Posts made in luglio, 2012

Let’s Movie CXXXI – Let’s Movie-to-Music

Let’s Movie CXXXI – Let’s Movie-to-Music

“ASPETTANDO PAVANELLO”
TABERNA VINARIA
Lunedì 30/Monday 30
Giardino S. Chiara
Via Santa Croce
21:30/9:30 pm
Ingresso gratuito/Free entry

MarMediterranei  Moviers,

Dovete sapere che il Let’s Movie-to-Music di lunedì non poteva cadere più a pennello di così ― uno Chanel di Let’s Movie che io e i Moviers abbiamo sfoggiato con quell’aria Calendariopirelli che immagino tutti voi sappiate qual è. 🙂

Cadeva a pennello:

Primo perché la Fellow Cap, foggiana da generazioni (ma ahilei trentina di adozione) era dei nostri. E ascoltare musica che nasce nel salento con una salentina da generazioni è un privilegio che ben pochi possono vantare. Un esempio? Quando da dietro a noi, che stavamo in piedi, sono giunti dei gentiliissimi suggerimenti tipo “ma spostarsi???” perché impallavamo la visuale, la Cap si è controllata (siamo sempre a Trentoville, patria del faux bonton), però mi ha spiegato, col fuoco negli occhi, che avrebbe potuto sciorinare un papiro di espressioni foggiane ― ottenute togliendo tutte le vocali TUTTE dalle parole, che così funziona il foggiano vero ― per mandare gentilissimamente a fantubo gli amanti del faux bonton. 😉

Secondo perché in un secondo momento ci ha raggiunto il Sergente Fed FFF, che ha dimostrato grande conaissance musicale, tracciando interessanti paragoni fra certe sonorità di De André e di Ali’inghiastre, e discettando come un filosofo tetesco sull’Inexistenz effettifa del sirtaki.

Terzo perché in un terzo momento si è pure aggiunto, udite udite e che squillino le trombe, il WG Mat! Si fa desiderare peggio di un paio di Jimmy Choo (scherzo eh, le Jimmy Choo le trovo un po’ trash, sarà quel nome da sternuto…bah…). Quella del WG Mat è stata una vera e propria toccata-e-fuga, ma se non altro ha fatto in tempo ad augurare del polito a tutti, che non fa mai male.

Quarto perché in un quarto momento (sì la pianto lì), gli Ali’inghiastre sono stati da anvedi-ao’. Innanzitutto non sono 100% salento doc (come la Fellow Cap), ma mescolano anime musicali geograficamente opposte: lei, il cuore e la voce, Sara, è tarantina, e lui, chitarra-mandolino-violino, viene dal profondo Sudtirol. E per quanto la joint-venture possa sembrare bislacca e improbabile, di bislacco e improbabile non ha proprio nulla! Non hanno proposto il repertorio classico della musica salentina ― pizzica e tarante, che avremo comunque oltremodo apprezzato, essendo noi tarantate per natura, come notò qualcuno ― ma hanno costruito un viaggio attraverso tutto il Mediterraneo, partendo dalla Puglia ― con un melancholic Canto di donna Medusa ― per poi passare per la Campania e Napoli, con uno splendido Canto del ‘500 il cui titolo non è per noi trentini (umani?) comprendere e riportare (ma fidatevi sulla parola quando vi dico che struggeva all over and around). E poi sono arrivati in Portogallo, hanno proseguito per la Grecia, sono rientrati nel porto salentino con un paio di tarantelle che non potevano non essere ballate.

Ora. Io vorrei descrivervi il comportamento dell’audience. Tutti questi soldatini-trentini seduti perfettini in fila per sei col resto di due… Dato che le file di sedie erano tutte occupate, i trentini in esubero si sono educatamente disposti su una scalinata in fondo. Noi Moviers, che siamo del comparto “always late&always wild” (ormai è risaputo), siamo stati additati come quelli che gettavano lo scompiglio (e di qui il summenzionato “Ma sposatrsi??”)… Giammai degli umani in piedi fra i gradini e le file di sedie! Giammai accennare un passo di tarantella!
In realtà c’erano delle frange di ribelli sul lato destro che hanno seguito il nostro esempio e ballavano… Ma sono stati trascinati via, e di loro non si seppe più nulla… Scherzo dai! Fatemi fare un po’ il drama-Board! Il fatto è che mi fa sempre specie partecipare a questi eventi che hanno la musica per protagonista ― spesso una musica coinvolgente ― e vedere i soldatini-trentini-bravini lì composti come tanti scolaretti che eseguono il compitino. L’Anarcozumi ci faceva giustamente notare  qualche giorno fa che per consentire il ballo, vanno ottenuti dei permessi speciali, che insomma non è così semplice come la faccio io… E qui chino il capo e mi taccio. Però dico io, sono andata ad ascoltare il proto-tango due settiamane fa (che è il tango al tempo del mesozoico, imperdibile!), e l’unica gamba partita era la mia! Bah… È come se l’iniziativa “Itinerari Folk” fosse pev gli ovecchi fini, non pev quelli buzzuvvi (tipo del Boavd) che agitevebbevo gambe e bvaccia come gli ossessi… Ah che ovvove! 🙂
Bah, io mi chiedo cosa ci sia di più doloroso di un tango o una pizzica da fermi… 🙁

Il viaggio nel Mediterraneo mi dà l’occasione giusta per informarvi che Let’s Movie se ne va in vacanza! Ebbene sì… E dove, di grazia, buzzuvvo Board, vi chiederete voi? Be’, dopo la missione dell’anno scorso insieme alla ciurma del Sardegna 1 ― l’Anarcozumi, il Fellow Pa, il Fellow Presidente e il Re di Denari, che stanno bissando proprio or ora e che salutiamo sulle punte dei piedi, affacciandoci al pontile ― quest’anno cambiamo sponda: Cicladi! 🙂

L’equipaggio 2012 include il WG Mat, il di lui fratre Francesco detto Fran o Ce ― a seconda dei momenti più o meno sisma, più o meno Guevara ― il Sergente Fed FFF in versione Ammiraglio, due amiche del WG Mat già site nell’Ellade, e naturalmente il Board. Noi, ovvero i membri dell’equipaggio, siamo i “Tes Tina Dikazo”, nome scovato da quel gran grecista del WG Mat, i cui 5 anni di liceo classico gli hanno lasciato in dote la conoscenza di espressioni UTILISSIME, tipo questa, dal senZo e dalla sonorità perfettamente chanel per descrivere il nostro gruppo… Noi Tes Tine salperemo dal porto di Palos il 2, e come tre obbiettivi della missione abbiamo:

  • rispondere al quesito “chi affogherà per prima chi?”. Il Sergente versione Ammiraglio sta enormemente sottovalutando il Rocky Joe che si nasconde dietro lo skinny Board… (se non conoscete Rocky Joe, tranquilli, è normale…), ma dovrà enormemente ricredersi;
  • fare la piramide umana con Board per vertice e due Tes Tine da definirsi per basi nelle cicladiche acque, e immortalare suddetta piramide con macchina fotografica (di questo obbiettivo le Tes Tine non sapevano nulla, ma ora lo sanno 🙂 );
  • andare in cine-pellegrinaggio nei luoghi in cui dove è stato girato il capolavoro “Le Grand Bleu”, sull’isola di Amorgos ― come fecero alacremente i miei amati Fellow July Jules e Pilo con “Dieci inverni” sul Lido di Venezia.

