Let’s Movie CXXVII

Let’s Movie CXXVII

MARLEY
di Kevin Macdonald
UK, 2012, 144’
Lunedì 2/Monday 2
21:30/9:30 pm
Multisala Modena/Smelly Modena

Famolineri Fellows,

Attenzione attenzione… Questo movie-message non vi arriva nella solita bottle della domenica sera ma con il corriere notturno del sabato notte. Il Board si adegua agli impegni della Nazionale (altrimenti detta “Po-po-po-po-po-po-po”) e si prepara a passare una serata all’insegna del tricolore domani, pianificando le celebrations post-vittoria con un atto che da sempre vorrebbe mettere in pratica, ma che giammai ebbe il còre col fricico dentro per farlo ― la sbirraglia di Trentoville c’è sempre quando non deve e non c’è mai quando deve (tipo nel monitoraggio mono e bicicli in centro, per esempio, vero Mic? 🙁 ). Mi sto riferendo al bagno nella fontana in Piazza Duomo, o Piazza GromGrom che dir si voglia. Quindi Fellow Moviers, lasciatemi lanciare ufficialmente il Flash Mob del mese: se l’Italia vince (ma abbiamo dei dubbi??) ci si ritrova dopo la partita nelle chiare, fresche et dolci acque non del Petrarca ma di Nettuno, il tritone che si erge ittico sopra quella che sarà la jacuzzi più affollata della storia di Trentoville…
Tutti d’accordo?? Io ci trascino il Sergente Fed FFF, l’Honorary Member Mic,  il Fellow Truly Done, e l’Anarcozumi, ma conto di trovarvi numerosi… 😉
(Pensandoci, Let’s Movie è intrinsecamente un fenomeno di cine-flash mobbing, o no? C’è qualche Flash-Mobber  in sala che può aiutarci a capire? Dai, non fate i timidi… :-)).
Quindi allora deciso. Scarpe di gomma e via… E i Responsabili delle Sedi distaccate di Let’s Movie, tipo il Fellow Giak (Treviso e Oh-derzo), il Fellow Testone (Roma e Siena, dipende), il Movier Menagramo (Lodi), la Fellow Sky Blue (Bari), la Fellow Lagoon Leda (Venezia), il Fellow ‘O Principe (Napoli) e  gli innumerevoli sparsi in giro per il mondo (non è che possiamo citarli tutti eh), facciano lo stesso: trovino una fontana e ci si gettino dentro.

Detto questo, un’ultima considerazione di carattere civico-sociologico ispirata da questi Europei… Ma voi non pensate che l’Italia si trovi esattamente a metà strada fra la sgommata di capelli di Balotelli (che rende orgoglioso il padre putativo P.E. Barakus con tutta l’A-Team, ne siamo certi) e il calcio di rigore 100% Armani scucchiaiato da Pirlo contro l’Inghilterra? Io credo davvero che l’Italia stia proprio lì in mezzo. Trash&posh… Sappiatemi dire che ne pensate…

Ma ora Fellows sciolti da Caronte, fatemi recapitare ‘sto pacco di gratitudine che eccede le misure stabilite dalla legge alle Fellows che martedì si sono presentate a Let’s Movie (il primo vero esperimento di cine-Flashmobbing della storia, se dalla sala nessuno si oppone…).
Il Board arriva alle 8:59 pm in condizioni di disidratazione avanzata davanti a un Robin e a un Mastrantonio prontissimi a spalanacargli la porta della Sala Rianimazione, ehm no, della Sala Due. Anche stavolta credevo nella solitudine dei numeri primi (ma l’avete colto il livello di smargiassaggine di questa?!! 🙂 ), e invece, nell’ultima fila… Eccole lì! La Fellow Chocolate, da questa settimana Chili Chocolate, grazie alla nuova golosissima sfumatura color chili del capello (la cioccolata al peperoncino mi si dice essere il non plus ultra, quindi vorrei far notare l’abilità della della nostra Fellow, che ha saputo combinare style&taste). Insieme a lei, la nobilissima Movier Milanie-de-Monaco, che ci ha onorato della sua regale presenza ― gli impegni nobiliari la costringono a disertare Let’s Movie, ma quando si organizza la Royal Smemoranda e si materializza, noi suoniamo trombe e spargiamo petali tutt’intorno (laviamo anche piedi, in caso di necessità).
Ringrazio anche la Honorary Member Mic in versione Zeno Cosini, ancora affetta e afflitta da piede claudicante: eri lì con noi nello spirito, Mic, dico davverucamente… 🙂

Sapete, mi dispiace che così poche persone in Italia e nel mondo siano andatea vedere“Molto forte, incredibilmente vicino”. Parlando con il Mastro, mi diceva che il film non è per nulla frequentato. E anch’io, leggiucchiando qua e là, ho scoperto che negli Stati Uniti è stato accolto molto freddamente sia da pubblico che da critica. E lo stesso dicasi qui in Italia. A uscita sala, dopo che il film si è meritato un totale di sei movier-pollici su, io, la Chocolate, la Milanie, Mastro e Robin ci siamo chiesti il perché di tanto polonord nei confronti di un film realizzato così bene…Ma voglio dire, proprio bene bene…. Sapete no, come quelle case, che sono solide, ma nello stesso tempo eleganti, e che hanno una loro coerenza, dalla cantina al solaio passando per ballatoi e controsoffitti (Fellow Testone, questa era per te, architettonicamente preso come sei).

