Let’s Movie CXLIII

Let’s Movie CXLIII

AMOUR
di  Michael Haneke
Francia/Austria/Germania, 2012, 127’
Lunedì 29/Monday 29
21:15/9:15 pm
Astra/Mastrantonio’s 🙂

Monetine Moviers,

A volte il corso delle cose prende delle pieghe poco hurrah e voi vi ritrovate a fare le spese dei sabotaggi del caso. Non sto parlando di massimi sistemi e minimi comuni multipli, eh, ma degli intoppi quotidiani, gli scazzi spot. E potete infilarci quello che volete nel capitolo “Intoppi quotidiani e scazzi spot”. Imposte/multe da pagare, gomme da cambiare, “no” che avresti voluto fossero “si’”. Tutto quello che volete. Ho capito che i giorni hanno curve e rettilinei, e che spesso le curve superano in numero i rettilinei. E allora che si fa? Allora cerchi fortissimamente di tenerti in carreggiata e ti aiuti con tutta una serie di accorgimenti che impari cammin facendo. Tipo. Mai fidarti del tuo commercialista. Tipo. Mai lasciare la macchina in divieto di sosta difronte a Mastrantonio. Tipo. Mai lasciarti fregare dalle aspettative (questa soprattutto, in tutti i campi). Tipo. Mai perdere Let’s Movie. In questo modo avete neutralizzato una fonte notevole di intoppi&scazzi ― non tutti, ma una buona parte.

E infatti mercoledì scorso, dopo una giornatina tutta chicane, mi dirigo correndo (ecche-ve-lo-sto-pure-a-dddì) dal Mastro. C’è una probabilità che la Honorary Member Mic sia lì. Ma la probabilità è proprio di quelle micron, e visto l’accorgimento di cui sopra, cerco di non crearmi illusioni. Sfrecciando in una Trentoville quanto mai deserta, e buttandomi nel sottopassaggio preferito — quello tutto luci al neon e muri graffittati e squallore metropolitano che passa sotto la ferrovia, e che, per via di squallore e ferrovia, si chiama ufficialmente Sottopassaggio Trainspotting — insomma, sfrecciando, dico fra me e me “ma non penserai davvero che dopo una giornata tutta chicane ci sia qualche Movier?”. E invece, quasi per farmi dispetto e smentirmi, il caso mi stende lì un rettilineo… 🙂

Fuori dal Mastro trovo la Fellow Vaniglia (che ci sfoggiava un gloss oserei dire da pagina 6 di Vanity Fair) e con lei, mamma-mia-che-piacere, la Cristina Casaclima, la Fellow domoticamente più eco-sostenibile del pianeta terra, con il marito, il Guest Diamoacesarequelchedi (Diamoacesarequelchedi dovrebbe rientrare nel nuovo Dizionario dei Nomi del 21esimo secolo, dove figurano perle come Maicol scritto Maicol e Chevin scritto Chevin).
Ah me li sono abbracciati di brutto eh — dopo una giornata tutta chicane, che vuoi fare se non abbracciarti i Moviers? Poi entro, e dentro, ci sono il mio Mastro e il mio Robin (che, con lo zampino del Mastro, ho scoperto essere un patito del collezionare refusi…sempre meglio delle bocce in vetro con la neve finta, dico io ;-)), e non ci sono loro due, no. C’è pure la mia Honorary Member Mic, anche lei reduce da giornatina chicane, ma che nonostante curve e tornanti e tormenti, ha deciso di adottare l’accorgimento “Let’s Movie” che è stato efficace da subito. E guardate, forse anche per questo “Il comandante e la cicogna” ha scaturito un entusiasmo così travolgente…

Se la settimana scorsa era stata Verze-a-Virzì, questa settimana è Soldi-su-Soldini — sorry, ma questa dovevo proprio dirla 🙂
Il film è stato promossissimo da tutti i Movier e anche dal resto del pubblico in sala, che ha riso, e quasi interagito con il film, ma non in maniera rumorosa/fastidiosa. Si è creata come una bella armonia — vade retro “sinergia”, la parola più sfruttata del terzo millennio — fra l’audience e lo schermo. Di solito questa intesa si sente a teatro, quando il palco riesce a dialogare con il parterre, ma con il cinema non è così usuale: quando qualcuno commenta, sei più tentato a menar le mani che a dirti “bella, ‘sta armonia fra audience e schermo”.

