Let’s Movie CXLIV

Let’s Movie CXLIV

TAMBIEN LA LLUVIA
di
Icíar Bollaín
Spagna 2010, 104’
Mercoledì 7/Wednesday 7
20:30/8:30 pm
Astra/ Mastrantonio’s 🙂

Manichei Moviers,

“C’è una Movier che ti aspetta dentro”, avvisa professional&proficient il Mastro, appena arrivo. Ecchissarà, mi chiedo io, convinta che l’ultimo film di Haneke abbia la capacità d’intimorire persino gli appassionati cinefili più appassionati cinefili d’Europa. Sorrido durbans al Mastro, saluto Robin spuntato dalla bat-caverna, e mi precipito in sala, curiosa come una bambina di anni quattro. 🙂

Certo, dovevo immaginarlo…. Chi poteva venire a vedere “Amour”, opera d’alto spessore artistico e ad alto rischio indigestione? Chi se non la Fellow Claudia-the-Critic, la Movier in grado di sciorinarvi tutto Strehler minuto-per-minuto, la Movier cresciuta tra le sedie di Beckett e i ciliegi di Tolstoj-anzi-no-era-Checov?? La latitanza della Fellow nell’ultimo periodo non è da imputarsi alla fiacca stagionale quanto a un soggiorno a Berlino um Deutsch zu lernen, continuato poi con dei corsi serali che le vietavano Let’s Movie. Faccio notare che lo studio del tedesco sta facendo proseliti a Trentoville (o dovrei dire Trentofil), la Honorary Member Mic non fa che costruire traspositive e piovere umlaut su valli di vocali…. 🙂
Faccio anche notare che la frequentazione di attività serali delle più varie&svariate sta facendo altrettanti proseliti. Dalla danza africana a quella rockabilly (l’Anarcozumi ci diventerà una pefetta Sandy Ollson su musica di Miriam Makeba :-)), dai corsi di cucina alle game-nights tra geeks, dall’Aikido al calcetto, i Moviers smentiscono con i fatti l’ironia del Board sulla loro presunta pigrizia, Board che stavolta, con piaceveole stupore, deve riconoscere “Eppur si movier”. 🙂

Il Mastro è lì lì per far play, quando la porta della Sala Tre si spalanca e fa il suo ingresso millerighe l’Anarcozumi, che per una volta ha skippato Miriam Makeba e ha fatto dirotta non su Cuba ― che c’era già stata e pure in bicicletta 🙂 ― ma sull’Astra. Solo una volta che l’Anarco ha rintoccato un ironico ed efficacissimo e romaesco “preparemose affà du risate”, possiamo partire.
E io sempre più incredula e sempre più gongola, mi dico che in fondo sono una ragazza fortunata, e non perché m’hanno regalato un sogno, come cantava Jovanotti da jovane, ma perché nel sogno ci sono dentro.

Difficile mandar giù “Amour”. E non già per come il film è sviluppato ― tempi realistici (nelle azioni dei due anziani protagonisti), silenzi, unità di luogo. “Amour” è un boccone amaro in quanto ci mette difronte all’ineluttabile: l’invecchiamento, la sofferenza, la dipendenza, il decadimento. È la strada che tutti siamo destinati a percorrere. Per questo toglie le parole. A fine proiezione sei ammutolito: vedi, nel  presente, sullo schermo, il tuo futuro. O rivedi quello che ha passato qualche tuo famigliare, qualche tuo caro amico. E non puoi dire, a me non succederà. La senilità capita a tutti ― se si ha la buona sorte di arrivarci, e in  questo sta il paradosso…

Geroges e Anne sono due ottantenni che vivono una vita tranquillissima fatta di piccole cosette quotidiane ― la colazione, il concerto, la spesa. La quotidianità serena della coppia salta quando Anne si ammala e il suo fisico, così come il suo cervello, imboccano la strada del declino e della demenza. Georges le sta accanto e  pian piano si trasforma in badante. L’“amour” del titolo contiene tutte le sfumature di questo sentimento dalle infinite sfumature. Affetto, dedizione, cura, pazienza, compassione, pietà ma non pietismo. Ecco, il film di Haneke non scade mai nel lacrimoso. Non c’è ruffianeria, per quanto l’Anarcozumi l’abbia ravvisata, e qui sta proprio il bello del vedere il film collettivamente: tante sensibilità che rispondono all’opera in modi diversi scrivono una preziosa enciclopedia da cui poter attingere per “ripensare” l’opera stessa. In effetti l’Anarco ha proprio detestato il film, e sarebbe bellissimo che ve lo spiegasse lei stessa, con il meraviglioso ardimento con cui l’ha spiegato a me.

