Posts made in maggio, 2012

Let’s Movie CXXII

Let’s Movie CXXII

QUIJOTE
di Mimmo Paladino
Italia 2012, 75′
Mercoledì 30/Wednesday 30
21:00/9:00 pm
Astra/Mastrantonio’s
In sala: l’attore Alessandro Bergonzoni 🙂

 

Magia-magia Moviers,

Mandrache Mastrantonio si è frugato nel cine-cilindro e se n’è uscito con un evento surprise-surprise a cui noi non possiamo proprio rimanere indifferenti.

Mercoledì, alle ore 21:00/9:00 pm, il nostro mago ci propone “Quijote”, opera d’arte in forma di cinema realizzata da uno dei maggiori artisti della Transavanguardia italiana, nonché genio idolatrato dal Board ― Mimmo Paladino.

E non solo il Mastro è riuscito ad accaparrarsi una pellicola che sarà stata realizzata tipo in quattro copie (di cui una sotto il tavolo zoppo di casa Paladino e l’altra al sicuro nella cassaforte della storia dell’arte universale), ma farà comparire in sala uno degli attori che ci hanno recitato, Alessandro Bergonzoni!!

Quindi, per ragioni puramente maggggiche, “Cosmopolis” slitta a data da destinarsi e viene rimpiazzato da questo numero unico proiezione+regista. Ta dan!! 🙂

Allora, dato che l’evento è più unico che raro ― mai mi sarei aspettata che “Quijote” raggiungesse, un dì di maggio, Trentoville ― vi esorto a prenotare chiamando lo 0461-829002 per non cadere vittime della ghigliottina sold-out, che tante Movier-teste ha fatto rotolare in passato… 🙁

Come sapete la parola d’ordine, anzi magica, da recitare al telefono è “Mastrantonio” ― così il nostro Mandrache ci mette tutti vicini vicini micini…. 😉

Fellows, io non sto nella pelle… Cioè, “Quijote” di Mimmo Paladino a Trentoville…È proprio vero che a volte la realtà supera la circoscrizione…

Vi aspetto tuttissimi…E se avete qualche dubbio, vi chiedo, ma quando mai vi ricapita di trovare l’arte sciolta in cinema??

Trust Your Sim-Sala-Bim-Board… 😉

Let’s Movie
The Board

QUIJOTE: La trama del film non si discosta troppo dalla storia di Cervantes: un “hidalgo” (ovvero un signorotto) spagnolo, Don Chisciotte De la Mancha, e il suo fido assistente Sancho Panza, in un road-movie ante-litteram alla ricerca di nemici e di loro stessi, raccontano ciò che incontrano sulla loro strada e filtrano la realtà attraverso la loro cultura. Il tutto in una messa in scena molto tetrale, dove la fedele ricostruzione storica è totalmente tralasciata a favore di una ricerca dell’ immagine e dell’ interiorità.

Presentato all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

Con Peppe Servillo, Lucio Dalla, Alessandor Bergonzoni, Edoardo Sanguineti.

Magnitudo/Magnitodos Moviers,

Questa cosa del terremoto mi scuote parecchio — sì, ho fatto la battuta. Tu sei lì circondato dalle tue belle cosine, l’appartamentino con il riscaldamento termoautonomo, la lavastoviglie se sei fortunato. I tulipani in un vaso, se sei fortunato. La macchina posteggiata sottocasa, con entrambi gli orecchi, sempre se sei fortunato. Tutto molto amodino, molto Legoland. Poi suddenly, from the heart of the earth, there comes the shock… E vedete un po’ l’inglese, che razza di bella lingua. Per noi lo shock è il trauma, la doccia fredda del panico. Per gli inglesi lo “shock” è la scossa — elettrica, o appunto, terremotica… Subisci quest’onda d’urto che ti risale le gambe puntando dritta al cervello dove rimarrà anche quando nelle gambe sarà tornata la calma. In un certo senso, per me, il terremoto di sabato scorso, è ancora lì, a seminare il panico nell’area di Broca, gli omini di Legoland in un fuggi fuggi generale…

È un po’ come essere posseduti, una scossa sismica, no? Io ci penso.

Passando a qualcosa di meno destruens e deciasamente più costruens….Fellows, diamo il benvenuto in Lez Muvi a Francesca, d’ora innanzi Fellow Frannie Back Home, perché dopo un esilio poco dorato in terra Busa Bel-Air, è tornata al Trent-ovil(l)e, e ha richiesto, DI SUA SPONTANEA VOLONTÀ, di poter firmare il modulo “Join Let’s Movie” ― che ricordiamo non contempla il diritto di recesso né annullamento. Io sono rimasta stupita quanto voi, ma ho passato subitissimamente la penna per la firma, sfregandomi le mani soddisfatta… One more Movier caught…eh eh…  🙂

Martedì si prospettava un Let’s Movie oh-so-quiet oh-so-still, come cantava sopraffina Bjorg dentro un film sopraffino. Arrivo per una volta con un largo anticipo di sei minuti da Mastrantonio, e fuori sulle cine-panchine mastrantoniane (sì, Mastrantonio offre pure delle cine-panchine) trovo ― in uno splendido trench sabbia incredibilmente in linea con l’ambientazione del film ― la Fellow Vaniglia in posizione relax post-arrivo pre-film. Poi il sorriso della Fellow Vaniglia seduta su una panchina mastrantoniana in un trench sabbia prima di un Let’s Movie è stato battuto 12.000.000 di Euro da Christie’s. E noi di Let’s Movie ce l’abbiamo agratis…Cioè. 😉

Mentre sono al bancone che discorro amabilmente con Mastrantonio&Milady Mastrantonio, sul film che si stava per vedere e sul pacco-contropacco che Lioret ha tirato ― pure con il contropaccotto ― al Board dieci giorni prima, mi spunta sulla destra l’altissimo, purissimo, lunghissimo Fellow Chris detto Fellow Truly Done, per via di un cognome che gli permette di portarsi appresso la coolness anywhere. 😉

 Let me remind you, Chris, that the adjective “done” ― from Middle English don, from Old English dōn, akin to Old High German tuon “to do” ― currently means “cōol-oh-so-cōol” in Letsmuvian language (Merriam-Webster Dictionary implemented by the Board). 🙂

Dovete sapere che nelle fila di Fellows (di fila) militano un numero imprecisato e transfinito di Moviers stranieri. Let’s Movie porta avanti la missione d’internazionalizzazione attraverso dipartimenti esteri sparsi per la qualunque, e accanto a questi abbiamo dei rappresentanti in loco, come il nostro Fellow Truly Done, direttamente da Manchester, Greater Manchester, United Kingdom of Great Britain, God Save the Queen ma anche no, amen. Ora, vogliamo apprezzare all together lo sforzo di un English-speaking Movier che si guarda un film d’autore in lingua straniera e senza il becco d’un sottotitolo?! Chris, you are truly ― madly, deeply ― “done”. 🙂

“Il primo uomo” è cashmere. Raffinato, duraturo, di pregio. E questo un po’ me l’aspettavo. Amelio è uno dei cineasti più “puri” che abbiamo in Italia ― puro nel senso che rimane fedele alla sua agenda creativa: cesella sempre opere in cui è in grado di unire un grande rigore formale a una grande umanità (ricordo a questo proposito “Lamerica” e anche “Le chiavi di casa”, film struggente con uno strepitoso Kim Rossi Stuart. Check it out, please).

