Let’s Movie CXXXVII

Let’s Movie CXXXVII

PIETÀ
Di Kim Kid-uk
Corea del Sud 2012, 104’
Mercoledì 19/Wednesday 19
Ore 21:00/9:00 pm (o forse 21:15/9:15 pm ― chiamate il Mastro per conferma, 0461-829002)
Astra/Mastrantonio

Fifty Fifty Fellows,

Tanto parlare della crisi della famiglia mononucleare italiana e della velata nostalgia per il patriarcato, quando tutto era più strutturato, i ruoli definiti, il pater portava i pantaloni di Lara Cardella e lavorava i campi, e le donne portavano le gonne di Vecchioni, mandavano avanti la casa/lavavano/stiravano/cucinavano/crescevano i figli/davano una mano nei campi (ma scusate, ma è cambiato qualcosa a parte i campi??). Tanto parlare del tracollo dei valori, dell’incomunicabilità genitori-figli (sulla quale programmi tv di varia natura e levatura dissero la loro, da “Amici” edizione pre-Garrison ai bignardeschi “Tempi Moderni”, giusto per buttarne lì un paio degli anni ‘90). Tanto rumore per nulla, dico io, citando William (che in linguaggio lezmuviano sarebbe Billy-il-Bardo, ma su di lui non mi sento di far troppo dell’umorismo: Shakespeare è il Dio della letteratura inglese, farci dell’umorismo equivale alla dissacrazione, e non vorrei che da Stratford-upon-Avon giungessero degli strali upon-Board sottoforma di ennesime sventure tecnologiche… 🙁 ).
Sì, tanto rumore per nulla perché mercoledì ho avuto la prova che la famiglia gode di ottima salute (almeno in certi casi), alla faccia di Maria De Filippi, Daria Bignardi e il carrozzone lacrimolento di chi specula sulle magagne altrui. Arrivo da Mastrantonio e dietro il bancone non trovo lui, IL Mastrantonio. Accanto a Robin c’è una creaturina che avrei potuto scambiare per Titania del “Sogno di una notte di mezz’estate”, citando ancora Billy, ehm William. O come io mi sono sempre immaginata Titania. Capelli di grano, occhioni di un verdeazzurro sbriluccicoso tipo gli occhi di Georgie (nostra vecchia conoscenza). Oppure Lady Oscar (anche lei nostra vecchia conoscenza). Oppure Candy Candy. Oppure…insomma avete capito, no? La creaturina dai tenerissimi quattordici anni altri non era che Maddalena, la Baby Mastrantonio, d’ora in avanti la Maddymastrantonio, che mi ha sfoderato, nell’ordine, un sorriso sciogliclienti, un abbonamento nuovo nuovo e una bella stretta di mano della serie ho-14-tenerissimi-anni-ma-sono-pur-sempre-una-Mastrantonios. 😉
Dietro di lei poi è spuntato il babbo, e anche la Lady Mastrantonio, che menomale non se l’era presa per il capolavoro di abbraccio che avevo rifilato al marito&mastro la settimana scorsa. Insomma, una famiglia tutta unita e schierata per la causa cinematografica. Ma crisi della mononucleosi  famigliare dddecché, mi chiedo e vi chiedo? A volte la sociologia (quella spiccia perlomeno) ama dipingere scenari apocalittici per la società contemporanea, ma ti trovi casi come i Mastrantonios che ti fanno davvero ben sperare ― anche le ciniche come me, sempre pronte a stanare il marcio-in-Normandia (William decisamente pervasivo stasera…). La sociologia li metta in luce, questi casi valorosi, please. Non si materializzi solo in plastici tragedici da Bruno Vespa, please.

Dal Mastro mi aspettava eburnea (eburnea??) la Fellow Vaniglia, che aveva dato notifica al Board del suo arrivo (Prologo al telefono: “Board, mi tieni un posto accanto a te da Mastrantonio, che arrivo?” Board: “Come no, certo, vai tranquilla, ci penso io!”. Epilogo al cinema: la Fellow Vaniglia aspetta il Board, Board in ritardo. Board passibile di destituzione 🙁 ).
Insieme a lei il Fellow Truly Done, che ormai non ha più bisogno di tradurre le movie-mail con Googletranslator (non cavandoci un ragno dal buco, poor guy), giacché il suo italiano da autodidatta sta migliorando giorno dopo giorno, togliendomi ahimé la goduria di far pratica con il British English (ma apro-parentesi, voi v’immaginate che razza di macaroni&cheese, le movie-mail filtrate nel colabrado di Googletranslator?! Mammamia…).

