Let’s Movie CXXIII

Let’s Movie CXXIII

 LA GUERRA È DICHIARATA
di Valérie Donzelli
Francia 2011, 100’
Mercoledì 6/Wednesday 6
21:00/9:00 pm
Astra/Mastrantonio’s

MimmoMania Moviers,

Puo’ un mercoledì di maggio farsi teatro di un’epifania annunciata? Ma soprattutto, puo’ un’epifania essere annunciata? Ma soprattutto SOPRATTUTTO, posso io cominciare un movie-messaggio così, e provocare una morìa di Fellows che non si vedeva dal ‘15-18?? Del resto il marketing non è mai stato il mio forte… 🙁
Il fatto è, Moviers, che mercoledì è stato un giorno in cui finalmente si è realizzato il matrimonio a cui spero di assistere ogni volta che propongo un film: la sacra unione di aspettativa e risultato. Purtroppo son nozze che la maggior parte delle volte non s’han da fare, e il Board se ne esce dal cinema abbacchiato, le pive nel sacco (ma lo capirò cosa sono ‘ste pive un giorno o l’altro??), la fronte corrugata che mi accoglie nello specchio di casa una volta rientrata, e lo sbuffo colossale che mi zefira dentro. Stiamo pensando d’iscriverci all’EE, gli Entusiasti Esosi, soggetti affetti da hybris cinematografica incontrollata ― dopo gli Alcolisti Anonimi e gli Entusiasti Esosi vengono ovviamente gli Inguaribili Inetti, e guardate, potrei continuare per tutte le vocali, ma ho pietà di voi. 🙂
Mercoledì, dicevamo. Già la congiuntura letsmovieana era quanto mai favorevole. Il Fellow Truly Done si faceva trovare con dei notevoli minuti d’anticipo in zona dintorni mastrantoniani con un e-book nelle orecchie (noi che apparteniamo alla generazione del cartaceo fatichiamo ancora a pensare ai libri senza le pagine, ma quella “e” davanti al “book” ha segnato definitivamente il destino della cellulosa da mo’, quindi la pianto di fare tanto la reazionaria 🙁 ); la Honorary Member Mic, giunta da Mastrantonio zoppa(s) che più zoppa(s) no se puede, e pure a bordo sul suo bolide a due ruote (no, non una Ducati Desmosedici).
Mi consideravo già un Board fortunato con due Moviers all’attivo per un film tanto annunciatamente “difficile”. Ma scoprirò, l’indomani, che non eravamo i soli Moviers… La calca di Paladiniani presente in sala ci nascose l’oro della nostra Fellow Vaniglia che ci cercò in lungo e in largò, ma ahinoi, non ci trovò, la sventurata ― poi magari mi spiegherete perché ogni tanto mi esce questo tono tra Pulci e Manzoni. E io, Buscaglione-Board le dico, t’ho cercata, t’ho invocata,  per tutto il cine t’ho implorata… ma tu eri piccola, ma piccola, tanto piccola, cosi’… 🙂
Come posso spiegare io a parole quello che la mano di Paladino ha tradotto prima in arte plastica e poi in arte cinetica ― luce, aria, movimento? Come posso senza proporvi un pippone mai pippato prima? Vedete, “Quijote” non è un film che ti guardi una sera perché non sai come passare il tempo, o perché in ufficio tutto ti sembra gramo, l’odore di ragnatele del collega, la fotocopiatrice degli anni ’90, e voi a fine giornata cercate un modo per non pensare a niente. No. “Quijote” è una scelta che dovete fare consapevoli che quello che vedete sarà così cerebrale e sensoriale e alto e tanto e pesante e pieno e grosso e maestoso e incomprensibile e inafferrabile e spaventevolmente umano e ultraterreno che l’ipotesi d’infilare il dvd nel lettore e spararvi 75 minuti di svago ammazza-giornata non è proprio contemplabile.

