Posts made in novembre, 2012

Let’s Movie CLXVII

Let’s Movie CLXVII

IL SOSPETTO
di Thomas Vinterberg
Danimarca, 2012, 112’
Lunedì 26/Monday 26
9:30 pm/21:30
Astra/Mastrantonio’s

Feel-the-Force-Flow Fellows,

Ci sono talmente tanti punti sull’ordine del giorno di oggi che non basterebbero quattro Consigli di Amministrazione per assolverli tutti ― nemmeno con l’aiuto dell’Honorary Member Mic, che di CdA lezmuviani ha triennale esperienza. 🙂

Dunque, a long time ago in a galaxy far, far away… Lunedì arrivo al dibattito post-proiezione di “Terraferma” con un filino di ritardo, ma tanto ho il mio Mastro ad aprirmi la porta e ad accompagnarmi in sala, e in sala c’è la mia Anarcozumi a tenermi il posto. Da Emanuele. Emanuele Crialese, of course.

Ah Fellows, la fortuna di beneficiare della presenza del regista non ha pari né dispari! Generoso nelle spiegazioni, convinto nell’entusiasmo con cui accompagna le spiegazioni, Emanuele ha passato in rassegna tanti temi, anche perché tante sono state le domande del pubblico ― pubblico che, ogni tanto, va detto, se n’è uscito con delle domande un po’ “fuori tema”, come succedeva in terza liceo, o “fuori luogo”, come succede ogni tanto al tomtom. Ma Emanuele ha risposto a tutto, senza sottrarsi, senza nemmeno mostrare un briciolo di unease. Credo che questo gli derivi dalla voglia, grande, che ha di “dire”, oltreché di fare, il lavoro che fa… Generoso, già.

Visto che il Board non è un reporter e che odia vedersela con verbali, minute (e minuti) e che non potrebbe davvero trascrivervi cronachisticamente l’intervento del regista (né tantomeno lo vorrebbe o lo vorreste voi, e ora, se me lo permettete, respiro), vi porto senza re- davanti “L’E-manuele. Il manuale virtuale d’una notte in Crialese” ― cinque paroline-spunto nella lingua del regista di “Nuovomondo” che mi son finite in punta di matita per voi. Ve le porto così , in forma telegrafica o pseudo, senza (troppe) spiegazioni.

  • Movimento…. Cinema come movimento. (Potete ben immaginare come io abbia annuito convinta…Let’s Movie si basa esattamente su questo principio cine-matico della fisica) C’è trasformazione nell’azione.
  •  “Noi abbiamo la necessità di andare”…. Oh God, let’s think about it, Moviers.
  • “Il mio scopo è quello di raccontare una storia per immagini che parli a tutti gli uomini, non solo agli italiani. Agli uomini di tutto il mondo”.
  • “Il mio linguaggio non è la realtà. Io punto alla trascendenza della realtà attraverso le immagini. (Board estasiata davanti a “la trascendenza della realtà attraverso le immagini, giacché questo è ili principio su cui poggia non già Let’s Movie, ma la poesia)
  • Il mare è rassicurante. Mi sfugge. Il mare mi rassicura perché mi  sfugge. Non lo puoi rinchiudere”. Il concetto di qualcosa di sfuggente e di rassicurante, una contraddizione in termini, mi sembra un’idea molto intrinsecamente legato al vivere… Anche qui, rigiratevi un po’ queste parole nella testa.

La generosità di Emanuele si è dimostrata non solo nel dibattito e nelle chiacchiere fuori dal cinema, con un gruppo di giovani universitari con cui si è intrattenuto.

Aproparentesi. Ogni tanto Trentoville ti offre delle sorprese, che mi piacerebbe chiamare “moments of being”, se non temessi che Virginia Woolf mi citasse per plagio. Mercoledì ― di seguito, “mercoledì delle meraviglie” ― stavo attraversando Piazza Italia o Battisti o Max Mara, compiacendomi di me stessa perché finalmente, per una volta, sarei stata in largo anticipo a Let’s Movie, di lì a 42 minuti, e te lo trovo lì. Emanuele. Emanuele Crialese. Seduto al tavolino di un bar, assieme a una coppia di amici fidati (Gabriella e Andrea, quelle persone extra-ordianarie che ho avuto la fortuna di conoscere attraverso la extra-ordianaria Zu :-)). E allora mi fermo e dico, può il caso una volta tanto remarmi a favore? E per una volta mi rispondo, gongolosa “Sì, può”. 😉

E anche qui generoso, Emanuele, che mi interroga sul nostro cine-esperimento, Let’s Movie, e vuole sapere cos’è e come funziona. Io spiego, e me la sento, la luce negli occhi ― quando parlo di voi e Lez Muvi, la sento, quasi fisica, la luce. E lui, Emanuele, mi dice che devo, anzi, dobbiamo assolutamente andare avanti così :-), perché è un progetto che si basa solo ed esclusivamente sull’amore spassionato per il cinema ― e disinteressato visto che io e il business siamo lontani come Darth Vather e Yoda (mamma mia). E io controbatto, sì ma i miei Muviers mi bacchettano un sacco perché propongo film un po’ corazzatapotemkin, film che fanno pensare e non troppo divertire… E lui, saggissimissimo, mi suggerisce: “Perché non sostituisci ‘pensare’ con ‘immaginare’? In ‘film che fanno pensare’ implichi uno sforzo. Ma con i ‘film che fanno immaginare’ proponi quello che fa il cinema ― il sogno”…
E io spero che ora, da qualche parte tra Tokyo e New York e Roma mi stia leggendo e glielo confesso, sei stato saggissimissimo a darmi proprio questo suggerimento, perché io ho la fissa delle parole e tu mi hai dato LA parola giusta. Immaginare. 10.000 punti per Emanuele. 🙂

 E io gli racconto anche che voi mi bacchettate un sacco perché scrivo troppo….E lui, in barba alla call-for-shortness del Fellow Iak-the-Mate, risponde: “Tu devi scrivere tutto quello che ti pare perché quello è il tuo spazio di libertà”. E anche qui, altri 10.000 punti per Emanuele. Perché è vero, Fellows, io mi scuso con voi se davvero son verbosa, ma cercate di capire: qui io non devo badare ai paletti che la vita quotidiana mi/ci mette. Non ci sono divieti, restrizioni, “entro-e-non-oltre”. Non ci sono cops, sguardi severi sotto visiere abbassate. C’è un campo sgombro. Via libera. 🙂

Avrei voluto rimanere seduta lì per un numero imprecisato di ore, ma Let’s Movie chiamava e i42 minuti di anticipo a quel punto erano andati in fumo, e mi sono lanciata allo Smelly Modena per “Argo” ― dove arrivo con sguardo visibilmente allucinato ed euforia post-epifanica di cui il Sergente Fed FFF ha fatto le spese.

E il mercoledì delle meraviglie che mi ha regalato Crialese al tavolino di un bar è proseguito con una folla di Moviers che evidentemente hanno apprezzato il titolo proposto e l’orario Board-unfriendly.

