Posts made in dicembre, 2012

Let’s Movie goes on holiday :-)

Let’s Movie goes on holiday :-)

Forti&Fortuiti, Fortunati&Fortunosi Fellows,

Cosa fai quando ti ritrovi con una fucilata di giorni di ferie da smaltire? Ti fai tutte quelle cose che, quando lavori, risiedono nel mondo dei sogni del lavoratore medio… “Ah magari potessi…”. Un esempio? Le ambitissime conferenze che la città di Trentoville ama organizzare ― meschinamente! ― alle 5 del pomeriggio, quando tu, lavoratore medio, hai ancora davanti una/due/tre ore di scrivania ― una/due/tre a seconda del livello di workhaolicness.
Ecco, mercoledì finalmente mi capita di perlustrare le terre incantate dell’ambitissimo, e di farmi la conferenza di Piergiorgio Odifreddi intitolata “La Musica della Matematica”.
Ma che c’entrano le fucilate di ferie e Odifreddi con noi Moviers? Borbottate voi, un filo irritati ― vi si forma sempre quella rughetta adorabile lì, quando v’irritate… 🙂 C’entra di brutto, boardbotto io. 🙂
Prima che la conferenza iniziasse, hanno mostrato uno splendido collage cinematografico dal titolo “Scienza e umorismo al cinema” che cuciva scene tratte da film famosi in cui la scienza è trattata in modo comico. Scampoli da Stanlio&Ollio, “Mission to Mars”, “Io e Annie”, “Stardust Memories”, dai Simpson, dal “Dottor Stranamore” e tanti tanti ancora… Venti minuti venti di puro godimento boardiano, in cui mi sono detta, cavolo, vado a una conferenza sulla matematica (Big, NON ridere!) e la musica, e mi ritrovo al cinema! I casi sono due. O il cinema mi perseguita ― et quelle douce persécution, mes amis! 🙂 O dietro a tutto questo c’è una regia superiore tipo Truman Show che fa venire a ME, una rughetta, e non tanto adorabile…

Prima di cambiare argomento, lasciatemi dire, che gran sagoma, questo Odifreddi! (E il Fellow Pa mi è testimone ― anche lui in sala, da temerario amante delle conferenze a orari improponibili… ;-)). Tra le tante boutades che hanno speziato il suo talk, vi riporto questa: “La filosofia è come una cometa: una testa brillante seguita da una coda di detriti”… Segnamocela…. 😉

Ma fatemi fare due passi indietro e passare da mercoledì a lunedì, la serata Let’s Movie. Ed è stata una serata “family”, giacché i presenti erano la Honorary Member Mic e il Segente Fed FFF. E non serve nemmeno che lo puntualizzi: la prima ad arrivare è stata la geograficamente più lontana Mic, seguita dal geograficamente meno lontano Fed, entrambi seguiti dal geograficamente più vicinissimo Board (casa mia-Smelly: 12 secondi :-(). Ve l’avevo detto, non serviva che lo puntualizzassi. Il Board è incapace di calcolare tempi e distanze ― questa è una certezza che nessun Heisenberg o principio d’indeterminazione potrà mai fugare. 🙁

“Moonrise Kingdom”. “Mannaggia, questo è un film da Mastrantonio, non da Smelly Modena!” Questo è stato il primo commento a caldo raccolto all’uscita sala dal trio lezmuviano. Non è un film da popcorn  sotto le sedie. È un film da velluto. Da Mastro, insomma!