Non è che vi abbandono, eh, my Moviers… Vado un po’ in perlustrazione, tutto qui! Però torno eh, oh come se torno… Per il momento salutiamoci qui

“ASPETTANDO PAVANELLO”
TABERNA VINARIA

I Taberna Vinaria “propongono sonorità molto vicine a gruppi come Gogol Bordello, Pogues e Dropkick Murphys… Il genere musicale proposto dai “Taberna Vinaria” è un irish-folk/punk-rock creato dall’accostamento di cornamuse, bouzouki, chitarra elettrica, basso e batteria che si fondono tra sonorità folk, punk e medievali, proposte in un energico rock”.
Tutto molto chiaro mi sembra… 🙂 No, in realtà sembrano davvero molto interessanti, da quello che ho trovato in Youtube… E poi vi risparmio il concerto di musica tailandese con questa tale Shen Don (per gli amici Plin-Plin, supppongo) che fanno martedì, e per questo dovete ringraziarmi a vita… 🙂

Prima di chiudere, vi informo che sabato Trentoville ha avuto l’OnorePiacerePrestigio di ospitare il Fellow Fiiiiii, Responsabile Lez Muvi della sede distaccata di Pisa-Reggio e da settembre Roma! Il Fellow è arrivato accompagnato da una delegazione speciale formata da due Alti Commissari della Regione Toscana: Rachele d’ora in poi la Fellow Lovlilovli Reicel per quella sua adorabile pisanità oltre a quegli occhi verde farahfaucett e quelle Kirkegaard ai piedi, e l’amica Maria Teresa, diventata come per magia la Movier Mariethérèse detta anche l’Impératrice, per quella sua aria très française, très mariantoinette (anzi marithérèse), che spero francesizzerà-et-nobiliterà i nostri prossimi appuntamenti Let’s Movie, visto che si è trasferita a Trentoville per svolgere il dottorato all’università di Lettere. 🙂
Purtoppo il trio stava per fare le spese della notoria ostilità trentina, ma non temete, il Board ha estratto gli artigli da Kreddie Frugher ehm Freddie Krugher… Non sia mai che i miei Fellows (specie quelli in visita con delegazione al seguito) vengano impestati dallo scorbuto che affligge gli addetti museali dell’urbe!
Il trio ha inoltre visitato con grande interesse le location letsmovieane ― il cortile del Ciambawamba e del Toktor Thun, il Giardino Santa Chiara, e soprattutto lo Smelly Modena. I tre sono rimasti così colpiti dallo smell dello Smelly da volerlo testare con mano-naso (quelle folie, quelle sang froid!) e hanno organizzato un LastMinuteLet’sMovie a “Biancaneve e il cacciatore” ― e poi vi chiedete come non possa io essere fiera della nostra cine-community!!!
Se voi in qualche occasione avete pensato che l’entusiasmo del Board sia straboArdante, be’, non avete conosciuto il Fellow Fiiiiiiii. Cerco di spiegarvelo, in inglese, che rende di più… Filippo’s eyes and hands turn shit in chocolate. Presente?? 😉
Li ringrazio ancora della visita e ricordo alla Lovlilovli Reicel che ha promesso Pisa, una luna “grossacosì” e Bobo Rondelli live al Board, che coinvolgerà chi meriterà di essere coinvolto. 🙂

Allora Fellows, visto che sopra ogni cosa aborro gli addi, per quanto settimanali, faccio finta di niente, come se non salpassi con le Tes Tine dal porto di Palos. Come se poteste incontrarmi scendendo per strada  e vedendo qualcuno correre.

Se salpate anche voi, mi raccomando, rilassatevi, ma siate anche esploratori. Come insegna il Fellow Iak-the-Mate (oggi Pisa spacca e guardate un po’ cosa vi riserva il Movie-Maelstrom 😉 ), con l’alto patronato del Board, “NSE – Never Stop Exploring”…

Grazie mie Fellows, ci vediamo a metà agosto… Come il Mastrantonio, I will be missing you ― e lo dico in inglese per combattere, almeno linguisticamente, la nostalgia, ma con scarsissimi risultati. 🙁 Per ora sciaguattate nel riassunto formato giant-pool che ho gonfiato per voi in fondo al giardino, non schivate il Movie-Maelstrom, please, e accettate questi saluti, che stasera sono nostalgicamente-da-nostos-che-vuol-dire-ritorno-qualcosa-di-greco-lo-so-pure-io-per-quanto-svampa cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Fellows, in onore a Pisa, alla visita del Fellow Fiiiii e delle gran pisane che s’è portato appresso; in onore al Fellow Iak-the-Mate che rappresenta la pisanità nel mondo; in onore al Fellow Testone che è di Siena e la toscanità è il suo panequotidiano; in onore a chi mi ha fatto conoscere i Gatti Mézzi e i granchi starlight; in onore del mare-meraviglioso-mare cicladico che fra poco assaggerò; in onore ai monti su cui proprio non ci sto più; in onore alle Tes Tine che mi sopporteranno (come fate sempre voi Moviers); in onore al Fellow Big che è il Sampei ufficiale di casa Fru e sa cos’è il sugherino; in onore ad agosto e all’estate 2012, vi prego, ascoltate questa canzone, e fatevi du’ risate, de’… http://www.youtube.com/watch?v=Hs05iL2XVEw  🙂

“ASPETTANDO PAVANELLO” – TABERNA VINARIA: E’ in calendario per lunedì 30 luglio il secondo appuntamento con “ASPETTANDO PAVANELLO”, rassegna musicale che, con una programma di concerti ospitati nel Giardino del Centro S. Chiara, si propone di accompagnare il pubblico fra un’edizione e l’altra del Premio nazionale riservato ai cantautori. Dopo aver esordito il primo luglio con il concerto del gruppo argentino LA ZURDA, “Aspettando Pavanello”, che intende offrire al pubblico trentino la possibilità di viaggiare nel mondo della canzone d’autore locale, nazionale e internazionale, proseguirà il 30 luglio ospitando i TABERNA VINARIA.
Si tratta di un gruppo nato nell’ottobre 2008 come line up di quattro elementi. Successivamente, con l’aggiunta di una chitarra elettrica, la band si è ampliata in un quintetto e il suono ha acquisito una particolare originalità, con sonorità molto vicine a gruppi come Gogol Bordello, Pogues e Dropkick Murphys.
Stefano “Billy” Belardi (voce e bouzouki) e Simone “Peo” Possieri (batteria e percussioni), già componenti del gruppo folk-rock “La Tresca”, hanno alle spalle una lunga storia musicale ricca di importanti collaborazioni e numerose esperienze live in Italia e all’estero (Germania, Svizzera, Macedonia, Ungheria). Con il gruppo “La Tresca” hanno registrato 3 album, un cd-Live e un singolo, collaborando con Massimo Giuntini, Erriquez della Bandabardò, Cisco, Raffaello Simeoni, Francesco “Fry” Moneti dei Modena City Ramblers, Luca Lanzi della “Casa del Vento”, Silvia Gallone e con lo scrittore Luigi Pagnotta.
Paolo Papini (cornamusa e flauti) ha militato anch’esso nel gruppo “La Tresca” (dal 2000 al 2002), partecipando alla realizzazione del primo album della band. Ha fondato successivamente i “Rasna” dove ha composto musiche per film e documentari e con il quale si è esibito anche in Germania e Olanda. Suona la gaita medievale con la Nobile Compagnia di Musica Antica “Gratulantes”.
Paolo Lupattelli (basso elettrico, voce) oltre che suonare il basso con i Taberna Vinaria, è chitarrista e fisarmonicista in diverse formazioni rock e folk. Alberto Cavastracci (chitarra elettrica) è entrato a far parte dei Taberna Vinaria nell’ottobre 2010. E’ anche il chitarrista del gruppo “Rasna”. 
 Il genere musicale proposto dai “Taberna Vinaria” è un irish-folk/punk-rock creato dall’accostamento di cornamuse, bouzouki, chitarra elettrica,basso e batteria che si fondono tra sonorità folk, punk e medievali, proposte in un energico rock. La band prende vita nell’ottobre 2008 e pochi mesi dopo tiene il primo concerto al teatro comunale “S. Francesco” a Bolsena (VT). Il 5 gennaio 2009 il gruppo ha partecipato alla trasmissione “Insieme sul Due” di RAI DUE proponendo dal vivo in acustico una danza medievale e nell’agosto 2009 ha effettuato un mini-tour di 4 concerti in Olanda.
 A maggio 2010 l’uscita del primo album “IN TABERNA” prodotto in collaborazione con Dramtune Foundation (NL). Il CD è stato presentato in anteprima con un concerto a Den Haag (Olanda) in occasione del Dramtune Music Celebration.

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Let’s Movie-to-Music CXXX

Let’s Movie-to-Music CXXX

ALI’NGHIASTRE
Viaggio nelle tradizioni del Mediterraneo
Lunedì 23/Monday 23
Giardino S. Chiara
Via Santa Croce
21:30/9:30 pm
Ingresso gratuito/Free entry

 

Gent.mo, Ill.mo, Ch.mo, Uno-et-trino, Molto-Umano-Lei Board,

In qualità di Ciambellano di Palazzo Thun, sono a porgere a Lei e ai suoi eminentissimi Fellows Moviers, le nostre più profonde scuse per l’inverecondo trattamento che in data giovedì 19 luglio 2012 vi è stato riservato. Lo staff del Palazzo aveva inavvertitamente dimenticato di prenotare le prime 4 file di posti — come da Lei gentilmente richiesto — per la vostra selezionatissima Community, con le disastrose conseguenze che si sono indi verificate: ingresso negato e proiezione “Marigold Hotel” saltata.

