Let’s Movie CLIII

Let’s Movie CLIII

LINCOLN
di Steven Spielberg
USA 2012, 150’
Lunedì 28/Monday 28
Ore 21:00/9:00 pm
Supercinema Vittoria/Viktor Viktoria

From: [email protected]
To: [email protected]
Subject: Tarantinando a Trentoville e dintorni….

 Caro Quentin,

Lasciami partire con un Che peccato non essere riusciti a sincronizzare i rispettivi calendari in dicembre! Tu a lanciare “Django Unchained” a Los Angeles e io a New York! La prossima volta ci incontriamo “Da qualche parte in Texas”…
Ti scrivo per mandarti il feedback di Let’s Movie sulla tua ultima fatica, come mi avevi chiesto, tutto trepidante…

Giovedì eravamo in cinque a vederti al PornoRoma ―il PornoRoma è una sala cinematografica di Trentoville che ti piacerebbe, con quel suo retrogusto hot da B-movie all’italiana degli anni ’70, tra Edwige Fenech e Barbara Bouchet. C’era la Fellow Junior detta anche Jackie Chan,che ti segnalo per un eventuale “Kill Bill III”: è la nostra regina delle arti marziali e impersonare Black Mamba è un po’ il suo sogno ― caso mai Uma Thurman avesse appeso la tutina gialla al chiodo, vi metto in contatto. C’era il suo Miche(le), detto anche Miche Katana&Copacabana (per amor d’Aikido e Brasil), che si è dimostrato preziosissimo nell’intercettare i rimandi al genere western d’autore con cui hai infarcito il tuo film. C’erano i piccioncini Natasa detta Nat (che sta anche per “nut”, in un cocktail speciale di noccioline&nonsense) e Aleks detto ovviamente Prestige, che non erano ancora dei Moviers ma che ora, con quei due cine-nomini lì, lo sono diventati di diritto.

Questo per quanto riguarda giovedì sera. Ma devi sapere, caro Quentin, che “Django Unchained” è stato visto da una sfilza di Moviers spalmate su serate diverse: il Fellow Fiiiiii in primis, che ebbe la fortuna unglorious e pure un po’ basterd di vederlo in lingua originale, alla prima nazionale al Cinema Sacher di Roma, e pure alla presenza di Padron Nanni (Moretti) (della serie nun ce famo mancà gniente ar Testaccio) ― dall’Anarcozumi, dall’Honorary Member Mic, dalla Fellow Cap e dal Fellow Fra, (i magnifici 4 in avanscoperta) sabato scorso, dal Fellow Truly Done e dal Fellow steveAustin (Attenti a quei 2 English-speaking) lunedì e dal WG Mat in solitaria venerdì. L’entusiasmo dei Moviers è stato unanime, non fosse per quell’unica ombra di dubbio alta 2 metri d’un WG Mat poco convinto… Ma vedi, si è sentito colpito negli idoli (Trinità soprattutto), e vederli rivisitati come li hai rivisitati tu, be’, l’ha scosso… (Cerca anche di capire che lui è da cinefilia alta, tipo indonesiana o giù di lì…insomma, cerca di perdonarlo…).
Ma Quentin, dimmi come posso non cadere nella lode sperticata, e non sembrare eccessiva nell’elogio che il tuo Django merita? E a dimostrazione di quanto alto sia stato il gradimento collettivo, e non solo mio, ti mando in allegato la reazione a caldo del mio Fellow Fiii, che si premurò di mandarmi subito dopo la visione (sì, ha usato “paso doble”, perdona anche lui… ).
Innanzitutto la scelta tematica, la schiavitù, argomento poco battuto dalla cinematografia americana ― così sui due piedi mi vengono in mente solo “Il colore viola”, “Amistad”, “Jefferson in Paris” e “Toussaint”, e perdona me per averti riportato alla mente Spielberg, che quando si cimenta con la Storia ci fa rimpiangere parchi giurassici e squali ― un argomento che ha effetto patata bollente giacché sbatte in faccia agli americani che anche loro hanno avuto il loro buio medievale, tra ‘700 e ‘800. Tu hai preso questo argomento taciuto, e l’hai calato in un impianto western e ci sei riuscito in maniera così totalizzantemente naturale, come se non ci fosse nulla di più naturale che vedere uno schiavo liberto e un cacciatore di taglie di teutoniche origini a spasso per il Midwest…E sai, ho capito che tu non hai fatto uno spaghetti western: “Django” è altro. Tu hai guardato all’epica indogermanica, hai preso la coppia nibelunga Sigfriedo+Brunilde come riferimento, e l’hai fatta rivivere nella coppia black Django+Hildy trapiantandola in un contesto ottocentesco americano, e assurgendo i due, Django&Hildy, a rango di mito. Mentre nuotavo ieri, rigirandomi il film in testa, ho sputacchiato un’“Eureka!”: hai fatto nel cinema quello che Derek Walcott ha fatto con “Omeros” in letteratura! Solo che non volevi raccontare questa storia d’epica moderna e nera con il linguaggio dell’epos antico. Né tantomeno volevi seguire la cupa scia spielberghiana de “Il colore viola” costruendo un colossal di singhiozzi e lacrime. Allora hai scelto un genere che ti piace da morire, il western, ci hai sistemato dentro questi Sigfrido&Brunilde black, hai aggiunto il tuo amato splatter, la tua inarrivabile irriverenza, l’ironia taglia-tutto che usi dapper-tutto, hai scardinato il canone dei generi classici dall’interno, e hai cantato una storia che nessun bardo aveva mai cantato prima, mostrando la tragedia della schiavitù, la demenza bianca, e confermando, infine, il supremo potere del racconto.

