Posts made in gennaio, 2013

Let’s Movie CLIII

Let’s Movie CLIII

LINCOLN
di Steven Spielberg
USA 2012, 150’
Lunedì 28/Monday 28
Ore 21:00/9:00 pm
Supercinema Vittoria/Viktor Viktoria

From: [email protected]
To: [email protected]
Subject: Tarantinando a Trentoville e dintorni….

 Caro Quentin,

Lasciami partire con un Che peccato non essere riusciti a sincronizzare i rispettivi calendari in dicembre! Tu a lanciare “Django Unchained” a Los Angeles e io a New York! La prossima volta ci incontriamo “Da qualche parte in Texas”…
Ti scrivo per mandarti il feedback di Let’s Movie sulla tua ultima fatica, come mi avevi chiesto, tutto trepidante…

Giovedì eravamo in cinque a vederti al PornoRoma ―il PornoRoma è una sala cinematografica di Trentoville che ti piacerebbe, con quel suo retrogusto hot da B-movie all’italiana degli anni ’70, tra Edwige Fenech e Barbara Bouchet. C’era la Fellow Junior detta anche Jackie Chan,che ti segnalo per un eventuale “Kill Bill III”: è la nostra regina delle arti marziali e impersonare Black Mamba è un po’ il suo sogno ― caso mai Uma Thurman avesse appeso la tutina gialla al chiodo, vi metto in contatto. C’era il suo Miche(le), detto anche Miche Katana&Copacabana (per amor d’Aikido e Brasil), che si è dimostrato preziosissimo nell’intercettare i rimandi al genere western d’autore con cui hai infarcito il tuo film. C’erano i piccioncini Natasa detta Nat (che sta anche per “nut”, in un cocktail speciale di noccioline&nonsense) e Aleks detto ovviamente Prestige, che non erano ancora dei Moviers ma che ora, con quei due cine-nomini lì, lo sono diventati di diritto.

Questo per quanto riguarda giovedì sera. Ma devi sapere, caro Quentin, che “Django Unchained” è stato visto da una sfilza di Moviers spalmate su serate diverse: il Fellow Fiiiiii in primis, che ebbe la fortuna unglorious e pure un po’ basterd di vederlo in lingua originale, alla prima nazionale al Cinema Sacher di Roma, e pure alla presenza di Padron Nanni (Moretti) (della serie nun ce famo mancà gniente ar Testaccio) ― dall’Anarcozumi, dall’Honorary Member Mic, dalla Fellow Cap e dal Fellow Fra, (i magnifici 4 in avanscoperta) sabato scorso, dal Fellow Truly Done e dal Fellow steveAustin (Attenti a quei 2 English-speaking) lunedì e dal WG Mat in solitaria venerdì. L’entusiasmo dei Moviers è stato unanime, non fosse per quell’unica ombra di dubbio alta 2 metri d’un WG Mat poco convinto… Ma vedi, si è sentito colpito negli idoli (Trinità soprattutto), e vederli rivisitati come li hai rivisitati tu, be’, l’ha scosso… (Cerca anche di capire che lui è da cinefilia alta, tipo indonesiana o giù di lì…insomma, cerca di perdonarlo…).
Ma Quentin, dimmi come posso non cadere nella lode sperticata, e non sembrare eccessiva nell’elogio che il tuo Django merita? E a dimostrazione di quanto alto sia stato il gradimento collettivo, e non solo mio, ti mando in allegato la reazione a caldo del mio Fellow Fiii, che si premurò di mandarmi subito dopo la visione (sì, ha usato “paso doble”, perdona anche lui… ).
Innanzitutto la scelta tematica, la schiavitù, argomento poco battuto dalla cinematografia americana ― così sui due piedi mi vengono in mente solo “Il colore viola”, “Amistad”, “Jefferson in Paris” e “Toussaint”, e perdona me per averti riportato alla mente Spielberg, che quando si cimenta con la Storia ci fa rimpiangere parchi giurassici e squali ― un argomento che ha effetto patata bollente giacché sbatte in faccia agli americani che anche loro hanno avuto il loro buio medievale, tra ‘700 e ‘800. Tu hai preso questo argomento taciuto, e l’hai calato in un impianto western e ci sei riuscito in maniera così totalizzantemente naturale, come se non ci fosse nulla di più naturale che vedere uno schiavo liberto e un cacciatore di taglie di teutoniche origini a spasso per il Midwest…E sai, ho capito che tu non hai fatto uno spaghetti western: “Django” è altro. Tu hai guardato all’epica indogermanica, hai preso la coppia nibelunga Sigfriedo+Brunilde come riferimento, e l’hai fatta rivivere nella coppia black Django+Hildy trapiantandola in un contesto ottocentesco americano, e assurgendo i due, Django&Hildy, a rango di mito. Mentre nuotavo ieri, rigirandomi il film in testa, ho sputacchiato un’“Eureka!”: hai fatto nel cinema quello che Derek Walcott ha fatto con “Omeros” in letteratura! Solo che non volevi raccontare questa storia d’epica moderna e nera con il linguaggio dell’epos antico. Né tantomeno volevi seguire la cupa scia spielberghiana de “Il colore viola” costruendo un colossal di singhiozzi e lacrime. Allora hai scelto un genere che ti piace da morire, il western, ci hai sistemato dentro questi Sigfrido&Brunilde black, hai aggiunto il tuo amato splatter, la tua inarrivabile irriverenza, l’ironia taglia-tutto che usi dapper-tutto, hai scardinato il canone dei generi classici dall’interno, e hai cantato una storia che nessun bardo aveva mai cantato prima, mostrando la tragedia della schiavitù, la demenza bianca, e confermando, infine, il supremo potere del racconto.

Il western ti serviva anche per il tema ghiotto ghiotto del cacciar-taglie e per l’immenso personaggio del Dr. Schulz, immensamente interpretato da Christoph Waltz. Cacciar taglie vuol dire far del bene attraverso il male. Uccidere criminali è questo… E questo porta a dei crucci etici notati dallo stesso Django, e sottoposti a Schultz, nella scena in cui Django esita a premere il grilletto davanti a un criminale con il figlioletto accanto.

I personaggi sono tutti talmente miracolosamente black&white che la questione razziale si sovrappone a quella etica. Schultz rappresenta l’europeo illuminato che ripudia la schiavitù e affranca lo schiavo Django. Ma è anche quello che ammazza la gente per intascare quattrini! E questa bicromia, Quentin, tu la porti avanti con una precisione euclidea quando costruisci la geometria su cui poggiano le due coppie speculari Schulz (bianco)/Django(nero) e Candy(bianco)/Stephen(nero). Anche in questo caso, folletto super-foxy che non sei altro, ti diverti a sovvertire le pelli e i ruoli, e noi finiamo per trovarci davanti a Schulz che è un bianco “nero” (nel senso che si spende per la causa black) e a uno Stephen che è un nero “bianco” (nel senso che è stato fagocitato nella logica imperialistica “white”, perdendo così la sua identità da nero).