A fine proiezione scende dall’ultima fila, nobiliare come solo una nobile di Francia può essere, la Movier Marie Thérése l’Impératrice (mica una Middleton qualunque), alla sua prima volta lezmuviana. La prossima volta, Marie, ci si mette vicinivicinimicini ― il ben noto assetto lezmuviano da combattimento. 😉

Dunque dunque, “Bella addormentata”. Bellocchio Marco ha fatto un buon compito. Mi calo nei panni della Signorina Frunermeier, e scrivo  7 e mezzo sul suo foglio di protocollo ― sorvolando ovviamente sul fastidioso atteggiamento di superiorità che l’alunno dimostra con i compagni e il personale docente. 7 e mezzo perché si è impegnato, ribadendo il suo indiscusso talento. Ma l’alunno non arriva all’8. L’8 si dà a quelli che brillano per inventiva, per genio creativo. Per temerarietà, anche; va bene sapere a memoria l’ABC della macchina da presa e i meccanismi della sceneggiatura, ma bisogna anche, secondo me, osare un po’, shakerare la A, la B e la C inventandosi un alfabeto nuovo ogni volta. Questo mi aspetto dalla classe “Advanced”. E questo mi aspettavao da Bellocchio Marco ― se volevo l’ABC andavo nella classe “Intermediate” e  chiedevo a Muccino Gabriele, Ozpetek Ferzan e compagni (o loro stanno in quella “Beginners”??)… 🙂 🙂

Quindi posso dire di essere stata soddisfatta al 50%. E in quel 50% includo senz’altro la capacità (e non è poco eh) di aver parlato e fatto parlare di un tema così scottante come quello dell’eutanasia in un Italia in cui il Vaticano vaticana dalla mattina alla sera, e la politica vaticana dalla mattina alla sera…. In  realtà il film non è “a tema”: è a “temI”. Vita ― vita preservata a ogni costo, vita scacciata a ogni costo― morte ― morte cercata, morte combattuta ― salvezza, che si vuole dare e che non si vuole ricevere. E forse tutta questa carne al fuoco rischia di schiacciare la graticola….Ma meglio troppo che troppo poco, per me…
Non voglio propinarvi la mia opinione riguardo ai temi toccati. E non perché non mi interessi esprimerla qui. Ma perché voi non avreste modo di esprimere la vostra in real time. E non ci tengo a fare il monologo su questi argomenti…. Questi argomenti sono da agorà, tante voci parlanti, e litiganti anche… In questo spazio lezmuviano voglio concentrarmi sulla forma, sulla grammatica cui è ricorso Bellocchio, piuttosto che sul contenuto. Sul contenuto, vi basti sapere che condivido la frase che pronuncia il personaggio interpretato da Sir Servillo: “La sofferenza non nobilita l’uomo. Lo umilia”. Con questo avete già capito da che parte sto.
Tutte queste questioni universali, Bellocchio decide di concentrarle in tre storie che corrono parallele, e questa modalità no, NON la includo nel 50% “iuppidu”. Do ragione al Mastro: la struttura e lo sviluppo sono classici, quasi tipici del cinema italiano degli ultimi anni. C’è una mano quasi documentaristica che monta l’impianto narrativo. Da un regista come Bellocchio che ha esplorato i mezzi dell’artificio nel cinema, uno si aspetterebbe qualcosa di più. E guardate ve lo dice una che non ha certo fatto i salti di gioia davanti ai film del suo cosiddetto filone surreale-visionario ― penso a “Il regista di matrimoni” o “L’ora di religione”. Eppure, ed è paradossale me ne rendo conto, in questo film, le parti che ho apprezzato di più sono proprio quelle in cui ritrovo quel Bellocchio lì, quello dell’artifizio. Per esempio ho trovato la scena assolutamente virtuosistica del caos nel pronto soccorso molto riuscita perché forzava una teatralità inconsueta e spiazzante all’interno di uno spazio asettico e freddo come l’ospedale; e questo è un modo di localizzare ―nel senso di tradurre in un “loco”― lo scompiglio, il caos che la malattia/il dolore crea nella società. E lo stesso dicasi anche per la storia che delle tre mi è parsa la più originale, la meno da “L’Italia sul due”. Mi riferisco all’episodio della madre, interpretata magnificamente da Isabelle Huppert, che non vuole arrendersi al coma vegetativo della figlia e imbocca un cammino (per)verso l’estasi da santa: anela a uno stato di santificazione verso il quale il martirio che le è capitato la sospinge, ma nello stesso tempo si sente inadeguata e fallace, se non colpevole… E, significativamente, sogna le battute pronunciate da Lady Macbeth (William again) ― “Queste mani non saranno mai pulite” ripete compulsivamente nel sonno.
Questo riferimento apertamente “dramatic” si inserisce in quel progetto di teatralità di cui sopra, e rinvia anche alla stessa natura del personaggio, che nel film fa la parte di una famosa attrice di teatro che ha lasciato le scene per badare alla figlia, per la quale, ripetiamo, ha sviluppato un culto ossessivo. Ecco, questa scena per me rientra nel 50% “iuppidu”: mi dimostra che Bellocchio ha studiato il personaggio nella sua psicologia, che ha scavato nel suo subconscio, oltre che nel suo “conscio”.

Un momento che ho trovato tremendamente psicoanalitico, ma sempre teatrale, è il dialogo tra Sir Servillo, un senatore di destra in piena crisi e deciso a lasciare un partito di cui non condivide i valori, e un Roberto Herlitzka da Coppa Volpi o delle Coppe (la prima disponibile), che interpreta una specie di “psicoanalista del partito” cinico e realista e comico, che dà una lettura desolante (but oh sooo true) dei politici di oggi e della loro smania da apparizione ― “i politici diventano depressi quando la tv smette di cercarli”, sospira saggio e sornione Herlitzka.

