Let’s Movie CXLI

Let’s Movie CXLI

TUTTI I SANTI GIORNI
di Paolo Virzì
Italia, 2012, ‘102
Mercoledì 17/ Wednesday 17
21:45/9:45 pm
Astra/Mastrantonio’s 😉

For Free Fellows,

Quando si dice il richiamo dell’aggratis…

Uno mette insieme i pezzi: film della Settimana della Critica, regista cinese all’opera prima, visione in lingua originale con sottotitoli, stile documentaristico “in una Cina mai così squallida” (!!), lunedì (il lunedì è il giorno della crudeltà: venerdì sera lontano anni luce, e sabato non ne parliamo). Uno mette insieme i pezzi e dice, stasera dal Mastro è il deserto dei tartari, e s’immagina la sala sgombra, il paio di cinéphile addicted (che quelli, non mancano mai) e il solitario che solitaria in seconda fila.
Poi ti ricordi di aggiungere l’ultimo pezzo, quello dell’aggratis, e ti ritrovi con la sala praticamente sold-out! Nonostante i sottotitoli, la Cina mai così squallida e il lunedì.
Memore del savio Mastro-consiglio, “vieni un po’ prima”, ho fatto violenza su me stessa e sono riuscita a tagliare il traguardo dell’Astra 6 minuti prima dell’inizio — e questo lo metto nero su bianco così resterà immortalato nella storia perché verba volant e scripta restant (come vedete simpatizzo per i maccheroni nel latino… una ricetta niente male ;-)).

Ora vi pregherei, Fellows, di alzarvi in piedi (okay dai, potete pure stare seduti) e fare un grosso applauso per la royal Movier Marie Thérèse, l’Impératrice, che mi ha avvertito del suo arrivo — con tanto di rinforzi — via esseemmeesse (mai spiaccicato un SMS su un foglio?? :-))… E infatti, eccola entrare in splendida zona Cesarini come una Movier navigata! Con lei la Movier Mailena — sì lei, quella che chiese di essere gettata in Lez Muvi con una mail diventata poi un Warhol in casa Board — e con loro pure una nuova Fellow! E mi rendo conto che il CdA deve cominciare a ipotizzare dei benefit per l’attività di Movier-recruiting ad opera dei Moviers… Do quindi ufficialmente il Welcome-on-board-by-the-Board a Cristina from Caserta, d’ora innanzi e per sempre-amen, la Movier Casertina (Cristina da Caserta, in che altro modo poteva cine-chiamarsi, dico io? ;-)). Un Board, due illustri dottorande in lettere, una radiologa (la Mailena non è solo una-donna-una-mail, ma anche una-donna-un-RX-torace) pronte per i sottotitoli, la Cina squallida e il lunedì.

“Lotus”  è stata una sorpresa — e forse perché le aspettative si attestavano di molto sotto la soglia dello zero. Inizio in medias res, con una massima che mi sono segnata e che pregherei di segnarvi (dai non guardatemi così). “Nello scoprire i nostri limiti, scopriamo anche la nostra libertà”. Pensateci su.

Lotus è una giovane prof anticonformista che insegna ai suoi studenti a ragionare con la propria testa. Ma Lotus non è Michelle Pfeiffer nel Bronx di “Gangsta Paradise”: Lotus insegna in pieno regime e in una cittadina del nord della Cina — il Bronx di Jenny-from-the-block sembra Oxford al confronto. L’iperattivismo e la spregiudicatezza della ragazza sono resa molto bene nel film: Lotus in sella alla sua bici, Lotus che cammina, Lotus che corre, Lotus che ama un uomo sposato. Lotus è una essere in movimento, con i piedi, il corpo e il cervello. Quindi una presenza scomoda in una realtà rurale e bigotta che fa della stasi intelletuale la condizione ideale per diffondere i dogmi del partito, ed espellere il diverso. E infatti Lotus sarà espulsa dal mondo scolastico, dal mondo famigliare (padre e madre la vorrebbero con la testa apposto, marito e figli) e da quello civico (l’amante che porta scompiglio in una famiglia non può essere tollerata, anche se l’uomo ama lei e non la moglie…). Allora Lotus goes-to-Bejing (del resto a Hollywood ci andava Frankie). Però purtroppo anche Pechino, per quanto metropoli non rurale e bigotta, risulta essere una gran brutta bestia. La spietatezza urbana si presenta fisicamente con un episodio di violenza che Lotus evita con la furbizia, ma che comunque la perseguiterà fino alla fine… La spietatezza urbana si traduce anche con l’impossibilità di fare quello che lei vorrebbe fare. Nelle scuole il suo modo d’insegnare progressista non viene accettato; quando viene assunta nella redazione di un giornale, il suo modo di scrivere indipendente e critico è fonte di rimproveri e causa di dimissioni. Insomma, il paesello e la metropoli hanno armi diverse, ma i danni sono più o meno gli stessi.