Lasciami spendere due paroline proprio su Stephen. Non so se ti rendi conto, ma tu, attraverso un incredibile&credibilissimo Samul Lee Jackson, sei il primo che porta sul grande schermo una figura ignorata dal cinema ma di grandissimo interesse storico-psicologico-letterario. Quella dell’overseer, il nero che nelle piantagioni di cotone faceva le veci del bianco, controllando che i neri sgobbassero, e riportando eventuali rivoltosi o simili al padrone. Sostanzialmente ciò che i kapot facevano nei campi di sterminio nazisti. Questi overseer diventano delle estensioni dei bianchi al punto di sviluppare una sorta di timor reverenziale/venerazione nei confronti del proprio Master e un disprezzo profondo per la propria gente. Potete immaginare con quali risvolti psicologici ― io nero aiuto te bianco a schiavizzare i miei simili… Stephen, il servo di Mister Candy, ne è l’epitome perfetta. E quando si  trova davanti a Django, che è sostanzialmente l’eroe, cioè quello che lui, nel suo io più profondo, vorrebbe essere ― un liberto che gira con un bianco e che persino dorme nella “grande” casa dei bianchi ― allora fa di tutto per distruggerlo. Django è il suo contrario, uno specchio dentro cui Stephen vede quello che non è ― ennesimo ribaltamento qui, furbastro Quentin… E bravo, bravissimo, Samuel Lee Jackson, la cui pelle non è mai sembrata così scura, e i cui occhi non sono mai sembrati così inqueitantemente Oscuri… Stephen è un personaggio che fa paura, perché la perversione del giusto determina mostruosità inimmaginabili ― come la complicità nel maltrattamento di migliaia di schiavi, nel caso di Stephen. E bravo bravissimo anche Leonardo Di Caprio. Gli hai dato il personaggio del citrullo pieno di sé: un bianco goloso, Mr Candy, con i denti guasti a furia di cibarsi di se stesso che sostanzialmente non capisce nulla di quello che la coppia Schultz+Django ha in mente… Non ci fosse il fido&furbo Stephen a spiegargli i piani dei due, Candy si lascerebbe tranquillamente infinocchiare… Un citrullo, sì…. Ma le conosciamo tutti, le nefandezze che i citrulli senza cervello ma con tanto potere riescono a combinare… Candyland ne è la prova. E non hai idea, Quentin, quanto io abbia apprezzato la chiusura del film, il monito cupo (e vero, purtroppo) di Stephen in punto di morte…un presagio che si alza minaccioso da una casa sul punto di esplodere… “Ci sarà sempre una Candyland”… Sì… Nonostante i candelotti di dinamite, nonostante il babum, nonostante il lieto fine, ci sarà sempre una nuova disgrazia storica da combattere…

E guarda, potrei scriverti delle ore sulla musica… Sulla polifonia che hai adottato. Anche qui, certo, il genere western ti ha permesso di affidarti a sonorità ben note di sergioleonina memoria ― il tributo a “Lo chiamavano Trinità” alla fine, per esempio, che tanto rabbrividire fece il WG Mat (perdonalo ancora). Ma non ti sei accontentato dell’ovvio. Hai attinto ad altri generi, e li hai abbinati a scene a cui nessun comune mortale le avrebbe abbinate ― e qui esce fuori la tua unicità, la tarantinità… Per esempio, la scena degli incappucciati del Ku Klux Klan che scendono in valle a cavallo, quella che io chiamo “la discesa dei deficienti”, che tu decidi di accompagnare con il Requiem and Prologue di Verdi…Ecco vedi, tu prepari tutti alla solennità, e invece questi si dimostrano essere degli imbecilli da manuale! Credo che questa scena entrerà di diritto nelle dieci scene più esilaranti del cinema ― del MIO cinema di certo, ma anche di altri, a giudicare dalle reazioni raccolte (vedi Honorary Member Mic) e dal numero di click su youtube, http://www.youtube.com/watch?v=q97sP1_W_IE. Anche in questo caso, tu mostri l’idiozia del KKK attraverso l’idiozia dei suoi seguaci… Nonn giudichi, mostri…

E poi, ma come cavolo ti è venuta in mente l’idea GENIALE di ricorrere all’hip-hop rappato?! Cioè, quando io ho sentito partire i bassi di questa http://it.musicplayon.com/play?v=360305 e di questa http://www.youtube.com/watch?v=7rHdyofwVlQ  avrei voluto alzarmi in piedi in mezzo alla sala e gridare “Ma quanto sei figo, Quentin”! Perché ci stanno così tutti, il soul e l’r&b, perché non sono un anacronismo, bensì l’evoluzione in chiave urbana dell’holler e del blues, i generi che sbocciano dalla tribolazione nei campi di cotone… Hai messo insieme Ennio Morricone, 2 Pack, James Brown, Elisa, John Legend…

E quanto al tuo cameo… Sulle prime ho pensato, eccolo qui, il mio Mister Vain, a cui non basta la gloria della cinepresa, vuole anche quella incisa sulla pellicola… Ma mi sono dovuta ben presto ricredere: non solo ti sei dato la parte di un cretinetti di prima categoria, ma ti fai pure saltare in aria, in un chiaro esempio di auto-IRriverenza… Anche qui, ma quanto sei figo?!

E non ti preoccupare per quel paio di chiletti che hai messo su ― anzi vedo che la dieta a zone che stai seguendo sta già dando i suoi risultati…. E poi, come dico sempre io, non c’è niente di più sexy del genio, anche con due chiletti di troppo…

Guarda, potrei continuare a tirare fuori argomenti su argomenti, tanto il film è fitto di spunti e genialate, ma non voglio trattenerti oltre… Giù un grazie per battute tipo “Ciao piccola peste” “Ciao grande peste” (Hildy a Django e viceversa). O “Non ci vedo un ca**o di niente” (i deficienti della discesa). O “Io sono solo più abituato agli americani di lui” (Django parlando di Schultz). “Mi piace come muori, giovane” (Django). Grazie anche per lo splatter della penultima scena, che per me è un tributo alla penultima scena di “Scarface”.

 Ci tengo a ringraziarti per il capolavoro che sei riuscito a tirar fuori da quella testolina, e che per me entra di diritto nell’Olimpo dei miei “Best of”. E pensare che temevi così tanto il nostro giudizio…

Ah, prima di chiudere… Confermami se devo esserci agli Oscar. Stiamo organizzando un C.d.A. per l’evento e devo organizzarmi.

Il tuo Board

Mailing Moviers!

Questa è l’email che ho appena mandato a Quentin, amico di vecchia data: ancora lo prendiamo in giro per le lacrime che versò dopo “Bambi”, l’unico film che l’abbia mai spaventato.