Haneke ci mostra quello che è. Pappette ingoiate a fatica, pannoloni, capricci infantili in un organismo senile. Un corpo che sfiorisce e una testa che si perde, e i conti che un marito innamorato (a ottant’anni) deve fare con questo processo di distruzione fisica e mentale. La tenerezza universalmente riconosciuta alla pellicola nasce dalla figura di questo marito devoto e premuroso, che però, a un certo punto, dovrà prendere in mano la situazione in maniera quanto mai inaspettata… Mai ci si aspetterebbe che dedizione e premura  possano sfociare in un gesto di violenza tanto definitiva ― che tuttavia, forse, è il più grande e doloroso atto di amore cui si potrebbe immaginare. A volte la morte può essere l’unica soluzione all’accanimento della vita…Qui potremmo dibattere per ore…

“Amour” è di un’asciuttezza e di un’essenzialità che sono tipiche del cinema hanekiano ― penso a “Il nastro bianco” ― ma che qui sono ancora più enfatizzate per via della costrizione spaziale. L’azione si svolge tutta all’interno dell’appartamento della coppia. Corridoio, camera, cucina, bagno. Solo l’inizio ci offre una veduta dei due, felici, ad un concerto di musica classica: un’immagine ferma di una platea a teatro, in cui scorgiamo i due protagonisti, sorridenti. Una cartolina d’addio che saluta il “prima” sano e apre il “poi” malato rinchiudendo lui (e loro) dentro le mura domestiche. Ci sono certe scene di un’immobilità quasi pretemporale: gli interni, due porte che danno su un corridoio o il salotto vuoto, sono lo spazio di mezzo. Di là, da qualche parte, qualcosa sta capitando: il declino sta avvenendo, le carni si sfaldano, la memoria viene meno. E questa tecnica trova la sua controparte nelle voci fuoricampo. I personaggi spesso parlano da una stanza all’altra, ma la macchina da presa è inchiodata su un corridoio vuoto.

Haneke è un gran regista perché tira fuori il disturbante, ma con estrema raffinatezza stilistica. I suoi film lo sono tutti, profondamente disturbanti (e profondamente raffinati). Prendete “La pianista”, o “Caché”, e non parliamo poi di “Funny Games”… E anche nel caso di “Amour”. Il regista fa vedere quello che non ci va di vedere,  e che nascondiamo ― e non mi sto riferendo solo alle pappette sputate, ai pannoloni, alle carni flaccide. Ci troviamo davanti alla perdita della dignità del soggetto malato, alla cattiveria della natura che si ostina contro l’essere vivente, senza che vi sia rimedio, rimedio alcuno… A maggio, durante il Festival di Cannes avevo letto da qualche parte che alla fine della proiezione per la stampa, in sala non  era volata una mosca. Silenzio di tomba ― reazione insolita, vista la loquacità spesso spietata di giornalisti e critici. E così è stato lunedì dal Mastro. Un silenzio che è quello dell’uomo davanti all’incommensurabilità del vivere e all’inevitabilità del decadere. Più che di morte, qui si parla proprio di decadenza. Il che è ancora più penoso, se vogliamo. Per questo l’aggettivo che piazzo accanto ai già sentiti “straziante” e “angosciante”, è “logorante”: il film lavora su un vero e proprio logorio delle menti di chi guarda attraverso il logorio del corpo di chi recita. E non c’è via di fuga.