Quindi ringrazio e contemporaneamente accolgo con gioia: straight from Atltanta, Georgia, USA, passando per Berlino e ora a Povorock, Austin, d’ora in avanti il Fellow steveAustin, con cui condivido il caveau (=ufficio) ― rendendo il caveau il luogo di massima coolness di un edificio non troppo cool ― e che spero sia contento della cine-identità da sei milioni di dollari che gli sto appioppando; con lui la guest Ines, fiancé molto molto cute, lei straight from Buenos Aires passando per Berlino e ora Povorock; Sergio, d’ora in avanti il Fellow Sergio-The-Sailor perché più navigato di così non si può, con la madre che lo costringeva bambino a vedere Ghezzi at night e a coltivarsi un pelo cinematografico sullo stomaco che gli ritorna utile ora, con la programmazione lezmuviana…; la Fellow ChocoBar in forma strepitosa, anzi no di più, con la Guest Anna, anche lei imbucata in un caveau di sua proprietà accanto al mio; il Fellow Truly Done, che ha fatto e sta facendo un lavoro di Lez Muvi-dissemination di un’efficacia ben superiore di quella del Board; il menzionato Sergente Fed FFF che, notiamo, si sta orientando verso la frangia anarco-insurrezionalista (Anarcozumi docet) ignorando che tutto questo lo porterà inevitabilmente “to the Dark Side… Told you he will. Reckless he is” :-); e ultima, perché dulcis in fundo, la Honorrary Member Mic, al settimo cielo per la programmazione HMM-friendly, e anche per Ben Affleck, pure lui molto HMM-friendly. 🙂

“Argo” è stata una piacevole rivelazione ― anche qui abbiamo cercato di neutralizzare le aspettative, perché anche quelle, si sa, conducono “to the Dark Side”. Ho affrontato il film con quel “bah” che ha effetto paracadute ma che spesso ti lascia con il sedere per terra. Invece no, il paracadute stavolta si è aperto ― sarà stata forse la presenza dell’Honorary Member e del Fellow Truly Done, esperti sky-divers. Mi preme molto fare fiorfior di complimenti a benebene Ben Affleck. Non già per come riempie la scena ― eccome se la riempie, anche con barba e look 80s.  Ma per il coraggio di occuparsi della regia e co-produrre il film (insieme a quel furbone di George Clooney che, dopo il periodo di smarrimento in cui è finito per canalis poco raccomandabili, è tornato in carreggiata). Ben ha scelto di raccontare una storia che è entrata nella Storia americana recente; e il Fellow steveAustin me l’ha confermato, spiegandomi che la liberazione dei sei diplomatici americani  e la loro fuga dall’Iran komejnista nel ‘79 è un fatto che tutti gli americani conoscono, e che è entrato nei libri di scuola e nella memoria collettiva. Quando me lo raccontava mi chiedevo…Chissà cosa raccontano i nostri manuali di storia di oggi…. Ricordo che su quello che usavo io al liceo, il rapimento di Aldo Moro non occupava più di una manciata di righe… Chissà se in quelli di oggi si parla di Ustica…. Del Cermis…Bellini&Cocciolone, Baldoni, Sgrena, Politoskaja…Bah…

Fare un film su un fatto storico così celebrato ― la liberazione riuscita degli ostaggi con un piano quanto mai rocambolesco è motivo di sconfinato orgoglio per il popolo americano, naturalmente ― eppure così poco conosciuto nei dettagli pratici giacché coperta dal segreto di stato fino a poco tempo fa, è stata una sfida mica da poco per il nostro Affleck, che certo ha dimostrato talento alla regia con “Gone Baby Gone” e “The Town”, e alla sceneggiatura con “Will Hunting”, ma che ha pure accettato ruoli in film spazzatura come “Amore estremo” (e stava pure per sposarsi quella tamarrra from-the-block di JLo, a volerla dire proprio tutta 🙁 ). Il pericolo con la Storia è darne una versione troppo ripulita, sfociando quindi nel mitico-mitizzato, oppure una versione da cospirazione, ovvero mammia-mia-ci-sono-tramacci-ovunque-non-ci-si-può-fidare-più-di-nessuno-signora-mia. In “Argo” Ben ha evitato i due estremi rifugiandosi nell’angolo (felice e azzeccatissimo) del “rocambolesco”: ha puntato la macchina da presa sullo stratagemma realmente utilizzato nel ’79: l’idea di sfruttare la produzione di un film di fantascienza, (“Argo” appunto) come copertura per portare fuori da Teheran i sei americani rinchiusi nella casa dell’Ambasciatore canadese.
E due elementi che hanno colpito me e un po’ tutti i Moviers sono stati:

  1. Il lento e inserobile montare dell’ansia durante la progressione del film, che parte abbastanza lento e incolore all’inizio, ma che acquista forza e thrill man mano che ci infiliamo negli eventi. È come accompagnare qualcuno, prima da lontano, poi avvicinarlo sempre di più, sempre di più, sempre di più finché diventa famigliare e cominci a correre con lui… Il senso quasi fisico del pericolo arriva al suo acme quando i sei ostaggi devono passare lo scoglio della dogana iraniana all’aeroporto per potersi imbarcare. Un ufficiale iraniano storce il naso davanti a questi sei “canadesi” sospetti e decide di controllare l’esistenza della casa di produzione americana per cui dicono di lavorare ― che ovviamente non esiste ed è solo di copertura. L’ufficiale telefona a Hollywood, e la scena è montata su un saliscendi geografico tra Teheran e Los Angeles, e voi siete lì, che andate su e giù, insieme a una mano che compone un numero in un aeroporto, un telefono che squilla dall’altro capo del mondo, degli inghippi idioti che impediscono a una mano di rispondere, e quella mano che alla fine, all’ultimo squillo, solleva, thanks-god, la cornetta. Credetemi quando vi dico che non riuscivo a stare ferma in poltrona…
  2. Il lavoro quasi calligrafico di ricostruzione storica che si comprende in tutta la sua perizia nei titoli di coda, dove trovate una specie di galleria fotografica che affianca scatti originali dell’epoca e la controparte scelta per il film. Gli attori che intepretano i sei ostaggi, per esempio, sono stati scelti in base a una forte, fortissima, somiglianza con  i sei ostaggi veri. Oppure troviamo scene “di contorno”, come un impiccato che pende da una autogru, oppure donne guerrillere con mitra alla mano, oppure la cerimonia di rientro… Tutto reperito e restituito con attenzione certosina.

E se permettete aggiungo un terzo:

  1. John the-big-man Goodman….Nel film ha un ruolo minore, o per lo meno lo si vede poco. Ma è talmente incisivo e be’, irresistibile, che vi si stampa nella testa già dalla prima scena. Non so se sia una questione di stazza…Se penso al nostro Battiston, anche lui ha la stessa capacità di imprimersi nella mente dello spettatore e di rimanerci… Prendete un po’ al suo micro-ruolo, strepitosamente interpretato, in “Io sono Li” … Bah, io non ne farei una questione di ciccia. Come già dicemmo, son proprio kg di talento, questi. 🙂

E quasta settimana?

Questa settimana abbiamo un film e un film festival! La grande abbuffata, Fellows, altroché Tognazzi!

Ma partiamo con ordine

IL SOSPETTO
di Thomas Vinterberg

Presentato alla scorso Festival di Cannes  aggiudicandosi il Premio per la miglior interpretazione maschile (Mads Mikkelsen), “Il sospetto” è un film non facile, sia per il tema trattato sia perché chi lo tratta è il danese che, insieme a quel geniaccio strambo di Lars Von Trier diede il via all’esperimento di Dogma 95 ―are you familiar with that? If not, click here http://it.wikipedia.org/wiki/Dogma_95 . Insomma, è un film che ci farà IMMAGINARE molto…E visto che noi siamo gente curiosa, cogliamo al volo la sfida e andiamo dal Mastro a vedere cosa questo danese ha da raccontarci.

Ma vi dicevo del film festival….Ebbene Moviers, il 27-28-29 novembre Trentoville ospita il Festival CinemaZERO, http://www.festivalcinemazero.it/, organizzato dall’associazione culturale Il Funambolo, che tanti eventi raffinati tira fuori dal cilindro e che supportiamo ben volentieri. 🙂
E l’avrete capito, no? Quando ci sono occasioni cinematografiche illuminate da sostenere, Mastrantonio è sempre in prima fila (pur rimanendo sempre nella stanza dei bottoni, e come egli riesca, questo non è dato sapere…).

Visto che martedì, lo sapete, è adibito all’English Teaching, il Board si perde la serata d’apertura, ma recupererà mercoledì 28, con i titoli in concorso e con i seguenti, fuori concorso:

 Davide Manuli, Bombay: Arthur Road Prison , 14’, 1998; Theo Putzu,  Diverting Duo/Outset , 3’25”, 2012; LE-LI/The Letter , 3’ 2011
Ore 21:00/9:00 pm
Cinema Astra/ Mastrantonio’s
Ingresso gratuito/free entry

Mentre giovedì 29 (e spero di farcela!) toccherà ad altre proiezioni in concorso e fuori, nonché le premiazione delle opere vincitrici.

Fuori concorso: Cosimo Terlizzi Aiuto! Orde barbare al Pratello , 47’, 1996/2011; Sebastiano Luca Insinga Nulla è accaduto, 45’, 2012.
Ore 21:00/9:00 pm
Ingresso gratuito/free entry
Via Torre d’Augusto 18
Presso la mostra “Artista della fame”

Quindi anche questa settimana, il cinema se ne infischia dei patti di non-aggressione e ci invade la settimana!

