Let’s Movie CXX

Let’s Movie CXX

IL PRIMO UOMO
di Gianni Amelio
Italia 2012, ‘100
Martedì 22/Tuesday 22
21:15/ 9:15 pm
Astra/Mastrantonio’s

Mechanics&Mercalli Moviers, o se preferite, Phileas Fogg Fellows,

Grazie all’abile lavoro di Movier-recruiting dell’Honorary Member Mic (che sarà anche zoppa(s) in questi giorni ma sempre gagliarda e attiva), la Fellow Cap ha condiviso con noi le sue sventure automobilistiche, che profondamente colpirono il Board. Provatevi voi a vedervi morire in mano la macchina mentre siete nel tratto di Arkansas trentino alle porte di Rovereto Nord. Provatevi voi a interagire con un meccanico che, per formulare una diagnosi, abusa di condizionali e parti meccaniche ― “potrebbe essere la coppa dell’olio” “potrebbe essere il carburatore”, “potrebbe essere il buco nell’ozono”…― dimostrando la propria expertise in grammatica e tassonomia più che in meccanica. Provatevi voi, a tenere a bada un temperamento foggiano come quello della Fellow Cap (detta anche “Tigre-del-Bengala” Cap in situazioni filo-salgariane) e impedirle di risparmiare il meccanico-del-Monopoli con cui ha dovuto interagire. Provatevi, voi, my Fellows…

Il Board fu assai toccato dal racconto della Cap, forse perché vittima anche lui di una sciagura  automobilistica lo scorso weekend: la mozzatura di uno specchietto, che gli costò tanta afflizione e soprattutto tanti Euri. 🙁 L’avete mai vista voi una macchina con lo specchieto completamente mozzato? Fa ‘na tenerezza… Tipo Van Gogh dopo la piccola divergenza d’opinioni con Gaugin… Gli ignoti notturni che sfracciano per le viuzze del centro e strappano le orecchie alle povere macchine inermi sono liberissimi di sfrecciare (siamo sempre solidali con i pié veloci, siano essi appartenenti all’epica, allo sport o all’acceleratore ;-)), ma che stiano un pochino attenti alle estremità che sporgono… 🙁

Mic&Cap (lo so, lo so, l’assonanza è quella…MacNamara&Troy…nulla è lasciato al caso in questo  tele-cine mondo lezmuviano) 😉 non erano le uniche Moviers presenti. Guadagnando la prima fila in sala 2 da MastrantonioMastrantonio smistava la marea di spettatori in sala meglio di Alberto Sordi con paletta e fischietto ― spunta dorata fra le ondate di pubblico anonimo una testolina dalla sfumatura inconfondibile… Lei, la Fellow Vaniglia… Che bello trovarla lì, con tutto quel suo vanilla-out-of-the-blue… 🙂

Ecche due ore di divertimento ci siamo sparate, noi di Lez Muvi! “Vuoti a rendere” fa ridere un sacco! E sono stata “delighted” (parola troppo bella) che ci fosse il duo Mic&Cap vicino a me! Sapete no quando si guarda un film, e giù a ridere ogni due per tre (o era tre per due?), e poi ci si guarda, e giù a ridere ancora… Ecco, abbiamo proceduto con un andazzo di questo tipo dall’inizio alla fine.