Al WG Mat volevo dire che non solo ho “registrato il tuo disappunto nella mia recensione, voce al dissenso”, ma che l’ho rivolto pure al diretto interessato. Non si dica che Let’s Movie censuri… Mi aspetto della sconfinata riconoscenza per questo… 😉

Ah, chiudete un occhio sul “paio di chiletti”…Altro che paio! Ma non potevo infierire, no, povero Quentin? Dopo il po’ po’ di capolavoro che ci ha regalato…

Volevo confermare anche al Sergente Fed FFF che dopo “Django” possiamo aprire ufficialmente la Maratona Tarantino, la Maratarantina… 😉

E a malincuore chiudo il paradiso Tarantino e apro il purgatorio Spielberg… Sì perché il film della settimana è

LINCOLN
di Steven Spielberg

Le aspettative per “Django” volavano alte ― e sono state quentessenzialmente soddisfatte ― tanto quanto i presagi su “Lincoln” pesano grevi… Lo propongo, tra le altre cose, per tener fede al fioretto numero 2 per il 2013: “avere meno pregiudizi cinefili” (visto che il fioretto numero 1 ― “fare meno sport” ― sarà miseramente disatteso, punto sul successo del secondo)…
Ce la farà Steven Spielberg a convincere il Board che si sbaglia di grosso e che lui è in grado, nonostante i citati “Amistad” e “Il colore viola”, di fare un film storico senza finire nel didascalismo lacrimoso e nell’apologia dell’americanità? E che non ci cucinerà un polpettone??
Bah..
Bah…
Ci giungono voci poco confortanti in merito…

Okay Fellows, credo di essermi dilungata abbastanza per oggi… Forse non avrei dovuto copia-incollarvi la mail per Quentin, ma ho pensato che l’avreste apprezzato (ho sentito un “non c’è limite agli errori di valutazione”, o sbaglio?). 🙂

Questa settimana al posto del Movie Maelstrom c’è l’allegato featuring il commento del Fellow Fiiiii, che vi prego di consultare (chiudendo un occhio, questa volta, su “paso doble” 🙂 :-)), e poi c’è sempre quella scocciatura del riassunto. E poi ci sono questi saluti, che oggi, dopo Django, sono missiva-e-massivamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

 ALLEGATO per Quentin – Fellow Fiiiii – 21 gennaio 2012

“Django: AMAZING! Quell’uomo è un genio, un GENIO un GE NI O e se gmail avesse caratteri più grossi lo scriverei ancora più grosso. Un film lungo centosessanta minuti e rotti, durante i quali non sai (quasi) mai quello che sta per succedere, in cui il ritmo, il tempo, il pace è dettato in modo sovrano, assolutista e illuminato, dal regista: lui mette su il suo personale Matrix in pieno far west, e tu devi andare al suo passo; lui rallenta per mostrarti la danza dell’apparecchiatura di una tavola o la liturgia della redazione di un contratto, e tu devi rallentare con lui. Ho avvertito “lentezza” in un solo momento, e due minuti dopo tutto era già cambiato. E poi, dialoghi strepitosi (penso che vederlo in italiano uccida un buon cinquantacinque percento dell’efficacia), un gioco linguistico delizioso con l’inglese di oggi (dimmi tu quale mai traduzione di nigga potrà sostenere adeguatamente il paso doble tra il lessico schiavista del tempo che fu e lo slang nordamericano dei nostri dì!), la solita ironia/nonironia in tutto tutto, dalle inquadrature alla colonna sonora praticamente enciclopedica, il solito cameo del panciuto regista, che si regala la morte più spettacolare e cretina di tutte, le citazioni/allusioni, i soliti piedi che fino alla fine temevo venissero a mancare e invece no…
Note sparse: manderò a vederlo un paio di sessantenni che hanno visto l’originale e non conoscono Tarantino, e mi farò dire cosa ne pensano. La scena degli incappucciati alla caccia del negro sembra scritta da Mel Brooks. Elisa ce la poteva risparmiare, ma il resto della colonna sonora… sublime (tra l’altro se leggi tra i titoli di coda una delle canzoni è co-autorata da Jamie Foxx!).Quando il povero Django era appeso a testa in giù ho temuto davvero che stesse per succedere quello che sembrava stesse per succedere. L’eloquio del dottor Schultz è a dir poco godurioso… Ah, cavolo, dimenticavo l’ottimissimo Di Caprio, e poi Denzel Washington [errata corrige: Ovviamente si disregarda l’incolpevole Denzel e lo si sostituisce con Samuel L. Jackson!], lasciando stare i due protagonisti….vabbè, mi fermo. BEL-LO”.

LINCOLN: In una nazione divisa dalla guerra e spazzata dai venti del cambiamento, Lincoln osserva una linea di condotta che mira a porre fine alla guerra, unire il paese e abolire la schiavitù. Avendo il coraggio morale ed essendo fieramente determinato ad avere successo, le scelte che compirà in questo momento critico cambieranno il destino delle generazioni future…

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Let’s Movie CLII

Let’s Movie CLII

DJANGO UNCHAINED
di Quentin Tarantino
USA, 2012, 165’
Giovedì 24/Thursday 24
21:00/9 pm
Cinema Nuovo Roma
Via Corso III Novembre something

Mispiace Moviers,

che il lunedì sia stato unfriendly con voi e non vi abbia permesso di venire a “La scoperta dell’alba”! Per vostra informazione sto organizzando un picchetto di protesta contro il MeanMonday, detto anche MannaggiaMonday, con la supervisione dell’Anarcozumi, i cui skills nell’ambito “rebel” sono rinomati a tutti ormai. 🙂
E lei c’era lunedì sera, e di questo la ringraziamo-ma-ziamo-ziamo molto! È dovuta fuggire in tempo zero ― del resto quando Roma chiama la Zu garibaldina, risponde 😉 ― ma ha assolto al suo ruolo accompagnando la regista dal nostro Mastro-sempre-sul-pezzo. E guardate non voglio passare ogni volta per quella che lo indora, il Mastro, ma le notate, tutte queste iniziative da Cartier che organizza??? Date uno sguardo al cine-panorama di Trentoville e ditemi chi si prende la briga d’incastonare seratine da 3.000 carati nella paccottiglia che propongono in giro… Quindi è proprio vero, un Mastrantonio è per sempre ― non so se ricordate la pubblicità della De Beers di qualche anno fa, con un lui che affittava una sala cinematografica a una bloody-lucky lei per regalarle un bloody-big Trilogy…non vi siete mai chiesti perché PROPRIO una sala cinematografica?? Il Mastro è everywhere… 😉