Il Movie Maelstrom che incontrerete tra circa 12 secondi vi dimostrerà quanto il Fellow Fiiiii sappia mantenere la parola data: è andato a vedere “La collina dei papaveri” di Myazaki Junior con la Fellow Reicel, e ha presentato la sua recensione. Noi lo ringraziamo dal profondo, e gli ricordiamo i tempi della quotidianità che rendono il cinema di Myazaki Figlio speciale forse non quanto quello del padre, ma quasi… E gli ricordiamo “Arietty”, da vedere. E gli ricordiamo che sì, il Board è ‘na noia. 🙁

Ora vi ringrazio con dei notevoli ringraziamenti, e vi comunico che questa non è stata solo la settimana con il Mercoledì delle Meraviglie. Questa è stata anche la settimana in cui il Board è stato iniziato a “Star Wars” ― grazie alla complicità della Fellow Junior e del WG Mat. E ora il mondo non sarà più lo stesso. Non dopo Obi Wan-kenobi. Dopo la Forza con la F maiuscola. E soprattutto dopo la battuta delle battute che ha fatto trasalire il Board come poche volte prima― “I am your father”…

Per questo stasera, prima di agevolarvi dei saluti stellarmente cinematografici, faccio mia la sempiterna saggezza di Yoda, il guru più cute della storia di tutti i tempi e di tutte le galassie lontane lontane, e solennemente vi esorto a credere a queste parole:  “Luminous beings are we, not this crude matter. You must feel the Force around you”, Fellows. 😉

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Also schrieb der Fellow Fiiiiii:

“Il film ripropone una trama che dire classica è dir poco. Come in un qualsiasi romanzo greco di età ellenistica / commedia di Plauto / chi più ne ha più ne abbia, un ragazzo e una ragazza si innamorano, ma sul più bello scoprono di essere fratello e sorella. Tutto sembra perduto, quand’ecco arrivare al porto una nave il cui capitano svela che in realtà no, non sono più fratello e sorella, quindi possono vivere felici e contenti forèva.
I disegni sono belli (classici), le atmosfere evocate sono affascinanti (giappone rurale + tokyo nel 1964), e sono abbastanza interessanti anche le dinamiche sociali che si intravedono in filigrana.
Mancano tuttavia completamente la magia, l’imprevedibilità, la visionarietà tipiche di Miyazaki padre, il quale – a mio modestissimo parere – in questo film non ha messo altro che il nome per convincere quelli come me e Reicel ad andarlo a vedere.
Nota a margine: i personaggi del film cantano un sacco, e per lo più in modo corale. Alla mia destra avevo un tizio fissatissimo che ogni tanto si univa al canto, rideva fragorosamente in momenti inopportuni, e quando compariva una scritta in giapponese indicava vistosamente lo schermo leggendo ad alta voce”.

Notate la finezza del “forèva”.

Sciapò. 🙂

IL SOSPETTO: Lucas è un maestro d’asilo in un piccolo paese della Danimarca. Quando la bambina del suo miglior amico racconta una bugia, Lucas diventa la vittima di una caccia alle streghe di cui è la preda…

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Let’s Movie CLXVI

Let’s Movie CLXVI

ARGO
di Ben Affleck
USA 2012, 120’
Mercoledì 21/Wednesday 21
19:40/7:40 pm
Multisala Modena/Smelly Modena

Molotov Moviers,

(Per)correre Corso III Novembre per raggiungere il Nuovo Roma non è la stessa cosa che bucare Trentoville sbucando dall’amato sottopassaggio Trainspotting. E non trovare Mastrantonio&Co&Family&Robin&tutto-l’universo-mastrantoniano non è la stessa cosa che trovarli. 🙁 Poi il Nuovo Roma, devo avervelo già detto, ha quell’aria da cinema a luci rosse anni ’70, quelle poltroncine beige che non si possono vedere, e quella temperatura al suolo che, rasentando i 36 gradi centigradi, è decisamente hot pure lei… Quindi, in effetti,il mancato squallore del tunnel Trainspotting è stato compensato dall’atmosfera molto run-down della sala. Tra l’altro, giungono voci che il Nuovo Roma, lo fosse davvero, un cinema “hot”, ma prima di gossippar calunniando, necessito di svolgere ulteriori indagini. Naturalmente non mancherò di aggiornarvi… 🙂

Se la settimana scorsa noi Moviers eravamo i Magnifici Sette, questa settimana siamo passati ai Fantastici Quattro! 🙂 Giunta in sordina ― non mi disse niente, la bandita― la Honorary Member Mic mi ha subitamente riportato con i piedi per terra dopo il mio voletto somewhere-over-the-rainbow. “Ti avverto, parto scettica. Ma ho deciso di dare una chance a Blondie”,  Blondie, o The Blondie o nella variante De Blondi, ovviamente è Daniel Craig, per quell’appeal così, da cicciobello biondo cicciobello.
Il Fellow Truly Done non poteva mancare con quel suo carico identitario British che si porta nel DNA e sull’ID. Tra l’altro è solo grazie a lui, che io e la Honorary abbiamo scoperto che “007” in inglese non si dice “Zero Zero Seven” e nemmeno “Ou Ou Seven”, bensì, e non l’avremmo mai immaginato, “Double Ou Seven”, che par in tutto e per tutto il Prefisso di Cologno Monzese ― ma vedremo di non farlo sapere al buon James.
Ultimo, e non per importanza ma per posizione d’arrivo ― e sapete che Lez Muvi funziona al contrario, the lastest, the bravest 😉 ― il Sergente Fed FFF, che nonostante sia il più limitrofo in zona Nuovo Roma, ha sfidato le leggi della puntualità, classificandosi come il quarto dei Fantastici.

Ed ora dedico la pubblica piazza lezmuviana alla contesa “È vero che” contro “Sì però” che si svolgerà qui di seguito davanti al cospetto degli astanti Moviers.

È vero che:

  • Nei primi sei minuti di film, James, nell’ordine: manda all’aria un mercato sfrecciando in macchina con la fida aiutante (notavamo con l’Honorary Member che la scena della macchina che butta all’aria bancarelle, ceste di verdure e gabbie di polli è un must cui i film d’azione non rinunciano mai); insegue il nemico facendosi il tour di Istanbul non già su un comodo Istanbus per turisti, ma su una moto da cross sopra i cornicioni della città; ingaggia un corpo a corpo con il nemico, non già su un comodo tappeto per lotta libera ma sul tetto di un treno (che guarda caso sta per entrare in una galleria, e mozzerebbe la testa ai due contendenti se questi non avessero visto fior fior di film che mostravano un corpo-a-corpo in cui un treno sta per entrare in galleria e mozzerebbe la testa ai due contendenti se anche questi non avessero visto fior fior di film che mostravano un corpo-a-corpo in cui un treno…Guardate, potremo andare avanti così fino ad arrivare agli albori della cinematografia); viene colpito dalla fida aiutante che al liceo aveva 4 in tiro al bersaglio; precipita in delle rapide che le Niagara Falls in confronto sono la fontana di Trevi; si trova un bungalow in una zona spiagge&chiringito di una località tipo Messico&nuvole; e ovviamente si trova una bella figliola con cui ovviamente ha un incontro ravviciniato del primo tipo. Tutto questo nei primi sei minuti…
  • È vero che Mr Bond finisce in laghi ghiacciati e sotto terra, scampa alle pallottole, combatte a mani nude, viene inseguito, malmenato, pure sparato, ma ciononostante, il suo look rimane impeccabile come fosse appena uscito dal sarto. Giusto una sistematica ai polsini, una scrollatina alla polvere dalla manica e via, siamo pronti per il Don Perignon di fine giornata.
  • È vero che il personaggio di Bond-James-Bond, in un’ottica filo-femminista, è quanto di più esecrabile si possa immaginare. Donne usa-e-getta, impegni zero (certo un James Bond tra pizza&divano non ce lo vediamo proprio), e reitera il modello del maschio bello, impossibile, bello&impossibile, vincitore sempre, comunque, sempre&comunque (sì la smetto), che lo pone in una posizione di superiorità rispetto al modello di donna che invece lo affianca: avvenente ma sfigata (come la sventola che incontra a Hong Kong e che muore tipo dopo 4 minuti), abile ma non troppo (come la fida aiutante che tra Bond e il nemico, riesce a sparare a Bond) e se intelligente una rompiballe di prima categoria (tipo M, interpretata dall’highlander Judie Dench)
  • È vero che Daniel De Blondi ha le orecchie grandi e parecchio Dumbo alle estremità di una faccia da bamboccio con l’aria assonnata, come se si fosse appena svegliato dopo un sonno di 12 ore e che, non fosse stato per il trucco, avrebbe le guance grigliate dal cuscino.