Non penso che “Amour” sia il mio film preferito di Haneke, ma è comunque un’opera esistenziale che trasforma i piccoli gesti o i piccoli episodi ― come l’ingresso di un semplice piccione dalla finestra dell’atrio ― in momenti quasi metafisici in cui l’azione porta con sé un ragionamento profondo e penoso. C’è anche l’onorico, che porta sulla scena, in una scena breve ma di un’intensità micidiale, un incubo di Georges: lo si vede camminare nel corridoio allagato, e una mano d’imporvviso gli afferra da dietro il viso, storcendolo. È una scena lampo, davvero un fotogramma, ma che sintetizza il disagio represso del personaggio e la minaccia di un orrore molto molto vicino…

Secondo me è un film che agisce per far reagire. Non versi una lacrima (o meglio, IO, non l’ho versata), esci con un grosso peso nella testa e nello stomaco, ma dopo un po’, dopo aver somatizzato, ti rendi conto di quanto tutto quello che hai, a partire dal banale e scontato corpo, sia prezioso e fugace, così come tutto quello che ti circonda. E ti vien voglia di FARE. Ridere, leggere, correre, chiamare un amico, infilarti a letto con il tuo amore e se l’amore non ce l’hai cercartene uno, scoprire un quadro, ascoltare Coltrane, scendere da una scala scivolando sul corrimano, sentire la pioggia sulla faccia e guardare il sole sulla pelle, prendere un aereo, usare i piedi. Fare. Questo, è quello che mi ha detto “Amour”. L’amour pour la vie.

La Palma d’Oro, io, l’avrei data ai due protagonisti, Jean Louis Trintignant ed Emanuelle Riva, che da ultraottantenni, hanno dato vita a un dramma cui loro stessi potrebbero vivere da un giorno all’altro…

Ooops, I did it again, mi son dilungata, Britney… 🙁

…Ma se lunedì con “Amour” è stata tenebra, Halloween mercoledì è stata luce, in perfetta coerenza con il manicheismo più classico. Sì perché guardate, a me e all’Anarcozumi c’è uscito un Halloween da paura, e di questo dobbiamo ringraziare il “Rocky Horror Picture Show”, e anche lo Smelly, che per una volta ci ha stupito proponendo così, out of the blue, il cult movie del 1975 (e pure il Fellow Pequod per avermi avvertito dell’evento). 🙂

Ma sentite qui, a proposito di out-of-the-blue, cosa vi racconto… Il 31 ottobre, in piazza Tezenis-Pasi, Trentoville ci ha ospitato un flash-mob! (Link disponibile giù nel Movie Maelstrom ;-)).Okay, più che un flash-mob sembra una session di Macarena tra quattro gatti all’ora di punta, però apprezziamo moltissimo il gesto! Sapete no, quanto il Board sia moltissimamente pro-flashmob, che considera l’espressione contemporanea del diciamo-qualcosa-alltogether-divertendoci-di-brutto-ma-senza-che-i-cops-possano-toccarci-eh-eh-eh, tanto che prima o poi i Moviers verranno chiamati in qualche azione simile…Siete avvisati… 😉

E quei personaggi parruccati che vedete nel video, ce li siamo trovati in sala allo Smelly io e la Zu, e hanno dato luogo a uno spettacolo che mai ci saremmo immaginate! Cioè, Moviers, questi sapevano tutte le battute del film IN INGLESE A MEMORIA (a Trentofil dei fans del Rocky Horror!??), e hanno praticamente recitato sopra il film! Io e la Zu, due facce due sorrisi stampati sopra, ci siamo ritrovate in un doppio spettacolo: quello sullo schermo e quello interpretato in sala… È stato così cool e, come si diceva, out-of-the-blue, e così piacevole scoprire un classico che il Board, mannaggia, non aveva mai visto, che persino l’assurda festa di Halloween ― parco dei divertimenti importato da Yankilandia ― ha assunto un suo cavolo di senso… 🙂

Ringrazio l’Anarco, ringrazio i parruccati presenti in sala, e ringrazio anche l’autore di “The time warp” ― si visiti ancora il Movie-Maelstrom, please…