Come vi dicevo domenica scorsa, temevo un po’ “Il primo uomo”. La trasposizione cinematografica della trasposizione di un personaggio letterario è un procedimento con alto potenziale “catastrofe” sia in termini di intento che di effettiva riuscita. Amelio ― e francamente non so come sia riuscito ― è stato in grado di tracciarsi un percorso interpretativo all’interno del romanzo di Camus. L’ha letto in modo personale, e con “personale” mi riferisco sia allo sguardo tutto suo con cui ha guardato alle vicende del testo e alla cernita che ne ha fatto per il film, sia al “personale” di se stesso medesimo, Gianni Amelio. Il protagonista del romanzo, lo scrittore Jacques Cormery, non è solo l’alter ego di Albert Camus, ma anche una figura con cui Amelio si identifica. In un’intervista rilasciata dopo l’uscita del film, Amelio ha proprio ammesso che nell’Algeri degli anni ’20 ha ritrovato le tracce della sua Calabria degli anni ’50. E questo vale anche per le figure (assenti) del padre e delle due presenze (molto presenti) della madre e della nonna, nonché del maestro elementare, che ha permesso al trio, Jacques-Albert-Gianni, di continuare gli studi. Ed è proprio questa stratificazione che porta il film a un profondissimo livello di profondità ― se guardate con attenzione alla locandina del film, troverete, sopra il titolo, l’accostamento dei due nomi “Amelio / Camus” che possiamo considerare un riconoscimento/tributo del regista alla vicinanza con lo scrittore francese.

“Il primo uomo” però non è (solo) un ritorno alle origini vissuto dal protagonista/scrittore/regista quando torna nella natia Algeri nel 1957. I ricordi di lui bambino che affiorano e si mescolano al presente, le immagini della madre (amatissima) e della nonna (cerberissima), l’infanzia e le tribolazioni di un’infanzia povera vissuta in un paese povero, tutto questo c’è, forte e chiaro e bello ― bello nel modo in cui Amelio sa trasformare una scena in un piccolo quadro a sé, con un’atmosfera tutta sua, ordinata, pulita, eppure estremente umana, come si diceva prima… Le strade cotte dal sole e gli interni casalinghi e gli occhi rugosi di una vecchia raccontano la storia più delle parole. Tutto questo, dicevamo, c’è. Ma c’è anche, e soprattutto, la politica. “Il primo uomo” investiga la prospettiva camusiana sulla questione coloniale magrebina e lo scontro tra il governo francese e il Front de Libération Nationale che sosteneva l’indipendenza dell’Algeria dalla Francia (anche) attraverso atti terroristici. Il film mostra e dimostra come il colonialismo, violentando la libertà di un territorio, sia da considerarsi un atto distruttivo tout court. Tuttavia Camus aveva preso le distanze dai modi terroristi adottatti dagli indipendentisti algerini, e questo è espresso chiaramente nelle parole di Jacques ― parole che utilizzò Camus per se stesso ― “Mia madre nella sua vita ha sofferto quanto voi. E sento che lei non ha nessuna colpa, come non ce l’avete voi. Se qualcuno nella sua insensatezza usa dei mezzi che possano colpire mia madre, io considero questa cosa talmente ingiusta che sono contro di vi e sarò vostro nemico”.

Il bello del film è che mostra anche l’atra parte. Quella che supporta le ragioni degli indipendentisti, ben rappresentata dalla figura del maestro, dalla cui bocca escono un paio di “cosucce” pregne che mi sono appuntata e che vi riporto, senza commentare, giacché parlano da sole.

“È la violenza del colonialismo che giustifica la violenza della ribellione”. E sentite questa, “Si può stare dalla parte dei barbari”. Se stare o no, non so, ma certo li si possono capire… Think about it, Moviers…I will…

Ciò non toglie che il film si apra con uno statement molto preciso dello scrittore Cormery che può essere letto come una vera e propria dichiarazione di poetica dello scrittore Camus. “Il dovere di uno scrittore non è quello di schierarsi dalla parte di quelli che fanno la storia, ma di aiutare quelli che la subiscono”. E credo che non ci sia altro da aggiungere su questo.

Consiglio “Il primo uomo” alle persone che del cashmere apprezzano la ricercatezza, l’esclusività e la durevolezza nel tempo. 😉

E finalmente, canticchiando insieme a Claus “Santa Cannes is coming to town”, eccoci con il primo film presentato al Festival che arriva in città

COSMOPOLIS
di David Croeneberg

 

Tratto dall’omonimo romanzo di quel genio un po’ murgugno di Don Delillo, il film ha suscitato pareri molto contrastanti sia sulla Croisette che nelle sale. Noi Moviers abbiamo il dovere di toccare con mano, come dicevano una volta le televendite. Inoltre la Fellow Giuly Jules mostra dell’ammirazione nei confronti del partito Pro-Pattinson ― ammirazione puramente politica, che andate mai a pensare… Quindi ci cucchiamo tutti “Cosmopolis” senza fare strorie, da bravini bravini…

Prima di passare&chiudere ci tengo a ricordarvi che questa settimana ― da giovedì 31 maggio a domenica 3 giugno per la precisione ― si apre la settima edizione del Festival dell’Economia! (www.festivaleconomia.it ). Come ogni anno Let’s Movie sostiene e promuove e apprezza e premia e patrocina il festival e soprattutto il lavoro svolto dalla nostra Fellow Fausta, l’Irrequieta 1, all’interno dell’Ufficio Stampa!

Vedete Moviers, io ho la fortuna di avere intorno donne straordinarie…Una di queste è lei, Fausta, testa e gambe micidiali. Un esempio? Studia di notte per prendere la seconda laurea in storia dell’arte e qualche anno fa circumnavigò l’Elba a nuoto… Se non è essere straordinari questo… 🙂

Brava la mia Irrequieta 1! (Guess who is the 2…).