Sì, però

  • Tralasciando il viso e l’eventuale barbecue maxillofacciale, prendete Daniel De Blondi dal collo in giù. Io e la Mic l’abbiamo fatto. E insomma, ne è uscito fuori un giudizio assolutamente positivo, tanto che persino la scettica Honorary, ha riconosciuto, con estremo piacere, le doti strutturali dell’impianto Craig… Non cadremo qui in dettagli che ci farebbero scadere in commenti di bassa editoria adolescenziale (vedi “Cioè”), ma terremo a far notare le scene in cui il soggetto è di spalle ― e chi crede che Michelangelo sia morto, si sbaglia di grosso, perché la schiena del soggetto è decisamente opera sua. E poi il portamento tutto. Per esempio il gesto citato sopra, con cui si sistema i polsini dopo aver corso in mezzo al traffico per 14 km o messo al tappeto un numero di nemici tra gli 8 e i 28, be’ potrebbe sdilinquire un numero di donne di numero tra le 8 e le 88.000! (Un consiglio ai Moviers: volete far sdilinquire le vostre dolci metà? Imparate a gestirvi i polsini… Per il trianing, vedasi il 26esimo secondo del video http://www.youtube.com/watch?v=YFNv5nDYMsU … E diciamo tutti insieme “Mammamia!” :-)).
    Mi rendo perfettamente conto che l’eleganza di Daniel De Blondie in realtà sia l’eleganza di James Bond personaggio. Ed è questo che ci piace. L’eleganza. James è l’anti-tamarro fatto adone. Mai fuori luogo, perfetto in smoking, in tuta da ginnastica, in loden da cacciatore e in costume da nuotatore. James è un uomo d’azione e poche parole ― pochissime ― ma non è Rambo, né tantomeno il ragnetto tuttofare (assai insopportabile)  Ethan Hunt di Mission Impossible. James non ama le donne, ma a suo modo le ama tutte. James non è mai eccessivo o sopra le righe. James è da scarpe fatte a mano e Aston Martin, non da Prada e Porsche.
  • Sì però questo James Bond si defferenzia dai precedenti. È umano. È invecchiato, acciaccato. Non passa i test d’ammissione per ritornare nell’M6. Non riesce a sparare senza che il braccio gli tremi. Questo James Bond assomiglia molto a Bruce Wayne/Batman di “The Dark Knight”. Entrambi provati dalla vita, entrambi, anche, stanchi. Ed entrambi toccati dal dramma famigliare: Bruce e James sono ancora alle prese con l’elaborazione del lutto per la morte dei genitori quando erano piccoli. Questa loro somiglianza è riconducibile alla loro valenza archetipica (il WG Mat starà annuendo… :-)): Batman e Bond sono due forme mitiche dell’eroe non-eroe o non-solo-eroe. Per questo non muiono. Sono etermi, perché sono eternamente riscrivibili da mani nuove. E questo se permettete, ci piace moltissimo. L’idea che la loro storia possa essere trasformata, ampliata, reinventata è un modo che garantisce all’arte della narrativa e a quella storia di rigenerarsi. In questo Batman e Bond sono figure dal potenziale cristologico: risorgono ― non a caso a domanda “Qual è il suo hobby?” 007 risponde “La ressurrezione” http://www.youtube.com/watch?v=YFNv5nDYMsU (1 minuto e 53).
  • Sì però “007 Skyfall” non è solo 007. È anche Mendes, il villain, il cattivone impersonato da Javier Bardem a cui io darei Leone d’oro, Orso d’argento e qualsiasi cosa alla mirra per l’interpretazione che ne ha dato. Un cattivo unconventional, molto poco macho e molto tanto gay, e dai modi viscidi, che ricorda, specie nella scena in cui è rinchiuso nella gabbia di vetro, il rinchiuso-nelle-gabbie-di-vetro per antonomasia, Hannibal fegato&chianti Lecter. Bardem è stato bravissimo a calarsi nel personaggio, e dico “calarsi” nel senso letterale del termine: Bardem è un big guy, ma qui è “calato”, appare quasi striminzito, effemminato nella gestualità e nella postura. È come se avesse sgrossato il proprio corpo, lavorando al massimo sull’effetto “piccolo, meschino e schizzoide”. E questo 007 secondo me segna un cambiamento anche in questo senso: ci ricorderemo anche del cattivo.
  • Sì però il film regge fino alla fine. La suspence, l’intreccio. I 147 minuti filano via che non li vedete nemmeno, anzi, non vorreste più uscire da quel mondo di completi perfetti, inseguimenti e irresistibile ironia British.
  • Sì però la scena in cui 007 sfodera l’Aston Martin, quella storica, e in sottofondo parte il jingle, quello storico, be’, è impagabile nel ritorno d’emozione che offre. 🙂 (Vedasi Movie Maelstom)
  •  Sì però se siete girl Fellows consiglio di andare a vedervi “007 Skyfall” con un’amica. Vi garantisco che passerete 147 minuti ad annuire, sospirare, ridere, darvi delle eloquenti gomitatine e be’, have so much fun ― come il CdA, Honorary Member + Board.  🙂 Se siete boy Fellows, e ci andate con gli amici boys, troverete tutti gli ingredienti che fanno felici i boys: azione, belle donne, azione, belle donne, azione, belle donne ― sto dimenticando qualcosa?? (Dai che scherzo Fellows, lo so che “Tutto Kurosawa” è il cofanetto dvd cui siete più legati! 🙂 :-)).

Il “Sì però” ne esce vincitore, anche alla luce degli otto pollici Fonzie che i Fantastici Quattro hanno esibito a fine proiezione lunedì sera. 🙂

E per questa settimana ho pianificato un attentato terroristico all’interno di Lez Muvi e frantumato  la programmazione con tre proposte

ARGO
di Ben Affleck

 “Argo” perché è all’unanimità il film rivelazione del momento, e voglio proprio vedere come se la cava Ben ― dopo Gael Garcia Bernal, Daniel De Blondie Craig, Ben Affleck versione 70s, mi sembra di viziarle, questE Moviers… 😉

Scusate l’orario, davvero imbarazzante e molto poco Board-friendly, ma è l’unico spettacolo e l’unico giorno disponibile visto che martedì il Mastro propone un  evento super evento, e non potevamo proprio farlo sovrapporre al Let’s Movie della settimana. Per l’iniziativa “Serate con il Regista” il Mastro e l’Anarcozumi ― che coppia, quei due! 😉 ― presentano Emanuele Crialese, e la visione di “Terraferma”, alle ore 20:30. Se non avete visto il film quando l’avevamo proposto la primavera scorsa, approfittatene ora, please.
Ah e mi raccomando, prenotatevi il posto telefonando allo 0461-829002. It’s gonna be crowded!

 Il terzo frammento partito dalla molotov che ho lanciato, molto Anarcozumi-style, verso la programmazione lezmuviana di questa settimana, è “Pollo alle prugne”, di Marianne Satrapy (Quella di “Persepolis”!), sempre all’Astra del Mastro, mercoledì 21, alle ore 21:15, all’interno della rassegna “Tutti nello stesso piatto”. Ricordate come mi era piaciuto, questo filmettino carino carino, sebbene fossi con l’amico immaginario dalla strega cattiva Vicky Witch?!? 🙁
Ecco, ora avete la possibilità più unica che rara di rivederlo. Don’t miss it!

