Let’s Movie CXXIX

Let’s Movie CXXIX

MARIGOLD HOTEL
di John Madden
USA 2012, 123’
Giovedì 19/Thursday 19
21:30/9:30 pm
Cortile Palazzo Thun, Via Belenzani 19

Riporto paro paro: “Biglietto d’ingresso: euro 4 / vendita biglietti a partire dalle 20.30 del giorno dello spettacolo fino ad esaurimento dei posti disponibili / in caso di maltempo lo spettacolo sarà annullato” (ma tanto noi Moviers ce ne infischiamofrancamente)

Minoici Moviers,

Sì ma dov’è la calura, quella che qualche scrittore degli anni ’60 chiamava canicola e qualche meteostorico pazzo caligola? Dov’è il caldo che fa diventare dolore anche solo alzarsi dalla sedia per via del retro-coscia diventato one-man one-heart con le sedute, che in estate sono immancabilmente di pelle o di quel metallo che ti griglia le carni tipo barbecue pret-à-manger? Dov’è finito quel caldo che trasforma in armi di distruzioni di massa tutti i capi di abbigliamento? No perché qui nel Regno dei Trentatré Trentini Rimasti (adesso vi spiegate anche per cosa sta RTTR), a parte tre o quattro giorni di caligola abbastanza violenta qualche settimana fa, siamo in balia di sporadici ma regolari nubifragi che da piccoli fenomi circoscritti sono passati ad immancabile appuntamento della giornata, rimpiazzando altre attività di rito quali, il telegiornale, il Cynar dopo il pasto, la briscola prima del letto (qualcuno mi spiegherà come mai io abbia tutti ‘sti anni ’60 in testa io).

Quindi la domanda è una. Ma dov’è finito Minosse??

Vorrei subito tranquillizzarvi in merito a un’altra sparizione: Mastrantonio non è partito per nessun tipo di cine-pellegrinaggio verso mete californiane o costazzurrine. Aleggia piuttosto nell’aere trentina, e quando può infila i pedali di qualche bat-bike (speriamo anche assiame al suo Robin) e si fa qualche bella ciclettata. E poi vi chiedete perchè il Mastro ha un ruolo così cardine in Let’s Movie…Cavolo, guardate come pratica il cine movi(e)mento! Sappiate comunque che gli ho debitamente ricordato che Trentoville senza la coppia Astra&Mastro è tristemente senza sale (e qui il premio per il battutone dell’estate 2012 non me lo toglie nessuno!! :-)).

Ma veniamo a voi, vittime sacrificate alle lungaggini critiche del Board… Lunedì è stato un lunedì di grande giubilo! Tipo trombe strombazzanti e ― come amo plagiare ― palafreni e dame e i cavallieri e l’armi, gli amori.
L’Honorary Member Mic ha sfidato l’aria horror da era-una-notte-buia-e-tempestosa e ha raggiunto lo Smelly in bicicletta. Sono dimostrazioni di sacrificio per la causa che la dicono lunga sul commitment del CdA. 🙂  Ma non è finita qui. La Fellow Vaniglia, non solo si è presentata (ed è già tanto in sé), ma si è presentata con una nuova Fellow ― il Movier-recruiting ormai è diventata un’attività che riserva delle soddisfazioni notevoli per gli stessi recruiters che, con sorriso splendidamente diabolico, aiutano il Board a gettare le povere anime nel girone dei “poracci”. La Fellow Vaniglia si è distinta per aver avvisato ― “stasera ti porto una nuova Movier”, ghignò mefistofelica al telefono ― e per aver circuito una Fellow sua gemella in quanto a conformazione vanigliosa:  Martina, di qui in avanti e per l’eternità la Movier Mammamartina, è bionda che più bionda non si può! Potete immaginare quindi che scena vedere incedere verso l’angolo Let’s Movie dello Smelly queste due shining blondies! Che non sono blondies tipo Barbie-fuori-con-il-nulla-dentro, sia chiaro. È  un biondo carta da pacco che contiene tesori&saperi, non cartacrespa da Pamela Anderson. Scusate ma la distinzione andava  fatta.
Sono  quindi fiera del diabolico lavoro svolto dalla nostra Vaniglia ― non so se lo sapevate, ma il prefisso per chiamare Let’s Movie è 666 😉 ― e do il benvenuto alla Movier Mammamartina, a cui abbiamo già spiegato l’articolo del 41-bis lezmuviano, altrimenti noto come il “Bye-bye freedom” ai Moviers carcerati,  che nessuna Cassazione o grazia o decreto riuscirà mai ad abolire od emendare. Abbiamo però anche ricordato che Let’s Movie è un Alcatraz all-comforts verso cui ― e non “da cui” ― noi siamo TUTTI ben lieti di fuggire una volta a settimana (ho detto TUTTI!).