Lasusannanichiarelli si è dimostrata professionista e donna molto a modino. Quelle personcine che ti porteresti al bar e ci parleresti per ore, e non necessariamente di cinema. Secondo me dietro quella (Sus)annadaicapellirossi, con quella postura amabilmente goffa, si nascondono, nell’ordine: un cervello finofino, una consapevolezza grandegrande e uno spiccato-ato sense of humor. E anche lei come Crialese un paio di mesi fa, ha brillato per generosità nella Questions&Anserws session post-proiezione. Tanto che le Questions non finivano più, e così le Answers ― a un quarto a mezzanotte stavamo ancora a chiacchierà.
Durante il tragitto a piedi che mi riportava casa, ho pensato alle donne registe. Ho preso la questione alla lontana, partendo da fuori territorio UE e da territorio UE, cercando di elencare più registe possibili. Giusto la lista della spesa, un giochino fra Piazza Dante e Piazza Max Mara, nulla più. Mmmm… Katheryn Bigelow (quella di “The Hurt Locker”), naturalmente Sophia Coppola (“la mia”, quella di “Lost in Translation”, “Marie Antoinette”, “Il giardino delle vergini suicide”), Susanne Bier (quella di “Dopo il matrimonio”), Jane Campion (quella di “Lezioni di piano” e “Bright Star”) … ah già poi Jodie Foster che non so se abbia girato molti film ma sicuramente ha girato quel gioiellino di “Piccolo genio” che non posso fare a meno di guardare e riguardare… Mmmm… ah sì, poi c’è Marianne Satrapi (quella di “Persepolis” e “Pollo alle prugne”), quella che ha fatto “Caramel” di cui non ricordo il nome, e quella che ha girato “L’altra metà dell’amore” che era senz’altro una donna, ma che figurati se mi viene in mente… Mmm… Cavoli non mi viene in mente nessun altra… Allora passo alla Nazionale… Liliana Cavani e Lina Wertmuller in attacco, Archibugi&Comencini sulla fascia…Chi altro? Mmmm…Mmm… Arrivo a casa sospinta (sospinta??) dal dubbio…
Una volta sul laptop, non ho resistito all’onnisapienza di Google, ma anche lui, l’onnisapiente Google, ha confermato quelle di cui sopra, ha aggiunto qualche dettaglio in più (tipo che quella di “L’altra metà dell’amore” si chiama Lea Pool), ha elencato delle sconosciute con dei film sconosciuti, and that’s it.
Mmmm…Mmmm…
Decido che sono un po’ pochine, soprattutto quelle italiane…. Ma decido anche di non sviscerare la questione nella prossima Let’s Movie Mail (che è questa). Niente recriminazioni dai risvolti femministi ― e voi che mi conoscete bene sapete che potrei risvoltare parecchio… Decido di mettere sul tavolo nomi&numeri, e di lasciarli lì, così li vedete e giudicate voi. Così anche voi potrete partire con il vostro bravo Mmm, mmmm…
Perché certo potremmo tutti commentare “poche ma buone”, “meglio queste che niente”, con quell’aria pane-e-marmellata che ci viene quando non abbiamo voglia di tirare fuori storie e ci sentiamo in pace con il creato…E chi sono io per rovinare la merenda a tutti e spostare l’attenzione sui danni provocati dai proverbi nel pensiero comune?

Allora decido che forse è il caso di riporre l’ascia di guerra e di concentrarmi invece su una mossa scaltra che la nostra Nicchiarelli ha adottato nella strutturazione della sceneggiatura e che fa molto più di tante polemiche neo-femministe. Dunque, il film è tratto da un romanzo di Walter Veltroni in cui il protagonista ritrova un vecchio telefono nella casa al mare dei genitori che, maggggicamente, gli permette di parlare con sé stesso da bambino.
Cos’ha fatto la Nicchiarelli? La Nicchiarelli ha preso il protagonista del romanzo, un uomo, e l’ha sostituito con una donna, Caterina. E sapete come ha motivato questa sostituzione? Così: “Di solito le cose incredibili capitano agli uomini. Allora io ho cambiato il sesso al protagonista”.
Ma sei grandiosa, avrei voluto sbottare io! 🙂 Perché, cavolo, è vero, le cose incredibili di solito capitano sempre agli uomini! Chi trova il binario 9 e tre quarti nella stazione di King’s Cross a Londra? Sally Potter?? No, Harry. Chi vive nella torre dell’orologio in una stazione di Parigi e finisce per scoprire il fantabuloso mondo del cinema attraverso Georges Meliès in persona? (Soluzione in calce**). Chi finisce nell’Isola Che Non C’è altrimenti detta Neverland? (No, non è Michael Jackson). Chi incontra E.T. e se lo porta a spasso fra le nuvole nel cestello della bici? Chi è il migliore amico di Rintintin? (Ok mi sto facendo prendere un po’ la mano…ma avete capito il senZo, no?).

Non vorrei riportare di nuovo il discorso su toni neo-femministi, quindi anche qui, non mi addentro e opto per l’aria pane-e-marmellata. Però fatemi un favore, addentrateticivici voi….E andate oltre Alice nel Paese delle Meraviglie e Dorothy Gale… 😉

Tornando a “La scoperta dell’alba”, ribadisco quello che ho sottolineato in sala. C’è un lato molto buffo in questo film, e la scelta di mettercelo, stemperando la portata tragica della storia tradisce furbizia e sensibilità sceneggiaturiali (non si dice, “sceneggiaturiale”, vero? No, Board, non si dice, è come “a me mi”…che tu continui a dire). La portata tragica si riferisce a un fatto capitato alla famiglia di Caterina e della sorella Barbara che segnerà tutta la loro infanzia/vita: nel 1981 il padre scompare nel nulla dopo che un professore suo amico viene ucciso da due brigatisti nel cortile dell’università. Se non ci fosse stato questo “twist” di leggerezza, il film avrebbe rischiato di arenarsi tra il fantastico e il drammatico, un territorio pericoloso, che avrebbe minato l’intento (abbastanza utopico, in verità) della storia: permettere a una persona di sistemare il passato, di riscriverlo, in un certo senso…quale maggiore utopia di mettere mano e modificare quanto ormai inciso nel tempo? Yesterday is a stone we cannot chip…
Buffo è il compagno di Caterina (bravo Sergio Rubini eh, sopra le righe e rompiscatole al punto giusto nel personaggio che interpreta), buffa è Caterina stessa (Margherita Buy lo è di suo, sempre magistralmente impacciata), buffe sono le bambine che impersonano Caterina e Barbara da piccole, e buffi sono dei personaggi minori tipo il chitarrista del gruppo della band gestita da Barbara. Quindi sì-assolutamente-sì alla fusione di sorrisi e lacrime.

Nel tragitto che mi portava a casa, mi è capitato di riflettere anche su un commento della regista… “Quella rappresentata è una generazione non risolta… Per questo non ci sono genitori nel film”. Caterina e Barbara non sono madri, e non hanno intenzione di diventarlo. Caterina e il compagno stanno cercando una casa nuova in cui andare a vivere, ma non la trovano ― o non vogliono trovarla. Caterina perde un concorso per diventare docente, il compagno non si sa bene cosa combini (fumettista? Scienziato pazzo?), Barbara fa da manager a una band assai sgarruppata…. C’è un grande senso d’inconcludenza attorno alle figure caratteriali del film e questo è da ricondursi alla presenza di situazioni ancora aperte ― “irrisolte” appunto ― con il proprio passato, la propria storia. “La scoperta dell’alba” punta un po’ a dimostrare che se il nostro storico è costellato di buchi o zone d’ombra, grandi-o-piccoli-whatever, essi incideranno sempre sul nostro modo di vivere e sulla nostra caratterialità ― e sta a noi stabilire quanto duri “sempre”. Non è forse la più nuova delle lezioni, ma r-impararla quanto più possibile, va SEMPRE bene. 🙂

E questa settimana, western Fellows, questa settimana si tarantina!

DJANGO UNCHAINED
di Quentin Tarantino

 

Non dico nulla. Basta scrivere “Le iene”, “Inglorious Basterds” e “Pulp Fiction”. Nient’altro. Quando Quentin tarantina, Trentoville tarantina con lui ―  sì sa di scioglilingua, ma mai quanto il classico “trentatré trentini tarantinano a Trento tutti e trentatrè…”. 🙂 🙂
“Django Unchained” è stato definito “il capolavoro epico” del regista…
Per inciso, il CdA di Let’s Movie ha approvato un’avanscoperta che ha visto coinvolte l’Honorary Member Mic e la Fellow Cap sabato sera, quindi a questo punto le due sono già state tarantinate…!