Ci preme sottolineare che lo staff è stato licenziato seduta stante e ora il Palazzo sta cercando del personale sostitutivo (anzi se Lei, Board, avesse qualcuno di fidato da consigliarci, la prego, non esiti). Ovviamente questo non può rimediare in modo alcuno al disagio di cui siete stati vittime — un’onta che sarà dura lavare dalla reputazione immacolata che il Toktor Thun si è sempre pregiato di sfocciare, ja. Tuttavia il film(etto) che proponevamo ha attirato una folla random di curiosi che nemmeno la finale di Champions.

Confidiamo nell’animo magnanimo che da sempre contraddistingue lei e i suoi Moviers, prestigiose creature itineranti per la città di Trentoville e, nella speranza che possiate perdonare Palazzo Thun per l’imperdonabile trattamento, Le comunico che in settimana ci verrà consegnata una fornitura annua di cilici con cui il sottoscritto e tutto lo staff licenziato procederà a flagellarsi per i mesi a venire.

Chiedendovi ancora umilmente perdono, rimango prostrato al vostro taccato cospetto.

 

Il Ciambellano di Palazzo Thun
O, come, ama chiamarci Lei, “Ciambawamba”

 

Ora, “prestigiosi” Fellows, io pensavo di rispondergli così:

 

Caro Ciambawamba,

A parte che le file che avevamo prenotato erano 6 e non 4. A parte che i biglietti non possono essere sold-out alle 9:12 pm, quando per una volta, e dico una, riusciamo ad arrivare con 16 minuti di anticipo — 16 minuti d’anticipo non si sono visti GIAMMAI nella storia di Let’s Movie. A parte che non avete lasciato fuori solo me (il Board conosce bene i disguidi gestionali e le cosiddette SfigheLastMinute sono pressoché all’ordine del giorno in LezMuvie), ma anche la Honorary Member Mic, già kebabbata, e il Sergente Fed FFF già gelatato (e con loro dovete vedervela in separata sede); a parte che il citato Sergente (ora Capoarea, anvedi ao’) si è poi divertito un mondo insieme al furfantissimo Fellow Iak-the-Mate e sospettiamo, al WG Mat, a farsi burla del Board (scetenando l’ira fRunesta — e anche il riso, obbiettivamente); a parte che devi startene più tranquifRunky, Chamba, perchè non è con i licenziamenti selvaggi che risolvi i problemi domestici, devi lavorare per sfinimento, come faccio io con i Moviers; non ti preoccupare, non serbiamo rancore per Herr Toktor Thun (che tuttavia dovrebbe farsi dare qualche lezione di movie-management da Mastrantonio), e magari chissà, in futuro potremmo valutare ancora una capatina al Palazzo, ma capirai che dovete darci delle garanzie. Se 16 minuti di anticipo non bastano che dobbiamo fare? Armarci di sacco a pelo e passare la notte prima (degli-esami) all’addiaccio (addiaccio??), tipo durante il Black Friday fuori Best Buy (gli L.A. guys ricorderanno)?? Se risolviamo questi problemi di orari, potremmo combinare, anche se, lascia che te lo dica Chamba: i film che avete scelto, a parte un paio di eccezioni, sono da “vabbbbbe’” morettiano… (senza offesa eh).

E toglimi un dubbio…. ma per caso Herr Toktor Thun è il Thun delle statuine? No perché, cavolo, non se ne puo’ più di ‘ste ceramiche da cartoni animati!

Boardianamente vostro,

Il Board
O, come, ama chiamarci Lei, Gent.mo Ill.mo. Ch.mo, Uno-et-trino, Molto-Umano-Lei Board

 

Se mi date l’okay, io invierei la lettera. Non mi sembrava il caso di calcare troppo la mano e infilare il dito nella piaga con il povero Chamba (in fondo non ha più inciso nulla dopo http://www.youtube.com/watch?v=LODkVkpaVQA).

La mancata visione del film giovedì; io, la Mic e Fed che rimaniamo un po’ di stucco, ma che ce ne facciamo una ragione in tempo sottozero; io che non me la prendo affatto (fosse stato un film a cui tenevo avrei impuntato i santi tacchi — per amor di testa calda e senza ottenere alcun tipo di risultato, naturalmente). Tutto questo mi ha fatto capire che non devo PER NESSUNA RAGIONE proporre un film se non ne sono convinta (tipo “Marigold Hotel”). Niente proposal for proposal’s sake. Insomma, se non c’è nulla che non valga la pena di essere visto, non è il caso di vedere nulla, altrimenti le forze del male si scatenano contro di noi, e altrimenti finiamo per diventare schiavi di un sistema che finisce per puntare alla sterilità piuttosto che all’arricchimento (ammazzatemi right here right now). E visto che l’estate, come già detto, è stagione di cine-vacche magre, questo Board dovrà mettersi l’animo in pace e virare sulla musica, come gli anni scorsi… Poi, diamo a Trentoville quel che è di Trentoville, ci sono concerti un po’ tutte le sere…

Per esempio questa settimana il cine-piatto piange, ma fanno questo concertino di musica dal sapore di salento a cui andrò sicuramente, sperando che qualche Movier diventi un Music-Maniac-Movier e mi accompagni…

ALI’NGHIASTRE
Viaggio nelle tradizioni del Mediterraneo

Questo è un assaggio, http://www.youtube.com/watch?v=KfYvsT1IQ0Q ma speriamo ci facciano anche qualche taranta… A detta di esperti, la taranta fa parte di noi. 🙂

Dunque, ricapitolando, mi dovete l’okay alla lettera per il Ciambawamba, io vi devo delle scuse se qualche Fellow è riuscito ad entrare a Palazzo Thun giovedì e ha dovuto vedere il film orfano di Board (son traumi da cui è dura riprendersi, I know 🙂 ). Io vi dovevo una movie-mail più breve, e mi sembra di essere stata abbastanza bravina oggi ― la scorsa settimana son piovute tante di quelle mazzate sulla lunghezza che ohi ohi, doloro ancora… 🙁

Però vi prego date uno sguardo nel Movie-Maelstrom. Vi lascio una cosina che ho trovato per caso, e mi ha fatto dire “cavolo”. Cavolo.

Vi ringrazio, my dainty, twee, prim, niminy-piminy, suave Moviers (un ringraziamento speciale al Fellow Truly Done che arricchisce il mio lessico inglese con parole di meravigliosa meraviglia 🙂 ), vi accompagno nel Movie Maelstrom, vi indico una breve descrizione di Ali’Inghiastre, e vi saluto con dei saluti missivamassivamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Giovedì, dopo la cacciata da Palazzo Thun, dopo le chiacchiere in Piazza Tezenis con la Honorary Member e con il Sergente novello CapoArea Fed FFF, sono uscita per una corsa in notturna ― in inverno la notte è un’imposizione al runner, l’estate è una scelta, quindi correre col buio è dolce (ma è difficile spiegare queste gioie, mi rendo conto…).  A un certo punto, in un punto in cui non ti aspetteresti, ho trovato questa scritta graffittata di nero su un muro anonimo.