È un’opera da vedere, e non nel senso semplicistico di “guardare un film”. Da vedere perché offre delle immagini che sono delle vere e proprie cartoline uscite dritte dagli anni ’60. Tutto è così perfettamente, rigorosamente 60s da sembrare perfino eccessivo, in certi punti. Tutto sooo perfect! Dal mangianastri portatile della protagonista Suzy, al cestello da boy-scout del protagonista Sam. Un lavoro filologico sui props utilizzati che ha del maniacale ― e che per questo ci è mooolto piaciuto!
“Moonrise Kingdom” è estremamente dotto come lavoro. Innanzitutto comincia con una variazione musicale (ho studiato): “una variazione e fuga su un tema di Henry Purcell” di Benjamin Britten. Come se il regista dicesse, vario personaggi e situazioni ma in fondo in fondo ripropongo i temi a me cari ― la ricerca dell’amore, la solitudine, la famiglia, le tensioni che si creano, l’incomprensione ―  e lo faccio con il mio lessico visivo. Lo stile di Anderson è riconoscibile a occhi chiusi! La famiglia Bishop ha moltissimo dei Tennenbaum, e anche il modo in cui le vicende si sviluppano e parlano, ricorre a un linguaggio visivo che è proprio suo, suo suo: carrellate parallele di immagini, immagini che paiono dei fermo-immagini, interni geometrici contrapposti a panoramiche a 360 gradi che alternano una sensazione di soffocamento e di respiro a pieni polmoni. E guardate, io non trovo nulla di male nella riconoscibilità di uno stile; sono consapevole che una parte della critica critichi questo approccio, imputando ai registi una sclerotizzazione su determinate modalità espressive che paiono scolpite nella roccia. Un po’ come quando si dice ai Prodigy che le loro canzoni sono tutte uguali (che un  po’ è vero, se permettete)… Questo è un discorso lungo e complesso, che ho affrontato più volte con più persone, sia parlando di musica, che di architettura, che di cinema e letteratura. Rinnovamento e fedeltà a uno stile spesso fanno a botte. C’è chi cambia e non c’azzecca, c’è chi non si schioda e finisce vittima del proprio stile…
Per quanto riguarda Wes Anderson, io apprezzo il progetto che porta avanti con i suoi film. L’ironia surreale ― presentissima in “Moonrise Kingdom”! ― l’audacia di certe scene ― la morte del cane infilzato da una freccia, il ferimento di un ex-compagno di Sam, e anche i baci che i due ragazzini si scambiano sulla spiaggia dove hanno allestito una specie di campo ― tutti questi elementi fanno parte di una poetica ben precisa, che non dev’essere bersaglio degli strali di certa critica criticona e criticoide (dicasi “criticona e criticoide” quella critica sempre pronta a criticare tutto e a compiacersene), ma piuttosto una mappatura ben delineata della geografia espressiva di un regista.
E sapete una cosa? È il dileggio, l’aspetto che mi ha conquistato di “Monnrise Kingdom”. Il modo in cui il film si fa beffe dei boy-scout, un ordine che nei paesi anglosassoni è un’istituzione tenuta in altissima considerazione ― non come qui in Italia, dove dei boy-scout ci facciam beffe da anni (i Moviers boy-scout, ce ne fossero, non me ne vogliano, please :-)) ― atteraverso personaggi assurdi e riuscitissimi, come il Master Ward (un irriconoscibile ma pur sempre prelibato Edward Norton) e il capo scout idolatrato dal Ward (Hervey Keitel, riconoscibile ma non troppo prelibato). Il modo in cui il film si fa beffe dei servizi sociali, attraverso una spietata assisetente sociale ― che si chiama proprio “Servizi Sociali”! ― interpretato da una pazzesca Tilda Swinton. Il modo anche in cui il film sa essere poetico ― la storia d’amore tra i due ragazzini ― e sadico ― le scene di sangue citate sopra ― e picaresco-avventuriero ― i due ragazzini che fuggono inoltrandosi nel bosco, come da classico topos tomsayeriano. L’abilità di passare da un registro all’altro, senza mai stonare, testimonia la padronanza stilistica (che tuttavia sa essere visionaria e irriverente) di Anderson nei confronti di ciò che maneggia.

Ma ci sarebbero tante piccole parentesi da aprire. Come per esempio il personaggio di Suzy, un incrocio tra emo e dark di grande attualità che andrebbe studiato a fondo ― “il mio pugno ha sbattuto contro uno specchio”, così spiega una mano fasciata a Sam… Suzy gira con un binocolo ― che le garantisce il potere di osservare cose distanti come se fossero vicine… ― legge romanzi d’avventura ed è considerata una ragazzina problematica. Lo stesso vale per Sam, abbandonato in un orfanotrofio e considerato “elemento pericoloso”. Suzy e Sam sono due solitudini che si trovano ― come non pensare a “Dolls” di Kitano, a “Ferro 3” di Kim Ki-Duk! ― e Moonrise Kingdom, che è il nome dato alla baia “conquistata” da questi due giovani fuggiaschi, e su cui il film si chiude, è lo spazio reale e immaginario in cui il loro sodalizio si compie.
Cinque stellette a “Moonrise Kingdom” e un furto molto Lupin per portarlo da Mastrantonio! 🙂

E ora vi richiedo, cosa fai quando ti ritrovi con una fucilata di giorni di ferie da smaltire, oltre che andar per conferenze a orari privilegiati? Be’, te ne vai a New York, no? Il Board, per esempio, se ne va a New York… 🙂 🙂 🙂

Una serie di forti, fortuite, fortunate e fortunose coincidenze ― quei criss-cross magici come i Playtex di una volta ― hanno trasformato un germoglio d’idea in un sicomoro (un sicomoro?!!). 🙂
E poi vedete, ho un conto in sospeso con quella città. E non tanto perché è la città che no dorme mai ― e qui mi fa concorrenza ― ma perché mi sta lì, piantata da qualche parte tra lo spirito e il cervello. Devo capire bene dove…
Quindi, dato che per una decina di giorni Brooklyn sarà la mia nuova casa, mi vedo costretta a chiudere i battenti di Let’s Movie… (Okay dai, aspettate un attimino a stappare champagne e fumare lingue di menelik, DAI!!). Ah ma li riapriremo eh, i battenti, eccome se li riapriremo! (Con il “Let’s Movie CL”, dove CL non sta AFFATTO per Comunione e Liberazione, ma per 150!).
E poi sì, Let’s Movie goes on holiday, ma Mastro è sempre il cine-autogrill di Trentoville e come tale non chiude mai! E ha un sacco di film interessanti al momento. Vi consiglio spassionatamente “Una famiglia perfetta” di Pietro-anzi-è-Paolo Genovese ―non sono arrivata a proporvelo, ma sappiate che avrei voluto ― e “Itaker” di Toni Trupia, film senza il cui know-how dell’Anarcozumi targata Trentino Film Commission  in ambito location&production non avrebbe mai potuto essere. 😉

Se qualcuno di voi vorrà farmi pervenire commenti, lamenti, tormenti (anche di 150 caratteri, ovvero un Twitter, la nuova unità di misura su cui noi, come vedete, non siamo tarati), sarò ben lieta di riceverli e cucinarci qualcosa nella prossima mail ― [email protected] , just in case…. 😉
Al mio Mastro chiedo gentilmente di accogliere i raminghi Moviers come fece Gertrude con Lucia, Frate Lorenzo con Giulietta. Yoda con Luke Skywalker. 🙂