 Credo di poter definire “Il comandante e la cicogna” la vera commedia italiana classica ―quando parlo di commedia italiana classica ho sempre in mente “I soliti ignoti”, capolavoro dei capolavori che cito sempre nella mia top ten di film preferiti. La commedia che ti fa ridere un riso sano e storcere la bocca in una smorfia amara, e riflettere e dire “Cacchio, l’Italia è proprio questa”. Te lo fa dire con quel misto di vergogna, rabbia, rassegnazione che da Italiani conosciamo bene. Dalle trame apparentemente leggere e non pretenziose proposte dal film esce una radiografia dell’Italia lucida e quanto mai dolorosa. Italiani gente di scorciatoie, di fatta-la-legge-trovato-l’inganno. Allora vedi il cameriere cui cade per terra una brioche, la raccoglie e la rifila al cliente. Vedi i giovani annoiati che deturpano le panchine. Vedi avvocati che trovano un innocente, come Leo — il personaggio impersonato magnificamente da Valerio Mastandrea — e ravvisano in lui non già l’integrità della persona, quanto  l’identikit del perfetto prestanome… L’Italia dei ragazzini che non si fanno scrupoli a caricare in internet i momenti d’intimità con la propria ragazza. O l’Italia del cattivo gusto, come la segretaria dell’avvocato — il personaggio impersonato magnificamente da Luca Zingaretti —con smalto, limaunghie e completi leopardati…
Ma fortunatamente questa è anche l’Italia di figure pazzesche come Amanzio alias un portentoso Battiston, che più lo guardi, più pensi,  accipicchia sono davanti a 150 kg di puro talento e chissenefrega della ciccia. Amanzio è una specie di critico della società che si aggira per Genova in Birkenstock e borsello e cerca di sensibilizzare — a suo modo! — la collettività Finisce per stringere amicizia con Elia, il figlio tredicenne di Leo, anche lui un ragazzino tutto strambo diviso fra ecologia e filosofia: legge trattati di ornitologia, la sua migliore amica è una cicogna, ruba rane surgelate dal supermercato per nutrirla e si fa domande tipo “Gli uccelli sanno che non sappiamo volare o pensano che non ne abbiamo voglia?”. E anche lui è un personaggio positivo: rappresenta quei ragazzini che non sono né bulli né emo né aspiranti tronisti, e non passano tuuuutto il tempo davanti al pc o alla play station, ma si lasciano ancora affascinare dalla natura e da un pennuto, e che per percorrere 300 metri non prendono l’autobus ma saltano in groppa alla bicicletta e via-più-veloce-della-luce.
A questo proposito, c’è una scena molto ben costruita di Elia sulla bici che buca la città zigzagando nel traffico. Le riprese in quella scena benficiano di una tecnica particolare che sconfina nel fantastico, e lo fanno diventare una specie di piccolo eroe della sua piccolissima storia — un ragazzino che deve salvare una cicogna.

E a proposito di eroi… Ho trovato molto astuta la trovata di Soldini di far sentire i pensieri delle statue che costellano la città — ecco, ci terrei ad essere precisa: si legge in giro che nel film le statue parlano. No, le statue NON parlano, non c’è nessun morphing, nessun effetto speciale che permette alle loro bocche di animarsi. Sono i loro pensieri, quelli che sentiamo. Ecco dove sta la lungimiranza: aver sfruttato delle voci — quindi dei punti di vista — appartenenti a figure che di solito non si sentono (Garibaldi, Leopardi, Leonardo da Vinci) che hanno vissuto un’altra epoca storica rispetto alla nostra ma che, grazie alla loro presenza in forma di statua o mezzo busto, abitano anche la nostra contemporaneità urbana. Hanno i piedi nel passato e l’occhio nel presente, e questo permette una prospettiva interna ed esterna su questo nostro tempo. Direi che Soldini qui si becca un bell’applauso dal pubblico. Non c’è niente di naif in un’operazione come questa. Anzi, è proprio sentendo le parole in bocca a questi personaggioni che riflettiamo, ridendo le nostre risate più amare.

