Let’s Movie CXIX

Let’s Movie CXIX

VUOTI A RENDERE
di Jan Sverak
Gran Bretagna, Repubblica Ceca 2007, 103’
Mercoledì/Wednesday 16
20:30/8:30 pm
Astra/Mastrantonio’s
Ingresso libero/free entry 🙂

Fifty-cents Fellows,

Fortuna che mercoledì c’erano la Fellow Blue Eyes e il Fellow Don Juan de Marcos, che hanno presentato al Manager Mastrantonio un’ideona pazzesca di  real time viral marketing (così mi si dice :-)) che coniuga cinema e social network. I nostri due frugoli studenti di ingegneria, Beatrice e Marcos (alias il Fellow Blue Eyes e il Fellow Don Juan de Marcos, appunto), con la supervisione di Fabio (alias il nostro Fellow the Professor), hanno realizzato un’app molto moltissimamente smart di cui sentirete presto parlare… 😉 Ci tengo a ringraziare i due frugolissimi e Fabio per la creatività e la proattività che hanno permesso loro di mettere in cantiere un fanta-progetto di cui Let’s Movie è fiero patrocinatore.
We will keep you posted.. 😉

Fortuna che c’era l’Honorary Member Mic, che per ragioni irrivelabili è una foxy lady molto più foxy di quella cantata da Jimi Hendrix, credetemi… 😉 Nonostante il lavoro la stia spremendo come un limone di Sicilia, la Mic ha strizzato l’occhio all’uomo del Monte e ha detto sì a Let’s Movie CXVIII, presentandosi puntualissima all’Astra e stupendo non poco il Board ― se volete stupire il Board, come già detto 32 volte in precedenza, fategli/le queste sorprese che la/lo piegano fisicamente in due per eccesso di solluchero. 🙂

Fortuna che prima di Let’s Movie sono passata a trovare i miei Fellows della Mission to Sardinia 2011 ― il Fellow Presidente, il Fellow Re di Denari, il Fellow Pa(pequod) e l’Anarcozumi ― riuniti in alta camera di consiglio per decidere le sorti di una pizza e risolvere il caso dei piatti che sapevano di uovo. Data la delicatezza dell’impesa, e la loro promessa di frequentare Let’s Movie, ho pensato di perdonare la loro assenza… 🙂

Fortuna che il Fellow Pa(pequod) è riuscito a vedere il film in un’anteprima dell’anteprima ― e c’è riuscito, presumo, noleggiando una DeLorean e viaggiando nel tempo ― così mi ha preparato a una possibile delusione… 🙁