Ah e naturalmente non è che per via di una grande mela il Board-day (il birthday del Board = 22 dicembre) salti― calendario Maya permettendo… Io credo che il 22 mi troverò orientativamente tra Soho e il Greenwich Village, ma questo non impedirà certo i festeggiamenti a Trentoville, intorno al 5 gennaio o giù di lì…. Stay tuned… 😉

Ah, giusto per aggiornarvi… La Maratona “Star Wars” si è conclusa poco fa con il Test Finale (37 domande a scelta multipla su 7 pagine!) organizzato dalla Jedi Training Academy, ovvero il WG (Master) Mat e la Fellow (Yoda) Junior ― genii del male, a tratti, ma soprattutto inarrivabili puppetmasters e organizers. 😉 Il superamento del test ha decretato il passaggio di Aleks, Nat, Fed FFF, Miche e Board a Jedi Knights. La forza è stata troppo con noi! E con lei moooolto, mooooooltissimo fun!!  🙂 🙂

Prima di lasciarvi a un Natale joyful-but-snowless; prima di raccomandarvi cautela con le strade ghiacciate ma soprattutto con le tavole imbandite; prima di dirvi che sì, mi mancherete una cifra, e che sì, in un certo senso vi porto tutti 1.256.987 (!) con me; prima di tutto ciò vi prego di considerare il Movie Maelstrom, indulgendo nel volume (please!); di gioire per l’assenza del riassunto; di passare delle vacanzeromane quanto a spensieratezza e classe; e di accettare tutti questi miei ringraziamenti misti a tutti questi miei saluti, che stasera sono fortemente cinematografici. 🙂

Let’s Movie
The Board

 MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Ora, vi prego, indulgete nel volume, http://www.youtube.com/watch?v=h0GdDLcqM1E


…Concrete jungle where dreams are made of
There’s nothing you can’t do
Now you’re in New York
These street will make you feel brand new
Big lights will inspire you
Hear it for New York, New York, New York!…

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Let’s Movie CLXIXI

Let’s Movie CLXIXI

MOONRISE KINGDOM –FUGA D’AMORE
di Ves Anderson
USA 2012, 94’
Lunedì 10/Monday 10
22:00/10:00 pm
Smelly Modena

Frosty Fellows,

Ho deciso di s-cacciare tutta la disgrazia invernale che ci è piovuta-no-nevicata addosso nel giro di due giorni nell’intestazione coibentata lassopra, in modo da proteggerci, almeno idealmente, da questo freddo che, sì, come mi si ripete da qualche giorno, è-perfettamente-nella-norma-Sara, ma che no, non-mi-va-proprio-giù-cari.  🙁 Anche perché complica l’approccio delle persone — cioè dei Moviers —verso la questione “uscita da casa”. Il divano diventa Bora-Bora, luogo paradisiaco da cui staccarsi figura tra le 1000 azioni più autolesioniste del manuale del giovane autolesionista, e il mondo là fuori diventa Bolungarvik — sì sì, ricordate bene: Bolungarvik è il paesino islandese dov’è ambientato “Noi Albinoi”, un film che ovviamente tutti avrete visto, con  l’intento di combattere una visione troppo christmascarrol della neve… 😉

Detta questa serie di scemenzuole weather-related, passo ben volentieri a raccontarvi, miei patient Moviers, il Let’s Movie di lunedì scorso.
Vedete, mi capita questa cosa: sono talmente convinta di essere sempre in ritardo per Lez Muvi, che corro anche se non ce n’è affatto bisogno — insomma, running for the run’s sake, se volessi mettervela sull’incomprensibile e ricordarmi di Theophile Gautier. Quindi sbuco trafelata da Trainspotting (ormai lo conoscete, il mio sottopassaggio), evito due sbirri che sorridendo mi ammoniscono “Piano signorina”, a cui rispondo lanciando un’occhiata molto “You don’t know the Power of the Dark Side”. Sorridendo, s’intende… 🙂 Dall’altra parte della strada c’è l’Honorary Member Mic che si sbraccia, ma io sono talmente presa dalla corsa che impiego qualche tempo a metterla a fuoco. Quando poi lo faccio, e abbraccio lei e il suo nuovo taglio fringy-sleek, lei mi tranquillizza come si tranquillizza un giovane Padawan: “Iiiiih mancano 4 minuti.  C’è ancora una vita”. Cavolo. So’ soddisfazioni, queste, penso io.

C’è tutto il tempo per del fun-talking con Mastro&Robin ― il duo sempre pronto a combattere l’evil, lo ricordo ― e per scorgere al Bistrò lì accanto una creatura dai capelli fatalmente mielati — insomma, una Ecce Ancilla Domini, se volessi mettervela sull’incomprensibile e ricordarmi di Dante Gabriel Rossetti. Io e la Mic ci avviciniamo e, aldilà del toast che stringe fra le mani, l’Anarcozumi, che ha fatto una magia a livello tricologico, e ora sa di honey&fairy-tales. E io le guardo entrambe, la Mic e la Zu, con ‘sti look nuovinuovi e fichifichi, e di nuovo penso, cavolo, so’ soddisfazioni, pure queste. 🙂

Soddisfazioni che non finiscono ma proseguono con l’arrivo — alle 8:59 pm, praticamente a gate chiuso —del Fellow Truly Done, che ha capito che il cinema non è solo una ragione di vita (ok, questa è un po’ esagerata, but you know) ma anche un ottimo strumento per imparare l’italiano, lui che è 1 metro e 90 di British English. 🙂