Voglio tenermi short questa settimana, dimostrando a tutti (e soprattutto al Fellow Iak-the-Mate :-)) che la capacità di sintesi potrebbe appartenermi, se solo lo volessi… 😉 Quindi vi lascio con tutti gli mmmm del mondo, a cui vi pregherei di aggiungere quelli di curiosità nei confronti di Quentin, vi consiglio di prestare ascolto al muggito del Movie-Maelstrom e di fare orecchie da mercante con il riassunto. Infine vi prego di accettare questi saluti, che oggi, 20 gennaio 2013, domenica di neve e nulla, sono dubbiosamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

** TERBAC OGUH

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

La colonna sonora di “La scoperta della dell’alba”, tutta orchestrata su hits anni ’80, ha riproposto i Buggles con http://www.youtube.com/watch?v=W8r-tXRLazs, rispolverando inevitabilmente ricordi agghiaccianti di spalline&fuseaux…

Mammamia, i fuseaux…

DJANGO UNCHAINED: La storia è quella di Django, uno schiavo affrancato che, sotto la tutela di un cacciatore di taglie tedesco, impara a diventare un bounty hunter a sua volta e parte alla ricerca della moglie, ancora schiava presso un perfido proprietario di una piantagione.

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Let’s Movie CLI

Let’s Movie CLI

LA SCOPERTA DELL’ALBA
di Susanna Nicchiarelli
Italia, 92’
Lunedì 14/Monday 14
21:00/9:00 pm
Mastrantonio/Astra
Alla presenza della regista!

Mariachi Moviers,

Ah pareva di stare a Guadalajara mercoledì sera, con tutta quell’atmosfera da sera del dì di festa che Leopardi se la sognava nel suo monolocale di Recanati! 🙂
Ringrazio ufficialmente e pubblicamente e spassionatamente il Mastro che ha reso possibile la Fase Fun e la Fase Film! La Fase Dance non fu nemmeno nominata, nella più classica delle tradizioni omertose di questa città: Fun&Film bastano e avanzano per una serata infrasettimanale a Trentoville, borgo in tutto e per tutto simile al monolocale di Leopardi. Grazie, oh Antonio, Mastro della terza generazione della dinastia dei Mastrantonios, grazie per aver ospitato il giullare Board e i suoi saltimbanchi Fellows! 🙂
Un po’ luminarie e un po’ tsunami, i Moviers si sono presentati al Bistrò dell’Astra a ondate intermittenti e impreviste. Primo fra tutti, e c’ha lasciato non poco di stucco, il Movier Principino di Busa Bel-Air, estraneo in tutto e per tutto al fenomeno lezmuviano ― le archibuge sue origini impediscono il mescolamento con i trivia di Tridentum.
Poi la Fellow Cap e il Fellow Fra, con cui s’è disquisito sulle potenzialità di business di articoli presi a NY da un grullo Board per delle novità sensazionali e rivelatesi materiale presente sul mercato italiano dal 1986 circa (mamma mia, quanto son grulla! 🙁 ).
Poi la Fellow Killer, detta anche lo schianto, con quel potere che ha di stendere uomini e caporali, uomini e topi, uomini e no, e tutti i titoli che vi vengono in mente, a cui va la nostra riconoscenza per aver portato al party un’amica, Alice, che ha deciso di lasciarsi ingoiare dalle selve oscure di Let’s Movie, da brava patita del genere horror qual è… E per questo suo amore darioargentino la ribatteziamo Fellow Alice-che-dice-Poe (il nick più Fornaciari e letteratura del millennio! ;-)).
Poi il Fellow Iak-the-Mate, che mi sfoggiava un’eleganza fiorentina da stracciare tutti i Diego Della Valle, Della Palma e del pineto che possiate immaginare…. 😉
Poi l’Anarcozumi, che fa del sanissimo fun alle spalle del Board e s’interroga sulla piega inspiegabile che le mail lezmuviane hanno preso nel corso del tempo.
Poi il Fellow Pa, diviso tra i festeggiamenti per Let’s Movie e il richiamo della filarmonica, che sembra c’entrare con Jack London, ma invece c’entra solo con una sovrapposizione di eventi. 🙂
Poi la Fellow Choco-Bar, che ne sa talmente tanto di shoes&glam, ma talmente tanto, che discorrerci per me è come essere Coco avant Chanel.
Poi il Fellow Guido, che mi rendo conto di non aver mai cine-battezzato-ma-rimedio-subito-visto-il-suo-travestimento-strepitoso-a-una-festa-in-maschera-qualche-mese-fa, d’ora innanzi and forever and ever, il Fellow Frodo. 🙂
Poi il gruppo trentorising, capitanato dal WG Mat, sempre pronto anche lui a fare del fun, specie sulla taglia del Board (sia la Small che la ricompensa spiccata dallo sceriffo di Trentoville per chi mi catturerà, dead or alive). Ci costa ringraziarlo (ma siamo donne d’onore, e lo facciamo) per aver trascinato (e qui sì, sicuramente con la Forza) Andrea, d’ora innanzi, il Fellow Andy-Candy, per il cadeau di Haribo Delux presentato al Board. 🙂
Poi la famiglia Lezmuviana al completo: la Fellow Giuly Jules, il Fellow Pilo, e il nostro baby Movier Paolo, detto lezmuvianamente-e-non Pablito, alla sua prima uscita mondana! (Lasciatemi aggiungere un MAMMAMIA d’annata per questo trio speciale a cui guardo con occhi pieni di wow). 🙂
Poi il non-Movier Paolo detto Duca di Lombardia e la sua Liz Straightaway-from-UK, arrivati per ultimi, ma che, stando al Vangelo Secondo Matteo (di Pasolini), un giorno diverranno primi.
E poi la nostra Vanilla, Fellow di chiara chioma e di chiara fama, in assetto post-pool e dinner-free per essere presente alle celebrations. 🙂
Ora mi piglia l’angoscia di aver scordato qualche Movier… Sapete, la vecchiaia avanza ― problema: se l’hanno scorso il Board aveva compiuto 21 anni (e se una vasca da 200 litri impiega 9 minuti a riempirsi…) quanti ne compie quest’anno?
L’Honorary Member Mic purtroppo è caduta vittima della faraongite, la faringite che si prende in Egitto (umorismo da Ramses II, non badateci). Volevo dirle che ci è mancata e che il CdA di Lez Muvi l’aspetta con ansia e tanto Tantum Verde, ma proprio tantum. 🙂

Vi ringrazio davvero tutti, my Moviers! Mi fate ridere di me stessa, e questa è una delle parti di Let’s Movie che mi piace di più! E sono certa anche a voi!
E forse con altri 150 Let’s Movie riuscirò anche ad imparare un po’ di concisione… Forse… 🙁

Fin qui, tutto rose, tutto fiori, tutto Fun. Da qui in poi comincia il Film, e attaccano le noti dolenti.