Anche la storia della tossicodipendente con la fissa del suicidio che incontra un dottore con la fissa di salvarla è un po’ troppo da sceneggiato di Odeon TV. Per quanto intensi Maya Sansa e Piergiorgio Bellocchio (detto anche Poor Piergiorgio…avere un padre come Bellocchio Senior… vi prego, parliamone 🙁 ), i ruoli sono un po’ troppo stereotipati ― lei pazza furiosa e intrattabile, lui ombroso ma da quel tenero ― e questo finisce dritto dritto nel 50% “buuuubuuuu”.
Poi, intendiamoci, “Bella addormentata” è un film sostanzialmente di speranza. I finali di due storie su tre sono a tinte chiare: Sir Servillo si riappacifica con la figlia, “magistralmente interpretata da Alba Rohrwacher” (per cogliere il senso del virgolettato, vedasi obbligatoriamente il Movie Maelstrom ;-)), e il dottore convince la pazza furiosa a resistere alla malia di una finestra… Mentre la terza storia rimane, fortunatamente, aperta ed enigmatica .

Ovviamente il film gioca molto sul carico con cui lo spettatore esce dalla sala. E questo carico rischia di far perdere la lucidità necessaria a giudicare il film nella sua parte anatomica, grammaticale. E anche questo rientra nel 50% “buuubuuu”. Essere coinvolti va benissimo, ma coinvolgere attraverso canali meno scontati va ancora meglio, Bellocchio Marco. Ed è per questo che non posso darti più di un  7 e mezzo. Farai meglio la prossima volta, dai…  😉

E questa settimana, come già anticipato, affrontiamo in massa lui, il sudcoreano dall’effetto no-la-corazzata-Potemkin-no…

PIETÀ
Di Kim Kid-uk

 

Allora, il film è ABBASTANZA impegnativo ― meglio non mentire, Board, questa volta…. L’hanno detto in tutte le lingue e salse. Ma hanno anche detto che è il capolavoro di Kim,  e ha impressionato la Giuria della Mostra del Cinema di Venezia, che gli ha assegnato il Leone d’Oro come miglior film. Questo non è garanzia di 100% “iuppidu”, lo sappiamo. Ma non ci può lasciare 100% “chissenefrega” (ok, basta percentuali eh).
Spero che siate stati più bravi di me e siate partiti da “Primavera, estate, autunno ecceteraeccetera”… Quanto alla mia visione di “Ferro 3”, non è andata ancora in porto ― casa Board sta esperendo dei grossi problemi a relazionarsi con le prese scart… 🙁 Ma ci sto lavorando…
Quindi deciso, partiamo tutti per il pianeta Kimkiduk, e facciamo in modo che la missione non si trasformi in un Apollo 11 parte II.

Anche stasera son stata stringata nel writing (!), mi stupisco di me stessa… Posso dirigermi con passo tranquillo e animo sollevato al Movie Maelstrom in cui, ripeto, avete l’obbligo tassativo di fermarvi. E poi potete scegliere se sostare in area riassunto, ma io vi consiglio di non rimanerci troppo. I riassunti sono posti noiosi in cui incontri solo vigili urbani e colletti bianchi, mai un matto, un giullare… Forse è per questo che non amo frequentarli…

Ah e mi raccomando Moviers, non scordatevi di portarvi a casa i miei quattrocentosettantrè “grazie”. E i miei saluti ― questa sera, scolasticamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Dalla sede di Pisa/Reggio il Fellow Fiiiii, Responsabile Let’s Movie sempre attivo&attento, ci ha segnalato questo sito, http://bollettinodallitalia.gqitalia.it/2012/09/05/istruzioni-per-fare-un-film-italiano-di-successo/, ovvero le “Istruzioni per fare un film italiano di successo”. Dopo aver smesso di ridere (e c’è voluto un bel po’, da iena specie ridens quale sono :-)) ho realizzato che gli ingredienti elencati, e il modo in cui sono elencati, caricaturizzi ― ma azzecchi puntualmente ― la serialità e la prevedibilità di certa cinematografia contemporanea italiana che si vuole  d’essai ed engagée e da cine-intellighentia e che ripropone tutto sommato le stesse ricette, prendendosi davvero troppo, troooppo, sul serio…

Ditemi quante volte avete sentito/letto:

“…magistralmente interpretata da…
a)Alba Rohrwacher
b)Alba Rohrwacher
c)Alba Rohrwacher
d)Alba Rohrwacher
”?

Troppe, trooooppe volte…

Grazie Fiiii! 🙂

PIETÀ: La storia di uno strozzino che vaga riscuotendo crediti per i suoi capi. Un giorno una donna gli si presenta davanti, dichiarando di essere sua madre. Egli dapprima la respinge con freddezza, ma piano piano la accetta e decide di abbandonare quel lavoro crudele per condurre una vita normale. Ma la madre viene rapita all’improvviso.

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