“Utile ma non indispensabile” è stato Il mio commento al termine di “E se vivessimo tutti insieme?”. Non fraintendetemi, s’è riso eh. Specie con l’Honorary Member, a cui il film è piaciuto, e ne sono oreliete (pessima). Alcune situazioni sono davvero funny, come per esempio quando il gruppetto di anziani amici “rapisce” dall’ospizio uno del gruppo…. Oppure le fotografie erotiche scattate dal vecchietto “rapito” dall’ospizio. Ma in realtà non dovrei dire “vecchiETTO”: il diminutivo potrebbe sminuire i personaggi, o renderli più buffi. Anche se, di fatto, uno degli obbiettivi cui il film tende è proprio riportare il vecchio nel mondo, trascinandolo fuori da quella galassia di tabù e distanzianti luoghi comuni in cui la società l’ha relegato. Insomma, una desenilizzazione del senile, se volessi mettervela sull’incomprensibile (sì, questo è l’ultimo “se volessi”, promesso). Su questo, mi ci ha fatto ragionare proprio la Mic. Vi spiego. Nel film c’è uno dei personaggi che si esprime utilizzando un linguaggio particolarmente scurrile — lo  sapete no, il Board è abbastanza sensibile alle parolacce, e se non lo sapevate, ora lo sapete.  Ho sussurrato alla HMM: “Ma dice un sacco di parolacce!”. E lei: “È perché non sei abituata a sentirle da un vecchio”. Ed è così, è esattamente così! Non siamo abituati a sentire un anziano — soprattutto un anziano della borghesia parigina bene — parlare con un determinato tipo di linguaggio. Ci aspettiamo il bon ton, l’etichetta. E questo perché, nell’idea che abbiamo noi dll’anziano, oscilliamo fra Mister Magoo e Gandalf (volevo dire Obi-wan Kenobi, ma poi mi dite che divento ripetitiva con Star Wars, ed è vero, lo divento): uno simpatico e buffo, molto grandpa che infonde tenerezza, l’altro circondato da quell’aura di compostezza/saggezza che incute rispetto . In realtà dovremmo uscire da queste immagini-capestro, che imbrigliano un’età dentro due profili immutabili… Tra quei due estremi infatti PUO’ esistere il vecchio anarchico, organizzatore di sommosse, che dice parolacce anche quando non ce n’è assolutamente bisogno.
Anche due donne del gruppo rappresentano delle anziane che sovvertono il ruolo dell’“anziana” “classica. E qui il regista ha scelto due vere bombe cinematografiche, Geraldine Chaplin e Jane Fonda, lavorando astutamente sul look. Geraldine calza All Stars più spesso di Simon Le Bon, e Jane ha degli outfit con Jeans stretti e camice-taglio-maschile-ma-sexy che sotterranno le orde di venticinquenni made-in-Bocconi che si bruciano la giovinezza votandosi alla combinazione letale foulard&ballerine. Ammirazione infinita per queste due signore, e signore attrici, del cinema: hanno quell’eleganza dello spirito che trascende le rughe e non invecchia mai — questo ci sia di conforto: class is ageless.

Gli altri due personaggi maschili, l’allupato sciupafemmine e il malato di Alzheimer, sono due figure più convenzionali, anche se conservano comunque dei tratti comici ben definiti, specie l’allupato. Il film ci mette davanti a una realtà che dovremmo affrontare — gli ultimi anni della vita ed eventuali malattie— senza però farne grandi drammi. È tutto molto  soft, come la bara rosa che Jeanne (Jane Fonda) sceglie per il proprio funerale. Ecco, sì: il film è come una bara rosa — un memento mori in una confenzione pink…

Mi aspettavo più comicità, forse. Più lame affilate. Viziata dal rasoio di “Cena tra amici”, avrei voluto un po’ più di mordente, d’incisività. Invece il film rimane morbido, con dei momenti di velata malinconia e rassegnazione, ma morbido. In certi istanti avevo come la sensazione che il film non sapesse bene quale strada prendere — come se si chiedesse, il film, voglio far ridere? Voglio far riflettere? Voglio intristire? Voglio sdrammatizzare? Forse ha cercato di fare un po’ tutte queste cose, non riuscendo particolarmente bene in nessuna. Riuscire bene in tutte queste cose è un’ambizione molto molto alta cui tendere… Forse ci si arriva quando non ci si tende — chissà se i registi di “Quasi amici” se ne sono resi conto, mentre l o giravano?

O magari il vero perché di “E se vivessimo tutti insieme” sta proprio nella delicatezza con cui pone certi argomenti ― “ci sono anche altri modi oltre l’incisività, sai, Board…”… Sta di fatto, e su questo fatto c’ho riflettuto, che un film non può solo evocare. Dovrebbe dire, anche. Trovare una semantica sua e concentrarsi su uno o più aspetti e dirli con attraverso quella semantica. Per esempio “Amour” aveva scelto una lingua ben precisa per raccontare la questione della malattia e del decadimento. Una lingua dura, non c’è dubbio, ma precisa. “E se vivessimo tutti insieme?” dondola fra il sorrisetto (non si ride mai grasso) e la fronte corrugata-ma-non-troppo. Un po’ né carne né pesce. Come nel finale, che chiude con una scena corale alquanto drammatica quasi a controbilanciare la scena precedente (felice, a mio parere) del funerale con il feretro rosa. Insomma, non c’è decisività, e ho capito che la decisività va di pari passo con l’incisività…
Anche l’Anarcozumi è rimasta poco convinta — mentre Chris had fun, just like the Honorary Member. Let’s Movie spaccato, Let’s Movie approvato, dico io. 😉

Prima di passare alla nostra proposta settimanale, diamo il benvenuto a Florian, che ora si spoglierà di un nome che ci piace tanto e infilerà i panni del Fellow Läufer Flo: un nome uno scioglilingua! (Provate un po’ a ripeterlo…). 🙂 Questo appellativo per via dei suoi piedi, che avrete capito non sono esattamente da pantofole&plaid, e per via delle sue radici che avrete capito non affondano esattamente nell’entroterra calabrese. Flo, wie Ich dir gesagt habe, wirdst du ein wunderbarer Movier sein (mamma mia! Pussa via, spirito teteshko che alberghi in me! Raus!).