THE EARTH WITHOUT “ART” IS JUST “EH”

Non mi sembra ci sia da aggiungere altro, se non un “Cavolo” a occhi e bocca sbarrati… Voi che dite?
Anche se le royalties appartengono a qualcun altro, vi prego, sentitevi liberi di gettare questo bel semino ovunque vogliate… 😉

 THE EARTH WITHOUT “ART” IS JUST “EH”

ALI’NGHIASTRE, Viaggio nelle tradizioni del Mediterraneo: Il gruppo nasce dall’incontro tra la tarantina Sara Giovinazzi e l’altoatesino Ulrich Sandner. Il luogo di crescita è il Trentino, mentre i repertori sono prevalentemente quelli legati alla tradizione meridionale.  Alla fine degli anni novanta registrano il loro primo disco come premio per la vittoria, forse a sorpresa, al Festival acustico di Trento, dove oggi ritornano con un nuovo lavoro, “Venti buoni motivi”, una sorta di concept album composto da venti tracce ispirate ai quattro elementi della natura.

http://www.alinghiastre.it/

Sara Giovinazzi / voce, percussioni a cornice,
chitarra battente e organetto
Ulrich Sandner / chitarre, mandolino e violino
Dennis Pisetta / chitatta e mandolino
Gianmaria Stelzer / violoncello
Lucia Cabrera / violino
Giuseppe Campanale / chitarra

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Let’s Movie CXXIX

Let’s Movie CXXIX

MARIGOLD HOTEL
di John Madden
USA 2012, 123’
Giovedì 19/Thursday 19
21:30/9:30 pm
Cortile Palazzo Thun, Via Belenzani 19

Riporto paro paro: “Biglietto d’ingresso: euro 4 / vendita biglietti a partire dalle 20.30 del giorno dello spettacolo fino ad esaurimento dei posti disponibili / in caso di maltempo lo spettacolo sarà annullato” (ma tanto noi Moviers ce ne infischiamofrancamente)

Minoici Moviers,

Sì ma dov’è la calura, quella che qualche scrittore degli anni ’60 chiamava canicola e qualche meteostorico pazzo caligola? Dov’è il caldo che fa diventare dolore anche solo alzarsi dalla sedia per via del retro-coscia diventato one-man one-heart con le sedute, che in estate sono immancabilmente di pelle o di quel metallo che ti griglia le carni tipo barbecue pret-à-manger? Dov’è finito quel caldo che trasforma in armi di distruzioni di massa tutti i capi di abbigliamento? No perché qui nel Regno dei Trentatré Trentini Rimasti (adesso vi spiegate anche per cosa sta RTTR), a parte tre o quattro giorni di caligola abbastanza violenta qualche settimana fa, siamo in balia di sporadici ma regolari nubifragi che da piccoli fenomi circoscritti sono passati ad immancabile appuntamento della giornata, rimpiazzando altre attività di rito quali, il telegiornale, il Cynar dopo il pasto, la briscola prima del letto (qualcuno mi spiegherà come mai io abbia tutti ‘sti anni ’60 in testa io).

Quindi la domanda è una. Ma dov’è finito Minosse??

Vorrei subito tranquillizzarvi in merito a un’altra sparizione: Mastrantonio non è partito per nessun tipo di cine-pellegrinaggio verso mete californiane o costazzurrine. Aleggia piuttosto nell’aere trentina, e quando può infila i pedali di qualche bat-bike (speriamo anche assiame al suo Robin) e si fa qualche bella ciclettata. E poi vi chiedete perchè il Mastro ha un ruolo così cardine in Let’s Movie…Cavolo, guardate come pratica il cine movi(e)mento! Sappiate comunque che gli ho debitamente ricordato che Trentoville senza la coppia Astra&Mastro è tristemente senza sale (e qui il premio per il battutone dell’estate 2012 non me lo toglie nessuno!! :-)).

Ma veniamo a voi, vittime sacrificate alle lungaggini critiche del Board… Lunedì è stato un lunedì di grande giubilo! Tipo trombe strombazzanti e ― come amo plagiare ― palafreni e dame e i cavallieri e l’armi, gli amori.
L’Honorary Member Mic ha sfidato l’aria horror da era-una-notte-buia-e-tempestosa e ha raggiunto lo Smelly in bicicletta. Sono dimostrazioni di sacrificio per la causa che la dicono lunga sul commitment del CdA. 🙂  Ma non è finita qui. La Fellow Vaniglia, non solo si è presentata (ed è già tanto in sé), ma si è presentata con una nuova Fellow ― il Movier-recruiting ormai è diventata un’attività che riserva delle soddisfazioni notevoli per gli stessi recruiters che, con sorriso splendidamente diabolico, aiutano il Board a gettare le povere anime nel girone dei “poracci”. La Fellow Vaniglia si è distinta per aver avvisato ― “stasera ti porto una nuova Movier”, ghignò mefistofelica al telefono ― e per aver circuito una Fellow sua gemella in quanto a conformazione vanigliosa:  Martina, di qui in avanti e per l’eternità la Movier Mammamartina, è bionda che più bionda non si può! Potete immaginare quindi che scena vedere incedere verso l’angolo Let’s Movie dello Smelly queste due shining blondies! Che non sono blondies tipo Barbie-fuori-con-il-nulla-dentro, sia chiaro. È  un biondo carta da pacco che contiene tesori&saperi, non cartacrespa da Pamela Anderson. Scusate ma la distinzione andava  fatta.
Sono  quindi fiera del diabolico lavoro svolto dalla nostra Vaniglia ― non so se lo sapevate, ma il prefisso per chiamare Let’s Movie è 666 😉 ― e do il benvenuto alla Movier Mammamartina, a cui abbiamo già spiegato l’articolo del 41-bis lezmuviano, altrimenti noto come il “Bye-bye freedom” ai Moviers carcerati,  che nessuna Cassazione o grazia o decreto riuscirà mai ad abolire od emendare. Abbiamo però anche ricordato che Let’s Movie è un Alcatraz all-comforts verso cui ― e non “da cui” ― noi siamo TUTTI ben lieti di fuggire una volta a settimana (ho detto TUTTI!).

Ho tirato un sospiro di sollievo quando “Cena tra amici” è risultato essere il successo che avevo sperato fosse (ma temuto non fosse). Avevamo seguito lo stesso andamento con “Piccole bugie fra amici”, film tanto pubblicizzato quanto cannato. E proprio di “Piccole bugie tra amici” il film “Cena fra amici” (par di stare all’otorio con tutta ‘sta friendship) condivide  l’inizio: una vespa che percorre le vie di Paragi, passando davanti a luoghi noti e meno noti. Ma la somiglianza, fortunatamente, si ferma lì: “Cena tra amici” è, in verità, primo cugino di “Carnage”, e il loro rapporto consanguineo esce fuori nell’unità di tempo-spazio-luogo, così come nella lenta (ma non troppo!) distruzione di un ordine solo apparente a seguito di un casus belli. Ma se nella casa brooklyniana di Polanski si scontravano due coppie di sconosciuti ritrovatesi per sistemare una questione di figli maneschi, qui, nell’appartamento parigino molto bourgeois di Pierre e Babu (oh sarebbe bellissimo chiamarsi Babu Board!), si ritrovano a cena un gruppo di amici storici, Pierre (pvofessove molto sinistva colta, molto amo i povevi ma vivo nel secondo avvondissement), Babu (insegnante-casalinga disperata per via di un marito assente e mille-e-un rimpianti non detti), Vincent (il buffone brillante e affascinante della compagnia), sua moglie Anna (molto chic e molto posh) e l’amico Claude (musicista simil-gay, ma affatto gay).

Di “Carnage” avevamo scritto così: “…lo scopo è proprio dimostrare, nel corso del film, il rapsodico — non graduale, rapsodico — deboArdamento dai limiti imposti dall’etichetta civilizzatrice e perbenista della società occidentale contemporanea. Rapsodico, dicevo, perché non c’è una gradualità nel progetto di sfacelo che seguono i personaggi — non un dall’ordine-al-disordine-passetto-dopo-passetto, per intenderci”. (Parentesi, rileggermi è un’esperienza dell’horror, altro che notte-buia-et-tempestosa..! 🙁 ). Il film altalenava fra convenzionalismi più estremi, brutalità massima di commenti razzisti e garbo ghandiano. “Cena tra amici” itinera fra i vari personaggi e li osserva, uno per uno, con una spietatezza e un occhio clinico da far invidia al più grande degli scettici.