Come ho già avuto modo di dire a qualcuno, “Vuoti a rendere” è un film costruito su niente che parla di tutto. È la storia di Pepa, professore di letteratura sessantacinquenne che, rendendosi conto di non amare più il lavoro che fa, abbandona di punto in bianco l’insegnamento. Dopo una breve, esilarantissima parentesi nei panni di un pony express in bici da corsa (immaginate un sessantenne pony express in bici da corsa per le strade ghiacciate di Praga…La caduta era tanto ovvia quanto esilarantissima). Una volta tornato in sesto, Pepa viene assunto part-time al bancone della resa delle bottiglie di un supermercato, ed è qui che comincia il vero spasso. Pepa s’intrufola nelle vite dei suoi nuovi colleghi, dei clienti che portano le bottiglie, della figlia. Pepa è il personaggio che ci piace incontrare sullo schermo perché è la persona che ci piacerebbe incontrare nella vita. Arguto, buffo, tagliente ma sensibile ― chi non vorrebbe trovare un tipo da sballo così?! 🙂
Quanto alla sua vita, Pepa è sposato da quarant’anni con Eliska, una donna apparentemente glaciale, un po’ carognetta e rompina (NOOOO, non tipo il Board!!! :-)). La tipica sessantenne in pensione che passa le giornate a stirare ― a questo proposito, battuta delle battute: Pepa alla moglie intenta a guardare una soap tipo “Anche i ricchi piangono” mentre stira: “Ma come fai a guardare tante str**zate in tv?”. Lei, laconica, e poderosa: “Hai mai stirato tu?” (È venuto giù l’Astra, io ve lo dico) :-).
Nonostante Pepa sia moooolto sensibile al fascino femminile e nonostante l’amarezza di certi istanti che lasciano spuntare i filacci di un rapporto usurato dal tempo e dalla routine, i due riscoprono, attraverso la reciproca gelosia, di amarsi ancora, sempre. Nonostante tutto. E “Vuoti a rendere” riecheggia profondamente il motivo del “nonostante”. Nonostante la fine delle passioni (vedi quella per l’insegnamento, e quella per la moglie), nonostante la vecchiaia, nonostante la spietatezza del mondo del lavoro (Pepa perderà il lavoro al banco del ritiro vetro perché sostituito da una macchina), c’è sempre un motivo per andare avanti e rinnovarsi e non smettere mai di cercare le condizioni della felicità. Quando Pepa se ne va dalla scuola, un collega cerca di dissuaderlo, e Pepa risponde, con una onestà disarmantemente (cor)retta: “Devo andarmene perché qui non sarei più felice”. (In quanti ci domandiamo, oggi come oggi, se siamo felici di fare quello che facciamo? Purtroppo il momento storico che stiamo vivendo non ci permette il lusso di chiederci troppo se quello che facciamo è davvero quello che vogliamo ― già avere un lavoro è una manna, chiederci se è ci va bene pare un gesto di sfacciata ingratitudine nei confronti di chi non ha la manna. Eppure dovremo farlo…).
Pepa segue quello che sente. Sente di non poter più stare a scuola e se ne va; sente di non accettare l’orario ridotto al supermercato dopo l’arrivo del ritira-vetro automatico e se ne va. È tremendamente onesto con se stesso. Ed è anche uno che aiuta, che trama per aiutare gli altri a uscire dal loro mondo di paure ― tutti gli uomini sono mondi che contengono mondi, tra cui quello delle paure. Pepa svolge il ruolo dell’eroe in sordina. Quello che assiste una vecchietta portandogli la spesa a casa (e pagandogliela), quello che funge da Cupido con un gran numero di personaggi, e pure con la figlia… Ma non è un Ricky Cunningham, un goody-goody. È pure un sessantacinquenne voglioso alle prese con le tentazioni femminili. Irresistibili gli intermezzi di sogno/fantasia in cui i personaggi femminili della sua vita compaiono in tenuta sexy dentro un comparto del treno… È il treno dei desideri…che a differenza di quello di Celentano non va all’incontrario, ma punta dritto verso l’onorico e, alla fine del film (e non a caso), assume sembianze reali e professionali: Pepa diventa un controllore (nell’ultimo fotogramma Sverak dà prova di sottile arguzia registica: con una mano femminile che spunta dal comparto porgendo il biglietto a Pepa, e con Pepa che entra nel comparto e si chiude la porta dietro le spalle, riesce a fondere sapientemente sogno e realtà…).

Verso la fine c’è anche un bel piano sequenza da una mongolfiera ― Pepa organizza la gita per il quarantesimo anniversario di matrimonio con la moglie e i due dovranno vedersela con un (divertente) incidente di percorso… Vi dico della mongolfiera non già per motivi di critica cinematografica, ma solo perché mi ha riportato alla mente un cartone animato ― dovrei dire un libro di Verne (!) ― e la parte in cui (il leone) Sir Phileas Fogg sorvolava il mondo in mongolfiera… il Board in miniatura era tutt’un “wooooowing”… E mi è ripresa la stessa voglia… Se per caso decidete di fare i Mongolfier Movier, fatemi sapere. 😉

Quindi sì, otto pollici all’insù per “Vuoti a rendere” e per Pepa, da mercoledì scorso protagonista del nuovo slogan P4P “Pepa for President”… 😉

Ma veniamo un po’ al chevvipropongostasettimana…

IL PRIMO UOMO
di Gianni Amelio

Ho impiegato un po’ a scegliere il film di Amelio ― Mastrantonio-sempre-avanti lo propone già da tre settimane ― sia perché avevo da smistare altre proposte più urgenti, sia perché, in un certo senso, mi pareva troppo d’essai (sapete quei film che fanno un po’ timore…). Invece, a quanto leggo, mi sbagliavo di brutto.