Sono rimasti da Loach l’Anarcozumi, il WG Mat, il neo Fellow Andy-Candy, il Fellow Iak-the_Mate, la Fellow Giuly Jules e la Fellow Vanilla. Non male, dico io, prima dell’ingresso, convinta di trovarmi di lì a 50 secondi, una commedia, una commedia vera.

Invece, come predisse l’Anarcozumi ― che mannaggia, ha una capacità premonitrice da Cassandra, o forse era la Sibilla, insomma avete capito― il film s’è rivelato una “commedia della fruner” (dicasi “commedia della fruner” la commedia caratterizzata dal susseguirsi disastroso di eventi drammatici in cui il divertimento sta presumibilmente nel termine “susseguirsi”). Noi non sfioreremo l’ira del WG Mat, la cui delusione per il film farà rimandare a Ken Loach il prossimo viaggio in Italia. Benché anche noi ci aspettassimo dell’altro. Loach è il regista del (sotto)proletariato britannico sfruttato, inkazzato e perseguitato. I suoi film hanno l’odore di turni di notte e birra scadente, come in “My name is Joe”, oppure di adolescenti inguaiati e pioggia battente su città scozzesi sudice, come in “Sweet Sixteen”. Oppure di indiani che non raggiungeranno mai la WASPitudine necessaria per consentire loro una relazione con una WASP bianca che più bianca non si può (“Un bacio appassionato”) oppure il sapore paradisiaco di una carta verde agognata ma irraggiungibile in “Bread & Roses” (un Let’s Movie di un anno fa, per altro). Tranquilli, ho finito gli “oppure”.
È vero che nel 2009, con “Il mio amico Eric”, Loach si è lasciato affascinare dalla commedia, quindi il genere non gli è del tutto nuovo. Però quando da una vita ti occupi di soprusi sociali, ingiustizie, violenze, botte, periferie squallidissime, personaggi derelitti, violenti e arrabbiati, non è proprio così facile passare al sorriso ― potrà essere tragi- finché volete, ‘sta commedia, potrà avere il 97% di amarezza, come la più classica delle comédies” francesi (che funzionano un po’ come le “commedie della fruner”) ― ma non perderà mai quel sapore salato di dramma e lacrime. “La parte degli angeli” ne è la prova. Lo sbandato protagonista e la sua sbandata comitiva sono i ragazzi dei quartieri suburbani emarginati ― ed auto-emarginatisi ― dalla società che tanto bene Loach ha saputo rappresentare in passato. Sono loro, tali e quali: tossici, alcolizzati, cleptomani, balordi. Tuttavia nel film sono ridotti ora a delle macchiette ― vedi il personaggio del tonto troppo tonto ― ora a buoni troppo buoni (vedi Harry, il supervisore del progetto di recupero a cui partecipano), ora a redenti con il riscatto esistenziale in saccoccia (vedi Robbie).
Insomma, tutto è troppo: Robbie, lo sbandato protagonista, dopo aver caricato di botte un malcapitato in preda a un raptus post-dope, è troppo cattivo all’inizio e troppo “ho-messo-la-testa-apposto” alla fine. Troppo tutto prevedibile, previsto e visto. Troppo NON Ken Loach. Forse quando uno per tanti anni ha allenato la voce a cantare le sventure di una fetta di società ― soverchiata dalla fetta di società yuppi&successful molto ben delineata nel mondo britannico ― non è così semplice riuscire a modularla su altri toni, magari più leggeri. Qualche risata la si è fatta ― e la parentesi Fellow Giuly Jules la apro più avanti ― ma più per voglia di voler ridere che per le battute vere e proprie.

M’è dispiaciuto in modo particolare per la metafora sprecata. La parte degli angeli è quella percentuale  di whisky che evapora quando si apre una botte e che sale fino in cielo, inebriando gli angeli. Credo che si sarebbe potuta tirare fuori una sceneggiatura più convincente partendo da un’immagine così evocativa. Invece è stata sciupata in un intreccio scontato che finisce in un lieto fine dalle tinte rosa così zuccherose da farci rimpiangere la Glasgow grigia e razzista ― ma vera ― dei film citati sopra. Non è che siamo contro il lieto fine tout court, intendiamoci. Ma ci piacciono quelli che hanno carattere, originalità. Quelli che magari non ci aspetteremmo, quelli in cui il rosa non è così shocking, ma viene in qualche modo mitigato…Se voi siete della scuola di pensiero che considera il lieto fine nei seguenti termini: “in questa valle di lacrime che è la vita, lasciateci almeno l’happy-ending in sala!”, allora “La parte degli angeli” non vi deluderà. Io personalmente, che oltre al sogno cerco la vita nel cinema, sono più per la scuola di pensiero “di questa valle di lacrime che è la vita, fatemi ridere, please!”.

E comunque per me mercoledì il vero spettacolo è stato altrove… Nello specifico, due posti alla mia sinistra, dove sedeva la Fellow Giuly Jules le cui grasserisate hanno innescato una reazione a catena nella fila di Moviers seduti vicinivicini. 🙂 Ma vi dico, delle risate così contagiose che non si poteva proprio evitare il contagio! (Alla prima uscita cinematografica dopo un mese a casa con il baby Paolo, ipotizziamo che la Fellow si sarebbe sganasciata anche davanti all’“Incompreso” ― il film più traumatizzante della storia del cinema). SPET-TA-CO-LO! Grazie Jules! 🙂 🙂

Ma vedete mo’ cosa vi si offre per il 151esimo Let’s Movie…

LA SCOPERTA DELL’ALBA
di Susanna Nicchiarelli
Italia, 92’
Lunedì 14/Monday 14
21:00/9:00 pm
Mastrantonio/Astra
Alla presenza della regista!

Sì sì, avete proprio letto bene… Susanna Nicchiarelli ― quella del felicissimo “Cosmonauta”, per capirci ― sarà ospite del Mastro, che si riconferma essere sempre sul pezzo! 😉

Lo sapete, no, come la penso: quando il regista è nei dintorni, va sfruttato. E quale occasione migliore di un anonimo lunedì di gennaio? Non occorre neanche che insista, so già che avete inserito l’appuntamento nel vostro bravo Google calendar… 😉

Prima del punto-liberi-tutti che vi farà tornare alle vostre attività domenicali, vi spingo a sbirciare nel forziere del Movie-Maelstrom, che custodisce una preziosa iniziativa segnalataci dalla Fellow Choco-bar. Se volete potete dare un’occhiata anche al riassunto, ma più importante di tuttotutto, accettate questi miei grazie, per essere sempre di là dal vetro del mio laptop, e questi miei saluti, che stasera sono puertovallartamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Come anticipato, la Fellow Choco-bar segnala a tutti gli interessati un Workshop per Segretario di Edizione organizzato da Cineteatro, centro di ricerca, produzione e formazione cinematografica e teatrale che si svolgerà a Roma a partire dal 16 febbraio ― tutte le info qui http://www.cineteatro.org/

Grazie Barbara per la dritta… E voi, Moviers con la passione del far-cinema, fatevi sotto/avanti… 😉

LA SCOPERTA DELL’ALBA: Roma, 1981: il Professor Mario Tessandori viene ucciso con sette colpi di rivoltella da due brigatisti, nel cortile dell’università e sotto gli occhi di tutti. Muore tra le braccia di Lucio Astengo, suo amico e collega. Poche settimane dopo, Lucio Astengo scompare nel nulla. Nel 2011, Caterina e Barbara Astengo, che avevano sei e dodici anni quando è scomparso il padre, mettono in vendita la casetta al mare della famiglia. In un angolo della casa c’è un vecchio telefono ancora attaccato alla presa. Caterina solleva la cornetta e scopre che dà segnale di libero. Il fenomeno è inspiegabile, la linea è staccata, prova, quasi per gioco, a fare il numero della loro casa di città di trent’anni prima. dall’altra parte sente squillare: le risponde una voce di bambina.

