Let’s Movie CLII

Let’s Movie CLII

DJANGO UNCHAINED
di Quentin Tarantino
USA, 2012, 165’
Giovedì 24/Thursday 24
21:00/9 pm
Cinema Nuovo Roma
Via Corso III Novembre something

Mispiace Moviers,

che il lunedì sia stato unfriendly con voi e non vi abbia permesso di venire a “La scoperta dell’alba”! Per vostra informazione sto organizzando un picchetto di protesta contro il MeanMonday, detto anche MannaggiaMonday, con la supervisione dell’Anarcozumi, i cui skills nell’ambito “rebel” sono rinomati a tutti ormai. 🙂
E lei c’era lunedì sera, e di questo la ringraziamo-ma-ziamo-ziamo molto! È dovuta fuggire in tempo zero ― del resto quando Roma chiama la Zu garibaldina, risponde 😉 ― ma ha assolto al suo ruolo accompagnando la regista dal nostro Mastro-sempre-sul-pezzo. E guardate non voglio passare ogni volta per quella che lo indora, il Mastro, ma le notate, tutte queste iniziative da Cartier che organizza??? Date uno sguardo al cine-panorama di Trentoville e ditemi chi si prende la briga d’incastonare seratine da 3.000 carati nella paccottiglia che propongono in giro… Quindi è proprio vero, un Mastrantonio è per sempre ― non so se ricordate la pubblicità della De Beers di qualche anno fa, con un lui che affittava una sala cinematografica a una bloody-lucky lei per regalarle un bloody-big Trilogy…non vi siete mai chiesti perché PROPRIO una sala cinematografica?? Il Mastro è everywhere… 😉

Lasusannanichiarelli si è dimostrata professionista e donna molto a modino. Quelle personcine che ti porteresti al bar e ci parleresti per ore, e non necessariamente di cinema. Secondo me dietro quella (Sus)annadaicapellirossi, con quella postura amabilmente goffa, si nascondono, nell’ordine: un cervello finofino, una consapevolezza grandegrande e uno spiccato-ato sense of humor. E anche lei come Crialese un paio di mesi fa, ha brillato per generosità nella Questions&Anserws session post-proiezione. Tanto che le Questions non finivano più, e così le Answers ― a un quarto a mezzanotte stavamo ancora a chiacchierà.
Durante il tragitto a piedi che mi riportava casa, ho pensato alle donne registe. Ho preso la questione alla lontana, partendo da fuori territorio UE e da territorio UE, cercando di elencare più registe possibili. Giusto la lista della spesa, un giochino fra Piazza Dante e Piazza Max Mara, nulla più. Mmmm… Katheryn Bigelow (quella di “The Hurt Locker”), naturalmente Sophia Coppola (“la mia”, quella di “Lost in Translation”, “Marie Antoinette”, “Il giardino delle vergini suicide”), Susanne Bier (quella di “Dopo il matrimonio”), Jane Campion (quella di “Lezioni di piano” e “Bright Star”) … ah già poi Jodie Foster che non so se abbia girato molti film ma sicuramente ha girato quel gioiellino di “Piccolo genio” che non posso fare a meno di guardare e riguardare… Mmmm… ah sì, poi c’è Marianne Satrapi (quella di “Persepolis” e “Pollo alle prugne”), quella che ha fatto “Caramel” di cui non ricordo il nome, e quella che ha girato “L’altra metà dell’amore” che era senz’altro una donna, ma che figurati se mi viene in mente… Mmm… Cavoli non mi viene in mente nessun altra… Allora passo alla Nazionale… Liliana Cavani e Lina Wertmuller in attacco, Archibugi&Comencini sulla fascia…Chi altro? Mmmm…Mmm… Arrivo a casa sospinta (sospinta??) dal dubbio…
Una volta sul laptop, non ho resistito all’onnisapienza di Google, ma anche lui, l’onnisapiente Google, ha confermato quelle di cui sopra, ha aggiunto qualche dettaglio in più (tipo che quella di “L’altra metà dell’amore” si chiama Lea Pool), ha elencato delle sconosciute con dei film sconosciuti, and that’s it.
Mmmm…Mmmm…
Decido che sono un po’ pochine, soprattutto quelle italiane…. Ma decido anche di non sviscerare la questione nella prossima Let’s Movie Mail (che è questa). Niente recriminazioni dai risvolti femministi ― e voi che mi conoscete bene sapete che potrei risvoltare parecchio… Decido di mettere sul tavolo nomi&numeri, e di lasciarli lì, così li vedete e giudicate voi. Così anche voi potrete partire con il vostro bravo Mmm, mmmm…
Perché certo potremmo tutti commentare “poche ma buone”, “meglio queste che niente”, con quell’aria pane-e-marmellata che ci viene quando non abbiamo voglia di tirare fuori storie e ci sentiamo in pace con il creato…E chi sono io per rovinare la merenda a tutti e spostare l’attenzione sui danni provocati dai proverbi nel pensiero comune?