“Quijote” è come entrare in un museo e camminarlo, vederlo prendere forma intorno a voi. I quadri e le sculture perdono le tele e assumono una sorta di identità ora carnale o materica, si fanno corpo raggiungendo un livello organico che vi permette, spettatori-visitatori, di conoscere un’altra dimensione dell’espressione artistica. Le opere d’arte hanno subìto una metamorfosi, anzi, un cambiamento di stato ― dallo stato materico sono passate a quello cine-matico/matografico come attraverso una specie di sublimazione intersemiotica (detta così sembra ‘na brutta malattia, ma non lo è, fidatevi…). E voi vi ritrovate dentro queste ambientazioni scarnificatamente potenti che solo lui, solo lui, my mania Mimmo, sa ricreare ― evocare, il verbo giusto è evocare. E tutto è lì, intorno a voi, esiste, respira. La ghiaia, il cemento, l’aqua, le pale eoliche.

Tutto. Paladino, che è generoso e coltissimo e smart più di qualsiasi Cantor a cui potreste pensare, non traspone solo la sua arte nel film, i suoi meravigliosi ossessionanti cavalli di ferro, i suoi elmi, le sue maschere. Mimmo affianca ai motivi cari al suo immaginario (sconfinato e affascinantissimo) una trama di rimandi a innumerevoli altri artisti. Il “gioco” di scovarli e identificarli non si esaurisce in un mero atto di virtuosismo sherlockiano. Il cavallo di Troia che prende fuoco a mezz’aria, o i Sette Savi di Fausto Melotti anch’essi in fiamme in cima a una montagnola di pietre o l’interno bucherellato di un’Apecar che non è un semplice interno bucherellato di un’Apecar ma la tela perforata di Fontana, o la terra gretta dei cretti di Burri, o le monadi visive di Capogrossi (le monadi sono delle figurette primordiali che stanno a metà tra la preistoria e alien) che ornano una parete, oppure le suggestioni ocra che ricordano Tapies, o Arman, o i teschi di Enzo Cucchi (presente anche come attore nei panni di Mago Merlino), e ancora i paessaggi incredibilmente da paura&panico, ― paura&panico Fellows! ― apocalittici, desertificati, eliotiani, con rimandi all’arte bizantina, a Giotto, a Bosch, ma anche a Piero della Francesca (credo), e che gettano il passato e la contemporaneità in una atemporalità priva di qualsiasi elemento temporalizzante (ripigliamo fiato), tutto questo rientra nel lessico figurativo che Paladino ha scelto di adottare per raccontare il suo Don Chisciotte, dando prova di aver talmente interiorizzato la storia dell’arte e la letteratura, e il passato e il presente, da plasmare un creato tutto suo, che contiene e omaggia tutti gli artisti che ho citato ― e i tantissimi che sicuramente non ho colto. Se fosse letteratura e fossimo dei formalisti, parleremo di labirinti delle isotopie… Ma non siamo formalisti, siamo Fellows, e ci piace l’arte in quanto tale, non le etichette che cercano di spiegarla. 😉

E non dimenticatevi che il film non è un atto autocelabrativo che Mimmo fa della propria arte ― non c’è esibizionismo fine a se stesso, c’è la volontà di portare la propria arte e quella altrui a un altro livello, come dicevamo. E tutto questo è un linguaggio attraverso cui Paladino ha deciso di raccontare non se stesso, ma le avventure di Don Chisciotte. Vedete, il genio è colui che trova una nuova lingua, un nuovo modo per interpretare ed esprimere il non-espresso ― in fondo Einstein, Lennon, Coco Chanel, Steve Jobs sono passati alla storia per questo: hanno inventato modi nuovi di “dire” le cose…  Paladino ha preso il capolavoro di Cervantes e l’ha raccontato attraverso un codice che passa non solo per l’arte sua e di altri, ma anche attraverso altri media, come per esempio la poesia ― vedi gli inserti del poeta Edoardo Sanguineti  ― e anche attraverso rimandi al cinema ― impossibile non trovare “Il settimo sigillo” nel mirabile incontro tra Don Chisciotte e la morte (citazione della morte che dovete segnarvi:“La morte non è spietata. È puntuale”…).

Chisciotte è un personaggio che non solo ha segnato l’inizio della modernità in letteratura, consegnandole il primo grande anti-eroe di tutti i tempi, ma che investiga anche l’insanabile dissidio tra la fantasia e la realtà, e la delusione dell’uomo che deve riconoscere la lontananza dell’una dall’altra. Don Chisciotte ― “che tanto lesse e tanto poco dormì che gli si prosciugò il cervello” e ogni riferimento al soggetto ivi scrivente è puramente CASUALE 🙂 ―cerca di sanare questo insanabile dissidio portando la sua “visione” distorta nella realtà. Alla Honorary Member Mic, “è presa una voglia matta di leggere Cervantes”, una voglia che condividiamo: per capire quanto dobbiamo a questo folle “cavalliere errante”.

