Let’s Movie CL + Let’s Get The Party Started ;-)

Let’s Movie CL + Let’s Get The Party Started ;-)

Mercoledì 9/Wednesday 9

Fase FUN: Ore 7:14 pm, brindisi al Bistrò dell’Astra
Fase FILM: Ore 9:00 pm, visione di

…LA PARTE DEGLI ANGELI
di Ken Loach
UK, 2012, 106′

Fun&Film Fellows,

I Moviers diretti a New York City, si dirigano al GATE 1.
I Moviers interessati a “Let’s get the party started” (s)corrano giù fino al GATE 2.

Consigliamo a tutti di transitare per il GATE 1 prima di passare a “Let’s get the party started”.
Ricordiamo che i bagagli incustoditi saranno prelevati e portati in casa del Board. 🙂

GATE 1 – New York City

Non so se l’avevate mai notato ― io no ― ma New York, “NY” per gli amici, porta già nel nick il suo lato No (N) e il suo lato Yes (Y). Oddio, ho qualche difficoltà a trovare i lati NO, con quel fior fiore di YES che si ritrova… Ma visto che non ho un film su cui dilungarmi in questa mail e visto che ho ancora il sapore della grande mela in bocca, perché non dilungarmi su NY, lato No e lato Yes della città più cool del pianeta?
Dato che non odo pareri discordanti fra voi (!), eccovi “La dilungazione su No e Yes di NY, la città più cool del pianeta”. 😉

No

  • Rihanna. A quanto pare va un sacco. Bah.
  • Il meteo. Sono stati perlopiù giorni soleggiati e senza pioggia diurna (solo notturna). Ma il vento, Fellows…il maestrale in confronto è una brezzolina da villaggio Valtur! È un vento, quello newyorchese, che vi frusta la faccia e che spira da destra e da sinistra (ovest ed est, se praticate i punti cardinali, a differenza mia 🙁 ), cioè dall’Hudson River e dall’East River. Manhattan è l’ugola che ci canta in mezzo, ma solo voi che la percorrete con gambe turiste siete soggetti alle frustate ― i newyorchesi sembrano esserne immuni… donne in gonne senza calze, ragazzi in t-shirt… quando si dice i misteri della termodinamica…
  • Il salasso della cultura. Mi son concessa il cinema tre volte, in tre cinemini diversi, in modo da fare un rapporto quanto più dettagliato possibile al nostro Mastrantonio. Prezzo del biglietto? $ 13.50. E stica, aggiungerei… Ebbene sì, miei increduli Moviers, $ 13.50. Un’esagerazione…. Hanno ben poco da dire “sì ma se diventi membro di questo cinema, paghi 8 dollari”… se la membership mi costa dai $ 75 in su, allora escuchame, ma donde estas il mio risparmio, gringos?? E guardate, sto parlando di cinema che passano film d’essai, tipo l’Angelika Film Center, o l’IFC Center, non multiplex con 3D e sale spaziali… per un biglietto in quelle sale, mi ha detto un local, si arriva anche a 18-20 dollars…Maaan…

Lo stesso dicasi per spettacoli teatrali, concerti e quant’altro. Ci sono anche eventi “for free” eh, ma la stragrande maggioranza sono a pagamento, e che pagamento…Questo mi ha un po’ deluso, a dire il vero…. È come se si volesse (ancora, tutt’ora!) instaurare un elitismo culturale, allontanando le masse dall’offerta, e riservandola allo strato di population con un reddito annuo a tanti zeri. Non dico che qui in Italia/Europa la cultura non si paghi, ma se faccio un abbonamento a un cinema, arrivo a pagare il biglietto Euro 5.50 (come dal buon Mastro), oppure se vado a vedere un film il lunedì sera risparmio 3 Euro. E questi 3 Euro mi hanno fatto pensare al funzionamento dello stato americano dove la cultura non è vista come un servizio attraverso il quale raggiungere il maggior numero di cittadini possibili (per un miglioramento della società stessa che attraverso la cultura MIGLIORA!), ma è concepita come un privilegio riservato ai pochi. Un po’ come l’istruzione, la sanità….Halloooo Americans??? Mai sentito parlare di stato sociale?!…. Mmmm, credo di no… e quindi questo, l’aspetto della cultura per happy-few, è proprio un NO. NOT done.