Lotus è una pura. Pur di non scendere a patti e rinunciare al suo ideale, si preclude posti di lavoro come insegnante e finisce per lasciare il giornale. E come tutti i puri e idealisti, la ragazza fa i conti con le conseguenze della sua capatosta…Finisce a fare la cameriera in un ristorante e a vivere in una misera stanzetta, in un dormitorio pubblico. E anche l’ipotesi di cambiamento che le si prospetta ― l’incontro con un ragazzo benestante ma che non ama e una futura vita con lui ― in realtà è una rinuncia travestita da cambiamento…

A pensarci bene, Moviers, questo film è terribilmente desolante! 🙁 Ogni strada che si apre a Lotus, è una strada che la allontana da ciò che le sarebbe più affine (la cultura, il sapere, l’Ideale). Man mano che il film progredisce, Lotus regredisce, perde entusiasmo, perde la bici (e non fuori da una piscina di Trentoville), perde la voglia di credere. E il finale è quello che maggiormente colpisce…. Dovete sapere che il film è tutto girato con uno stile massiciamente documentaristico, asciutto, la macchina da presa non indugia mai su un dettaglio o un istante con finalità puramente estetiche. Tutto è orientato alla cronaca, ridotto all’osso.
È tutto così scarnificato che il finale, con il guizzo nella cinematografia che si (e ci) concede, risulta in un certo modo amplificato. Come quando sei nel deserto e un goccio d’acqua ti pare l’Orinoco (sono certa che a tutti prima o poi sarà capitato di trovarsi senz’acqua nel deserto, no?). Nel finale, di kieslowskiana memoria, il personaggio di Lotus si sdoppia: da un lato la Lotus che ha scelto di sposare il ragazzo benestante e intraprendere una vita da business-woman tutta tailleur&iphone. Dall’altro la Lotus còlta nell’eterno errare per la città e i dormitori (sempre loro), valigia alla mano, alla ricerca della sua strada, l’aria smunta. E c’è un momento in cui il gioco è davvero troppo Kieslowski! La Lotus business-woman è ferma al semaforo, in macchina, e indovinate chi le attraversa la strada, con valigia e aria smunta? Lei, la Lotus sognante-errante! È come se la regista ci chiedesse, quale delle due secondo voi sta messa meglio/peggio? La business-woman che ha chiuso i propri sogni dentro un cassetto e s’è prostituita al dio business, o la sognante-errante che fa la fame in giro per Pechino? Quello per me è stato il Momento del film, quello con la M maiuscolissima. Quello che avrebbe valso i soldi del biglietto se non fossimo stati tutti ospiti del MastrOste nella serata agggratis. Quello che ti fa reclinare il capo all’indietro e sospirare mentalmente alla regista Shu Liu, “Sì, cara, you made it”! È riuscita ad articolare un dilemma con cui tutti gli idealisti o in genere i letterati (o i laureati in lingue!) si trovano a lottare prima o poi (o sempre!).

Ah, in realtà c’è un altro elemento squisitamente (meta)cinematografico: sulla porta della stanzetta di Lotus campeggia un poster di Audrey Hepburn. La cinepresa ci ritorna due volte, e guardate, non è un caso…E non è un caso che il film che ha portato Audrey alla celebrità, “Colazione da Tiffany”, insceni la vita di un personaggio femminile doppio: Holly e Lulamae… Ora, io ho la tendenza a iper-iper-interpretare, si sa…però… però…Vi lascio con il però… 😉

