**). Luca e i suoi amici non sono Eminem e i suoi amici… Il cappellino Louis Vuitton in testa a un pischello non parla la lingua dei berretti calati sulla fronte dei bros dei suburbia oltreoceano… Le felpe sono altre felpe. Sarà che quando penso alle periferie romane a me viene in mente Pasolini… Bah, forse sono un po’ anacronistica, e non so se risco a dire bene quello che intendo… Magari ve lo spiego davanti a un White Russian, eh… 😉

E ora, per il film della settimana, notifico che la Let’s Movie University apre una sessione straordinaria ad aprile per permettere a tutti i Moviers di dare l’esame “Storia della Cinematografia III” e prepararsi su

MARNIE
di Alfred Hitchcok

Oltre ad essere materia d’esame, il film ci darà anche modo di ticcare una location nuova sulla lista “Location toccate da Let’s Movie”, che conta, lo ricordiamo, Spazi Off, teatri non-teatri, aule universitarie, sale bancarie, e cortili dalla dubbia acustica. Forse non s’era capito, ma noi adoriamo assai perlustrare questi nuovi luoghi (e il Fellow Presidente può pure chiamarli “non-luoghi”, che gli piace tanto :-)): ci permettono di sperimentare il cinema da prospettive inaspettate, e cosa distingue la vita da una grigia carrellata (in steady-cam, of course) di giorni tutti uguali se non l’inaspettato???

Questo ovviamente non ci impedisce di provare una nostalgia canaglia per Mastrantonio, la nostra colonna cine-dorica che, da buona colonna cine-dorica, ci aspetterà irremovibile, con il fido Robin, nelle prossime settimane ― sto già pregustando un tre-quattro film ghiotti ghiotti che sono certa il nostro Mastro servirà chez lui… 😉

Quanto a “Marnie”, si inserisce in una micro rassegna organizzata dal “Collettivo Cinemafutura” ― e riporto: “uno spazio gratuito per inguaribili cinefili, per giovani appassionati, per tutti coloro che come credono nell’insostituibile magia del “Grande Schermo” e del buio in sala”.
Visto il contesto molto collettivo ― mamma mia, i collettivi! ― e  visto il film proposto, i Fellows sono invitati a sfoggiare degli outfit a tema. Tipo, i già decantati baggy pants con criniera dreadlock rastafahari, oppure pancia posticcia sotto bretelle nere e corvo finto su spalla hitchcockiana, o ancora giacca con toppe zona-gomiti sopra dolcevita nera da cinefilo snobbish. Oppure venite in tuta che va bene uguale 😉 ― noi saremo molto baggy Board, credo. Certo, il Movier  concorrerà per diventare il “Fittest Fellow with the Fittest Outfit 2012”, ma prima aspetto di vedere quante application si materializzano, dato il fenomeno della desertificazione che sta piagando i territori letsmovieani… 🙁

Prima di salutarvi una comunicazioni di massa: la settimana scorsa ho scordato di dare il benvenuto ad Alessandro, il Movier Mister Burbank, poeta e gigante buono veneziano, che adottò il Board in situazioni poetiche che il Board frequenta di tanto in tanto. Mister Burbank (pronunciato con spiccato accento del Sussex) perché questo è, un Mister Burbank. 🙂 Il neo-Movier affiancherà la nostra Fellow Lady Leda Lagoon, che magistralmente gestisce la sede distaccata di Let’s Movie al Lido di Venezia, mentre Alessandro si occuperà della città. E cossì g’avemo coerto tuta Venesia ciò.

Fellows, ora vi saluto. Però. Please. Giovedì prossimo. Niente terre desolate, basta Eliot.  Basta fare i ghost per Trentoville e dintorni, vi voglio in carne e ossa per un film da brrrrrrrivido al Brrrrrrrrrruno. “Marnie” non sarà “La furia dei titani” ma spero che non vogliate perdervi un classico della cinematografia di tutti i tempi ― qui l’intento è di suscitare un po’ di senso di colpa, ma so di fallire misera-meravigliosamente: i miei Moviers sono più scialli nella realtà di qualsiasi Lebowski della finzione. 🙂

Adesso prendo la zappa e pianto il riassunto downtown nel quartier generale dei Ghostbuster sperando di far sbocciare file e file di interessati, vi ringrazio sempre, e trapianto pure dei saluti, che stasera sono horrorosamente cinematografici.

Let’s Movie

The Board

**Oakland è in California. Non in Nebraska, Arizona, Oklahoma… In California, cavolo…

MARNIE:  L’industriale Mark Rutland ha sposato una ragazza affetta da cleptomania, Marnie. La ragazza non riesce a ricambiare le effusioni del marito e tutti i tentativi di questi per sciogliere la barriera di freddezza della giovane s’infrangono miseramente. Mark comprende che Marnie deve le sue debolezze psichiche ad una drammatica esperienza che ha turbato la sua infanzia. Decide cosi’ di recarsi con Marnie a casa della madre di questa per trovare la spiegazione dello strano comportamento della moglie. In un drammatico colloquio, Mark apprenderà che Marnie, ancora bambina, uccise un occasionale accompagnatore della madre, donna di facili costumi, che si assunse poi la responsabilità del delitto, scagionando,la piccola. Dopo quell’episodio Marnie evito’ con tutte le sue forze di avvicinare gli uomini ed inizio’ a rubare per un inconscio senso di gratitudine verso la madre, alla quale permise di vivere nel benessere. Finalmente guarita dal suo incubo, Marnie puo’ iniziare con Mark una serena vita coniugale.

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