Let’s Movie CXXXVI

Let’s Movie CXXXVI

BELLA ADDORMENTATA
di Marco Bellocchio
Italia, 2012, 115’
Mercoledì 12/Wednesday 12
21:00/9:00 pm
Astra/Mastrantonio

Mississippi Moviers,

Vi do subito le coordinate così vi coordinate (cominciamo bene…).

Mercoledì parto per un running pre-Let’s Movie con un cielo pulito che più pulito non si può, e mentre sono nel bel mezzo di un bosco boscoso sento di lontano , fra la pausa tra una canzone e l’altra, un brontolio. Certa certissima che non si tratti del mio stomaco (e anche voi), alzo gli occhi e toh, il cielo m’è diventato di uno strano color susina, molto poco “Dash” e molto tanto “Houston we have a problem”. Mi scatafascio verso casa, ma nel frattempo il cielo si apre ― il cielo non risparmia nessuno, figurarsi il Board nel bosco boscoso. Giusto il tempo di passare da una doccia all’altra e d’infilare i miei stivali in gomma rossi a quadri che fortunatamente danno una svolta alla serata.
Perché dovete sapere, Fellows, che con un paio di stivali di gomma (meglio se rossi, meglio se a quadri) voi diventate automaticamente Huckleberry Finn ― è un fenomeno appurato dalla fisica moderna. Indipendentemente dall’età che avete, dallo status sociale e professionale, dal sesso e dall’orientamento religioso (!), eccovi lì, dei kids. E l’Adige o l’Arno o il Tevere o il Sarca o il Po o il Monticano (Giak, CommunicascionChiara, I know, vi sconvolgo, I know :-)) o il Noce o la Laguna Venuta (o Blu per l’Anarcozumi, fra poco di ritorno in), diventano lui, il fiume che taglia la pancia dell’America, il fiume con più coppie di consonanti del mondo idrografico, il fiume che nasce in Minnesota e muore nel Golfo del Messico (noi che siamo cresciuti con quelli che nascono sul Monviso e sfociano nel mar Adriatico), lui, quello su cui il papà della letteratura americana moderna Mark-mito-Twain (e non lo dice un Baord qualunque, ma un Hemingway qualunque), ambientò il romanzo più fun di tutti i tempi. E quello, un Huckleberry Finn,  son diventata io, correndo (oh, moooolto correndo) da Mastrantonio mercoledì sera. E anche se mancavano la pagliuzza in bocca e i pantaloni lisi e il cappello di paglia in testa e lo schiavo Jim, avevo quel paio di stivali in gomma lì ai piedi… Un paio di stivali in gomma vi permettono di prendere la pioggia per le corna, e di prendere tuuuuutte le pozzanghere che v’intralciano la strada, e pure di andarne a caccia di nuove, e  schiaffarvici dentro, alla faccia dello scamosciato e del cavallino e del “cavolo-ho-speso-un-patrimonio-per-ste-scarpe”! 😉

Insomma, immaginate in che condizione da scapigliatamilanese io, 100%-red-rubber-road-runner, mi sono presentata dal Mastro, che era lì sull’uscio a rimirar, e senza attinenza alcuna con quella barba di Carducci. Non sto a raccontarvi il capolavoro di abbraccio che ci siamo dati perché i capolavori non si raccontano ― ma Lady Mastrantonio stia pure tranquilla, nessuna malizia, solo tanto tantissimo sollievo nel ritrovare il Mastro Master della cinematografia in Trentoville. E con lui il fido Robin, che dal bancone vede e provvede. 😉

All’interno, ecco il Sergente Fed FFF, che aveva pure telefonato mentre l’Huckleberry-Board sfrecciava all’Astra per accertarsi della sua collocazione geografica, e il Fellow Truly Done, che affrontò il cielo susina e discese da Povorock pur di vedere “I giorni della vendemmia”.