E magari il Board se avrà tempo&voglia, farà un salto da Mastrantonio anche giovedì 31 a vedere “Le quattro volte” di Michelangelo Frammartino, alle 9 pm, film proposto nella sezione “Cinema” del Festival… 🙂

Un’ultimissima news fresca fresca di Croisette…

“Michal Haneke è il vincitore del  Festival di Cannes 2012, il suo Amore’ è stato premiato con la Palma d’oro di miglior film dell’edizione numero 65 della rassegna cinematografica francese. Ma c’è anche un pezzo d’Italia sulla Croisette: Matteo Garrone con il suo ‘Reality‘ ha vinto infatti il Grand Prix de la Jurie, Gran Premio della Giuria”.

Grande Haneke ― che vi ho citato circa 18 volte… ― e soprattutto grande Garrone!! L’anno scorso palma d’oro per “Gomorra” e quest’anno Grand Prix de la Jurie… Ma chi sei?!?! 🙂

Attendiamo che l’Import-Export Mastro c’importi  i film… 😉

Ora vi lascio (davvero) in preda ai flutti del Movie-Maelstrom (vi prego dateci un occhiata), vi segnalo il solito riassuntino, al sicuro in una gabbia antisismica la-bas, ringrazio sempre i vostri occhi&orecchi che mi seguono, e vi mando dei saluti che stasera sono telluricamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard

Premessa. Voi sapete che il Board rifugge la cheesiness (=melassa) come la peste (di Camus e non). Ma non confondiamo cheesiness con sweetness, please, che il Board l’adora, e può essere, lui medesimo, the sweetest guy ever… 🙂

Un/a (gender privacy) Fellow smart-super-smart ci ha segnalato un video su Youtube che vi farà ridere e forse un po’ commuovere… http://www.youtube.com/watch?v=5_v7QrIW0zY  Se siete dei Moviers in procinto di chiedere la mano della vostra future Movier-moglie, guardate un po’ cosa s’è inventato ‘sto ragazzo, e prendete spunto…E ricordate… Impress is the way to success (e su questa stampo il marchio ® del Board). 🙂

COSMOPOLIS: New York è una città in subbuglio, l’era del capitalismo si avvicina alla conclusione. Eric Packer, un “golden boy” dell’alta finanza, entra in una limousine bianca. Mentre la visita del presidente degli Stati Uniti paralizza Manhattan, Eric Packer ha un’unica ossessione: farsi tagliare i capelli dal suo barbiere, che si trova dall’altra parte della città. Durante la giornata, il caos esplode e Packer osserva impotente il crollo del suo impero. Inoltre, è sicuro che qualcuno voglia assassinarlo. Quando? Dove? Saranno le 24 ore più importanti della sua vita.

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Let’s Movie CXX

Let’s Movie CXX

IL PRIMO UOMO
di Gianni Amelio
Italia 2012, ‘100
Martedì 22/Tuesday 22
21:15/ 9:15 pm
Astra/Mastrantonio’s

Mechanics&Mercalli Moviers, o se preferite, Phileas Fogg Fellows,

Grazie all’abile lavoro di Movier-recruiting dell’Honorary Member Mic (che sarà anche zoppa(s) in questi giorni ma sempre gagliarda e attiva), la Fellow Cap ha condiviso con noi le sue sventure automobilistiche, che profondamente colpirono il Board. Provatevi voi a vedervi morire in mano la macchina mentre siete nel tratto di Arkansas trentino alle porte di Rovereto Nord. Provatevi voi a interagire con un meccanico che, per formulare una diagnosi, abusa di condizionali e parti meccaniche ― “potrebbe essere la coppa dell’olio” “potrebbe essere il carburatore”, “potrebbe essere il buco nell’ozono”…― dimostrando la propria expertise in grammatica e tassonomia più che in meccanica. Provatevi voi, a tenere a bada un temperamento foggiano come quello della Fellow Cap (detta anche “Tigre-del-Bengala” Cap in situazioni filo-salgariane) e impedirle di risparmiare il meccanico-del-Monopoli con cui ha dovuto interagire. Provatevi, voi, my Fellows…

Il Board fu assai toccato dal racconto della Cap, forse perché vittima anche lui di una sciagura  automobilistica lo scorso weekend: la mozzatura di uno specchietto, che gli costò tanta afflizione e soprattutto tanti Euri. 🙁 L’avete mai vista voi una macchina con lo specchieto completamente mozzato? Fa ‘na tenerezza… Tipo Van Gogh dopo la piccola divergenza d’opinioni con Gaugin… Gli ignoti notturni che sfracciano per le viuzze del centro e strappano le orecchie alle povere macchine inermi sono liberissimi di sfrecciare (siamo sempre solidali con i pié veloci, siano essi appartenenti all’epica, allo sport o all’acceleratore ;-)), ma che stiano un pochino attenti alle estremità che sporgono… 🙁

Mic&Cap (lo so, lo so, l’assonanza è quella…MacNamara&Troy…nulla è lasciato al caso in questo  tele-cine mondo lezmuviano) 😉 non erano le uniche Moviers presenti. Guadagnando la prima fila in sala 2 da MastrantonioMastrantonio smistava la marea di spettatori in sala meglio di Alberto Sordi con paletta e fischietto ― spunta dorata fra le ondate di pubblico anonimo una testolina dalla sfumatura inconfondibile… Lei, la Fellow Vaniglia… Che bello trovarla lì, con tutto quel suo vanilla-out-of-the-blue… 🙂

Ecche due ore di divertimento ci siamo sparate, noi di Lez Muvi! “Vuoti a rendere” fa ridere un sacco! E sono stata “delighted” (parola troppo bella) che ci fosse il duo Mic&Cap vicino a me! Sapete no quando si guarda un film, e giù a ridere ogni due per tre (o era tre per due?), e poi ci si guarda, e giù a ridere ancora… Ecco, abbiamo proceduto con un andazzo di questo tipo dall’inizio alla fine.