Il western ti serviva anche per il tema ghiotto ghiotto del cacciar-taglie e per l’immenso personaggio del Dr. Schulz, immensamente interpretato da Christoph Waltz. Cacciar taglie vuol dire far del bene attraverso il male. Uccidere criminali è questo… E questo porta a dei crucci etici notati dallo stesso Django, e sottoposti a Schultz, nella scena in cui Django esita a premere il grilletto davanti a un criminale con il figlioletto accanto.

I personaggi sono tutti talmente miracolosamente black&white che la questione razziale si sovrappone a quella etica. Schultz rappresenta l’europeo illuminato che ripudia la schiavitù e affranca lo schiavo Django. Ma è anche quello che ammazza la gente per intascare quattrini! E questa bicromia, Quentin, tu la porti avanti con una precisione euclidea quando costruisci la geometria su cui poggiano le due coppie speculari Schulz (bianco)/Django(nero) e Candy(bianco)/Stephen(nero). Anche in questo caso, folletto super-foxy che non sei altro, ti diverti a sovvertire le pelli e i ruoli, e noi finiamo per trovarci davanti a Schulz che è un bianco “nero” (nel senso che si spende per la causa black) e a uno Stephen che è un nero “bianco” (nel senso che è stato fagocitato nella logica imperialistica “white”, perdendo così la sua identità da nero).

Lasciami spendere due paroline proprio su Stephen. Non so se ti rendi conto, ma tu, attraverso un incredibile&credibilissimo Samul Lee Jackson, sei il primo che porta sul grande schermo una figura ignorata dal cinema ma di grandissimo interesse storico-psicologico-letterario. Quella dell’overseer, il nero che nelle piantagioni di cotone faceva le veci del bianco, controllando che i neri sgobbassero, e riportando eventuali rivoltosi o simili al padrone. Sostanzialmente ciò che i kapot facevano nei campi di sterminio nazisti. Questi overseer diventano delle estensioni dei bianchi al punto di sviluppare una sorta di timor reverenziale/venerazione nei confronti del proprio Master e un disprezzo profondo per la propria gente. Potete immaginare con quali risvolti psicologici ― io nero aiuto te bianco a schiavizzare i miei simili… Stephen, il servo di Mister Candy, ne è l’epitome perfetta. E quando si  trova davanti a Django, che è sostanzialmente l’eroe, cioè quello che lui, nel suo io più profondo, vorrebbe essere ― un liberto che gira con un bianco e che persino dorme nella “grande” casa dei bianchi ― allora fa di tutto per distruggerlo. Django è il suo contrario, uno specchio dentro cui Stephen vede quello che non è ― ennesimo ribaltamento qui, furbastro Quentin… E bravo, bravissimo, Samuel Lee Jackson, la cui pelle non è mai sembrata così scura, e i cui occhi non sono mai sembrati così inqueitantemente Oscuri… Stephen è un personaggio che fa paura, perché la perversione del giusto determina mostruosità inimmaginabili ― come la complicità nel maltrattamento di migliaia di schiavi, nel caso di Stephen. E bravo bravissimo anche Leonardo Di Caprio. Gli hai dato il personaggio del citrullo pieno di sé: un bianco goloso, Mr Candy, con i denti guasti a furia di cibarsi di se stesso che sostanzialmente non capisce nulla di quello che la coppia Schultz+Django ha in mente… Non ci fosse il fido&furbo Stephen a spiegargli i piani dei due, Candy si lascerebbe tranquillamente infinocchiare… Un citrullo, sì…. Ma le conosciamo tutti, le nefandezze che i citrulli senza cervello ma con tanto potere riescono a combinare… Candyland ne è la prova. E non hai idea, Quentin, quanto io abbia apprezzato la chiusura del film, il monito cupo (e vero, purtroppo) di Stephen in punto di morte…un presagio che si alza minaccioso da una casa sul punto di esplodere… “Ci sarà sempre una Candyland”… Sì… Nonostante i candelotti di dinamite, nonostante il babum, nonostante il lieto fine, ci sarà sempre una nuova disgrazia storica da combattere…