A questo proposito, e a proposito del suo film e  del cinema in generale Paladino ha commentato: “Il cinema e’ contemplazione sognante. La stessa dei bambini. Dare forma alle nuvole…. Un film lunare che chiede di essere visto cercando il cavalliere errante che da qualche parte e’ perso in ognuno di noi”. Se poi pensate che FRUTTero&Lucentini definivano il traduttore “l’ultimo, vero cavaliere errante della letteratura” capirete quanto il Board possa essersi sentito chiamato in causa… 😉

Ha ragione, Mimmo, quando definisce il film “lunare”. E anche il guitto Alessandro Bergonzoni, che il nostro Mastro(cerimoniere)antonio fu così mugnifico da presentarci a fine film ― lo ringrazio ad infinitum per aver disturbato Alessandro durante la cena e avergli piazzato davanti un Board in evidente stato estatico post-film. 🙂
Prima della proiezione Alessandro ha fatto una breve introduzione, sottolineando che: “È un film dal respiro pesante… Un film scolpito nella roccia”. E non poteva davvero trovare parole migliori! “Qujote” non ha nulla a che vedere con l’idea eterea dell’arte, l’impalpabilità di forme calderiane… No, “Quijote” è un sogno fabbricato con ferro e calcestruzzo.

Alessandro, con quella folle scintilla negli occhi che a tratti mi ricorda così tanto Dario Fò, interpreta con trasporto il non facile personaggio del Mago Festone, una specie di stregone/demiurgo che manipola e gioca con parole e non-sense. Mi ha fatto venire in mente “Finnegans Wake”, opera estrema in cui James Joyce fonde più di quaranta lingue in una proliferazione di neologismi e crasi linguistiche sul cui sperimentalismo si sono rotti la testa critici, lettori e traduttori in egual misura….

Per darvi un’idea di cos’è questo film, servirebbe un’aula magna, uno schermo e un telecomando per fare “stop” a ogni scena e commentarla. Ogni scena è un micro-film! C’è quella della Torre di Babele da cui piovono libri che è di una forza concettuale che t’incide la corteccia cerebrale. Il commento che chiude la scena, come un rintocco verbale fuori dal tempo, dice “Io cerco il libro dei libri. Il libro che contenga tutti i libri. Lo cerco per distruggerlo”. Cavolo…E come si fa qui a non vederci la Bibbia e Borges?? Cioè, la Bibbia e Borges!

Il pippone continuerebbe a fiume, in uno stream of conscioussness che piacerebbe tanto a Jemy Joyce. Ma i Moviers che mi frequentano sanno già che il mio pippone su Paladino è cominciato ben prima di questa mail… L’anno scorso ho trovato questo a Milano, in Piazza Duomo: http://www.flickr.com/photos/buttha/5665660379/ . E sono rimasta folgorata. Sale e ferro, primordialità e NaCl racchiusi dentro la cornice urbana… Non vi dico nemmeno quanto ho rotto le scatole al mondo con questa faccenda della montagna di sale tempestata di cavalli… E certo la ritrovate in “Quijote”, così come ritrovate questa http://www.youtube.com/watch?v=8Z-NlJn5UoI, la Porta di Lampedusa, o meglio il “Monumento al Migrante”, realizzato da Paladino per commerare tutti quelli che non ce l’hanno fatta… per commemorare i sogni annegati, e le scintille di vite spente nel mare…

Mi piace anche ricordare l’interpretazione riuscitissima di un Lucio Dalla/Sancho Panza perfetto, sornione, buffo, tenero…Tutto il tempo del film con l’isola negli occhi, e no, non quella di Tiziano Ferro (!), ma quella promessagli da Don Chisciotte… 😉

In un’epoca come la nostra, votata-piegata alla commercializzazione, al fast-cashing, al money-making, trovare un’opera che di commerciale non ha nulla, ma proprio nada-de-nada, un esperimento dove convergono immaginazione e bellezza, e che propone un’estetica palinsestica che assorbe e restituisce rimandi e contenuti, lenisce gli animi a noi cavalieri erranti, condannati molto spesso ― troppo spesso ― a perdere  il senso di tutto…