Come ho già avuto modo di dire a qualcuno, “Vuoti a rendere” è un film costruito su niente che parla di tutto. È la storia di Pepa, professore di letteratura sessantacinquenne che, rendendosi conto di non amare più il lavoro che fa, abbandona di punto in bianco l’insegnamento. Dopo una breve, esilarantissima parentesi nei panni di un pony express in bici da corsa (immaginate un sessantenne pony express in bici da corsa per le strade ghiacciate di Praga…La caduta era tanto ovvia quanto esilarantissima). Una volta tornato in sesto, Pepa viene assunto part-time al bancone della resa delle bottiglie di un supermercato, ed è qui che comincia il vero spasso. Pepa s’intrufola nelle vite dei suoi nuovi colleghi, dei clienti che portano le bottiglie, della figlia. Pepa è il personaggio che ci piace incontrare sullo schermo perché è la persona che ci piacerebbe incontrare nella vita. Arguto, buffo, tagliente ma sensibile ― chi non vorrebbe trovare un tipo da sballo così?! 🙂
Quanto alla sua vita, Pepa è sposato da quarant’anni con Eliska, una donna apparentemente glaciale, un po’ carognetta e rompina (NOOOO, non tipo il Board!!! :-)). La tipica sessantenne in pensione che passa le giornate a stirare ― a questo proposito, battuta delle battute: Pepa alla moglie intenta a guardare una soap tipo “Anche i ricchi piangono” mentre stira: “Ma come fai a guardare tante str**zate in tv?”. Lei, laconica, e poderosa: “Hai mai stirato tu?” (È venuto giù l’Astra, io ve lo dico) :-).
Nonostante Pepa sia moooolto sensibile al fascino femminile e nonostante l’amarezza di certi istanti che lasciano spuntare i filacci di un rapporto usurato dal tempo e dalla routine, i due riscoprono, attraverso la reciproca gelosia, di amarsi ancora, sempre. Nonostante tutto. E “Vuoti a rendere” riecheggia profondamente il motivo del “nonostante”. Nonostante la fine delle passioni (vedi quella per l’insegnamento, e quella per la moglie), nonostante la vecchiaia, nonostante la spietatezza del mondo del lavoro (Pepa perderà il lavoro al banco del ritiro vetro perché sostituito da una macchina), c’è sempre un motivo per andare avanti e rinnovarsi e non smettere mai di cercare le condizioni della felicità. Quando Pepa se ne va dalla scuola, un collega cerca di dissuaderlo, e Pepa risponde, con una onestà disarmantemente (cor)retta: “Devo andarmene perché qui non sarei più felice”. (In quanti ci domandiamo, oggi come oggi, se siamo felici di fare quello che facciamo? Purtroppo il momento storico che stiamo vivendo non ci permette il lusso di chiederci troppo se quello che facciamo è davvero quello che vogliamo ― già avere un lavoro è una manna, chiederci se è ci va bene pare un gesto di sfacciata ingratitudine nei confronti di chi non ha la manna. Eppure dovremo farlo…).
Pepa segue quello che sente. Sente di non poter più stare a scuola e se ne va; sente di non accettare l’orario ridotto al supermercato dopo l’arrivo del ritira-vetro automatico e se ne va. È tremendamente onesto con se stesso. Ed è anche uno che aiuta, che trama per aiutare gli altri a uscire dal loro mondo di paure ― tutti gli uomini sono mondi che contengono mondi, tra cui quello delle paure. Pepa svolge il ruolo dell’eroe in sordina. Quello che assiste una vecchietta portandogli la spesa a casa (e pagandogliela), quello che funge da Cupido con un gran numero di personaggi, e pure con la figlia… Ma non è un Ricky Cunningham, un goody-goody. È pure un sessantacinquenne voglioso alle prese con le tentazioni femminili. Irresistibili gli intermezzi di sogno/fantasia in cui i personaggi femminili della sua vita compaiono in tenuta sexy dentro un comparto del treno… È il treno dei desideri…che a differenza di quello di Celentano non va all’incontrario, ma punta dritto verso l’onorico e, alla fine del film (e non a caso), assume sembianze reali e professionali: Pepa diventa un controllore (nell’ultimo fotogramma Sverak dà prova di sottile arguzia registica: con una mano femminile che spunta dal comparto porgendo il biglietto a Pepa, e con Pepa che entra nel comparto e si chiude la porta dietro le spalle, riesce a fondere sapientemente sogno e realtà…).

Verso la fine c’è anche un bel piano sequenza da una mongolfiera ― Pepa organizza la gita per il quarantesimo anniversario di matrimonio con la moglie e i due dovranno vedersela con un (divertente) incidente di percorso… Vi dico della mongolfiera non già per motivi di critica cinematografica, ma solo perché mi ha riportato alla mente un cartone animato ― dovrei dire un libro di Verne (!) ― e la parte in cui (il leone) Sir Phileas Fogg sorvolava il mondo in mongolfiera… il Board in miniatura era tutt’un “wooooowing”… E mi è ripresa la stessa voglia… Se per caso decidete di fare i Mongolfier Movier, fatemi sapere. 😉

Quindi sì, otto pollici all’insù per “Vuoti a rendere” e per Pepa, da mercoledì scorso protagonista del nuovo slogan P4P “Pepa for President”… 😉

Ma veniamo un po’ al chevvipropongostasettimana…

IL PRIMO UOMO
di Gianni Amelio

Ho impiegato un po’ a scegliere il film di Amelio ― Mastrantonio-sempre-avanti lo propone già da tre settimane ― sia perché avevo da smistare altre proposte più urgenti, sia perché, in un certo senso, mi pareva troppo d’essai (sapete quei film che fanno un po’ timore…). Invece, a quanto leggo, mi sbagliavo di brutto.

Vincitore del premio della Critica Internazionale a Festival del Cinema di Toronto, “Il primo uomo” è tratto dall’omonimo romanzo, autobiografico e incompiuto di Albert Camus e, cito da un articolo de il Sole 24 Ore, è “una toccante riflessione sulla necessità di ricercare nel proprio passato i germi di ciò che siamo diventati nel presente”… Camus è troppo una figura affascinante e imponente e rivoluzionante della letteratura e della filosofia del ‘900, quindi ripercorrere la sua infanzia e giovinezza attraverso il personaggio del suo libro non solo ci sembra doveroso, ma ci fa morire di cine-fame…  Quindi  Fellows, fate in modo che il “Come-to-Camus” non rimanga a prender polvere come un soprammobile dall’assonanza bella ma inutile… 😉

Ah, lasciatemi tranquillizzare l’Anarcozumi, inviata super-speciale al Festival di Cannes con pass Let’s Movie intorno al collo, evidamment…. 🙂 (Apro parentesi: il Festival sta sfornando delle delizie che aspettiamo con fauci spalancate e che speriamo Mastrantonio porti presto sulle nostre tavole  ― go-go-go Garrone e il suo “Reality” dopo go-go-Gomorra, il documentario su Polanski, mein Heneke mit “Amour”, Loach e tanti altri)…  Dicevo, tranquillizzo pubblicamente l’Anarcozumi: al tuo ritorno troverà bell’e pronta la compilation con il Best-Of di Avril Lavigne, in modo da approfondire il know-how in materia teen. 😉

Volevo anche dire che il cinema a volte serve e a volte purtoppo no. Prendete tutti i film che sono stati girati sulle catastrofi naturali. Quanti sono? Una cifra ― compresi quelli garbage da notti d’agosto infrasettimanali in tv. Avrebbero dovuto prepararci un po’, no? No. Quando ti capita il terremoto vero sotto i piedi e sopra la testa, non c’è preparazione che tenga… Questa mattina, ore 4:04 am, 20 secondi d’interminabile shocking-shaking… E tu sei lì, sotto uno stipite dalla resistenza suppergiù pari a quella di un colibrì, le travi gigantesche sopra la testa, le gambe liquide e i libri che volano giù dallo scaffale della libreria… Spero vivamente che voi Moviers steste godendo dell’ancoraggio garantito dal vostro sonno pesante…  Io ero sveglissima sotto il colibrì… mamma mia, che fifa Fellows… 🙁 🙁