Ho tirato un sospiro di sollievo quando “Cena tra amici” è risultato essere il successo che avevo sperato fosse (ma temuto non fosse). Avevamo seguito lo stesso andamento con “Piccole bugie fra amici”, film tanto pubblicizzato quanto cannato. E proprio di “Piccole bugie tra amici” il film “Cena fra amici” (par di stare all’otorio con tutta ‘sta friendship) condivide  l’inizio: una vespa che percorre le vie di Paragi, passando davanti a luoghi noti e meno noti. Ma la somiglianza, fortunatamente, si ferma lì: “Cena tra amici” è, in verità, primo cugino di “Carnage”, e il loro rapporto consanguineo esce fuori nell’unità di tempo-spazio-luogo, così come nella lenta (ma non troppo!) distruzione di un ordine solo apparente a seguito di un casus belli. Ma se nella casa brooklyniana di Polanski si scontravano due coppie di sconosciuti ritrovatesi per sistemare una questione di figli maneschi, qui, nell’appartamento parigino molto bourgeois di Pierre e Babu (oh sarebbe bellissimo chiamarsi Babu Board!), si ritrovano a cena un gruppo di amici storici, Pierre (pvofessove molto sinistva colta, molto amo i povevi ma vivo nel secondo avvondissement), Babu (insegnante-casalinga disperata per via di un marito assente e mille-e-un rimpianti non detti), Vincent (il buffone brillante e affascinante della compagnia), sua moglie Anna (molto chic e molto posh) e l’amico Claude (musicista simil-gay, ma affatto gay).

Di “Carnage” avevamo scritto così: “…lo scopo è proprio dimostrare, nel corso del film, il rapsodico — non graduale, rapsodico — deboArdamento dai limiti imposti dall’etichetta civilizzatrice e perbenista della società occidentale contemporanea. Rapsodico, dicevo, perché non c’è una gradualità nel progetto di sfacelo che seguono i personaggi — non un dall’ordine-al-disordine-passetto-dopo-passetto, per intenderci”. (Parentesi, rileggermi è un’esperienza dell’horror, altro che notte-buia-et-tempestosa..! 🙁 ). Il film altalenava fra convenzionalismi più estremi, brutalità massima di commenti razzisti e garbo ghandiano. “Cena tra amici” itinera fra i vari personaggi e li osserva, uno per uno, con una spietatezza e un occhio clinico da far invidia al più grande degli scettici.

Il pomo della discordia è rappresentato dal nome che Vincent dice di aver scelto per il figlio nascituro ― infatti il film in francese s’intitola “Le Prénom”, il nome. Adolf, o meglio Adolphe. È una provocazione da parte del burlone Vincent, ma l’argomento innesca una discussione di carattere filosofico-etico su quanto un nome non sia mai solo un nome, ma anche una specie di imbuto che convoglia storia, discriminazioni, giudizi&pregiudizi. Il ragionamento che porta Vincent a difendere “Adolf” è quanto mai lineare nella sua estremizzazione: se è scorretto dare il nome di un dittatore a un bambino (Adolf) allora non ci dovrebbero essere nemmeno bambini che si chiamano Josef. No perché quello  era il nome di Stalin…E, dopo aver aggiunto comicamente: “E Pol? Pol di Polpot” (!), commenta, convinto: “Tutto  quello che facciamo è politica ― ha un aspetto pubblico”. Pertanto lui chiamerebbe il figlio Adolphe/Adolf come (re)azione contro chi ha fatto un mito di Hitler, demitizzandone il nome, e come atto di ribellione nei confronti dell’intelligentia snob parigina incarnata da Pierre, che in effetti ha chiamato i figli con nomi “originali” (Myrtille e Apollon) per distinguerli dalla massa e dimostrando, così facendo, di dare peso alla distinzione di classe…

Sorgono tante domande a questo proposito. Quanto è “violento”, come gesto, dare il nome a un bambino? Quanto può incidere un nome su un essere umano nuovo di zecca come un neonato? In quale misura il nome determina il comportamento che gli altri assumeranno nei suoi confronti? Quanto di sociale c’è in questo, e quanto di personale?

Mi piacerebbe che quest’elenco d’interrogativi facesse un po’ riflettere i genitori dotati di un sense of humour quanto mai perverso, che trasformano la scelta del nome a mero atto di malsano&meschino divertimento alle spese della prole, ridendosela molto davanti alla possibilità di chiamare il proprio pargolo Raniero se portano per cognome Ranieri, o Dario e Dina per una coppia di gemelli con cognome Lampa ― e non citiamo i Vacca che chiamano le figlia Vera… Non credo che i pargoli in oggetto si facciano delle grasse risate dovendo giustificare l’atto di malsano&meschino divertimento genitoriale ogni singolo giorno della loro vita….