E guarda, potrei scriverti delle ore sulla musica… Sulla polifonia che hai adottato. Anche qui, certo, il genere western ti ha permesso di affidarti a sonorità ben note di sergioleonina memoria ― il tributo a “Lo chiamavano Trinità” alla fine, per esempio, che tanto rabbrividire fece il WG Mat (perdonalo ancora). Ma non ti sei accontentato dell’ovvio. Hai attinto ad altri generi, e li hai abbinati a scene a cui nessun comune mortale le avrebbe abbinate ― e qui esce fuori la tua unicità, la tarantinità… Per esempio, la scena degli incappucciati del Ku Klux Klan che scendono in valle a cavallo, quella che io chiamo “la discesa dei deficienti”, che tu decidi di accompagnare con il Requiem and Prologue di Verdi…Ecco vedi, tu prepari tutti alla solennità, e invece questi si dimostrano essere degli imbecilli da manuale! Credo che questa scena entrerà di diritto nelle dieci scene più esilaranti del cinema ― del MIO cinema di certo, ma anche di altri, a giudicare dalle reazioni raccolte (vedi Honorary Member Mic) e dal numero di click su youtube, http://www.youtube.com/watch?v=q97sP1_W_IE. Anche in questo caso, tu mostri l’idiozia del KKK attraverso l’idiozia dei suoi seguaci… Nonn giudichi, mostri…

E poi, ma come cavolo ti è venuta in mente l’idea GENIALE di ricorrere all’hip-hop rappato?! Cioè, quando io ho sentito partire i bassi di questa http://it.musicplayon.com/play?v=360305 e di questa http://www.youtube.com/watch?v=7rHdyofwVlQ  avrei voluto alzarmi in piedi in mezzo alla sala e gridare “Ma quanto sei figo, Quentin”! Perché ci stanno così tutti, il soul e l’r&b, perché non sono un anacronismo, bensì l’evoluzione in chiave urbana dell’holler e del blues, i generi che sbocciano dalla tribolazione nei campi di cotone… Hai messo insieme Ennio Morricone, 2 Pack, James Brown, Elisa, John Legend…

E quanto al tuo cameo… Sulle prime ho pensato, eccolo qui, il mio Mister Vain, a cui non basta la gloria della cinepresa, vuole anche quella incisa sulla pellicola… Ma mi sono dovuta ben presto ricredere: non solo ti sei dato la parte di un cretinetti di prima categoria, ma ti fai pure saltare in aria, in un chiaro esempio di auto-IRriverenza… Anche qui, ma quanto sei figo?!

E non ti preoccupare per quel paio di chiletti che hai messo su ― anzi vedo che la dieta a zone che stai seguendo sta già dando i suoi risultati…. E poi, come dico sempre io, non c’è niente di più sexy del genio, anche con due chiletti di troppo…

Guarda, potrei continuare a tirare fuori argomenti su argomenti, tanto il film è fitto di spunti e genialate, ma non voglio trattenerti oltre… Giù un grazie per battute tipo “Ciao piccola peste” “Ciao grande peste” (Hildy a Django e viceversa). O “Non ci vedo un ca**o di niente” (i deficienti della discesa). O “Io sono solo più abituato agli americani di lui” (Django parlando di Schultz). “Mi piace come muori, giovane” (Django). Grazie anche per lo splatter della penultima scena, che per me è un tributo alla penultima scena di “Scarface”.

 Ci tengo a ringraziarti per il capolavoro che sei riuscito a tirar fuori da quella testolina, e che per me entra di diritto nell’Olimpo dei miei “Best of”. E pensare che temevi così tanto il nostro giudizio…

Ah, prima di chiudere… Confermami se devo esserci agli Oscar. Stiamo organizzando un C.d.A. per l’evento e devo organizzarmi.

Il tuo Board

Mailing Moviers!

Questa è l’email che ho appena mandato a Quentin, amico di vecchia data: ancora lo prendiamo in giro per le lacrime che versò dopo “Bambi”, l’unico film che l’abbia mai spaventato.