Ecco, questi sono i tre NO che son riuscita a racimolare –l’ultimo il più grave, per quanto anche Rihanna…

Gli YES sarebbero davvero too many… Ne elenco alcuni… Con quelli “missing”, farò la capatanta a tutti quelli che mi capiteranno a tiro 🙂

  • Sì a Brooklyn, black and blues, con i campi da basket dietro le reti di ferro, i suv che pulsano cuori d’hip-hop, i gruppetti di adolescenti che sparano rime a bordo strada, le cappelle battiste, i riformatori di Utica, i supermercati accanto ai macelli, le sopraelevate della metro che accarezzano mini-alimentari vuoti, fermate degli autobus bazzicate da lavoratori notturni o perdigiorno diurni, i vecchietti incravattati o i Drughi lebowskiani in tuta&infradito che salutano una visopallida (l’unica, e quando dico unica, dico unica) che corre presto al mattino o tardi la notte. La Brooklyn del Brooklyn Bridge, di Prospect Park, di Brooklyn Heights, e di Brooklyn Industries (un brand che consiglio a tutti). La Brooklyn che mi ha fatto sentire a casa, io che non mi sento mai a casa da nessuna parte
  • Sì ad Harlem, con il gospel il giorno di Natale, esperienza che va fatta, in qualsiasi città americana in cui andrete. Io non l’avevo mai fatta, ma ho scoperto il potere catartico del canto all together. E cantare “Oh happy day” on a Christmas day ad Harlem, be’, io lo auguro a tutti, prima o poi. Avevo accanto a me una famiglia di svedesi della Svezia bene, molto posh, molto kg-su-kg-di-aplomb. Be’, quando il coro ha attaccato con i gospel, questi biondoni tutto Hilfiger si sono sca-te-na-ti! Pensavo di essere io l’invasata, e invece…
  • Sì a Chelsea, con la High Line, la ferrovia sopraelevata trasformata da degli architetti molto smart in una passaggiata pedonale che costeggia l’Hudson River. Voi siete lassù, passate al fianco di istallazioni artistiche, ammirate gli edifici marroni ― le brownstones ― con dentro appartamenti da 12 zeri e ve la godete proprio tutta 😉
  • Sì al Noguchi Museum, museo imbucatissimo a Long Island, possibilmente da affrontare NON durante una tormenta di neve (!). Ma vale il prezzo del viaggio a New York. Ci va pochissima gente, è un’oasi lontana dalla pazza folla, le sculture di Noguchi sono poesia allo stato solido, e quei dodici isolati da farvi a piedi per raggiungerlo non faranno altro che tonificare i vostri bravi glutei moviers
  • Sì a SoHo, soprattutto il Kit228 in Elizabeth Street, in cui troverete delle scarpe Melissa (mamma mia, le Melissa) scontate del 70% (mamma mia, del 70%)
  • Sì a Staten Island, con il suo ferry che ti permette la vista sulla skyline newyorchese a tutte le ore del giorno e della notte, e che non so, vi porta indietro nel tempo…Sarà forse Ellis Island che sbuca laggiù, e che porta con sé un passato di valige e sogni
  • Sì al Bronx, che non è poi così Bronx come si pensa, e dove ci sta la vera Little Italy di NY (quella in Mulberry Street se la sta mangiando China Town)
  • Sì alla metropolitana che ti fa scoprire storie e sassofonisti e poveracci e ricconastri
  • Sì ai baveri in velluto dei cappotti nell’Upper West Side che ti fanno trovare dei Cary Grant ovunque.
  • Sì al Paley Park, che è un vest-pocket park, i cosiddetti parchi “tascabili”, micro-spazi di verde e acqua in mezzo alla gritty Manhattan
  • Sì alla Centrale dei Goshbuster, che esiste davvero, a Tribeca, e alla casa dei Robinson, che anche lei, esiste davvero, come del resto la Minetta Tavern di “Sleepers” o la chiesa de “Il Padrino” o il diner in cui Sally incontra Harry o la casa dove visse un tale Brando Marlon, appena sbarcato a New York dal Nebraska. Tutto questo cinema in questa città mi ha fatto capire che più che mitizzare New York, noi italiani/europei/Board l’abbiamo interiorizzata cinematograficamente sin da piccoli, vivendola come un luogo fantastico prim’ancora che geografico. Parlavo di Harlem e Brooklyn prima. Be’, ma come camminarle e non trovarci le ambientazioni di Spike Lee, o Sergio Leone, o Coppola, o Scorsese? E non nominiamo Woody Allen, il cui cinema è tutt’uno con Manhattan…  Poi c’è stato “Sex & The City”, of course, che ha sia rafforzato il mito, sia creato dei cliché non sempre veri. Le fashioniste ci sono, non c’è dubbio, ma Manhattan non è piena di Carrie Bradshaw che tacchettano in Manolo Blahnick nell’Upper West Side. Ci sono anche loro, ma anche tante scarpe comode, tanti cappucci con dentro teste di persone normali, tantissime storie…
  • Sì a New York by day, che ti chiede tanta energia ― ma tanta tanta! ― e sì alla New York by night, che non fa paura, ma proprio per niente, anzi, ti fa sentire come parte di un essere che respira e si muove. E tu ci sei dentro, o sopra, e fai parte di lui.
  • Sì a Central Park, ovviamente. Di notte di giorno, d’estate d’inverno. Panchine e sottopassaggi. Runners and lovers.
  • Sì ai newyorchesi, che aiutano sempre un Board alle prese con una cartina incomprensibile. Sì alla loro easyness, ai sorrisi che ti regalano.