E lascio la regista con un “bravabravabis”: 36 anni, regista (donna), realizza un film contro lo stato schiacciasassi comunista — che non è proprio il massimo della friendliness nei confronti del pensiero “contro”, specie se da una donna — racconta una storia di desolazione in cui l’uomo e la società ne escono davvero male (il ritratto è quello di un paese con un maschilismo moltissimamente radicato, nonché corruzione, nonché zero speranza di portare dell’aria fresca dentro un sistema socio-politico asfittico dove il nuovo è smorzato oppure ridotto oppure manipolato oppure distorto oppure). Mi stupisce anche il fatto che le abbiano permesso di girare un film così coraggioso, foriero di un re-azionismo (ma si dice, re-azionisimo?? Re-attivismo forse?) che il regime ostacola con ogni mezzo. Esempio. A un certo punto, Lotus cita lo scrittore Lu Xun — e io ho ravanato nella borsa in cerca di carta e penna perchè non potevo mandarvi a letto, stasera, senza la citazione da Lu Xun. “Risvegliare la coscienza della gente è più importante che curare i corpi”. Un pensiero così, amplificato in una sala cinematografica — il miglior dolby surround per diffondere il dubbio che possiamo immaginare — è un atto temerario mica da poco.  E comunque “Lotus” ha anche il merito di scavalcare la muraglia cinese e infiltrarsi nel nostro caro Occidente: anche qui gli idealisti, o i letterati, o i laureati in lingue (!) devono scendere a patti con una realtà che spesso non sentono loro, e barcamenarsi alla bell’e meglio tra ideale irraggiungibile e reale demoralizzante (prendete un po’ i due finali e avete le due facce della contemporaneità occidentale)…Gli spunti raccolti sono tanti, e pesanti, anche, e mai mi sarei aspettata di trovarli… Di sicuro lo spettatore alla mia destra, il bello addormentato senza il bello, se n’è perso qualcuno, ma del resto, i sottotili, la Cina squallida, il lunedì….

Sono stata anche molto contenta della reazione delle mie tre Moviers, che hanno apprezzato il film con me. Poi le ho viste sfrecciare via, a bordo delle loro biciclette e m’è venuta quasi voglia di risolvere la lotta che da tempo imperversa nel Board-brain ― “bici da corsa o mountain-bike??” ― di zittire i due litiganti e optare per la terza via: la Graziella (con quel cestino lì che fa molto Provence anni ‘50). Poi però ho pensato che il criminale  che è in me avrebbe cercato altre forme per uscire fuori — forme potenzialmente più dangareous — quindi la lotta continua, e la Graziella la lascio alle mie tre bellezze in bicicletta. 🙂

Questa settimana però andiamo sul light, eh, my flying-high(fi) Fellows, che ne dite?

TUTTI I SANTI GIORNI
di Paolo Virzì

Dopo “Reality”, dopo “Pietà” (soprattutto dopo “Pietà”), dopo “Dormi, Mangia, Muori” (film svedese della Settimana della Critica che io e la Honorary Member Mic ci siamo sparate — ammazzandoci — e che voi fortunatamente vi siete scampati), dopo “È stato il filgio” (film recuperato in extremis con la complicità del Movier Michele il Magnanimo e di Fabio detto il Fellow Phantomfabio — cine-identità a lui svelata in questo preciso istante, perché vuole ectoplasmicamente rimanere nell’ombra — un film che VI PREGO di vedere prima che lo tolgano dalle sale: il film è eccellente, e Sir Servillo è esageratamente eccellente), dopo tutto, e dopo Fernet Branca, ci vuole un po’ di leggerezza, no? 😉

Poi Virzì non si può mancare — è una piacevole abitudine sin dal tenerisssimo “Ovosodo”.

Allora, oggi sì che son stata contenuta, quasi troppo, direi (il Fellow Iak-the-Mate ― in sinc ―  non avrà nulla da ridire, spero). Quindi fra poco vi mollo alla ricreazione… ma non prima di avervi spinto nell’aula magna del Movie Maelstrom, muah muah muah muah!! 🙂 🙂
Oggi i grazie sono un numero di Fronebious che il Fellow Pequod stabilirà whazzappundolo poi a tutti, e i saluti porti (porti??) stasera sono gratuitamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Allora, in onore alle tre Moviers in bicicletta… http://www.youtube.com/watch?v=FpIKPfj3Zro … Guardatevi il video: sembra di sfogliare un album fotografico…E guardate un po’chi sbuca al minuto 1 e 04 secondi…E non è un caso… 😉

TUTTI I SANTI GIORNI: Guido e Antonia stanno insieme pur avendo caratteri opposti: lui è colto, mite e paziente; lei è nervosa, permalosa e ignorante. Lui lavora di notte come portiere in un hotel, lei di giorno come impiegata in un’azienda di autonoleggio. Un bel giorno decidono di avere un figlio…

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