E ora lasciate che vi ringrazi, my Moviers, in questa domenica shocking-my-town senza Velvet Undergroung. Se ora andate oltre il Movie-Maelstrom, capitate dritti dritti in officina e vi trovate il riassunto. Trovate anche dei saluti, che oggi son tremarellamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Oggi impugno una penna nera per scrivere lo spazio bianco del Movie-Maelstrom. A inizio settimana una brutta bestia ci ha portato via Donna Summer. Solo pochi mesi fa avevamo salutato Etta James, e ora Donna. È molto triste. Purtroppo nella fabbrica della musica (e dell’arte in generale) non ci sono rimpiazzi: se uno manca, il posto che lascia rimane vuoto.

Full Monty Fellows Moviers, ricordiamola così http://www.youtube.com/watch?v=Iz3DzQtE8l0

IL PRIMO UOMO: Jacques Cormery torna, nel 1957, nella natìa Algeria alla ricerca dei ricordi della sua infanzia. Il Paese è diviso tra chi vuole restare legato alla Francia e quelli che esigono l’indipendenza immediata. Le memorie della madre e della nonna di Jacques tornano impetuose dalle foschie del passato.

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Let’s Movie CXIX

Let’s Movie CXIX

VUOTI A RENDERE
di Jan Sverak
Gran Bretagna, Repubblica Ceca 2007, 103’
Mercoledì/Wednesday 16
20:30/8:30 pm
Astra/Mastrantonio’s
Ingresso libero/free entry 🙂

Fifty-cents Fellows,

Fortuna che mercoledì c’erano la Fellow Blue Eyes e il Fellow Don Juan de Marcos, che hanno presentato al Manager Mastrantonio un’ideona pazzesca di  real time viral marketing (così mi si dice :-)) che coniuga cinema e social network. I nostri due frugoli studenti di ingegneria, Beatrice e Marcos (alias il Fellow Blue Eyes e il Fellow Don Juan de Marcos, appunto), con la supervisione di Fabio (alias il nostro Fellow the Professor), hanno realizzato un’app molto moltissimamente smart di cui sentirete presto parlare… 😉 Ci tengo a ringraziare i due frugolissimi e Fabio per la creatività e la proattività che hanno permesso loro di mettere in cantiere un fanta-progetto di cui Let’s Movie è fiero patrocinatore.
We will keep you posted.. 😉

Fortuna che c’era l’Honorary Member Mic, che per ragioni irrivelabili è una foxy lady molto più foxy di quella cantata da Jimi Hendrix, credetemi… 😉 Nonostante il lavoro la stia spremendo come un limone di Sicilia, la Mic ha strizzato l’occhio all’uomo del Monte e ha detto sì a Let’s Movie CXVIII, presentandosi puntualissima all’Astra e stupendo non poco il Board ― se volete stupire il Board, come già detto 32 volte in precedenza, fategli/le queste sorprese che la/lo piegano fisicamente in due per eccesso di solluchero. 🙂

Fortuna che prima di Let’s Movie sono passata a trovare i miei Fellows della Mission to Sardinia 2011 ― il Fellow Presidente, il Fellow Re di Denari, il Fellow Pa(pequod) e l’Anarcozumi ― riuniti in alta camera di consiglio per decidere le sorti di una pizza e risolvere il caso dei piatti che sapevano di uovo. Data la delicatezza dell’impesa, e la loro promessa di frequentare Let’s Movie, ho pensato di perdonare la loro assenza… 🙂

Fortuna che il Fellow Pa(pequod) è riuscito a vedere il film in un’anteprima dell’anteprima ― e c’è riuscito, presumo, noleggiando una DeLorean e viaggiando nel tempo ― così mi ha preparato a una possibile delusione… 🙁