Il film comincia su un pensiero uscito dalla mente della statua di Garibaldi a proposito degli italiani: “Un dubbio mi brucia nel petto: se non fosse meglio tenersi gli austriaci”…Non credo servano commenti… E sul finale, dopo che abbiamo visto l’ennesimo caso di corruzione italiana andare in porto ai danni della brava gente (Leo&family), si levano alte e taglienti queste parole: “A battersi per la verità sono sparuti e a volte derisi compagni”… “Sparuti” e “derisi” tagliano molto…

Però, a parte il ritratto dell’Italia di furbi e faccendieri, ci sono anche degli esseri incantevoli (e buffissimi!), come l’artista Diana (e questa volta davvero “un’Alba Rohrwacher MAI COSI’ INTENSA” :-)), che s’incanta per un paio di scarpe che penzolano dai fili d’elettricità e che, per fotografarle, si blocca in mezzo alla strada, bloccando il traffico. E c’è una famiglia, come quella del buon Leo, che nonosante la morte della moglie-mamma, e nonostante le difficoltà, tira avanti, e si vuole bene. E gli istanti di poesia germogliano in punti inaspettati. Per esempio il sito web di Diana, che Leo si ritroverà a visitare, è un micro-filmato di animazione, o un pezzo di visual-art, in cui ritroviamo Chagall e un cielo di un azzurro magrittiano — atmosfere cromatico-pittoriche che saranno poi riprese nei titoli di coda.

È come se Soldini ci dicesse, ecco, questo è quello che siamo. Può essere degradante, e pesante, vivere in una società come questa. E di questa società io ho preso atto e ve l’ho mostrata. Ma vi ho anche mostrato il volo di una cicogna, l’amicizia fra un ragazzino e un solitario, l’amore fra un idraulico e un’artista…La magia. Sì, sì, Moviers, riverso su Soldini una pioggia di monetine d’oro! 🙂
E ha ragione la Fellow Vaniglia+gloss, dopo la proiezione, quando meravigliosa s’indigna: “Il mondo fa schifo e ti verrebbe voglia di prendere un bazooka. Ma poi ci sono gli affetti. E quelli ti salvano”. Buonaaaa la saggezza vanigliosa! 🙂 E sì, è proprio così, e dentro al concetto di “affetti” io ci pigio amici, Moviers e tutti gli esseri coccoli, animati e non, che mi capita d’incontrare. 😉
Quindi, se non avete visto “Il comandante e la cicogna”, please, fatevi un regalo, e rimediate.

E questa settimana, Fellows, finalmente, dopo sei mesi d’attesa manco fosse stata una mini-gravidanza

AMOUR
di  Michael Haneke

Vincitore della Palma d’Oro a Cannes, che altro dire? Haneke non si discute. È vero, ha girato “Il nastro bianco” — e la Mic non mi perdonerà mai per averla trascinata a forza a vederlo. Ma è anche il regista di “La pianista” (paurina) di “Niente da nascondere” (paurona) e di “Funny Games” (terrore). Insomma, Haneke è un regista coi contro (non proprio nel senso di “detrattori”…) e quando uno ha i contro, allora entra di diritto in Let’s Movie. 😉

Prima di lasciarvi alle vostre scorribande domenicali, e visto che la vostra educazione cinematografica mi sta terribilmente a cuore, vi esorto ad andare a vedere il MIO adorato Adrien Brody in “Detachment – Il distacco”, martedì al Viktor Viktoria alle 9:00 pm (facendo attenzione alla Vicky Witch) e in replica il mercoledì allo Smelly Modena alle 7:40 pm (facendo attenzione allo smell). Altre info, qui http://www.cineworld.info/?act=rassegne&id=1.  Avevo visto il film lo scorso febbraio a Parigi; mi era piaciuto molto all’epoca, e la programmazione italiana di oggi mi fa capire che i film impiegano circa otto mesi ad attraversare le Alpi. Annibale in confronto era un Eurostar.

Sì, stasera ho decisamente abusato, Fellows, me ne rendo conto 🙁 … Ma potete sempre chill out nel lounge “The Movie-Maelstrom”, leggiucchiandovi il riassunto e accettando questi ringraziamenti che oggi sono numismaticamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Dato che la mail di questa sera è praticamente il deposito di Paperon de Paperoni, sguazziamo un po’ qui… http://www.youtube.com/watch?v=oUNN6qw1rS4

…Da cui traiamo un mantra:

Rimango convinto
Che se anche non vinco
È soltanto questione di tempo
Poi terno, quaterna, cinquina…

 😉

AMOUR: Il film è incentrato sulle figure di Georges e Anne, due ottantenni colti, professori di musica in pensione. La figlia, anche lei musicista, vive all’estero con la sua famiglia. Un giorno Anne è vittima di un piccolo ictus. Esce dall’ospedale e torna a casa, ma rimane parzialmente paralizzata. L’amore che unisce questa coppia verrà messo a dura prova.

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