Let’s Movie goes on holiday :-)

Let’s Movie goes on holiday :-)

Forti&Fortuiti, Fortunati&Fortunosi Fellows,

Cosa fai quando ti ritrovi con una fucilata di giorni di ferie da smaltire? Ti fai tutte quelle cose che, quando lavori, risiedono nel mondo dei sogni del lavoratore medio… “Ah magari potessi…”. Un esempio? Le ambitissime conferenze che la città di Trentoville ama organizzare ― meschinamente! ― alle 5 del pomeriggio, quando tu, lavoratore medio, hai ancora davanti una/due/tre ore di scrivania ― una/due/tre a seconda del livello di workhaolicness.
Ecco, mercoledì finalmente mi capita di perlustrare le terre incantate dell’ambitissimo, e di farmi la conferenza di Piergiorgio Odifreddi intitolata “La Musica della Matematica”.
Ma che c’entrano le fucilate di ferie e Odifreddi con noi Moviers? Borbottate voi, un filo irritati ― vi si forma sempre quella rughetta adorabile lì, quando v’irritate… 🙂 C’entra di brutto, boardbotto io. 🙂
Prima che la conferenza iniziasse, hanno mostrato uno splendido collage cinematografico dal titolo “Scienza e umorismo al cinema” che cuciva scene tratte da film famosi in cui la scienza è trattata in modo comico. Scampoli da Stanlio&Ollio, “Mission to Mars”, “Io e Annie”, “Stardust Memories”, dai Simpson, dal “Dottor Stranamore” e tanti tanti ancora… Venti minuti venti di puro godimento boardiano, in cui mi sono detta, cavolo, vado a una conferenza sulla matematica (Big, NON ridere!) e la musica, e mi ritrovo al cinema! I casi sono due. O il cinema mi perseguita ― et quelle douce persécution, mes amis! 🙂 O dietro a tutto questo c’è una regia superiore tipo Truman Show che fa venire a ME, una rughetta, e non tanto adorabile…

Prima di cambiare argomento, lasciatemi dire, che gran sagoma, questo Odifreddi! (E il Fellow Pa mi è testimone ― anche lui in sala, da temerario amante delle conferenze a orari improponibili… ;-)). Tra le tante boutades che hanno speziato il suo talk, vi riporto questa: “La filosofia è come una cometa: una testa brillante seguita da una coda di detriti”… Segnamocela…. 😉

Ma fatemi fare due passi indietro e passare da mercoledì a lunedì, la serata Let’s Movie. Ed è stata una serata “family”, giacché i presenti erano la Honorary Member Mic e il Segente Fed FFF. E non serve nemmeno che lo puntualizzi: la prima ad arrivare è stata la geograficamente più lontana Mic, seguita dal geograficamente meno lontano Fed, entrambi seguiti dal geograficamente più vicinissimo Board (casa mia-Smelly: 12 secondi :-(). Ve l’avevo detto, non serviva che lo puntualizzassi. Il Board è incapace di calcolare tempi e distanze ― questa è una certezza che nessun Heisenberg o principio d’indeterminazione potrà mai fugare. 🙁

“Moonrise Kingdom”. “Mannaggia, questo è un film da Mastrantonio, non da Smelly Modena!” Questo è stato il primo commento a caldo raccolto all’uscita sala dal trio lezmuviano. Non è un film da popcorn  sotto le sedie. È un film da velluto. Da Mastro, insomma!