Prima di scrivere FINE  accanto a “pippone” 🙂 , mi lasciate dire due paroline su cos’è la Transavanguardia? No perché ogni volta che il termine viene proferito, è accompagnato da sguardi tipo “oddio-l’ho-sentito-ma-non-ho-mai-capito-che-caspita-è”… La Transavanguardia, per come la capisco io (che NON sono un critico, né un esperto, ma solo una malata completamente succube della malìa dell’arte), è un’espressione non-programmatica (non c’è un manifesto, c’è il contributo del critico Achille Bonito Oliva che la definì, ma non ci sono atti scritti di poetica) di tipo cleptomane: si ruba dal passato e si ritorna alla pittura e alla scultura tradizionale, rintracciandovi però nuovi e innovativi aspetti figurativi. L’arte ritrova il gusto della manualità artigianale che forgia espressioni artistiche foriere d’istanze simboliche e quasi magiche. “Trans” perché attraversa passato e presente, lo saccheggia, lo centrifuga e ci tira fuori delle opere che sono modernissime ma allo stesso tempo antiche. Come “Quijote”.

E ora PIPPONE: FINE. 🙂 🙂

Per quanto riguarda la programmazione della settimana, sono stata alquanto combattuta. Riproporre “Cosmopolis” oppure

 LA GUERRA È DICHIARATA
di Valérie Donzelli

?

Come vedete, la seconda che ho detto… Epperché di grazia? Mi chiederete voi… Epperché non sono mai stata così convinta fino in fondo di “Cosmopolis”, epperché “La guerra è dichiarata” segue un po’ le orme di “Quasi amici” nell’intento di scassinare il tabù della malattia. E noi siamo molto per il furto con scasso…

Candidato francese agli Oscar 2012, presentato l’anno scorso a Cannes in apertura della Semaine de la critique, e poi in anteprima all’ultimo Toronto Film Festival, il film è considerato un cosidetto “da non perdere”. Quindi mettiamo in stand-by le Petit Pattinson per questa settimana― sperando che la Fellow Giuly Jules ci perdoni 🙂 ― e via, beccchiamoci  la Donzelli… Il Mereghetti (sì, quello del cine-dizionario) così ne parlò: “…originalissimo stile di scrittura e di regia che trasformano un possibile melodramma in qualcosa di insolito e sorprendente, tra la commedia, la farsa e il dramma”.
(Poi è un film “piccolino” quindi temo che il nostro Mastrantonio non possa tenerlo in programmazione molto… So let’s carpe diem… 🙂 ).

Ah prima del tana-libera-tutti… Il Board, per dimostrare alla Fellow Fausta l’Irrequieta 1 quanto gli stia a cuore il Festival dell’Economia, è andato a vedersi “Le quattro volte” di Michelangelo Frammartino(campannaro) –scusate, non ho potuto resistere  :-). Mamma mia, Moviers! Quelle agonie! 90 minuti senza una parola. Solo capre! (E nemmeno una panca sotto cui crepare!). Meno male che ero da sola: se per caso fosse venuto qualcuno di voi, avrebbe riaperto la campagna “Dàlli all’infedele Board”. E avrebbe avuto un sacco ragione. 🙁

E anche per questa sera è tutto. In realtà vorrei tornare alla mia Mimmomania e lasciare andare la bocca a ruota libera, come quando sei in un caffè con un amico e non smetti un secondo di parlare e le cose ti si affastellano nella testa e capisci quant’è bello essere lì, su quella sedia, davanti a quell’amico. Ma domani è Monday e voi dovete dormire… Io meno…

Quindi, grazie, miei Fellows, della magnanimità e dell’attenzione. Il riassunto sta dentro un caveau, giù nel sottosuolo, insieme ad altri tesori… e i saluti, stasera sono maniacalmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

LA GUERRA È DICHIARATA: Romeo e Juliette erano liberi e felici. Poi, una brutta malattia colpisce il loro bambino, Adam, e tutto sembra precipitare. Tuttavia, la drammatica esperienza aiuterà entrambi a conoscere nuovi aspetti l’uno dell’altra e, insieme, risorgere dalle ceneri del dolore.

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