E per fortuna discese! Si perché il film è un bijou. Piccolo, e da conservare. Anzi, da far conoscere. Pensate che il regista, oggi ventinovenne, lo girò in 15 giorni, tre anni fa (news tratte da “Mastroinforma” :-)) quando praticamente la maggior parte dei suoi coetanei decide ancora se dare Storia del Cinema II o toglierlo dal piano di studi…
“I giorni della vendemmia” racconta una vendemmia nella campagna emiliana nel 1984. Madre cattolicissima, padre comunistissimo ― la diade che da sempre racconta l’Emilia rossa, ma direi anche l’Italia, a metà tra il Papa e Palmiro… Il figlio maggiore, Samuele, a Londra o in giro per l’Europa, il figlio minore, Elia, diciassettenne tutto ormoni e insicurezze, che legge Tondelli e ruba il vino dal frigorifero di casa per sballarsi un po’. Lo scorrere lemme della vita rurale è scosso dall’arrivo di Emilia, una ragazza che inserisco con Catwoman tra le figure femminili belle&sfrontate&ribelli&malandrine del cinema. La sensualità dell’attrice (tale Lavinia Longhi) unita alla spregiudicatezza del personaggio che interpreta, capirete, sono una miscela esplosiva tanto per il povero Elia, quanto per lo spettatore, entrambi ammaliati da questa Circe dalle lunghe gambe e dalla tosta faccia (possa Omero perdonarci)… La tipica donna che gli uomini vorrebbero baciare e schiaffeggiare, nell’ordine che preferite.

La dinamica ricalca alla perfezione il triangolo Georgie-Arthur-Abel (e qui si citano i big della cartonianimatografia giapponauta), giacché il secondo momento di caos si verifica quando rientra in scena Samuele (Abel), bel tenebroso ma dal cuore pink (e non aggiungo altro…). Emilia (Georgie) diventa il pomo della discordia ed Elia (Arthur) soffre in silenzio (tale e quale al cartone).

La trama in sé rimette in scena un argomento caro alla letteratura e al cinema: un istante di formazione nella vita di un adolescente che poi ricorderà per la vita. E tutti abbiamo dei momenti che ci hanno scandito quella stagione dolcemente maledetta della teen-age, e credo che sia anche per questo motivo che il film risulta caro a chi lo guarda. È lo stesso motivo per cui “Il tempo delle mele” spopolò quando uscì. Oppure “Il giovane Holden” in letteratura, o il “Grano in erba” di Colette (se non l’avete letto, regalatevelo ;-)). Sono storie del cosiddetto “coming of age” nostro, non solo dei personaggi.

Ma poi c’è un discorso da aprire sul “come” il regista ha scelto di raccontare questa storia. Ritmi lenti, e silenzio, e immagini che sanno di grilli e caldo e bandiere rosse e crocifissi. E no, vi prego non sbuffate! Il film non è affatto noioso e questo perché il regista è stato in grado di calibrare i tempi ― come quando andate in un ristorante e il menù, dall’antipasto al dessert, vi viene servito con i giusti intervalli fra una portata e l’altra, non un minuto di più e non uno di meno. Con un film non è facile, ci sono tanti rischi: quello di innamorarsi di una scena e farla durare troppo, o quello di darne per scontata un’altra e farla correre via troppo in fretta. Qui tutto risulta tempisticamente corretto.
Come dicevo ai miei Moviers e al Mastro, avrei voluto almeno altri 10 minuti di girato in più, ma questo non dipende dalla lunghezza del film (corretta, dicevamo): dipende dalla gola, dal volerne ancora ― il Baord è un cine-goloso, che volete farci… 🙂 E come dicevo dopo la proiezione, mi sono balzate all’occhio due scene che mi hanno fatto drizzare le antenne…mmm, mi son detta, qui c’è del talento…
Mi riferisco alla ripresa di un prato, che parte dal basso e gradualmente sale su, come ad aprire un orizzonte già aperto, riscoprendolo… E la seconda, l’immagine di una madonnina di plastica (quelle tipo from-Lourdes-with-love, con dentro l’acqua santa) che si confonde e sfuma in una statuina di Pinocchio, poco dietro. La Madonnina e il Pincchio riassumono la cameretta di Elia meglio di qualsiasi panoramica. Pensateci: madonnina (religione formato take-away) e Pinocchio (infanzia). Righi racconta molto per dettagli. Come per esempio la pagina dell’Unità nascosta sulle ginocchia del padre durante la recitazione delle preghiere serali…Ecco, tutti questi preziosi semini che uno spettatore attento (rac)coglie, ci fanno ben sperare per i prossimi film del giovane Righi. Insomma, ad maiora! 🙂