Al WG Mat volevo dire che non solo ho “registrato il tuo disappunto nella mia recensione, voce al dissenso”, ma che l’ho rivolto pure al diretto interessato. Non si dica che Let’s Movie censuri… Mi aspetto della sconfinata riconoscenza per questo… 😉

Ah, chiudete un occhio sul “paio di chiletti”…Altro che paio! Ma non potevo infierire, no, povero Quentin? Dopo il po’ po’ di capolavoro che ci ha regalato…

Volevo confermare anche al Sergente Fed FFF che dopo “Django” possiamo aprire ufficialmente la Maratona Tarantino, la Maratarantina… 😉

E a malincuore chiudo il paradiso Tarantino e apro il purgatorio Spielberg… Sì perché il film della settimana è

LINCOLN
di Steven Spielberg

Le aspettative per “Django” volavano alte ― e sono state quentessenzialmente soddisfatte ― tanto quanto i presagi su “Lincoln” pesano grevi… Lo propongo, tra le altre cose, per tener fede al fioretto numero 2 per il 2013: “avere meno pregiudizi cinefili” (visto che il fioretto numero 1 ― “fare meno sport” ― sarà miseramente disatteso, punto sul successo del secondo)…
Ce la farà Steven Spielberg a convincere il Board che si sbaglia di grosso e che lui è in grado, nonostante i citati “Amistad” e “Il colore viola”, di fare un film storico senza finire nel didascalismo lacrimoso e nell’apologia dell’americanità? E che non ci cucinerà un polpettone??
Bah..
Bah…
Ci giungono voci poco confortanti in merito…

Okay Fellows, credo di essermi dilungata abbastanza per oggi… Forse non avrei dovuto copia-incollarvi la mail per Quentin, ma ho pensato che l’avreste apprezzato (ho sentito un “non c’è limite agli errori di valutazione”, o sbaglio?). 🙂

Questa settimana al posto del Movie Maelstrom c’è l’allegato featuring il commento del Fellow Fiiiii, che vi prego di consultare (chiudendo un occhio, questa volta, su “paso doble” 🙂 :-)), e poi c’è sempre quella scocciatura del riassunto. E poi ci sono questi saluti, che oggi, dopo Django, sono missiva-e-massivamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

 ALLEGATO per Quentin – Fellow Fiiiii – 21 gennaio 2012

“Django: AMAZING! Quell’uomo è un genio, un GENIO un GE NI O e se gmail avesse caratteri più grossi lo scriverei ancora più grosso. Un film lungo centosessanta minuti e rotti, durante i quali non sai (quasi) mai quello che sta per succedere, in cui il ritmo, il tempo, il pace è dettato in modo sovrano, assolutista e illuminato, dal regista: lui mette su il suo personale Matrix in pieno far west, e tu devi andare al suo passo; lui rallenta per mostrarti la danza dell’apparecchiatura di una tavola o la liturgia della redazione di un contratto, e tu devi rallentare con lui. Ho avvertito “lentezza” in un solo momento, e due minuti dopo tutto era già cambiato. E poi, dialoghi strepitosi (penso che vederlo in italiano uccida un buon cinquantacinque percento dell’efficacia), un gioco linguistico delizioso con l’inglese di oggi (dimmi tu quale mai traduzione di nigga potrà sostenere adeguatamente il paso doble tra il lessico schiavista del tempo che fu e lo slang nordamericano dei nostri dì!), la solita ironia/nonironia in tutto tutto, dalle inquadrature alla colonna sonora praticamente enciclopedica, il solito cameo del panciuto regista, che si regala la morte più spettacolare e cretina di tutte, le citazioni/allusioni, i soliti piedi che fino alla fine temevo venissero a mancare e invece no…
Note sparse: manderò a vederlo un paio di sessantenni che hanno visto l’originale e non conoscono Tarantino, e mi farò dire cosa ne pensano. La scena degli incappucciati alla caccia del negro sembra scritta da Mel Brooks. Elisa ce la poteva risparmiare, ma il resto della colonna sonora… sublime (tra l’altro se leggi tra i titoli di coda una delle canzoni è co-autorata da Jamie Foxx!).Quando il povero Django era appeso a testa in giù ho temuto davvero che stesse per succedere quello che sembrava stesse per succedere. L’eloquio del dottor Schultz è a dir poco godurioso… Ah, cavolo, dimenticavo l’ottimissimo Di Caprio, e poi Denzel Washington [errata corrige: Ovviamente si disregarda l’incolpevole Denzel e lo si sostituisce con Samuel L. Jackson!], lasciando stare i due protagonisti….vabbè, mi fermo. BEL-LO”.

LINCOLN: In una nazione divisa dalla guerra e spazzata dai venti del cambiamento, Lincoln osserva una linea di condotta che mira a porre fine alla guerra, unire il paese e abolire la schiavitù. Avendo il coraggio morale ed essendo fieramente determinato ad avere successo, le scelte che compirà in questo momento critico cambieranno il destino delle generazioni future…

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Let's Movie CLIII, 10.0 out of 10 based on 1 rating

2 Comments

  1. Aleks Prestige |

    Letsmovie, you had my curiosity… but now you have my attention!

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    • It’s not by chance that your letsmovie-name is “Prestige”, my Fellow…

      …”Ma che gli farai mai tu alle donne?”…

      🙂

      TB

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