Let’s Movie CXV

Let’s Movie CXV

SPELL (DOLCE MATTATOIO)
di Alberto Cavallone
Italia 1977, 90’
Venerdì 20/Friday 20
21:00/9:00 pm (ma con santo quarto d’ora accademico)
Centro Sociale Bruno/the Brown Bear
Via della Dogana 1
Trentoville

Marshall McLuhan Moviers,

No perché vedete, è tutta una questione di parametri. Se prendiamo i Forrester come modello di riferimento della famiglia mono-nocluerare dell’era post-patriarcale, be’ allora possiamo considerare “Piccole bugie tra amici” una commedia. Ma tutti sappiamo benissimo che Brooke&Ridge&Beautiful Company non sono esattamente il Mulino Bianco ― anzi, il White Windmill ― così come sappiamo tutti che quando si parla di commedia francese non si parla di risate a crepapelle (a eccezione di “Quasi amici”). Si parla invece di quella cinematografia un po’ indefinibile, che può smuoverti una vaga sensazione di ilarità e l’ombra di un sorriso, che tuttavia vengono subito smorzati da degli avvenimenti infausti che paionio usciti dritti dritti da quelle tragedie greche in cui tutti soffrono, tutti resistono, tutti muoiono e tutti piangono. Insomma, tutto questo sfogo cutaneo di parole per dire che definire “Piccole bugie tra amici” una commedia fa ridere i polli, e i Forrester ― che per contratto non ridono mai.

Il parterre Let’s Movie era nondimeno gremitissimo ― cavolo, basta proporre un film di cui non sei convinto al 100% e stai sicuro che i Moviers arrivano a frotte! 🙁 Ad accogliermi, un Board davvero scandalosamente affannato per via del solito problemino con la crono-calibrazione (usatela, questa, eh, “crono-calibrazione” 🙂 ), l’Anarcozumi, che mi bacchetta giustamente con un salace “Ehi Fru, calmati ‘nattimo che fai venire l’ansia anche a me” ― e far venire l’ansia all’Anarco è un assurdo matematico di proporzioni eraclitee (mamma mia) 🙂 ― la Fellow Aripy ― ormai la conoscete, la divinità indiana d’istanza a Trento nell’ambito del programma di gemellaggio “Kali&Krishna meet San Vigilio&San Giuseppe” 🙂 ― insieme al Guest Nicola (lì lì che pencola sull’orlo del baratro lezmuviano eh eh), la Fellow Claudia The Critic, che tanto c’è mancata, ma che tanto ha sgobbato su “Il teatro siamo noi” il suo programma televisivo sul teatro (che potete vedere sul canale 602… Sì, Lez Muvi conta dei program-makers, e sì ci faccio pubblicità 😉 ), e la sweet Fellow Vaniglia, che tanto c’è mancata pure lei, ma che è sempre sweet like chocolate (scusa Roberta per il “chocolate”, tu sei vanilla-sky, ma la canzone dei Shanks&Big Foot diceva così :-)).

A capo del “Comitato d’accoglienza del Bordin-Board”, il buon Mastrantonio ― che bello tornare da lui dopo due settimane di pellegrinaggio per foresti borghi! ― e il suo “Eccoti arrivata, allora si può cominciare”, è stato come la dolce scioglievolezza di Lindor senza Lindor. 🙂