 

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Let’s Movie CL + Let’s Get The Party Started ;-)

Let’s Movie CL + Let’s Get The Party Started ;-)

Mercoledì 9/Wednesday 9

Fase FUN: Ore 7:14 pm, brindisi al Bistrò dell’Astra
Fase FILM: Ore 9:00 pm, visione di

…LA PARTE DEGLI ANGELI
di Ken Loach
UK, 2012, 106′

Fun&Film Fellows,

I Moviers diretti a New York City, si dirigano al GATE 1.
I Moviers interessati a “Let’s get the party started” (s)corrano giù fino al GATE 2.

Consigliamo a tutti di transitare per il GATE 1 prima di passare a “Let’s get the party started”.
Ricordiamo che i bagagli incustoditi saranno prelevati e portati in casa del Board. 🙂

GATE 1 – New York City

Non so se l’avevate mai notato ― io no ― ma New York, “NY” per gli amici, porta già nel nick il suo lato No (N) e il suo lato Yes (Y). Oddio, ho qualche difficoltà a trovare i lati NO, con quel fior fiore di YES che si ritrova… Ma visto che non ho un film su cui dilungarmi in questa mail e visto che ho ancora il sapore della grande mela in bocca, perché non dilungarmi su NY, lato No e lato Yes della città più cool del pianeta?
Dato che non odo pareri discordanti fra voi (!), eccovi “La dilungazione su No e Yes di NY, la città più cool del pianeta”. 😉

No

  • Rihanna. A quanto pare va un sacco. Bah.
  • Il meteo. Sono stati perlopiù giorni soleggiati e senza pioggia diurna (solo notturna). Ma il vento, Fellows…il maestrale in confronto è una brezzolina da villaggio Valtur! È un vento, quello newyorchese, che vi frusta la faccia e che spira da destra e da sinistra (ovest ed est, se praticate i punti cardinali, a differenza mia 🙁 ), cioè dall’Hudson River e dall’East River. Manhattan è l’ugola che ci canta in mezzo, ma solo voi che la percorrete con gambe turiste siete soggetti alle frustate ― i newyorchesi sembrano esserne immuni… donne in gonne senza calze, ragazzi in t-shirt… quando si dice i misteri della termodinamica…
  • Il salasso della cultura. Mi son concessa il cinema tre volte, in tre cinemini diversi, in modo da fare un rapporto quanto più dettagliato possibile al nostro Mastrantonio. Prezzo del biglietto? $ 13.50. E stica, aggiungerei… Ebbene sì, miei increduli Moviers, $ 13.50. Un’esagerazione…. Hanno ben poco da dire “sì ma se diventi membro di questo cinema, paghi 8 dollari”… se la membership mi costa dai $ 75 in su, allora escuchame, ma donde estas il mio risparmio, gringos?? E guardate, sto parlando di cinema che passano film d’essai, tipo l’Angelika Film Center, o l’IFC Center, non multiplex con 3D e sale spaziali… per un biglietto in quelle sale, mi ha detto un local, si arriva anche a 18-20 dollars…Maaan…

Lo stesso dicasi per spettacoli teatrali, concerti e quant’altro. Ci sono anche eventi “for free” eh, ma la stragrande maggioranza sono a pagamento, e che pagamento…Questo mi ha un po’ deluso, a dire il vero…. È come se si volesse (ancora, tutt’ora!) instaurare un elitismo culturale, allontanando le masse dall’offerta, e riservandola allo strato di population con un reddito annuo a tanti zeri. Non dico che qui in Italia/Europa la cultura non si paghi, ma se faccio un abbonamento a un cinema, arrivo a pagare il biglietto Euro 5.50 (come dal buon Mastro), oppure se vado a vedere un film il lunedì sera risparmio 3 Euro. E questi 3 Euro mi hanno fatto pensare al funzionamento dello stato americano dove la cultura non è vista come un servizio attraverso il quale raggiungere il maggior numero di cittadini possibili (per un miglioramento della società stessa che attraverso la cultura MIGLIORA!), ma è concepita come un privilegio riservato ai pochi. Un po’ come l’istruzione, la sanità….Halloooo Americans??? Mai sentito parlare di stato sociale?!…. Mmmm, credo di no… e quindi questo, l’aspetto della cultura per happy-few, è proprio un NO. NOT done.

Ecco, questi sono i tre NO che son riuscita a racimolare –l’ultimo il più grave, per quanto anche Rihanna…

Gli YES sarebbero davvero too many… Ne elenco alcuni… Con quelli “missing”, farò la capatanta a tutti quelli che mi capiteranno a tiro 🙂