Allora decido che forse è il caso di riporre l’ascia di guerra e di concentrarmi invece su una mossa scaltra che la nostra Nicchiarelli ha adottato nella strutturazione della sceneggiatura e che fa molto più di tante polemiche neo-femministe. Dunque, il film è tratto da un romanzo di Walter Veltroni in cui il protagonista ritrova un vecchio telefono nella casa al mare dei genitori che, maggggicamente, gli permette di parlare con sé stesso da bambino.
Cos’ha fatto la Nicchiarelli? La Nicchiarelli ha preso il protagonista del romanzo, un uomo, e l’ha sostituito con una donna, Caterina. E sapete come ha motivato questa sostituzione? Così: “Di solito le cose incredibili capitano agli uomini. Allora io ho cambiato il sesso al protagonista”.
Ma sei grandiosa, avrei voluto sbottare io! 🙂 Perché, cavolo, è vero, le cose incredibili di solito capitano sempre agli uomini! Chi trova il binario 9 e tre quarti nella stazione di King’s Cross a Londra? Sally Potter?? No, Harry. Chi vive nella torre dell’orologio in una stazione di Parigi e finisce per scoprire il fantabuloso mondo del cinema attraverso Georges Meliès in persona? (Soluzione in calce**). Chi finisce nell’Isola Che Non C’è altrimenti detta Neverland? (No, non è Michael Jackson). Chi incontra E.T. e se lo porta a spasso fra le nuvole nel cestello della bici? Chi è il migliore amico di Rintintin? (Ok mi sto facendo prendere un po’ la mano…ma avete capito il senZo, no?).

Non vorrei riportare di nuovo il discorso su toni neo-femministi, quindi anche qui, non mi addentro e opto per l’aria pane-e-marmellata. Però fatemi un favore, addentrateticivici voi….E andate oltre Alice nel Paese delle Meraviglie e Dorothy Gale… 😉

Tornando a “La scoperta dell’alba”, ribadisco quello che ho sottolineato in sala. C’è un lato molto buffo in questo film, e la scelta di mettercelo, stemperando la portata tragica della storia tradisce furbizia e sensibilità sceneggiaturiali (non si dice, “sceneggiaturiale”, vero? No, Board, non si dice, è come “a me mi”…che tu continui a dire). La portata tragica si riferisce a un fatto capitato alla famiglia di Caterina e della sorella Barbara che segnerà tutta la loro infanzia/vita: nel 1981 il padre scompare nel nulla dopo che un professore suo amico viene ucciso da due brigatisti nel cortile dell’università. Se non ci fosse stato questo “twist” di leggerezza, il film avrebbe rischiato di arenarsi tra il fantastico e il drammatico, un territorio pericoloso, che avrebbe minato l’intento (abbastanza utopico, in verità) della storia: permettere a una persona di sistemare il passato, di riscriverlo, in un certo senso…quale maggiore utopia di mettere mano e modificare quanto ormai inciso nel tempo? Yesterday is a stone we cannot chip…
Buffo è il compagno di Caterina (bravo Sergio Rubini eh, sopra le righe e rompiscatole al punto giusto nel personaggio che interpreta), buffa è Caterina stessa (Margherita Buy lo è di suo, sempre magistralmente impacciata), buffe sono le bambine che impersonano Caterina e Barbara da piccole, e buffi sono dei personaggi minori tipo il chitarrista del gruppo della band gestita da Barbara. Quindi sì-assolutamente-sì alla fusione di sorrisi e lacrime.