Approfitto anche per salutare, Roberto, anzi Robeywatch, il bagnino di Let’s Movie che solerte consiglia le corsie meno trafficate al Board dai boArdi della White Madonna (piscina celestiale di Trentoville che non ha nulla ma proprio nulla a che fare con la criminal Foggy, luogo di pirahna e criminalità organizzata…). 🙂

Questa settimana, Moviers, ho una curiosità dentro, ma una curiosità di quelle…

MOONRISE KINGDOM –FUGA D’AMORE
di Ves Anderson

Ne so pochissimo, di questo film, se non che il film ha aperto con successo l’ultimo Festival del Cinema di Cannes, che il regista è quello de “I Tenenbaum” e di “Il treno per il Darjeeling”, e che ha un cast di attori che, Bruce Willis a parte, ci stuzzicano molto e che, a parte Bruce Willis, include Edward Norton, Bill Murray, Tilda Swinton e Harvey Keitel. Edward Norton è di proprietà dell’Honorary Member, quindi è off limits, ma abbiamo comunque l’imbarazzo della scelta ― Bruce Willis a parte (!). Non so, mi sembra un film molto poco conventional e molto tanto intriguing, con quelle ambientazioni e quei colori anni ’60 che fanno sempre interesse… È allo Smelly, purtroppo. Ma promettiamo al Mastro di fare un minuto di silenzio prima del “play” per espiare quella Sehnsucht da cinemaastra di cui tutti sicuramente soffriremo. E quanto allo smell, be’, contro quello possiamo poco, purtroppo.

Bene Fellows, frosty e non, anche per oggi ho detto tutto ― o meglio, la metà del tutto che vorrei dirvi ogni volta, ma non si può volere tutto dalla vita…  Graziegrazie delle orecchie e degli occhi, della pazienza e della clemenza. Vi chiedo di fare la carità a un povero Movie Maelstrom e di non saltarlo a pié pari, cosa che invece potete fare con il riassunto. Sperando di vedervi numerosi domani, vi prego di accettare dei saluti, che sono saratoga-il-silicone-sigillantemente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

 MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Giusto per farvi dormire sonni tranquilli, vi informo che ieri notte si è conclusa la Star Wars Marathon, sei episodi sei, grazie alla Fellow Junior e al WG Mat, detto anche Master Mat. Purtroppo il Board è ancora un Padawan: per diventare uno Jedi (da leggersi “Gedai” eh) i due geni del male testé menzionati hanno messo appunto lo “Star Wars Test” con un numero imprecisato di domande, e solo superandolo, solo allora, “a Jedi will I be”…
Dato che la mia vita non è più la stessa da quando ho scoperto Yoda e Darth Vader ― le due facce di una medaglia che tutti ci rigiriamo fra le mani, sappiatelo ― e soprattutto da quando ho scoperto che i Forrester di Beautiful non sono nulla al confronto degli Skywalkers di “Guerre Stellari” (vedasi “I am your father”, “She is your sister”), cerco di coinvolgervi nella follia che mi ha contagiato attraverso questo  http://www.youtube.com/watch?v=R55e-uHQna0, una rivisitazione in chiave “kid” del mito, che trovo irresistibile…

…E come disse il grande Jedi Qui-Gon Jinn al piccolo Anikin Skywalker: “Remember, concentrate on the moment. Feel… don’t think. Use your instincts”, Moviers… 😉

 

MOONRISE KINGDOM –FUGA D’AMORE: Sam e Suzy si conoscono casualmente a una recita ed è subito colpo di fulmine. Si innamorano al punto di decidere di scappare insieme, lontano, e architettano il piano nel minimo dettaglio. I cittadini sono sconvolti e la fuga dei ragazzi getta nel caos l’intera comunità. Mentre le autorità li cercano, altre inaspettate e divertenti vicende metteranno completamente a soqquadro l’intera isola in cui vivono Sam e Suzy.

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Let’s Movie CXLVIII

Let’s Movie CXLVIII

E SE VIVESSIMO TUTTI INSIEME?
di Stéphane Robelin
Francia 2011, ‘96
Lunedì 3/Monday 3
21:00 / 9:00 pm
Astra/Mastrantonio’s

Fuochi-di-Fila Fellows,

Sono immersa nel buio della sala, pronta per essere risucchiata dal film e dall’all-by-myselfness ― stato esistenziale lezmuviano che conta sulla presenza del Board e sull’assenza dei Moviers, a cui il Board si è abituato senza drammatizzare (ma senza nemmeno sfoderare entusiasmi da coreografie “YMCA”). Scorrono le prime scene e sento il click della porta della Sala Uno. Mi chiedo, sarà mica il settimo anonimo spettatore arrivato in extremis a vedere “The Hunt”, un lunedì sera di novembre? Mi giro e no, non è il settimo anonimo spettatore arrivato in extremis a vedere “The Hunt”, un lunedì sera di novembre. È il Fellow Truly Done, che sì, sarà anche stato il settimo spettatore arrivato in extremis a vedere “The Hunt”, un lunedì sera di novembre (mo’ la smetto con le coazioni a ripetere 🙁 ), ma che 1. non è affatto anonimo 2. ha sbaragliato tutti ― Board compreso ― nella categoria “The Latest The Coolest”, il settore braveheart di Let’s Movie.  😉

