Let’s Movie CXXIV

Let’s Movie CXXIV

MARILYN
di Simon Curtis
USA, 2012, 96’
Martedì 12/Tuesday 12
21:00/9:00 pm
Astra/Mastrantonio’s

Forza-Quattro Fellows,

Questa è stata la settimana della convergenza. Le gomme non c’entrano, e nemmeno gli astri. Uso “convergenza” perché nell’oceano di atlantica saccenza grammaticale in cui sguazzo non conosco il participio passato del verbo “convergere” (“converso” fa troppo All Stars, no?). Quindi ho capovolto la frase, che per questo mi guarda un po’ nauseata: “Questa è la settimana della convergenza” sa proprio di pneumatici e Paolo Fox. 🙁

Intendevo la convergenza degli argomenti, degli accadimenti, dei motivi e dei non motivi. La pianto di fare la vaga e vado dritta al punto. Domenica scorsa, come sanno tutti i Moviers (o quasi) siti in quel di Trentoville, il Board ebbe da questionare con un tombino che si frappose tra l’asfalto e la sua discesa in bicicletta. Mancavano suppergiù 38 secondi all’arrivo (casa), e toh, decido di provare il tuffo carpiato dalla bici  ― eppure dovrei saperlo che la statale è una statale e che le piscine stanno altrove. Il caschetto, l’avevamo lasciato sullo scaffale dei Decathlon che popolano le nostre città in forma di Sportler&Cisalfa, quindi la testolina del Board rimbalzò aranciameccanicamente sulla statale. Tranquillizzo subito i Fellows impressionabili: c’è un gran bel lieto fine a tutto il dramma che sto golosamente cucinando per voi. 🙂 Sì perché il Board fu subito tratto in salvo da due angeli custodi, tanto che “Il cielo sopra Berlino” è passato dall’essere film incomprensibile a documentario verità sulla vita della specie cherubens.
Insomma, vi risparmio i dettagli che un bravo regista saprebbe risparmiarvi con una bell’ellissi, anzi no, con un collage d’istantanee che raccontano a spot le vicende: l’interno dell’ambulanza, i capelli tinti di biondo dell’infermiera a ER, l’oblò della TAC in cui il bucato siete voi. E giungo alla fine, con il Board che se l’è cavata, conTusa&felice, con un gran bel mal di collo e qualche graffio, ma alive. 🙂
Ed è come se avessi vissuto tutto questo in preparazione-anticipazione di quello che avrei visto mercoledì nel film “La guerra è dichiarata” ― una specie di première su un black carpet.
Il mio volo carpiato sulla statale sotto Povorock ha preannunciato numerosi gettoni che il film della Donizelli avrebbe giocato. E quando mi sono ritrovata mercoledì al cinema, ho capito che ogni tanto la vita finisce esattamente per essere come la griglia del Forza Quattro, il gioco che ci riempiva le camerette insieme al Monopoli e Indovina Chi?. In un certo momento i gialli o i rossi convergono in una determinata sequenza, che lo vogliate oppure no, si mettono in fila per quattro. E così succede un po’ anche nella vita. I fatti si chiamano l’un l’altro, le coincidenze tramano incredibili geometrie, e voi finite per ritrovarvi con tutti i gettoni allineati, quasi senza accorgervene: tutto, per una volta, finisce per trovare una sua collocazione. Una coerenza.