Nel tragitto che mi portava a casa, mi è capitato di riflettere anche su un commento della regista… “Quella rappresentata è una generazione non risolta… Per questo non ci sono genitori nel film”. Caterina e Barbara non sono madri, e non hanno intenzione di diventarlo. Caterina e il compagno stanno cercando una casa nuova in cui andare a vivere, ma non la trovano ― o non vogliono trovarla. Caterina perde un concorso per diventare docente, il compagno non si sa bene cosa combini (fumettista? Scienziato pazzo?), Barbara fa da manager a una band assai sgarruppata…. C’è un grande senso d’inconcludenza attorno alle figure caratteriali del film e questo è da ricondursi alla presenza di situazioni ancora aperte ― “irrisolte” appunto ― con il proprio passato, la propria storia. “La scoperta dell’alba” punta un po’ a dimostrare che se il nostro storico è costellato di buchi o zone d’ombra, grandi-o-piccoli-whatever, essi incideranno sempre sul nostro modo di vivere e sulla nostra caratterialità ― e sta a noi stabilire quanto duri “sempre”. Non è forse la più nuova delle lezioni, ma r-impararla quanto più possibile, va SEMPRE bene. 🙂

E questa settimana, western Fellows, questa settimana si tarantina!

DJANGO UNCHAINED
di Quentin Tarantino

 

Non dico nulla. Basta scrivere “Le iene”, “Inglorious Basterds” e “Pulp Fiction”. Nient’altro. Quando Quentin tarantina, Trentoville tarantina con lui ―  sì sa di scioglilingua, ma mai quanto il classico “trentatré trentini tarantinano a Trento tutti e trentatrè…”. 🙂 🙂
“Django Unchained” è stato definito “il capolavoro epico” del regista…
Per inciso, il CdA di Let’s Movie ha approvato un’avanscoperta che ha visto coinvolte l’Honorary Member Mic e la Fellow Cap sabato sera, quindi a questo punto le due sono già state tarantinate…!

Voglio tenermi short questa settimana, dimostrando a tutti (e soprattutto al Fellow Iak-the-Mate :-)) che la capacità di sintesi potrebbe appartenermi, se solo lo volessi… 😉 Quindi vi lascio con tutti gli mmmm del mondo, a cui vi pregherei di aggiungere quelli di curiosità nei confronti di Quentin, vi consiglio di prestare ascolto al muggito del Movie-Maelstrom e di fare orecchie da mercante con il riassunto. Infine vi prego di accettare questi saluti, che oggi, 20 gennaio 2013, domenica di neve e nulla, sono dubbiosamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

** TERBAC OGUH

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

La colonna sonora di “La scoperta della dell’alba”, tutta orchestrata su hits anni ’80, ha riproposto i Buggles con http://www.youtube.com/watch?v=W8r-tXRLazs, rispolverando inevitabilmente ricordi agghiaccianti di spalline&fuseaux…

Mammamia, i fuseaux…

DJANGO UNCHAINED: La storia è quella di Django, uno schiavo affrancato che, sotto la tutela di un cacciatore di taglie tedesco, impara a diventare un bounty hunter a sua volta e parte alla ricerca della moglie, ancora schiava presso un perfido proprietario di una piantagione.

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