Mi preme anche a complimentarmi con l’Anarcozumi, che ha recuperato il film in settimana: “The Hunt” non è un film “facile”. Ma anche qui mi rendo conto di sbagliare: dicendo io stessa così, sono la prima a ghettizzarlo, cosa che l’opera di Vinterberg certo non merita. L’opera di Vinterberg merita esattamente il contrario: essere vista da più occhi possibili, nei circoli cinephile, nelle sale Blockbuster (anche se pure lui è fallito), nelle scuole ― sì, avete capito bene, nelle scuole― e nelle accademie in cui si formano i cops. Per dimostrare a loro, i cops, quanto “l’innocenza-fino-a-prova-contraria” non sia una battuta alla Carlo Lucarelli, ma un principio operandi da applicarsi 24/7 (che sta per 24 hours 7 days a week, per chi non fosse troppo pratico con la matematica temporale anglofona).

Detto questo, ma perchéccavolo continuerà a dire “The Hunt”, vi starete domandando, all together? “Ma perché è ‘na fissata con l’inglese!”, s’ode a destra un manipolo di Moviers. E in realtà sì, il manipolo ha ragione, sono fissata con l’inglese. Ma stavolta scrivo il titolo in lingua originale per una ragione di fedeltà nei confronti del materiale scenico. Il titolo italiano da thriller di serie B “Il sospetto”, semplifica al massimo la complessità cui l’originale “The Hunt” rinvia. Il film infatti è tutto incentrato sulla metafora della caccia. “Vabbe’, già ci aveva pensato Cimino nel 1978”, a sinistra risponde un altro manipolo di Moviers, reduci dalla visione del capolavoro con Robert De Niro. Ma in Vinterberg, “The Hunt” non è un semplice momento all’interno del film, o lo sport preferito del protagonista e dei suoi amici. La caccia è il destino che subisce lui, il protagonista, per tutto il film ― o meglio per tutta la vita (chi dice che i personaggi non continuano a esistere dopo il “The End”???).

Dopo le accuse (infondate) da parte di una bambina (figlia del suo migliore amico), Lucas viene additato come il mostro del paese, e letteralmente braccato dalla società. E il film è questo: una caccia alle streghe ai danni di un innocente. Circondato da una selva di conoscenti che si ergono a giudici supremi e ragionano a cazzotti e pallettoni, Lucas finisce per essere preda e vittima, condizione da cui purtroppo non si libererà più. Ci sono moltissimi aspetti sconvolgenti che emergono da questa storia. Ad esempio la facilità con cui si condanna un uomo ― un amico, per di più ― e la ferocia con cui lo si tratta, la sentenza che si pronuncia ai suoi danni, l’indelibilità di quella sentenza anche quando tutte le prove provano la sua non colpevolezza. Il presunto mostro rimane mostro sempre, no matter what. E il finale che racconta proprio questo, ossia l’irreversibilità di un processo di colpevolizzazione collettiva, è uno dei finali più perfetti, più riusciti che io abbia mai visto… Non voglio dirvi troppo per non rovinarvi l’effetto, giacché spero, ma lo spero davvero con tutta la mia boardness, che vediate questo film prima o poi, perché tira in ballo tutt’una serie di questioni, oltre a quella della pedofilia, che, credetemi, la pedofilia rimane quasi marginale, o comunque, semplicemente strumentale: serve a far ragionare d’altro. Per esempio di fiducia, di diffidenza, di perdono, di menzogna, di vergogna. È paradossale, ma lo spettatore è sicuro solo dell’innocenza del presunto colpevole! Gli altri personaggi che potrebbero essere i veri colpevoli della violenza alla bambina, cioè i suoi fratelli o suo padre, non sono nemmeno lontanamente sospettati dalla comunità.

Il film fa ragionare anche su un aspetto che non è concepibile nella nostra società. La malizia del bambino ― malizia nel senso di “malice”, malignità. Ora, non sto dicendo che la bambina ha incolpato Lucas di averla molestata per cattiveria. Ma certo un briciolo di vendetta, forse…Vedete, la nostra società ha santificato il bambino, e a ragione, eh  ― non si discute sulla purezza dell’infanzia, of course, né sulla mostruosità dei veri mostri. Però cerchiamo anche di vedere oltre, o di immaginare oltre, come ha fatto Vinterberg, che ha fatto un lavoro di casting pazzesco: ha trovato un angelo di bambina (biondina, occhio celeste/iale) ma sguardo da piccolo folletto diabolico. Non so se avete mai letto “Il giro di vite”/ “The Turn of the Screw” di Henry James. Anche lì due ragazzini, Miles e Flora, sono in bilico tra la faccia d’angelo e un dark side di cui Darth Varter sarebbe orgogliosissimo.