Ah, un ringraziamento speciale alla Fellow Claudia-the-Critic, alla Fellow Chili Chocolate e alla loro amica (che sarà la Fellow Cappuccetto Rosso non appena riesco a metter le mani sul suo indirizzo email, ih ih ih), per avermi dato delle dritte su “Monsieur Lazhar” che avevano appena visto ― come vedete Let’s Movie si muove su più fronti in contemporanea, il tutto al fine di garantire una copertura critica sul panorama cinematografico (mamma mia, son peggio della barba Carducci!). 🙂

Certo è vero che le vie di mezzo, come le mezze stagioni, non esistono più. Fino a pochi giorni fa, una siccità cinematografica da Sahara. Oggi, un esondazione da Arno 1966. Insomma, o troppo o nulla, e noi di Let’s Movie, noi lì, sempre lì, lì nel mezzo (grazie, Liga). 🙂

Mmm fatemi scegliere un po’ per questa settimana

BELLA ADDORMENTATA
di Marco Bellocchio

Allora. Ricorderete  che ci scagliammo (sempre bonariamente, eh, s’intende) verso Marco-spocchio-Bellocchio, quando venne al MART due anni fa per tenere l’elogio di se stesso davanti a noi povero popolino… Questo però non deve impedirci la visione del suo ultimo film, e per vari motivi: Sir Servillo è nel cast (e lui be’, lui è Sir Servillo, c’è ben poco da aggiungere); il film tratta un tema osticissimo ma di grande interesse, su cui mi piacerebbe riflettere; il film è stato accolto da 16 minuti di applausi alla Mostra del Cinema di Venezia,  e io sono proprio curiosa di vedere se li ha meritati tutti, o se ne avrebbe meritati 13 o magari 18. Non sottovalutiamo i numeri e gli applausometri, please. 🙂

Già vi anticipo che “Pietas” di Kim Kiduk sarà un prossimo Let’s Movie, con tutta la sua sudcoreanità che tanta paura mette ai Fellows. E non tanto perché ha vinto il Leone d’Oro ― bravobravissimo Kim ― ma in nome di quello spettacolo di “Primavera, estate, autunno, inverno e ancora primavera” di qualche anno fa. Cominciate da qui a prendere dimestichezza con lui ― io nel frattempo ho preso “Ferro 3” in biblioteca, sperando di riuscire a uscirne viva (da Ferro 3, non dalla biblioteca). 🙂

 Stasera con la questione degli stivali e dell’Huckleberryboard (uh come mi piace!), mi sono un po’ dilungata… Meno male che il Fellow Iak-the-Mate è faraway, altrimenti me le sentivo di brutto. 🙁
Corro verso il Movie Maelstrom senza farmi notare troppo…. Voi, my kid Moviers, valutate l’idea di farvi un paio di stivali 100% red rubber, o anche solo rubber senza il red, fate sosta giù al molo del Movie Maelstrom, leggetevi il riassunto con i piedi penzoloni sull’acqua, e gustatevi questi saluti, che per stasera, signori miei e signore mie, sono orograficamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Non so bene perché, ma questa canzone di Otis Redding, mi fa venire in mente quei posti immaginifichi tipo l’Alabama o l’Arkansas… quegli stati lambiti dal Mississippi che non ho mai visto ma che, attraverso queste note, mi par di guardare seduta dalla banchina di un molo… Cliccate qui, via http://www.youtube.com/watch?v=UCmUhYSr-e4

BELLA ADDORMENTATA: Il film racconta il caso di Eluana Englaro, la ragazza che per 17 anni ha vissuto in stato vegetativo fino alla decisione della famiglia (accolta dalla magistratura) di sospendere l’ alimentazione forzata, ritenuta un inutile accanimento terapeutico e rispettando la volontà espressa in passato dalla stessa Eluana Englaro.

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

1 Comment

  1. A Riva domenica,
    mi sono anche seduto
    in vicino di lago…
    grazie Otis, tu bell’uomo. 

    Current score: 0
    GD Star Rating
    loading...
    GD Star Rating
    loading...

Leave a Reply