Non so, “Piccole bugie tra amici” è la copia sbiadita di “Compagni di scuola”, Carlo Verdone, Italia, 1988. Come certi Fellows sanno bene (il Sergente Fed FFF per esempio), sono emotivamente legata a certi film che reputo dei capolavori incontrastati della cinematografia universale ― tra questi “Il ragazzo di campagna”, “Lui è peggio di me” e “Ho sposato una strega” (Pozzetto my love :-)). “Compagni di scuola” non è proprio a questi livelli, ma ci va vicino. I personaggi del film di Verdone, ritrovatisi per una rimpatriata fuori porta ventanni dopo la fine del liceo, mostrano come il tempo abbia ora cambiato ora fossilizzato ora acuito i tratti caratterizzanti delle loro individualità. Il film è triste e buffissimo, si ride eh (si ride davvero, niente rictus “rido-per-non-piangere”) attraverso questa comitiva di personaggi diversi e tipizzati ― la ricca infelice, il sempiterno sfigato (sempiterno??), lo sbroffone, il giullare, la biancaneve, il politico corrotto etc…
“Piccole bugie fra amici” si inserisce qui, nella comitivizzazione in un contesto extraurbano. C’è la ragazza che non vuole legarsi a un uomo e “passa di fiore in fiore” (subitissimo una sanzione per eccesso di castità al Board!), un po’ come il quarantenne gerardepardieuiano che ama una donna ma non riesce a dimostrarglielo, e quando ci riesce è troppo tardi (ma va??!!); l’insicuro alle prese con la redazione sms all’amata da riconquistare e  le continue richieste agli amici “ma tu cosa le scriveresti?”; il milionario control-freak che possiede tutto e non si gode nulla; il gay che fa coming out (mamma mia, dopo i 12 film di Ozpetek sul tema, i gay che fanno coming out nel cinema m’innescano un’irrefrenibile voglia di vomitare :-(); l’amico assente che manca a tutti quanti ma che tutti quanti hanno lasciato agonizzante in un letto d’ospedale dopo un incidente (bah)…
Ci sono tutti questi personaggi che si muovono e si comportano in maniera prevedibile, dicendo le cose che ci aspettiamo che dicano. E la prevedibilità è la tomba dell’humour (oltre che de l’amour) caro Canet (che è il regista)… Il ritratto di questi quarantenni-o-giù-di-lì egoisti, fragili, incontentabili, teneri, viziati, inconcludenti non mi ha aggiunto nulla di nuovo al ritratto dei quarantenni-o-giù-di-lì egoisti, fragili, incontentabili, teneri, viziati, inconcludenti che avevo incontrato nel film di Verdone di 24 e-dico-24 anni fa…
Cioè, mon cher Canet, secondo me, visto che l’argomento non era proprio dei più vergini, dovevi lavorare sul mezzo, leggerti un po’ di Marshall, o farti consultare dai MacLuhan Moviers, che mangiano “Gli strumenti del comunicare” a colazione e avrebbero potuto illustrarti il principio secondo il quale “the medium is the message”… Il mezzo, mon Canet, il MEZZO… Insomma, perché non raccontare la storia dalla prospettiva di ogni singolo personaggio? In questo modo avremo avuto una decina di punti di vista relativi, soggettivi, parziali, così com’è la nostra realtà ― relativa, soggettiva, parziale. Sarebbe stato un po’ come scrivere i capitoli di una piccola enciclopedia su una generazione (invece che buttare nel calderone generazionale gli stereotipi di quei personaggi), avresti forse imitato il tuo connazionale Balzac ― che sarebbe stato molto honoré di vedere una “Comedie humaine” del 21esimo secolo in versione cinematografica. E ti saresti pure evitato il finale volemose-bene, e soprattutto l’avresti evitato a noi ― persino la lega “PrefichePerSempre” ha definito “eccessivi” i 14 minuti circa di funerale conclusivo… 🙁

Poi posso ben dire che ho visto di peggio, e che il film è fatto bene e via di questo passo, però non è un titolo per cui esclamerei a un amico “Nooooo, lo devi assolutamente vedere!!”, con l’enfasi sull’“assolutamente” che si sa, fa la differenza.