È un’opera da vedere, e non nel senso semplicistico di “guardare un film”. Da vedere perché offre delle immagini che sono delle vere e proprie cartoline uscite dritte dagli anni ’60. Tutto è così perfettamente, rigorosamente 60s da sembrare perfino eccessivo, in certi punti. Tutto sooo perfect! Dal mangianastri portatile della protagonista Suzy, al cestello da boy-scout del protagonista Sam. Un lavoro filologico sui props utilizzati che ha del maniacale ― e che per questo ci è mooolto piaciuto!
“Moonrise Kingdom” è estremamente dotto come lavoro. Innanzitutto comincia con una variazione musicale (ho studiato): “una variazione e fuga su un tema di Henry Purcell” di Benjamin Britten. Come se il regista dicesse, vario personaggi e situazioni ma in fondo in fondo ripropongo i temi a me cari ― la ricerca dell’amore, la solitudine, la famiglia, le tensioni che si creano, l’incomprensione ―  e lo faccio con il mio lessico visivo. Lo stile di Anderson è riconoscibile a occhi chiusi! La famiglia Bishop ha moltissimo dei Tennenbaum, e anche il modo in cui le vicende si sviluppano e parlano, ricorre a un linguaggio visivo che è proprio suo, suo suo: carrellate parallele di immagini, immagini che paiono dei fermo-immagini, interni geometrici contrapposti a panoramiche a 360 gradi che alternano una sensazione di soffocamento e di respiro a pieni polmoni. E guardate, io non trovo nulla di male nella riconoscibilità di uno stile; sono consapevole che una parte della critica critichi questo approccio, imputando ai registi una sclerotizzazione su determinate modalità espressive che paiono scolpite nella roccia. Un po’ come quando si dice ai Prodigy che le loro canzoni sono tutte uguali (che un  po’ è vero, se permettete)… Questo è un discorso lungo e complesso, che ho affrontato più volte con più persone, sia parlando di musica, che di architettura, che di cinema e letteratura. Rinnovamento e fedeltà a uno stile spesso fanno a botte. C’è chi cambia e non c’azzecca, c’è chi non si schioda e finisce vittima del proprio stile…
Per quanto riguarda Wes Anderson, io apprezzo il progetto che porta avanti con i suoi film. L’ironia surreale ― presentissima in “Moonrise Kingdom”! ― l’audacia di certe scene ― la morte del cane infilzato da una freccia, il ferimento di un ex-compagno di Sam, e anche i baci che i due ragazzini si scambiano sulla spiaggia dove hanno allestito una specie di campo ― tutti questi elementi fanno parte di una poetica ben precisa, che non dev’essere bersaglio degli strali di certa critica criticona e criticoide (dicasi “criticona e criticoide” quella critica sempre pronta a criticare tutto e a compiacersene), ma piuttosto una mappatura ben delineata della geografia espressiva di un regista.
E sapete una cosa? È il dileggio, l’aspetto che mi ha conquistato di “Monnrise Kingdom”. Il modo in cui il film si fa beffe dei boy-scout, un ordine che nei paesi anglosassoni è un’istituzione tenuta in altissima considerazione ― non come qui in Italia, dove dei boy-scout ci facciam beffe da anni (i Moviers boy-scout, ce ne fossero, non me ne vogliano, please :-)) ― atteraverso personaggi assurdi e riuscitissimi, come il Master Ward (un irriconoscibile ma pur sempre prelibato Edward Norton) e il capo scout idolatrato dal Ward (Hervey Keitel, riconoscibile ma non troppo prelibato). Il modo in cui il film si fa beffe dei servizi sociali, attraverso una spietata assisetente sociale ― che si chiama proprio “Servizi Sociali”! ― interpretato da una pazzesca Tilda Swinton. Il modo anche in cui il film sa essere poetico ― la storia d’amore tra i due ragazzini ― e sadico ― le scene di sangue citate sopra ― e picaresco-avventuriero ― i due ragazzini che fuggono inoltrandosi nel bosco, come da classico topos tomsayeriano. L’abilità di passare da un registro all’altro, senza mai stonare, testimonia la padronanza stilistica (che tuttavia sa essere visionaria e irriverente) di Anderson nei confronti di ciò che maneggia.

Ma ci sarebbero tante piccole parentesi da aprire. Come per esempio il personaggio di Suzy, un incrocio tra emo e dark di grande attualità che andrebbe studiato a fondo ― “il mio pugno ha sbattuto contro uno specchio”, così spiega una mano fasciata a Sam… Suzy gira con un binocolo ― che le garantisce il potere di osservare cose distanti come se fossero vicine… ― legge romanzi d’avventura ed è considerata una ragazzina problematica. Lo stesso vale per Sam, abbandonato in un orfanotrofio e considerato “elemento pericoloso”. Suzy e Sam sono due solitudini che si trovano ― come non pensare a “Dolls” di Kitano, a “Ferro 3” di Kim Ki-Duk! ― e Moonrise Kingdom, che è il nome dato alla baia “conquistata” da questi due giovani fuggiaschi, e su cui il film si chiude, è lo spazio reale e immaginario in cui il loro sodalizio si compie.
Cinque stellette a “Moonrise Kingdom” e un furto molto Lupin per portarlo da Mastrantonio! 🙂