Vincitore del premio della Critica Internazionale a Festival del Cinema di Toronto, “Il primo uomo” è tratto dall’omonimo romanzo, autobiografico e incompiuto di Albert Camus e, cito da un articolo de il Sole 24 Ore, è “una toccante riflessione sulla necessità di ricercare nel proprio passato i germi di ciò che siamo diventati nel presente”… Camus è troppo una figura affascinante e imponente e rivoluzionante della letteratura e della filosofia del ‘900, quindi ripercorrere la sua infanzia e giovinezza attraverso il personaggio del suo libro non solo ci sembra doveroso, ma ci fa morire di cine-fame…  Quindi  Fellows, fate in modo che il “Come-to-Camus” non rimanga a prender polvere come un soprammobile dall’assonanza bella ma inutile… 😉

Ah, lasciatemi tranquillizzare l’Anarcozumi, inviata super-speciale al Festival di Cannes con pass Let’s Movie intorno al collo, evidamment…. 🙂 (Apro parentesi: il Festival sta sfornando delle delizie che aspettiamo con fauci spalancate e che speriamo Mastrantonio porti presto sulle nostre tavole  ― go-go-go Garrone e il suo “Reality” dopo go-go-Gomorra, il documentario su Polanski, mein Heneke mit “Amour”, Loach e tanti altri)…  Dicevo, tranquillizzo pubblicamente l’Anarcozumi: al tuo ritorno troverà bell’e pronta la compilation con il Best-Of di Avril Lavigne, in modo da approfondire il know-how in materia teen. 😉

Volevo anche dire che il cinema a volte serve e a volte purtoppo no. Prendete tutti i film che sono stati girati sulle catastrofi naturali. Quanti sono? Una cifra ― compresi quelli garbage da notti d’agosto infrasettimanali in tv. Avrebbero dovuto prepararci un po’, no? No. Quando ti capita il terremoto vero sotto i piedi e sopra la testa, non c’è preparazione che tenga… Questa mattina, ore 4:04 am, 20 secondi d’interminabile shocking-shaking… E tu sei lì, sotto uno stipite dalla resistenza suppergiù pari a quella di un colibrì, le travi gigantesche sopra la testa, le gambe liquide e i libri che volano giù dallo scaffale della libreria… Spero vivamente che voi Moviers steste godendo dell’ancoraggio garantito dal vostro sonno pesante…  Io ero sveglissima sotto il colibrì… mamma mia, che fifa Fellows… 🙁 🙁

E ora lasciate che vi ringrazi, my Moviers, in questa domenica shocking-my-town senza Velvet Undergroung. Se ora andate oltre il Movie-Maelstrom, capitate dritti dritti in officina e vi trovate il riassunto. Trovate anche dei saluti, che oggi son tremarellamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Oggi impugno una penna nera per scrivere lo spazio bianco del Movie-Maelstrom. A inizio settimana una brutta bestia ci ha portato via Donna Summer. Solo pochi mesi fa avevamo salutato Etta James, e ora Donna. È molto triste. Purtroppo nella fabbrica della musica (e dell’arte in generale) non ci sono rimpiazzi: se uno manca, il posto che lascia rimane vuoto.

Full Monty Fellows Moviers, ricordiamola così http://www.youtube.com/watch?v=Iz3DzQtE8l0

IL PRIMO UOMO: Jacques Cormery torna, nel 1957, nella natìa Algeria alla ricerca dei ricordi della sua infanzia. Il Paese è diviso tra chi vuole restare legato alla Francia e quelli che esigono l’indipendenza immediata. Le memorie della madre e della nonna di Jacques tornano impetuose dalle foschie del passato.

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Leave a Reply