Un po’ come al gioco delle tre carte, vi chiedo, dove sarà il Board? 🙂 Be’, di sicuro “Argo” non me lo perdo. E forse forse riesco anche a fare una capatina da Crialese… 😉 “Pollo alle prugne” invece lo lascio a voi, che io l’ho già assaggiato. 😉

Mmmm, mi sembra di aver detto di tutto e soprattutto di più. Perciò fuggo via a bordo della mia Aston (fatemi sognare un po’ :-)), vi dico di controllare un paio di cosette giù nel garage del Movie Maelstrom, di (far) saltare i riassunti (anche in padella se volete) e di gradire i miei saluti, che stasera sono esplosivamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

…E quando parte questa vi vien voglia di mandare il curriculum all’M6, http://www.youtube.com/watch?v=Ii1tc493bZM

E quando vedete questa, http://www.youtube.com/watch?v=8V5XLgwNnLk, vi vien voglia di rottamare la vostra Yaris ― dignitosa eh, ma pur sempre Yaris… 🙁
(Certo, uno dice Martin, e tra Aston e Chris, va sempre sul sicuro… ;-)).

ARGO: Iran, 4 novembre 1979. La rivoluzione iraniana raggiunge il suo culmine e un gruppo di militanti assalta l’ambasciata americana a Teheran, prendendo in ostaggio 52 persone. Nel caos generale, sei di loro riescono a fuggire e si riparano presso l’ambasciatore canadese. Tony Mendez, specialista in recuperi della CIA, affronterà una corsa contro il tempo per mettere in atto un piano utile a far uscire i suoi connazionali dal paese.

TERRAFERMA: Un’isola siciliana di pescatori, quasi intatta, è appena lambita dal turismo che pure comincia a modificare comportamenti e mentalità dei suoi abitanti. Al tempo stesso, è investita dagli arrivi dei clandestini e dalla regola nuova del respingimento: la negazione stessa della cultura del mare che obbliga al soccorso. Proprio in questo ambiente vive una famiglia di pescatori composta da un vecchio di grande autorità, una giovane donna che non vuole rinunciare a vivere una vita migliore ed un ragazzo che, nella confusione, cerca la sua strada morale. Vengono tutti messi di fronte ad una decisione da prendere che segnerà la loro esistenza.

POLLO ALLE PRUGNE: Téhéran, 1958. Nasser-Ali, un famoso suonatore di violino, incontra la sua amata Irâne per strada, ma lei non lo riconosce. Durante questo incontro fortuito scopriamo che, a causa di un litigio, sua moglie ha distrutto il suo prezioso strumento musicale. Poiché nessun violino riesce più a procurargli il piacere di suonare, Nasser-Ali decide di morire. Otto giorni dopo si toglie la vita.

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Let’s Movie CXLV

Let’s Movie CXLV

007 – SKYFALL
di Sam Mendes
USA 2012, 147’
Lunedì 12/Monday 12
21:00/9:00 pm
Cinema Nuovo Roma
Corso III Novembre
(Ma lo sapevate che il biglietto il lunedì costa solo Euro 5,50?? ;-))

Folle di Folli Fellows,

Stavolta al comando del Mastratlantico ormeggiato in Corso Buonarroti, c’è Lady Mastrantonio, che sorveglia la plancia insieme a Robin mentre Capitan Mastro è da qualche parte tra babordo e tribordo (anzi, baboArdo e triboArdo) a controllare che tutto sia in regola, visto il sold-out. Lì accanto anche l’adorabile baby mozzo Maddy Mastrantonio, che prontamente rassicura il Board: la CateringCaterina è in cambusa che studia. 😉
Io sono sullo stupefatto andante: anche se ho appena usato un universo metaforico tutta navale ― per scombussolarvi un po’, ma tanto poi c’è Travelgum 😉 ― mercoledì dal Mastro sembrava di stare nella metro di Tokyo all’ora di punta, tutti pigiati stretti stretti. Ma niente mascherine e distributori di ossigeno al posto della Coca Cola, solo una serata che ha attirato la qualunque trentina, e soprattutto la qualunque di Fellows! Mercoledì eravamo in sette, I Magnifici Sette, altroché Steve McQueen, Charles Bronson e gli altri cinque che nessuno ricorda mai (poareti). Tra i Magnifici, due Fellows nuovi di zecca, a cui diamo il benvenuto ufficiale: Laura, d’orinnanzi la Fellow NoBell, per via di un’intolleranza fin alimentare verso delle campane vicine a casa sua. E la capiamo eh: chi non coverebbe dell’astio se avesse una campana che rintocca 100 colpi alle nove la sera?? 100 colpi di campana son meglio solo dei 100 di spazzola che hanno rintronato gli italiani qualche anno fa! (Mamma mia…). Laura era una Fellow da poche ore, una fantolina Fellow insomma :-), ma già dimostrava della stoffa da Premio NoBell nel Movier-recruiting: ha trascinato al cinema ― e in Lez Muvi ― l’amico Rudy, d’orinnanzi, il Fellow Rudy il Ricreazionale, per via di tutte le favole che gli leggevano da piccolo e che gli hanno costruito un bagaglio lessicale di termini indispensabili nel vivere quotidiano quale appunto “ricreazionale”.
Insieme a loro, il WG Mat, o dovremmo dire il Faccio-Cose-Vedo-Gente WG Mat, tanto che il Corriere del Trentino ha riservato uno spazio ad hoc per celebrare le sue serate libere. L’Anarcozumi, inaspettata come le belle notizie e con un paio di scarpe nuove in saccoccia che son talmente belle che hanno un fan club dedicato ― www.maxmaramaniac.com 😉 . Il Fellow Truly Done, che ha infilato il berretto più cute del mondo per venire a Let’s Movie ― berretto che il suo British English mi definisce come “beany”, un aggettivo che vi prego di annotarvi: rientra nella categoria “adorable” per la concentrazione elevatissima di coccolaggine che porta con sé. E il Fellow Sherlock, che lanciammo in Lez Muvi il luglio scorso, e che abbiamo ritrovato con un sorpreso “anvedichiccccè!!” mercoledì. 🙂

I Magnifici erano abbastanza dispersi in sala per via della calca, ma si sono fusi a fine proiezione come i protoni coi neutroni. 🙂

“Tambien la lluvia” è piaciuto all’unanimità. Anche qui un successo insperato. La tematica mi stava particolarmente a cuore, okay, ma di lì a trovare con un’opera così ben concepita, con una struttura a sovrapposizioni che le vale la fascia “Mise-en-Abyme 2012”, be’ ce ne passa. A proposito di tematica…se ripenso al colonialismo, mi vengono in mente alcuni titoli, fra cui “L’ultimo dei Mohicani”, “Apocalypse Now”, “Mission”, e pure “Lawrence d’Arabia”. Ma solo dopo averlo guardato, ho ricondotto “Tambien la lluvia” a “Fitzcarraldo”,  film cult di Herzog su questo personaggio decisamente balengo che vuole costruire un teatro d’opera nel bel mezzo della foresta peruviana e fa attraversare un colle al battello carico di pezzi del teatro. Un’impresa titanica ― scena da 45 minuti, quella della nave fatta slittare sui tronchi per farle risalire il pendio, che straccia i 37 famosi di “Berry Lindon” ― un’impresa paragonabile, nell’intento, a quella di realizzare un film su Cristoforo Colombo in Bolivia.
La questione coloniale è sempre materiale esplosivo che va maneggiato con estrema cura, e soprattutto con gli strumenti giusti. Il rischio è quello di trattare l’argomento come fece Steven Spielberg, che in “Amistad”, non so se ricordate,  trasformò la tratta degli schiavi africani in uno scatolone americano pieno di luoghi comuni, pacchi di kleenex e un finale altisonante come quelli che piacciono tanto a lui. Ecco, magari  Steven lo facciamo continuare sul filone Indiana Jones&templi maledetti eh…Le trame storiche magari no eh… 🙁