E guardate, all’inizio, quando vediamo tutto quello che il povero Lucas sta passando per colpa delle bugie di questo “angioletto”, ci viene da giudicarla come la classica piccola peste capricciosa che si sta vendicando di un adulto che le ha detto un “no” di troppo. Poi però, con l’andare de film, scopriamo che anche lei è una vittima. Di chi, come dicevamo sopra, non sappiamo ― il regista è stato straordinariamente abile nel mantenere il dubbio fino alla fine (e oltre), giocando con una serie di accorgimenti scenici tipo le lacrime del fratello in un momento in cui non ti aspetteresti delle lacrime, oppure un’ombra, nerissima, spaventosa, sulla porta della camera della bambina: un’ombra che poi si strasformerà nella sagoma del padre, accorso dalla bambina per calmarla: un salvatore, pensiamo, eppure quell’ombra, quel nero… E l’empatia che noi sentiamo per Lucas, la voglia di aiutarlo, la speranza che la sua vita ritorni ad essere normale, e poi la conferma che no, non potrà mai più ritornare normale. Come vedete “The Hunt” è carico di temi taboo. Ed è così confortante vedere come un regista possa tirare fuori un film così potente, così profondo e così originale, senza mai mostrare o dire nulla.

Se Cannes non avesse assegnato la Palma d’Oro al protagonista, avremmo picchettato la Croisette a posteriori ― ma i picchetti di protesta sulla Croisette saranno in oro 24 carati? Devo chiedere all’Anarcozumi, che frequenta proteste e tapis rouges in egual misura. 🙂
Insomma, “The Hunt” si è meritato un intero tragitto a piedi di commenti e contro-commenti che hanno visto il Board e il Fellow Truly Done impegnati in un fuoco di fila di “And you know what?” “And you see” “And then” “And also”. 🙂

Il Fellow Truly Done si aggiudica anche il “Bicipite d’Oro 2012” per aver partecipato con me alle due serate all’interno di CinemaZero, il festival organizzato dall’Associazione “Il Funambolo”, di cui vi avevo parlato nella scorsa email. 🙂
Ringrazio anche il Fellow Spaccato, che non vedevamo da decenni, me che ci assicura di leggerci ogni volta (ebbravo, dico io, altrimenti il tuo cine-nome poteva valere come minaccia…uah uah uah :-)), e il Fellow Nicomico, che ha vissuto, con le zaffate coccose del Board, l’effetto proustiano “petite madeleine”: l’hanno riportato con la memoria in una gelateria, dove, piccino piccino, mangiava spaghetti di gelato… Ah ma cosa sarebbe la vita senza les petites madeleines?? (Cosa sarebbe la vita senza cocco?!?) 😉

Martedì, sfidando un nubifragio biblico, la squadra lezmuviana ha affrontato dieci-e-dico-dieci corti, per un totale di 3 ore e 7 minuti (che in distanza equivale a 42 chilometri e 195 metri, come diceva il buon Superfantozzi). Per questo il “Bicipite d’Oro”! Ci vuole forza, anzi, Forza! 🙂 Però vi dico che ne è valsa la pena, sia per l’esperienza in qualità di “pubblico votante” con scheda e matita alla mano, sia per i veri e propri corti.

Vedete, io non sono molto da cortometraggio ― forse perché funziono meglio sulle lunghe distanze, chissà. 🙂 Ma devo ricredermi: i corti sono come i racconti: ci vuole tanta maestria per condensare tutto in in tempi condensati, quindi Board, dacci un taglio a tutti ‘sti pregiudizi guarda che non te lo dico più! 🙂 🙂

Dei corti citati, “Swinging Horses” di Alessio Di Zio è stato senz’altro il più interessante ― e infatti si è aggiudicato il Premio della Giuria. È l’atmosfera, sospesa in una realtà al sapor di sogno, ciò che colpisce di più di questo corto. Un ragazzo chiuso in una stanza, che riceve una telefonata non-sense, e poi cavalli a dondolo, e una musica onirica, e un bianco&nero di un gusto lynchiano che è stato bello ritrovare. È inutile, quando un’opera ha quel quid di visionarietà dentro, lo senti subito.
Pensate, il regista, Alessio (classe 1992, categoria Pulcini), era presente alla premiazione e spiegava come avesse girato il corto in un giorno, senza tanti script e sopra-script.
Lo stesso dicasi per “L’esecuzione”, opera proiettata fuori concorso e assolutamente shocking di Enrico Iannaccone (lui, classe, 1989, categoria Juniores), e anche qui, la mano dotata è evidente. Storia di un ragazzo napoletano violento e prepotente, con talmente tanta rabbia dentro, ma talmente tanta che, messo di fronte alla sofferenza materna, non può fare altro che uccidersi con un colpo di hanekiana freddezza. Anche Enrico era presente in sala, e ha spiegato come si sia venduto tutto il vendibile pur di realizzare questo cortometraggio. “Continua così!!”, gli disse il Board a fine serata. 😉

Il premio del pubblico è andato a “Barbie”, di Ali Asgari, la storia di una bambina di Teheran che deve fare i conti con ciò che può essere nel suo paese ― molto ci piacque l’immagine del palloncino rosa che vola via da una macchina, insieme ai sogni della bambina.

