Let’s Movie CXXV

Let’s Movie CXXV

C’ERA UNA VOLTA IN ANATOLIA
di Nuri Bilge Ceylan
Turchia 2011, 150’
Martedì 19/Tuesdsay 19
20:30/8:30 pm
Astra/Mastrantonio’s

Mohican Moviers,

La squadra ingegneristica di Let’s Movie, capeggiata dal Fellow Iak-the-Mate, propone con insistenza un modello di movie-mail a venti righe. Io reagisco con quella forma di comprensione che è solito assumere Toro Seduto nei confronti del giovane Nube-che-corre.
No perché innanzitutto dobbiamo cominciare con l’accogliere due nuovi Moviers in Let’sMovieland, il cine-parco giochi che non vi costringe nemmeno a relazionarvi con la figura mesozoica di Prezzemolo. Diamo il benvenuto a Marco, detto Fellow Sherlock, per le sue capacità enogastonomico-investigative, e Massimiliano detto il Fellow Esterno, per le sue capacità da esterno nelle serate enogastronomico-investigative, che per altro vide il Board nel contesto bike-crash di due settimane fa ― sì Trentoville è piccola, e l’ospedale mormora. 🙂

Come già menzionato sabato, my two new Moviers, Let’s Movie vi annette e non vi cede più ― scordatevi gli scambi da Monopoli io-ti-do’-Viale-dei-Giardini-e-tu-mi-dai-Largo-Augusto (ts). Mettetevi pure comodi, e non fate caso alla svogliatezza che a tratti s’impossessa dei vostri Fellow Moviers: si lamentano un po’, ma son più buoni del cotton candy. 😉

Il Fellow Carrot Pie, per esempio, rincontrato dopo 2 anni di latitanza durante l’impresa della domenica (Trento-Bondone-by-bike con Fellow Pilo in forma smagliante 🙂 ), si dice colpevole della latitanza, ma si ripromette di recuperare tra una pedalata di 8 ore e l’altra. Più cotton candy di così?!? 😉

Vedi Nube-che-corre, sbrigata l’ordinaria amministrazione del movie-membership, dobbiamo stilare il rendiconto sulla presenza letsmoviana di martedì scorso. La probabilità con cui l’Anarcozumi  aveva classificato la sua presenza si attestava intorno al “2 su 100”, per via della giornata in ufficio finita alle 8:00 pm, e l’impossibilità di realizzare il rientro a Sopramontown e la discesa back-to-Trentoville per le 9 pm. Il Board, un po’ Britney per la prevista loneliness, con aria fiammiferaia e andatura da acciaccata per il carpiato sull’asfalto (sempre lui, lo ricordate, sì?) raggiunse MastrantonioMandrake, colui che tutto sa. Ebbene, ancora una volta l’Anarcozumi dette prova dei suoi super-poteri. Non solo si presentò con 7/8 minuti d’anticipo acquistando pure il biglietto al Board (!), ma fu persino in grado d’infilare dei Sofficini tra l’andata a casa e il ritorno a Trentoville, neutralizzando così lo starving in nome del let’smoving.
Rimaniamo sempre stupefatti dai talenti tempistico-culinari dell’Anarco, maga dello spazio-tempo e dell’universo Findus. A proposito di Anarco. Ci tengo a far sapere a tutti i Moviers che la ragazza sta seguendo le riprese di un nuovo film (“La montagna silenziosa”) ambientato da queste parti, ed ha passato gli ultimi giorni in compagnia di Claudia Cardinale (cioè, non Pamela Petrarolo, Claudia Cardinale) e William Moseley (cioè non William Moseley, William Moseley…Scherzo dai! È quel kid delle Cronache di Narnia… :-)).

Al rendiconto aggiungiamo ― con non poca fierezza ― anche la partecipazione della Fellow Aripy, la nostra dea indi (rock? Indagheremo) che sfruttò la propria divinità in nome del Movier-recruiting e convinse anche le Fellow MorAles (Alessandra, capello corvino e appeal chicano) e la Fellow Irene, detta Brooklyn, che ci legge sempre, ma che era al suo primo Let’s Movie in carne e ossa ― la conferma che mi leggete sul serio a volte mi disorienta! Irene, ovviamente la tua cine-identità, Brooklyn, è legata tensostrutturalmente al tuo cognome… 😉 Insomma, possiamo affermare con ragionevole sicurezza che martedì si tenne il primo gineceo lezmuviano.