“Tambien la lluvia” è un film decisamente intelligente perché prende un evento storico come quello dell’invasione coloniale di un paese nel sedicesimo secolo e lo cala nel presente, evidenziando come i meccanismi di dominiazione che stavano alla base del colonialismo storico e del rapporto di subordinazione colono-colonizzatore non siano finiti con la fine di quella stagione storica, ma continuino malauguratamente a riproporsi, adottando modalità nuove, ma rimanendo sostanzialmente gli stessi. I conquistadores che abusavano dell’innocenza degli indios cinquecento anni fa, rivivono nella troup cinenamtografica accampata nella foresta boliviana, che sfrutta gli abitanti del posto proprio nella maniera in cui gli indios di cinque secoli addietro venivano sfruttati. Noi spettatori sentiamo un  certo malessere nascere dentro. O meglio, io l’ho sentito. È fastidioso, e anche vergognoso, vedere come lo schema del potere non cessi mai di ritornare, in una coazione a ripetere dalle tinte vichiane a cui francamente preferiremo non assistere. È come se la storia cambiasse i guanti ma agisse con le mani di sempre. Per questo nominavo il fastidio. Cosa c’è di più sgradevole di una ciclicità che porta ai medesimi risultati, i medesimi soprusi? Oggi il colonialismo di Colombo ― o, ampliando il discorso, quello delle superpotenze europee tra cui Regno Unito, Francia, Spagna ― è il neoimperialismo occidentale , e gli interessi sono quelli delle multinazionali che, come in questo caso, vogliono lucrare su un bene pubblico infischiandosene degli autoctoni. Alla fin fine, quindi, cos’è cambiato? Rispondere “niente” mi provoca un misto di fastidio, delusione e vergogna.

Lo sceneggiatore di “Tambien la lluvia” ― che, ricorda il cinefilo WG Mat, è lo sceneggiatore di Ken Loach, mica il primo Moccia, ehm, boccia, che passa ― ha fatto un ottimo lavoro sovrapponendo e a tratti confondendo tre piani narrativi diversi: quello della conquista dell’America da parte di Cristoforo Colombo che la troupe cinematografica sta ricostruendo, quello delle sommmosse popolari per la Guerra dell’Acqua che scuotono la città dove la troupe sta lavorando, e il documentario che racconta il making-of del film, registrando le difficoltà di un progetto cinematografico come quello. Realtà e finzione si mescolano, in un rimando di dialoghi e posizioni che fanno di passato e presente due facce della stessa medaglia ― mi linciate se uso “gemellarità temporale”? Ovviamente sì.

E il film tiene benissimo per tutta la prima parte. Nella seconda perde un po’ di compattezza; mi riferisco alla parte in cui il produttore del film decide di attraversare la città in piena rivolta pur di portare all’ospedale la figlia ferita del protagonista del suo film, che è anche il leader dei manifestanti contro la privatizzazione dell’acqua. In questa parte di maggior azione, il film stranamante diventa statico, o comunque rallenta il ritmo. O forse diventa più scontato, non so.  A ogni modo questa battuta d’arresto, a mio parere, non inficia la riuscita complessiva dell’opera.

Astrando (o dovrei dire “mastrando”? 🙂 ), “Tambien la lluvia” potrebbe anche rappresentare una riflessione sul fare cinema e sulle difficoltà che registi e addetti ai lavori incontrano nella realizzazione di un film ― e in questo c’è molto di “Fizcarraldo”. Pesante è anche la denuncia nei confronti del neocolonialismo (o post-post-colonialismo?). Mi domando se questo abbia in qualche modo inciso sull’uscita così posticipata, e in sordina, del film (son passiti due anni…). In Italia non credo sia nemmeno uscito nel 2010, o se sì, tipo in 3 sale…. Dobbiamo ringraziare gli organizzatori di “Tutti nello stesso piatto” per aver scelto di proporre un’opera così ben costruita, e attuale, per quanto di nicchia ― ma guardate, io non ho mai capito cosa significhi, essere  di nicchia… Nel senZo, una storia che parla di colonialismo, di neo-sfruttamento ― di Storia ― è di nicchia? Bah…
Ringraziamo naturalmente anche Capitan Mastro, che aderisce sempre a queste iniziative così avanti. 🙂

Ma spero non me ne vorrà ora… Questa settimana punto sull’effetto Shocking-my-town e propongo

007 – SKYFALL
di Sam Mendes

Vi ho stupito eh?! In realtà il Board ama sperimentare ― per quanto voi lo crediate sempre ossidato a quei film da sottotitoli, “atmosfere rarefatte” e “silenzi dell’anima”!  E poi non ha mai avuto nulla contro James Bond. Pierce Brosnan e Timothy Dalton non ci hanno mai molto convinto, è vero, ma il personaggio di Fleming (e Sean Connery), così radicato nella mitologia degli eroi del 21esimo secolo, ha una sua dignità cinematografica che non abbiamo mai messo in discussione. Ho scelto questo perché sento parlarne gran bene. E non tanto per via degli effetti speciali e le scene d’azione (quelli e quelle, ormai l’avrete capito, non hanno molto piglio sulla sottoscritta), quanto per la profondità psicologica di cui pare questo 007 sia dotato. Poi Sam Mendes ci dà fiducia ― Sam Mendes ha diretto l’intramontabile “American Beauty” e l’anno scorso il tenero “American Life”, che tra l’altro fu un Let’s Movie.
Poi lo ammetto, non mi è ancora chiaro se lo propongo per poter dire, in qualche momento a caso, “il mio nome è Board James Board” :-), oppure per qualche irrealizzabile desiderio represso d’impersonare una Board-girl… 🙂 Who knows… Appena mi do una risposta non mancherò di avvertirvi ― sarebbe davvero crudele da parte mia farvi vivere con questo dubbio. .-) 🙂

Avviso pubblicamente il Fellow Big che QUESTO è un film da Big ― niente sottotitoli, niente “atmosfere rarefatte” né “silenzi dell’anima”. Big, direi che questa settimana potresti fare del Board una sorella felice… 😉

Ah prima di salutarvi mi preme segnalarvi un appuntamento imperdibile dal Mastro. Per l’iniziativa “Incontri con il Regista”, il Mastro, in collaborazione con la Trentino Film Commission, nella Regale rappresentante l’Anarcozumi, ospita Daniele Vicari con il film “La nave dolce”, martedì 13 alle ore 20:30 ―ecchevi la scheda http://trovacinema.repubblica.it/film/la-nave-dolce/420109.
Come vi accennavo domenica scorsa, il Board è molto English-teaching il martedì sera, quindi la serata per lui/lei/loro sarà, per forza di cose, perdibile. 🙁 Ma io vi incoraggio ― e la Regale rappresentante Anarcozu con me ― a partecipare all’evento. Avere il regista in sala è un privilegio raro la cui perdita sarebbe davvero da James Tont (non so se notate come siamo già in mood 007).

Okay Fellows, io ho già spolverato l’Aston Martin e sono pronta per partire alla volta di Skyfall. Spero mi raggiungerete numerosi. 😉 Anche per non far rimanere male Daniel Craig, che, sommato a quel bel-vedere di Gael Garcia Bernarl in “Tambien la lluvia”, rientra nel programma “Come sollevare l’umore delle mie girl Fellows in tutta questa November rain senza Guns ‘n Roses”. 😉

My Moviers, mi verrebbe tanto da dirvi “dalla Russia con amore” è tutto, ma non voglio esagerare con il mood 007. Quindi mi tengo low-profile e vi ringrazio in semplicità, vi chiedo di sbirciare nel Movie-Maelstrom ― il riassunto potete pure tralasciarlo (ma si leggono ancora, i riassunti?!?) ― e vi prego di accettare questi saluti, che stasera sono follamente/follemente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Dato che sono in fissa per Yael Naim… Se qualche settimana fa vi era piaciuta “New Soul”, sentite un  po’ quanta sensuale raffinatezza nella versione che propone di “Toxic”. Sì, “Toxic”, la hit di adipe&ammiccamenti Britney… Vedete quanto una cover possa far svoltare una canzone… 😉
http://www.youtube.com/watch?v=zqKZ_WIK5ms

007 – SKYFALL: Daniel Craig è tornato a vestire i panni di James Bond 007 in Skyfall, la 23ª avventura del più lungo frachise cinematografico di tutti i tempi. Questa volta il centro dei servizi segreti inglesi è sotto attacco. A minacciarne la distruzione è un certo Raul Silva. Tocca a 007 mettersi sulle sue tracce e sventare il pericolo. Scene d’azione mozzafiato e una cupa atmosfera.