Il pomo della discordia è rappresentato dal nome che Vincent dice di aver scelto per il figlio nascituro ― infatti il film in francese s’intitola “Le Prénom”, il nome. Adolf, o meglio Adolphe. È una provocazione da parte del burlone Vincent, ma l’argomento innesca una discussione di carattere filosofico-etico su quanto un nome non sia mai solo un nome, ma anche una specie di imbuto che convoglia storia, discriminazioni, giudizi&pregiudizi. Il ragionamento che porta Vincent a difendere “Adolf” è quanto mai lineare nella sua estremizzazione: se è scorretto dare il nome di un dittatore a un bambino (Adolf) allora non ci dovrebbero essere nemmeno bambini che si chiamano Josef. No perché quello  era il nome di Stalin…E, dopo aver aggiunto comicamente: “E Pol? Pol di Polpot” (!), commenta, convinto: “Tutto  quello che facciamo è politica ― ha un aspetto pubblico”. Pertanto lui chiamerebbe il figlio Adolphe/Adolf come (re)azione contro chi ha fatto un mito di Hitler, demitizzandone il nome, e come atto di ribellione nei confronti dell’intelligentia snob parigina incarnata da Pierre, che in effetti ha chiamato i figli con nomi “originali” (Myrtille e Apollon) per distinguerli dalla massa e dimostrando, così facendo, di dare peso alla distinzione di classe…

Sorgono tante domande a questo proposito. Quanto è “violento”, come gesto, dare il nome a un bambino? Quanto può incidere un nome su un essere umano nuovo di zecca come un neonato? In quale misura il nome determina il comportamento che gli altri assumeranno nei suoi confronti? Quanto di sociale c’è in questo, e quanto di personale?

Mi piacerebbe che quest’elenco d’interrogativi facesse un po’ riflettere i genitori dotati di un sense of humour quanto mai perverso, che trasformano la scelta del nome a mero atto di malsano&meschino divertimento alle spese della prole, ridendosela molto davanti alla possibilità di chiamare il proprio pargolo Raniero se portano per cognome Ranieri, o Dario e Dina per una coppia di gemelli con cognome Lampa ― e non citiamo i Vacca che chiamano le figlia Vera… Non credo che i pargoli in oggetto si facciano delle grasse risate dovendo giustificare l’atto di malsano&meschino divertimento genitoriale ogni singolo giorno della loro vita….

Nel caso di “Cena tra amici” la questione del nome è un pretesto, funge da miccia che accende tutta una serie di segreti, non detti, ipocrisie. E fomenta una vera e propria guerra fra gli invitati ― ah, non cito nemmeno il macro film di riferimento, “La cena dei cretini”, ça va sans dire…. E si procede con la rotazione del focus sui vari personaggi ― scelta che ho molto apprezzato perché permette di “vedere” individualmente i personaggi. A turno, finiscono sul banco degli imputati, mentre gli altri, sempre a turno, infilano tocco e toga e fanno una sorta di processo che sfocia ―a ogni singolo personaggio!― in bagarre. E credetemi quando vi dico che questo significa una battuta dietro l’altra per due ore! Vetriolo puro che va giù che è una meraviglia, grazie a dei tempi comici calcolati al millimetro, e alla recitazione orchestrata ad arte dai due registi ―Borsalino d’Oro alla coppia registica esordiente: noi Moviers non la smettevamo più di fare chapeau. 🙂 È interesante notare come l’incrinazione di un ordine, porti al patatrac, alla rottura del vaso di Pandora. Esce tutto. Realtà scomode (l’affair tra Claude e la madre di Babu e Vincent), realtà non dette (la tirchieria di Pierre, la spocchia di Vincent, il menifreghismo di Anna, la gaytudine di Claude), realtà ignorate (la frustrazione di Babu, che chiude platealmente la cena). Se in altre occasioni vi supplico di recuperare il film di cui sto intessendo le lodi, questa volta lo faccio con enfasi doppia. Primo perché è una commedia, e quindi ve la spasserete alla grande, e secondo perché avrete la possibilità di sviluppare una riflessione sullo status quo della commedia italiana attraverso il paragone con quella dei cugini di campagna gallica. Cioè, noi pensiamo a “commedia italiana 2012” e ci vengono in mente “Benvenuti al NordSudOvestEst” (scusate, interferenze di categoria 883), “Com’è bello far l’amore”, “Ti stimo molto”, “Maschi contro femmine”… Per una volta io che over-commento sempre tutto, posso trincerarmi dietro un “no comment”? …Per carità ci sono anche rare e preziosissime mosche bianche, tipo “Scialla!”. Ma il confronto qualitativo e quantitativo con i francesi non regge… Quindi, sotto l’ombrellone (o l’ombrello, in questi giorni), sviluppate pure la riflessione… 😉

Soci fondatori della lega “Salviamo Minosse”, istituita per difendere il porello dai cicloni che ciclano sul nord-est, decidiamo di infischiarcenefrancamente e di proporre un film(ettino) all’aperto.

MARIGOLD HOTEL
di John Madden

Premessa. Quando il film uscì, a marzo, lo evitammo con quell’atteggiamento chirurgico proprio dei Board quando tastano un film che potrebbe nascondere l’appendice finale “(ettino)”… E in effetti, “Marigold Hotel” corre seriamente quel rischio. Ma

  1. Muoriamo dalla voglia di tornare nel cortile interno di Palazzo Thun. L’esperienza ci fa molto drive-in senza driving-in. E ci aiuta a sostenere il porello Minosse.
  2.  Muoriamo dalla voglia di tornare nel cortile interno di Palazzo Thun. L’esperienza ci fa molto drive-in senza driving-in. E ci aiuta a sostenere il porello Minosse.
  3. Muoriamo dalla voglia di tornare nel cortile interno di Palazzo Thun. L’esperienza ci fa molto drive-in senza driving-in. E ci aiuta a sostenere il porello Minosse.

Mi sembra che tre motivazioni possano bastare… 😉

Prima di concludere, lasciatemi salutare l’Anarcozumi. È da un po’ che non la sentite, ma non vi preoccupate, c’è e sta bene. Solo che,  a quanto pare, i produttori cinematografici d’Italia e dintorni si litigano il Trentino per ambientarci le loro produzioni cinematografiche (eh, i gusti son gusti), quindi la povera Anarco è costretta a moviemacinarsi chilometri su chilometri da un set all’altro. Non dimentichi mai, la nostra Anarchica, che anche se minaccia di ribaltare il CdA a ogni occasione, Let’s Movie è sommamente fiero di lei e del suo lavoro. Go Zu, go, go, go! 🙂

E ora miei Moviers, fortunati discendenti della civiltà minoica, come sempre vi dico grazie delle orecchie che prestate a questo giullare che vi scrive la domenica sera invece di fare quello che tutti i comuni mortali fanno la domenica sera (ma cosa fanno i comuni mortali la domenica sera?!) ― vi ermetizzo un riassunto in un Tupperware che potete portarvi comodamente in spiaggia, o farne schiscetta se siete ancora in ufficio, e vi porgo dei saluti che stasera sono doricojonicocorinzianamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MARIGOLD HOTEL: Un gruppo di pensionati britannici parte per l’India per trascorrere un periodo in quello che credono sia un albergo di recente restaurato. In realtà l’Hotel si rivela meno lussuoso di quanto appariva nella pubblicità, ma comincia lentamente e in modo inatteso, ad affascinare i pensionati.

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Let’s Movie CXXVIII

Let’s Movie CXXVIII

CENA TRA AMICI
di Alexandre de La Patellière, Matthieu Delaporte
Francia 2012, 109’
Lunedì 9/Monday 9
22:00/10:00 pm
Multisala Modena/Smelly Modena

Miserere Moviers,

Con questa settimana cominciano ufficialmente i due mesi di cine-vacche magre che vedranno il Board arrampicarsi sugli specchi degli eventi di Trentoville pur di assicurare ai Moviers il panem-et-circenses-senza-panem-ma-con-molto-circenses di cui non possono fare a meno. Sappiate che il CdA di Lez Muvi si riunirà a breve per stilare un piano di massima in modo da arginare ― se non proprio neutralizzare ― il deficit cinematografico estivo.