… Sapete una cosa che salvo qual è? La scena dell’incidente in moto dell’amico rimasto ad agonizzare mentre il resto della comitiva se la spassa à la plage. L’incidente è uno dei migliori mai visti ― qui sì che gioca l’imprevisto! Lo spettatore non se l’aspetta minimamente, e lo scontro camion-scooter ti fa gridare e saltare sulla poltrona (parola di Board, primate della specie saltante e strillante). Questo mi ha portato a scrivere una tesi che ho affisso al portone della chiesa di Wittenberg in cui lancio un’invettiva contro le due ruote e predispongo il sequestro immediato di tutti i motocicli dei Moviers, partendo da quelli di, nell’ordine: Fellow PaPequod, Fellow Marco Principino di Busa Bel Air, Fellow Centauro, Fellow Testone del Testaccio, Sergente Fed FFF e della mia Fellow Archibugia Katrin ― ‘cause I care…:-)

Prima di passare a vedere di che razza di movie dobbiamo morire questa settimana, mi sento d’inoltrare al Fellow Giak e alla sua Comiunicascion Chiara, entrambi residenti a Oh-derzo, un dilemma che mi perseguita da quando, più o meno una settimana fa, il partito delle trote e dei druidi ha cominciato a dare primi segni di cedimento. Come si starà adesso nel Veneto verde-lega listato a lutto? Tipo come dentro un After Eight, mi chiedo? E chi salirà adesso al potere? Odino?? Bah… Attendo pronti riscontri da Zaialand, e con viva stima ringrazio… 🙂

Allora siete pronti?!?! Siete caldi??! (un po’ troppo disco anni ’90 forse, eh?)

SPELL (DOLCE MATTATOIO)
di Alberto Cavallone

Il film gode del patrocinio non dell’American Chamber of Commerce West (e questa è per i  Fellow Guys di L.A. ;-)), ma dell’Anarcozumi e di Luigi, il Fellow Mister Brown (non poteva chiamarsi altrimenti :-)), cinefilo dai gusti altissimi che speriamo non faccia troppo le pulci a Let’s Movie ― che noi siamo terra-terra, e sprovvisti di un’anticamera all-vintage, mannaggia. 🙁

La vera revoluçion non è nella location quanto al giorno della settimana. Let’s Movie non è solito programmare i film nel finesettimana (per non entrare in conflitto con la social life dei Fellows, territorio in cui saprebbe di perdere 100 a 0, evidamment), ma per questa volta viuuuulentemente eccezioniamo. “Visionario, naif, innovativo, iconoclasta, Spell rappresenta un’autentica oasi di novità in un periodo, quello sul finire degli anni settanta, poco affascinante e davvero poco interessante cinematograficamente” … mi sono bastate queste poche righe, oltre al patrocinio dell’Anarco e di Mister Brown, per proporvelo… Ma vi avverto: è un film bello potente a cui magari non porterei il circolo Le-Timorate-di-Dio… (O forse proprio loro dovremmo portarci…)

Quindi per una sera, vi chiedo, be weekend Moviers, join the Brown Bear! 😉

E ora Fellows, come sempre grazie della pazienza, come sempre il riassuntino, laggiù nel grand bleu, oltre il Movie Maelstrom, e come sempre tanti saluti, stasera, comunicativamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Come ho già avuto modo di dire a qualcuno, la settimana scorsa s’è portata via Miriam Mafai, gran testa di donna del giornalismo e della storia italiani. Non so, ma la musica che mi viene in mente è questa http://www.youtube.com/watch?v=WZ88oTITMoM …forse perché mi piacciono le donne che sanno passeggiare il wild e mantenere inalterata la raffinatezza dell’intelletto e dei modi. Come lei, wild and educated.

SPELL: Un vagabondo arriva in una cittadina e sconvolge tutti rapporti interpersonali…
Dimenticato e visto da pochi, è uno dei film meglio riusciti del cinema italiano degli anni 70 Visionario, naif, innovativo, iconoclasta, nel suo erotismo sfrontato e con immagini ai limiti del guardabile: da non perdere! (Il film è conosciuto anche con il titolo “l’uomo, la donna e la bestia”).

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