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Let’s Movie CXLIV

Let’s Movie CXLIV

TAMBIEN LA LLUVIA
di
Icíar Bollaín
Spagna 2010, 104’
Mercoledì 7/Wednesday 7
20:30/8:30 pm
Astra/ Mastrantonio’s 🙂

Manichei Moviers,

“C’è una Movier che ti aspetta dentro”, avvisa professional&proficient il Mastro, appena arrivo. Ecchissarà, mi chiedo io, convinta che l’ultimo film di Haneke abbia la capacità d’intimorire persino gli appassionati cinefili più appassionati cinefili d’Europa. Sorrido durbans al Mastro, saluto Robin spuntato dalla bat-caverna, e mi precipito in sala, curiosa come una bambina di anni quattro. 🙂

Certo, dovevo immaginarlo…. Chi poteva venire a vedere “Amour”, opera d’alto spessore artistico e ad alto rischio indigestione? Chi se non la Fellow Claudia-the-Critic, la Movier in grado di sciorinarvi tutto Strehler minuto-per-minuto, la Movier cresciuta tra le sedie di Beckett e i ciliegi di Tolstoj-anzi-no-era-Checov?? La latitanza della Fellow nell’ultimo periodo non è da imputarsi alla fiacca stagionale quanto a un soggiorno a Berlino um Deutsch zu lernen, continuato poi con dei corsi serali che le vietavano Let’s Movie. Faccio notare che lo studio del tedesco sta facendo proseliti a Trentoville (o dovrei dire Trentofil), la Honorary Member Mic non fa che costruire traspositive e piovere umlaut su valli di vocali…. 🙂
Faccio anche notare che la frequentazione di attività serali delle più varie&svariate sta facendo altrettanti proseliti. Dalla danza africana a quella rockabilly (l’Anarcozumi ci diventerà una pefetta Sandy Ollson su musica di Miriam Makeba :-)), dai corsi di cucina alle game-nights tra geeks, dall’Aikido al calcetto, i Moviers smentiscono con i fatti l’ironia del Board sulla loro presunta pigrizia, Board che stavolta, con piaceveole stupore, deve riconoscere “Eppur si movier”. 🙂

Il Mastro è lì lì per far play, quando la porta della Sala Tre si spalanca e fa il suo ingresso millerighe l’Anarcozumi, che per una volta ha skippato Miriam Makeba e ha fatto dirotta non su Cuba ― che c’era già stata e pure in bicicletta 🙂 ― ma sull’Astra. Solo una volta che l’Anarco ha rintoccato un ironico ed efficacissimo e romaesco “preparemose affà du risate”, possiamo partire.
E io sempre più incredula e sempre più gongola, mi dico che in fondo sono una ragazza fortunata, e non perché m’hanno regalato un sogno, come cantava Jovanotti da jovane, ma perché nel sogno ci sono dentro.

Difficile mandar giù “Amour”. E non già per come il film è sviluppato ― tempi realistici (nelle azioni dei due anziani protagonisti), silenzi, unità di luogo. “Amour” è un boccone amaro in quanto ci mette difronte all’ineluttabile: l’invecchiamento, la sofferenza, la dipendenza, il decadimento. È la strada che tutti siamo destinati a percorrere. Per questo toglie le parole. A fine proiezione sei ammutolito: vedi, nel  presente, sullo schermo, il tuo futuro. O rivedi quello che ha passato qualche tuo famigliare, qualche tuo caro amico. E non puoi dire, a me non succederà. La senilità capita a tutti ― se si ha la buona sorte di arrivarci, e in  questo sta il paradosso…

Geroges e Anne sono due ottantenni che vivono una vita tranquillissima fatta di piccole cosette quotidiane ― la colazione, il concerto, la spesa. La quotidianità serena della coppia salta quando Anne si ammala e il suo fisico, così come il suo cervello, imboccano la strada del declino e della demenza. Georges le sta accanto e  pian piano si trasforma in badante. L’“amour” del titolo contiene tutte le sfumature di questo sentimento dalle infinite sfumature. Affetto, dedizione, cura, pazienza, compassione, pietà ma non pietismo. Ecco, il film di Haneke non scade mai nel lacrimoso. Non c’è ruffianeria, per quanto l’Anarcozumi l’abbia ravvisata, e qui sta proprio il bello del vedere il film collettivamente: tante sensibilità che rispondono all’opera in modi diversi scrivono una preziosa enciclopedia da cui poter attingere per “ripensare” l’opera stessa. In effetti l’Anarco ha proprio detestato il film, e sarebbe bellissimo che ve lo spiegasse lei stessa, con il meraviglioso ardimento con cui l’ha spiegato a me.

Haneke ci mostra quello che è. Pappette ingoiate a fatica, pannoloni, capricci infantili in un organismo senile. Un corpo che sfiorisce e una testa che si perde, e i conti che un marito innamorato (a ottant’anni) deve fare con questo processo di distruzione fisica e mentale. La tenerezza universalmente riconosciuta alla pellicola nasce dalla figura di questo marito devoto e premuroso, che però, a un certo punto, dovrà prendere in mano la situazione in maniera quanto mai inaspettata… Mai ci si aspetterebbe che dedizione e premura  possano sfociare in un gesto di violenza tanto definitiva ― che tuttavia, forse, è il più grande e doloroso atto di amore cui si potrebbe immaginare. A volte la morte può essere l’unica soluzione all’accanimento della vita…Qui potremmo dibattere per ore…

“Amour” è di un’asciuttezza e di un’essenzialità che sono tipiche del cinema hanekiano ― penso a “Il nastro bianco” ― ma che qui sono ancora più enfatizzate per via della costrizione spaziale. L’azione si svolge tutta all’interno dell’appartamento della coppia. Corridoio, camera, cucina, bagno. Solo l’inizio ci offre una veduta dei due, felici, ad un concerto di musica classica: un’immagine ferma di una platea a teatro, in cui scorgiamo i due protagonisti, sorridenti. Una cartolina d’addio che saluta il “prima” sano e apre il “poi” malato rinchiudendo lui (e loro) dentro le mura domestiche. Ci sono certe scene di un’immobilità quasi pretemporale: gli interni, due porte che danno su un corridoio o il salotto vuoto, sono lo spazio di mezzo. Di là, da qualche parte, qualcosa sta capitando: il declino sta avvenendo, le carni si sfaldano, la memoria viene meno. E questa tecnica trova la sua controparte nelle voci fuoricampo. I personaggi spesso parlano da una stanza all’altra, ma la macchina da presa è inchiodata su un corridoio vuoto.

Haneke è un gran regista perché tira fuori il disturbante, ma con estrema raffinatezza stilistica. I suoi film lo sono tutti, profondamente disturbanti (e profondamente raffinati). Prendete “La pianista”, o “Caché”, e non parliamo poi di “Funny Games”… E anche nel caso di “Amour”. Il regista fa vedere quello che non ci va di vedere,  e che nascondiamo ― e non mi sto riferendo solo alle pappette sputate, ai pannoloni, alle carni flaccide. Ci troviamo davanti alla perdita della dignità del soggetto malato, alla cattiveria della natura che si ostina contro l’essere vivente, senza che vi sia rimedio, rimedio alcuno… A maggio, durante il Festival di Cannes avevo letto da qualche parte che alla fine della proiezione per la stampa, in sala non  era volata una mosca. Silenzio di tomba ― reazione insolita, vista la loquacità spesso spietata di giornalisti e critici. E così è stato lunedì dal Mastro. Un silenzio che è quello dell’uomo davanti all’incommensurabilità del vivere e all’inevitabilità del decadere. Più che di morte, qui si parla proprio di decadenza. Il che è ancora più penoso, se vogliamo. Per questo l’aggettivo che piazzo accanto ai già sentiti “straziante” e “angosciante”, è “logorante”: il film lavora su un vero e proprio logorio delle menti di chi guarda attraverso il logorio del corpo di chi recita. E non c’è via di fuga.