La settimana è stata funestata da due episodi ben noti a tutti:

  1.  Quattro goal hanno impedito il Flash Mob lanciato la settimana scorsa con incursione presso la fontana tritonica in Piazza GromGrom. Se vi può esser di conforto, sappiate che il Falsh Mob non avrebbe potuto comunque avere luogo causa cordone di numero 12 sbirri intorno alla fontana, che avrebbe costretto il Board a procedere con lo sfondamento. In quest’ottica, i quattro goal, sono stati quindi provvidenziali… Certo l’Italia di domenica mancava decisamente di fraseggio a centrocampo, come i cronisti sprovvisti di dizionario dei sinonimi non hanno smesso un minuto di ricordare ― poi qualcuno giustificherà al Board e all’Accademia della Crusca l’impiego selvaggio di “fraseggio” su un campo da calcio… No perché il Fellow Iak-the-Mate, l’Honrary Member Mic, il Fellow Truly Done, il Fellow PaPequod, il Sergente Fed FFF e il Board, riuniti per visione partita presso la caserma del Sergente, non hanno fatto che porsi la domanda: “ma fraseggio ddde ccché?!”.
    Quanto ai flash mob, ce ne saranno degli altri, non temete… 😉
  1. Martedì Mastrantonio ha abbassato la serranda dell’Astra per la pausa estiva e, come sapete tutti, è stato giorno di lutto nazionale nella Repubblica Lezmuviana. 🙁 Non ci è dato sapere con certezza quali siano le mete che lo aspettano. Forse un pellegrinaggio al Kodak Theater? Una passeggiata all alone sulla Croisette? Oppure i Mastrantoni in estate sviluppano delle nuove identità, si sfilano il peplo mastrantoniano e si danno a Sudoku&bocce? (E gli aiutanti Robin che fanno, smettono di aiutare??). Al suo ritorno, indagheremo. Nel frattempo cerchiamo di mantenere un contegno, gli auguriamo buone vacanze, e gli facciamo pesare non poco il peso puntuto delle cine-vacche magre che abbiamo sul groppone… Mastro, you left meeeeeeee! (Ho detto che cercavo di mantenere un contegno, non che l’avrei mantenuto).
    Questa è per te, Mastro http://www.youtube.com/watch?v=gRCFJGW9lS

Per fortuna lunedì sera c’era “Marley” a tirar su quest’atmosfera da fRunerale! E per fortuna c’era il Fellow PaPequod, che all’incirca 12 minuti prima dell’inizio del film mi ha informato del suo arrivo ― cercando furbescamente d’ingannarmi sullo stato affollamento sala, what a rascal!! 🙂 Non ci fosse stato lui, lo Smelly Modena sarebbe stato il solito antro smelly, in cui delle 22 teste in sala, 18 ruminavano popcorname, forse sognando di spogliare il regista Kevin Macdonald dal “Kevin” e rimanere con il  “Macdonald”. Bah.

Vedete, “Marley” è un documentario che fa il suo dovere ― documenta. Non ha nessun altro tipo di velleità. Io e il Fellow Pa abbiamo sospirato di sollievo davanti alla totale assenza di romanticizzazione del mito. Sarebbe stato così facile cadere in tentazione che guardate, nemmeno avremo biasimato Kevin (no, l’avremmo biasimato, in effetti). Ma Kevin non l’ha fatto, è rimasto fedele alla missione. Raccontare Bob  attraverso i racconti di quelli che gli sono stati vicini. E ho scoperto che io conoscevo una figura pressoché inventata, non il vero Robert Nesta Marley. Quello nato a Nine Miles e cresciuto a Trench Town, Kingston. Non so per quale motivo ― forse per il luogo comune, o l’immagine di ribelle che l’ha accompagnato, o per certi testi dal sapore politico, tipo “Get up, stand up” ― ma sta di fatto che ho sempre considerato Bob una figura del dissenso, e una sorta di portavoce dei neri anche ― del resto il movimento Black Panther era nato nel 1966, lui comincia a fare musica con i Wailers nel 1964, quindi avevo sempre fatto 1+1, o meglio 66-64. Invece ho scoperto che Bob è sempre stato più per la compartecipazione. Per l’abbraccio, piuttosto che per il pugno alzato.  Alcuni suoi testi sono pieni di questa tensione all’unità, pensiamo a “One Love” e alla filosofia del “Let’s get together and feel all right”. In realtà Bob cantava molte cause. Cantava anche se stesso e il suo trascorso di emarginato e outcast, reietto.
Altra cosa che non sapevo. Bob nasce da padre bianco ― giamaicano di origine britannica ― e da madre nera. Era “mixed”, un meticcio, disprezzato dai neri perché non-nero, e mal visto dai bianchi perché non bianco. Bob ha cantato il disagio di questa condizione tanto diffusa in una canzone dal testo tanto allegorico quanto evidente, “Cornerstone” ― “The stone that the builder refuse/Will always be the head cornerstone”… e sentite questa “The things people refuse/Are the things they should use”…  (per la canzone, vedasi la cassettina giù nel Movie Maelstrom 😉 ).

Bob Marley non è sempliciottamente il ganzo dai dreadlock leonini sempre circonfuso da una nube di ganja. Votato ai prinicpi saldi del Rastarianesimo, Bob viveva una vita molto disciplinata. Seguiva una dieta di frutta e verdura, faceva molta attività fisica (soprattutto corsa e calcio) e non dormiva più di quattro ore per notte ― cavolo, a parte il calcio, pare la routine del Board! Questo gli permetteva non solo di reggere (reggAere?!) i concerti che faceva ma anche di avere il fisico da paura che si ritrovava (confermato anche da un cenno d’assenso del Fellow Pa). Animo solitario e anche schivo, Bob era adorato dalle donne (e non ce ne stupiamo, il carisma che emanava, la timidezza che lo contraddistingueva, abbinati al successo e al suddetto fisico-da-paura lo rendevano praticamente irrresistibile). Era anche tremendamente sincero! Voglio riportarvi una frase che disse di se stesso: “My heart can be hard as a stone and soft like water”. E non a caso il figlio Ziggy lo definisce “a rough father”, un padre burbero.
Era anche una specie di eroe nazionale: nel 1977 riuscì a far salire sul palco del One Love Peace Concert i due rappresentati politici avversari in Giamaica, Manley e Seaga, e a far sì che si stringessero la mano davanti al pubblico e al mondo. Quando un artista riesce in un’impresa del genere esce dalla sua dimensione artistica ed entra in quella storica ― e passando dalla porta principale.

Mi fa tristezza, molta, pensare che un “banale” melanoma all’alluce ce l’abbia portato via all’età di 36 anni. 36. Pensate quanto avrebbe potuto ancora dire, fare, fumare, lettera e testamento… (faccio del rozzo humour per sdrammatizzare un po’…la sua perdita, così ingiusta, dev’essere esorcizzata in qualche modo…).

Non so, ma a me i 144 minuti sono scivolati fra le mani e nelle orecchie con una facilità e un piacere che, ce ne fossero stati altri, avrei fatto il bis volentieri. Il finale, rispecchiando la sua fine, è molto triste: Bob senza dreadlock, magrissimo, rinchiuso in una clinica tedesca che tentava il tutto per tutto per aiutarlo a sconfiggere il cancro. Poi però il film si conclude con una sigla originalissima in cui i brani più famosi di Bob, da No Woman, No Cry a Jammin, Get up Stand up, Could you be loved etc, vengono cantati da gente qualunque in tutto il mondo. E il messaggio è questo: Bob ha cantato per tutti, non solo per la sua “pipl”, ma per tutta la “pipl of the world” (mi fa impazzire come i giamaicani, lui in primis, reinterpretino l’inglese standard e parlino una lingua meravigliosamente plasmata dal posto, dal parlato, dalla strada). E il reggae contiene questo. È una forma musicale che nasce nella polvere e nei quartieri poverissimi di città al centro di conflitti politici e razziali duri e spesso insormontabili. Il reggae non è solo cannabis e acconciature improbabili. È un grido non violento che scaturisce da una terra e da un popolo. Non violento ― lo ripeto con orgoglio.

E dopo questa apologia al Re del Reggae, rimandiamo le cine-vacche magre di una settimana e ‘namose a vedé

CENA TRA AMICI
di Alexandre de La Patellière, Matthieu Delaporte

Il film si inserisce nel fortunatissimo filone di commedia dissacrante-sferzante-tagliente che include “Quasi amici” e “Carnage”: il film sembra essere la controparte francese del film di Polaski ― per quanto mi si dica abbia una sua identità ben precisa ― e ha già incassato una ventina di milioni di Euri in Francia, come era successo con “Quasi amici”.

Poi è un’opera prima dei due registi, e Let’s Movie appoggia sempre le nuove leve.
Poi è una commedia ― e conoscendo il boring Board l’occasione va colta.
Poi basta Spider Man.