E ora, Fellows, guardate cosa vi scodellow per la settimana

TAMBIEN LA LLUVIA
di
Icíar Bollaín

Sì sì lo so, vi state chiedendo ecchedè? “Tambien la lluvia” è un prezioso filmettino uscito un paio di anni fa ― e che all’epoca concorse all’Oscar come film straniero made-in-Spain ― e che viene proposto ora all’interno dell’iniziativa “Tutti nello stesso piatto”, il Festival internazionale di Cinema Cibo & VideoDiversità arrivato quest’anno alla sua IV edizionehttp://www.tuttinellostessopiatto.it/.  La trama del film sembra molto interessante: è la storia di un regista che parte per la Bolivia per girare un film su Cristoforo Colombo e una volta là si vede coinvolto nella Guerra dell’Acqua e nei tramacci politici risultanti da una situazione di tensione sociale. Un meta film su realtà, finzione colonialismo e post, insomma, una miscela che a noi piace proprio tanto… Per di più c’è quel gran bravo ragazzo di Gael García Bernal (il Che de “I diari della motocicletta”, per capirci). Per di più c’è pure un menù degustazione abbinato, se volete (maggiori info nel volantino linkato sopra ;-)).

Per di più non mi andava proprio di proporre “Io e te” di Bertolucci, e non perché io abbia qualcosa contro Bernardo, per carità, ma perché questo suo ultimo film mi sembra un incrocio fra il deludente “The Dreamers” e il fané (fané??) “Io ballo da sola”… Spero di sbagliarmi, ma aspetto l’uscita in dvd per fare pubblica ammenda.

Per di più avrei proposto “La collina dei papaveri”, l’ultimo film di Goro Miyazaki (figlio di Hayao), in anteprima nazionale martedì 6 alle 21:00 allo Smelly. Purtroppo il Board, che il martedì e il venerdì sera si trasforma in ET, (English Teacher ― niente telefono casa) non può esserci. Confido che lo ridiano (ti prego Zu, intercedi tu con i tuoi superpoteri!), ma se nel frattempo siete liberi, pleasepleaseplease, andate voi a gustarvelo ― la Miyazaki Father&Son è una ditta a conduzione famigliare con cui vale la pena fare affari sempre e comunque.
E se volete l’ultimo capitolo “Della straordinarietà telepatica dei Moviers”, ecchevelo quà: il Fellow Fiiii mi ha tempestivamente comunicato che presenzierà all’anteprima insieme alla Fellow Reicel nella capitale ― come sapete lui è Responsabile della sede Pisa-Reggio ma da settembre si spartisce Roma con il Fellow Testone. 🙂 Lo ringrazio di brutto brutto, e aspetto qualsiasi tipo di feedback (dalle 9 alle 99.000 parole, ci facciamo andare bene tutto :-)).

Prima di lasciarvi vi riporto, in questo periodo di penuria globale, una verità che mi è stata rammentata, tra il why e il because, qualche giorno fa…

Il bello del mondo è il mondo.

 🙂

…E dopo filosofeggiamenti, grandi dilemmi, rocky horrors e picture shows, dopo avervi detto del castello in una notte buia e tempestosa con il Movie Maelstrom dentro e il riassunto nel cimitero abbandonato lì accanto, vi saluto, victorious-happy-and-glorious Fellows. Con tante tantissime grazie. E con tanti tantissimi saluti, oggi, dualisticamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Ecco il rockyhorrorpictureshow flash-mob a Trentoville http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/foto-e-video/un-flash-mob-per-celebrare-il-rocky-horror-picture-show-1.5944776  

E questa è l’intramontabile soundtrack originale… http://www.youtube.com/watch?v=FPzhYhuQXZY

 

TAMBIEN LA LLUVIA: Una storia tra passato e presente, tra finzione e realtà. Il regista cinematografico Sebastián parte per la Bolivia con il produttore Costa e il resto della troupe per girare un film su Cristoforo Colombo che metta in luce, però, l’aspetto più drammatico della conquista del Nuovo Mondo, ovvero la cupidigia e le violenze perpetrate ai danni delle popolazioni indigene. Giunti sul posto, i protagonisti inizieranno la realizzazione del film scritturando numerosi nativi ma, ben presto, si troveranno anche coinvolti nella Guerra dell’Acqua messa in atto dagli abitanti della città di Cochabamba (nell’aprile del 2000), come forma di protesta contro la privatizzazione dell’acqua da parte delle multinazionali.

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