“La guerra è dichiarata” è un film che parla di vita, morte e speranza. Credetemi, alla Donzelli poteva uscire un drammone di quelli che in confronto “Fiori d’acciaio” fa sbellicare dalle risate.
Pensate al fegato di ‘sta regista: non solo ha scelto una storia vera (rischiando anche di cadere nell’ormai celeberrimo cine-ciclo del pomeriggio massaio estivo “Tante storie”), ma ha scelta la SUA storia, cioè quello che lei, l’ex-compagno e il figlio Gabriel hanno vissuto un po’ di tempo fa quando a Gabriel, due anni d’età, diagnosticarono un tumore al cervello. E, non contenta, ha scelto di interpretare se stessa e di far interpretare l’ex-compagno all’ex-compagno, Jérémie Elkaïm! Quelle courage, la jeune fille!
Raccontando ciò che è successo loro, Valérie spinge quei cinque anni difficilissimi della sua esistenza dentro la macchina da presa e ne tira fuori un grido di gioia e di speranza di rara forza e delicatezza ― non so, ma forza e delicatezza in questo film vanno di pari passo. E il risultato è una delizia. Sì, ci sono ospedali, dottori, TAC (la convergenza, ricordate), si citano nomi spaventosi ― cancro “rabdoide”… cioè “rabdoide” suona come una specie di pterodattilo ― che atterrirebbero chiunque, ma tutto quanto di spaventoso e agghiacciante può esserci dentro l’idea di un tumore che macchia la testa di un bambino, viene annientato dall’energia e dalla grinta di questi due genitori giovanissi-et-innamoratissimi, un po’ incoscienti-et-determinati. Così determinati, Moviers!
Il titolo “La guerra è dichiarata” descrive il loro progetto bellico nei confronti della malattia del figlio. Tu, bestia dal nome pterodattilo hai attaccato il nostro nucleo familiare, bene, noi due, due forze della natura ― che ci chiamiamo Romeo e Juliette e ci siamo conosciuti scambiandoci una pasticca di estasy ― ti facciamo un mazzo tanto.  Questo, sembrano proclamare questi due (innamorati) matti. E il film è un’inno al “reagire”, anche quando “subire” sembra essere il destino che li perseguita. Niente sconforto, niente lacrimoni. E la vita(lità) che, attraverso una battaglia di amore e dedizione e pazienza, risponde al male e gli si rivolta contro, e vince. È un film toccante perché non si può non essere toccati dalla vita che sconfigge  la morte: è più forte di noi. Non si può non essere toccati da questi due giovani mamma e papà che sono costretti a a passare i mesi (be’, anni) in una clinica orrorosa nella periferia parigina e che colgono tutte le occasioni possibili per non perdere il contatto con la vita, rotolandosi nel giardino innevato o correndo la cavallina per i corridoi asettici… E che alla fine la spuntano, o meglio, Gabriel la spunta…
La tenacia di questi due pazzi sta scritta in una battuta. Romeo chiede a Juliette, “Perché è capitato a noi due?” ― domanda topica e tipica in quelle circostanze. E lei, con uno sguardo acciaio inox 18 10, gli/si/ci risponde: “Perché noi ce la possiamo fare”. Il soldato Jane? Ts, ‘na mammola… (e pensate che lei, Valérie-alias-Juliette, c’è passata davvero…).

“La guerra è dichiarata” va visto per la speranza che vi soffia addosso come uno scirocco dopo mesi di tramontana, ma anche per la mano con cui è stato girato. C’è una versatilità di scelte tecniche e modi registici che ti fanno godere il film anche da un punto di vista formale. Per esempio la voce fuori campo, regolata al punto giusto, una volta tanto: né troppa, né troppo poca, né patetica, né fredda. Oppure la bellissima scena ― speculare ― che coglie l’istante in cui Romeo e Juliette apprendono del tumore. Lei che corre all’impazzata in Trainspotting-mood giù per i corridoi bianchi e deserti dell’ospedale su una musica acida e perfetta, per poi crollare estenuata, ed essere raccolta da un infermierone gigante-buono. E il grido di dolore preistorico di Romeo, la sua furia che distrugge tutto, per strada.
Il montaggio poi è volutamente non lineare, e le musiche volutamente antitetiche (classiche e scattose, lente e sincopate).
Non vi scompiscerete come a “Quasi amici” ma di “Quasi amici” “La guerra è dichiarata” segue la missione, come s’era detto, di sconsacrare il sacro mostro della malattia. Valérie Donzelli ci riesce, ci riesce al quadrato. E spero che scegliate di vederlo, prima o poi, questo film, per quanto tough, e non proprio da serata-svacco.

Come vedete oggi ho stravolto l’ordine degli elementi ― sarà un po’ l’effetto “bouleversement” post bike-crash. Dove sta Mastrantonio?, vi chiederete. E dove stanno i ringraziamenti ai Moviers?

Quanto al Mastro, Robin, impressionato dal collarino del Board, ci disse che il Boss era “a spasso”, ma a noi piace pensarlo nella stanzina segreta che custodisce la Grande Macchina del Cinematografo, mentre, come un famoso Alfredo, cuce frammenti di baci censurati per farne collari, ehm collane, COLLANE, di sogno… 🙂

E quanto ai Moviers, purtroppo il Board, seduto in terza fila e impedito dal collo anchilosato e dal collarino odi-et-amo,  non poté girarsi per contare i mare&monti di Moviers che riempivano le fila dietro… Quindi, per non fare torti a nessuno, non ringrazierà nessuno (e con questa derappata diplomatica, Fellows, ci salviamo tutti quanti… ;-)).

Però lasciatemi avanzare una menzione speciale alla Honorary Member Mic, che era pronta a raggiungerci, non avesse subìto i capricci della macchina costipata, e l’Anarcozumi, la cui tabella di marcia tennistica, il Board, non si permetterebbe GIAMMAI d’intaccare ― gli sportivi saranno SEMPRE giustificati da Let’s Movie! 😉

Ah, lasciatemi anche infilare un altro gettone nel nostro Forza Quattro… Il film mi ha ricordato che in francese “neo” si dice “grain de beauté”. Per noi il neo è qualcosa di brutto, ha un’accezione negativa. Per il francese è un “grano di bellezza”… Pensate a tutto quello che può essere capovolto così  ― e a quanto a volte sia la lingua stessa, a veicolare l’ottimismo. Pensateci un po’. Un incidente che svela l’affetto vero delle persone… Un’occasione perduta che oscurava un’occasione più ghiotta… Un amore finito che pensavate fosse amore e invece era un calesse…

Oggi, come vedete, “le bouleversement” spopola.