Ah, vorrei rivolgere un dai-che-ce-la-fai al Fellow Nicomico che, nonostante la residenza fra i grizzly della Valsugana, ha promesso di scendere a Trentoville-valle più spesso. Col Board, ha già pianificato un happening live tipo Fluxus tra recitazione e scrittura che non ve lo potete nemmeno immaginare… Io ve lo dico sempre che Lez Muvi pullula di geni… Grande Nicomico! 🙂

E adesso, Moviers, basta anche con il feeling-blue, tiriamoci su! Fatevi una nuotatina nel Movie Maelstrom, pescate dalle acque cristalline la cassettina che vi ho preparato, e poi asciugatevi in zona “Riassunto”. Io per ora vi saluto, vi ringrazio, e vi mando dei saluti che stasera sono misereremiseromeperòbrindoallavitamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard

Eccovi la cassettina che ho registrato con tanto adolescenziale amore per voi 🙂

LATO A

http://www.youtube.com/watch?v=n4kpqDF9j6Q

http://www.youtube.com/watch?v=JuMlHdxiIZ8

http://www.youtube.com/watch?v=vdB-8eLEW8g

http://www.youtube.com/watch?v=_i-gcWdBUb8

LATO B

http://www.youtube.com/watch?v=m60-Zs0JCnE

http://www.youtube.com/watch?v=vOMSmmRLjJI

Vi aggiungo una chicca raffinatissima che qualcuno mi ha regalato  http://www.youtube.com/watch?v=qPMnd32zzS4&feature=related

E per finire un pezzo reggae che ha fatto e fa impazzire il Board (non so se sia reggae, ma l’effetto è il driving-the-Board-crazy) http://www.youtube.com/watch?v=2w9Zb7w7FVE   

CENA TRA AMICI: una casa confortevole in un quartiere elegante di Parigi, amici e familiari, un futuro padre, una cena insieme: potrebbe essere la solita tranquilla serata, ma una banale domanda darà l’inizio a un catena di conseguenze inimmaginabili. Vincent (Patrick Bruel) è un quarantenne agente immobiliare di successo che sta per diventare padre per la prima volta ed è ovviamente la star della serata. Gli altri partecipanti iniziano a bombardarlo di domande sulla sua prossima paternità. Ma quando gli chiedono che nome ha scelto per il nascituro la risposta di Vincent scatena un putiferio e…

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Let’s Movie CXXVII

Let’s Movie CXXVII

MARLEY
di Kevin Macdonald
UK, 2012, 144’
Lunedì 2/Monday 2
21:30/9:30 pm
Multisala Modena/Smelly Modena

Famolineri Fellows,

Attenzione attenzione… Questo movie-message non vi arriva nella solita bottle della domenica sera ma con il corriere notturno del sabato notte. Il Board si adegua agli impegni della Nazionale (altrimenti detta “Po-po-po-po-po-po-po”) e si prepara a passare una serata all’insegna del tricolore domani, pianificando le celebrations post-vittoria con un atto che da sempre vorrebbe mettere in pratica, ma che giammai ebbe il còre col fricico dentro per farlo ― la sbirraglia di Trentoville c’è sempre quando non deve e non c’è mai quando deve (tipo nel monitoraggio mono e bicicli in centro, per esempio, vero Mic? 🙁 ). Mi sto riferendo al bagno nella fontana in Piazza Duomo, o Piazza GromGrom che dir si voglia. Quindi Fellow Moviers, lasciatemi lanciare ufficialmente il Flash Mob del mese: se l’Italia vince (ma abbiamo dei dubbi??) ci si ritrova dopo la partita nelle chiare, fresche et dolci acque non del Petrarca ma di Nettuno, il tritone che si erge ittico sopra quella che sarà la jacuzzi più affollata della storia di Trentoville…
Tutti d’accordo?? Io ci trascino il Sergente Fed FFF, l’Honorary Member Mic,  il Fellow Truly Done, e l’Anarcozumi, ma conto di trovarvi numerosi… 😉
(Pensandoci, Let’s Movie è intrinsecamente un fenomeno di cine-flash mobbing, o no? C’è qualche Flash-Mobber  in sala che può aiutarci a capire? Dai, non fate i timidi… :-)).
Quindi allora deciso. Scarpe di gomma e via… E i Responsabili delle Sedi distaccate di Let’s Movie, tipo il Fellow Giak (Treviso e Oh-derzo), il Fellow Testone (Roma e Siena, dipende), il Movier Menagramo (Lodi), la Fellow Sky Blue (Bari), la Fellow Lagoon Leda (Venezia), il Fellow ‘O Principe (Napoli) e  gli innumerevoli sparsi in giro per il mondo (non è che possiamo citarli tutti eh), facciano lo stesso: trovino una fontana e ci si gettino dentro.

Detto questo, un’ultima considerazione di carattere civico-sociologico ispirata da questi Europei… Ma voi non pensate che l’Italia si trovi esattamente a metà strada fra la sgommata di capelli di Balotelli (che rende orgoglioso il padre putativo P.E. Barakus con tutta l’A-Team, ne siamo certi) e il calcio di rigore 100% Armani scucchiaiato da Pirlo contro l’Inghilterra? Io credo davvero che l’Italia stia proprio lì in mezzo. Trash&posh… Sappiatemi dire che ne pensate…

Ma ora Fellows sciolti da Caronte, fatemi recapitare ‘sto pacco di gratitudine che eccede le misure stabilite dalla legge alle Fellows che martedì si sono presentate a Let’s Movie (il primo vero esperimento di cine-Flashmobbing della storia, se dalla sala nessuno si oppone…).
Il Board arriva alle 8:59 pm in condizioni di disidratazione avanzata davanti a un Robin e a un Mastrantonio prontissimi a spalanacargli la porta della Sala Rianimazione, ehm no, della Sala Due. Anche stavolta credevo nella solitudine dei numeri primi (ma l’avete colto il livello di smargiassaggine di questa?!! 🙂 ), e invece, nell’ultima fila… Eccole lì! La Fellow Chocolate, da questa settimana Chili Chocolate, grazie alla nuova golosissima sfumatura color chili del capello (la cioccolata al peperoncino mi si dice essere il non plus ultra, quindi vorrei far notare l’abilità della della nostra Fellow, che ha saputo combinare style&taste). Insieme a lei, la nobilissima Movier Milanie-de-Monaco, che ci ha onorato della sua regale presenza ― gli impegni nobiliari la costringono a disertare Let’s Movie, ma quando si organizza la Royal Smemoranda e si materializza, noi suoniamo trombe e spargiamo petali tutt’intorno (laviamo anche piedi, in caso di necessità).
Ringrazio anche la Honorary Member Mic in versione Zeno Cosini, ancora affetta e afflitta da piede claudicante: eri lì con noi nello spirito, Mic, dico davverucamente… 🙂

Sapete, mi dispiace che così poche persone in Italia e nel mondo siano andatea vedere“Molto forte, incredibilmente vicino”. Parlando con il Mastro, mi diceva che il film non è per nulla frequentato. E anch’io, leggiucchiando qua e là, ho scoperto che negli Stati Uniti è stato accolto molto freddamente sia da pubblico che da critica. E lo stesso dicasi qui in Italia. A uscita sala, dopo che il film si è meritato un totale di sei movier-pollici su, io, la Chocolate, la Milanie, Mastro e Robin ci siamo chiesti il perché di tanto polonord nei confronti di un film realizzato così bene…Ma voglio dire, proprio bene bene…. Sapete no, come quelle case, che sono solide, ma nello stesso tempo eleganti, e che hanno una loro coerenza, dalla cantina al solaio passando per ballatoi e controsoffitti (Fellow Testone, questa era per te, architettonicamente preso come sei).