Io non ho letto il romanzo di Froer alla base della sceneggiatura, ma il film mi è sembrato ben calibrato, equilibrato, forte (incredibilmente vicino anche…battutone). La Fellow Milanie ha sapientemente commentato: “È circolare. Alla fine il cerchio si chiude”. Verissimissimo. Alla fine, dal caos che Oskar, il ragazzino protagonista si trova ad affrontare dopo la morte del padre nella caduta delle Torri Gemelle, si passa a un ordine. Non al senso, all’ordine. Il senso e la ricerca del senso sono travi portanti del film (manteniamoci in metafora edile, dai). E forse per questo mi sono sentita coinvolta ― il senZo e la ricerca del senZo, come tanti Fellows sanno, è alla base delle mie fisime più fisime da molti anni (ma non credo di essere la sola filo-fisima, ahimé… ). Pensate un ragazzino “non normale”, ovvero, un ragazzino che ha già di suo mille paure (di tutto, mezzi pubblici, denti rotti, gente che corre, bambini che urlano…) e che si vede portare via il padre (adorato) nel crollo di una delle Twin Towers. Oskar è talmente intontito dallo smarrimento e dal non-senso che, per sopravvivere, trova il modo di trovare il senso ― c’è un che di darwiniano in questo. E la ripetizione di “trovare” non è casuale. Oskar si imbatte per caso in una chiave del padre e si mette a cercare per la città il buco della serratura che quella chiave può aprire: per Oskar è una specie di ultima caccia al tesoro lasciatagli dal padre. E il film è la ricerca spasmodica, meticolosa, organizzatissima, folle di questo ragazzino per le vie di New York, dove incontrerà persone e storie e dolori e speranza. “Se il sole esplodesse, impiegheremmo otto minuti per accorgercene”. Questo dice Oskar all’inizio: la ricerca del proprietario del buco della serratura è come fare in modo che gli otto minuti non finiscano mai….È come tenere il padre vicino. Il sole acceso…

C’è molta fiaba, molto Verne. Ma anche molto BildungSroman (si può dire senza suonare insopportabilmente liceali??), cioè romanzo di formazione: Oskar, cercando un buco della serratura, cerca il padre che ha perso e cerca di scendere a patti con l’insulsaggine, e anche la crudeltà, del vivere. Scopre tante cose alla fine. Scopre il buco della serratura della chiave; scopre che la madre non è l’apatica che credeva: anzi, sapere che lei l’ha anticipato in tutte le sue peregrinazioni newyorkesi gli rivelerà una figura di madre del tutto nuova; scopre suo nonno (ma non vi aggiungo altro per non rovinarvi la trama, che ogni volta mi rendo conto a posteriori di avervi rovinato!); scopre che il dolore può essere superato attraverso un’operazione di smaltimento costruttiva come quella sostenuta da lui.

E anche noi spettatori scopriamo una cifra di cose! Che un dramma come quello dell’11 settembre deve cominciare ad essere raccontato così, attraverso storie piccole, singole. Film apocalittici come “United 93” o documentaristico-lacrimevoli come “Fahrenheit 9/11” non colgono la vera essenza di un atto che ha devastato una città e un paese ― e che di riflesso ha cambiato la vita a tutto l’occidente, e non solo. Purtroppo la Storia non è esorcizzabile in un atto di volontà civica. Un monumento ai caduti o un dì di festa non aiutano a superare una violazionecosì grande. Bisogna far uscire il dolore singolo, personalizzarlo: solo attraverso nomi e connotati e dettagli e Mario Rossi e JohnSmith si dà un volto alla tribolazione, e si può elaborare un dramma. L’accoglienza di ghiaccio del film di cui parlavo prima mi fa capire che gli USA non sono ancora pronti a riprendere in mano il discorso ― onestamente non posso credere che tutto dipenda dall’antipatia che Hollywood ha sviluppato, non si sa bene perché, nei confronti del povero Tom Hanks, che magari non avrà azzeccato qualche film degli ultimi, ma rimane pur sempre Forrest-corri-Forrest-Gump. Gli Stati Uniti faticano ancora a guardare quel giorno, e a parlarlo. È come se ci fosse stato un black-out, una specie di shock collettivo che ha portato via la voce, nonostante i tanti libri scritti, le trasmissioni mandate in onda e i tour organizzati a Ground Zero… E non penso che il mutismo del nonno di Oskar sia un caso ― nulla è mai casuale in un libro o in un film…