Ma quindi, alla fine di tutto, prima di passare al film de la semaine, capite perché il Forza Quattro? Perché stiamo come d’autunno sugli alberi le foglie, come il bike-crash e il film ci hanno detto. Perché la carne è fragile ― tombini, malanni, amori, tutto lì che attenta alla nostra salute psico-fisica. La vita è fruscio, e l’uomo è frusciante, come Jack, uscito dal gruppo.
Ultimissimo gettone, promesso…. La convalescenza mi ha permesso di fare Don Abbondio e passeggiare pei monti, a orari consentiti dalla legge, con un libro in mano. Solo che al posto della Bibbia noi avevamo Brizzi. 🙂 Che ridere Fellows, che santo ridere certe pagine! E guardate, avete il dovere morale di prendermi in giro: alla mia veneranda età non avevo ancora letto questo libro adolescenziale ― ma non è che uno fa un incidente e si legge i Bruder Karamazov… Lo consiglio a chi ha un carnale bisogno di ridere, e farsi un salto trans-generazionale…
“E tutti e due andavamo in Inghilterra, d’estate: Alex, spedito in determinate Inghilterre di cartone per turisti milanesi, a imparare i phrasal verbs; Martino, presso misteriosi amici locali, a bere e vomitare, spaccare sedie, e bere, e.” …Cioè Fellows, i “phrasal verbs”… E “A bere e vomitare, spaccare sedie, e bere, e”. Finire sul paratattico mi sembra da sballo!

Ringrazio il Sergente Fed FFF per avercelo prestato, una quantità imprecisata di mesate fa.

 Ma eccolo qui, le film de la semaine

MARILYN
di Simon Curtis

 

E guardate che sono brava, per proporvelo non abuso nemmeno del pu-pu-pi-du  o di altri luoghi comuni marilyniani… Propongo questo film perché trovo che Marilyn sia una figura splendidamente tragica del ‘900, una di quelle donne diventate dee senza sapere che il divino finisce per schiacciare l’umano ― sempre. Marilyn è vittima dell’altro tanto quanto dell’io, e questo duplice capestro di diamanti imposti e autoimposti, l’ha portata alla tomba. Voglio proprio vedere com’è stata resa in questo film, ma fruni-freno le aspettative, cheèèèmeglio …

Per chi di voi non l’avesse visto, segnalo anche il meritevole “Good Morning Aman” da Mastrantonio, giovedì alle 9:00 pm, ingresso 5 Eurini. È un film interessante e affatto scontato, e ricordo che due anni fa Mastrantonio, nei panni di Antonio, aveva invitato in sala il protagonista, Said Sabrie ― l’Anarcozumi sempre al mio fianco… 😉  Che mostro di connections, il Mastro

Okay Fellows, campioni di giochi da tavolo e adorati infermieri, per oggi è tutto… Vi ringrazio per l’attenzione, e per il supporto che mi è arrivato in questi giorni da ogni dove… You are so blimey fantastic…! 🙂 E prometto di stare più attenta quando indosso i panni del Biker Board, Fellows, perché come ricorda il Fellow Big con fraterna saggezza, stavolta mi son giocata il jolly…

Ora vi centrifugo due cosucce nel Movie-Maelstrom, vi stendo un riassuntino in terrazzo, e vi porgo dei saluti, che stasera sono giocoforzatamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard

French freddura da “La guerra è dichiarata”.

“Negli ospedali gira questa battuta: sapete qual è la differenza tra un chirurgo e Dio?”
“Dio non si crede un chirurgo”.

Tschhh

Mi va di copiarvi anche questo pezzettino di Italia ’90 da “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, e farvi fare un salto indietro come vi sarà successo, credo, ripensando al Forza Quattro: “…E poi c’erano gli Abbracci che con la vodka ghiacciata, Cristo, ci andavano quasi a nozze. Gli Abbracci non esistevano quando loro erano piccoli: c’erano solo i frolls, quelli al miele, quelli con la granella di zucchero e pochi altri tipi che già sembravano buonissimi in confronto agli Orosaiwa secchi, che si scioglievano sempre nel tè caldo prima che si facesse in tempo a tirarli su”.

Gli Orosaiwa nel tè, God… 🙂

MARILYN: Colin Clark, assistente sul set del film “Il principe e la ballerina”, documenta l’interazione tra Olivier e Marilyn Monroe durante la produzione dello stesso film. La storia si concentra tanto sulla love story improbabile tra la Monroe e Clark, quanto sulle difficoltà della superstar di affrontare le trappole della notorietà.

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