Io non ho letto il romanzo di Froer alla base della sceneggiatura, ma il film mi è sembrato ben calibrato, equilibrato, forte (incredibilmente vicino anche…battutone). La Fellow Milanie ha sapientemente commentato: “È circolare. Alla fine il cerchio si chiude”. Verissimissimo. Alla fine, dal caos che Oskar, il ragazzino protagonista si trova ad affrontare dopo la morte del padre nella caduta delle Torri Gemelle, si passa a un ordine. Non al senso, all’ordine. Il senso e la ricerca del senso sono travi portanti del film (manteniamoci in metafora edile, dai). E forse per questo mi sono sentita coinvolta ― il senZo e la ricerca del senZo, come tanti Fellows sanno, è alla base delle mie fisime più fisime da molti anni (ma non credo di essere la sola filo-fisima, ahimé… ). Pensate un ragazzino “non normale”, ovvero, un ragazzino che ha già di suo mille paure (di tutto, mezzi pubblici, denti rotti, gente che corre, bambini che urlano…) e che si vede portare via il padre (adorato) nel crollo di una delle Twin Towers. Oskar è talmente intontito dallo smarrimento e dal non-senso che, per sopravvivere, trova il modo di trovare il senso ― c’è un che di darwiniano in questo. E la ripetizione di “trovare” non è casuale. Oskar si imbatte per caso in una chiave del padre e si mette a cercare per la città il buco della serratura che quella chiave può aprire: per Oskar è una specie di ultima caccia al tesoro lasciatagli dal padre. E il film è la ricerca spasmodica, meticolosa, organizzatissima, folle di questo ragazzino per le vie di New York, dove incontrerà persone e storie e dolori e speranza. “Se il sole esplodesse, impiegheremmo otto minuti per accorgercene”. Questo dice Oskar all’inizio: la ricerca del proprietario del buco della serratura è come fare in modo che gli otto minuti non finiscano mai….È come tenere il padre vicino. Il sole acceso…

C’è molta fiaba, molto Verne. Ma anche molto BildungSroman (si può dire senza suonare insopportabilmente liceali??), cioè romanzo di formazione: Oskar, cercando un buco della serratura, cerca il padre che ha perso e cerca di scendere a patti con l’insulsaggine, e anche la crudeltà, del vivere. Scopre tante cose alla fine. Scopre il buco della serratura della chiave; scopre che la madre non è l’apatica che credeva: anzi, sapere che lei l’ha anticipato in tutte le sue peregrinazioni newyorkesi gli rivelerà una figura di madre del tutto nuova; scopre suo nonno (ma non vi aggiungo altro per non rovinarvi la trama, che ogni volta mi rendo conto a posteriori di avervi rovinato!); scopre che il dolore può essere superato attraverso un’operazione di smaltimento costruttiva come quella sostenuta da lui.

E anche noi spettatori scopriamo una cifra di cose! Che un dramma come quello dell’11 settembre deve cominciare ad essere raccontato così, attraverso storie piccole, singole. Film apocalittici come “United 93” o documentaristico-lacrimevoli come “Fahrenheit 9/11” non colgono la vera essenza di un atto che ha devastato una città e un paese ― e che di riflesso ha cambiato la vita a tutto l’occidente, e non solo. Purtroppo la Storia non è esorcizzabile in un atto di volontà civica. Un monumento ai caduti o un dì di festa non aiutano a superare una violazionecosì grande. Bisogna far uscire il dolore singolo, personalizzarlo: solo attraverso nomi e connotati e dettagli e Mario Rossi e JohnSmith si dà un volto alla tribolazione, e si può elaborare un dramma. L’accoglienza di ghiaccio del film di cui parlavo prima mi fa capire che gli USA non sono ancora pronti a riprendere in mano il discorso ― onestamente non posso credere che tutto dipenda dall’antipatia che Hollywood ha sviluppato, non si sa bene perché, nei confronti del povero Tom Hanks, che magari non avrà azzeccato qualche film degli ultimi, ma rimane pur sempre Forrest-corri-Forrest-Gump. Gli Stati Uniti faticano ancora a guardare quel giorno, e a parlarlo. È come se ci fosse stato un black-out, una specie di shock collettivo che ha portato via la voce, nonostante i tanti libri scritti, le trasmissioni mandate in onda e i tour organizzati a Ground Zero… E non penso che il mutismo del nonno di Oskar sia un caso ― nulla è mai casuale in un libro o in un film…

Comunque vi consiglio seriamente di vedere “Molto forte incredibilmente vicino”. Sia per la bravura del ragazzino che interpreta Oskar ― Daldry ha un vero talento nello scovare talenti, pensate a Billy Elliot. Sia per le idiosincrasie del personaggio che sono semplicemente adorabili, così come adorabile (e invidiabile) è il rapporto con il padre. Bastano pochi minuti per far capire il tipo di relazione che c’è fra i due e il vuoto che la morte del padre lascerà in Oskar― “la guerra degli ossimori” che combattevano mi ha commosso profondamente…Chi non vorrebbe combattere la guerra degli ossimori con il proprio padre?? Ammetto che forse qui la figura paterna viene un po’ troppo mitizzata, ma what the hell, per una volta che c’è un padre così, cavolo, godiamocelo!

Ci sono tanti spunti, in realtà. Alla fine Oskar dice, a proposito delle delusioni, “Meglio averle avute, che non averle avute”. Sembra una frase banale. Ma pensateci un po’… Piuttosto del nulla, la delusione… E forse Oskar ha ragione. Forse provare è sempre meglio di non provare, indipendentemente dal risultato…. (Mmmm, ma allora mi chiedo, aver visto il calvario “C’era una volta in Anatolia” è stato meglio di non averlo visto?? Credo di sapere cosa mi risponderebbe la Honorary Member Mic con un accento insolitamente romanesco… qualcosa tipo “ma vedi d’annatene”… 🙁 ).

E ora son tutta in fermento perché vi sto per proporre un titolo che pensavo sarebbe rimasto a languire nell’harbour di Kingston tra ganja e berretti di lana oro-rosso-verde-nero per l’eternità, amen

MARLEY
di Kevin Macdonald

Presentato in anteprima all’ultimo Festival di Berlino e vincitore del Premio Biografilm 2012, questo attesissimo biopic racconta la vita e le gesta di King Bob, padre supremo di santo Reggae. Questo sarebbe il film ideale per la Fellow Archibugia Katrin, che scoprì le gioie della musica reggae col Board in quel della Busa Bel-Air nei tempi in cui “No Woman No Cries” e “I shot the Sheriff” elettrizzavano orde di ciofani spleeniani… 🙂 Sarebbe bellissimo averla a Trentoville, per quanto lo shabby Smelly Modena non possa nulla contro il Luxe Luxe Deluxe del magnate Mastrantonio.

Una comunicazione di servizio alla Fellow Cavallapazza Cavalleri: come vedi questa settimana il film cade di lunedì, quindi non c’è yoga del mercoledì che tenga… Quanto puoi essere felice da 1 a 10??! 🙂

Ah, questo messaggio viaggia sabato notte anche per darvi modo e tempo di organizzarvi per “Marley” lunedì sera… Lez Muvi pensa a tutto… 🙂

E ora Fellows, get up stand up, è ora di andare a scaldarsi un po’ a boArdo campo… Speriamo che Mario sbalotelli a destra e a manca, e che impari a sorridere di più…. Abbinasse il sorriso a quella schiena leonardesca che si ritrova potrebbe addirittura far scordare la sgommata crino-craniale… 😉

Come sempre, grazie dell’ascolto, my Muviers. Il riassunto è lì, all’harbour di Kingston, pronto per l’imbarco, oltre il Maelstrom, e i saluti, questa settimana, sono antibericamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard

Getto nel Maelstrom lo spiegone di ComeAlong che vi è arrivato con l’Eeeeeeeedizione Straordinariaaaaaa di martedì, ed esorto i Fellows a provarlo, come ha fatto la Fellow Chili Chocolate… 😉

“ComeAlong è una applicazione per Facebook e Android (e a brevissimo anche iphone) che ti permette di andare al cinema Astra avendo i posti migliori e ad un prezzo scontato. Puoi anche avvisare con un click i tuoi amici per dire che stai andando al cinema, nel caso loro vogliano comealong. Puoi anche dire cosa pensi di un film e accedere a recensioni, anche dei tuoi amici. E, udite udite, tra breve saranno anche integrati i rating di letsmovie.

L’applicazione è sviluppata da un team dell’università di Trento ed è disponibile per il Cinema Astra di Trento.
Vai  su http://www.comealong.me/ per scaricare e accedere a ComeAlong, e per saperne di più!

MARLEY: Bob Marley. La sua musica e il suo messaggio di amore e redenzione sono conosciuti in tutto il mondo e la sua storia è stata finalmente riportata in vita grazie al lavoro e al talento di Kevin Macdonald. Il fascino universale di Bob Marley, il suo impatto sulla storia della musica e il suo ruolo di profeta politico e sociale restano ineguagliati. La sua musica e il suo messaggio trascendono le barriere culturali, linguistiche e religiose, echeggiando ancora oggi in tutto il mondo, con la stessa forza di quando lui era ancora in vita. Solo pochissimi musicisti hanno avuto un impatto così forte sulla cultura e Bob Marley, nonostante la breve vita, è tra questi.

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