Fortuna che il film doveva bissare l’originalità di “Welcome”, Board (e questo lo dico a me medesima, mannaggia a me)!…
Welcome” era stato speciale perché aveva dipinto una storia drammatica (drammaticissima) con uno stile compassato ― tipicamente francophone ― pur riuscendo a suscitare nello spettatore una compartecipazione distaccata che gli consente di apprezzare il film sia sul piano strettamente emozionale sia su quello più razionale. Questo tipo di compartecipazione è molto difficile da ricreare. Tu, regista, devi essere in grado di mantenere l’equilibrio, evitando di (s)cadere nel troppo “oh figggghio mio” con platee di spettatori in lacrime, o nel troppo “I don’t care a sh*t” con la sala immersa in un gelo da paraflu. “Welcome” riusciva a percorre la fune sospesa tra questi due baratri ― entrambi letali ― e ad arrivare a destinazione sano, salvo e vittorioso. “Tutti i nostri desideri” purtroppo precipita dopo la prima mezz’oretta. 🙁
Anche Lioret come Julian Gibney la settimana scorsa, parte con il piede giusto. Certi registi hanno la grande capacità di costruirti l’ambientazione in cui le vicende si sviluppano, in maniera così naturale ― direi quasi neorealista se non suonassi boriosa ― e così domestica, che ti permette di entrare nella quotidianità del personaggio e di imparare a conoscerlo, come dire, da dentro. Non ti spiegano il personaggio, te lo raccontano nei suoi movimenti, nella sua routine, nelle stanze che vive e nei posti in cui sui muove ― credo sia questo che molto spesso viene percepito come “lentezza” nel cinema, ma in realtà è una modalità efficace e altamente funzionale alla riuscita di un film. Succede per esempio in “Niente da nascondere” di Michael Haneke (cavolo, sempre lui vi cito), in cui entri piano piano dentro le vite dei personaggi, e dentro il loro vissuto&rimosso (mamma mia, guardatemelo, please…and watch out, anche questo come “Funny Games” è assai inquietante).
Lioret è molto bravo a fare questo: ci accompagna sapientemente nella realtà quotidiana della coppia Claire e Cristophe. Ma qui ahimé spunta il primo problema, perché scopriamo che Claire e Cristophe in realtà sono Santa Chiara&San Francesco, o se preferite i nick, fratello sole e sorella luna… Retti, bravi, belli, perfetti. Lei giovane e promettente magistrato (ma magistrato a 32 anni???! A me e alla Mic è preso un coccolone quando la Santa Claire ha soffiato sulle 32 candeline 🙁 …), lui amorevole marito la cui adorabilità rasenta vette adrienbrodiane.
Il secondo problema riguarda la strada che Lioret ha fatto imboccare alla sceneggiatura. Claire, bella, giovane, talentuosa, decide di aiutare Céline ― madre di una compagna di classe della figlia ― indebitata fino al collo, a battersi contro gli istituti di credito che l’hanno trascinata in tribunale pretendendo di essere pagati. E qui Santa Claire ci diventa Giovanna d’Arco (nick: la paladina).
Santa Claire scopre anche di avere un tumore al cervello. Ovviamente i mesi che restano di vita sono tre, e ovviamente non dice nulla al marito… E Santa Claire/Giovanna d’Arco ci diventa pure Santa Teresa da Avila (nick: la martire). Ora capirete anche voi che tanta santità stucca UN PO’… E lo stesso dicasi per il personaggio di Stephane (nick: Salomone), il giudice che aiuterà Claire a difendere la povera Céline (nick: la Maddalena) e che instaurerà con Claire un rapporto di amicizia da far invidia a Cochi&Renato. Inoltre (quanto nefasti possono essere gli “inoltre”!) Claire/Giovanna d’Arco/Santa Teresa da Avila fa di tutto per avvicinare il marito e Céline, in modo che, una volta volata in paradiso con volo Air-France, lascerà a terra una mamma e un papà che potranno prendersi cura dei figli e continuare la tradizione del Mulino Bianco, anzi, del Moulin Blanche.
Sì, è nausea quella che sentite… :-(Ma non è finita qui. Alla fine, Céline vince il caso, non deve sborsare il becco di un quattrino e gli istituti di credito sono costretti a rivedere le politiche di proposta dei propri servizi di credito… Sì, lo so, tanti kg di idillio tutti insieme fanno paura eh… E tanta positività in un mondo che sappiamo benissimo essere lontano da tanta positività ci irrita UN PO’.
L’ingiustizia della malattia di Claire guarita dal trionfo della giustizia legale del caso di Céline è una trovata misera misera, che non mi sarei aspettata da un raffinato come Lioret. Il messaggio è tutto giocato sull’antitesi giustizia-ingiustizia del vivere: nella vita succedono cose ingiuste (malattia) che sono eprò controbilanciate da cose giuste (vittoria in tribunale). Bella originalità…
Io ogni tanto vorrei che si concepissero altre possibilità (magari più dissacranti) rispetto alla classica logica del sali-scendi ― per una cosa che è giù, ce n’è sempre una che è su… E comunque mi aspetto che i personaggi non siano 100% santi come in questo caso: le agiografie vanno bene per impreziosire le librerie dei salotti clericali, non per fungere da metri di paragone nei film che vediamo…
Insomma, a questo film manca la meschinità degli uomini, quella della vita (qui la malattia) non basta: nella nostra quotidianità dobbiamo relazionarci con entrambe. Ed è per questo che il film risulta lontano da noi…. Sì, lontano…
Va be’, uno potrebbe dire, stasera mi sparo un drammone formato famiglia con un bel piantino catartico che fa sempre bene perché ti libera le vie respiratorie meglio del Vixinex. E invece no! La pellicola rimane più algida di un Cornetto! 🙁 In sala non c’era il solito viavai di Kleenex, nessun occhio lucido a illuminare il buio. E non mi meraviglio: troppa tragedia finisce per innescare il riso (è un meccanismo vecchio come il mondo: una specie di misura per la sopravvivenza che gli uomini hanno sviluppato sin dai tempi di Plauto ― o Andronico?? Va be’, wikipediate un po’… 😉 ). Quindi io e la Honorary Member abbiamo tratto un bel po’ di giovamento guardando al Golgota che la povera Claire si apprestava a scalare. Perché se da un lato il film è fatto per dire “a volte la giustizia fa sorprendentemente la cosa giusta”, dall’altro è il ritratto di questa sfortunata che, all’apice dell’appagamento, perde tutto. E questo ti fa dire “ammappa, c’è chi se la passa peggio di me”…Sebbene ci sia qualcosa di basso, credo, nel sentirsi fortunati guardando alle disgrazie altrui, anche se solo cinematografiche…
In soldoni, “Tutti i nostri desideri” vale non più di cinquanta centesimi, la moneta che ora infilo nel nostro juke-box per ascoltarci un po’ dell’original in carne, truz e ossa (soprattutto carne e truz) http://www.youtube.com/watch?v=5qm8PH4xAss

Fortuna che c’è il Let’s Movie di questa settimana

VUOTI A RENDERE
di Jan Sverak

Il film rientra nella rassegna “La sicurezza del (e sul) lavoro racconata dal cinema”, che sposiamo senza nemmeno pensarci su ―  organizza Mastrantonio, perciò questo matrimonio s’ha da fare. 😉

Uscito in Italia un po’ in sordina nel 2009, “Vuoti a rendere” ha ottenuto il miglior incasso di tutti i tempi nei cinema della Repubblica Ceca ed è stato vincitore del premio del pubblico e quello per la Migliore sceneggiatura al Karlovy Vary International Film Festival di quell’anno ― non che io abbia mai sentito parlare del Karlovy Vary International Festival eh, sia chiaro. Ma mi piace l’idea di ripescare un buon film di qualche annetto fa, e portarlo sulle tavole dei golosi Moviers. Quindi vi aspetto per l’abbuffata, mercoledì. 🙂

Fortuna che siamo arrivati in fondo, sospirate voi… E a ragione, inspiro io… A questo proposito… Mi è arrivata una domanda, giù dalle parti dei principati di Busa Bel-Air, che interrogava circa la presunta assunzione di droghe et sim. da parte del Board prima della redazione della movie-mail domenicale… Per l’ennesima volta, smentisco qualsiasi stupefacente assunzione prima, dopo e durante la redeziane delle mail. È tutta pura farina del mio sacco ― e QUELLA farina non c’entra, Moviers!!!

Fortuna che questo weekend il Fellow Andy the Situation Phelbs ha lasciato la sede distaccata Let’s Movie di Springfield (Varese) ed è giunto a Trentoville per ragguagliarci in merito allo status quo cinematografico  nella contea padano-veneta fra trote, pick-up e reattori.  😉

E dopo tutte queste fortune, my Gaston Fellows, me ne vo’ in cerca d’un po’ di sogni… E come sempre vi ringrazio, eh.
Stasera il riassunto è finito in fondo al juke-box, quindi dovete allungarvi un po’ per trovarlo, e i saluti, quelli, sono numismaticamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

VUOTI A RENDERE: Josef è un insegnate anziano e nevrotico che vive con una moglie stanca e rassegnata. Dopo l’abbandono del suo lavoro comincia a lottare per trovare un nuovo modo di vivere. Quando trova impiego come responsabile dell’immagazzinaggio delle bottiglie vuote in un supermercato, scopre che non è mai troppo tardi per essere gentile con gli altri e con la vita stessa.