  • Sì a Brooklyn, black and blues, con i campi da basket dietro le reti di ferro, i suv che pulsano cuori d’hip-hop, i gruppetti di adolescenti che sparano rime a bordo strada, le cappelle battiste, i riformatori di Utica, i supermercati accanto ai macelli, le sopraelevate della metro che accarezzano mini-alimentari vuoti, fermate degli autobus bazzicate da lavoratori notturni o perdigiorno diurni, i vecchietti incravattati o i Drughi lebowskiani in tuta&infradito che salutano una visopallida (l’unica, e quando dico unica, dico unica) che corre presto al mattino o tardi la notte. La Brooklyn del Brooklyn Bridge, di Prospect Park, di Brooklyn Heights, e di Brooklyn Industries (un brand che consiglio a tutti). La Brooklyn che mi ha fatto sentire a casa, io che non mi sento mai a casa da nessuna parte
  • Sì ad Harlem, con il gospel il giorno di Natale, esperienza che va fatta, in qualsiasi città americana in cui andrete. Io non l’avevo mai fatta, ma ho scoperto il potere catartico del canto all together. E cantare “Oh happy day” on a Christmas day ad Harlem, be’, io lo auguro a tutti, prima o poi. Avevo accanto a me una famiglia di svedesi della Svezia bene, molto posh, molto kg-su-kg-di-aplomb. Be’, quando il coro ha attaccato con i gospel, questi biondoni tutto Hilfiger si sono sca-te-na-ti! Pensavo di essere io l’invasata, e invece…
  • Sì a Chelsea, con la High Line, la ferrovia sopraelevata trasformata da degli architetti molto smart in una passaggiata pedonale che costeggia l’Hudson River. Voi siete lassù, passate al fianco di istallazioni artistiche, ammirate gli edifici marroni ― le brownstones ― con dentro appartamenti da 12 zeri e ve la godete proprio tutta 😉
  • Sì al Noguchi Museum, museo imbucatissimo a Long Island, possibilmente da affrontare NON durante una tormenta di neve (!). Ma vale il prezzo del viaggio a New York. Ci va pochissima gente, è un’oasi lontana dalla pazza folla, le sculture di Noguchi sono poesia allo stato solido, e quei dodici isolati da farvi a piedi per raggiungerlo non faranno altro che tonificare i vostri bravi glutei moviers
  • Sì a SoHo, soprattutto il Kit228 in Elizabeth Street, in cui troverete delle scarpe Melissa (mamma mia, le Melissa) scontate del 70% (mamma mia, del 70%)
  • Sì a Staten Island, con il suo ferry che ti permette la vista sulla skyline newyorchese a tutte le ore del giorno e della notte, e che non so, vi porta indietro nel tempo…Sarà forse Ellis Island che sbuca laggiù, e che porta con sé un passato di valige e sogni
  • Sì al Bronx, che non è poi così Bronx come si pensa, e dove ci sta la vera Little Italy di NY (quella in Mulberry Street se la sta mangiando China Town)
  • Sì alla metropolitana che ti fa scoprire storie e sassofonisti e poveracci e ricconastri
  • Sì ai baveri in velluto dei cappotti nell’Upper West Side che ti fanno trovare dei Cary Grant ovunque.
  • Sì al Paley Park, che è un vest-pocket park, i cosiddetti parchi “tascabili”, micro-spazi di verde e acqua in mezzo alla gritty Manhattan
  • Sì alla Centrale dei Goshbuster, che esiste davvero, a Tribeca, e alla casa dei Robinson, che anche lei, esiste davvero, come del resto la Minetta Tavern di “Sleepers” o la chiesa de “Il Padrino” o il diner in cui Sally incontra Harry o la casa dove visse un tale Brando Marlon, appena sbarcato a New York dal Nebraska. Tutto questo cinema in questa città mi ha fatto capire che più che mitizzare New York, noi italiani/europei/Board l’abbiamo interiorizzata cinematograficamente sin da piccoli, vivendola come un luogo fantastico prim’ancora che geografico. Parlavo di Harlem e Brooklyn prima. Be’, ma come camminarle e non trovarci le ambientazioni di Spike Lee, o Sergio Leone, o Coppola, o Scorsese? E non nominiamo Woody Allen, il cui cinema è tutt’uno con Manhattan…  Poi c’è stato “Sex & The City”, of course, che ha sia rafforzato il mito, sia creato dei cliché non sempre veri. Le fashioniste ci sono, non c’è dubbio, ma Manhattan non è piena di Carrie Bradshaw che tacchettano in Manolo Blahnick nell’Upper West Side. Ci sono anche loro, ma anche tante scarpe comode, tanti cappucci con dentro teste di persone normali, tantissime storie…
  • Sì a New York by day, che ti chiede tanta energia ― ma tanta tanta! ― e sì alla New York by night, che non fa paura, ma proprio per niente, anzi, ti fa sentire come parte di un essere che respira e si muove. E tu ci sei dentro, o sopra, e fai parte di lui.
  • Sì a Central Park, ovviamente. Di notte di giorno, d’estate d’inverno. Panchine e sottopassaggi. Runners and lovers.
  • Sì ai newyorchesi, che aiutano sempre un Board alle prese con una cartina incomprensibile. Sì alla loro easyness, ai sorrisi che ti regalano.

E lasciatemi aggiungere

  • Sì alle stringhe di liquirizia rossa, the best American food ever
  • Sì ai macaron. I newyorchesi hanno preso il classico piatto della loro tradizione fast-food, i macaroni&cheese, hanno tolto il cheese e una I ai macaronI, scoprendo così i macaron francesi, e invadendo la città di negozietti e minuscole, esteticamente adorabili, pasticcerie.
  • Sì a questa canzone molto trashy, “Thrift Shop”, http://www.youtube.com/watch?v=p9mmhh_wvkA di tale Macklemore, che va per la maggiore al momento e che passavano sempre su radio NY-KKK-something mentre correvo, tanto da diventare la colonna sonora di questo viaggio. Mi rendo conto che il testo non è esattamente De André (!), ma la tromba che attacca al 21esimo secondo e che accompagna la canzone, be’, direi this is fu**ing awesome 😉

GATE 2 – “Let’s get the party started”

Dunque, avevamo un 150esimo da celebrare, se non sbaglio… Ebbene sì, 150 Let’s Movie! Fa quasi paura, 3 anni e 150 Let’s Movie! Scary! 🙂 🙂

E dato che il Board deve ancora festeggiare il compleanno a Trentoville ― il 22 dicembre, prima di perderemi nello shopping tipologia onnipotente “Oggi-compio-gli-anni-posso-tutto”, stavo nel Lower East Side sulle tracce della casa di Charlie Parker ― ho pensato di unire il compleanno di Let’s Movie e il mio, così facciamo due in uno, ottimizzando tempi e costi, e fregando alla grande la spending review. 😉

In più dobbiamo anche celebrare il rientro dall’Egitto delle nostre faraoniche Anarcozumi e Honorary Member Mic, che sono state una settimana sul Nilo a fare le Bangles. 🙂

Con la collaborazione del Mastro ― magno, magnanimo et mugnifico Mastro ― abbiamo organizzato il seguente programmino articolato in due fasi, Fun&Film, per mercoledì 9 gennaio:

Fase FUN: Ore 7:14 pm, brindisi al Bistrò dell’Astra alltogether
Fase FILM: Ore 9:00 pm, visione di…

…LA PARTE DEGLI ANGELI
di Ken Loach
UK, 2012, 106′

Le fasi Fun&Film sarebbero da farsi entrambe. Ma se potete farne solo una va bene lo stesso, purché troviate una scusa sufficientemente inverosimile da propormi per saltare l’altra. 🙂

Chi ha già visto il film, come il Sergente Fed FFF (con cui abbiamo dichiarato il decesso di Trentoville alle ore 00:00 del 31 dicembre 2012…), è esortato a partecipare alla Fase Uno – Fun. 🙂

In merito a “La parte degli angeli”, ha tutti i numeri per essere il primo Let’s Movie dell’anno: Ken Loach versione commedia tinta di giallo, sfondo proletario British che da sempre arreda il suo cinema, umorismo bitter-sweet (symphony), Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes, ottimo riscontro di pubblico e critica. Ma che volemo depppiù?

Allora tutti d’accordo, tutti on board col Board eh, mi raccomando! 😉

Ora che vi siete imbarcati, vi lascio prendere posto (sì sì tutti in business, tranquilli). Io vi aspetto nell’area Arrivi, mercoledì 9 dalle 7:14 pm in poi.
Per ora vi ringrazio per la pazienza che avete avuto con questo Board che vi opprime-reprime-perplime da 3 anni, e vi mando dei saluti, che questa sera sono velivolamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

LA PARTE DEGLI ANGELI: Processato per aver picchiato a sangue un altro ragazzo, Robbie evita per un soffio la galera – il giudice tiene conto della sua imminente paternità – ed è condannato a trecento ore di lavoro socialmente utile. Per amore della compagna Leonie e del neonato figlio Luke, e sostenuto dai nuovi amici del servizio sociale, Robbie promette di non perdere più la testa e di rigare dritto.

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