E guardate, son contenta come ‘na matta che il film abbia riscosso 10 thumbs up ― come sapete, Let’s Movie si affida a “Thumbs up/down”,  il sistema di rating più funzionale sul mercato dai tempi di Fonzie. E sono stata contenta di condividere il film con altre quattro Movier perché mette a nudo un lato di Marilyn che è ― o può essere ― tipicamente femminile. Il regista ha volutamente scelto di evitare le vicende e i love affairs e gli scandali e la morte e il post-mortem della diva, preferendo invece investigarne la fragilità e l’insicurezza ― e non che gli uomini non siano fragili&insicuri, anzi, ma la diade, diciamo, riguarda più l’intergalassia “donna”…

Marilyn poteva essere la femme fatale più fatale che possiate immaginare ― c’era qualcosa di estremamente potente nel modo che aveva di porsi e di stregare tutti, politici, scrittori, sportivi, reali, poveracci, tutti. Ma poteva essere anche la più borderline delle affette da carenza cronica di autostima. Ed è esattamente questo che mi ha fatto apprezzare il film e Marilyn ― il fatto che fosse adorabilmente (e tragicamente) umana: le dee non conoscono carenze croniche di autostima. Curtis ha preso il personaGGIO Marilyn e, spogliandolo di quel -GGIO finale che trasforma infaustamente la persona in un’istituzione/macchina-da-soldi, ne ha mostrato la persona.

Francamente siamo tutti un po’ stanchi della rappresentazione del mito Monroe. Su di lei s’è scritto e inscenato di tutto e di più. Libri, film, documentari, fiction (tanto più quest’anno che è il 50esimo anniversario dalla morte). Ma per quanto abbiano cercato di far emergere l’aspetto umano del mito, il mito è rimasto sempre più forte: la leggenda Marilyn Monroe schiacciava lo scricciolo nato Norma Jane Beaker. Ho sempre trovato l’operazione della demitizzazione del mito uno strumento molto interessante e utile per la società. Del mito, che prima di esserlo era una persona, vanno rese note le fallacità umane che porta con sé. Purtroppo questo tipo di operazioni non vengono compiute spesso nel cinema. Nei documentari sì ― conditevi i Quattro-Salti-in-Padella serali con dei Minoli in “La storia siamo noi” e vi farete delle gran scorpacciate di “Ma chi era veramente Marilyn Monroe?” ;-). E anche nei libri. Ma i film tendono a riproporre la storia drammatica di questa donna straordinaria, non gli aspetti del carattere ― come, appunto, l’insicurezza ― che la contraddistinsero (facendola tanto tribolare), come donna e artista. L’obbiettivo dell’establishment hollywoodiano è quello di calcare sull’immagine dell’eroina tragica e rinsaldare ancora di più il mito ― tante più magagne capiatano a un essere umano già di per sé speciale, tanto più l’essere umano si sposta su un piano distante da noi, esseri umani “normali”. E quindi via di fiction e miniserie con lei tra i due fratelli Kennedy, la CIA, il Nembutal, il sacco nero che inghiotte il suo corpo senza vita… Mai che si sia riusciti, prima del film di Curtis, a catturare il senso d’inadeguatezza che i suoi occhi racchiudevano quando non si sentiva all’altezza (e capitava moooolto spesso).