 

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Let’s Movie CXVIII

Let’s Movie CXVIII

TUTTI I NOSTRI DESIDERI
di Philippe Lioret
Francia 2012, 120’
Mercoledì 8/Wednesday 8
21:00/9:00 pm
Astra/Mastrantonio’s

 

My/Mai Manolo Moviers,

Io, nella carica di Board, alla presenza di voi, nella carica di Moviers, dichiaro nullo il trattato di non-belligeranza con cui la Let’s Movie Pacific Army riusciva a convivere più o meno pacificamente con lo Smelly Modena, e apro ufficialmente non il televoto ma qualsiasi ostilità si reputi necessaria a vendicare l’affronto subito da Let’s Movie in data 1 maggio 2012.
Ecche mai successe in data 1 maggio 2012, bellicosissimo Board?
Ebbene, in data 1 maggio 2012, lo Smelly Modena, respinse l’ingresso alla Honorary Member Mic, al WG Mat, alla Fellow Giuly Jules e al Fellow Pilo e, temiamo, anche alla Fellow Vaniglia. E, non bastasse quest’oltraggo, il Marrano-Malsano Smelly negò il tavolo delle trattative persino all’Anarcozumi, Generale di Brigata “Trento Film Festival” (non so se vi rendete conto). Orfano dei suoi Moviers fermati da tanta puteolenta viltade (ok, lapidatemi), il lonely Board vide “A Lonely Place to Die” tutto lonely e circondato da un ambiente nemico ― nello specifico, numero tre babbione aspiranti al titolo “La miglior commentatrice dell’anno”. Il Fellow PaPequod si era accaparrato l’ingresso per tempo, ma ahimé partecipò alla visione solo nella parte conclusiva.

Informiamo tutti che i summenzionati Fellows, caduti sotto la scure dello Smelly, riceveranno a breve la Movie-Medaglia al Valore per la tenacia e l’intraprendenza dimostrate sul campo. 🙂

 Definito all’unanimità il Thrillerone del TFF, “A Lonely Place to Die” sembrava poterlo essere. Per i primi 14 minuti. I pezzi del puzzle c’erano tutti. Ambientazione mozzafiato, inquadrature a tutto campo sulle Highlands scozzesi ― noi spettatori plananti come le aquile del Fernet Branca :-). Un gruppo di giovani belli e aitanti e variegati: lo sbroffoncello ma in fondo in fondo simpatico, la climber eroina tutto talento&coraggio, il grande&grosso&fifone, la climber buona buona saggia saggia, e la guida, che sai già farà una brutta fine. Al terzo minuto, caduta schivata per un pfui-pelo che ti fa venire i sudori freddi anche solo a immaginartela, figurarsi vedertela lì. Un buco sotterraneo dal quale proviene una strana voce di bambina… Pure il regista, Julian Gibney, presente in sala, ragazzone da Guinness (non dei primati, if you know what I mean ;-)) al primo viaggio in Italia ― ma zero punti di contatto con Goethe.
I pezzi del puzzle, come vedete, ci sono. Il problema è che Julian, il ragazzone al suo primo thriller, è ingordo. Per la paura di farsi mancare qualcosa, butta nel film tutto. Cadute, rapimenti, criminalità organizzata dell’Est, caccia agli innocenti da parte di cattivonissimi, fucili di precisione e coltellacci da Rambo, corse su e giù pei monti, capitomboli nelle rapide, perdita degli innocenti che cadono come mosche tranne la climber eroina tutto talento&coraggio… Insomma, mancava solo il batterio killer per sterminare l’umanità… 🙁
Mi rendo conto che l’innovazione nel genere thriller sia complicata. Molto è stato inventato e detto. Se devo pensare a un thriller riuscito, io penso a “Il Silenzio degli innocenti”. A “Seven”. Tra i recenti, sicuramente “Shutter Island”. E il meno noto “Funny Games” (in entrambe le versioni, austriaca del 1997 e americana del 2007, entrambe di Michael Haneke, a voi la scelta, ma mettendovi in guardia: it will scare the bloody hell out of you… ;-)).

Sapete, era davvero tanto che non andavo al cinema a vedere un thriller ― da “Shutter Island” in effetti. E in realtà mi è piaciuto guardarlo, trovarmi lì. Con un thriller sul grande schermo gli spettatori perdono la propria individualità e diventano un organismo unico che reagisce, respira/sospira e si muove all’unisono… un po’ come sul Colorado Boat…  🙂 Ed è stato proprio bello quando, al nono minuto, la guida, quella che sapevamo già dall’inizio avrebbe fatto una brutta fine, precipita per una fucilata di metri e ci propone il dessert “cranio aperto a mo’ di noce di cocco e servito su letto di fiume”…. Il trasalimento di noi spettatori ― avete presente, no? L’“Ohhh” collettivo ― deve aver fatto gongolare di soddisfazione il ragazzone scozzese… Proprio per questo ― per la compartecipazione che si viene a creare ― cercherò di proporre più thriller, promesso… 😉

Poi, vi dicevo, il quindicesimo minuto è stato fatale… È cominciata la carrellata dei cliché… E soprattutto l’implausibilità (ma si dice??) del tessuto, delle scene. A cominciare dal volo che tocca all’eroina…Un volo talmente volo, con rimbalzo e contro-rimbalzo plurimo tra le fresche frasche e tuffo finale nel torrente “River Wild” (piccolo il mondo eh), che credere alla di lei incolumità a fine caduta risulta davvero difficile… Fate conto che mentre lei vola, il nostro compito è quello di spuntare dalla lista tutte le fratture che colleziona on the way: “Ulna, perone, scapola, tibia, radio…mmm, sì, quello era proprio il radio…”. E invece di finire in pasto ai salmoni del torrente, la nostra eroina riemerge dalle acque come un’Ursula Andress in terra d’Albione con giusto giusto qualche abrasione qua e là, un micro taglio sulla fronte, e un’impercettibile tremarella (in fondo l’acqua cosa sarà stata, 4 gradi?).
Va bene tutto eh, ma un volo di 80 metri, con schiocco sonoro di tarsi contro fresche frasche, e tu mi fai la Ursula??  Mmm… Mmm… A dire il vero l’invulnerabilità risulta essere un tratto distintivo dei personaggi che agiscono nel genere thriller… Ma dovrebbe esserci un limite. Cioè, una caduta così e subito dopo Ursula Andress  tutta-salute non può proprio essere… O la caduta è più breve, meno sensazionalista, o Ursula mi si deve spaccare qualcosa… Per amor di verosimiglianza, se non altro… Ma anche qui, il sensazionalismo è cuBo-e-camicia con il genere, quindi non posso questionare più di tanto… 🙁