Fortuna che il film doveva bissare l’originalità di “Welcome”, Board (e questo lo dico a me medesima, mannaggia a me)!…
Welcome” era stato speciale perché aveva dipinto una storia drammatica (drammaticissima) con uno stile compassato ― tipicamente francophone ― pur riuscendo a suscitare nello spettatore una compartecipazione distaccata che gli consente di apprezzare il film sia sul piano strettamente emozionale sia su quello più razionale. Questo tipo di compartecipazione è molto difficile da ricreare. Tu, regista, devi essere in grado di mantenere l’equilibrio, evitando di (s)cadere nel troppo “oh figggghio mio” con platee di spettatori in lacrime, o nel troppo “I don’t care a sh*t” con la sala immersa in un gelo da paraflu. “Welcome” riusciva a percorre la fune sospesa tra questi due baratri ― entrambi letali ― e ad arrivare a destinazione sano, salvo e vittorioso. “Tutti i nostri desideri” purtroppo precipita dopo la prima mezz’oretta. 🙁
Anche Lioret come Julian Gibney la settimana scorsa, parte con il piede giusto. Certi registi hanno la grande capacità di costruirti l’ambientazione in cui le vicende si sviluppano, in maniera così naturale ― direi quasi neorealista se non suonassi boriosa ― e così domestica, che ti permette di entrare nella quotidianità del personaggio e di imparare a conoscerlo, come dire, da dentro. Non ti spiegano il personaggio, te lo raccontano nei suoi movimenti, nella sua routine, nelle stanze che vive e nei posti in cui sui muove ― credo sia questo che molto spesso viene percepito come “lentezza” nel cinema, ma in realtà è una modalità efficace e altamente funzionale alla riuscita di un film. Succede per esempio in “Niente da nascondere” di Michael Haneke (cavolo, sempre lui vi cito), in cui entri piano piano dentro le vite dei personaggi, e dentro il loro vissuto&rimosso (mamma mia, guardatemelo, please…and watch out, anche questo come “Funny Games” è assai inquietante).
Lioret è molto bravo a fare questo: ci accompagna sapientemente nella realtà quotidiana della coppia Claire e Cristophe. Ma qui ahimé spunta il primo problema, perché scopriamo che Claire e Cristophe in realtà sono Santa Chiara&San Francesco, o se preferite i nick, fratello sole e sorella luna… Retti, bravi, belli, perfetti. Lei giovane e promettente magistrato (ma magistrato a 32 anni???! A me e alla Mic è preso un coccolone quando la Santa Claire ha soffiato sulle 32 candeline 🙁 …), lui amorevole marito la cui adorabilità rasenta vette adrienbrodiane.
Il secondo problema riguarda la strada che Lioret ha fatto imboccare alla sceneggiatura. Claire, bella, giovane, talentuosa, decide di aiutare Céline ― madre di una compagna di classe della figlia ― indebitata fino al collo, a battersi contro gli istituti di credito che l’hanno trascinata in tribunale pretendendo di essere pagati. E qui Santa Claire ci diventa Giovanna d’Arco (nick: la paladina).
Santa Claire scopre anche di avere un tumore al cervello. Ovviamente i mesi che restano di vita sono tre, e ovviamente non dice nulla al marito… E Santa Claire/Giovanna d’Arco ci diventa pure Santa Teresa da Avila (nick: la martire). Ora capirete anche voi che tanta santità stucca UN PO’… E lo stesso dicasi per il personaggio di Stephane (nick: Salomone), il giudice che aiuterà Claire a difendere la povera Céline (nick: la Maddalena) e che instaurerà con Claire un rapporto di amicizia da far invidia a Cochi&Renato. Inoltre (quanto nefasti possono essere gli “inoltre”!) Claire/Giovanna d’Arco/Santa Teresa da Avila fa di tutto per avvicinare il marito e Céline, in modo che, una volta volata in paradiso con volo Air-France, lascerà a terra una mamma e un papà che potranno prendersi cura dei figli e continuare la tradizione del Mulino Bianco, anzi, del Moulin Blanche.
Sì, è nausea quella che sentite… :-(Ma non è finita qui. Alla fine, Céline vince il caso, non deve sborsare il becco di un quattrino e gli istituti di credito sono costretti a rivedere le politiche di proposta dei propri servizi di credito… Sì, lo so, tanti kg di idillio tutti insieme fanno paura eh… E tanta positività in un mondo che sappiamo benissimo essere lontano da tanta positività ci irrita UN PO’.
L’ingiustizia della malattia di Claire guarita dal trionfo della giustizia legale del caso di Céline è una trovata misera misera, che non mi sarei aspettata da un raffinato come Lioret. Il messaggio è tutto giocato sull’antitesi giustizia-ingiustizia del vivere: nella vita succedono cose ingiuste (malattia) che sono eprò controbilanciate da cose giuste (vittoria in tribunale). Bella originalità…
Io ogni tanto vorrei che si concepissero altre possibilità (magari più dissacranti) rispetto alla classica logica del sali-scendi ― per una cosa che è giù, ce n’è sempre una che è su… E comunque mi aspetto che i personaggi non siano 100% santi come in questo caso: le agiografie vanno bene per impreziosire le librerie dei salotti clericali, non per fungere da metri di paragone nei film che vediamo…
Insomma, a questo film manca la meschinità degli uomini, quella della vita (qui la malattia) non basta: nella nostra quotidianità dobbiamo relazionarci con entrambe. Ed è per questo che il film risulta lontano da noi…. Sì, lontano…
Va be’, uno potrebbe dire, stasera mi sparo un drammone formato famiglia con un bel piantino catartico che fa sempre bene perché ti libera le vie respiratorie meglio del Vixinex. E invece no! La pellicola rimane più algida di un Cornetto! 🙁 In sala non c’era il solito viavai di Kleenex, nessun occhio lucido a illuminare il buio. E non mi meraviglio: troppa tragedia finisce per innescare il riso (è un meccanismo vecchio come il mondo: una specie di misura per la sopravvivenza che gli uomini hanno sviluppato sin dai tempi di Plauto ― o Andronico?? Va be’, wikipediate un po’… 😉 ). Quindi io e la Honorary Member abbiamo tratto un bel po’ di giovamento guardando al Golgota che la povera Claire si apprestava a scalare. Perché se da un lato il film è fatto per dire “a volte la giustizia fa sorprendentemente la cosa giusta”, dall’altro è il ritratto di questa sfortunata che, all’apice dell’appagamento, perde tutto. E questo ti fa dire “ammappa, c’è chi se la passa peggio di me”…Sebbene ci sia qualcosa di basso, credo, nel sentirsi fortunati guardando alle disgrazie altrui, anche se solo cinematografiche…
In soldoni, “Tutti i nostri desideri” vale non più di cinquanta centesimi, la moneta che ora infilo nel nostro juke-box per ascoltarci un po’ dell’original in carne, truz e ossa (soprattutto carne e truz) http://www.youtube.com/watch?v=5qm8PH4xAss