I Moviers presenti in sala furono messi a durissima prova da un corto della durata troppo lunga di 15 minuti. 15 minuti di una voce a metà fra il bigliettaio elettronico delle Ferrovie dello Stato ed Ela Weber che ripeteva non-stop “Kaputt/Katastrophe/Kaputt/Katastrophe” e una cosa tipo “Der Tod macht alle Menschen gleich” o qualcosa del genere che la germanista Honorary Member Mic potrà tradurvi. La scena? Folla di zurigehesi discinti, immagini sacre e poltiglia beige che bolle. Bah. Pareva più video-arte che cinema, e rimango perplessa. Quando si vuol fare a tutti  i costi gli artisti, si può correre il rischio di subire l’effetto malformante del wanna-be-artist, che trasforma in artistoidi: morbo che parte da un ingrossamento smisurato dell’ego e finisce per contagiare tutto il sistema nervoso di colui che subisce (=noi). Non so spiegarvi il logorio psicologico di quei 15 minuti… 🙁

Vi getto un paio di link nel Movie Maelstrom, così se avete voglia di vedere due giovanissimi talenti al lavoro, potete pescarli lì ― sono convinta che di loro due, i pischelli Alessio Di Zio e Enrico Iannacone, sentiremo parlare presto. 😉

Faccio i miei complimenti al Funambolo, nella persona di Guido :-), che da cinque anni organizza l’evento. E complimenti al nostro Mastro che ha sposato l’iniziativa aggiudicando la Sala Number One alle proiezioni. 😉 Avremmo voluto vedere più pubblico, ma si sa, il nubifragio di mercoledì (e davvero lo era), la trentinità (che trasforma il divano in divinità tutelare da cui è peccatomortale allontanarsi) e anche forse una pubblicità un po’ troppo soft hanno inciso sul numero esiguo di spettatori. Però come sempre, pochi ma buoni. E speriamo che il Festival CinemaZERO se ne infischi altamente dell’esiguo e continui anche l’anno prossimo.  😉

Questa settimana lavoriamo sul completamento

E SE VIVESSIMO TUTTI INSIEME?
di Stéphane Robelin

 Completamento perché concludiamo la bilogia (bilogia?!?) della Seniority cominciata con “Amour”. Solo che in questo caso vediamo il lato funny ― sul lato tragic abbiamo già dato con Haneke. Il film è stato presentato all’ultimo Festival di Locarno e, seppur passato in sordina all’epoca, sta piacendo molto a tutti, pubblico, critica, tutti. Ecchefacciamo noi, non sperimentiamo? Noi Moviers che rifiutiamo la sperimentazione?! Ts, non sia mai… 😉
E poi dopo tutti questi pacconi danesi, coreani&co, ci vuole proprio un  po’ di comédie française, che, per quanto costi ammetterlo (i francesi son pur sempre francesi), non ci ha mai deluso in quest’ ultimo anno ― est-ce que vous vous rapellez? “Cena tra amici” et “Quasi amici”? Mais bien sure! 🙂

Ma mi giunge or ora una notiziona che vi giro, con gioia suprema-et-estrema, in tempo reale. Vi ricordate i Fellow July Giules e Pilo, la Let’s Movie couple per eccellenza? È un po’ che non li nominavamo…. Be’, sappiate che avevamo accordato loro un sabbatico di nove mesi per consentire la realizzazione di un progetto che si è concluso ieri, con la nascita di Paolo! Paolo, il nostro primo baby-movier!!! Il primo baby-movier della Lez Muvi family! Il Board è in brodo di giuggiole! 🙂 🙂 Faccio tante congratulazioni a mammy&daddy e prometto solennemente di studiare un programma cinematografico ad-hoc per il nostro baby-boy, che contenga classici della cartonianimatografia, e anche del fantasy… 😉

A questo proposito…Come vedete, questa movie-mail vi giunge straordinariamente in anticipo rispetto alle alle altre domeniche. Questo cambiamento d’orario vi destabilizza, lo so, ma è stato necessario per permettermi di prendere parte alla seconda edizione della “Star Wars” Marathon, evento iniziato lo scorso weekend e che prosegue oggi, grazie all’eccelsa organizzazione della Fellow Junior e del WG Mat. Mi aspettano pertanto un tardo pomeriggio/sera/notte in compagnia di Yoda (soooo sweet) e di Darth Varther (soooo brrr) e di altri colpi di scena tipo“I-am-your-father”.
May the Force be with me ― me lo dico da sola: ne avrò bisogno! 🙂

E anche per oggi quindi è tutto. Dopo capolavori danesi, capolavori corti, capolavori babies, con un insolito cielo diurno là fuori, vi invito a pescare nel Movie Maelstrom, a guadare il riassunto e ad agguantare questi saluti, che oggi sono focosamente-oppure-pietrafocaiamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Eccovi il  teaser del trailer di “Swinging Horses” http://www.youtube.com/watch?v=csZUNZMijzw ― ovviamente non sapevo dell’esistenza di una cosa chiamata “teaser” che si potesse applicare a un trailer, e nemmeno che anche i corti avessero un trailer, ma mi piace fingermi imparata.

E quello di “L’esecuzione” di Enrico Iannaccone, http://www.youtube.com/watch?v=vT2iiGeyx1Y

Peccato non avervi trovato il joyful-joyful “Kaputt/Katastrophe”… 🙂 🙂

E SE VIVESSIMO TUTTI INSIEME?:  Annie, Jean, Claude, Albert e Jeanne sono amici da sempre, nonostante le differenze di abitudini e temperamento. Due coppie ben assortite – e molto diverse – e un single impenitente: a unirli, oltre all’amicizia (e in certi casi all’amore), il tempo che passa con i suoi “inconvenienti”. Ma chi l’ha detto che a una certa età non resta che farsi da parte? I cinque non sono affatto d’accordo e decidono di sperimentare cosa vuol dire andare a vivere tutti insieme. La convivenza, però, nasconde sempre delle sorprese… anche per chi si conosce da una vita!

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