Comunque vi consiglio seriamente di vedere “Molto forte incredibilmente vicino”. Sia per la bravura del ragazzino che interpreta Oskar ― Daldry ha un vero talento nello scovare talenti, pensate a Billy Elliot. Sia per le idiosincrasie del personaggio che sono semplicemente adorabili, così come adorabile (e invidiabile) è il rapporto con il padre. Bastano pochi minuti per far capire il tipo di relazione che c’è fra i due e il vuoto che la morte del padre lascerà in Oskar― “la guerra degli ossimori” che combattevano mi ha commosso profondamente…Chi non vorrebbe combattere la guerra degli ossimori con il proprio padre?? Ammetto che forse qui la figura paterna viene un po’ troppo mitizzata, ma what the hell, per una volta che c’è un padre così, cavolo, godiamocelo!

Ci sono tanti spunti, in realtà. Alla fine Oskar dice, a proposito delle delusioni, “Meglio averle avute, che non averle avute”. Sembra una frase banale. Ma pensateci un po’… Piuttosto del nulla, la delusione… E forse Oskar ha ragione. Forse provare è sempre meglio di non provare, indipendentemente dal risultato…. (Mmmm, ma allora mi chiedo, aver visto il calvario “C’era una volta in Anatolia” è stato meglio di non averlo visto?? Credo di sapere cosa mi risponderebbe la Honorary Member Mic con un accento insolitamente romanesco… qualcosa tipo “ma vedi d’annatene”… 🙁 ).

E ora son tutta in fermento perché vi sto per proporre un titolo che pensavo sarebbe rimasto a languire nell’harbour di Kingston tra ganja e berretti di lana oro-rosso-verde-nero per l’eternità, amen

MARLEY
di Kevin Macdonald

Presentato in anteprima all’ultimo Festival di Berlino e vincitore del Premio Biografilm 2012, questo attesissimo biopic racconta la vita e le gesta di King Bob, padre supremo di santo Reggae. Questo sarebbe il film ideale per la Fellow Archibugia Katrin, che scoprì le gioie della musica reggae col Board in quel della Busa Bel-Air nei tempi in cui “No Woman No Cries” e “I shot the Sheriff” elettrizzavano orde di ciofani spleeniani… 🙂 Sarebbe bellissimo averla a Trentoville, per quanto lo shabby Smelly Modena non possa nulla contro il Luxe Luxe Deluxe del magnate Mastrantonio.

Una comunicazione di servizio alla Fellow Cavallapazza Cavalleri: come vedi questa settimana il film cade di lunedì, quindi non c’è yoga del mercoledì che tenga… Quanto puoi essere felice da 1 a 10??! 🙂

Ah, questo messaggio viaggia sabato notte anche per darvi modo e tempo di organizzarvi per “Marley” lunedì sera… Lez Muvi pensa a tutto… 🙂

E ora Fellows, get up stand up, è ora di andare a scaldarsi un po’ a boArdo campo… Speriamo che Mario sbalotelli a destra e a manca, e che impari a sorridere di più…. Abbinasse il sorriso a quella schiena leonardesca che si ritrova potrebbe addirittura far scordare la sgommata crino-craniale… 😉

Come sempre, grazie dell’ascolto, my Muviers. Il riassunto è lì, all’harbour di Kingston, pronto per l’imbarco, oltre il Maelstrom, e i saluti, questa settimana, sono antibericamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard

Getto nel Maelstrom lo spiegone di ComeAlong che vi è arrivato con l’Eeeeeeeedizione Straordinariaaaaaa di martedì, ed esorto i Fellows a provarlo, come ha fatto la Fellow Chili Chocolate… 😉

“ComeAlong è una applicazione per Facebook e Android (e a brevissimo anche iphone) che ti permette di andare al cinema Astra avendo i posti migliori e ad un prezzo scontato. Puoi anche avvisare con un click i tuoi amici per dire che stai andando al cinema, nel caso loro vogliano comealong. Puoi anche dire cosa pensi di un film e accedere a recensioni, anche dei tuoi amici. E, udite udite, tra breve saranno anche integrati i rating di letsmovie.

L’applicazione è sviluppata da un team dell’università di Trento ed è disponibile per il Cinema Astra di Trento.
Vai  su http://www.comealong.me/ per scaricare e accedere a ComeAlong, e per saperne di più!

MARLEY: Bob Marley. La sua musica e il suo messaggio di amore e redenzione sono conosciuti in tutto il mondo e la sua storia è stata finalmente riportata in vita grazie al lavoro e al talento di Kevin Macdonald. Il fascino universale di Bob Marley, il suo impatto sulla storia della musica e il suo ruolo di profeta politico e sociale restano ineguagliati. La sua musica e il suo messaggio trascendono le barriere culturali, linguistiche e religiose, echeggiando ancora oggi in tutto il mondo, con la stessa forza di quando lui era ancora in vita. Solo pochissimi musicisti hanno avuto un impatto così forte sulla cultura e Bob Marley, nonostante la breve vita, è tra questi.

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