Fortuna che c’è il Let’s Movie di questa settimana

VUOTI A RENDERE
di Jan Sverak

Il film rientra nella rassegna “La sicurezza del (e sul) lavoro racconata dal cinema”, che sposiamo senza nemmeno pensarci su ―  organizza Mastrantonio, perciò questo matrimonio s’ha da fare. 😉

Uscito in Italia un po’ in sordina nel 2009, “Vuoti a rendere” ha ottenuto il miglior incasso di tutti i tempi nei cinema della Repubblica Ceca ed è stato vincitore del premio del pubblico e quello per la Migliore sceneggiatura al Karlovy Vary International Film Festival di quell’anno ― non che io abbia mai sentito parlare del Karlovy Vary International Festival eh, sia chiaro. Ma mi piace l’idea di ripescare un buon film di qualche annetto fa, e portarlo sulle tavole dei golosi Moviers. Quindi vi aspetto per l’abbuffata, mercoledì. 🙂

Fortuna che siamo arrivati in fondo, sospirate voi… E a ragione, inspiro io… A questo proposito… Mi è arrivata una domanda, giù dalle parti dei principati di Busa Bel-Air, che interrogava circa la presunta assunzione di droghe et sim. da parte del Board prima della redazione della movie-mail domenicale… Per l’ennesima volta, smentisco qualsiasi stupefacente assunzione prima, dopo e durante la redeziane delle mail. È tutta pura farina del mio sacco ― e QUELLA farina non c’entra, Moviers!!!

Fortuna che questo weekend il Fellow Andy the Situation Phelbs ha lasciato la sede distaccata Let’s Movie di Springfield (Varese) ed è giunto a Trentoville per ragguagliarci in merito allo status quo cinematografico  nella contea padano-veneta fra trote, pick-up e reattori.  😉

E dopo tutte queste fortune, my Gaston Fellows, me ne vo’ in cerca d’un po’ di sogni… E come sempre vi ringrazio, eh.
Stasera il riassunto è finito in fondo al juke-box, quindi dovete allungarvi un po’ per trovarlo, e i saluti, quelli, sono numismaticamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

VUOTI A RENDERE: Josef è un insegnate anziano e nevrotico che vive con una moglie stanca e rassegnata. Dopo l’abbandono del suo lavoro comincia a lottare per trovare un nuovo modo di vivere. Quando trova impiego come responsabile dell’immagazzinaggio delle bottiglie vuote in un supermercato, scopre che non è mai troppo tardi per essere gentile con gli altri e con la vita stessa.

 

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