E ora vi richiedo, cosa fai quando ti ritrovi con una fucilata di giorni di ferie da smaltire, oltre che andar per conferenze a orari privilegiati? Be’, te ne vai a New York, no? Il Board, per esempio, se ne va a New York… 🙂 🙂 🙂

Una serie di forti, fortuite, fortunate e fortunose coincidenze ― quei criss-cross magici come i Playtex di una volta ― hanno trasformato un germoglio d’idea in un sicomoro (un sicomoro?!!). 🙂
E poi vedete, ho un conto in sospeso con quella città. E non tanto perché è la città che no dorme mai ― e qui mi fa concorrenza ― ma perché mi sta lì, piantata da qualche parte tra lo spirito e il cervello. Devo capire bene dove…
Quindi, dato che per una decina di giorni Brooklyn sarà la mia nuova casa, mi vedo costretta a chiudere i battenti di Let’s Movie… (Okay dai, aspettate un attimino a stappare champagne e fumare lingue di menelik, DAI!!). Ah ma li riapriremo eh, i battenti, eccome se li riapriremo! (Con il “Let’s Movie CL”, dove CL non sta AFFATTO per Comunione e Liberazione, ma per 150!).
E poi sì, Let’s Movie goes on holiday, ma Mastro è sempre il cine-autogrill di Trentoville e come tale non chiude mai! E ha un sacco di film interessanti al momento. Vi consiglio spassionatamente “Una famiglia perfetta” di Pietro-anzi-è-Paolo Genovese ―non sono arrivata a proporvelo, ma sappiate che avrei voluto ― e “Itaker” di Toni Trupia, film senza il cui know-how dell’Anarcozumi targata Trentino Film Commission  in ambito location&production non avrebbe mai potuto essere. 😉

Se qualcuno di voi vorrà farmi pervenire commenti, lamenti, tormenti (anche di 150 caratteri, ovvero un Twitter, la nuova unità di misura su cui noi, come vedete, non siamo tarati), sarò ben lieta di riceverli e cucinarci qualcosa nella prossima mail ― [email protected] , just in case…. 😉
Al mio Mastro chiedo gentilmente di accogliere i raminghi Moviers come fece Gertrude con Lucia, Frate Lorenzo con Giulietta. Yoda con Luke Skywalker. 🙂

Ah e naturalmente non è che per via di una grande mela il Board-day (il birthday del Board = 22 dicembre) salti― calendario Maya permettendo… Io credo che il 22 mi troverò orientativamente tra Soho e il Greenwich Village, ma questo non impedirà certo i festeggiamenti a Trentoville, intorno al 5 gennaio o giù di lì…. Stay tuned… 😉

Ah, giusto per aggiornarvi… La Maratona “Star Wars” si è conclusa poco fa con il Test Finale (37 domande a scelta multipla su 7 pagine!) organizzato dalla Jedi Training Academy, ovvero il WG (Master) Mat e la Fellow (Yoda) Junior ― genii del male, a tratti, ma soprattutto inarrivabili puppetmasters e organizers. 😉 Il superamento del test ha decretato il passaggio di Aleks, Nat, Fed FFF, Miche e Board a Jedi Knights. La forza è stata troppo con noi! E con lei moooolto, mooooooltissimo fun!!  🙂 🙂

Prima di lasciarvi a un Natale joyful-but-snowless; prima di raccomandarvi cautela con le strade ghiacciate ma soprattutto con le tavole imbandite; prima di dirvi che sì, mi mancherete una cifra, e che sì, in un certo senso vi porto tutti 1.256.987 (!) con me; prima di tutto ciò vi prego di considerare il Movie Maelstrom, indulgendo nel volume (please!); di gioire per l’assenza del riassunto; di passare delle vacanzeromane quanto a spensieratezza e classe; e di accettare tutti questi miei ringraziamenti misti a tutti questi miei saluti, che stasera sono fortemente cinematografici. 🙂

Let’s Movie
The Board

 MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Ora, vi prego, indulgete nel volume, http://www.youtube.com/watch?v=h0GdDLcqM1E


…Concrete jungle where dreams are made of
There’s nothing you can’t do
Now you’re in New York
These street will make you feel brand new
Big lights will inspire you
Hear it for New York, New York, New York!…

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