Non penso che “Amour” sia il mio film preferito di Haneke, ma è comunque un’opera esistenziale che trasforma i piccoli gesti o i piccoli episodi ― come l’ingresso di un semplice piccione dalla finestra dell’atrio ― in momenti quasi metafisici in cui l’azione porta con sé un ragionamento profondo e penoso. C’è anche l’onorico, che porta sulla scena, in una scena breve ma di un’intensità micidiale, un incubo di Georges: lo si vede camminare nel corridoio allagato, e una mano d’imporvviso gli afferra da dietro il viso, storcendolo. È una scena lampo, davvero un fotogramma, ma che sintetizza il disagio represso del personaggio e la minaccia di un orrore molto molto vicino…

Secondo me è un film che agisce per far reagire. Non versi una lacrima (o meglio, IO, non l’ho versata), esci con un grosso peso nella testa e nello stomaco, ma dopo un po’, dopo aver somatizzato, ti rendi conto di quanto tutto quello che hai, a partire dal banale e scontato corpo, sia prezioso e fugace, così come tutto quello che ti circonda. E ti vien voglia di FARE. Ridere, leggere, correre, chiamare un amico, infilarti a letto con il tuo amore e se l’amore non ce l’hai cercartene uno, scoprire un quadro, ascoltare Coltrane, scendere da una scala scivolando sul corrimano, sentire la pioggia sulla faccia e guardare il sole sulla pelle, prendere un aereo, usare i piedi. Fare. Questo, è quello che mi ha detto “Amour”. L’amour pour la vie.

La Palma d’Oro, io, l’avrei data ai due protagonisti, Jean Louis Trintignant ed Emanuelle Riva, che da ultraottantenni, hanno dato vita a un dramma cui loro stessi potrebbero vivere da un giorno all’altro…

Ooops, I did it again, mi son dilungata, Britney… 🙁

…Ma se lunedì con “Amour” è stata tenebra, Halloween mercoledì è stata luce, in perfetta coerenza con il manicheismo più classico. Sì perché guardate, a me e all’Anarcozumi c’è uscito un Halloween da paura, e di questo dobbiamo ringraziare il “Rocky Horror Picture Show”, e anche lo Smelly, che per una volta ci ha stupito proponendo così, out of the blue, il cult movie del 1975 (e pure il Fellow Pequod per avermi avvertito dell’evento). 🙂

Ma sentite qui, a proposito di out-of-the-blue, cosa vi racconto… Il 31 ottobre, in piazza Tezenis-Pasi, Trentoville ci ha ospitato un flash-mob! (Link disponibile giù nel Movie Maelstrom ;-)).Okay, più che un flash-mob sembra una session di Macarena tra quattro gatti all’ora di punta, però apprezziamo moltissimo il gesto! Sapete no, quanto il Board sia moltissimamente pro-flashmob, che considera l’espressione contemporanea del diciamo-qualcosa-alltogether-divertendoci-di-brutto-ma-senza-che-i-cops-possano-toccarci-eh-eh-eh, tanto che prima o poi i Moviers verranno chiamati in qualche azione simile…Siete avvisati… 😉

E quei personaggi parruccati che vedete nel video, ce li siamo trovati in sala allo Smelly io e la Zu, e hanno dato luogo a uno spettacolo che mai ci saremmo immaginate! Cioè, Moviers, questi sapevano tutte le battute del film IN INGLESE A MEMORIA (a Trentofil dei fans del Rocky Horror!??), e hanno praticamente recitato sopra il film! Io e la Zu, due facce due sorrisi stampati sopra, ci siamo ritrovate in un doppio spettacolo: quello sullo schermo e quello interpretato in sala… È stato così cool e, come si diceva, out-of-the-blue, e così piacevole scoprire un classico che il Board, mannaggia, non aveva mai visto, che persino l’assurda festa di Halloween ― parco dei divertimenti importato da Yankilandia ― ha assunto un suo cavolo di senso… 🙂

Ringrazio l’Anarco, ringrazio i parruccati presenti in sala, e ringrazio anche l’autore di “The time warp” ― si visiti ancora il Movie-Maelstrom, please…

E ora, Fellows, guardate cosa vi scodellow per la settimana

TAMBIEN LA LLUVIA
di
Icíar Bollaín

Sì sì lo so, vi state chiedendo ecchedè? “Tambien la lluvia” è un prezioso filmettino uscito un paio di anni fa ― e che all’epoca concorse all’Oscar come film straniero made-in-Spain ― e che viene proposto ora all’interno dell’iniziativa “Tutti nello stesso piatto”, il Festival internazionale di Cinema Cibo & VideoDiversità arrivato quest’anno alla sua IV edizionehttp://www.tuttinellostessopiatto.it/.  La trama del film sembra molto interessante: è la storia di un regista che parte per la Bolivia per girare un film su Cristoforo Colombo e una volta là si vede coinvolto nella Guerra dell’Acqua e nei tramacci politici risultanti da una situazione di tensione sociale. Un meta film su realtà, finzione colonialismo e post, insomma, una miscela che a noi piace proprio tanto… Per di più c’è quel gran bravo ragazzo di Gael García Bernal (il Che de “I diari della motocicletta”, per capirci). Per di più c’è pure un menù degustazione abbinato, se volete (maggiori info nel volantino linkato sopra ;-)).

Per di più non mi andava proprio di proporre “Io e te” di Bertolucci, e non perché io abbia qualcosa contro Bernardo, per carità, ma perché questo suo ultimo film mi sembra un incrocio fra il deludente “The Dreamers” e il fané (fané??) “Io ballo da sola”… Spero di sbagliarmi, ma aspetto l’uscita in dvd per fare pubblica ammenda.

Per di più avrei proposto “La collina dei papaveri”, l’ultimo film di Goro Miyazaki (figlio di Hayao), in anteprima nazionale martedì 6 alle 21:00 allo Smelly. Purtroppo il Board, che il martedì e il venerdì sera si trasforma in ET, (English Teacher ― niente telefono casa) non può esserci. Confido che lo ridiano (ti prego Zu, intercedi tu con i tuoi superpoteri!), ma se nel frattempo siete liberi, pleasepleaseplease, andate voi a gustarvelo ― la Miyazaki Father&Son è una ditta a conduzione famigliare con cui vale la pena fare affari sempre e comunque.
E se volete l’ultimo capitolo “Della straordinarietà telepatica dei Moviers”, ecchevelo quà: il Fellow Fiiii mi ha tempestivamente comunicato che presenzierà all’anteprima insieme alla Fellow Reicel nella capitale ― come sapete lui è Responsabile della sede Pisa-Reggio ma da settembre si spartisce Roma con il Fellow Testone. 🙂 Lo ringrazio di brutto brutto, e aspetto qualsiasi tipo di feedback (dalle 9 alle 99.000 parole, ci facciamo andare bene tutto :-)).

Prima di lasciarvi vi riporto, in questo periodo di penuria globale, una verità che mi è stata rammentata, tra il why e il because, qualche giorno fa…

Il bello del mondo è il mondo.

 🙂

…E dopo filosofeggiamenti, grandi dilemmi, rocky horrors e picture shows, dopo avervi detto del castello in una notte buia e tempestosa con il Movie Maelstrom dentro e il riassunto nel cimitero abbandonato lì accanto, vi saluto, victorious-happy-and-glorious Fellows. Con tante tantissime grazie. E con tanti tantissimi saluti, oggi, dualisticamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Ecco il rockyhorrorpictureshow flash-mob a Trentoville http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/foto-e-video/un-flash-mob-per-celebrare-il-rocky-horror-picture-show-1.5944776  

E questa è l’intramontabile soundtrack originale… http://www.youtube.com/watch?v=FPzhYhuQXZY

 

TAMBIEN LA LLUVIA: Una storia tra passato e presente, tra finzione e realtà. Il regista cinematografico Sebastián parte per la Bolivia con il produttore Costa e il resto della troupe per girare un film su Cristoforo Colombo che metta in luce, però, l’aspetto più drammatico della conquista del Nuovo Mondo, ovvero la cupidigia e le violenze perpetrate ai danni delle popolazioni indigene. Giunti sul posto, i protagonisti inizieranno la realizzazione del film scritturando numerosi nativi ma, ben presto, si troveranno anche coinvolti nella Guerra dell’Acqua messa in atto dagli abitanti della città di Cochabamba (nell’aprile del 2000), come forma di protesta contro la privatizzazione dell’acqua da parte delle multinazionali.

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