Ah, parlando di cadute… Ricordate che un paio di settimane fa Let’s Movie sequestrò tutti i ciclomotori ai Fellows centauri per il timore di qualche incidente… Ecco, parimenti (parimenti??), Let’s Movie vieta a tutti i Moviers scalatori/appassionati di montagna― e parecchi ne contiamo ― di praticare del climbing (rock, free et al.), del trekking, dell’hiking, del walking (mountain, hill, nord, et al.), dello scrambling (che, apprendo, non c’entra nulla con le uova strapazzate), del rafting, del waterfalling e pure del picknicking (l’orrore del picknicking…). Saranno requisite tutte le attrezzature necessarie a svolgere queste attività, in modo che i Fellows non cadano in tentazione…
Perché vedete, My/MAI Manolo Moviers, la montagna nasconde delle insidie insidiosissime!  🙁 Voi non lo sospettate, ma dietro ogni stella alpina si nasconde un volo come quello della nostra Ursula, con la differenza che noi saremo davvero diventati la cena dei salmoni del river wild… Voi capirete che non posso permettervi di rischiare le vostre vite così… Pertanto sappiate che d’ora in poi “Manolo” potrà essere solo Blahnik per voi, e che ho ordinato online, pattino, racchettoni, flip-flop e una sana, tranquilla estate al mare per tutti ― boicottando i siti di vendita ramponi, moschettoni, scarponi, gommoni…
…E fu così che il Board venne espulso dal Trentino per istigazione alla balneazione e offesa a pubblico crinale…

Prima di passare al Uh-uh-film della settimana, vi somministro qualche Pillola, anzi Zigulì di TFF 🙂

Dovete sapere che l’Anarcozumi non solo è sopravvissuta, ma se l’è cavata egregiamente rimbalzando da da un evento all’altro per dieci giorni ― ora il livello di anarco-rimbambimento è alto, ma si rimetterà, ne siamo certi. 🙂 Il Fellow Pa è ufficialmente il Camoscio d’Oro del TFF (nessun riferimento caseario, of course) per la capacità di saltabeccare da sala a sala e per l’assiduità con cui ha presenziato alle proiezioni ― ogni tanto incrociando il Board, molto più disorientato ma parimenti (ddaje) entusiasta di cine-abbuffarsi.

Vi consigliamo caldamente la visione di “King Curling” film norvegese che secondo me rappresenta la nuova frontiera del demenziale d’essai: una Norvegia surreale con raffinatissime tinte candy-shop, personaggi irresistibili e comicità ai confini dello spiegabile ― faticheremo a dimenticarlo.

Vi consigliamo anche il vincitore del Festival, “Vivan las Antipodas!” di Victor Kossakowski,  un documentario finalmente originale e di rara qualità: il livello di nitore estetico delle scene, la genialità di passare da un antipodo all’altro del globo in un gioco di rovesci di camera e sovrapposizione/sfioramento delle immagini, gli hanno valso la vittoria.

Vi Sconsigliamo caldamente i documentari sulla storia della macchina Dacia in Romania (a meno che non abbiate qualcuno a cui far scontareun torto subìto, allora sì, “My Beautiful Dacia” è perfetto), sul Kurdistan iracheno visto con gli occhi di Sokurov (devo aggiungere altro a “Kurdistan iracheno” e “Sokurov”? Mi pare di no…). E pure il Johnnie To di “Romancing in Thin Air”: io e la Honarary Member Mic abbiamo predetto il finale suppergiù al terzo minuto, e passato il resto del film a demolirlo a suon di buegrasse risate come ogni tanto ci piace fare…Eh eh… 🙂  Aspettiamo con ansia spiegazioni dal WG Mat sulla svolta pink del regista guru del noir…

Margherita Hack, la solita matta(trice) di sempre, alla domanda “cosa avrebbe voglia di fare ora”, risponde “andare a sonare li campanelli per dispetto come quando llll’ero giovane”…
Mauro Corona, Giano bifronte bislacco e bizzarro, vanesio e autolesionista, sboccato e colto, parlando dell’umiltà e  del masochismo dei grandi, ha proposto una citazione di Beckett, che mi sono segnata per noi/voi. “Avrei potuto fallire meglio”. Monumento a Beckett, subito.

Spero che queste Zigulì di TFF vi siano piaciute (come quell vere), e che abbiano reso un po’ l’idea di quanto sia stato tutti-frutti questo TrentoFilmFestival… Ancora grazie Zu! 🙂

Questa settimana si torna da Menomale Mastrantonio con un’anteprima nazionale

TUTTI I NOSTRI DESIDERI
di Philippe Lioret

A tre anni di distanza del bellissimo “Welcome”, Lioret esce con questo nuovo film che è stato presentato alle Giornate degli Autori all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Non so quasi nulla del film ― aspetto di vederlo. Ma per me Philippe Lioret, dopo tutto quello che “Welcome” ha saputo dirmi, è una garanzia.

Naturalmente aspetto di vederlo CON voi… 🙂

Okay, as usual, ho tirato tardi… Tranquilli tranquilli, non vi faccio perdere altro tempo. Guardate, il riassunto è già lì sotto l’ombrellone, e se scrutate bene l’orizzonte, riuscirete a scorgere anche un Movie Maelstrom… Lo vedete? Nooo? Come no? Be’, ma allora mi siete un po’ Myopia Moviers eh… 🙂 🙂

Grazie, Fellows eh, sempre…e saluti Fellows eh, stasera, balnearmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard

 Settimana di premiazioni, questa… Let’s get the party started: i nostri cari Bruder Tavianen, vincitori a Berlino lo scorso novembre, ritornano di diritto Fratelli d’Italia Taviani essendosi aggiudicati, venerdì, cinque David di Donatello, tra cui quelli per miglior regia e miglior film con “Cesare deve morire” ― Let’s Movie CXI. Sul palco parevano due pischelli ― uno dei due (vai a sapere chi è Paolo e chi è Vittorio) con addosso gli occhiali arancio del Bono Vox di “Zooropa”…. Che stile… 😉

TUTTI I NOSTRI DESIDERI: il film è liberamente ispirato al romanzo “Vite che non sono la mia” di Emmanuel Carrère (pubblicato da Einaudi). Claire è un giovane magistrato di Lione: un giorno davanti a lei, in tribunale, compare la madre di una compagna di classe di sua figlia, “strozzata” dal sovraindebitamento. Decide allora di coinvolgere Stéphane, giudice esperto e disincantato ma sensibile al problema, nella sua battaglia contro le derive del credito al consumo. Tra lei e Stéphane nasce qualcosa: il desiderio di cambiare le cose e un legame profondo, ma soprattutto l’urgenza di vivere questi sentimenti.

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