Il titolo originale del film, “My Week with Marilyn” è molto più corretto di quello usato in Italia, “Marilyn”. Il film è infatti la cronaca (un po’ romanzata? Forse un po’, who knows…) di un giovanissimo assistente alla regia (Colin Clark), che si trova a passare una settimana al fianco di Marilyn sul set britannico de “Il principe e la ballerina” del regista mostro sacro Laurence Olivier. La storia è vera, e questo aggiunge un buon  sapore al film, devo ammetterlo: è bello pensare a questo virgulto di ventiquattro anni alle prese con una delle donne più grandi (nel bene e nel male) e complessate degli ultimi 100 anni. Un virgulto che è in grado di scavalcare la diva e dare un briciolo di fiducia allo scricciolo… Ecco sì, è questo che mi è piaciuto di più. Vedere lì, sullo schermo, lo scricciolo. Niente diamanti,niente happy-birthday-Mister-President, niente di niente. Solo la donna, angosciata dall’ossessione di non essere mai abbastanza brava. E il domino di effetti psico-fisici che una turbe simile può provocare in una donna pur speciale come era lei. In questo modo si capisce anche che i suoi “capricci” in realtà non erano semplici  capricci, ma vere e proprie fisime di cui Marilyn non era portatrice (mal)sana,ma schiava… Le ore di ritardo con cui si presentava sul set e la necessità di muoversi circondata da uno stuolo di collaboratori erano da ricondursi al bisogno di ridurre quanto più possibile la sfiducia in se stessa di cui invece era portatrice (mal)sana. Sono grata a Simon Curtis per il gesto (umanissimo!) di umanizzazione che ha compiuto nei confronti di questa leggenda,  che prima di essere questo, una leggenda, era una donna fatta di tante “settimane”….  Dopo che i rotocalchi, la tv e persino l’arte (pensate a Warhol, a Mimmo Rotella…), l’hanno sfruttata così tanto, un gesto umano e umanizzante serviva proprio…

Due parole su Michelle Williams… Ma quanta cavolo di strada ha fatto dai tempi di Jen Lindley in “Dawson’s Creek”??(Che il Board post-adoloscente perversamente adorò per anni, come testimoniano le vittime Fellow Archibugia Katrin e il Principino di Busa Bel-air… :-)). Immaginate che tramarella, all’idea di interpretare forse l’attrice più difficilmente interpretabile di tutti i tempi. E se l’è cavata alla grande. Non ha esagerato, non è caduta nella tentazione della mimesi, sebbene il lavoro di studio del personaggio e della gestualità monroeoiana ci siano stati ― il modo in cui portava il dito alla bocca, quando pensava, oppure il modo irripetibile con cui sbatteva gli occhi, Marilyn madre di tutte le Bambi di questo mondo. Ma non va mai oltre, si controlla: la Marilyn che Michelle deve interpretare NON è il personaggio, ma la persona.
Perciò brava Michelle, che ha portato molta Nora Jeane Baker nella sua Marilyn …

E dopo il rendiconto, dobbiamo far seguire la programmazione della settimana

C’ERA UNA VOLTA IN ANATOLIA
di Nuri Bilge Ceylan

Vincitore l’anno scorso del Grand Prix de la Jurie al Festival di Cannes, finalmente il film arriva in Italia ― il Mister Mastro lo portò in anteprima nazionale (cioè, nazionale, altro che Prandelli) mercoledì scorso ― il film viene definito un giallo metafisico o un poliziesco dell’anima. Non vi lasciate spaventare dal metafisico e dall’anima: prendete il giallo e il poliziesco! E venite a vedere quale delle due definizioni gli si addice di più! Mister Mastro ne è nazionalemente entusiasta. 🙂

“Ecco, tu vedere?” disse il Board Toro Seduto a gambe incrociate davanti al Fellow Iak-the-Mate, incarnato in Nube-che-Corre. “Venti righe non essere proprio proponibili per Let’s Movie. Ma tu essere giovane Nube, e tu proporre idee non proponibili. Tu ascoltare il tuo Board seduto da toro: tu correre su strada, Nube, che io, correre su carta….E tutti volere Pinguino Delonghi”. 🙂 🙂

E ora Fellows, dopo questa valangata d’idiozie che stasera vi ho proposto in quantità superiore alla norma, mi congedo e vi ringrazio. Potete fumarvi il riassunto nel calumet accanto al mio tipì, laggiù, e accettare i miei saluti, che stasera sono nativamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

C’ERA UNA VOLTA IN ANATOLIA: Nel cuore delle steppe dell’Anatolia, un assassino cerca di guidare una squadra della polizia verso il luogo dove ha sepolto la sua vittima. Nel corso di questo “viaggio” emergono gli indizi di cosa è davvero accaduto.

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