Nel caso di “Cena tra amici” la questione del nome è un pretesto, funge da miccia che accende tutta una serie di segreti, non detti, ipocrisie. E fomenta una vera e propria guerra fra gli invitati ― ah, non cito nemmeno il macro film di riferimento, “La cena dei cretini”, ça va sans dire…. E si procede con la rotazione del focus sui vari personaggi ― scelta che ho molto apprezzato perché permette di “vedere” individualmente i personaggi. A turno, finiscono sul banco degli imputati, mentre gli altri, sempre a turno, infilano tocco e toga e fanno una sorta di processo che sfocia ―a ogni singolo personaggio!― in bagarre. E credetemi quando vi dico che questo significa una battuta dietro l’altra per due ore! Vetriolo puro che va giù che è una meraviglia, grazie a dei tempi comici calcolati al millimetro, e alla recitazione orchestrata ad arte dai due registi ―Borsalino d’Oro alla coppia registica esordiente: noi Moviers non la smettevamo più di fare chapeau. 🙂 È interesante notare come l’incrinazione di un ordine, porti al patatrac, alla rottura del vaso di Pandora. Esce tutto. Realtà scomode (l’affair tra Claude e la madre di Babu e Vincent), realtà non dette (la tirchieria di Pierre, la spocchia di Vincent, il menifreghismo di Anna, la gaytudine di Claude), realtà ignorate (la frustrazione di Babu, che chiude platealmente la cena). Se in altre occasioni vi supplico di recuperare il film di cui sto intessendo le lodi, questa volta lo faccio con enfasi doppia. Primo perché è una commedia, e quindi ve la spasserete alla grande, e secondo perché avrete la possibilità di sviluppare una riflessione sullo status quo della commedia italiana attraverso il paragone con quella dei cugini di campagna gallica. Cioè, noi pensiamo a “commedia italiana 2012” e ci vengono in mente “Benvenuti al NordSudOvestEst” (scusate, interferenze di categoria 883), “Com’è bello far l’amore”, “Ti stimo molto”, “Maschi contro femmine”… Per una volta io che over-commento sempre tutto, posso trincerarmi dietro un “no comment”? …Per carità ci sono anche rare e preziosissime mosche bianche, tipo “Scialla!”. Ma il confronto qualitativo e quantitativo con i francesi non regge… Quindi, sotto l’ombrellone (o l’ombrello, in questi giorni), sviluppate pure la riflessione… 😉

Soci fondatori della lega “Salviamo Minosse”, istituita per difendere il porello dai cicloni che ciclano sul nord-est, decidiamo di infischiarcenefrancamente e di proporre un film(ettino) all’aperto.

MARIGOLD HOTEL
di John Madden

Premessa. Quando il film uscì, a marzo, lo evitammo con quell’atteggiamento chirurgico proprio dei Board quando tastano un film che potrebbe nascondere l’appendice finale “(ettino)”… E in effetti, “Marigold Hotel” corre seriamente quel rischio. Ma

  1. Muoriamo dalla voglia di tornare nel cortile interno di Palazzo Thun. L’esperienza ci fa molto drive-in senza driving-in. E ci aiuta a sostenere il porello Minosse.
  2.  Muoriamo dalla voglia di tornare nel cortile interno di Palazzo Thun. L’esperienza ci fa molto drive-in senza driving-in. E ci aiuta a sostenere il porello Minosse.
  3. Muoriamo dalla voglia di tornare nel cortile interno di Palazzo Thun. L’esperienza ci fa molto drive-in senza driving-in. E ci aiuta a sostenere il porello Minosse.

Mi sembra che tre motivazioni possano bastare… 😉

Prima di concludere, lasciatemi salutare l’Anarcozumi. È da un po’ che non la sentite, ma non vi preoccupate, c’è e sta bene. Solo che,  a quanto pare, i produttori cinematografici d’Italia e dintorni si litigano il Trentino per ambientarci le loro produzioni cinematografiche (eh, i gusti son gusti), quindi la povera Anarco è costretta a moviemacinarsi chilometri su chilometri da un set all’altro. Non dimentichi mai, la nostra Anarchica, che anche se minaccia di ribaltare il CdA a ogni occasione, Let’s Movie è sommamente fiero di lei e del suo lavoro. Go Zu, go, go, go! 🙂

E ora miei Moviers, fortunati discendenti della civiltà minoica, come sempre vi dico grazie delle orecchie che prestate a questo giullare che vi scrive la domenica sera invece di fare quello che tutti i comuni mortali fanno la domenica sera (ma cosa fanno i comuni mortali la domenica sera?!) ― vi ermetizzo un riassunto in un Tupperware che potete portarvi comodamente in spiaggia, o farne schiscetta se siete ancora in ufficio, e vi porgo dei saluti che stasera sono doricojonicocorinzianamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MARIGOLD HOTEL: Un gruppo di pensionati britannici parte per l’India per trascorrere un periodo in quello che credono sia un albergo di recente restaurato. In realtà l’Hotel si rivela meno lussuoso di quanto appariva nella pubblicità, ma comincia lentamente e in modo inatteso, ad affascinare i pensionati.

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