E lasciatemi aggiungere

  • Sì alle stringhe di liquirizia rossa, the best American food ever
  • Sì ai macaron. I newyorchesi hanno preso il classico piatto della loro tradizione fast-food, i macaroni&cheese, hanno tolto il cheese e una I ai macaronI, scoprendo così i macaron francesi, e invadendo la città di negozietti e minuscole, esteticamente adorabili, pasticcerie.
  • Sì a questa canzone molto trashy, “Thrift Shop”, http://www.youtube.com/watch?v=p9mmhh_wvkA di tale Macklemore, che va per la maggiore al momento e che passavano sempre su radio NY-KKK-something mentre correvo, tanto da diventare la colonna sonora di questo viaggio. Mi rendo conto che il testo non è esattamente De André (!), ma la tromba che attacca al 21esimo secondo e che accompagna la canzone, be’, direi this is fu**ing awesome 😉

GATE 2 – “Let’s get the party started”

Dunque, avevamo un 150esimo da celebrare, se non sbaglio… Ebbene sì, 150 Let’s Movie! Fa quasi paura, 3 anni e 150 Let’s Movie! Scary! 🙂 🙂

E dato che il Board deve ancora festeggiare il compleanno a Trentoville ― il 22 dicembre, prima di perderemi nello shopping tipologia onnipotente “Oggi-compio-gli-anni-posso-tutto”, stavo nel Lower East Side sulle tracce della casa di Charlie Parker ― ho pensato di unire il compleanno di Let’s Movie e il mio, così facciamo due in uno, ottimizzando tempi e costi, e fregando alla grande la spending review. 😉

In più dobbiamo anche celebrare il rientro dall’Egitto delle nostre faraoniche Anarcozumi e Honorary Member Mic, che sono state una settimana sul Nilo a fare le Bangles. 🙂

Con la collaborazione del Mastro ― magno, magnanimo et mugnifico Mastro ― abbiamo organizzato il seguente programmino articolato in due fasi, Fun&Film, per mercoledì 9 gennaio:

Fase FUN: Ore 7:14 pm, brindisi al Bistrò dell’Astra alltogether
Fase FILM: Ore 9:00 pm, visione di…

…LA PARTE DEGLI ANGELI
di Ken Loach
UK, 2012, 106′

Le fasi Fun&Film sarebbero da farsi entrambe. Ma se potete farne solo una va bene lo stesso, purché troviate una scusa sufficientemente inverosimile da propormi per saltare l’altra. 🙂

Chi ha già visto il film, come il Sergente Fed FFF (con cui abbiamo dichiarato il decesso di Trentoville alle ore 00:00 del 31 dicembre 2012…), è esortato a partecipare alla Fase Uno – Fun. 🙂

In merito a “La parte degli angeli”, ha tutti i numeri per essere il primo Let’s Movie dell’anno: Ken Loach versione commedia tinta di giallo, sfondo proletario British che da sempre arreda il suo cinema, umorismo bitter-sweet (symphony), Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes, ottimo riscontro di pubblico e critica. Ma che volemo depppiù?

Allora tutti d’accordo, tutti on board col Board eh, mi raccomando! 😉

Ora che vi siete imbarcati, vi lascio prendere posto (sì sì tutti in business, tranquilli). Io vi aspetto nell’area Arrivi, mercoledì 9 dalle 7:14 pm in poi.
Per ora vi ringrazio per la pazienza che avete avuto con questo Board che vi opprime-reprime-perplime da 3 anni, e vi mando dei saluti, che questa sera sono velivolamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

LA PARTE DEGLI ANGELI: Processato per aver picchiato a sangue un altro ragazzo, Robbie evita per un soffio la galera – il giudice tiene conto della sua imminente paternità – ed è condannato a trecento ore di lavoro socialmente utile. Per amore della compagna Leonie e del neonato figlio Luke, e sostenuto dai nuovi amici del servizio sociale, Robbie promette di non perdere più la testa e di rigare dritto.

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